di  -  venerdì 18 febbraio 2011

Non c’è azienda occidentale con produzione in paesi con costi del lavoro rasoterra – e proporzionali garanzie per la dignità del lavoratore – che non ponga la responsabilità sociale in posizione di grande visibilità sulle proprie brochure.

Nel contempo non c’è azienda che faccia il possibile e l’impossibile per abbattere i costi di produzione, anche quando si tratti di delocalizzare in paesi che molto poco concedono ai lavoratori in quanto a paghe e diritti.

La capacità di un’azienda di fare margini elevati (semplicisticamente prezzo di vendita-costo di produzione) partecipa del valore di quell’azienda e della remunerazione che essa è in grado di offrire ai suoi investitori; dunque va preservata sopra ogni cosa.

La globalizzazione decuplica la velocità di questo sistema, imponendo livelli di competitività disumani quando non attivamente frenando l’espansione dei diritti e l’incremento dei salari (si veda in proposito questo contributo de Linkiesta) presso i paesi votati alla produzione industriale.

Con un ulteriore lavoro di astrazione si intuisce che alle scarse tutele dei lavoratori di alcuni paesi dell’estremo oriente, partecipi attivamente la cd. domanda, più precisamente la nostra fame di gadget a basso prezzo.

Simili considerazioni – incoraggiate dal primio suicidio in Foxconn del 2011 – ci devono condurre a una domanda fondamentale: saremmo disposti a preferire un’azienda che offra ai suoi lavoratori lo stesso livello di garanzie e diritti che i clienti danno per scontati? Quale sovrapprezzo saremmo pronti a pagare in cambio di questa certezza?

19 Commenti »

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  • # 1
    imayoda
     scrive: 

    Eticamente facciamo tutti schifo: in casa abbiamo almeno un componente od indumento realizzato da qualcuno che lavora in condizioni misere e che per questo soffre..
    un consumo intelligente porrebbe fine a questo ciclo diabolico di povertà-sfruttamento-esportazione della democrazia e “lamentuosa” mancanza di lavoro in patria.

  • # 2
    florian
     scrive: 

    L’industria nell’occidente sta andando a farsi friggere. Il cambio di rotta ci sarà quando le paghe degli sfruttati lieviteranno e quando in occidente non ci saranno soldi per comprare, visto che le fabbriche chiudono.
    I prezzi di certi generi sono crollati con la globalizzazione (elettronica), ma altri per nulla (vestiti) con tanto di margine.
    Una volta certe cose costavano tantissimo,ma duravano tantissimo. Ora costa poco e dura poco. Davvero stiamo risparmiando?
    La concorrenza ci vuole, ma questa è sleale.

  • # 3
    arkanoid
     scrive: 

    Il mercato richiede che ci siano gli schiavi. Il consumatore non può fare nulla per impedirlo, sono coloro i quali gestiscono le grandi aziende, le banche e hanno in mano il pallino dell’economia a non voler rischiare nulla del proprio margine per tentare di adeguarsi ad un mercato che vede li numero di schiavi (e di schiavizzabili) in continuo calo. Tra pochi anni vedremo fiorire fabbriche nel deserto pur di trovare manodopera a costo zero.
    Esaurito anche questo polmone ci sarà una crisi che questa che è passata non ci si ricorderà nemmeno che sia mai esistita, ed il sistema economico mondiale verrà completamente stravolto con un enorme calo del tenore di vita e del benessere del omndo occidentale.

  • # 4
    goldorak
     scrive: 

    @ arkanoid : e’ il modello della crescita infinita che e’ fallato in partenza. Funziona fintantoche’ ci sono paesi da sfruttare per manodopera a basso costo per poi vendere quelle “cianfrusaglie” a peso d’oro nelle economie piu’ ricche.
    Bisogna rivedere questo e contemporaneamente la conseguenza di questo modello economico che e’ la societa’ consumistica oltre ad un sistema finanziaro che non produce ricchezza ma e’ soltanto parassitario/speculativo.
    Non bisogna trascurare nemmo l’ultimo annello della catena, il consumatore. Anche lui ha le sue colpe in questa faccenda.

    Il consumatore a dispetto di quello che ho scritto sopra non e’ uno zombie. Ha facolta’ di scelta. Chi ci obbliga a comprare un telefonino (faccio un esempio stupido) per poi rinnovarlo l’anno dopo ? Non funziona piu’ ? Non fa piu’ le telefonate ? La stessa logica la si potrebbe applicare ad altri settori.

  • # 5
    Andrea R
     scrive: 

    Io ho studiato due anni di economia all’università. Poi ho cominciato a comprendere e ho cambiato aria. Ora sono passati altri 6 anni e ho capito che questo sistema è adatto a un popolo arretrato che voglia conquistare un continente selvaggio e solo temporaneamente. Per tutto il resto è solo un danno.

    Ci sono mille problemi addirittura nella teoria e ora stanno emergendo da tutte le parti.

    Nel frattempo ci siamo rincoglioniti in maniera totale: diciamo “mancano i soldi”, “manca il lavoro”, “bisogna essere più competitivi”. LOL, “manca il lavoro” è la mia preferita. Pensateci: non c’è da lavorare. Vuol dire VACANZA e riposo. Libertà dalla fatica, non è quello lo scopo finale?
    Il 5 percento della popolazione sfama tutto il resto, ma comunque dobbiamo lavorare al massimo delle nostre possibilità…
    Veramente ce ne sono mille di aberrazioni del genere. Guardate Zeitgeist, per una trattazione comoda in poche ore di video.

    Sull’high tech poi il colmo è massimo: pensiamo ad Intel. Quanto gli costa fare un quad core da 1000 euro? diciamo 30 euro.
    Quanto invece fare un dual core da 60 euro? diciamo 25 euro?
    In un mondo sano non si farebbe neanche un processore che diventa obsoleto più in fretta e costa quasi come uno che viaggia il triplo.
    Il software poi è addirittura comico. Si paga un tanto la copia, invece che pagare la fatica dello sviluppatore che scrive quel codice. Lui è contento uguale, una volta che ha lo stipendio, indipendentemente se il suo lavoro migliora la vita di dieci persone o di cento milioni.
    E’ finito il tempo del libero mercato e del denaro.

    Computer standard, progetti aperti, fabbriche locali e automatizzate, ultime tecnologie e massima aggiornabilità e durata. Tanti computer quanti ce n’è bisogno, nè di più, nè di meno.

  • # 6
    phabio76
     scrive: 

    È sempre una questione di proporzioni e di punti di vista.
    Senza scendere sul piano etico-politico-economico e dando per scontato che lo sfruttamento della manodopera a basso costo c’è, bisogna dare una valutazione oggettiva della questione.
    Qui non si tratta dei bambini che lavorano 18 ore al giorno in un sottoscala in precarie condizioni igieniche, stiamo parlando di un’altra realtà.
    Nel famigerato stabilimento Foxconn di Shenzen (citato anche ieri) lavorano circa 400.000 dipendenti, è una vera e propria città con piscine e centri commercialie. Quanti sono stati i suicidi? 13, con una media inferiore a quella delle fabbriche italiane.
    La fabbrica degli LCD di Samsung in Corea, con una città dormitorio intorno, ammirato per l’organizzazione, l’efficienza e anche per le condizioni di lavoro, non è un modello troppo differente.

  • # 7
    Cipo
     scrive: 

    arkanoid, la vedo esattamente come te :Sisi:

  • # 8
    Nicola
     scrive: 

    Purtroppo il mondo è sempre stato così, una giungla. Gli schiavi sono sempre esistiti, non sono mica nati con la globalizzazione e le multinazionali. Capisco che a volte, riflettendoci su, magari ci viene da dire che è un mondo ingiusto. Ma chi “vive meglio degli altri” lo deve a coloro che sono stati schiavi prima di lui…..

  • # 9
    Andrea R
     scrive: 

    Nicola, di solito gli schiavi erano frutto di conquiste territoriali, espansioni di imperi. Proprio come ora.
    Poi non è neanche vero che siano sempre esistiti. Neanche la ruota è sempre esistita.

  • # 10
    Nicola
     scrive: 

    Allora torniamo ad essere cacciatori e raccoglitori, individui singoli senza organizzazione sociale e senza ruota….

  • # 11
    RAMsterdam
     scrive: 

    Putroppo gli schiavi esisteranno sempre, inutile pensare a delle soluzioni. Forse l’unica via d’uscita saranno i robot intelligenti in grado di gestirsi da soli, ma ne dovremo aspettare di anni sempre se sarà possibile farli

  • # 12
    Fabio
     scrive: 

    Perché si parla di “sfruttamento” di questi operai? Se non avessero il lavoro che gli viene dato da noi consumatori occidentali queste centinaia di migliaia di persone non avrebbero certo in alternativa un lavoro bellissimo e meglio pagato… per loro è già una conquista ottenere un posto di lavoro da 100 dollari al mese che gli consente di sfamarsi, abitare sotto un tetto di mura e mandare a scuola i figli… Starebbero forse meglio a spaccarsi la schiena in una risaia, lavorando tutto il giorno per un pugno di riso, ammesso che il tempo sia clemente, e dovendo obbligare i loro figli a raggiungerli nei campi a otto anni? Se gli dessero più soldi o più diritti si formerebbero code chilometriche fuori dall’azienda di tutti coloro che desiderano lavorare lì…

    I prodotti elettronici non sono che un esempio delle tantissime cose che ci possiamo permettere grazie al basso costo della produzione in questi paesi… L’occidentale medio fa l’ipocrita davanti a queste notizie ma preferirebbe sempre un bene cinese da 30 euro a uno italiano da 40… e tantissimi beni comuni che compriamo al supermercato costano così poco perché c’è di mezzo un paese povero nella loro produzione… Non è intuitivo da pensare, ma è comprando beni cinesi che aiutiamo il loro progresso e il loro sviluppo, se ce ne andassimo da lì non faremmo che lasciare per strada tutti questi operai e consegnarli a un destino peggiore di quello attuale!

  • # 13
    il Limo
     scrive: 

    Io credo invece che quando i salari degli operai delle fabbriche cinesi torneremo a produrre in Europa, come del resto abbiamo fatto fino a 20 anni fa.

    Diminuiremo un po’ il tenore di vita, come in fondo è giusto che sia, ma torneremo sereni a lavorare in fabbrica tra le grinfie di qualche capitano d’industria che si arricchirà alle nostre spalle. Oggi sono in tanti i “cumenda” che vivono alle nostre spalle e che sono convinti che lavorare 12 ore al giorno sia uguale a villetta+suv+guardaroba firmato: torneranno ad essere dei borghesi benestanti invece che arroganti arricchiti. Molti di noi lavorano tanto per molto meno. Toccherà anche a loro farsene una ragione.

  • # 14
    Andrea R
     scrive: 

    @Fabio: Non è intuitivo da pensare, ma è comprando beni cinesi che aiutiamo il loro progresso e il loro sviluppo, se ce ne andassimo da lì non faremmo che lasciare per strada tutti questi operai e consegnarli a un destino peggiore di quello attuale!

    Guarda il mondo in termini di risorse, non di denaro. Ti si aprirà uno scenario ben diverso da quello che ci propagandano e scoprirai il perchè non è intuitivo pensare che le li stiamo aiutando.
    Dalla cina esce 10 e entra 1, in termini di prodotti. Oltretutto quell’1 è per lo più beni di lusso. D’altronde questo è lo scenario:
    – Qua arrivano beni cinesi a poco prezzo.
    – Noi li paghiamo con il nostro denaro.
    – A loro arriva il nostro denaro.
    – Con quel denaro ci possono comprare roba qua da noi
    – La roba che comprano è ad alto prezzo, però.

    Per tenere in piedi questo ciclo il loro governo ha annientato i diritti individuali e sta inquinando da far schifo.
    Certo la loro economia “gira”, si istruiscono ingegneri, si costruiscono fabbriche, ma è ben diverso da come è andata l’industrializzazione da noi.

    @tutti
    Uno si deve veramente mettere a controllare le sue opinioni. Scendere nei meccanismi. Anche dire “gli schiavi esisteranno sempre” boh a che serve. Sono sensazioni, pareri non informati. Magari pure azzeccati, però per nulla utili ad avanzare la conoscenza di chi li legge.
    E’ anche ovvio che non sto dicendo di tornare ad essere cacciatori e raccoglitori… Solo prima bisogna capire perchè le cose stanno così e mentre 40 anni fa l’economia di mercato era utile e beneficiava gran parte della popolazione, oggi sembra diventare dannosa, perchè è un sistema basato sul denaro e sull’individuo invece che sulle risorse e sulla collettività. Solo che da il modo ad un 1% della popolazione di avere un potere sovrumano.

  • # 15
    Max
     scrive: 

    Adesso, a costo di sembrare crudele, ma mi sembra evidente stiamo facendo un favore più grosso a loro che a noi stessi. E’ evidente che se avessero preferito lavorare nelle risaie non sarebbero andati a lavorare in fabbrica e sarebbero rimasti una società contadina. E’ evidente che se avessero più interesse ad avere un’economia di tipo “chiuso” potrebbero benissimo farlo. Hanno le risorse, il know-how si acquista anche in cambio di materie prime (basta pagare). Magari non avrebbero la PS3 e si dovrebbero accontentare del Nintendo 8 bit, ma potrebbero benissimo farlo. Dal nostro punto di vista invece sul medio periodo ci creiamo grossi problemi. Se le nostre fabbriche “delocalizzano” gli operai non lavorano più, e quindi hanno meno soldi da spendere. Vivere nell’incertezza inoltre di sicuro non aiuta l’economia. Nessuno dotato di buon senso fa piani a lungo termine quando sa che il suo lavoro al 50% sparirà di qui a 5 anni. Dal mio punto di vista loro sono semplicemente dove eravamo noi 100 anni fa. Gli operai non hanno diritti e vengono sfruttati il più possibile. L’unica cosa che possiamo sperare è che questi 100 anni loro li “recuperino” in 20 anni, benché è difficile immaginare quali sarebbero i risultati.

  • # 16
    Biscio
     scrive: 

    Bla…Bla..Bla… la verità è una sola: siamo TUTTI avidi, se oggi guadagno 2000 perchè domani non posso guadagnare 4000? E dopodomani il doppio? I manager e company fanno questo…e basta…non gliene frega meno di un cazzo del benessere delle persone, è solo questione di avidità, se quest’ anno abbiamo fatturato 150milioni, e poi l’anno dopo fatturo 145milioni…SIAMO IN CRISI, lasciamo a casa qualche poveraccio che guadagna 1200 al mese, mentre noi, brave persone da 200.000 – 300.000 euro l’anno continuiamo ad avere tutti i privilegi senza mai perdere nulla… AVIDITA’ e nulla più…punto. Tutto il resto sono solo discussioni filosofiche….e comunque pure noi,io compreso, vogliamo le ultime novità a prezzo bassissimo…e se poi in Vietnam qualche bambino lavora 10 ore al giorno anzichè andare a scuola o giocare…che ci frega…io ho le NIKE/ADIDAS/PUMA ultimo modello…ed ora provate a dire che non ho ragione. Saluti a tutti…p.s. il sottoscritto supera di granlunga i 2000 euro netti al mese…quindi fate voi.

  • # 17
    Nicola
     scrive: 

    @biscio

    le cose che dici sono tutte giuste, magari hai un po’ esagerato nei termini, ma mica ti si può dare torto,io non supero i 2000 al mese, mi faccio il culo per molto molto meno, ma non mi lamento e non guardo con sospetto,invidia o disprezzo chi guadagna(onestamente) più di me.

    @altri

    Io direi che non è solo questione di modello economico, è questione anche di socialità, se si possono distinguere le due cose. Da quando l’uomo ha cominciato ad organizzarsi in strutture sociali più o meno complesse sono sempre esistiti i comandanti e i comandati. E’ una cosa inevitabile, poichè non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti le stesse capacità, attitudini, tratti carattieriali ecc. L’uomo ha sempre lottato per la sopravvivenza e sempre lotterà per essa. Mentre prima la sopravvivenza era relativa solamente ai bisogni fisiologici e poco più, oggi è molto più complessa, entrano in gioco molti fattori correlati a diversi bisogni, nati appunto con l’organizzazione sociale. Pensare che cambiando modello economico sparirebbero tutte le ingiustizie è pura utopia. Ci sono popolazioni che hanno un indubbio vantaggio evolutivo, altre(come la nostra ad esempio) che lo stanno dilapidando ed altre che cercano di colmare il “gap”. La storia di una civiltà ha un peso enorme sul suo presente, questo è bene ricordarlo sempre.

  • # 18
    alex del viero
     scrive: 

    Il sistema economico mondiale e’ fallato.
    La borsa e’ uno dei grossi problemi, ogni societa’
    quotata in borsa e’ sottoposta allo stress di dover aumentare
    di anno in anno i margini di profitto in percentuale.
    Un negoziante se guadagna bene un anno spera di poter fare uguale
    anche per gli anni a venire ma non si vende moglie e figli per risparmiare sulle spese!

  • # 19
    Pippo
     scrive: 

    @arkanoid “Il mercato richiede che ci siano gli schiavi. Il consumatore non può fare nulla per impedirlo”

    Certo che se queste sono le premesse ineluttabili allora è la fine del mondo.
    Ricorda che tu puoi scegliere in ogni momento cosa acquistare sempre che non ti faccia abbagliare dalla pubblicità.
    Convengo che in certi prodotti il progresso tecnologico ti porti a cambiare oggetto ogni qualche anno.
    Avere un pc di dieci anni fa sarebbe un po’ problematico da usare.
    Avere un’auto di dieci anni fa non è un problema sempre che funzioni correttamente.
    Avere come me una radio in casa Grundig modello Elite Boy del 1969 ancora perfettamente funzionante va benissimo.
    Comprare a giugno l’uva che arriva dal Cile non va bene.
    Fare centinaia di chilometri in auto per andare a fare la coda e comprare due magliette in un outlet non va bene.
    Certo che se diamo sempre colpa al “sistema” alle “multinazionali” allora hanno veramente vinto loro.

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