di  -  martedì 21 dicembre 2010

Fra le varie considerazioni emerse circa Wikileaks, una riguarda il mondo ICT e la rete molto da vicino: la vicenda ha avuto il merito (o demerito, a seconda dei punti di vista) di rendere palesi virtù e vizi della rete Internet.

Le esplosive rivelazioni del sito hanno dunque rappresentato una prova del fuoco per tutte le dichiarazioni di indipendenza e di libertà della rete fatte da enti pubblici e privati nel corso degli anni.

E la gran parte dei soggetti coinvolti o interessati alla vicenda, messi di fronte alle conseguenze più estreme della libertà di espressione – che fino al giorno prima avevano difeso a spada tratta – hanno sostituito i proclama incondizionati con posizioni ben più prudenti, o magari li hanno traditi tout-court.

Dal canto loro gli stati dell'”occidente democratico”, anch’essi prodighi di dichiarazioni magniloquenti sulla libertà della rete, hanno fatto prestissimo a innestare, con più o meno mezzi, con più o meno successo ma sempre con pessime intenzioni, la “modalità cinese” nei confronti del sito e del suo popolare co-fondatore.

Insomma, la questione nel suo complesso lascia con l’amara sensazione che le chiacchiere se le porta il vento e che i sanissimi principi democratici  – tipo “prima si formula un capo d’accusa, poi si sguinzaglia la CIA” – sono buoni solo quando quelli che contano hanno la pancia piena e il sedere al caldo. Per il resto dominano gli immortali insegnamenti di Machiavelli, con tanti cari auguri di buon Natale a chi non è d’accordo.

Laddove anche i pilastri della democrazia hanno vacillato, la libertà della rete, come ampiamente prevedibile, s’è fatta zerbino. Da Jimmy Wales che riscopre improvvisamente i valori del giornalismo professionale, fino ad Amazon che – ironia della sorte, pochi giorni dopo aver difeso a spada tratta la disponibilità di un “manuale di pedofilia” sul suo Kindle store – spegne i server a Wikileaks, pochissimi sono rimasti a presidiare con la voce, con la penna e con i soldi, la trincea.

Fatta questa lunga premessa, passo all’argomento centrale di questo antipasto del menu invernale di Appunti Digitali: le implicazioni della questione Wikileaks sul tema del cloud computing. Il tutto inizia con un interessante pezzo di Walter Vannini, intitolato Perché Wikileaks insegna alla tua azienda, di cui riporto un estratto:

[…]

La seconda lezione di WikiLeaks è forse anche più importante: il Cloud Computing e l’infrastruttura dell’economia digitale sono fragili.

Aziendalmente parlando, Amazon, EveryDNS, PayPal, MasterCard e VISA hanno rescisso unilateralmente un contratto, senza nessuna ordinanza legale. Lo hanno fatto perché, a loro giudizio, i termini del contratto non sono stati rispettati da WikiLeaks.

Può un’azienda correre lo stesso rischio? Io credo di no.

[…]

Un’azienda non può accettare che chi fornisce quei processi vitali possa interromperli a propria discrezione.

Quello che è successo in questi giorni a WikiLeaks succederà di nuovo, con molta meno enfasi mediatica, ad altre aziende. Magari per qualche appalto , magari per un contenzioso su brevetti o diritti, magari per “suggerire” un subappaltatore.

[…]

Se la tua azienda trascura il ruolo vitale dell’informatica e di Internet (e quindi non si impegna per renderne robusti processi e forniture) stai costruendo sull’acqua.

Un punto di vista a cui fa eco una dichiarazione rilasciata al Wall Street Journal da Joseph Reger, CTO di Fujitsu Technology Solutions, secondo cui:

Amazon may be able to prove its accusation (l’infrazione del TOS) —but it still leaves a bad taste. Where will this lead? Should providers of cloud services constantly review whether any of their customers are pursuing an unpopular or immoral activity and continually make value judgments as to whether they are willing to continue the service?

Nello stesso pezzo del WSJ, troviamo un estratto della posizione di Amazon Web Services, utile a delineare il quadro prima di passare alle conclusioni:

“when companies or people go about securing and storing large quantities of data that isn’t rightfully theirs, and publishing this data without ensuring it won’t injure others, it’s a violation of our terms of service, and folks need to go operate elsewhere.”

Sul “rightfully theirs” (corsivo mio) frana a mio avviso la difesa di Amazon. Quanti dati di “legittima proprietà” di Google risiedono nei server di Mountain View? Quanti negli stessi server di Amazon? Il problema è quindi il modo in cui ho ottenuto quei dati? E come si concilia questo entrare nel merito dei contenuti, con le discipline del Safe Harbor?

La questione è cruciale perché se cade il Safe Harbor – che negli USA tutela la neutralità del vettore rispetto ai contenuti – anche il provider di hosting diviene corresponsabile in caso di illeciti che coinvolgano un suo cliente, con ricadute a catena dal P2P fino ai messaggi diffamatori su un forum.

D’altronde anche le considerazioni di Vannini riportate più su, potrebbero applicarsi alle numerose pratiche di outsourcing tecnologico in atto da decenni: sarà più facile trascinare nel cestino una macchina virtuale o spostare un paio di slider in un pannello di amministrazione piuttosto che andare in farm a staccare la spina a un armadio, ma il problema è e rimane a monte.

È dunque sacrosanto da parte di chi opera nel mercato professionale pretendere dai fornitori di servizi cloud, lo stesso livello di servizio atteso dai tradizionali fornitori di servizi ICT in outsourcing (ai privati che usano servizi cloud gratuiti basti ricordare che “se non paghi non sei il cliente, sei la merce”).

È altrettanto ovvio di converso, che quando si muovono forze capaci di scatenare un attacco DDOS da 10 Gbit/s non è a uno SLA che ci si può aggrappare.

48 Commenti »

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  • # 1
    Fog76
     scrive: 

    Sono perfettamente d’accordo con te… Per la serie tutti possono dire o fare quello che vogliono finchè non dai fastidio a me. Le menti grigie stanno lentamente cambiando la faccia di internet: da grande contenitore dello scibile umano in tutte le sue forme a semplice store virtuale…

  • # 2
    homero
     scrive: 

    il cloud è un danno per la società dell’informazione….il potere di internet è proprio nella sua distribuzione particellare….

  • # 3
    n0v0
     scrive: 

    ANNICHILAZIONALMENTE (non trovavo parole più forti :D) d’ accordo con homero

    magnifica sintesi

  • # 5
    dtm
     scrive: 

    Ma c’è qualcuno che ha mai preso seriamente in considerazione di tenere tutti i dati in remoto senza controllare il server? Penso che il cloud sia una cosa intelligente finchè si tratta di utilizzare applicazioni remote (larghezza di banda permettendo) ma non darei mai i miei dati personali in mano a terzi.

  • # 6
    Davide Costantini
     scrive: 

    A mio avviso il caso di Wikileaks è sui generis. Il cloud è una prospettiva interessante per le PMI ma chiaramente ha anche il rovescio della medaglia. La legislazione deve tutelare la continuità e la tutela dei dati per proteggere l’attività delle aziende che operino con tali servizi.

    Se avete una società che offre servizi online ed i server sono vostri, potreste comunque trovarvi nei guai per colpa del vostro ISP.

    La completa integrazione delle attività è una cosa impossibile in qualsiasi filiera produttiva e non vedo così male il cloud. Semplicemente ora che si sta sviluppando è necessario che la legislazione si adegui per consentirne l’utilizzo in attività economiche.

    Per quanto riguarda la libertà di espressione il problema è diverso a mio avviso. Gli States hanno esercitato una forte pressione sulla scena internazionale e sulle aziende per ostacolare Wikileaks. Formalmente sono stati pubblicate comunicazioni private di alti funzionari di stato che sono state sottratte illegalmente. E’ diverso da avere nei server musica o libri coperti da diritto d’autore. Non è automatico che il cloud voglia dire una minore tutela anche in questo caso. Se ci fosse stato un paese in grado ancora di difendere Assange (a quanto pare si sono tirati tutti indietro), sfruttare i servizi cloud in tale area sarebbe stato utile.

    Sono un fermo sostenitore che le tecnologie siano agnostiche da punti di vista ideologici e etici.

  • # 7
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ homero
    Scusa ma dove si è mai vista questa “distribuzione particellare”? I dati, anche i nostri, da quando esiste Internet sono conservati in enormi server farm, e passano tutti, ma proprio tutti, dentro un numero limitato di dorsali. Controllando farm o dorsali si controlla Internet, la tecnologia per farlo capillarmente se non c’è ci sarà presto.
    Dovremmo ripensare la rete in maniera da renderla insondabile dal “governo”? O dovremmo chiedere ai governi, per quel che possiamo attraverso il voto, di tenere la barra ferma sui valori democratici, anche quando sono scomodi per qualche ometto di potere?
    Non comprendo questo guardare il dito quando si indica la luna. Il problema è politico, non tecnologico. È prima dell’ordine che di chi lo esegue materialmente. È alla legge che si deve domandare di risolverlo, non agli ingegneri. E se non ce la fa, ognuno ne derivi le sue considerazioni sul significato della parola “democrazia”.

  • # 8
    Giacomo
     scrive: 

    la vicenda ricorda fortemente il detto “sono tutti buoni a fare gli omosessuali con il posteriore degli altri”..

  • # 9
    phabio76
     scrive: 

    Mettiamo i punti fermi:
    – il vettore è neutrale rispetto ai contenuti
    – il web si basa su standard aperti
    – il valore del web sta nella sua universalità
    – il cloud di per sè non è un male
    – il web è minacciato da sistemi chiusi (spesso a pagamento) che tentano di svincolarsi dalle logiche democratiche del web sacrificate sull’altare di interessi particolari…

    …e tutto il resto è politica

  • # 10
    alessandro
     scrive: 

    io sostengo fortemente assange per quello che ha fatto, ha avuto il coraggio di fare una cosa talmente tanto grossa da avere un intero pianeta di politici da 4 soldi contro. lo ammiro, ed ammiro gli haker che hanno fatto il ddos (purtroppo l’ho saputo tardi). non mi vergogno e non ho di certo paura di dire che avrei partecipato volentieri all’attacco, perchè quegli hacker che qualcuno di voi disprezza, si sono battuti anche per voi, per difendere le nostre libertà.

  • # 11
    Nat
     scrive: 

    In tutta la vicenda wikileaks, la cosa che + mi ha sconvolto non sono state le rivelazioni, ma il fatto che il “cattivo” fosse chi ha rivelato cosa avevano detto e fatto i governi e non i governi che avevano materialmente detto e fatto quelle cose.
    Un po’ come se, in una rapina, il colpevole fosse il testimone che smaschera il ladro e non il ladro stesso.

    Detto questo (che forse e’ un tantino OT), penso che il cloud non sia ne bene ne male, un po’ come tutti i mezzi, la questione e’ legislativa. Non vedo perche’ si debba passare da un estremo all’altro. Perche’ bisogna condannare il cloud a prescindere o, in alternativa, vedersi costretti a dipendere dagli umori del fornitore di servizi?
    Che si legiferi seriamente in questo ambito, che vengano garantiti termini e limiti basilari e intoccabili per il cliente, in modo che questo possa sentirsi sicuro con i sistemi su cui si appoggia. Certi servizi offerti si basano sulla stabilita’ e la continuita’ dell’erogazione, quindi, in questi casi specifici, sarebbe ideale una serie di norme che impediscano al fornitore di interrompere arbitrariamente il contratto.

    Il caso di wikileaks in questo senso e’ piuttosto emblematico anche se sicuramente estremo. Nessun giudice e nessuna corte si erano e si sono ancora espressi e i fornitori di servizi basilari si appigliano a cavilli o interpretazioni dei loro termini di contratto per tagliare i ponti… la trovo una cosa scandalosa. Se un fornitore ritiene che siano state violate delle leggi, che facciano una denuncia e sara’ la magistratura ad accertare e decidere se c’e’ stata o meno una violazione.
    E’ ovvio che in questo caso sia stato il governo americano in primis a condizionare e a fare pressione per far tacere la voce fastidiosa di wikileaks facendo terra bruciata attorno al sito e al fondatore, ma se fossero esistite norme vincolanti, probabilmente, non si sarebbe arrivati a situazioni cosi’ assurde.

  • # 12
    homero
     scrive: 

    x AlessioDiDOmizio

    “distribuzione particellare”

    internet è nato come una connessione di tante unità (che chiamo in questo caso particelle) distribuite in un’area vasta armonizzate tra loro da un’unico protocollo di comunicazione.

    quindi internet è fatto essenzialmente da 2 cose la rete di cavi che ci connette insieme e il protoccolo di comunicazione che permette ai computer di scambiare informazioni. sottolineo “scambiare informazioni” non gestire/archiviare informazioni.
    con il sistema cloud internet si trasforma in un sistema di gestione/archiviazione delle informazioni spostando le mansioni svolte dal nostro computer in locale, in mansioni svolte su un sistema remoto posizionato in chissà quale parte del mondo.

    non è cosa da poco. io non ho mai e ripeto mai utilizzato la rete per produrre progetti, documenti o come sistema di archiviazione, la ragione è semplice, questi sono frutto del mio lavoro e devono essere conservati e prodotti sul mio computer in quanto frutto del mio tempo, della mia fatica e io e soltanto io devo essere responsabile della loro custodia e non certo un amministratore di rete che magari li diffonde o li vende al primo arrivato, in questo wikileaks è soltanto un pallido esempio delle implicazione che il cloud potrebbe portare nella nostra vita…

  • # 13
    mad_hahtter
     scrive: 

    @alessandro
    l’attacco ddos era rivolto CONTRO WL…

  • # 14
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ homero
    Premetto che parlo di servizi professionali e comunque a pagamento, sui servizi free andrebbero fatti tutt’altri discorsi.
    Nel tuo ragionamento usi l’esperienza di Wikileaks per presupporre che la presenza nel “cloud” dei tuoi dati li metta maggiormente in pericolo di trafugamento che non sul tuo computer. Questo ragionamento è viziato per due motivi:
    – Wikileaks è stato “spento” per i contenuti; sarebbe stato spento, anche più facilmente, se Assange avesse tenuto i suoi dati nel salotto di casa sua; la ridondanza oggi tiene in piedi Wikileaks, non certo l’uso di server privati o il ricorso a provider “casalinghi”;
    – per un’ottima fetta di utenti, anche aziendali, il passaggio dei dati a servizi professionali cloud coincide col primo passo verso la sicurezza degli stessi e l’accesso a funzionalità avanzate che non avrebbe economicamente senso implementare in proprio (versioning etc.)

    Ciò che è inaccettabile in questa vicenda non è la tecnologia ma l’indebita forzatura delle logiche democratiche. Se si puntasse il dito contro la tecnologia – una volta capito che il cloud altro non è se una forma piuttosto convenzionale di outsourcing di servizi ICT – la conseguenza sarebbe tornare a un strumenti ICT anni ’90.

  • # 15
    pleg
     scrive: 

    Stephenson aveva gia’ descritto problemi simili nel suo “Cryptonomicon”, libro spettacolare per chiunque mastichi di IT (nel senso che Stephenson scrive un cyberpunk molto molto tecnico, e solo chi mastica parecchio di computer, programmazione, crittografia eccetera riesce a cogliere tutte le sfumature e lo humor del libro).

    Uno dei punti chiave del libro e’ la creazione, da parte di un gruppo di hacker fanatici di crittografia (appoggiati dal sultano di uno stato inesistente :) della “cripta”, uno hub, un safe harbor, un mastodontico porto franco dell’informazione… insomma, un posto dove Assange avrebbe potuto hostare tutti i suoi file senza paura che nessuno gli bloccasse l’account :)

    … a meno che qualcuno non bombardi il sito distruggendo fisicamente i dischi fissi… o tagli i cavi in fibra ottica che collegano la “cripta” al resto del mondo… e credo che sia questo il punto chiave del discorso di Alessio: cloud o non cloud, nessun dato e’ al sicuro (e neanche nessuno di noi) se un qualche stato decide di operare al “layer fisico”.

  • # 16
    pleg
     scrive: 

    PS: un qualche stato o una qualche azienda, naturalmente :)

  • # 17
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ pleg
    Se ho ben capito, anche quello descritto da Stephenson era un “cloud”. A prova di bomba ma pur sempre cloud :-)

  • # 18
    the solutor
     scrive: 

    Secondo me la faccenda di wikileaks ed il cloud non sono cose da mischiare.

    Il cloud è la dimostrazione che i big dell’informatica vogliono tornare all’informatica anni 60 quella dell’elaboratore affittato in time sharing

    E vogliono tornarci per due motivi, primo perché è più facile controllare e far pagare l’accesso a servizi che distribuire e farsi pagare del sw.

    Secondo perché accumulare, manipolare, gestire, incrociare dati equivale ad avere potere.

    Wikileaks è la dimostrazione che viviamo ancora nel medioevo, e che democrazia, diritto, giustizia e quant’altro sono solo termini buoni quando tornano comodi, sempre che qualcuno avesse qualche dubbio in proposito.

  • # 19
    M1ao
     scrive: 

    Interessantissimo articolo.
    Giusto per far capire di quanto grossa diventerà la questione proviamo ad estendere la cosa dal livello aziendale a livello pubblico: i nostri PC.

    Google ha presentato chrome OS che è un OS esclusivamente cloud. Windows probabilmente con la sua ottava versione si sposterà in quella direzione. Anche Apple sta espandendo verso il cloud in modo alternativo, utilizzando gli store online che di fatto può controllare, disabilitando funzioni che reputa nocive anche in remoto se vuole.
    Potremo ancora definire i nostri sistemi dei Personal Computers? Io penso che la definizione più corretta diventerà CC, Cloud Computers.
    Qualsiasi informazione che giudichiamo di primaria importanza risiederà su un server a migliaia di km di distanza e non più sul nostro hdd.

    Se chi fornisce il servizio dell’OS trovasse ad esempio del materiale a matrice pedofiliaca o terroristica, potrebbe bloccarne preventivamente i contenuti e denunciare l’utente?

    Riflettiamo… e nel frattempo io faccio come in Mission Impossible, i miei dati importanti li tengo su un pc offline…

  • # 20
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ m1ao
    OK ma teniamo distinti servizi al pubblico a servizi al privato, servizi gratuiti con termini di licenza stile “i tuoi dati sono tuoi ma in realtà sono nostri e ci facciamo quel che vogliamo” e servizi a pagamento. Perché l’equivalenza cloud=brutto è semplicistica, va tenuto conto di molti distinguo per delimitare il terreno.
    Oggi tutto il mondo gira su infrastruttura ICT remota. Tutti i provider del mondo hanno interesse a mantenersi neutrali rispetto ai dati che ospitano/veicolano (da cui la pericolosa eccezionalità del caso Amazon).
    D’altronde pochissimi sono coloro che possono permettersi/a cui conviene, avere un datacenter di proprietà. Ed è ovvio che questi dati sono più al sicuro in rete o in un hard disk custodito nel caveau di fort knox: ma sono altrettando fruibili?

  • # 21
    the solutor
     scrive: 

    Perché l’equivalenza cloud=brutto è semplicistica

    Infatti l’equivalenza giusta è cloud = maledettamente comodo, maledettamente pericoloso.

  • # 22
    smoke.kills
     scrive: 

    Sono ampiamente d’accordo con te Alessio, ovviamente la tecnologia è uno strumento neutro,non esiste tecnologia cattiva, esiste invece il suo cattivo uso (scusa la banalità)
    il problema è appunto di carattere politico economico,o meglio oserei dire di una ridistribuzione tra i “poteri”

    basta leggersi un qualsiasi libro sulla gestione delle “risorse umane” per intravedere uno scenario non troppo piacevole,forse lo stolto sarò io.Già è palese che viviamo in uno stato di “finta libertà” però percepisco che il sistema ultimamente si sta muovendo per limitarla ulteriormente… però come ha asserito CDM nel precedente articolo,è inutile fasciarsi la testa prima del tempo ma bisogna valutare con occhio critico e imparziale ogni singola situazione,allarmandosi quel tanto che basta senza cadere nei preconcetti ma..

    consiglio di vedere ghost in the shell :) sarò amante del complottismo eh eh eh però certe analogie sono allucinanti.

    in effetti Buon Natale,ah ah ovviamente a chi non è d’accordo

  • # 23
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Motoko Kusanagi do it cyber :D
    Il film non l’ho visto, ma dovrei rispolverare il manga che ho letto almeno 5 lustri fa ed è sepolto da qualche parte in garage. :P

    Riguardo al complottismo, penso si sarà capito quanto ne sia distante. Non a caso in uno degli ultimi thread della sezione OT del forum di hwuprade ho coniato la frase “il complottismo non è il profumo della vita”. ;)

    Il cloud rimane una tecnologia, interessante e utile, che va presa con le pinze. La tecnologia non è di per sé un male, ma bisogna sempre vederne l’uso che se ne fa, ed eventualmente legiferare per regolarlo nel caso sia presente un vuoto normativo.

    Non sono e non sarò mai per una chiusura preconcetta né tanto meno per una “guerra preventiva” alla tecnologia sulla base di spauracchi costruiti ad arte anche da presunti guru che, tra l’altro, vivono al di fuori del mondo reale.

    Se c’è qualcosa contro cui combattere è sicuramente la mentalità forcaiola che al minimo dubbio vorrebbe vedere impiccati i POSSIBILI nemici della “libertà” (messo tra virgolette perché si tratta di un termine bistrattato, se non addirittura stravolto nella sua natura).

    La cosa che, comunque, mi lascia allibito rimane la pretesa di imporre il proprio pensiero anche a chi non lo condivide:

    “Se una cosa non piace a me, non deve piacere a te né devi avere la possibilità di utilizzarla”

    Sono riuscito a liberarmi dalle catene della chiesa e rifuggo da chi afferma di avere la verità in tasca e il modello perfetto da… IMPORRE agli altri… per il loro “bene”.

    Perché nel momento in cui si invoca la cancellazione preventiva di una tecnologia che viene SOGGETTIVAMENTE ritenuta “potenzialmente dannosa”, non si fa che togliere la libertà agli altri di decidere se utilizzarla o meno, e quindi di valutare se effettivamente sia un bene o un male per le PROPRIE esigenze.

    Non c’è progresso con una mentalità del genere, ma cieco oscurantismo.

  • # 24
    banryu
     scrive: 

    Sono sostanzialmente d’accordo con le posizioni espresse da Cesare.
    Sono assolutamente d’accordo, in particolare, con questa posizione:
    “””
    La cosa che, comunque, mi lascia allibito rimane la pretesa di imporre il proprio pensiero anche a chi non lo condivide:…
    “””
    Che, secondo me, è un atteggiamento che denuncia un’incredibile immaturità per una persona che si vuole reputare “adulta”.

    Anche io penso che una tecnologia (e non solo…) non è una “cosa buona” o una “cosa cattiva” di per se stessa, ma e’ solo uno strumento (e in quanto tale, al massimo e’ piu’ o meno utile ovvero si presta ad essere usato con piu’ o meno efficacia a seconda degli scopi per cui lo si usa).

    Sono invece gli utilizzatori dello strumento gli attori che ne determinano l’utilizzo scegliendo un comportamento preciso.
    Vado oltre e penso che nemmeno rispetto a questi attori sia corretto affibiare l’etichetta di “buoni” o “cattivi” in modo definitivo: penso che sia piu’ corretto distinguere e giudicare i comportamenti.

    Di conseguenza sono d’accordo con Cesare e con tutti quelli che pensano che:
    “””
    Il cloud rimane una tecnologia, interessante e utile, che va presa con le pinze. La tecnologia non è di per sé un male, ma bisogna sempre vederne l’uso che se ne fa, ed eventualmente legiferare per regolarlo nel caso sia presente un vuoto normativo.
    “””

  • # 25
    homero
     scrive: 

    “…Ciò che è inaccettabile in questa vicenda non è la tecnologia ma l’indebita forzatura delle logiche democratiche…”

    quando vedo scritta la parola democrazia in modo cosi’ superficiale mi vengono i brividi….

    wikileaks non è democratico in quanto il popolo non decide nulla e non ha deciso nulla…il popolo subisce le informazioni trafugate (non si sa come da un pseudo-hacker australiano che vive a londra ed ha una server farm chiusa all’interno di una montagna chissa dove) ma vi rendete conto dell’assurdità?
    mi ricordo quando lo stato italiano rese pubbliche per un breve periodo le dichiarazioni dei redditi dei cittadini…tutti quanti a scaricare i dati che anche quando il sito fu chiuso per mesi sono circolati in rete i file con il reddito di tutti e in molte connessioni pear2pear e altri software di condivisione ci sono ancora….
    in questo caso invece i dati vengono gettatati agli internauti a goccia a goccia….con un modus operandi ricattatorio e controllato da un’unica mente…questo di democratico non ha assolutamente nulla…se il capo di wikileaks avesse diramato tutto e diffuso in rete….oggi non esisterebbe un caso wikileaks ma esisterebbero cittadini informati sul comportamento della diplomazia statunitense…..
    oggi parlare di democrazia in questi termini e fare di wikileaks un caso è quanto mai forviante…wikileaks è un ricatto non verso le nazioni ma verso i cittadini…

  • # 26
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ homero
    Vorrei risparmiarti qualche brivido facendoti presente che le logiche democratiche e ancor prima lo stato di diritto (nozione generalmente accettata nel cd. occidente democratico) prevedono la formulazione di un capo d’accusa prima dell’attivazione di intelligence e forze di sicurezza.

    Inoltre il “popolo” non “subisce” un bel nulla, perché se Wikileaks t’interessa ti informi, se no continui a sorbirti i comunicati stampa del gruppo azionario che tiene in mano i mass media e vivi in beata armonia.

    Semmai il popolo subisce, stavolta senza virgolette, i crimini internazionali, i depistaggi e in generale i reati di cui il potere di ogni colore (anche quello “abbronzato”), come scopriamo grazie a Wikileaks, si macchia ancor più frequentemente di quanto non fosse lecito sospettare. Il popolo (quello che ha votato i manifestini con la scritta “hope”) subisce l’umiliazione di sentir parlare la Clinton come la Palin, e forse ne ricava qualche insegnamento.

    Detto questo le metodologie di Wikileaks possono essere discutibili ma certo non bollate come “antidemocratiche”, almeno volendo rimanere seri. Si tratta, a voler abbracciare un certo punto di vista, semmai di un’aberrazione delle logiche democratiche di accesso all’informazione.

  • # 27
    homero
     scrive: 

    wikileaks non fa nessun eccesso di informazione!
    questo è quello che non riesce a passare!

    se wikileaks avesse reso pubblico l’intero archivio allora si che sarebbe stato democratico…invece lo ha reso pubblico a goccia goccia in maniera selettiva e frazionata….questo è antidemocratico in quanto il demos non controlla ne puo’ valutare la scelta fatta da wikileaks…il metodo usato da wikileaks è invece dittatoriale in quanto lei decide cosa, come, dove e quando inviarci le informazioni…

    se invece guardiamo solo gli stati e i giornalisti che commentano o tentano di bloccare o ricamare questo e quello…vediamo solo speculazione e contro questa ci indignamo…invece se wikileaks avesse voluto fare il bene della comunità le sarebbe bastato divulgare l’archivio che tra l’altro non è di sua proprietà e renderlo pubblico interamente….il popolo in quel caso avrebbe scelto le forme e i modi in cui utilizzare quelle informazioni ed in quel caso sarebbe stata un’azione democratica….

    quindi wikileaks non è democratico.

  • # 28
    banryu
     scrive: 

    @homero: Wikileaks non e’ un governo, ne un ente pubblico.
    Che senso ha parlare di comportamento democratico/dittatoriale riferito a Wikileaks?
    E’ una domanda, non una provocazione, sia chiaro.

  • # 29
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ homero
    Sì, ma queste ultime affermazioni non contraddicono la frase che inizialmente ti ha fatto rabbrividire.

    “…Ciò che è inaccettabile in questa vicenda non è la tecnologia ma l’indebita forzatura delle logiche democratiche…”

    Se wikileaks ha delle pratiche discutibili (che tuttavia in un certo senso rappresentano un’assicurazione sulla vita per Assange) questo non toglie che la “comunità internazionale” stia adottando strumenti che tradiscono le fondamenta del concetto di democrazia per osteggiarla.

    A ciò si somma la questione posta da banryu.

  • # 30
    homero
     scrive: 

    forse sono stato poco chiaro e di questo mi scuso:

    gli stati che vanno contro wikileaks si comportano alla stessa maniera di wikileaks che va contro lo stato. ed in questo gioco il popolo e succube incolpevole….in quanto sia le informazioni di wikileaks sia la censura dello stato, sono due facce della stessa medaglia.

    se il popolo parteggia per wikileaks in quanto è antidemocratico oscurare un sito…io ho affermato che secondo me è altrettanto antidemocratico che wikileaks diffonda arbitrariamente e con il contagocce le informazioni che sono state da lui rubate e che in quanto tali non gli appartengono e reputo che se vuole esercitare un diritto di cronaca “democratica” deve lasciare che il popolo comandi e decida cosa farne delle informazioni….
    pertanto se wikileaks avesse divulgato l’intero pacchetto di informazioni riservate questa lotta tra server non ci sarebbe stata in quanto ognuno oggi avrebbe sul suo computer il suo bel gigabyte di email riservate da spulciare….

    invece oggi viviamo una condizione antidemocratica dell’informazione che guarda caso è determinata dalla centralizzazione delle informazioni in unico server cloud…

    spero di essermi spiegato.

  • # 31
    banryu
     scrive: 

    @homero: ok, ora sono riuscito a seguire meglio le tue considerazioni (almeno credo).
    La tua, secondo me, e’ un’osservazione interessante.
    Tutto sommato sono d’accordo con questa considerazione che hai fatto.

    Storco un po’ il naso rispetto ad alcune attribuzioni di qualita’ che trovo poco pertinenti, tipo, in questo periodo:
    “””
    se il popolo parteggia per wikileaks in quanto è antidemocratico oscurare un sito…io ho affermato che secondo me è altrettanto antidemocratico che wikileaks diffonda arbitrariamente e con il contagocce le informazioni che sono state da lui rubate e che in quanto tali non gli appartengono
    “””
    Dire che e’ antidemocratico oscurare un sito, nel contesto della vicenda di cui stiamo discutendo, e’ un’affermazione accettabile (ancorche’ condivisibile o meno da ciascuno di noi) poiche’ il soggetto che oscura il sito e’ uno o piu’ governi e i loro comportamenti.

    Invece dire che il comportamento di Wikileaks e’ antidemocratico non e’ affatto corretto. La democrazia non c’entra nulla, al massimo si puo’ dire che il comporatamento di Wikileaks e’ o non e’ corretto rispetto a una qualunque etica data come riferimento.

    Inoltre Wikileaks, che e’ pur sempre un soggetto privato appropriandosi indebitamente di informazioni “riservate” ha, a rigore di logica, commesso un’azione illegale, proprio rispetto alla legge in vigore nello stato/governo di cui magari noi siamo il popolo.

    Tu dici che ti sembra sbagliato che Wikileaks diffonda a sua discrezione informazioni cha ha rubato e quindi non gli appartengono; io ti rispondo che posso anche essere d’accordo con te su questo, e non solo, mi sembra sbagliato che Wikileaks le rubi proprio queste informazioni.

    Insomma, vogliamo (?) lo stato/governo che ci difenda, quando ci fa comodo (e se per governare ha bisogno di tenere riservate delle informazioni su suo operato, e’ necessario che lo faccia… ti lascio riflettere su questo) ma non accetarne le conseguenze.

    D’altronde si sa: lo stato e’ un male neccessario.
    Si spera sempre che le cose funzionino il meglio possibile, o almeno non troppo male, dopotutto un governo e’ fatto di persone, con tutte le conseguenze del caso.
    Se non siamo capaci noi per primi di sforzarci ogni giorno, senza mai rinunciare, ad essere delle persone migliori, e’ difficile avanzare pretese in tal senso rispetto gli altri.

    In piu’ oggi piove, governo ladro.

  • # 32
    luca
     scrive: 

    Alcune precisazioni:

    1. Wikileaks non ha rubato nessun documento, ha solo pubblicato documenti fornitile da Bradley Manning, il quale e’ stato per questo incriminato e incarcerato
    2. Wikileaks non e’, al momento, accusata ne’ accusabile di nessun reato
    3. Assange non e’ stato arrestato per reati connessi all’attivita’ di Wikileaks, ma per molestie sessuali
    4. Il comportamento di Wikileaks non e’ a carattere ricattatorio per l’ovvio motivo che non c’e’ richiesta di riscatto; diversamente, Wikileaks sarebbe legalmente perseguibile
    5. i documenti in possesso di Wikileaks, compresi quelli non ancora pubblicati, sono stati distribuiti a migliaia di peer in forma di archivio cifrato, in modo da garantire la loro pubblicazione futura nel caso in cui tutti i server Wikileaks fossero in qualche modo chiusi, semplicemente distribuendo la chiave di decodifica

    Fermo restando che ognuno ha diritto alle proprie opinioni, il fatto e’ che governi e societa’ di servizi si sono adoperati e si stanno adoperando per bloccare la diffusione LEGALE di informazioni scomode, con vari pretesti e con mezzi, questi si, ILLEGALI (ddos, infrazione unilaterale di contratto etc).

  • # 33
    banryu
     scrive: 

    @luca:
    “””
    1. Wikileaks non ha rubato nessun documento, ha solo pubblicato documenti fornitile da Bradley Manning, il quale e’ stato per questo incriminato e incarcerato

    “””
    Ok, la prossima volta vedrò di informarmi meglio rispetto le vicende prima di formarmi ed esprire opinioni in merito.

  • # 34
    homero
     scrive: 

    mmm…non ci siamo ancora

    quello che intendo dire è che

    1. il governo sbaglia a oscurare un sito che diffonde informazioni riservate e che se dovesse perseguirlo dovrebbe farlo a norma di legge se reato è stato commesso e non con la forza bruta dei loro server

    2. wikileaks sbaglia a diffondere le informazioni a goccia a goccia questo atteggiamente è ricattatorio nei confronti dei governi ossia è come dire “io posso diffondere questo e quest’altro ma non lo faccio…forse lo faro’ in futuro…” questa è una minaccia che sfrutta il sensazionalismo. wikileaks avrebbe dovuto DIFFONDERE TUTTI I DOCUMENTI INSIEME E RENDERLI PUBBLICI A TUTTI IN QUESTO CASO AVREBBE FATTO DIRITTO DI CRONACA E AVREBBE PERMESSO A TUTTI DI AVERE UNA VISIONE GLOBALE DELLA COSA!

    quindi in definitiva non c’entra piove governo ladro c’entra il fatto che wikileaks ha voluto scatenare una battaglia che avrebbe tranquillamente potuto evitare diffondendo le email tutte insieme rendendole pubbbliche e distribuibili….

  • # 35
    luca
     scrive: 

    @homero

    Wikileaks ha tutto il diritto di fare le sue battaglie politiche, nei limiti imposti dalle leggi.
    E non c’e’ nessuna legge che le imponga di pubblicare tutto e subito.
    Inoltre, come ho gia’ scritto, non si puo’ accusare Wikileaks di atteggiamento ricattatorio (semmai sensazionalista, ma anche questo non e’ un reato).

    Le modalita’ di diffusione possono non piacerti, come puo’ non piacerti WL, Assange e chiunque altro, ma il punto chiave e’ che hanno il DIRITTO di fare quello che stanno facendo.

    I governi e le societa’ di servizi, invece, hanno commesso degli illeciti civili e penali.
    Particolarmente gravi nel caso dei governi i quali, a differenza di Wikileaks, hanno (o dovrebbero avere) anche un ulteriore vincolo, il rispetto delle costituzioni nazionali e dei trattati internazionali (es. dichiarazione dei diritti dell’uomo), i quali garantiscono a soggetti quali Wikileaks il diritto di diffondere informazioni di interesse pubblico.

  • # 36
    aXel
     scrive: 

    wikileaks?

    Tutti caduti nel \false flag\ Wikileaks?!?
    La propaganda su wikileaks, fatta tanto assiduamente sui mass-media, non vi insospettisce proprio di nulla?

    Ci state cascando in pieno tutti come ci siete cascati tutti con il \false flag\ dell’attentato alle torri gemelle del 2001…

    Wikileaks non ha rivelato assolutamente nulla di tanto compromettente che lo stesso \sistema\ che controlla tutti i massmedia mondiale non volesse che fosse rivelato…

    Ora wikileaks servirà per far credere alla gente che occorrono misure più restrittive per il controllo delle notizie su internet…

    E i veri ricercatori di verità, che scrivono nei blogs di tutto il mondo e che stanno cercando di diffondere la vera verità su ciò che si nasconde dietro ai governi, verranno sempre più attaccati da leggi ingiuste e dalla censura…

    Sveglia gente, ci stanno prendendo tutti per il deretano!!!

  • # 37
    smoke.kills
     scrive: 

    @ Homero rotflmao

    ammesso e concesso che wikileaks non sia una pedina creata dagli stessi governi o chi per essi, ed è un ulteriore ipotesi. secondo te è confrontabile il potere di wikileaks con quello dei vari governi? ovvio che per non essere cancellati dal mondo l’unico sistema possibile è quello di divulgare le informazioni con il contagoccie,cioè con il ricatto… Pensaci se le varie oraganizzazioni di intelligence sapessero che tu possiedi informazioni riservate quanto tempo saresti durato senza utilizzare il metodo di Assange? come minimo invece di essere accusato di moltestie sessuali ed avere il sito oscurato,saresti in qualche cella sotterranea a subire chissà quale tortura :D

    Ora dipende se tu accetti e condividi il sistema “democratico” in cui vivi, come ha detto Alessio —continui a sorbirti i comunicati stampa del gruppo azionario che tiene in mano i mass media e vivi in beata armonia— Se non lo accetti o subisci e rosichi oppure diventi un sovversivo come Assange.

    l’ipocrisia è una brutta cosa, “lo stato è un male necessario” “il fine giustifica i mezzi” però si bada bene sempre di oscurare queste realtà con un informazione montata ad hoc che giustifica sempre e tutto quando addirittura non svia l’attenzione su altre tematiche meno impegnative.

    Personalmente preferisco ricevere informazioni che per quanto discutibili mi facciano riflettere piuttosto che essere indottrinato dai mass media che ti raccontano se va bene favole per farti stare in pace con la tua coscienza. bah…

  • # 38
    smoke.kills
     scrive: 

    Axel :) ho la vaga sensazione che tu abbia ragione :) io comunque la lascio come ipotesi… comunque è consuetudine degli americani creare dei dummy sui quali poi costruire attorno tutta una serie di contromisure per giustificare i loro intenti… purtroppo però se non si vuole scadere nel puro complottismo,bisogna attenersi alle poche informazioni vere o false che siano, tanto non potremo mai scoprire la verità,al massimo possiamo arrivare a vaghe deduzioni più o meno pertinenti.

  • # 39
    homero
     scrive: 

    “Le modalita’ di diffusione possono non piacerti, come puo’ non piacerti WL, Assange e chiunque altro, ma il punto chiave e’ che hanno il DIRITTO di fare quello che stanno facendo.”

    forse non riesco a spiegarmi….

    il centro della discussione è questa

    se le informazioni sono concentrate in un’unico luogo “ossia nel server cloud di wikileaks” queste non possono essere democratiche in quanto il proprietario del server ha il potere di diffonderle come vuole e quando vuole e allo stesso tempo i governi hanno il potere di attaccarle ed oscurarle…

    se al contrario le informazioni sono distribuite attraverso la popolazione come nel caso wikileaks avesse reso pubbliche interamente i file delle email….le informazioni non erano piu’ in mano ad un solo server cloud e il governo per oscurarle avrebbe dovuto spegnere internet…..

    avete capito oppure no?
    siete de coccio?
    in questo senso io intendo la democrazia dell’informazione…

    l’informazione è democratica quando tutti hanno accesso all’informazione e la possiedono sui loro computer o nelle loro mani….nel momento in cui l’informazione è concentrata in un unico server queste sono da un lato gestite da una elite e dall’altro vulnerabili agli attacchi della censura!

    per essere ancora piu’ chiaro, non sto esprimendo giudizi su wikileaks e sui governi, sto soltanto dicendo che il modo in cui sono gestite le informazioni in questa faccenda sia da parte del “libero” divulgatore sia da parte del censore sono ambedue antidemocratici.

    e speriamo che adesso ci siamo capiti.

  • # 40
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    se le informazioni sono concentrate in un’unico luogo “ossia nel server cloud di wikileaks” queste non possono essere democratiche in quanto il proprietario del server ha il potere di diffonderle come vuole e quando vuole e allo stesso tempo i governi hanno il potere di attaccarle ed oscurarle…

    Secondo me stai facendo un po’ di confusione. Quando parliamo di cloud parliamo fondamentalmente di una nuova modalità, tecnica e commerciale, di erogare gli stessi servizi di hosting. Le farm sono le stesse, i server pure. La differenza è nella modalità in cui questi servizi vengono erogati e venduti, in una maggior “fluidità” dei medesimi in termini di configurazione e personalizzazione, in un diverso tipo di tariffazione. Ma non è che prima del cloud i dati non fossero centralizzati.
    Se il tuo problema è quello descritto sopra, il cloud, come evoluzione di modelli già centralizzati, non c’entra più di quanto c’entri l’inquinamento globale o la Regina Elisabetta II.

    se al contrario le informazioni sono distribuite attraverso la popolazione come nel caso wikileaks avesse reso pubbliche interamente i file delle email….le informazioni non erano piu’ in mano ad un solo server cloud e il governo per oscurarle avrebbe dovuto spegnere internet…..

    Le informazioni erano ridondate in molti server “cloud” sparsi nel mondo, ed è per questo che sono rimaste reperibili anche quando Amazon ha chiuso i battenti al mirror, anche dopo il DDOS da 10Gbit e tutto il resto delle indebite pressioni esercitate. Non erano diffuse per la popolazione, tutte assieme via mulo o bittorrent ma questo è un problema politico (è forse l’assicurazione sulla vita di Assange), non tecnologico.

    avete capito oppure no?
    siete de coccio?
    in questo senso io intendo la democrazia dell’informazione…

    Guarda che a parlare così non ci fai una bella figura, a prescindere…

    l’informazione è democratica quando tutti hanno accesso all’informazione e la possiedono sui loro computer o nelle loro mani….nel momento in cui l’informazione è concentrata in un unico server queste sono da un lato gestite da una elite e dall’altro vulnerabili agli attacchi della censura!

    per essere ancora piu’ chiaro, non sto esprimendo giudizi su wikileaks e sui governi, sto soltanto dicendo che il modo in cui sono gestite le informazioni in questa faccenda sia da parte del “libero” divulgatore sia da parte del censore sono ambedue antidemocratici.

    e speriamo che adesso ci siamo capiti.

    Ci siamo capiti, ma vorrei aiutare te a capire che questo problema ha poco a che vedere con l’oggetto del post.

  • # 41
    homero
     scrive: 

    chiedo scusa per l’infervoramento…ma veder travisato il mio pensiero piu’ volte(forse per colpa della mia cattiva capacità a spiegarmi) mi ha infervorato…

    un appunto sul cloud che tra l’altro è presente a chiare lettere nel titolo del post

    ” Dopo Wikileaks, il cloud è buono o cattivo? ”

    alla cui domanda io rispondo che il cloud è cattivo, in quanto mette in moto un potenziale processo antidemocratico di offuscamento da parte di un governo dittatoriale come è accaduto a wikileaks, oggi è impossibile per noi conoscere le notizie non divulgate da assange e questo per colpa di assange stesso…
    sarebbe bastato un bel torrent e 100 utenti e il governo per evitare la diffusione delle informazioni avrebbe dovuto spegnere internet….questo è il vero potere della rete…il fatto che è un organismo distribuito in miliardi di computer….e il cloud vuole tentare di uccidere questo….

  • # 42
    smoke.kills
     scrive: 

    @Homero

    basta prendere uno bravo in photoshop, essere un po’ informato e sai quanti torrent puoi fare? ma più che altro chi li scarica? verrebbe a meno l’effetto “rivelazione” e “presunta veridicità” delle informazioni che si è creato Assange con il suo sistema :) guarda che guadagnare l’interesse delle masse non è mica cosa semplice,ma avviene attraverso molteplici meccanismi psicologici ampiamente studiati,veramente potrei sprecarmi in concetti logico deduttivi/filosofici al riguardo. Prendi ad esempio me,chi mi prenderebbe mai in considerazione? nessuno,e lo sai perchè? perchè io rappresento il nulla :), ebbene cosa TU reputi vero o falso dipende tutto dalla tua testa,dico questo perchè mi pare abbastanza palese che tu non abbia ben compreso il significato di informazione:
    L’informazione è ciò che, per un osservatore o un recettore posto in una situazione in cui si hanno almeno due occorrenze possibili, supera un’incertezza e risolve un’alternativa, cioè sostituisce il noto all’ignoto, il certo all’incerto. In altre parole, essa riguarda il contesto in cui i dati sono raccolti, la loro codifica in forma intellegibile ed in definitiva il significato attribuito a tali dati.————-Wikipedia :D oppure scegliti il dizionario che ti aggrada di più non penso che la definizione si discosti molto.
    —————————————————————–
    Io non capisco perchè si sia instillato il concetto che l’informazione giornalistica sia la verità assoluta, quando non è altro che un’ interpretazione soggettiva della presunta “realtà dei fatti”, pochi possono assistere agli avvenimenti oggettivi, e caro mio se tu non sei in grado di essere fra quegli eletti, ebbene ti resta solo la strada della fiducia, a meno che tu non sia un credente ma questo è tutto un altro discorso :) esempio banale, cosa ti fa credere che le TV locali censurino o addirittura manipolino l’informazione rendendola “di parte” ed invece un Wikileaks ti dia un’informazione oggettiva e veritiera? Io prima di considerare un’ipotesi vera, nel mio piccolo e nella mia limitatezza ascolto tutte le informazioni e poi mi creo una mia idea,giusta o sbagliata che sia. preferisco tanti soggetti che mi raccontano tante fregnacce piuttosto che un solo soggetto che mi racconti la sua verità assoluta…Ora tutti questi concetti possono risultare banali,ma nel mio quotidiano vedo persone che preferiscono tenere spento il cervello e farsi proprie idee create da altri prendendo per vere tutte le informazioni che gli vengono propinate esclusivamente in base alla propria preferenza ideologica,senza mai mettere in discussione l’oggettività delle stesse. Sarò di coccio io, ma almeno prendi questa inutile sequela di parole come spunto per riflettere.
    Secondo me spesso si viene fuorviati, dalla modalità in cui viene trasmessa l’informazione (una volta era per via verbale, ora prevalentemente attraverso la tv, internet e le sue implementazioni) perdendo di vista l’elemento veramente importante cioè l’informazione stessa.

  • # 43
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ smoke.kills

    Io non capisco perchè si sia instillato il concetto che l’informazione giornalistica sia la verità assoluta, quando non è altro che un’ interpretazione soggettiva della presunta “realtà dei fatti”

    È OT, ma occhio a non confondere la declinazione italiana della parola giornalismo (salvo poche eccezioni) con la nozione generale di giornalismo. Con buona pace di Beppe Grillo, il buon giornalismo è il miglior cane da guardia per la democrazia. Purtroppo è una specie in estinzione, vittima di un patologico conflitto d’interesse, ma questo non implica che un blogger che scrive di politica la sera dopo cena sia in grado di riassumerne le funzioni.

  • # 44
    smoke.kills
     scrive: 

    @ Alessio

    chiudendo l’OT, il mio discorso non voleva prendere in considerazione la situazione italiana,ma bensì era esteso a un livello più ampio e profondo, il concetto andava oltre alla mera ideologia politica di cui proprio non mi faccio portavoce,e se hai inteso questo me ne dispiaccio profondamente, tant’è che ho scritto:

    Ora tutti questi concetti possono risultare banali,ma nel mio quotidiano vedo persone che preferiscono tenere spento il cervello e farsi proprie idee create da altri prendendo per vere tutte le informazioni che gli vengono propinate esclusivamente in base alla propria preferenza ideologica,senza mai mettere in discussione l’oggettività delle stesse.

    Il mio discorso era proprio di mettere in discussione tutto,e utilizzare tutti gli strumenti possibili e immaginabili compreso il giornalismo per farsi una PROPRIA idea,per utilizzare il PROPRIO cervello, senza appunto farsi influenzare cercando di risolvere i problemi scevri da OGNI ideologia,utilizzando le proprie capacità deduttive, penso che questa sia una buona partenza per condividere il proprio pensiero. Secondo me il dialogo tra più menti e il confronto di più punti di vista portano inesorabilmente all’avvicinarsi di più alla realtà OGGETTIVA dei fatti.
    Detto questo da buon egoista quale sono,è ovvio che mi viene spontaneo cercare di difendere tutti gli strumenti a cui posso attingere informazioni,e più ce ne sono meglio è imho.. più si restringe la scelta più i punti di vista convergeranno ad un unica fonte perdendo l’informazione stessa:

    L’informazione è ciò che, per un osservatore o un recettore posto in una situazione in cui si hanno ALMENO DUE occorrenze possibili, supera un’incertezza e risolve un’alternativa, cioè sostituisce il noto all’ignoto, il certo all’incerto

    spero di essermi spiegato bene,mi scuso per L’OT ma mi infastidisce il fatto di essere categorizzato a una cerchia di utenti a cui non appartengo. Il dubbio è lecito la malafede no.

    se vogliamo rimanere in tema con hwupgrade: Think different (spero che tu colga la sottigliezza della mia ironia) lol :)

    Buon Natale

  • # 45
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ smoke kills
    Non intendevo infilarti in un contenitore semplicemente perché i problemi che ho enumerato sono abbastanza bipartisan: anche se con vistosi squilibri, ogni gruppo editoriale ha il terreno d’azione limitato dall’orientamento politico dell’azionariato. Il buon giornalismo è sempre stato e sempre sarà una specie rara. In Italia un po’ peggio della media forse.

  • # 46
    smoke.kills
     scrive: 

    @ Alessio

    ti ringrazio,e concordo con te sullo specifico, però sai anche tu che il problema viene generato alla fonte.
    Non mi dilungo più gli OT non fanno mai bene,lasciamo che queste festività siano di buon auspicio per ulteriori confronti :)

  • # 47
    Andrea
     scrive: 

    Tutte le critiche che sono piovute su Wikileaks mi ricordano quanto avvenuto in Inghilterra nella stagione dei governi whig. Per chi non ne fosse a corrente, la formazione dell’opinione pubblica liberale moderna è avvenuta per merito della controparte tory la quale ebbe l’idea, col suo leader, di creare un giornale (“The Inquirer”, se non ricordo male) allo scopo di pubblicare integralmente i discorsi parlamentari. Il governo pronunciò allora una legge per il divieto di utilizzare carta e penna in parlamento ma questo alla lunga si rivelò inefficace dato che i giornalisti divennero talmente bravi da poter ricostruire a memoria quello che avveniva presso i palazzi della politica.

    Quanto successo colla pubblicazione dei dispacci mi ha rammentato questo fatto che è raccontato all’interno di un testo di Habermas. Noto tra l’altro che George Carlin anni fa disse in uno spettacolo che quanto decantiamo come diritti sono più simili a privilegi temporanei, i quali, considerando i tempi che corrono, sembrano far parte di una lista che si accorcerebbe sempre di più. La libertà di parola è reputata il cardine delle nostre istituzioni democratiche, ma reputo che la ragione di Stato abbia sostituito questo principio (o forse, si è mostrato ora in maniera palese rispetto al passato). Qualcuno può forse dire che il diritto ad informare, ad essere informati, sia stato tradito da Wikileaks? Le istituzioni democratiche come si sono comportate nei confronti dei dispacci? Hanno forse tenuto un atteggiamento trasparente? Credo di avere la risposta e cioè che queste ultime si siano comportate come sempre hanno fatto.

    Detta a mo di battuta, è stato un po’ come se avessero fotografato qualcuno farla al di fuori del vaso ed abbiano reputato colpevole il fotografo e non il maleducato.

  • # 48
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    x dtm&altri

    a me fa sorridere e parecchio ogniqualvolta legga richiami del tipo “io non do i miei dati ai terzi e quindi non faccio x”.
    Quindi vivete come eremiti? Perché se usate un qualsiasi sistema di pagamento telematico, se fate quel che fa una persona normale (cioè andare in giro, fare benzina) e siete ripresi continuamente da telecamere, mandate email ecc., semplicemente vi fate un giro sul Web, lasciate in giro dei vostri dati.

    Quindi o siete integralisti oppure non potete applicare una logica di due pesi due misure.
    Il cloud computing, e qui mi riallaccio al discorso di Cesare, non è né un bene né un male.
    Non esistono giudizi etici su una tecnologia informatica. Il giudizio lo si esercita sull’utilizzo della stessa e sulla sua implementazione/realizzazione. Ecco qui si può discutere di eventuali meccanismi di tutela della privacy.
    Ma sono gli stessi che valgono per qualsiasi struttura distribuita o meno che per inciso i dati li immagazzina da qualche parte e quindi anche la favola dell’architettura “multiparticellare” (espressione curiosa perché è piuttosto tautologica) è appunto una favola.
    ArpaNET era nato come unione di vari endpoint ma i dati condivisi e disponibili erano comunque memorizzati e pubblici/pubblicati.

    Cloud computing, che come tutte le buzzword del momento va presa con le pinze, è un tentativo più o meno intelligente di risolvere un problema di complessità intrinseco allo scambio di informazioni nella Rete.
    E’ l’idea di astrarre il meccanismo di scambio di dati e recupero di risorse indipendentemente da come/dove siano memorizzati gli stessi.
    Non è una semplice architettura mainstream-thin client come avveniva negli anni ’60-’70.
    Il sistema è centralizzato sì, ma distribuito, replicabile, fault-tolerant ed agnostico rispetto all’implementazione.
    Dropbox usa AmazonS3 ad esempio. Avete presente cosa significa avere i propri file sempre aggiornati e disponibili ovunque voi siate semplicemente disponendo di connettività? Nessun problema più di dover sincronizzare tutte le macchine con applicativi terzi.
    Questo come utente.

    E come sviluppatore che cosa vuol dire in termini di produttività il non doversi preoccupare di deployare un’applicazione con tutte le rogne di configurazione ma demandarle al service provider che si preoccupa di mettere a disposizione una piattaforma (non una macchina, una piattaforma, c’è una bella differenza) che semplicemente funziona? (quel che Microsoft sta provando a fare con Azure)

    Se poi siamo paranoici sulla sicurezza e un po’ bisogna esserlo, ci sono sistemi di crittografia adeguati, posto che il vero problema, lo dimostra il caso di Sony, resta sempre la social engineering.
    Ma quei sistemi li usiamo in locale piuttosto che in remoto, così come con il cloud computing.
    Non cambia proprio niente.

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