di  -  venerdì 11 aprile 2008

Atari 520STLa storia dell’informatica è punteggiata di grandi sfide: piattaforme hardware, sistemi operativi, applicazioni, brand, si combattono da sempre a suon di campagne pubblicitarie, prezzi, feature, popolando il mercato di plotoni di fanboy inferociti.

Alcune di queste sono addirittura epiche, come quella fra Commodore 64 e ZX Spectrum, o quella che sto per raccontarvi oggi.

Veniamo al dunque: se fra Amiga e PC la sfida si concludeva spessissimo fra grasse risate – degli amighisti, ovviamente – quella con i possessori di Atari ST finiva spesso a insulti e qualche volta a ceffoni. Il motivo è semplice: le macchine avevano una dotazione hardware e delle caratteristiche molto simili e, rivolgendosi praticamente alla stessa clientela, condividevano un’ottima parte del parco software.

Più importante fra i punti in comune delle due piattaforme è la CPU, lo storico Motorola 68000, che sull’Atari girava ad una velocità lievemente superiore (8Mhz contro 7.16 dell’Amiga NTSC). Attorno alla potente CPU della Motorola, anche nell’ST orbitavano alcuni coprocessori dedicati, specializzati nello svolgimento di operazioni quali la gestione della memoria, del video, delle unità di memorizzazione etc.

Mancava tuttavia nell’Atari – perlomeno nelle prime versioni – il chip blitter, colonna portante della potenza grafica dell’Amiga, grazie al quale la CPU era sollevata dal sempre più gravoso compito di muovere le bitmaps nella memoria.

La comunque forte somiglianza fra le due piattaforme è frutto di tutt’altro che una coincidenza.

Un po’ di storia

Jack TramielJack Tramiel, il vigoroso e scorbutico fondatore della Commodore – nonché padre dell’indimenticabile C64 e del concetto di home computer per tutte le tasche – nel 1984 abbandonò la sua creatura a causa di una lite con l’azionista di maggioranza, Irving Gould.

L’industria tecnologica era già in fermento per la nuova generazione di home computer a 16bit, l’Amiga, fra mille difficoltà finanziarie, in dirittura d’arrivo e Tramiel alla ricerca di un’architettura hardware a 16bit da portare in fretta sul mercato, come sempre al miglior prezzo.

Nel 1984, con l’acquisto di Atari, l’imprenditore di origine polacca portò a casa anche un contratto di licenza per la tecnologia Amiga, ottenuto in cambio di un finanziamento di 500.000 dollari che Atari aveva fornito alla giovane startup condotta da Jay Miner.

La successiva acquisizione di Amiga da parte di Commodore vide quest’ultima rifondere ad Atari il danaro versato, in cambio della chiusura della licenza per l’uso dell’hardware Amiga. Dopo alcune battaglie legali con Commodore, Atari prese la sua strada, ma è a certamente innegabile che un travaso tecnologico ebbe luogo.

Il sistema operativo TOS fu quindi sviluppato, in collaborazione con la Digital Research di Gary Kildall (la stessa del mitico CP/M) e la piattaforma completa fu in vendita a partire da Luglio 1985, con caratteristiche tecniche di grande rilievo (tra cui 1Mb di RAM standard) ed un prezzo di molto inferiore all’Amiga 1000 e al Macintosh Plus, per non parlare del PC AT di IBM.

Un punto forte dell’home computer Atari rispetto al diretto concorrente, era l’integrazione di un’interfaccia MIDI, che ne fece per qualche tempo la piattaforma preferita dai musicisti (anche Franco Battiato in un’autobiografia afferma di averne posseduto uno).

Tali capacità audio non erano tuttavia sempre adeguatamente sfruttate. Piuttosto, col progressivo affermarsi di Amiga come una macchina da gioco – niente di più sbagliato, beninteso – i giochi per ST furono spesso dei port di bassa qualità, che non traevano vantaggio dalle pur interessanti potenzialità della macchina (graficamente tuttavia inferiore ad Amiga a causa dell’assenza del blitter, almeno fino alla versione STE).

Sul fronte delle applicazioni, con il PC IBM compatibile sempre più leader negli uffici, il Mac sempre più popolare presso la “creative community” e l’Amiga sempre più legato all’immagine di macchina da gioco, complice il basso prezzo, Atari riuscì a ritagliarsi una nicchia professionale di qualche rilievo: nella musica, ma anche negli uffici, grazie ad alcune ottime applicazioni di Office, 3d e DTP, la possibilità di leggere dischi formattati IBM e la funzione di terminal emulation.

Come quella dell’Amiga, anche la saga dell’ST, evolutosi fino ad integrare il Motorola 68030 e ad avere due versioni portatili, fu interrotta dallo strapotere della piattaforma Wintel.

Dettaglio interessante, durante le ultime fasi della progettazione hardware, Microsoft entrò in contatto con Tramiel per fornire Windows assieme al nascituro ST. Chissà come sarebbe andata a finire…

Cliccando qui potrete godervi la puntata di Computer Chronicles in cui vengono presentate entrambe le piattaforme.

13 Commenti »

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  • # 1
    MCMXC
     scrive: 

    Ricordo pero’ che per un po’ di tempo ci si lamentava del contrario, ovvero giochi realizzati prima su Atari ST e poi portati su Amiga senza sfruttarne il Blitter…

  • # 2
    Attilio
     scrive: 

    Sempre stato controcorrente (infatti non vi dico i casini per procurarsi il software). Prima uno Zx Spectrum, successivamente portato a 48k, poi atari st 1040, alla fine un Olivetti M240 a fosfori verdi (intel 8088) con floppy da 5p1/2 e ram da 1 mb, peccato che era senza Hd (aggiunto dopo con un enorme hd da 20mb). L’olivetti è ancora perfettamente funzionante.

  • # 3
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Prima l’ST 1040 e poi l’Olivetti 8088? Anche dal punto di vista prestazionale è controcorrente! :-)

  • # 4
    alessioF
     scrive: 

    Chi si ricorda il programma di ray tracing dell’amiga?
    Quello in cui di default vi era una tazza su uno sfondo a scacchiera. Con l’amiga500 impiegai tipo 26 ore per il rendering… in due tentativi, nel primo vi era stato un crash per il surriscaldamento. Nel secondo ho scoperchiato l’amiga.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Caligari Home?

  • # 6
    DG
     scrive: 

    cinema 4D per Amiga, che roba!
    considerando i tempi e l’hardware era un sw dalle potenzialità incredibili, peccato che per un ragazzino sprovvisto di manuale e con una conoscenza dell’inglese un pò incerta era un pò difficile da gestire…

  • # 7
    DG
     scrive: 

    mi riferivo a sculpt4D…

  • # 8
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     scrive: 

    […] sotto la pressione dei nascenti colossi negli anni ‘90, Dungeon Master debuttò nel 1987 su Atari ST, per poi essere portato su una serie di altre piattaforme fra cui Amiga (con l’espansione), […]

  • # 9
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    […] deriva di Fairlight non è peraltro estraneo il Macintosh e l’Atari ST, che molto successo ottenne verso la fine degli anni ‘80, presso studi di produzione di mezzo […]

  • # 10
    Sinclair PC 200: il PC travestito da Amiga - Appunti Digitali
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  • # 11
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    […] piattaforma su cui fu eseguito lo sviluppo è l’Atari ST, seguito a ruota dall’Amiga 500, e da port per console e piattaforme a 8 bit. Furono tuttavia […]

  • # 12
    Lotus Esprit Turbo Challenge, sfide ad alta velocità - Appunti Digitali
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    […] mischia? Rilasciato per varie piattaforme a 8 bit e i due “titani” a 16 bit Amiga e Atari ST, il primo Lotus era così focalizzato sulla modalità multiplayer, da mostrare grafica riempitiva […]

  • # 13
    Dario75
     scrive: 

    Ottima osservazione quella riportata nell’articolo, riguardo al “non sfruttare le caratteristiche intrinseche della macchina”. Sebbene la cosa contraria sia strafamosa (Atari ports che non sfruttavano Amiga) quello che non è mai uscito pienamente alla luce è che quei giochi il piu delle volte non sfruttavano a pieno nemmeno l’AtariST (in pratica erano dei “lazy games” prima ancora che dei “lazy ports”).
    All’epoca pochi si accorsero che Xenon2 Megablast o IK+ erano ST ports (in quanto erano fatti bene) e ci si accorgeva dei port solo quando ci si trovava davanti ai Lazy programs che erano ben lungi dallo sfruttare lo stesso ST.
    Alla fine l’ST era si inferiore all’Amiga (non ci piove), ma non era così scarso da giustificare molte delle ciofeche che pubblicarono su quella macchina (e poi portarono su Amiga -_-).
    Giochi come Lethal Excess (scrolling a 50Fps), Space Ace (incredibile ma vero, la versione ST è perfetta) Enchanted Land (che aveva il parallasse alla Shadow of the Beast) ed altri, dimostrarono che l’ST era un buon computer a 16-Bit.

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