di  -  mercoledì 19 marzo 2008

DollariIn passato abbiamo visto come la tecnologia può influenzare le compravendite azionarie e come sempre più computer svolgono i compiti degli esseri umani nel mondo finanziario.

Oggi, alla luce dei recenti avvenimenti nel mondo borsistico, voglio affrontare il tema per certi versi opposto: come la tecnologia accelera le crisi finanziarie.

Per i più distratti, o coloro che non si interessano di economia e finanza, è doveroso un preambolo sulla situazione odierna: la crisi dei mutui subprime americani, innescata da una folle compravendita di strumenti sempre più complessi che rivendevano debiti già venduti una o due volte, moltiplicando il rischio in caso di insolvenza, è stata solo l’avvisaglia di quella che oggi alla radio ho sentito definire “l’alba di un nuovo 1929 “, cioè l’anno della grande depressione statunitense che fece stagnare quasi tutto il pianeta tra le due guerre.

Ieri Bear Stearns, la quinta banca d’affari più grande degli USA, ha dovuto essere salvata di corsa dal governo e dalla JP Morgan, sua concorrente. Oggi qualcuno ventila l’ipotesi che potrebbe accadere anche a Lehman Brothers, un vero e proprio colosso dei mutui commerciali. A settembre sorte analoga toccò alla londinese Northern Rock. Le banche hanno solo una cosa su cui fare business: i soldi. E oggi spostare i soldi è estremamente semplice.

Quando a settembre si diffuse la voce che la Northern Rock era in difficoltà, centinaia di persone si trovarono in fila davanti agli sportelli per ritirare i loro averi; principalmente persone anziane, poco avvezze alla tecnologia, ma non solo. Gli sportelli però hanno dei limiti fisici, e le banche possono anche fare finta di avere poco personale per arginare l’emorragia di liquidi.

Online questo vincolo non esiste, a meno di non “strozzare” volontariamente i server o peggio metterli offline (operazione che però costerebbe un enorme danno di immagine e svariate cause legali se la banca dovesse sopravvivere alla crisi): in poche ore i clienti possono trasferire altrove somme di denaro ingentissime, lasciando sul lastrico la banca.

In questo caso la tecnologia ha una doppia faccia: permette ai clienti di salvare il salvabile, ma inguaia la banca che non può far fronte alla crisi di liquidità. Ma gli investitori e i risparmiatori spesso si comportano in modo irrazionale, e il pericolo che una banca resti a secco sull’onda di una voce, specie in periodi di volatilità come questi, è molto alta.

E in ogni banca ci sono sempre di mezzo posti di lavoro diretti, indiretti e indotti. Comunque vada a finire c’è qualcuno che ci perde, e la tecnologia in questo caso non aiuta…

4 Commenti »

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  • # 1
    Giulio
     scrive: 

    Tutto quello che dici è vero, però ci terrei a sottolineare la perversione del sistema alla base della crisi dei mutui. Rivendita della rivendita della rivendita dei debiti… Il tutto, finché va bene, fa smuovere soldi e fa economia, ma appena poi le cose vanno non dico male, ma meno bene, allora sono guai.

    In tutto ciò il primo a perderci non può e non deve essere il risparmiatore. Io voglio che i soldi che metto in banca siano garantiti (mica la rivendita della riv… eccc) l’ho fatta io, no?

    In più, oggi, causa tecnologia, sempre più banche si affidano a sistemi automatici di compra-vendita in caso di piu o meno forte crescita o flessione dei mercati. E QUESTO può accelerare, e di molto anche, una crisi finanziaria (così come permette di giocare forte in caso di crescita).

    In finanza si guadagna e si perde. E una banca in primis dovrebbe accettare (per quanto possibile) questa logica e, di conseguenza, tutelarsi. Invece la corsa al guadagno sfrenato (perché, non prendiamoci in giro, la rivendita della rivendita della rivendita a questo serve) fa compiere un po’ troppi passi falsi. Poi non mi si venga a dire che la banca rimane sul lastrico xke le persone ritirano i soldi. Sono in primis le banche, evidentemente, che non trasmettono sicurezza (con le loro mosse azzardate) ai loro clienti.

    Ultima cosa: le nostrane mega-aggregazioni fanno fior fior di guadagni e aumentano gli utili… Perché non riescono ad abbassare nemmeno di un po’ il costo dei “semplici” conti correnti??? Quanto volete gli costi a fronte dei miliardi di euro di ricavi (non guadagni eh, ricavi)? Eppure, fino all’ultimo euro bisogna pagare… E neanche un filo di interesse… E’ questo, in definitiva, che la dice lunga… Soldi, soldi, soldi e guadagni, guadagni, guadagni. Il cliente è solo il modo di avere contanti in cassa, non un utente cui offrire un servizio.

  • # 2
    Davide
     scrive: 

    [quote]
    Il cliente è solo il modo di avere contanti in cassa, non un utente cui offrire un servizio.
    [/quote]

    La triste realtà che tutti conoscono, ma che ogni volta si scandalizzano a sentirla…

  • # 3
    Paolo
     scrive: 

    Discorso interessante è un pò come con gli sportelli bancomat che in certi giorni sono “casualmente” non operativi, personalmente io ho ancora problemi con BancoPostaOnline che non mi consente neanche di visualizzare il’estratto conto da web!
    Diciamo che qui in Italia la situazione è esacerbata da vari fattori: le banche sono sempre state protette e aiutate dal governo che le ha usate politicamente per vari scopi e sono molto lontane da regole di trasparenza, fa piacere che anche nella liberissima amerrica le cose non vadano in modo tanto diverso…Che dite apro un conto presoo lo IOR? Almeno loro non corrono rischi di takeover e la liquidità non manca di certo!

  • # 4
    Ilruz
     scrive: 

    Non capisco – io ho scelto un conto online proprio per poter avere accesso, sempre, ed in ogni momento, ai miei depositi. Se la banca dove ho depositato il mio stipendio rischia il fallimento per operazioni non coperte … sono suoi problemi, non devono e non possono diventare miei. Quello che ho aperto si chiama “conto corrente”, non e’ “un fondo” – i miei depositi devono essere tutelati.

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