di  -  venerdì 2 luglio 2010

Malgrado le sue enormi potenzialità hardware, Amiga è stato innanzitutto il sistema videoludico per eccellenza fra la fine degli anni ’80 e i primo anni ’90. In questa veste la piattaforma partorita da Jay Miner e assassinata dalla Commodore, ha allevato generazioni di videogiocatori e di software house.

Fra queste ultime ve ne sono alcune che, dopo aver vissuto una prima infanzia e/o adolescenza su Amiga, hanno raggiungo lo status di veri e propri colossi. Electronic Arts è una di queste e il gioco di cui parleremo oggi dimostra che, prima di diventare un colosso divoratore di piccole software house, l’azienda fondata da Trip Hawkins aveva la capacità di sfornare piccoli gioielli videoludici anche in un genere – quello del combattimento – già nel 1989 piuttosto logoro.

Armati, vestiti e concentrati come dei veri samurai, passiamo quindi all’argomento di questo nuovo appuntamento con la nostalgia informatica: Budokan: the martial spirit (1989).

Il gioco, nato su Amiga e quindi portato su PC, Sega Genesis (alias Megadrive) e piattaforme 8 bit come C64 e Spectrum, MSX, CPC 464, ripropone il tema delle arti marziali in una chiave molto “tradizionale”, a partire dalla colonna sonora che accompagna il title screen e tutte le successive fasi di gioco.

Il gioco consiste essenzialmente in due fasi: la preparazione e il torneo. Le discipline sono 4: Karate, Bo (un bastone di meno di 2 metri, arma tradizionale giapponese), Kendo e Nunchaku. Ciascuna specialità ha le sue mosse peculiari, ottenute con le 8 posizioni del joystick in combinazione o meno con il pulsante fire.

Durante la fase di preparazione il lottatore cammina fra i vari padiglioni del dojo; entrando in ciascun padiglione può sperimentarsi nelle varie discipline, da solo o contro un maestro – a vari livelli di difficoltà. La possibilità di allenarsi da soli, difficile da comprendere in assoluto, risponde alla particolare, e molto raffinata, modalità di gestione del combattimento e delle risorse del giocatore.

Invece che adottare una sola linea di “energia” come la maggioranza dei giochi del genere, Budokan utilizza due indicatori: Stamina e Ki. Quando la stamina (letteralmente resistenza) si azzera, il match si conclude. Il Ki indica invece la concentrazione del giocatore, che corrisponde proporzionalmente alla forza del colpo portato (e alla stamina che viene sottratta, in assenza di parata, all’avversario).

Con questo sistema, particolarmente in allenamento, i combattimenti possono richiedere molto tempo, mentre ciascun contendente cerca la concentrazione giusta per portare il colpo (e, nel frattempo, recupera energia). Proprio per questo motivo in Budokan non si va lontano solo consumando il pulsante fire del joystick, tanto nell’allenamento quanto nel torneo.

Superata a preparazione – a cui si può dedicare tutto il tempo che si ritiene necessario in ciascuna disciplina – si accede al torneo, che si tiene nel prestigioso Nippon Budokan di Tokio. Qui s’incontreranno, in ordine di crescente difficoltà, avversari esperti in varie discipline, alcune delle quali inaccessibili al giocatore.

Per ciascun combattimento sarà possibile al giocatore scegliere di usare ciascuna delle quattro discipline, indipendentemente da quella scelta dall’avversario. Superato un briefing sul combattente che si andrà ad affrontare, si passa al ring vero e proprio, e lì ci sarà solo da augurarsi di avere ben presenti tutti gli insegnamenti del nostro maestro nel dojo, e riuscire a gestire al meglio le risorse di ki e stamina.

Complessivamente Budokan rappresenta una vera immersione nel mondo delle arti marziali, complice l’ottimo lavoro sul fronte grafico, il sonoro, ma soprattutto un gameplay che alla destrezza al joystick favorisce l’attenzione nella gestione delle risorse e la capacità di portare pochi colpi ma efficaci.

Agli antipodi rispetto al pur spassosissimo IK+, Budokan interpreta il tema delle arti marziali nella maniera forse più fedele e rigorosa mai vista su Amiga.

9 Commenti »

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  • # 1
    Gennaro Tangari
     scrive: 

    Un titolo meraviglioso che ebbi modo di “stressare” sul mio PC dell’epoca … IBM PS/1 286 :-)

  • # 2
    redeagle
     scrive: 

    che spettacolo, su Amiga era un capolavoro. grande punto di forza la varietà negli stili…

  • # 3
    MK77
     scrive: 

    Gioco grandioso. E’ per colpa sua poi che mi sono iscritto ad una scuola di karate, praticato per 10 anni.

  • # 4
    Dustmybroom
     scrive: 

    Gioco davvero fantastico!

    A questo punto è d’obbligo una puntatina anche su Chambers of Shaolin…meno rigoroso di Budokan e meno frenetico di IK+, ma degno di essere inserito in una ideale trilogia della ‘mano vuota’ :)

  • # 5
    mede
     scrive: 

    ok, ma solo io non avevo l’amiga e tutti sti titoli li ho giocati solo sul PC? e solo a me sto gioco attraeva per la sua varietà ma alla fine mi faceva schifo? secondo me la giocabilità era molto limitata per l’epoca e in confronto international karate che avete recensito l’altra volta per commodore era migliore sotto molti aspetti. molte più mosse. nella sua semplicità era quasi più complesso e giocabile. e comunque street fighter 1 era del 1987, mentre il 2 è uscito poco dopo… considerando che a quei tempi il gioco non è che lo avevi all’uscita ma i tempi erano molto dilatati questo gioco era uno dei tanti con una grafica decente, ma non era tra i miei preferiti proprio per la scarsa giocabilità.

  • # 6
    Altarf
     scrive: 

    Sarà un caso, ma le recensioni degli anni parlavano di un gameplay molto macchinoso e poco simulativo a tal punto da essere ritenuto fra i peggiori titoli dell’anno da GamePro. Io ebbi modo di giocarci e devo dire che solo la parte del Kendo sembrava adeguata; il Bo era pessimo mentre coi Nunchaku mi risultava molto facile affrontare l’avversario. L’idea era però buona e se volessero riproporla adeguatamente su una macchina di nuova generazione potrebbe divenire anche un buon prodotto.

  • # 7
    ClaudioBG
     scrive: 

    Questo lo conosco solo di “fama”, in realtà non l’ho mai giocato! Ma a dire il vero non era il mio genere…già con IK+ facevo solo partitine veloci stile “tappabuco”, figuriamoci con ‘sto giocone lento e simulativo! :-)

  • # 8
    Paolo
     scrive: 

    Gioco interessante ma con un sistema di controllo oltremodo macchinoso, poca reattività e presenza di una certa “inerzia” nei controlli.
    Anche la giocabilità non era delle migliori: alcune discipline erano notevolmente più potenti di altre e nonostante venisse spacciato per un picchiaduro molto evoluto un “thinking man’s beat em up”, la tecnica e il bilanciamento non è che fossero spettacolari.

  • # 9
    mede
     scrive: 

    è curioso come a quei tempi i giochi orientati al PC cercavano di puntare sul simulativo alcune volte risultando macchinosi e poco divertenti. Per chi veniva dal mondo console e aveva giocato a double dragon 1 o 2 fino a fonderlo budokan era semplicemente ingiocabile e poco divertente. mentre invece nel caso di stunt, e stunts 4d i due giochi già recensiti, bhe li il divertimento era assicurato e la giocabilità inferiore e diversa era ripagata da un concept di gioco migliore più vasto e creativo.

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