di  -  mercoledì 31 marzo 2010

E’ una domanda legittima, a giudicare da questa notizia di qualche giorno fa, dove si apprende che la prossima versione di Ubuntu (Lucid Lynx, la 10.4) non includerà il famoso software di fotoritocco GIMP perché, cito testualmente, “ritenuto troppo complicato per l’utente comune” (e “ingombrante“, ma m’interessa sottolineare la precedente affermazione).

I problemi di usabilità sono un retaggio che quest’applicazione si porta dietro da parecchio tempo a causa del diverso modello adottato per la gestione dei documenti e per l’implementazione dell’interfaccia grafica in generale, rispetto ad altre applicazioni più o meno blasonate.

Ovviamente non si tratta di un giudizio universalmente accettato, poiché ci sono utenti che si trovano a loro agio col paradigma scelto dai progettisti di questo programma, ma le critiche sono consistenti e motivate (una rapida ricerca allo scopo è sufficiente per appurare che l’argomento ha generato parecchie discussioni, anche accese), tanto da aver portato da una parte a una maggior semplificazione / facilitazione dell’interfaccia con le ultime versioni, e dall’altra alla formazione di un apposito gruppo in seno al progetto che si pone lo scopo di migliorare la cosiddetta “user experience“.

D’altra parte se c’è un problema va valutato e risolto nei limiti del possibile, anche a costo di sacrifici se necessario, perché l’obiettivo per un software non rimane quello di risolvere un problema per poi “lavarsene le mani” come si suol dire: dev’essere anche fruibile dall’utenza finale a cui è indirizzato.

Non è un caso che questo progetto abbia generato numerosi fork, alcuni dei quali con lo scopo di riprodurre più o meno fedelmente della GUI del ben noto rivale Photoshop, segno questo che esiste per lo meno una parte della sua utenza che non digerisce e/o non riesce a fare a meno del modello interattivo di casa Adobe.

Quello di GIMP è, quindi, un esempio ben noto di un prodotto che soffre dei problemi citati, e il cui team di sviluppo avrebbe dovuto prendere in considerazione da tempo l’idea di dedicare una parte consistente del gruppo per la progettazione dell’interfaccia grafica.

Esistono, infatti, da parecchi anni delle linee guida ben consolidate riguardo l’argomento interfaccia uomo-macchina, che non si possono certo ignorare per questioni puramente ideologiche, come ad esempio l’avversione al paradigma MDI dei programmatori di GTK+ (toolkit su cui è fondato GIMP).

Tornando al tema generale dell’articolo, i programmatori a volte sembrano vivere in un loro mondo, un mondo in cui il fine principale è quello della risoluzione di un problema perché questo porta poi a una personale soddisfazione che li fa sentire meglio, magari gasati per l’impresa, tanto più se questa ha un’eco pubblica e rilevante.

Dimenticando, però, che tutti questi sforzi producono strumenti che devono finire nelle mani dell’utente finale, che possibilmente avrà una visione ed esigenze diverse, portando quindi a particolari aspettative nei confronti del tool che potrebbero poi risultare disattese.

A mio avviso un programmatore professionista o professionale ha il dovere di porre al centro dell’attenzione la persona o le persone che andranno a utilizzare il frutto del suo lavoro, e ciò a prescindere dal fatto che si tratti di un prodotto aziendale o realizzato per pura passione nei ritagli di tempo libero.

Per questo ritengo estremamente importante avere anche un responsabile del progetto che, oltre a conoscenze e capacità di spessore, abbia anche le idee chiare sulla sua evoluzione, che sia in grado di controllarne lo sviluppo, indirizzando opportunamente la forza lavoro in modo da raggiungere gli obiettivi prefissati.

Sembrerà una stupidaggine (o magari un’utopia da realizzare), ma avere qualcuno con cui confrontarsi e che con autorevolezza (l’autorità, invece, tante volte è controproducente) fornisca indicazioni sul da farsi aiuta molto a evitare l’insorgere di problemi o ad andare “fuori pista”, realizzando pertanto un prodotto all’altezza non soltanto dei requisiti, ma anche dei suoi fruitori. Tenendo anche conto delle scadenze che si sono fissate per non perdere il contatto con la realtà (i progetti debbono essere rilasciati, più prima che poi).

Un’azienda privata si pone generalmente il problema della soddisfazione dell’utente finale, ma non si tratta di una cosa scontata. Inoltre si potrebbe pensare che l’aderenza a costumi comuni e consolidati in qualche modo soffochi l’innovazione, portando a un appiattimento dell’offerta.

Prendiamo ad esempio Windows, che è un software molto diffuso: nonostante l’interfaccia grafica sia stata ridisegnata più volte nell’arco della sua storia portando elementi di innovazione (più o meno discutibili), continua da tantissimo tempo a non permettere il drag & drop di un file o di una cartella nel controllo testuale del dialogo di selezione che ne riporta il nome:

Mentre fa impressione vedere che la stessa operazione è possibile col vetusto prompt dei comandi:

Questo a dimostrazione che c’è sempre spazio per introdurre nuovi elementi, e soprattutto che a volte non è neppure il tipo di interfaccia, grafica o testuale che sia, a porre dei rigidi paletti sull’interazione uomo-macchina. Basti pensare, a tal proposito, ai tanti programmini sotto DOS o simili che, nonostante l’obsolescenza, continuano a girare sui terminali di banche, supermercati, e negozi vari, permettendo agli operatori si svolgere adeguatamente il loro lavoro.

Viceversa, per un programmatore che scrive codice per hobby è più difficile attenersi a certe “regolette, a causa del senso di libertà, di poter fare qualunque cosa senza vincoli e limiti vari. Ma la programmazione fine a se stessa quanto può essere gratificante? Quanto può farci sentire appagati?

Il piacere del software è anche quello di pensare che c’è qualcuno che lo userà e lo troverà un comodo strumento per il proprio lavoro, o magari come passatempo.

Credo, quindi, che un po’ di umiltà e di immedesimazione nel prossimo siano ingredienti indispensabili per un buon sviluppatore, che non ha bisogno di dimostrare al mondo quanto è bravo, ma piuttosto quanto siano utili per gli utenti finali le applicazioni che ha sviluppato.

62 Commenti »

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  • # 1
    elevul
     scrive: 

    Concordo in toto con il post.

  • # 2
    Niktor
     scrive: 

    Concordo anche io, Cesare, e a dimostrazione di questo, ho realizzato, molto modestamente, anche un sito (www.tanadelpitone.tk) dove avviare programmatori alle prime armi, per realizzare software comprensibile, aperto a tutti, e volto alla collaborazione reciproca, così come nel pensiero del tuo post.
    (Se ho violato qualche regola citando il sito, correggi e cancella pure). NiktorTheNat

  • # 3
    Giulio85
     scrive: 

    Concordo pienamente.

    Spesso si portano come cavalli di battaglia l’elevato numero di opzioni di personalizzazione di alcuni programmi, tuttavia spesso
    il cui numero di opzioni in una singola finestra è veramente troppo elevato.

    E’ stato anche dimostrato che gli esseri umani possono interagire con 5, al massimo 7, “quanti di informazione” in contemporanea…

    Direi che è il caso di tenerlo presente quando si progettano interfacce.

  • # 4
    TeoLinuX
     scrive: 

    E’ un problema di primo piano nel mondo FOSS. C’è sempre questo strano paradosso degli sviluppatori che vogliono fare a modo loro, adducendo motivi di libertà e di non essere pagati… poi si lamentano del fatto che \LinuX non viene usato\ e \non è l’anno di linux sul desktop, accidenti!\ ecc ecc

    Ora, a me sta anche bene che Linux rimanga elitario e un laboratorio in continua evoluzione di idee e tecnologie e sperimentazioni. Però , se così si decide e se la linea di comando (che io uso!) resta indispensabile… beh… non ci si lamenti se \l’utente comune\ sceglie Apple come alternativa a windows…

    Se si vuole un prodotto per le masse, bisogna pensare più in logica di un elettrodomestico. Facile da usare, intuitivo, e in cui al limite uno nemmeno si accorga di avere un OS sotto le mani, tanto quello che interessa sono le applicazioni! Si veda ChromeOS per esempio.

    Io personalmente vedo come soluzione alla diffusione di Linux una specie di spin (non fork)… la comunità Linux continua con gli sviluppi come oggi… poi una fondazione/azienda/sub_comunità ci mette sopra un layer per l’utente comune, mirato alla semplicità d’uso, standardizzato (per attirare le software house commerciali). E non dite che sogno, gli esempi ci sono: Android, ChromeOS (e Ubuntu… a tendere).

  • # 5
    Riccardo
     scrive: 

    Conosco bene questa tematica. L’ideale per me sarebbe arrivare a produrre un software “zero-knowledge” dove l’utente finale è già in grado di essere operativo, senza dover seguire alcun corso o roba simile, ma che sia la propria intuizione a guidare l’utente nella conoscenza del software stesso.
    Per dovere di cronaca riporto un piccolo fatto accaduto un pò di tempo fa. Una collega mi chiama perché non riusciva ad aprire una immagine…non riusciva ad aprirla perché cercava (senza speranza) di aprire il file *direttamente* da Word. E aveva fatto la sequenza “File->Apri->Tutti i file”. Ora io mi chiedo dove sta il problema?

  • # 6
    marcuz
     scrive: 

    In molti casi, mi è capitato di pensare che i programmatori considerino gli utenti di un programma come dei fastidi.
    Prendo ad esempio limite WinUAE, l’emulatore per amiga, che pure è un progetto non commerciale, di cui sono stato betatester per una mezza dozzina di anni, e di cui ogni nuova versione è spesso una complicazione della precedente non volta all’usabilità o alla compatibilità, ma alla presunta fedeltà a un sistema hardware e software che invece faceva dell’usabilità il suo forte.

  • # 7
    j
     scrive: 

    il problema principale è il fatto che molti progetti, anche tra quelli che fanno vanto di essere destinati all’ utente finale (a persone normali, non solo altri sviluppatori o appassionati smanettoni) si danno spesso una gestione “meritocratica” (laddove meritocrazia è sinonimo di “l’ opinione di chi contribuisce al progetto conta di più di quella di chi non contribuisce attivamente”)
    ora, questa è usualmente portata avanti come CosaBuonaEGiusta(tm) o LaStradaDaSeguire(tm) – in realtà significa mettere in secondo piano -quando non proprio ignorare- le opinioni, le feature request di utenti, che magari non hanno le capacità per contribuire attivamente (il che non è necessariamente un difetto, anzi – un grafico, un illustratore, non è costretto a saper programmare, magari a fare microottimizzazione e bug fix su codice C contorto scritto da altri… anzi magari meno lo sa fare più affinata è la sua sensibilità artistica e la sua competenza nel suo campo, quindi potenzialmente più focalizzata e utile una sua eventuale feature request)
    – o magari ne avrebbero le capacità ma non possono dedicarvi altro tempo libero al di là di quello (trascurare il quale, o a volte considerarlo come “dovuto”, è già un altro errore) impiegato per dedicare attenzione al progetto, valutarlo e scrivere dei bug report o feature request –
    e mettere insecondo piano le impressioni degli utenti finali è il secondo sbaglio che un progetto che si dica “user oriented” possa fare, dopo quello che spesso si commette, di unificare gli strumenti destinati al bug reporting, alle feature e alle discussioni tecniche tra addetti ai lavori (la partecipazione degli utenti finali alle quali, non ha utilità concreta e porta a confusione per i primi e frustrazione negli ultimi)

    chi sviluppa può organizzarsi come meglio preferisce, ovviamente, ma chi si pone come obiettivo il raggiungimento del grande pubblico (o magari la detronizzazione di certe soluzioni proprietarie) non può essere meritocratico e lamentarsi di avere difficoltà nel raggiungerlo quando meritocrazia e successo_presso_il_grande_pubblico sono mutuamente esclusivi –

    molto più sensato sarebbe un sistema in cui chiunque possa esprimere richieste e lamentele a una figura ( o “livello” ) di riferimento, che classifichi i commenti per attinenza senza che ne vadano persi come “inutili” o come “rumore” (già che ogni contributo ha una qualche utilità – se non altro, quantomeno statistica… se di tutte le lamentele, una certa percentuale X ha a che fare con un certo aspetto del sw, una riprogettazione di tale aspetto può eliminare le lamentele future di X%), li inoltri magari a un livello successivo che a sua volta li classifichi per importanza, li inquadri nella roadmap di progetto e li assegni dopo triaging, agli sviluppatori veri e propri
    in pratica un sistema gerarchizzato ma democratico (dal momento che nel sw alla fine si rifletteranno a vario titolo le esigenze dell’ utenza finale)
    ora, non è un caso se nelle società produttrici di applicazioni dall’ elevato marketshare si segue un approccio molto più simile a quest’ ultimo che non a quello meritocratico…

  • # 8
    mede
     scrive: 

    condivido e comprendo il problema ma non condivido le somme tirate. software commerciali e open hanno pro e contro, cosa che secondo me va anche accettata per dato di fatto. non è che ci si debba accontentare di una cosa scarsa “perchè è open”, ma si deve capire e comprendere che è sviluppata in un certo modo e quindi non può avere lo stesso livello di definizione, attenzione al particolare e quella coerenza propria di un prodotto commerciale (ben fatto).

    personalmente sono 2 anni che non uso più photoshop per gimp, ovviamente lo uso solo per fare fotoritocchi di poco conto, anche se di livello accettabile per livello amatoriale come il mio, e per cose piccolissime per il mio sito. ritengo sia un programma acerbo e pieno di insidie, ho smadonnato parecchio per disadattarmi da photoshop e capire i suoi paradigmi. oltre a questo mancano funzioni piuttosto basilari per la selezione (basti pensare che non è possibile bloccare i livelli cosa che in alcuni casi rende impossibile la selezione) il che lo rende un prodotto molto incopleto e frustrante per chi è abituato ad altri standard.

    ciononostante è certamente un buon prodotto se non paragonato a costosi software commerciali, che ovviamente hanno una mente dietro, che però può anche andare in una direzione sbagliata, non ce lo scordiamo…

  • # 9
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    Concordo al 100% con quanto scritto da Cesare anche se non ho mai utilizzato seriamente photoshop e uso da sempre gimp ci sono aspetti che definire macchinosi è un complimento. Ed è ancora più un peccato se penso a quanta bontà c’è sotto a livello di algoritmi. L’unico appunto che posso fare è che la scelta di togliere gimp di default dalla nuova ubuntu non è legata al fatto che sia scomodo da utilizzare ma che “faccia troppo” per l’utente comune. Hanno valutato che il photo manager f-spot con i suoi due o tre filtri per il foto ritocco è più che sufficiente per l’utente medio.

    @j

    molto più sensato sarebbe un sistema in cui chiunque possa esprimere richieste e lamentele a una figura ( o “livello” ) di riferimento, che classifichi i commenti per attinenza senza che ne vadano persi come “inutili” o come “rumore” (già che ogni contributo ha una qualche utilità – se non altro, quantomeno statistica… se di tutte le lamentele, una certa percentuale X ha a che fare con un certo aspetto del sw, una riprogettazione di tale aspetto può eliminare le lamentele future di X%), li inoltri magari a un livello successivo che a sua volta li classifichi per importanza, li inquadri nella roadmap di progetto e li assegni dopo triaging, agli sviluppatori veri e propri

    Ho parlato in un precedente articolo di qualcosa del genere.

    http://www.appuntidigitali.it/6744/oltre-i-bug-tracker/

    Tra l’altro il progetto LikeBack di cui ho scritto è stato adottato anche per le nuove versioni di sviluppo di Amarok(player musicale abbastanza famoso in ambito OSS). :D

  • # 10
    Gas
     scrive: 

    Da quello che leggo capisco che probabilmente non e’ ben chiaro un punto: sviluppare un sw in maniera “semplice” o “difficile” (dal punto di vista dell’utente) al programmatore non fa nessun tipo di differenza. Il codice da scrivere sara’ (circa) lo stesso e la difficolta’ nello scrivere il codice sara’ (circa) la stessa.

    In genere per il programmatore non e’ semplice riuscire a capire il punto di vista di un utente (ed in particolare di un utente non esperto) in quanto lui stesso un utente (non esperto) non e’.
    Per sviluppare una buona interfaccia User Friendly non serve un buon programmatore.. serve un buon analista funzionale e un esperto in interfacce utente.

    Ovviamente tutto IMHO :-)

  • # 11
    Wolf01
     scrive: 

    Io programmo per appagare me stesso, ma quando vedo che qualcuno usa i miei programmi ed è contento sono ancora più appagato.

  • # 12
    ginojap
     scrive: 

    In effetti alcuni programmi open source sono assurdi in quanto ad usabilita’. Le cose sono migliorate, ma ricordo i tempi passati in cui le prime distribuzioni linux, una volta installate, proponevano 20 diversi tipi di editor, 30 diversi tipi di programmi di ritocco grafico, 18 client di posta etc..(i numeri sono arbitrari ma non troppo differenti dalla realta’) ma alla fine nessuno era veramente usabile. Insomma un grande spreco di risorse, visto che ne basta uno di software specifico, a patto che sia fruibile. In passato la situazione era ancora abbastanza tollerabile visto che le soluzioni commerciali non erano avanzate come quelle di oggi. Mi sembra infatti che la maggior parte delle aziende si facciano concorrenza soprattutto sulle interfacce, che sono la prima cosa che l’utente medio \vede\. Se Linux e l’open source vuole diffondersi deve lavorare su questo punto oltre che sul fatto che al giorno d’oggi e’ inaccettabile che una periferica un funzioni bene….anche se mi sa che adesso e’ un po’ \tardino\.

  • # 13
    D
     scrive: 

    Problema usabilità + software open riconducono sempre alla stessa cosa: è “gratis”, non lo paghi, quindi te lo succhi come te lo diamo e se non ti piace apri il portafogli per farlo modificare e renderlo più carino. L’idea di fondo potrebbe anche essere accettabile ma purtroppo si è teso troppo ad esagerare con le complicazioni, la scelta “per gente normale” non manca (senza considare il warez) e questi progetti finiscono per sparire o venire usati più per ideologia che non per validità o utilità

  • # 14
    mede
     scrive: 

    comunque è vero ultimamente photoshop sta strizzando un po’ l’occhio agli amatori, a gente che vorrebbe accostarsi al fotoritocco anche con poche nozioni, soprattutto le ultime demo del nuovo adobe se veritiere sembrano abbastanza impressionanti da questo punto di vista. tuttavia non darei il messaggio che photoshop è facile da usare e gimp no, perchè dipende molto da quello che uno vuole fare. non c’è dubbio che una volta presa dimestichezza col prodotto adobe l’interfaccia e il funzionamento sono piuttosto ben organizzati ed efficienti (a differenza di GIMP che risulta comunque leggermente ostico), ma che chiunque saprebbe usarlo non è proprio vero. mi sembra normale che sia stato tolto dalla distribuzione così come non c’è un vero software di ritocco grafico nella suite office o nel sistema operativo windows. semmai questa è la riconscenza della complessità del programma e del fatto che è destinato a quei pochi che hanno possibilità e tempo per imparare ad usarlo, come photoshop del resto.

    direi che è stato aggiunto nella distribuzione in maniera abbastanza arbitraria e inutile, sai quanta gente fanboy linux mi diceva “e ti danno pure un programma che è meglio di photoshop” per poi intuire che non l’avevano mai usato e non saprebbero usare ne uno ne l’altro, evidentemente. era un cavallo di battaglia.

  • # 15
    PhysX
     scrive: 

    Visto che si è parlato di GIMP come esempio, si puo citare anche Paint.NET, un programma di photo editing Free e Open Source con un’interfaccia eccellente, intuitiva e ben organizzata, basta guardare uno screenshot per rendersene conto:
    http://www.getpaint.net/screenshots/pdn35_kirkland.jpg
    Questo risultato è stato possibile grazie al fatto che Microsoft ha sponsorizzato il progetto fin dalle prime fasi e ha stabilito delle linee guida da seguire, a dimostrazione dell’importanza di una figura che dirige il progetto e fa seguire delle regole di sviluppo.

  • # 16
    Pluto
     scrive: 

    Per rispondere alla domanda secondo me la risposta è “dipende”. Alcune persone, tipo il sottoscritto, guardano solo alla funzionalità del codice senza pensare ne all’interfaccia ne tanto meno alla funzionalità.

    Ma per fortuna devo fare solo programmi che girano su server.

    Altri invece intuiscono bene come si possa semplificare la vita agli utenti, e magari progettano interfacce grafiche.

    Forse da questa situazione e nato il pattern Model View Controller, tanto usato.

  • # 17
    j
     scrive: 

    Paint.net è interessante e ben fatto, ma … non è free/open source, non più da quando l’ autore si è stancato di ricevere lamentele da parte di utenti che scaricavano il programma da fonti alternative che ne facevano passare le beta come versioni finali, promettevano (senza mantenere) feature non presenti nella versione ufficiale, ed altro…

    dallo scorso novembre Pdn è un programma gratuito ma sostanzialmente closed source

  • # 18
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    Sullo stile di paint.net di open c’è pinta:
    http://pinta-project.com/
    È un progetto molto giovane ma sembra ben promettere. Poi ci sono krita:
    http://krita.org/
    Che però è più centrato sul disegno rispetto al fotoritocco. Per cose semplici io uso gwenview (visualizzatori di immagini del progetto KDE) che è veramente comodo.

  • # 19
    Flare
     scrive: 

    Quando scrivevo i miei primi programmini, non mi facevo tanti problemi sull’interfaccia. Funzionavano e io li sapevo usare: a me andava bene. Fine. Quando però iniziai a darli in pasto ad altri, capii subito che bisognava sforzarsi anche per fare un’interfaccia più user friendly. Il feedback per me è sempre stato importantissimo. Non solo però: un buon progetto adattabile e lungimirante in partenza, paga sempre.
    Gimp ha evidenti problemi, ma non so quante martellate servano per migliorare l’interfaccia. Ad ogni modo Gimp 2.7 dovrebbe essere un primo passo in quel senso.
    Oltre all’interfaccia user friendly, c’è il problema che vanno fatte delle scelte. Queste scelte le può fare lo sviluppatore per l’utente o creare un’opzione che lasci l’utente decidere; ma deve bilanciare la cosa, perché ci sono pro e contro ad inserire o meno ulteriori opzioni. Gnome è parecchio radicale da quel lato. A me le sue imposizioni piacciono pochissimo e perfino Linus Torvalds ad un certo punto li aveva chiamati “nazisti dell’interfaccia”. Recentemente però ho dato in mano Ubuntu ad una persona totalmente aliena ai computer e ai mouse: devo dire che faceva molti meno danni che su Windows. Ad esempio con Gnome è molto difficile fare pasticci trascinando qualcosa per sbaglio in un save dialog. Quindi qualche ragione d’essere ce l’ha. Ad ogni modo su GNU/Linux nessuno mi obbliga ad usare Gnome, se mi fa schifo. LXDE già mi piace di più, mentre KDE 4.4, dopo l’alpha spacciata per stable 4.0, finalmente mi sembra che inizi ad arrivare alla maturità, anche se qualcosina da migliorare la noto ancora. Lo sto usando in questo momento e mi sta piacendo un sacco.

  • # 20
    Alex del viero
     scrive: 

    Non credo che si possa considerare professionista o professionale solo chi pensa all’utilizzatore, credo ovviamente che sia importante che il programmatore tenga conto dei bisogni dell utilizzatore. Sopratutto dei programmatori che si occupano
    di programmi che sono studiati per un vasto pubblico.
    Sarebbe secondo me appropriato instituire in un gruppo
    di lavoro una persona dedicata allo studio dell’interfaccia
    utente, il programmatore d’interfaccia!
    Lasciare quindi libero il resto del team per la risoluzione
    dei problemi intrinsechi dell’applicazione.

  • # 21
    Benedetto
     scrive: 

    Personalmente non riesco a comprendere il “senso di essere” di GIMP. Chi necessita di un software di grafica/fotoritocco di un certo livello (non necessariamente professionale) non può prescindere dalla suite Adobe. Per chi ha meno esigenze, è preferibile un programma meno ostico di GIMP, sia a livello di usabilità che di complessità (Photoshop È COMPLESSO, ma l’utente medio semplicemente non lo usa o utilizza esclusivamente quei due o tre comandi che conosce)
    Dai commenti mi par di capire che in giro ci siano parecchie valide alternative a GIMP, anche freeware.

    Ergo, cui prodest GIMP?

  • # 22
    Tribaltech
     scrive: 

    Forse sono un po’ OT, perchè non mi riferisco nello specifico nè a linux nè a gimp…
    D’accordo col post ma secondo me i software professionali sono fatti proprio per non essere intuitivi ed immediati.
    Faccio un esempio: io software house vendo il mio prodotto ad un cliente, per essere competitivo gli darò le licenze ad un prezzo basso. Ma come faccio a sopravvivere se quello diventa indipendente da me? Quanto più è difficile da gestire, tanto più il cliente mi dovrà chiamare, per fare corsi o per “farmi fare il mestiere” direttamente.

  • # 23
    mede
     scrive: 

    ok dopo una rapida occhiata posso stabilire senza timore di essere smentito che tutti gli altri sofware che avete menzionato hanno una cosa in comune: fanno cagare.

    nessuna offesa non sono utilizzabili per il fotoritocco, ci potete fare solo piccole e banalissime modifiche, sono dei Paint con quache funzioncina in più per fare i disegnini, non mi azzarderei mai in un fotoritocco o in un fotomontaggio con quella roba li. probabilmente voi li usate solo per cose basilari. ma per quanto mi riguarda gimp è una spanna sopra perchè può fare operazioni che con quei programmini li sarebbero una cosa atroce da realizzare… gimp non fa queste cose perfettamente, ma con qualche difficoltà, ma le funzioni e le possibilità sono tutte li ammesso di avere un minimo di competenza si possono fare tranquillamente fotoritocchi decenti, ci sono gli strumenti complessi giusti per ottenere un risultato decente, voglio azzardare che se ci perdi del tempo arrivi quasi ad un risultato professionale, anche se alcune funzioni mancano quindi non proprio su qualsiasi lavoro, ma la maggior parte si…
    con photoshop vengono ancora meglio (con la competenza puoi avere fotoritocchi pro ovviamente) e perdi meno tempo nel farlo. ma sono cose diverse rispetto a quei programmini che avete postato ragazzi…

  • # 24
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    @Benedetto
    Non è assolutamente vero che per lavori di un certo livello è necessario photoshop e te lo dimostro con tre semplici link (uno ancora in fase di lavorazione) di progetti in cui è stato utilizzato gimp.

    http://www.elephantsdream.org/
    http://www.bigbuckbunny.org
    http://durian.blender.org/

    Per non citare tutte le produzioni di hollywood che utilizzano cinepaint (derivato da gimp). Che abbia delle cose molto poco intuitive, limiti in qualche ambito specifico e alcune scelte discutibili sono il primo ad ammetterlo ma da qui ha dire che “non ha senso di essere” ce ne passa.

    Una feature che mi è stata utile in passato che credo non ci sia in nessuna alternativa gratuita o a basso prezzo (in photoshop immagino ci sia) è la possibilità di sfruttare tutte le funzioni del programma attraverso una comoda API python (anche in altri linguaggi mi sembra ma non sono sicuro al 100%).

    Io sono uno studente, non guadagno e ogni tanto ho la necessità di fare cose un pelino più avanzate di un bilanciamento dei bianchi di una foto quindi per me Gimp è uno strumento utilissimo.

    @Tribaltech
    Sinceramente credo che sia improbabile. Il fatto è che i software professionali sono dedicati a professionisti cioè con un target ben preciso che spesso sa cosa ottenere e come ottenerlo. Autocad per esempio conserva ancora l’interfaccia a riga di comando insieme a quella grafica perchè ci sono professionisti che riescono ad essere molto più produttivi in quella maniera e non per qualche strana pratica di lock-in.

  • # 25
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    @mede
    Ho fatto un post che è stato mangiato dal filtro antispam che chiarisce meglio la mia posizione. Per il resto i programmi che ho postato io sono estremamente basilari per fare quelle 2 o 3 cosette al volo. L’unico serio anche se in fase di pesante sviluppo è krita ma è più specifico per disegni e schizzi.

  • # 26
    norbertom
     scrive: 

    C’è un libro molto interessante chiamato “Perché il software fa schifo”, dove si discute proprio del rapporto sviluppatore/utente e del costante pensiero “se lo capisco io che l’ho inventato allora lo devono capire tutti”.

    Mi è capitato di realizzare una manciata di interfacce di presentazione di alcuni ipotetici soft per cellulare per un lavoro universitario(non sono programmatore sia chiaro)… Niente di clamoroso, ma ci ho perso più di qualche ora per dargli la massima intuitività, ed erano pochissimi menu e opzioni…

    Su questo lato bisogna prendere esempio dalle interfacce della apple, sì vede che dietro c’è un duro lavoro di semplificazione.

  • # 27
    mede
     scrive: 

    è come paragonare CUBASE a AUDACITY (altro adorabile programmino) a mio avviso. chiaro che se devo solo registrare la mia voce otterrò più o meno lo stesso risultato con entrambi i programmi, ma paragonarli è quantomeno fuorviante e permettetemi di specificare che denota la non consapevolezza di quelle che sono le potenzialità (e la complessità) del software in questione. forse con un po’ di consapevolezza in più sareste più come me, meno spaventati dalla presentazione grafica e più contenti che esista un programma del genere così complesso e potente, anche se gli mancano tutte le funzioni semplici e fiche delle controparti commerciali, almeno è abbastanza potente da permettere fotoritocchi non troppo complessi.

    non c’è da stupirsi se l’hanno tolto, quasi nessuno sa come si usa e cosa ci si può fare evidentemente. a chi interessa se lo scarica a parte… alla gente meglio dargi DRAW nella suite open office e passa la paura, lol.

    purtroppo il fotoritocco è una cosa complessa come attività, non si può verosimilmente sperare di fare un programmino che premi due bottoni e capisce da solo che operazioni complesse deve fare su un’immagine altrettanto complessa, quello che possono darti sono gli strumenti per eseguire tali operazioni complesse nel minor tempo possibile, ma la competenza da parte dell’utente, le tecniche per il fotoritocco, di come si svolge una operazione su un’immagine per ottenere un risultato, queste non possono essere sostituite facilmente dal calcolatore e in mancanza di tali capacità non c’è interfaccia grafica amichevole che tenga, comunque non ci fareste granchè nemmeno con photoshop… IMHO

  • # 28
    tuttosbagliato
     scrive: 

    Credo che a tutti stia sfuggendo un concetto fondamentale:

    I programmatori di free software semplicemente scrivono software per loro e poi lo rilasciano liberamente, rendendo disponibile il codice sorgente ecc.

    Se non ti piace come funziona sei liberissimo di fare un fork o di non usarlo. Il programmatore di free software non ti obbliga ad usare il software che ha prodotto.

    Se poi qualcuno vuole usare quel programa per trarne un profitto, sarà compito suo (se lo riterrà necessario) migliorare il software per soddisfare i propri utenti/clienti.

  • # 29
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Mi spiace, ma non concordo, e il mio discorso è trasversale: riguarda cioè il software di per sé, a prescindere dalla sua “origine”.

    Anch’io, in 28 anni che programmo, ho passato il mio tempo a smanettare realizzando software principalmente a mio uso e consumo (quasi mai ne ho rilasciato qualche versione: rimango ancora estremamente geloso non soltanto dei sorgenti, ma anche del mero eseguibile), per cui visto che l’ho realizzato io, sapevo anche come utilizzarlo.

    Mi sono posto il problema della fruibilità delle mie applicazioni nel momento in cui ovviamente ho dovuto rilasciarne qualcuna. Ad esempio, quando sviluppavo giochi per Amiga, ho realizzato un editor di mappe (per il gioco di guida visto dall’alto) che… non dovevo usare io! :D

    In questo caso la collaborazione col mio grafico è stata a dir poco fondamentale, perché mi ha fornito i giusti feedback per ottenere un prodotto estremamente produttivo (considerato che le mappe erano ENORMI, doveva esserlo per forza di cose :D).

    Se l’avessi realizzato da solo, mi sarei sì posto il problema di renderlo più semplice da usare, ma avrei ottenuto dei benefici fino a un certo punto.

    Una cosa del genere mi è capitata anche dove lavoro adesso. Progettare database e server (per middleware) che espongono delle API (per i client) sono cose che faccio molto rapidamente e in maniera efficace.

    Ma le API richiedono necessariamente il feedback di chi le dovrà utilizzare. Anzi, un buon designer di API dovrebbe essere anche essere il primo a utilizzarle, ma tante volte ciò non è possibile e bisogna ricorrere a un aiuto esterno per ottenere un prodotto valido e usabile.

    Oltre al database e al server per un determinato progetto all’inizio mi è stata affidata anche la realizzazione del frontend grafico per caricare i dati nel db. Dovevo usare HTML, e… è venuta fuori un’interfaccia che definire spartana era fargli un complimento (rigorosamente sfondo bianco e scritte nero: quasi HTML 1.x puro e pochissimo JavaScript :D).

    Ma mentre per un progetto più piccolo avevo più o meno azzeccato l’uso, grazie anche ai feedback del mio responsabile che avrebbe dovuto usarlo, per un altro progetto molto più grosso e per il quale avevo ricevuto pochi feedback quel modello si è rivelato fallimentare, e il frontend grafico è passato a un altro collega che aveva molta più esperienza nella realizzazione di applicazioni web e l’ha realizzato ex novo (inutile dire che la differenza era abissale :D).

    Questo per sottolineare ancora una volta che la progettazione di un software che deve finire nelle mani della gente è cosa delicata e la realizzazione dell’interfaccia uomo-macchina dovrebbe essere seriamente presa in considerazione a prescindere dal fatto che il prodotto sia open o closed. E se il programmatore o i programmatori non sono sufficientemente ferrati, si facciano seguire da esperti e/o dai clienti.

    Per me non è una giustificazione il fatto che un prodotto sia realizzato “per hobby” o nel tempo libero, come non lo è il fatto che si tratta di un prodotto commerciale “perché tanto poi ti faccio pagare l’assistenza”. Non è così che si lavora, a mio modesto avviso (a maggior ragione per un’azienda che vende software: i clienti potrebbero facilmente scappare se gli verrà presentato un programma molto più facile da usare, e magari economicamente vantaggioso, compresa la transizione).

    Un software non è semplicemente un’accozzaglia di algoritmi. Questo può andare bene finché rimane nell’ambito di chi l’ha sviluppato e, quindi, lo accetta così com’è (ci mancherebbe che non lo facesse: l’ha realizzato lui :D) perché sa come funziona ed è in grado di utilizzarlo (questo non sempre è vero, ma lasciatemela passare per il momento ;).

    Non più quando deve arrivare nelle mani di “chiunque”, perché la gente comune ha bisogno di strumenti comodi da utilizzare.

    Da programmatore amo ripetere un “mantra”: il computer nasce per semplificare la vita all’uomo, non per renderlo schiavo.

    Al solito, my 2 cents. ;)

  • # 30
    Benedetto
     scrive: 

    # 24

    GIMP può anche essere valido ma a livello professionale ci sono esigenze che purtroppo ti obbligano ad utilizzare Photoshop. Penso soltanto all’interscambio di file in un workflow, per il quale GIMP formerebbe un bellissimo imbuto. Oppure mi viene in mente l’integrazione di Photoshop con gli altri software basilari per chi si occupa di grafica come InDesign e Illustrator e che GIMP non può ontologicamente avere.

    Infine, non dimentichiamo che ” il tempo è denaro ” : )
    Se devo operare un fotoritocco per un annuncio stampa e con Photoshop ci impiego 30 minuti contro le 2 ore di GIMP a causa dell’interfaccia ostica e di altri problemi come il mancato utilizzo del blocco dei livelli, il risparmio di utilizzare un software gratuito va a farsi benedire.

    Consideriamo che quanto sopra detto, non si riferisce al fotoritocco amatoriale delle immagini delle vacanze. Mi chiedo quante agenzie che operino nella realtà della comunicazione utilizzino GIMP.

  • # 31
    zap
     scrive: 

    Quoto.

    Linux&C non sfondano perchè sono progettati da “programmatori”. Si tratta sostanzialmente di un problema di stupidità.

  • # 32
    mede
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro #29

    ovviamente condivisibile, però facciamo attenzione: gimp è abbastanza atroce nella GUI per gli standard ODIERNI perchè le controparti commerciali e professionali fino a qualche anno fa avevano un sistema di utilizzo molto simile. diciamo che non è aggiornato, ma per come la vedo io è già un miracolo che esista un programma del genere, soprattutto se paragonato agli altri software open source che sono stati proposti che assolutamente non sono in grado di fare le stesse cose, sinceramente come lo ero per firefox rispetto a explorer qualche anno fa io rimango stupefatto che un software open possa funzionare così. molti altri progetti open meno complessi sono pieni zeppi di bug nelle funzioni più semplici e hanno sempre quel feeling di work in progress. gimp è molto più affinato da questo punto di vista (comunque lontano da uno standard commerciale), a mio parere questo basta anche se la GUI non è del tutto al passo coi tempi. ovviamente se si riesce anche a renderlo più presentabile siamo tutti più contenti, ma penso che chi lo usa davvero a questo punto è più contento se gli aggiungono le funzioni per migliorare il lavoro piuttosto che cambiargli l’interfaccia…

    ripeto che photoshop è meglio organizzato, con comandi ripetuti e più semplici da comprendere nel funzionamento, tuttavia non sono convinto che sia davvero più usabile da qualcuno che non sappia già come funziona rispetto a the gimp.

    @Benedetto #30
    ecco qualcuno che conosce i programmi in questione e li ha evidentemente usati. sono assolutamente d’accordo, gimp è per un uso domestico, dal punto di vista professionale risulterebbe un problema. è stato a lungo un problema anche del pacchetto open office a mio avviso.

  • # 33
    ergiusto
     scrive: 

    1)i programmatori scrivono codice, perchè sono pagati per farlo…è il loro lavoro..eseguono ciò che gli dettano gli analisti e i capi di reparto..
    il programmatore è solo un impiegato(schiavo) che obbedisce ai voleri altrui, è una specie di automa che fa quello che gli si ordina, non ha volontà ne capacita per affrontare decisioni strategiche sul target utenza…

    2)Gimp hanno fatto bene a segarlo, è uno dei programmi peggiori opensource, non si capisce una mazza. e non dite che basta leggere il manuale perchè la gente comune non ha tempo da perdere.. ha già il proprio lavoro e la sera quando fa fotoritocco vuol farlo in fretta senza menarsela con letture di pdf..

    bye

  • # 34
    nicola
     scrive: 

    articolo interessante.
    visto che si parla di usabilità e user experience, mi permetto di far notare come abbia usato \il sottolineato\ nel testo per evidenziare le parti a cui voleva dare rilevanza. sarebbe convenzione comune quella di usarli per i link.

  • # 35
    Master_T
     scrive: 

    Eh… concordo col post, anche se devo ammettere di essere colpevole dello stesso “peccato”, il mio software di solito è progettato intorno alle mie esigenze… poi se altri lo usano si devono arrangiare :D

    D’altra parte farei un distinguo: i “solitari” che come me sviluppano piccoli tool nel tempo libero o piccoli team che lavorano gratis per la comunity, spesso non hanno le risorse (di tempo più che altro) per studiare un buon design di UI per ogni tool che si fanno magari per uso più personale che altro, e al massimo possono limitarsi a seguire una serie di best practises.

    Chi d’altro canto sviluppa software di una certa dimensione con l’aiuto di un intero team di sviluppo dovrebbe riservare una fetta di risorse da dedicare ad una figura professionale esperta di usabilità e design delle UI al fine di massimizzare l’usabilità del prodotto. Questo se non altro per non sprecare magari un ottimo lavoro “sotto il cofano” che poi non riesce a convincere l’utente a causa di una UI terribile. In questo caso, l’esempio di GIMP calza a pennello: ha ottime potenzialità, ma diciamoci la verità, è scomodo da usare oltre ogni dire (vabbè, poi io odio il paradigma MDI, quindi sono anche un po’ di parte in tale giudizio).

    Alla fine il tutto si riduce a mio avviso ad un semplice scopo: fare il meglio possibile. *Se* è possibile migliorare l’esperienza dell’utente, è bene farlo. Ma ricordandosi che nel campo del FOSS non sempre si hanno le risorse necessarie per accontentare tutti, e in quel caso è capibile che certi aspetti vengano sacrificati o almeno posticipati a favore di altri (poi dipende anche dal tipo di software e dal tipo di utenza ovviamente, in certi casi qualcosa di limitato ma facilmente usabile può essere meglio di qualcosa di esteso ma ostico).

  • # 36
    mede
     scrive: 

    @ ergiusto commento #33
    posso sapere che programma usa per il ritocco grafico?

  • # 37
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    @mede
    Probabilmente ha uno schiavo a cui consegna le foto! :P

  • # 38
    mede
     scrive: 

    cioè quello che voglio far capire io è che non è che con un programma altrettanto complesso di gimp e che fa le stesse cose con una GUI più ordinata sareste in grado di usarlo se non l’avete mai fatto. GIMP lo hanno tolto perchè non andava messo, è un programma di fotoritocco e fotomontaggio che semplicemente è troppo complesso da usare in modo efficiente per un utente comune che è già tanto se sa usare lo strumento selezione e fare copia incolla per fare un fotomontaggio. il problema non è come viene presentato il programma il problema sono le competenze, quello che ci devi fare e il livello a cui lo devi produrre.

    chiaro che se devi solo mettere un fumetto su una foto per fare uno scherzo o semplicemente cambiare i livelli di colore della foto, o aggiungere blandamente del testo sopra, non ti serve un programma del genere e sicuramente con i simil-paint fai prima. inutile dire che non ci si capisce niente, nemmeno di fronte ad un programma di editing video professionale, editing audio o quant’altro potreste capirci nulla se non avete idea di cosa si può produrre e quali siano le procedure. altrimenti usate paint o il registratore di suoni di windows e state a posto. sperare che sia l’interfaccia a fare il lavoro mi sembra un’idea mooolto ottimistica di ciò che un’iterfaccia possa fare….

    che poi i programmi debbano risultare inutitivi e non troppo macchinosi su questo siamo d’accordo, anche sul fatto che ormai lo studio sulle interfaccie è quasi una scienza su cui si può lavorare tantissimo e richiede competenze specifiche. detto questo i programmi che usano strumenti complessi per operazioni complesse rimarranno troppo complessi per chi non ha la possibilità (di tempo, ecc.) di comprenderne i paradigmi di funzionamento

  • # 39
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    Mi rifaccio al tuo commento #9 Emanuele ed estendo il concetto.

    Secondo me il problema non è tanto lo scrivere il codice ed il come lo si fa. E’ chiaro che all’interno di strutture commerciali di una certa entità, la definizione di ruoli precisi (cioè lo sviluppattore non definisce anche l’interfaccia, non gestisce il marketing ecc. perché è lui da solo o ci sono due persone in croce e che si sobbarcano il tutto) aiuta nel porsi delle guidelines ed il problema di come il ciclo di vita del software va gestito.

    La differenza è che nelle strutture di una certa dimensione è il packaging di TUTTO il prodotto ad essere seguito e curato in tutt’altra maniera.

    Per avere una buona stesura dei requisiti funzionali, del come rendere l’interfaccia appetibile al cliente ci vogliono persone specificatamente preparate su quell’aspetto che non necessariamente sono sviluppatori. La presentazione del software è fondamentale e deve risolvere i problemi della gente non crearli. Lo so dico una banalità ma guardandosi attorno, il panorama non mi pare rispondere sempre a questa semplice esigenza.

    Ho conosciuto recentemente un ex sviluppatore Microsoft americano (che ha lavorato a Redmond per tanti anni, su Dot Net ecc.), ora consulente per una multinazionale e mi ha accennato ad un problema che molti danno per scontato quando il software diventa un minimo famoso da essere internazionale.
    La localizzazione.
    Voi avete presente di quanti problemi ci possono essere non solo nella traduzione del software (che comunque non è affatto banale) nei vari Paesi dove viene commercializzato, ma anche l’adattamento necessario alle differenze culturali.
    Pensate solo all’uso dei colori nell’Oriente, il Giappone per esempio dove il colore del lutto, faccio un esempio stupido, non è il nero, bensì il bianco.
    Ci sono fior fiori di filologi o laureati nelle più disparate lauree umanistiche che ormai accompagnano lo sviluppo di un programma di una certa portata.

    Questa è una differenza che si paga e che paga e che contraddistingue i software commerciali (per la stragrande maggioranza closed) e quelli Open molto più piccoli.
    E’ sempre tutta una questione di soldi.

    Detto questo, il problema dell’usabilità potrebbe essere trattato molto meglio.
    Parliamoci chiaro, il paradigma WIMP è ormai materia di studio da decenni e formalizzato nelle guidelines dei maggiori produttori di sofware da altrettanti anni ma a volte sembra davvero che nei programmi OSS siano pensate coi piedi.
    GIMP ne è un esempio.

    A cosa mi serve un valido algoritmo che mi fa risparmiare per una codifica n secondi se poi per trovare il pulsante del filtro o fare tot operazione ne perdo altrettanti con relativa incazzatura e diminuzione di produttività?

  • # 40
    Davide
     scrive: 

    Non ho ancora letto l’articolo ma rispondo subito al titolo:

    Per appagare se stessi prima di tutto!

    Godono (molto molto molto (vedi Star Wars) tempo fa avrei detto godimo) ogni volta che scrivono una sola riga al solo pensiero di quello che questa possa fare…
    e quando lo fa allora è l’apoteosi della goduria!
    …il problema è quando non lo fa!
    Non dormono e se dormono sognano tutta la notte pagine e pagine di codice che si intrecciano, che svolazzano che, che, che… basta va! E’ passato (tanto ecc.) tempo ma questo ancora lo ricordo!

    Davide.

  • # 41
    Davide
     scrive: 

    Non ho ancora letto l’articolo ma rispondo subito al titolo:

    Per appagare se stessi prima di tutto!

    Godono (molto molto molto (vedi Star Wars) tempo fa avrei detto godiamo) ogni volta che scrivono una sola riga al solo pensiero di quello che questa possa fare…
    e quando lo fa allora è l’apoteosi della goduria!
    …il problema è quando non lo fa!
    Non dormono e se dormono sognano tutta la notte pagine e pagine di codice che si intrecciano, che svolazzano che, che, che… basta va!
    E’ passato (tanto ecc.) tempo ma questo ancora lo ricordo!

    Davide.

    Adesso leggo l’articolo:) :)

  • # 42
    mede
     scrive: 

    vabbè comunque non ne facciamo neppure un clichè. se ci sono programmatori che si prestano a realizzare il codice che sta dietro al programma, potrebbero esserci anche questi esperti di interfacce dall’alta usabilità. il fatto è che è un po’ più difficile perchè tale personaggio facilmente non è uno che sa fisicamente come spostare le cose ma normalmente organizza un team che lo fa, per questo forse è più facile che il software commerciale sia più rifinito da questo punto di vista.

    tanto per fare un esempio più appropriato però, proporrei scribus, ottimo software che uso volentieri (per il suo campo di utilizzo) anche se è buggato da morire e tendente all’atrocità nella gestione di documenti complessi. ormai però mi ci sono abituato e (al contrario di gimp realizzato meglio ma per il quale non provo nulla) mi ci sono un po’ affezionato

  • # 43
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @nicola: su Appunti Digitali i link vengono visualizzati senza essere sottolineati, ma con un colore diverso. Questione di stile. Per cui approfitto per utilizzare il sottolineato per evidenziare alcune parti del testo. ;)

    @mede: non è l’interfaccia a dover fare il lavoro, ma certamente AIUTA a farlo meglio, se ben progettata. :P

  • # 44
    lirux
     scrive: 

    Scrivo molto codice ma non mi piace essere chiamato “programmatore”; applico un bel processo di sviluppo software ma non sono solo un “ingegnere del software”; disegno tanti bei diagrammi, ma “software architect” proprio non mi si addice; scrivo anche specifiche ma non chiamatemi “analista funzionale”; progetto interfacce utente ma non dite che sono uno “user interface designer”; riesco anche ad azzeccare un colore in un css, ma non chiamatemi “grafico”… per non parlare di quando voglio fare il “project manager”!
    Non voglio fare il tuttologo, ma secondo me ogni componente di un team di progetto (di qualunque figura professionale) non può ignorare completamente il contesto in cui opera e le persone con cui lavora. Gli utenti finali, la user experience, l’usabilità sono solo alcuni elementi di questo contesto.
    Naturalmente sbaglia il programmatore che non vede al di la del compilatore, come sbaglia il grafico (che magari usa solo photoshop, tanto per rimanere in tema) che non prende in considerazione l’usabilità o ignora la realizzabilità e/o la difficoltà di quello che disegna.
    Quindi ogni tanto alziamo il naso dalla tastiera, stacchiamo gli occhi dal monitor o facciamo una pausa dai continui meeting. Prendiamoci un po’ di tempo per guardarci intorno, per capire punti di vista differenti dal nostro… potremmo uscirne arricchiti.

  • # 45
    mede
     scrive: 

    vogliamo fare l’esempio di videolan? che praticamente permette di vedere ogni video senza tutti quegli avvisi di scaricare codec e compagnia bella ogni volta, rispetto ai player brandizzati… a chi pensavano quando l’hanno fatto? (probabilmente a loro stessi che lo utilizzano, lol)

  • # 46
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    VideoLan è nato come server di streaming, se non ricordo male. Quindi adesso è LEGGERMENTE lontano dai requisiti per cui è nato. :D

    E, sempre se la memoria non m’inganna, il supporto ai codec è interamente software, quindi a carico della CPU. D’altra parte, essendo nato come server di streaming, non lo si può biasimare per questo (ma come player non è certo il massimo da questo punto di vista).

    Infine da qualche mese non ha nessun mantainer per il porting su OS X. Sempre se la testa non fa cilecca. ;)

  • # 47
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    E, sempre se la memoria non m’inganna, il supporto ai codec è interamente software, quindi a carico della CPU. D’altra parte, essendo nato come server di streaming, non lo si può biasimare per questo (ma come player non è certo il massimo da questo punto di vista).

    Per quanto riguarda i codec vlc principalmente si appoggia alla libreria ffmpeg. Stanno lavorando all’implementazione delle varie video acceleration api (come nvidia vdpau) e qualcosa mi pare ci sia sul git del progetto. Personalmente utilizzo mplayer (con frontend smplayer) che magari è un pelo più ostico da configurare ma sulla mia macchina si comporta molto meglio.

    Infine da qualche mese non ha nessun mantainer per il porting su OS X. Sempre se la testa non fa cilecca. ;)

    Avevo letto anche io qualche cosa a riguardo ma mi sembra che fosse quando ancora utilizzavano le wxwidget per l’interfaccia grafica. Attualmente se si va sul sito le versioni per i vari sistemi operativi sono allineate.

    VideoLan è nato come server di streaming, se non ricordo male. Quindi adesso è LEGGERMENTE lontano dai requisiti per cui è nato. :D

    Se è stata possibile una evoluzione del genere significa che il progetto è stato strutturato in maniera intelligente sin dall’inizio. ;-)

  • # 48
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Io parlerei di stravolgimento del progetto (adesso è tutt’altra cosa, oggettivamente), ma non voglio impelagarmi in una discussione off-topic proprio… sul mio topic. :D

  • # 49
    caffeine666
     scrive: 

    p.s.

    vorrei solo far notare che the gimp ha un interfaccia nativa per utilizzo multimonitor, infatti in questo contesto la sua interfaccia guadagna un (anche se leggero) boost di comodita….

    cmq io sono dell’idea che spesso si sopravvaluta l’usabilita’… nel senso si sopravvaluta la concretezza di questa.

    scommetto che tutti noi qui usiamo ctrl c per copiare e ctrl v per incollare…
    è molto piu’ user friendly, ti permette di fare le stesse cose per cui con il mouse ci metteresti un’ora, in un decimo del tempo

    eppure per un utente “comune” è molto piu’ “user friendly” non dover ricordare ctrl e cosa copia e cosa incolla…

    è anche una questione di educazione…

    se l’utente è cresciuto per 20 anni con il menu’ di avvio in alto a destra, e io creo un interfaccia col menu’ di avvio in basso a sinistra, si trovera’ spiazzato, trovera’ ostico il tutto (perchè poi ovviamente i menu saranno speculari etc) un esempio pratico

    android è NETTAMENTE piu’ user friendly e utilizzabile di symbian… eppure se chiedete alle persone,vi diranno che symbian è piu’ user friendly…

    (su symbian per spostare un icona devi fare
    opzioni, organizza, selezionare l’icona e trascinarla, su android tieni premuto un secondo il dito e poi la trascini… eppure un amico che ho conosciuto, conoscitore di symbian a fondo, non ci arrivava… a me è venuto spontaneo ad esmepio… e parliamo di 3 passaggi in meno…)

    eppure, è cosi’, abituati per 10 anni al symbian, è diventato una “convenzione”, e quindi lo si ritiene il metro di paragone, e la base…

    vi ricordate le trackball? non hanno mai avuto successo… io ne avevo una sull’amiga, ci ho messo 1 mese per abituarmi, ma poi filavo molto piu’ che con il mouse…

    e cosi’ ce ne sono tanti di esempi…

    il concetto di user friendly è estremamente vasto e spesso entra facilmente nella soggettivita’…
    e allora mi viene spontaneo pensare…
    user friendly, non significa piu’ “comodo”, piu’ “facile”, piu’ “ergonomico”, ma semplicemente seguire delle convenzioni e degli standard dettati da altri…

    e allo stesso tempo non è anche questo che ferma l’innovazione?
    se nessuno OSA, con qualcosa fuori dagli schemi… e se la massa “non ha voglia di imparare” allora che facciamo involviamo?

    per l’uomo era facile uccidere una lepre con la lancia…
    eppure è arrivato l’idiota che ha costruito un arco, ci ha messo mesi per impararlo, ma poi sbaragliava molti piu’ conigli del tizio con la lancia…eppure, cosa c’è di piu’ facile di una lancia? prendi e lanci… mentre un arco wow, costruirlo, tendere, tenere la freccia, attento che la corda non ti tagli il braccio… etc etc…

    tutto questo per dire che non condivido appieno il post e che certe volte gli utenti debbano piegarsi appunto al programmatore. (ingegnere del software, grafico o altro…)

    se tu utente vuoi fare una cosa, devi pur stare tu alle mie condizioni. e se io sono dell’idea che la mia idea sia la piu’ efficace, non vedo perchè devo renderla meno efficace.

    secondo me il 90% di queste convInzioni sono convEnzioni.
    non esiste una legge assoluta di user friendly…
    anzi si
    penso e accade….
    ma non esiste.

  • # 50
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Non ti seccare, ma l’interazione uomo-macchina è una branca dell’informatica fra le più vecchie, e studiate, e in cui la ricerca è enorme.

    Non è che ci si ferma, eh! Al contrario. Proprio l’esempio di Android che hai fatto è eloquente (e avrei citato Surface di Microsoft, che ha “aperto le danze”).

    E proprio perché esistono fior di studi in materia, non vedo perché si dovrebbero ignorare.

    Non stiamo parlando di convenzioni, che lasciano il tempo che trovano. Anche perché il tempo le cancella e le rinnova proprio in virtù dell’avanzare degli studi. Ma finché ci sono e sono oggettivamente “comode” e “intuitive”, ci si rifà proprio perché il perno del software è e deve rimanere l’utente finale.

  • # 51
    mede
     scrive: 

    mah io sono d’accordo con caffeine666, non è che abbia negato l’importanza di una interfaccia user friendly, ha solo fatto notare che tutto sommato è una cosa marginale e che dipende più dalla soggettività che dal fatto pratico. infatti tutte queste persone che si lamentano dell’interfaccia grafica di gimp, alla fine sono contenti del bell’aspetto di photoshop immagino, ma ci credo poco che sono capaci di capire come funziona comunque e di certo non ci fanno fotomontaggi o fotoritocchi. mi fa sorridere perchè dicono che non vogliono leggersi un manuale, ma se non ti leggi un manuale o se non non vuoi imparare non andrai mai oltre a paint, c’è una distorsione di fondo nella formazione di questa opinione. così come nella premessa del post può essere interpretata in due modi: the Gimp è “ritenuto troppo complicato per l’utente comune”, non significa che è fatta male l’interfaccia. personalmente ritengo sbagliata l’interpretazione del post. ovviamente salvo il discorso fatto sulle interfacce che è valido per tutti i programmi in generale.

  • # 52
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    @caffeine666
    Secondo me si può essere user friendly anche innovando. Prendi l’iphone… ne è l’esempio più chiaro. Comunque vorrei ricordare che si può essere “essere user friendly” nei confronti di diverse classi di utenti. Non è che in un prodotto professionale si evita di inserire una feature avanzata perchè un utente casalingo non riesce ad utilizzarla bene.

    @mede

    mi fa sorridere perchè dicono che non vogliono leggersi un manuale, ma se non ti leggi un manuale o se non non vuoi imparare non andrai mai oltre a paint

    Su questo punto concordo pienamente. C’è una preoccupante avversione a studiare per fare un buon lavoro (e questo avviene in tutti i campi).

    the Gimp è “ritenuto troppo complicato per l’utente comune”, non significa che è fatta male l’interfaccia.

    Questa è la stessa cosa che ho detto a Cesare nel post #9. Resta comunque che in gimp l’interazione più che l’interfaccia in alcuni punti va seriamente ripensata (mi viene da pensare alla gestione degli effetti in cui non si può ridimensionare la finestra dell’anteprima ma ce ne sono altri mille esempi). E te lo dico senza aver mai utilizzato photoshop quindi credo di avere una visione non influenzata da abitudini precedenti.

  • # 53
    joe4th
     scrive: 

    Spesso si dimentica il fattore tempo, anche come acquisizione di informazioni o imparare un tool. E soprattutto la “motivazione” iniziale. Non tutti i programmi possono essere scritti per “missione”.

    Inoltre conta molto il “modello di programmazione”. Questo può essere “singolo” o “distribuito”. In quello singolo il programmatore decide tutto e quindi ha la tendenza a raggiungere lo scopo prefissato nel più breve tempo e con la minor fatica possibile. Ai tempi di Amiga, quando ci si lamentava che un programma richiedeva 2MB di memoria quando si avevano a disposizione solo i 512MB extra della FastRAM, si diceva che i programmatori raramente considerano o programmano o ottimizzano per configurazioni inferiori alla propria. Hai solo 512MB di RAM? Beh, comprati gli altri 1.5MB extra…

    Nel modello di programmazione “distribuito”, il programma viene sviluppato da una forma di una intelligenza collettiva che comprenderà dei tool e delle regole. Come è organizzata quest’intelligenza collettiva (numero di leader, potere decisionale, etc.), varia da software a software, e non è diverso dalle altre organizzazioni della collettività. Chiaramente “partecipare”, richiede comunque investimenti (tempo e fatica da dedicare a imparare o studiare un determinato tool o leggersi la regola). Se un dato programma viene sviluppato utilizzando git piuttosto che cvs o svn, allora dovro’ imparare e avere padronanza di git; se utilizza patchtracker e non bugzilla per il report dei bug dovro’ avere padronanza con questi tool.

    Quando il modello passa dal singolo al distribuito, cambiano molti aspetti, non ultimo la “capacità” dei programmatori iniziali di capirci qualcosa. Questo perché a furia di aggiungere pezzi, pezzettini e patch, oppure a furia di suggerire modifiche e/o miglioramenti e/o patch, nessuno riesce più ad avere una padronanza totale del codice, che va un po’ alla deriva tenuto su da se stesso o dalle sue regole…lo stesso vale per l’aspetto esterno delle applicazioni, siano esse commerciali o opensource. Da questo punto di vista le gratificazioni personali possono scemare. E quindi nascono i fork o gli abandonware.

    Qualcuno ha citato audacity, contro cubase. Ma audacity a mio parere è diventato estremamente incasinato da avere perso le funzionalità base per inseguire il modello “the more the better” (non dico che sia sbagliato) o funzionalità iperprofessionali. Inizialmente consideravo audacity un po’ come il vecchio AudioMaster II di Amiga, farci un po’ di acquisizione, un minimo di elaborazione. Mentre adesso non è nemmeno in grado di acquisire un bit da un microfono se non perdi mezza giornata a cercare di individuare la giusta combinazione, tra i 27 sistemi audio disponibili (oss, alsa, etc.) e i 45 sound server (pulse, esd, etc.). Ce ne sono altri, per esempio mi viene in mente inkscape. Ovviamente nasce anche un paradosso verso l’utenza, che l’utenza vuole i programmi iperprofessionali pieni di funzionalità (se i programmatori presentassero un’interfaccia troppo austera e spartana gli utenti si lamenterebbero per quel motivo), ma poi non li usa (se non magari come viewer) perché ciò richiederebbe comunque un’investimento notevole e impegno nell’imparare ad usarli che magari non possono essere profusi.

  • # 54
    mede
     scrive: 

    mah, io AUDACITY premo record e registra, premo play e riproduce, poi ha tutta una serie di funzioni che non conosco perchè a me non servono, ma in caso dovessi fare dell’editing superamatoriale mi sembra funzionino, certo non sono effetti particolari ne si ha un grande controllo su di essi. cubase solo per guardare l’interfaccia senza avere giramenti di testa serve una laurea, com’è giusto che sia IMHO.

    l’editing audio è una cosa complessa come lo è il montaggio video fatto seriamente, questo tipo di applicazioni difficilmente saranno semplici alla vista del neofita, e se lo sono significa normalmente che sono estremamente limitati.

  • # 55
    caffeine666
     scrive: 

    @ emanuele

    si capisco il tuo discorso e condivido, diciamo che una parte del mio discorso non era ben chiarita…

    ed è anche giusto che sia cosi’, e cioe’ che l’user friendly diventi anche soggettivo a seconda delle persone, del loro percorso, formazione etc…

    cioe’ come dice cesare l’interfaccia uomo macchina è una base degli studi informatici… infatti alla mia facolta’ ci sono almeno due o tre esami su questo…

    pero’ di fondo, ci si rende conto che spesso non è una cosa sempre “studiabile” e/o prevedibile…

    ci sono molti casi differenti…
    il primo tra tutti l’abitudine, se io sono abituato a fare una strada tutte curve per 10 anni, e so che ci metto 21 minuti, non èd etto che nel momento in cui facciano una nuova strada rettilineo, sia per me spontaneo andarci, perchè piu’ facile o altro, perchè io ormai conosco quella strada con le mie tasche, e non tutti sono portati a cambiare e innovare…

    citiamo ad esempio il caso OS/2 microsoft, a suo tempo os/2 era decisamente piu’ user friendly… con la sua interfaccia ad agenda, le linguette che dividevano i software per tipo etc…
    o anche lo stesso linux, con tutti i software autorganizzati in sezione, etc…

    non è detto che l’interfaccia migliore, sia la migliore sempre e per tutti, anzi spesso l’abitudine, la convenzione appunto, supera di gran lunga l’innovazione, come preferenza per molte persone…
    e questo spesso rallenta l’utilizzo del nuovo…

    quante persone criticano il touch screen sui telefoni? eppure è un evidente innovazione, permettendo di fare un sacco di cose (movimenti come slide, gestures etc), eppure ci sono persone che NON RIESCONO, perchè bloccate dall’abitudine (discorso diverso ad esempio per la digitazione di caratteri)

    cioe’ alla fine, io penso che il programmatore debba essere in grado di trovare il giusto equilibrio tra le possibili varianti di utenti, l’innovazione etc…
    e questo non è sempre facile, e non sempre si puo’ dare la colpa al programmatore, anche perchè magari dal suo punto di vista il tasto A è piu’ intuitivo nella posizione X, piuttosto che nella y, preferita invece dall’utente caio…

  • # 56
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Ecco perché non basta il programmatore per realizzare software, ma servono anche esperti di interazione uomo-macchina. ;)

  • # 57
    mede
     scrive: 

    http://www.wimp.com/contentaware/

    lol

  • # 58
    mede
     scrive: 

    http://www.wimp.com/contentaware/

  • # 59
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    =O Fascinating! :D

  • # 60
    evilripper
     scrive: 

    ottimo articolo! :-D
    Sono sviluppatore e anchio mi trovo malissimo con gimp… tant’è piglio sempre in giro un mio collega che ne è un estimatore!
    IMHO l’intuitività a volte è una cosa soggettiva falsata spesso dall’abitudine. Pare tuttavia che la maggior parte degli utenti di gimp lo trovino “non intuitivo”, quindi sarebbe bello se cominciassero a cambiarlo.E’ un peccato che non si diffonda quanto dovrebbe perchè per il resto funziona molto bene!

    ciao

  • # 61
    Mauro
     scrive: 

    Non so programmare, uso pochi programmi per lavorare con immagini con disabili (laboratorio di falegnameria e mi servono per creare e ricavare contorni per traforo). C’è qualcuno che mi può spiegare come fare con Paint Net per ruotare una copia di una parte di immagine es mezzo angioletto di destra per avere la parte speculare a sinistra e mettendole insieme ottenere la figura intera? Se ci provate succede che si gira tutta l’immagine e sono costretto ad aprire una nuova finestra, incollare la parte selezionata, capovolgerla e ricopiarla nella prima immagine. I comandi per capovolgere una seleziona non si adattano al selezionato. Come si fa a dirlo agli sviluppatori? Alcune risposte vostre precedenti, mi hanno fatto fermare qui per chiedere aiuto e per lanciare questa questione. Grazie anticipate dell’aiuto e rispondetemi anche se non è possibile fare niente almeno mi metto il cuore in pace. Mauro Farronato

  • # 62
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Puoi chiedere informazioni, come pure suggerire miglioramenti al programma, nel forum di Paint.NET, che trovi qui: http://forums.getpaint.net/

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