di  -  mercoledì 17 marzo 2010

L’acquisizione di Sun da parte di Oracle ha suscitato scalpore per le dimensioni e la fama dei due colossi, ma soprattutto ha provocato parecchi mal di pancia agli affezionati della casa di Santa Clara, che in men che non si dica si sono visti colorare il sito di quel rosso tanto caro, invece, alla casa di Redwood City (anch’essa californiana).

Ovviamente la causa di questo malcontento non è la variazione cromatica, la quale rappresenta soltanto la percezione visiva e immediata che, inevitabilmente (e bruscamente), “qualcosa è cambiato”.

Il lauto pasto di Oracle non è stato, però, consumato senza problemi in quanto, data la natura delle due multinazionali che avevano interessi comuni, la finalizzazione dell’operazione è stata subordinata all’approvazione delle autorità antitrust dei paesi più importanti: USA, Unione Europea e Giappone.

E’ importante ripercorrere le tappe in modo da comprenderne meglio la portata e le implicazioni. L’annuncio arriva inaspettatamente ad Aprile del 2009, dopo che l’azienda aveva valutato negativamente una precedente offerta da parte di IBM, ritiratasi nel momento in cui era venuta a conoscenza della presenza di un’altra azienda interessata.

C’è da sottolineare che, complice la crisi e magari alcune operazioni sbagliate (quella dell’acquisizione di MySQL in primis), la situazione finanziaria di Sun non era certo delle migliori, con un 2008 disastroso dove ha visto perdere l’80% del suo valore di mercato e l’ha, quindi, resa facile preda di altre aziende che, invece, hanno continuato a prosperare.

Incassato il primo sì dagli USA ad Agosto 2009, ha trovato il primo ostacolo nella Commissione Europea, che a Novembre 2009 ha messo le mani avanti a causa del “conflitto d’interessi” derivante dal fatto che Oracle sviluppa il ben noto (e apprezzato in ambito enterprise) database che ne porta il nome, mentre dall’altra parte troviamo già citato MySQL.

Il rischio appare evidente: Oracle in posizione dominante in questo mercato sarebbe capace di schiacciare la concorrenza, facendo lievitare i prezzi dei sistemi a danno dell’utenza finale.

In questo contesto s’inseriscono le esternazioni di Richard Stallman, noto guru e messia evangelizzatore del software libero di cui abbiamo già avuto modo di parlare in passato, il quale sostiene che potrebbe venirne bloccato lo sviluppo, che un fork non sarebbe possibile per problemi di incompatibilità della licenza (esclusivamente GPL versione 2), e che la comunità impiegherebbe parecchio tempo per arrivare a un prodotto di qualità simile ripartendo da zero (qui trovate una sintesi in italiano, mentre qui il testo integrale in inglese), per cui invita la commissione a obbligare Oracle alla cessione dell’asset di MySQL a un’altra azienda che ne continui lo sviluppo.

La Commissione Europea impiega due mesi per esaminare il caso, ma accoglie le tesi dell’acquirente e a gennaio del 2010 dà parere favorevole all’acquisto, che pertanto viene finalizzato da Oracle e Sun qualche giorno dopo.

Vengono, allora, smontate le tesi di Stallman, e non poteva essere altrimenti per la natura stessa del prodotto: MySQL, sebbene disponibile con una doppia licenza, rimane comunque un progetto open source a cui chiunque può contribuire, e di cui è sempre possibile effettuare il fork (tra l’altro ne esistono già per questo database relazionale).

Il vincolo della licenza, che è GPL ma soltanto in versione 2, non è pesante come sostiene Stallman, dalle cui parole sembra evidente che tenga particolarmente alla versione 3 della stessa. Ma progetti come Linux, ben più complesso, noto e diffuso di MySQL, che è saldamente ancorato alla versione 2, dimostrano che le incompatibilità sbandierate non sono un problema.

Infine, è sicuramente vero che MySQL è il più grosso e diffuso progetto di database open source, ma esistono anche altre valide (a mio avviso anche di più) alternative. Viene citato PostgreSQL nella sentenza, e mi permetto di segnalare anche l’ottimo FireBird.

Dunque perché mai MySQL sarebbe dovuto rimanere fuori dalla vendita di Sun? Perché una società terza avrebbe dovuto farsi carico dell’acquisizione di MySQL e portarne avanti lo sviluppo? All’atto dell’acquisizione da parte di Sun, MySQL AB aveva un valore pari a circa un miliardo di dollari, per cui è chiaro che questa società poneva un enorme impegno finanziario e di supporto nello sviluppo di questo progetto, ma cosa succederebbe se venisse meno? La comunità open source che vi ruota attorno non sarebbe forse in grado di provvedere e continuare autonomamente?

Con ciò riprendo il tema segnalato nel titolo dell’articolo: l’open source riuscirebbe a sopravvivere senza i finanziamenti dei privati? Ovviamente non mi riferisco a progettini di poco conto, perché una risposta affermativa alla domanda sarebbe banale da dimostrare.

MySQL è, a mio avviso, un caso abbastanza emblematico di come i soldi e l’enorme supporto garantito da un’azienda privata abbiano contribuito a creare un progetto di una certa qualità (personalmente ho esperienze e opinioni diverse su questo prodotto, ma non è l’argomento dell’articolo e rimangono in ogni caso mie idee) che compete con prodotti rinomati e proprietari.

Un altro è rappresentato sicuramente da Linux, se consideriamo che la stragrande maggioranza dei contribuiti (circa il 75%) arriva da società private, e in particolare da multinazionali del calibro di Red Hat (ovviamente), Intel, IBM, Novel, e persino la stessa Oracle, lasciando a circa il 25% il supporto proveniente dal lavoro di appassionati.

Dunque l’open source non può vivere senza i soldi dei privati? Oppure, ribaltando la prospettiva, sono i privati che hanno bisogno dell’open source per poter sopravvivere? Perché senza ombra di dubbio avranno il loro tornaconto nell’investire soldi in queste realtà: non dimentichiamoci che si tratta di aziende votate al lucro, non a fini umanitari.

La questione non è semplice, anche perché c’è da tenere conto del fatto che queste società che finanziano progetti open source, non l’hanno abbracciato interamente. Infatti e tanto per fare un esempio, IBM continua a tenersi stretta i sorgenti di DB2 (database relazionale col quale divide il mercato con Oracle e Microsoft) e OS/2 (s.o. che rimane ormai abbandonato, ma di spessore e portato avanti fino a qualche anno fa).

Possiamo, quindi, prendendo in prestito un noto detto, affermare anche in questo caso che “senza soldi non si canta messa“?

73 Commenti »

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  • # 1
    Valentino
     scrive: 

    Bé credo che per la risposta si già nell’articolo basta togliere i punti interrogativi e viene cosi:
    “L’open source non può vivere senza i soldi dei privati e i privati hanno bisogno dell’open source per poter sopravvivere!”
    Il modello di business basato sull’open source ha permesso la crescita di molte aziende (che a loro volta hanno fatto crescere l’open source) che altrimenti non avrebbero avuto i mezzi per competere con i leder del mercato. Tutto questo ha portato maggiore competitività nel software innescando un circolo virtuoso a vantaggio di tutti gli utenti.
    Vantaggio all’acquisto che gli utenti hanno di prodotti che con con l’open source non hanno niente a che fare.

  • # 2
    n0v0
     scrive: 

    l’ open source è anarchico, è un crogiuolo di idee e progetti in divenire. Mi ricorda l’ evoluzione.

    Tale caratteristica è ovviamente il suo massimo punto di forza e debolezza. Un buon modello di sviluppo e mantenimento, senza disdegnare il guadagno, dovrebbe riuscire a conciliare la “fucina creativa” con la necessità del mercato di avere un prodotto definito e competitivo.

    In pratica quel che stanno facendo IBM, Red Hat, Novell, Canonical…

    Secondo me siamo già in una situazione valida per quanto riguarda le grandi aziende.

  • # 3
    pabloski
     scrive: 

    beh credo che non bisogna guardare tanto lontano

    Haiku, è opensource ma non ha aziende alle spalle, eppure la velocità a cui avanza è impressionante

    è vero che il 75% dei contributi a linux vengono da aziende private ma la maggior parte riguarda driver e aggiustamenti per renderlo compatibile con l’hardware e/o il software che alcune di queste aziende producono

    certo anche Haiku se dovesse offrire supporto, rapidità di sviluppo, mantenimento del sistema, bug fix e quant’altro, avrebbe bisogno di una struttura che per lavoro si occupa solo di queste cose e quindi ci vogliono i soldi, c’è poco da fare

    l’opensource senza soldi può solo funzionare nelle mani degli smanettoni, ma appena uscito fuori dal circolo dei nerd ti ritrovi gente che vuole la soluzione ai problemi che si presentano e non sa e non vuole risolvere tali problemi da sè

  • # 4
    ncc-1700
     scrive: 

    Sono d’accordo che l’OpenSource senza i finanziamenti privati (MySQL, OpenOffice, VirtualBox, Linux, KDE, GNOME, etc….) forse sarebbero più indietro, magari non fermi ma sicuramente non al livello qualitativo attuale. In accordo anche sul fatto che i vari paladini dell’OpenSource lo sono solo in virtù dei vantaggi che ne traggono, però per il problema OS/2 (a cui sono molto attaccato; il primo vero S.O. ad oggetti o almeno uno di quelli meglio organizzati) IBM ha dato una risposta ufficiale (troverò il link prima o poi) in cui afferma che liberare i sorgenti di OS/2 non è facile visti i molti brevetti, moltissimi non suoi, che sfrutta, per cui dovrebbe chiedere permessi e autorizzazioni a molti detentori di copyright; succo, sarebbe molto dispendioso e lungo.

    Saluti,
    ncc-1700

  • # 5
    Notturnia
     scrive: 

    dubito seriamente che l’open source possa crescere alla stessa velocità attuale senza i finanziamenti.. la gente per vivere ha bisogno di soldi.. anche chi progetta sw open vuole mangiare cibo vero e non open source :-D

    è sempre stato così.. e il pensare che l’open source forsse “free” è sbagliato.. vive grazie ai soldi e si diffonde grazie ai guadagni.. altrimenti nessuno lo produrrebbe di qualità se non ci fosse un ritorno economico..

    poi molti paladini dell’open diranno che non è vero etc etc.. ma i dindi che arrivano (e che non credo spariranno nel futuro) sono quelli che hanno permesso all’open di vivere fino ad oggi

  • # 6
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    Continuerebbe a esistere?
    Probabilmente si. D’altra parte c’era chi scriveva free software anche quando solo ipotizzare la situazione attuale sarebbe stato paragonabile a fantasticare circa viaggi interstellari.

    Continuerebbe a crescere al passo attuale?
    Sicuramente no.

    È realistico che vengano chiusi i “rubinetti”?
    Secondo me no. Consideriamo che molti di questi progetti sono alla base di business ben più profittevoli della mera concessione in licenza di un “prodotto”.Basta pensare a quanto il paradigma del software as service sia diventato centrale negli ultimi anni.
    Credo che ci sia un modello giusto per ogni esigenza e l’open source ha trovato la sua “esigenza” che difficilmente lo farà arretrare.

  • # 7
    goldorak
     scrive: 

    Mah, GIMP e’ opensource e certamente non e’ finanziato direttamente. Gli sviluppatori di GIMP fanno altro come lavoro, e dedicano parte del loro tempo libero allo sviluppo del programma di fotoritocco. L’open source in se’ non e’ importante, e’ la licenza GPL la vera “formula magica”. E attraverso l’adozione di questa licenza che la comunita’ cresce.
    Sebbene ci siano licenze piu’ permissive come quella BSD, quest’ultima consente ad aziende di usare il lavoro della comunita’ senza avere l’obbligo di fare indietro alcunche’. In osstanza sono i leechers del mondo software.
    Ci sono molti livelli nello sviluppo open source, ma pensare che il free software (intenso nel senso di software libero) esista solo ai finanziamenti ingenti beh e’ propio non capire le idee che spingono il movimento free software.

  • # 8
    j
     scrive: 

    Mah, GIMP e’ opensource e certamente non e’ finanziato direttamente. Gli sviluppatori di GIMP fanno altro come lavoro, e dedicano parte del loro tempo libero allo sviluppo del programma di fotoritocco.

    non importa cosa facciano gli sviliuppatori del “monco” (GIMP significherebbe quello stando al dizionario), il programma in questione è quello che chiunque addita come soluzione definitiva, come ciò che dovrebbe sostituire photoshop
    chi lo sviluppi, quale licenza usi, … non conta nulla, conta solo che ad oggi 2010 (dopo decenni di sviluppo) l’ utente abbia a disposizione funzionalità equivalenti a quelle che photoshop aveva a metà degli anni 90 e una gui terribile

    Sebbene ci siano licenze piu’ permissive come quella BSD, quest’ultima consente ad aziende di usare il lavoro della comunita’ senza avere l’obbligo di fare indietro alcunche’.

    lo dici come se fosse un male, ma è nata appositamente per quello
    in realtà dimentichi che nello spirito accademico il frutto della ricerca (le licenze liberali come la MIT o BSD sono nate dalle università in cui si faceva ricerca a cui una società privata a dato in licenza il sw inizialmente) è fruibile da tutti, privati e aziende senza distinzioni, anche perchè così era più probabile che una singola implementazione di riferimento divenisse lo standard usato da tutti
    (questo di essere un punto di riferimento era un ideale e una meta – oltre a evitare frammentazione, vedere la propria soluzione e il proprio codice impiegato in prodotti commerciali era un punto di vanto)
    anche perchè laggiù mi risulta che la ricerca e le università siano sovvenzionate in larga parte con fondi privati
    quindi le varie società oltre ad averne il diritto sono anche giustificate a riutilizzare codice bsd, avendolo (magari indirettamente, ma comunque) pagato

    In osstanza sono i leechers del mondo software.

    i leechers del mondo sw sono esclusivamente i pirati, PUNTO – contrariamente a quanto credi, per un produttore di sw non è sempre così scontato decidere di dipendere da codice altrui, mettervi la faccia e la reputazione e supportarlo come proprio, quando potrebbe scriverne appunto di proprio e avervi gli stessi obblighi…

  • # 9
    j
     scrive: 

    pabloski

    Haiku, è opensource ma non ha aziende alle spalle,

    però non si parla nemmeno di soli hobbysti, visto che
    secondo http://en.wikipedia.org/wiki/Haiku_(operating_system)
    Haiku is supported by Haiku, Inc., a non-profit organization based in Rochester, New York, that was founded in 2003 to support the project.

    eppure la velocità a cui avanza è impressionante

    il progetto esiste dal 2001 (anche se ricordo chiaramente tentativi di ricreare l’ esperienza d’ uso del BeOS già in atto al cambio del millennio…), e la completezza funzionale è ancora lontana (una release alpha è uscita solo recentemente)
    sviluppare un sistema operativo funzionante (su una minima parte dell’ hw supportato da altri sistemi, mi risulta) ma anche minimale (le funzionalità sono quelle del BeOS di metà anni 90, non certo quelle di un vista/seven o di un OSX), partendo da un design (quello di BeOS con cui raggiungere la compatibilità binaria) già esistente (quindi ben poco da reinventare, perlopiù reimplementare), impiegando più di dieci anni, ti pare impressionante? a me, personalmente, non molto …

    n0v0

    l’ open source è anarchico, è un crogiuolo di idee e progetti in divenire. Mi ricorda l’ evoluzione. Tale caratteristica è ovviamente il suo massimo punto di forza e debolezza. Un buon modello di sviluppo e mantenimento, senza disdegnare il guadagno, dovrebbe riuscire a conciliare la “fucina creativa” con la necessità del mercato di avere un prodotto definito e competitivo.

    nel caso del SW il prodotto lo fanno gli sviluppatori, ed è un processo che richiede tempo e (contrariamente alla nozione comune) passione e professionalità anche nel caso del sw proprietario
    quando si sviluppa per degli utenti, questi giustamente si aspettano un qualcosa di ben rifinito, coerente e funzionale, che denoti cura per loro e loro esigenze, il loro modello d’ uso e workflow – quindi si richiedono competenze di un certo livello, specifiche ma al tempo stesso eterogenee, quindi occorre quantomeno un team completo – ma che non mostri problemi nell’ uso di almeno le funzionalità che rientrano nello use case stilato (niente kernel panic disattivando temporaneamente l’ interfaccia wifi del notebook, per intenderci), il che richiede l’ osservanza di linee guida scrupolose e di un processo di validazione
    il guadagno è necessario – gli sviluppatori devono poter non solo vivere, ma anche vivere dignitosamente, altrimenti non avrebbero nessun incentivo a studiare prima, e operare poi, nello sviluppo SW
    nè è prospettabile che qualunque programmatore che si rispetti, sia disposto, dopo mesi o anni passati tra tastiera, IDE, tool CASE, sessioni di design, e magari notti insonni, a far nascere la “creatura”, passare gli anni seguenti ad un helpdesk (peraltro la cosa più stressante di questo mondo) perchè il business model della sua azienda si basa sul “supporto” e non sul licensing, con altri (magari meno competenti di lui) a proseguire lo sviluppo per la release successivi…

    In pratica quel che stanno facendo IBM, Red Hat, Novell, Canonical…

    forse canonical non è proprio l’ esempio migliore, con la debacle di karmic koala …

    Secondo me siamo già in una situazione valida per quanto riguarda le grandi aziende.

    ma il punto è proprio questo…
    l’ open source, o per l’ esattezza il sw cosiddetto “libero” (nel senso di “forzatamente aperto”), cui prodest?
    agli smanettoni che vogliono convinvere l’ intero mondo che del sw usato in ogni ambito (dall’ editoria al controllo ferroviario) per svolgere dei lavori, conforme a standard (anche solo qualitativi) industriali, non v’è in effetti bisogno e la “community” è in effetti in grado di fornire adeguati rimpiazzi, sicuramente;
    poi, a chi desidera far pratica su codice accessibile gratuitamente magari perchè sta studiando nell’ ambito informatico – quindi una persona che ancora non è un professionista del ramo IT il cui stipendio dipenda dalla vendita di licenze del sw prodotto
    alle società (di qualunque dimensione) che possono godere di una forza lavoro non pagata, accedere a un bacino di codice già pronto e a costo zero (da riutilizzare, adattandolo, alle proprie esigenze, per fornire dei servizi a valore aggiunto) e, nel caso delle grandi aziende come IBM, sopperire alla carenza di guadagni da licensing con i proventi di altri settori

    quindi la cosa interessante è che la situazione attuale rende chiaro come il free sw favorisca proprio le grosse società che l’ hippy barbuto si prefiggeva di demolire…

    Valentino

    Il modello di business basato sull’open source ha permesso la crescita di molte aziende (che a loro volta hanno fatto crescere l’open source) che altrimenti non avrebbero avuto i mezzi per competere con i leder del mercato.

    evidentemente il modello di business di quelle aziende era compatibile con lo sviluppo (interno, o di terzi il cui lavoro sfruttare per dotarsi di “asset” a costo minimo) in regime di apertura dei sorgenti

    tra l’ altro è interessante anche notare che MySQL andrebbe in effetti tolto da tutto questo discorso – Sun pagò un miliardo di dollari per acquisirlo baracca e burattini,
    compreso il diritto di farne qualsiasi cosa, eventualmente anche chiuderlo e renderlo un prodotto proprietario sarebbe stato nei suoi diritti se avesse voluto farlo, checchè ne avesse detto Stallman o chiunque altro

  • # 10
    Nat
     scrive: 

    Continuerebbe a svilupparsi per mano degli appassionati, ma indubbiamente in modo meno intenso di come avviene ora.

    Credo che software opensource e aziende produttrici di software proprietario possano trovare enormi vantaggi l’uno dall’altro, in particolare se sviluppano le stesse categorie di prodotti.
    Le societa’ traggono beneficio dalla vasta disponibilita’ di utenti disposti a condividere gratuitamente la loro esperienza, il loro tempo e il codice sviluppato. Traendo anche spunti e utili informazioni sulle necessita’ degli utenti e del mercato.
    Nel contempo e’ possibile vedere la nascita di centinaia di progetti interconnessi o indipendenti con vita e successo variabili; ma in ogni caso maggiormente liberi di svilupparsi e sperimentare al di fuori delle rigide regole del guadagno.

    Questo meccanismo potrebbe rompersi, forse, solo nel caso in cui il software opensource surclassi il corrispettivo software proprietario, ma anche su questo qualche dubbio mi rimane, almeno per software destinato al settore businnes (che in genere richiede altro oltre all’avere un prodotto funzionante).

  • # 11
    D
     scrive: 

    Il mondo open source si divide principalmente in due tronconi: quello finanziato da privati e quello che si regge unicamente sulla comunità.

    Nel primo caso, i privati non regalano soldi, li investono e questo avvia tutta una serie di conseguenze che servono a far fruttare i soldi spesi, una su tutte la realizzazione proprio di un’organizzazione stabile con delle mire di mercato ben precise. Di fatto si può dire tranquillamente che tutti i progetti open source di un certo spessore appartengono proprio a questa categoria.

    Il secondo caso purtroppo si regge su donazioni, vendita di gadget e consulenze. Dal momento che le prime due cose al massimo fanno rientrare i soldi per pagare l’host che ospita il sito, rimangono le ultime che, gravate dal peso di dover sostenere e mantenere almeno i programmatori principali del progetto (dite quello che volete, ci credo veramente poco che una persona che si sbatte dietro una tastiera otto ore al giorno, abbia ancora la voglia dopo di fare altro attaccato allo schermo che non sia vedersi un film, soprattutto se pro bono; sviluppare software è sbattimento e non ci sono belle parole di guru vari che rendono il lavoro più facile) portano a tutta ad una serie di conseguenze anche poco carine.
    La cosidetta “disorganizzazione”, l’incompatibilità binaria dei programmi tra distribuzioni diverse (fatto salvo programmi linkati staticamente e tool di conversione dei pacchetti), la “pesantezza” che negli anni pare aumentare e che è portata da un insulso duplicarsi di librerie diverse che ottemperano agli stessi scopi, il senso generale di difficoltà d’uso, di rigidità in certi casi, non sono casualità ma risultato proprio della ricerca di nuove fonti di finanziamento attraverso un ciclo che si ripete di assistenze e consulenze (in altre parole, non ci sono i virus di windows, non ci si può mantenere “sverminando” allora si crea una nuova generazione di problemi che possono indurre l’utente che non ha tempo, capacità o voglia, di chiamare e pagare assistenza).
    Inutile ribadire che questa seconda scelta è quella che danneggia di fatto l’immagine del mondo open source perchè come in tutte le cose, all’uomo manca la capacità di autoregolarsi e se esiste un limite al di sotto del quale, tutto questo potrebbe essere accettabile, bhè, questo limite è stato buttato giù a pedate da un mucchio di tempo.

  • # 12
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Vorrei aggiungere una riflessione che ho omesso nell’articolo. Sun negli ultimi anni ha puntato molto sull’open source, “aprendo” diversi suoi progetti (vedi StarOffice che ha portato a OpenOffice; oppure a Java che ha portato alla OpenJDK, per citare i più noti e diffusi).

    Cosa sarebbe successo se l’acquisizione di Oracle fosse arriva ben prima? Pensate che avrebbe fatto lo stesso?

    Personalmente e dalle prime mosse che ho potuto notare subito dopo l’acquisizione (ad esempio la chiusura di alcuni corsi, che sono diventati a pagamento), penso di no. Oracle non crede nell’open source.

    Eppure un’azienda che sulla carta dovrebbe trarre vantaggio dal supporto all’open source (perché dovrebbe esserci un “ritorno” maggiore che procedendo autonomamente), nelle medesime condizioni farebbe una scelta diversa…

    Pertanto siamo proprio sicuri che le scelte fatte non siano, tante volte, squisitamente politiche?

  • # 13
    Warfox
     scrive: 

    Ma magari chiudessero i sorgenti di Mysql. Sarebbe la volta buona che si passasse in massa ad un RDBMS veramente funzionale e che al salire delle transazioni non si siede per terra (table lock.. .mavaff..).

  • # 14
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Solo per quello? Prova ad aggiungere un campo a una tabella che ha un bel po’ di record, e vedi un po’ cosa succede. Soprattutto alle altre connessioni che cercano di accedere alla tabella. :D

    Con FireBird posso anche stravolgere lo schema relazionale mentre altri client sono connessi e continuano a lavorare con l’immagine dei record della loro transazione. ;)

    Scusate l’OT, ma è stato più forte di me. O:-)

  • # 15
    Marco
     scrive: 

    @Cesare, Warfox
    Concordo, ma si deve tener conto del fatto che MySQL nasce come backend ad alte prestazioni (e senza “fronzoli” tipo integrità referenziale xD) in ambito web, non come RDBMS ACID: per quest’ultima esigenza molto meglio FireBird.
    Per la scalabilità delle transazioni “estrema”, magari distribuita su cloud, beh, nemmeno Oracle o SQL Server brillano: ecco perché ultimamente si sta diffondendo così tanto il “paradigma” NoSQL.

    @J
    Sun non ha pagato un miliardo di dollari per i sorgenti di MySQL, ma per il portafoglio clienti del supporto.

  • # 16
    Warfox
     scrive: 

    Siamo palesemente OT, ma non ci resisto.. Non sopporto quella zozzeria. Se mysql nasce come DB ad alte prestazioni, SQLite gli fa’ na seha (e tanto per gradire il 90% dei DB implementati su Mysql potrebbe risiedere tranquillamente su SQLite). Se voleva restare ad alte prestazioni doveva mantenere MyIsam senza rompere i “tenerini” e passare a InnoDB implementando table lock e non record lock. Pgsql con 1000 transazioni secondo gli da’ un giro di pista a mysql.. Firebird idem. Non parliamo di scalabilita’ estrema (mai provato DB2 su un Power5?) ma di poche migliaia di query secondo. Per il resto lo dicono loro che e’ FULL ACID. E non parliamo della replica.. dove il log binario si porta a spasso anche gli errori (!!!!!!) e ti obbliga a fermare il client, cancellare il log incriminato e ristabilire la replica… No comment… Pgsql che ha un supporto di replica pessimo con SlonyI non fa’ una piega.

  • # 17
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    @D

    dite quello che volete, ci credo veramente poco che una persona che si sbatte dietro una tastiera otto ore al giorno, abbia ancora la voglia dopo di fare altro attaccato allo schermo che non sia vedersi un film, soprattutto se pro bono; sviluppare software è sbattimento e non ci sono belle parole di guru vari che rendono il lavoro più facile

    Eppure ti assicuro che conosco diversa gente gente che lo fa, che si dedica con passione a farlo solo per il piacere di farlo. Il fatto che tu non lo faresti mai non significa che non esistono persone che lo farebbero. Prendi Cesare per rimanere all’interno di AD che da quanto so in precedenza ha speso delle belle ore a reimplementare l’interprete python.

    l’incompatibilità binaria dei programmi tra distribuzioni diverse (fatto salvo programmi linkati staticamente e tool di conversione dei pacchetti)

    L’incompatibilità binaria di fatto è un falso mito. È la stessa incompatibilità che puoi avere con qualsiasi sistema utilizzando librerie linkate dinamicamente di versioni diverse. Il fatto è che in altri sistemi si preferisce utilizzare il paradigma del blob con tutto dentro che funziona sicuramente. Questo non vuol dire che su linux tu non lo possa fare possa fare. Per esempio il gioco World Of Goo viene distribuito come pacchetto binario standalone che funziona su *QUALSIASI DISTRIBUZIONE*. Riguardo a questo argomento credo che si faccia spesso confusione tra il concetto di compatibilità binaria e quello di pacchettizzazione. Pensavo proprio di scriverci un articolo in futuro.

    in altre parole, non ci sono i virus di windows, non ci si può mantenere “sverminando” allora si crea una nuova generazione di problemi che possono indurre l’utente che non ha tempo, capacità o voglia, di chiamare e pagare assistenza)

    Non esiste che una azienda immetta un prodotto appositamente problematico per vendere assistenza. Andrebbe fuori mercato nel giro di poco tempo. Dimostrami nei fatti casi di malfunzionamenti immessi volutamente. Naturalmente devono essere ufficialmente comprovati e non chiacchiere tanto per dire.

  • # 18
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Veramente sto continuando lo sviluppo di WPython, e a breve rilascerò la 1.1. :-P

    Ovviamente lo faccio di notte, quando posso. Lavorando, avendo famiglia, l’impegno con AD, con amici, e altro, non mi rimane che rubare qualche ora al sonno, quando non sono a pezzi. -_-

  • # 19
    Marco
     scrive: 

    @Warfox
    “SQLite gli fa’ na seha”

    LOL, allora a ‘sto punto usiamo una hashtable xD.

    “mai provato DB2 su un Power5″

    No, ma potrei dirti che WebSphere a servire contenuti statici è un bradipo in confronto con lighttpd.
    Il target di MySql non è (era) quello di DB2 ma applicazioni LAMP e magari pure con budget modesti. I limiti (e pregi) progettuali e sono ancora quelli, e non certo per l’incapacità degli sviluppatori o la mancanza di budget, ma per precise scelte architetturali.

  • # 20
    Warfox
     scrive: 

    Ah beh.. rispetto a mysql e’ quasi meglio la hash :)
    E’ ovvio che il discorso di DB2 era per puntare alla scalabilita’ non per paragonare la velocita’ dei due motori.
    E ti ripeto per applicazioni lamp il 90% delle volte basterebbe SQLite. Tralascia portali come Hwupgrade.. ma anche solo per l’ultima applicazione che ho sviluppato per una societa’ medio-grossa il numero di record inseriti (circa 3 milioni) e’ talmente ridicolo che quasi quasi anche Mysql e’ sprecato (db imposto eh.. io avrei scelto altro). E per di piu’ ci mette del suo con prestazioni infime al momento di effettuare transazioni.
    Sono cosciente che Mysql deve fare solo da backend per il web, il punto e’ che ogni tanto (tra la quale Mysql stessa con enterprise) qualcuno pensa di portarlo in un mondo dove non dovrebbe nemmeno passarci di striscio.

  • # 21
    D
     scrive: 

    “È la stessa incompatibilità che puoi avere con qualsiasi sistema utilizzando librerie linkate dinamicamente di versioni diverse.”

    Il problema è che nel mondo linux ci sono centinaia di distribuzioni diverse ed ognuna si comporta nei confronti dell’altra come fose un sistema operativo diverso a se, con quelle tante modifiche che alla fine costringe chi vuole fare una cosa totalmente compatibile a scendere a compromessi con il blob.

    “Non esiste che una azienda immetta un prodotto appositamente problematico per vendere assistenza. Andrebbe fuori mercato nel giro di poco tempo. Dimostrami nei fatti casi di malfunzionamenti immessi volutamente.”

    Sapresti spiegarmi come mai linux sembra sempre più complicato delle controparti windows e mac ? Sulla carta windows è il sistema operativo più complesso del pianeta ed osx viene direttamente da unix eppure la gente li trova piacevoli da usare. Quando mette mano a linux nella migliore delle ipotesi dice che è primitivo, macchinoso e che “non si trova”. Veramente non si può fare niente per rendere il sistema più umano nei confronti della gente normale ? O forse non si vuole fare ?
    I “malfunzionamenti” sono anche questo, poi per carità se vuoi resuscitare il vecchio articolo di ubuntu che include nella release “stabile”, roba “stable almost” non hai che da accomodarti.

    Ti invito solo a spiegarmi questo: premesso che qualsiasi attività avviata e denunciata regolarmente deve pagare le tasse (che non scherzano affatto) e non le viene concessa la libertà di scegliere quando pagarle (quindi niente tipico, “te li do quando li ho”) spiegami come si dovrebbe mantenere una società attiva solo nel campo open source che si dovrebbe mantenere solo con le consulenze senza alcun licensing a pagamento, se i suoi prodotti fossero sempre i migliori dal punto di vista delle prestazioni, della configurabilità e della semplicità/accessibilità d’uso. Semplicemente deve stare lì con il telefono fax liberi ed il computer per le mail in attesa di qualcosa.

    io so soltanto che intorno ai primi anni del 2000 c’erano diverse compagnie che realizzavano delle belle distribuzioni, tutto sommato accettabili per i tempi che correvano, poi visto che sopravvivevano (o almeno credevano di riuscirci) con i gadget sono fallite quasi tutte, con alcuni esempi di fusione tipo mandrake + connnectiva. Da quel momento la stragrande maggioranza delle distribuzioni in circolo sono figlie di ubuntu.

  • # 22
    Marco
     scrive: 

    @Warfox
    D’accordissimo. Ultimamente, grazie ai venditori, è diventata una buona norma sparare alle mosche con i cannoni.

  • # 23
    Alex
     scrive: 

    Non ho mai capito questo fanatismo intorno all’open source. Avrà sicuramente i suoi pregi e difetti così come li ha il software commerciale, ma personalmente quando devo fare una scelta non la faccio mai per partito preso. Attaccarsi alle moda dell’open source e indice di chi prima di fare una scelta non sa fare una valutazione in termini di costi e benefici.

  • # 24
    j
     scrive: 

    Marco

    Sun non ha pagato un miliardo di dollari per i sorgenti di MySQL, ma per il portafoglio clienti del supporto.

    normale, e ovvio – se quand’ anche si disponga già del prodotto, costruirvi un bacino di nuovi utenti / clienti è più difficile e dà meno prospettive che non acquisire direttamente un prodotto concorrente nella certezza di accaparrarsi la clientela di questi, qualunque società sceglierebbe la seconda strada – se Sun ha sborsato un miliardo è stato per acquisire clientela assorbendo MySQL AB azienda, non certo MySQL prodotto che avrebbe potuto acquire gratuitamente forkandolo

    ma allora, a maggior ragione ha acquisito (e trasmesso a oracle) tutti i diritti sul SW, a buon titolo diventato asset aziendale…

    ER:

    L’incompatibilità binaria di fatto è un falso mito. È la stessa incompatibilità che puoi avere con qualsiasi sistema utilizzando librerie linkate dinamicamente di versioni diverse.

    veramente a me risulta che spesso e volentieri le singole distribuzioni applicano patch specifiche al codice proveniente dai progetti upstream (o come personalizzazione, o per integrarlo con propri componenti), a volte si tratta del kernel, altre volte di “roba” GNU, altre di fd.o , ecc – questo rompe la compatibilità binaria tra applicazioni compilate per una distribuzione, e una distribuzione differente, o spesso una versione differente della stessa distribuzione
    anche senza tirare in ballo estremi come debian e gobolinux (quest’ ultima che come saprai adotta le application directories invece di installare tutto sotto /bin), non mi pare che gli stessi pacchetti scaricati per Ubuntu Karmic 9.10 (per dire) si possano far girare immodificati su una suse
    ancora peggio se si pensa alla compatibilità nel tempo, quanti tra i programmi che giravano sulla mandrake nel 2000, girerebbero su una distribuzione attuale, o viceversa?

    il sw è uno strumento, e l’ utente si aspetta legittimamente di poterlo impiegare finchè lo strumento lo soddisfa, non finchè l’ ambiente circostante glielo permette in base a criteri fuori dal suo controllo – quindi la mancanza di compatibilità tra versioni distanti nel tempo dello stesso sistema operativo che giri sullo stesso hardware non è accettabile in un’ ottica di corretta ingegnerizzazione del sistema
    soprattutto non è corretto farla passare (come spesso si legge fare) come un plus valore conseguente dalla continua “innovazione” apportata al sistema, quando a tutti gli effetti si tratta di una conseguenza di un modello di sviluppo in cui deliberatamente si è scelto di non fare un minimo di design up front…

    Il fatto è che in altri sistemi si preferisce utilizzare il paradigma del blob con tutto dentro che funziona sicuramente

    ma il punto è questo… la gente, portarsi dietro con ogni singola applicazione quello che in certi casi diventa un runtime environment completo, in realtà non lo vuole
    quindi “il blob coin tutto dentro”, o decine o centinaia di MB in librerie duplicate, ma necessarie perchè sottilmente diverse e ognuna richiesta da una singola applicazione, non le vuole…
    ed è anche un controsenso sotto ogni aspetto, si vanifica l’ utilità delle librerie come mezzo di condivisione e riuso del codice, e si dimostra la mancanza di una “piattaforma” di base stabile, nota e assimilabile a minimo comune denominatore tra le varie versioni del sistema operativo in circolazione ad uso delle terze parti (quello che spesso e volentieri si cita rappresentare LSB, salvo che l’ lsb non è un comune denominatore ,ma un addon environment opzionale disponibile sulle distribuzioni compliant, con tanto di linker specifici -e multipli, uno per versione dell’ lsb- coesistenti)
    che poi le terze parti siano effettivamente e attivamente scoraggiate dal produrre sw per linux, secondo il principio “con noi (se sviluppi per linux allora entri completamente nell’ ottica di inseguire la frammentazione delle API applicative e i loro cambiamenti – già che possono avvenire in qualunque momento, e le api deprecate scompaiono da subito) o contro di noi (il sw proprietario non lo vogliamo)”, è un discorso che meriterebbe approfondimento…

  • # 25
    j
     scrive: 

    D

    Sapresti spiegarmi come mai linux sembra sempre più complicato delle controparti windows e mac ? Sulla carta windows è il sistema operativo più complesso del pianeta ed osx viene direttamente da unix eppure la gente li trova piacevoli da usare.

    la mia idea è perchè gli sviluppatori di tali sistemi sviluppano in funzione di utenti paganti e quindi siano molto più attenti all’ aspetto e al modo d’ uso o anche, semplicemente, alla qualità percepita) del prodotto che consegnano loro ;-)
    (oltre a essere IMHO team mediamente più dotati delle competenze necessarie, soprattutto in tema di UI design)

    Quando mette mano a linux nella migliore delle ipotesi dice che è primitivo, macchinoso e che “non si trova”.

    peraltro linux è davvero primitivo… una “clipboard” in cui l’ operazione di “copia” non fa altro che aggiornare un puntatore al “data provider” corrente ( con il risultato che se questo processo termina prima del trasferimento -via socket- l’ operazione va a farsi benedire) non è una vera clipboard, è … un accrocchio, punto e basta

  • # 26
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    @j
    Per il discorso dell’assenza in ambito desktop una base “consolidata” su cui sviluppare sono d’accordo al 100% ma credo che il motivo sia più storico che altro (non c’è mai stato interesse in questo campo). Sono pronto a scommettere (visto il trend) che per come si sta muovendo Canonical Ubuntu verrà in futuro considerata come piattaforma di riferimento con tutti i vantaggi del caso. In ambito server invece la faccenda è tutta diversa; le varie red hat o debian stable escono con tempi ben più lunghi dell’attuale ciclo di 6 mesi di Ubuntu e garantiscono evidentemente una stabilità sufficiente per gli sviluppatori di software commerciale (mi viene da pensare a Maya della Autodesk).

    Detto questo dire che tutto è perfetto sarebbe da stupidi, molto si può e si deve migliorare.

    P.S.
    Non mi sono addentrato negli internals ma la mia clipboard non perde un colpo da 3 anni! ;-)

  • # 27
    D
     scrive: 

    “la mia idea è perchè gli sviluppatori di tali sistemi sviluppano in funzione di utenti paganti e quindi siano molto più attenti all’ aspetto e al modo d’ uso o anche, semplicemente, alla qualità percepita) del prodotto che consegnano loro ;-)”

    Ma allora è come dico io: dal momento che non si può vivere di semplici assistenze casuali, un po’ per disinteresse ed un po’ per convenienza non si cerca di rendere la vita facile all’utente, oltretutto, tanto per aggiungere carne al fuoco, se ci si trova davanti alla scelta di includere una cosa ultra testata o un’altra uscita dal svn la settimana prima, si opta per la seconda così si fa la figura degli innovatori ed alla prima ondata di crash si potranno vendere fior di ticket dove la cura sarà “metti la versione prima”.

  • # 28
    Andrea R
     scrive: 

    E’ il mondo che ha bisogno dell’open source. Senza l’internet sarebbe molto più piccolo e il software darebbe ancora meno lavoro nel nostro paese.

    L’open source è solo un miglior modo di mantenere la base di codice dell’umanità. Si mangerà tutte le grandi aziende che non lo abbracciano, piano piano.

    Sun, ha sbagliato molto con l’open source. Si è tenuta solaris stretto finchè linux non l’ha sbaragliato. Anche su openoffice ha gestito male la comunità, nonostante fosse un progetto open source.

    Alle volte mi sembra che la gente usi open source e free software come termini intercambiabili. Occhio che non è così.
    Il free software è fatto da hacker che per motivi non legati al lucro cercano di costruire sistemi operativi e programmi liberi. Questo c’è da vent’anni e non sta nè aumentando, nè diminuendo di molto come dimensioni.
    Attorno e di fianco poi c’è l’open source. Fatto da entità che spesso hanno il lucro come scopo. Questo è esploso negli ultimi anni, per ragioni tecniche ed economiche. E’ legato al fatto che il codice non è scarso, ma si può duplicare e condividere.
    Sta facendo da volano al free software e aiuta a mantenere una massa critica, ma quello che cambia veramente le cose sono sempre i contributi del movimento free software.
    Finchè ci saranno quelli e ci sarà la GPL ci saranno aziende a cui conviene usare codice aperto e contribuirvi.

    Se ci fate caso alle grandi aziende piace l’open source, ma non il free software. Preferiscono la licenza apache alla gpl, per dire, perchè così possono sempre chiudere qualche pezzo. Vedi google, ad esempio, con Chrome e Android.
    Solo che questa non è una strategia sostenibile a lungo termine: se tutti chiudono la condivisione non da vantaggi.
    La GPL funge da arbitro, vietando che gli interessi privati uccidano la condivisione dello sviluppo.

    Il capitalismo è destinato a cambiare col tempo e credo che l’open source sia un’avvisaglia della fine dell’era della scarsità e del capitalismo come lo conosciamo. Il mercato non è efficiente per il software. Basti pensare che certi vendor hanno margini del 80% in situazioni quasi monopoliste e il grosso degli altri non fa soldi dalla vendita, ma solo dalla personalizzazione e dall’assistenza.

  • # 29
    D
     scrive: 

    Andrea bada al pratico invece che ai sogni. Il software non ha ancora imparato a scriversi da solo e non esce dalla terra come una pianta. Serve gente che lo scriva, gente capace, gente che non ha cominciato ieri a leggere un libro della collana for dummies. Questa gente ha impiegato anni per raggiungere un livello, non dico di eccellenza, ma largamente sufficiente a garantire la produzione di software di qualità ed in qualche modo vuole avere un ritorno (se non per lucro almeno per sopravvivenza, visto che la giornata dura solo 24 ore e qualcosa si deve fare per portare il pane in tavola).

    Se c’è una cosa che veramente fa male sono proprio questi discorsi vaghi e sognatori dove si cerca di nascondere i limiti tecnici di certe scelte con giustificazioni stile wwf.

    Basti pensare a tutta la campagna diffamatoria avviata contro il costo delle licenze per sostituire il tutto con una serie di consulenze dai costi enormi e non prevedibili capaci di far rivalutare tutte le licenze di windows server + cal di sto mondo.

    Meno politica e più fatti.

  • # 30
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    Serve gente che lo scriva, gente capace, gente che non ha cominciato ieri a leggere un libro della collana for dummies.

    Scusa se te lo dico ma la tua visione è estremamente superficiale in questo ambito. Ci sono sviluppatori e ingegneri preparatissimi che lavorano a progetti open. Andare avanti con il luogo comune che qualsiasi progetto open è scritto da “dummies” non è ne corretto ne onesto e anzi lo ritengo offensivo.

    Meno politica e più fatti.

    Ecco su questo concordo al 100%. E proprio per questo mi piacerebbe che nell’ottica di mantenere una discussione seria si evitasse ogni post di tirare in ballo teorie della cospirazione che vedono i cattivi sostenitori dell’open source scrivere appositamente software non all’altezza per ricattare le aziende con i contratti di assistenza.

  • # 31
    j
     scrive: 

    E’ il mondo che ha bisogno dell’open source.

    se parliamo di bisogni, il mondo ha bisogno di mangiare, di trasporti e di servizi (vedi dopo), ma non ha un bisogno impellente di sw open source – che venga percepito come bisogno è un’ autoinganno intellettualistico dato dal non riuscire a osservare le cose nel loro quadro d’ insieme

    Senza l’internet sarebbe molto più piccolo e il software darebbe ancora meno lavoro nel nostro paese.

    è curioso che menzioni internet, quando internet principalmente si regge su router Cisco il cui sistema operativo è tutto fuorchè open source – ma anche escludendo questi, senza sw open source, semplicemente si userebbe qualche sistema operativo proprietario come si faceva prima
    i sistemi di hosting userebbero magari SCO UNIX o Solaris invece che Linux, e i servizi costerebbero di più, ma dubito fortemente che per le aziende che sui propri domini pubblicizzano prodotti con patinati siti flash, farebbe una grande differenza…

    L’open source è solo un miglior modo di mantenere la base di codice dell’umanità.

    l’ umanità non ha bisogno di una base di codice, magari costituita da codice C convoluto e illeggibile, magari frutto di una progettazione carente, concezioni anacronistiche o (peggio ancora) scelte dettate da fattori politici prima che tecnici
    l’ umanità ha bisogno di benessere, quindi di strumenti che glielo garantiscano, e di nozioni e apertura mentale atraverso cui crearli – e queste non si acquisiscono da solo una base di codice, linux non è il corano del mondo informatico…

    Si mangerà tutte le grandi aziende che non lo abbracciano, piano piano.

    nel mondo reale non c’è bisogno tanto di codice quanto di “cose” che sostengano la società e ne facciano funzionare ciascuna un aspetto, e persone che realizzino queste “cose”- c’è bisogno di treni, aerei, navi, autoveicoli, e gente che li progetti e costruisca, strumenti di comunicazione, e di calcolo e gente che li progetti e costruisca, c’è bisogno di attrezzature medicali, farmaci, e ricercatori che li sviluppino, di libri e riviste,gente che le impagini, programmi per DTP e gente che li sviluppi, macchine per stamparle e gente che progetti e costruisca queste ultime, eccetera, eccetera… del SW è necessario praticamente in ogni ambito – dal generico macchinario industriale, se a controllo numerico, al sistema di controllo ferroviario, passando per la gestione logistica di una qualsiasi struttura pubblica o privata, per il mondo della creazione multimediale e dell’ editoria e per le console per videogiochi
    MA, siccome nel grande quadro delle cose il SW è solo un componente necessario per far funzionare le cose e/o per consentire alle persone di svolgere il loro lavoro, è il sw a dover sottostare, a prescindere dal modo in cui è sviluppato, agli standard del settore industriale in cui è applicato e ai requisiti di chi in quel settore ne farà il deployment, non viceversa…
    quindi, se ad esempio nel settore dell’ editoria si pone il requisito imprescindibile di supportare la cromatografia Pantone, si userà solo un’ applicazione che la supporti, anche se proprietaria – pretendere di piegare il mondo editoriale a usare un sw aperto (che non potrà mai dotarsi di tale feature, a meno di versare a Pantone delle royalties per ogni copia in circolazione dei dati colorimetrici e delle liste di colori – ma allora si dovrebbe sia imporre un pagamento al momento del download, sia impedire la ridistribuzione del programma, sia impedire la lettura dei sorgenti ai terzi non paganti – trattandosi di nomi e numeri, una semplice trascrizione creerebbe una copia non licenziata – si tratterebbe di sw tutto fuorchè “libero secondo stallman”) sarebbe altamente irrealistico
    così come sarebbe altamente irrealistico pretendere che un qualunque settore industriale sia escluso dalla copertura brevettuale di cui da sempre intrinsecamente gode, che chi progetta e realizza sistemi non abbia più il diritto di veder tutelati gli algoritmi implementati nel proprio codice a seguito della ricerca, e la IP da questi costituita, o che codice di volontari estranei sia installato su milioni di sistemi , o su quelli critici, al posto di quello sviluppato dai professionisti che del treno, o della macchina MRI, conoscono l’ HW…

    per avere un futuro di sw open source onnipresente e onnipotente, bisognerebbe avere un presente in cui la priporietà intellettuale non costituisca il bene prezioso che invece rappresenta per ogni società che ne possiede, e in cui agli sviluppatori di sw non dispiace essere considerati professionisti di serie B (con meno valore e meno diritti di chi progetta e costruisce beni tangibili, ingegneri edili, meccanici o … ), e un passato in cui il sistema brevettuale non sia stato inventato e sfruttato

    perchè ciò si realizzi, occorrerebbe un azzeramento improvviso del sistema di sussistenza, produzione e consumo della società cosiddetta occidentale, di modo che il futuro non dipenda dal presente odierno, ma in mancanza di gravissime crisi come quella che non si verificherà nel 2012, è alquanto impossibile…

    Il capitalismo è destinato a cambiare col tempo e credo che l’open source sia un’avvisaglia della fine dell’era della scarsità e del capitalismo come lo conosciamo. Il mercato non è efficiente per il software.

    dubito che il sistema capitalistico sia destinato a grandi stravolgimenti – la proprietà privata e lo scambio di beni o servizi per controvalore (l’ essenza del capitalismo) è molto più naturale e radicato nella natura umana (dall’ alba dei tempi con il baratto) che non produrre qualcosa per diffonderla gratuitamente o “sperando” in un compenso futuro (incerto, di entità magari stabilita da altri) come, nel caso del sw, le donazioni o i contratti di supporto (su cui certamente non si può basare il business model di qualunque azienda)
    è più logico supporre che sia il mercato del SW ad aver bisogno di adattarsi, già che in molti ambiti (ma non certo ovunque) si va saturando, e tutto ciò che prima era “innovativo” si avvia a diventare “commodity”- d’ altra parte, perchè creare versioni di linux con tutte quelle che ci sono, framework per il web con tutti quelli che ci sono, appplicazioni desktop con tutti quelli che ci sono? perchè si continua a reinventare la ruota tirando fuori oggetti magari più liscie e/o magari meno efficienti (più energia per farle girare) delle precedenti ma pur sempre simili a ruote?
    per molti è dimostrare di saper a propria volta costruire ruote; per altri è per continuare a vivere, produrre ruote sempre nuove e diverse server per far sì che gli utenti di ruote continuino a comprarle o almeno a interessarsene, altrimenti molti sul carro terrebbero le ruote che già hanno – altrimenti detto consumismo informatico
    ora, è possibile che per determinati settori si prospetti una crisi e che sw house siano costrette a chiudere se non in grado di adattarsi ai cambiamenti o magari riciclarsi in settori differenti, ma a da qui a dire che “il capitalismo come lo conosciamo socmparirà e il sw open source dominerà su tutto”…

  • # 32
    pleg
     scrive: 

    @ j

    Non posso che quotare tutto al 120% !!

  • # 33
    j
     scrive: 

    ER

    Scusa se te lo dico ma la tua visione è estremamente superficiale in questo ambito. Ci sono sviluppatori e ingegneri preparatissimi che lavorano a progetti open. Andare avanti con il luogo comune che qualsiasi progetto open è scritto da “dummies” non è ne corretto ne onesto e anzi lo ritengo offensivo.

    “qualsiasi” no, (anche se molti sì, a quanto ho visto personalmente), quello sicuramente – ma secondo me nemmeno D lo intendeva data la posizione del “non” nella frase citata
    (“gente capace, gente *che non ha cominciato ieri*…” diverso da “Serve gente che lo scriva, gente capace, *non* gente che ha cominciato ieri…”)

  • # 34
    j
     scrive: 

    @ pleg

    ;-) (scusa, non avevo ancora fatto refresh)

    OT: certi captcha sono stupendi … “amsterdam limitless” o “use dados” … XD

  • # 35
    Carlo
     scrive: 

    Correggete UMANISTICI in UMANITARI, non è propriamente la stessa cosa. ;)

  • # 36
    D
     scrive: 

    “Ci sono sviluppatori e ingegneri preparatissimi che lavorano a progetti open.”

    Ma bisogna vedere se si mantengono solo con quello. Tolti pochi fortunati in pochi super progetti per poche mega multinazionali, gli altri mendicano l’euro via paypal.

    “Andare avanti con il luogo comune che qualsiasi progetto open è scritto da “dummies” non è ne corretto ne onesto e anzi lo ritengo offensivo”

    Ma infatti non ho mica scritto quello, rileggi meglio.

    “E proprio per questo mi piacerebbe che nell’ottica di mantenere una discussione seria si evitasse ogni post di tirare in ballo teorie della cospirazione che vedono i cattivi sostenitori dell’open source scrivere appositamente software non all’altezza per ricattare le aziende con i contratti di assistenza”

    Non c’è nessuna cospirazione ma pura e semplice necessità.
    Se si fanno le cose in regola si devono pagare le tasse e gli stipendi ai programmatori. Nel mondo del software closed i soldi entrano con le vendita delle licenze e le eventuali assistenze. Nel mondo open source (ed in particolare quello free) ci sono solo le assistenze che per forza di cose dovranno sobbarcarsi anche l’onere di far entrare quello che le licenze non possono portare.

    Credi davvero che le assistenze e le consulenze da sole possono reggere il gioco ? Ancora una volta, tolte le super mega multinazionali che godono di grandi liquidità, di posizioni di mercato solide ed anche di fonti di introiti alternative, tutti gli altri sono a costante rischio di chiusura.

    Conoscevo una persona che se la rideva come una pasqua dei soldi che diceva di farsi con le consulenze su linux e l’anno dopo è sparito nel nulla. Non si tira avanti con i fuochi di paglia.

  • # 37
    Nicola
     scrive: 

    al mondo nessun progetto che richiede personale altamente qualificato si può reggere senza denaro.

    Chi si batte per “imporre” l’open, di sicuro ha interessi economici(anche se ci sono molte persone in buona fede), quindi gira e rigira si finisce sempre lì:BUSINESS.

    Io ho sempre guardato di buon occhio l’open, secondo me và di sicuro salvaguardato. Non in tutte le sue forme è adatto per il business, e le aziende che ci investono lo fanno per ritorni economici(o di immagine), ma finchè contribuiscono va bene così.

    OT

    Confermo gli sbattimenti su MySQL…..l’ultima volta che l’ho provato, per modificare un attributo esterno di una tabella ho passato le pene dell’inferno….

  • # 38
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    Ma bisogna vedere se si mantengono solo con quello. Tolti pochi fortunati in pochi super progetti per poche mega multinazionali, gli altri mendicano l’euro via paypal.

    Ma di persone che regalano il proprio software mica ce n’è solo nel mondo open. Ci sono tantissime persone che per il semplice gusto di farlo pubblicano da sempre freeware closed senza chiedere niente a nessuno.Non vedo sinceramente cosa c’è di male.

    Ma infatti non ho mica scritto quello, rileggi meglio.

    Mi scuso per aver letto di fretta e risposto impulsivamente. Rileggendo ho capito meglio cosa volevi intendere.

    Non c’è nessuna cospirazione ma pura e semplice necessità.
    Se si fanno le cose in regola si devono pagare le tasse e gli stipendi ai programmatori. Nel mondo del software closed i soldi entrano con le vendita delle licenze e le eventuali assistenze. Nel mondo open source (ed in particolare quello free) ci sono solo le assistenze che per forza di cose dovranno sobbarcarsi anche l’onere di far entrare quello che le licenze non possono portare.

    Ma che si devono pagare le tasse e lo stipendio ai programmatori è fuori da ogni dubbio. Il fatto che una azienda basi il suo business sulle assistenze non significa che lo faccia in maniera scorretta, cosa che tu dai per assodato in diversi commenti.

    Conoscevo una persona che se la rideva come una pasqua dei soldi che diceva di farsi con le consulenze su linux e l’anno dopo è sparito nel nulla. Non si tira avanti con i fuochi di paglia.

    E questo che c’entra? Magari non era abbastanza competente. Di persone che non ce la fanno a far ingranare una attività ce ne sono in ogni ambito.

  • # 39
    D
     scrive: 

    “Ma di persone che regalano il proprio software mica ce n’è solo nel mondo open. Ci sono tantissime persone che per il semplice gusto di farlo pubblicano da sempre freeware closed senza chiedere niente a nessuno.Non vedo sinceramente cosa c’è di male.”

    Io sto parlando di quelli che dello scrivere software ne fanno un lavoro pagato. Quelli che regalano e programmano per passione sono un caso a parte e non li considero in quanto scritto.

    “Ma che si devono pagare le tasse e lo stipendio ai programmatori è fuori da ogni dubbio.”

    E’ fuori da ogni dubbio ma viene al quanto sottovalutato l’onere della cosa. Un programmatore di livello superiore al classico “gestione magazzino” vuole essere stipendiato adeguatamente, uno che ricopre un ruolo chiave in un team ancora meglio. Stiamo parlando di soldoni perchè ci sono anche i contributi dietro. Le tasse come ben saprai sono tutto meno che oneste visto che tagliano le parti basse a tutti con i famosi studi di settore.
    Ti guardano la bolletta della luce e fantomatici esperti stabiliscono che se hai usato per tot tempo tanti computer allora hai lavorato tanto, hai sicuramente guadagnato tanto e devi pagare tanto. Provaci a portare fatture per cifre inferiori e tutti i finanzieri che dovrebbero farsi un giretto nei fondi neri di certi politici, vengono ad annusarti perfino dentro le mutande se non stai nascondendo qualcosa. Come dico sempre, quando c’è da pagare le tasse, il concetto di innocenza fino a prova contraria va a farsi tranquillamente benedire.

    Evidentemente non esiste una forma di agevolazione fiscale per chi si lancia in questo settore per cui si arriva ad un punto dove ci si mette a fare altro abbandonando la cosa o si cerca di forzare la mano al destino.

    Alla fine della fiera, se sei il padrone della baracca, sai che ogni mese per far quadrare i conti devi far entrare una certa cifra. Fai come vuoi (esagero: manda anche sul marciapiede moglie, figlia e nonne) ma alla scadenza caccia il grano o sparati. In alternativa segui il consiglio della pubblicità: metti in gioco il futuro dei tuoi figli ipotecando perfino i soldi per i loro studi e fatti finanziare da una banca “per uscire dalla crisi che ha messo in ginocchio” (non dicono però, provocata da chi) ed ovviamente, riunisci i tuoi dipendenti per incoraggiarli (futuri cognati compresi) con un discorso da finale di champions.

    “Il fatto che una azienda basi il suo business sulle assistenze non significa che lo faccia in maniera scorretta, cosa che tu dai per assodato in diversi commenti.”

    Ma alla fine si trova costretta a diventarlo se non vuole finire mangiata viva. Non dico che tutti partono con l’idea sbagliata ma alla fine finiscono per evolversi in tale direzione.

    “E questo che c’entra? Magari non era abbastanza competente. Di persone che non ce la fanno a far ingranare una attività ce ne sono in ogni ambito.”

    Ti assicuro che il tipo era fin troppo capace ma evidentemente finito un periodo di vacche grasse (temo proprio dettato dalla moda “linux è il top della sicurezza e moralità, windows su_a su tutta la linea”) s’è trovato col cappio al collo.
    Come ho detto prima, ci vuole stabilità: ci sono delle spese da sostenere e che non si possono evadere.

  • # 40
    Marco
     scrive: 

    @j
    “quindi “il blob coin tutto dentro”, o decine o centinaia di MB in librerie duplicate, ma necessarie perchè sottilmente diverse e ognuna richiesta da una singola applicazione, non le vuole”

    Ogni riferimento ai packages di OS X con tanto di universal binary PPC-x86 è puramente casuale. 290 MiB per mail.app e gli utenti sono felicissimi ;-)

    ““qualsiasi” no, (anche se molti sì, a quanto ho visto personalmente),”

    Forse perché è difficile andare a spulciare i sorgenti di XPress o Photoshop. Io ho a che fare con code review di software proprietario quasi tutti i giorni, dalle banche all’aerospaziale, scritto da fior fiore di professionisti pagati profumatamente: nel 90% dei casi c’è da mettersi le mani nei capelli.

  • # 41
    j
     scrive: 

    Forse perché è difficile andare a spulciare i sorgenti di XPress o Photoshop

    sviamo il discorso? :-)
    si parlava in senso assoluto, non relativo, della qualità del codice di taluni progetti open source e solo di quelli
    xpress non c’ entra – a meno che non voglia mettermi in bocca che il sw proprietario sia automaticamente/ a prescindere, una perla, cosa che io non ho scritto

    comunque, trascuri che nel caso del sw proprietario i reviewer esterni costituiscono un’ eccezzione, ma altrimenti, che altri al di fuori del team di sviluppo interno abbiano accesso al codice, non sarebbe previsto nè desiderato – quindi non sarebbe nemmeno necessario che il codice sia pulito ed elegante, fintantoche gli sviluppatori che lo hanno scritto – ovvero gli unici titolati a mettervi mano – sono in grado di farlo agevolmente assicurando al tempo stesso un determinato livello di qualità e funzionalità nel sw che l’ utente alla fine usa – che è la cosa più importante, e quello che in effetti denota maggiormente professionalità
    professionalità che, coincidentalmente, porta a darsi delle linee guida per il design e il coding, e a seguirle scrupolosamente (ad esempio imponendo dei criteri di checkstyle e delle metriche – ad esempio complessità ciclomatica, numero di LoC per funzione, livello di disaccoppiamento massimo tra classi, test coverage – che molti non informatici di professione magari non sanno cosa sia) durante tutto il ciclo di sviluppo, test e validazione – a parte già sapere cosa sia, e dare importanza, a quest’ ultima (che in molti progetti sviluppati hobbysticamente per la propria soddisfazione, è fatta superficialmente o non avviene proprio, mentre un team serio la mette in pratica comunque e una sw house difficilmente la trascura senza rimetterci la faccia…
    certo, spesso si pone la necessità di continuare a mantenere codice legacy (magari scritto “ai tempi” da gente che magari non lavora più in quel team o in quell’ azienda, e che magari aveva un background culturale e uno stile implementativo differente da quello dei membri contemporanei) all’ interno della code base del prodotto, continuando a costruirvi su – avere codice fresco e pulito è sempre preferibile, ma non sempre possibile, qualora implichi di buttare del codice preesistente (che per quanto “brutto” è pur sempre un asset di un qualche valore, se *funziona* e svolge le funzioni che è chiamato a fare e che servono all’ utente) e scriverne di nuovo (con gli inevitabili problemi di gioventù del nuovo) e investire del tempo nell’ implementarvi le funzioni del precedente, più le nuove e nel farlo maturare a sufficienza – e questo, oltre magari allo stesso background culturale degli sviluppatori del team, potrà inficiare il tipo di codice che verrà scritto per far crescere il prodotto
    ma fintantoche questo funziona per l’ utente finale…

  • # 42
    j
     scrive: 

    da http://lumiera.org/

    NoBug version 201001.1 has just been released. This new versions, with lots of improvements (also the support for non-Linux systems) is now a requirement for Lumiera. On the release there are still some pending bugs meant to be shot down in the next few days (just now the testsuite fails).

    cioè, si tratta di un fork di un NLE a sua volta considerato una delle speranze migliori per l’editing video sotto linux, ambito di suo tra i meno “coperti” (da soluzioni equivalenti a quelle disponibili per altri sistemi) e in cui l’ utenza è meno soddisfatta e in più fremente attesa di applicazioni valide JustAroundTheCorner(TM) – già questo fa sì che un progetto del genere abbia di suo una certa ambizione …

    e questi rilasciano una versione soprannominata NoBug sapendo che esistono dei bug non risolti e con la suiote di testing che fallisce? ma LOL

  • # 43
    Warfox
     scrive: 

    -_-’
    Bastava prendersi la briga di capire cos’e’ NObug.. dove non e’ la solita affermazione da azienda closed. Ma:

    Nobug is a debugging library for instrumenting C and C++ programs inspired by ideas originating from Design-by-Contract.

  • # 44
    Warfox
     scrive: 

    Ovviamente non e’ il Soprannome dell’applicazione come tanti fanno:Windows codename LongHorn.. il primo che mi viene in mente.. ma indica che al suo interno include l’uso di quella libreria.

  • # 45
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    @j

    Nobug is a debugging library for instrumenting C and C++ programs inspired by ideas originating from Design-by-Contract.

    Non è la versione di lumiera che è stata chiamata NoBug. Si tratta di una libreria di debug. Il nome del progetto non ha niente a che vedere con lo stato del suo codice.

    http://lumiera.org/nobug_manual.html#_using_nobug

    Altrimenti anche strumenti quali bugzilla solo per il nome dovrebbero essere immuni da bugs. Cerchiamo di non scadere nel sensazionalismo a tutti i costi.

  • # 46
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    Warfox mi ha anticipato.

  • # 47
    j
     scrive: 

    errore mio, faccio ammenda

    il senso del post e l’ impressione di scarsa professionalità di gente che rilascia codice (a voler essere generosi) in beta dichiaratamente buggato, però restano
    trattandosi di un repository pubblico non è necessario menzionare espressamente come release qualunque build (a maggior ragione se immatura) per cui annunciare nella sezione news una nuova versione senza indicare in modo non ambiguo se alpha, beta, candidate o altro, nei fatti equivale a un rilascio ufficiale – ma si sa che per una release ufficiale almeno i bug noti dovrebbero essere stati risolti e la test suite ufficiale, passare (in realtà in un processo di sviluppo che si rispetti, far sì che la test suite passi ad ogni build dovrebbe essere la prima preoccupazione, non l’ ultima)
    il fatto che non passi denota una contraddizione, o qualche carenza (o inversione di priorità) in chi porta avanti il progetto… in alternativa verrebbe da pensare che si sia voluto scrivere a tutti i costi “qualcosa” nelle “news” dello stesso, per non dare l’ impressione di essersi dedicati ad altro che al wiki, fatto che denoterebbe qualcos’ altro, a sua volta non positivo

  • # 48
    Warfox
     scrive: 

    Boh.. o vivo io fuori dal mondo, o avete tutti la fortuna di lavorare in aziende dove il life cycle del programma segue pedestremente quanto scritto nei migliori testi di ingegneria del software. Peccato che in anni di lavoro il massimo che ho visto fare e’ la realizzazione di tre ambienti di lavoro, sviluppo test e produzione. Punto. Vorrei sapere quanti hanno la fortuna (dipende dai punti di vista) di poter lavorare ad applicativi che hanno un aspettativa di vita in termini di sviluppo superiore all’anno.. massimo due e dove quindi la realizzazione di test suite sia un must. Anche nei piu’ grossi progetti a cui ho lavorato il massimo era concesso alla stesura di un analisi il piu’ dettagliata possibile. Poi quello che viene fuori dai programmatori viene provato e debuggato in test ed i bug restanti solo dopo la pubblicazione.
    Credo siano ben pochi coloro che scrivono RDBMS, So o applicazioni di tale complessita e durata.

  • # 49
    j
     scrive: 

    comunque, voleva essere solo un esempio (eclatante? anche, sì lo ammetto)
    il problema è che nel tempo, di progetti portati avanti in questo modo, dando la priorità al sito, al logo, al wiki di contorno ad un programma piuttosto che al programma in quanto tale; oppure in altri casi, al coding (divertente e appassionante) piuttosto che a fare prima analisi di requisiti use model dell’ utente e workflow richiesto, a seguire design di interfaccia e codice, e in seguito, QA e validazione (molto più tedioso, assai poco “divertente”, ma sinonimo di serietà); ne ho visti anche troppi…

  • # 50
    j
     scrive: 

    Boh.. o vivo io fuori dal mondo, o avete tutti la fortuna di lavorare in aziende dove il life cycle del programma segue pedestremente quanto scritto nei migliori testi di ingegneria del software.

    per quanto mi riguarda, dai tempi del progetto diamonds di HWU non riesco quasi più nemmeno a concepire la scrittura di codice senza dei test di copertura (o almeno senza aver ben chiari i requisiti funzionali del blocco che mi appresto a implementare), e di avere del codice che devii dal comportamento atteso per almeno lo use case tipo ( analizzato e messo in forma di test)
    so però che in effetti molti applicano ancora il waterfall… ^^

    Vorrei sapere quanti hanno la fortuna (dipende dai punti di vista) di poter lavorare ad applicativi che hanno un aspettativa di vita in termini di sviluppo superiore all’anno.. massimo due e dove quindi la realizzazione di test suite sia un must.

    diciamo che la fortuna in italia è quella di poter lavorare su qualcosa di diverso dal solito gestionale … ma già nell’ ambito dei gestionali non sempre (if ever) il prodotto vive un anno per poi essere buttato a mare e sostituito con qualcos’ altro – in svariati casi il portfolio aziendale è rappresentato da mastodontiche applicazioni, modularizzate per adattarsi alle esigenze del cliente e per essere aggiornate in modo più agile, e non sempre i moduli o le soluzioni complete sono accompagnate da test suite (ad esempio lo scorso inverno stavo per finire in una di esse proprio a prendere in mano gli use case e a realizzare test funzionali a posteriori – argh)
    comunque applicazioni dalla vita più lunga di un anno o due direi che ce ne sono – mi viene in mente il CAD che la ditta di consulenza per cui lavora un mio amico si potra dietro da qualche decennio, senza che vi siano mai state riscritture, solo aggiornamenti cumulativi…

    poi ci sono ambiti dove i test (ma in effetti anche tutta la metodologia di sviluppo agile) sono utilissimi se non necessari anche se la vita utile del prodotto sarà limitata, e i tempi di sviluppo e consegna, stretti – basta pensare ai videogiochi, e agli insegnamenti del buon Francesco Carucci…

  • # 51
    Marco
     scrive: 

    @j
    “che per quanto “brutto” è pur sempre un asset di un qualche valore, se *funziona* e svolge le funzioni che è chiamato a fare e che servono all’ utente”

    E che significa questo? Codice legacy ce n’è a iosa anche in progetti open, e pure codice brutto che *funziona*. Nessuno è obbligato a scrivere codice elegante e leggibile, purtroppo!

    “nel caso del sw proprietario i reviewer esterni costituiscono un’ eccezzione”

    Invece è molto più frequente di quanto si pensi…
    Molte banche o istituzioni governative _pretendono_ una code review esterna o non, ma comunque fatta da terze parti anche per codice closed (e nemmeno Windows sfugge a queste regole), principalmente per motivi di sicurezza.
    Recentemente ad esempio abbiamo analizzato il codice di un vpn concentrator di una azienda leader, trovando 80 bachi exploitabili e una backdoor in meno di 10KLoC :-D

  • # 52
    j
     scrive: 

    E che significa questo?

    solo il SW deve *funzionare* e potersi sviluppare in tempi tali da garantire una certa continua competitività alla sw house che lo sviluppa, prima di essere bello a leggersi – e che la competenza degli sviluppatori si può esplicare in altro modo (criteri di validazione e QA) che non nel coding style (certo, potendolo fare si curerà anche questo aspetto)

    Codice legacy ce n’è a iosa anche in progetti open

    non stento a crederlo (specialmente vedendo certi progetti che pur avendo carta bianca e libertà di usare strumenti moderni e flessibili insistono su concetti, stili e linguaggi, anacronistici e spartani, producendo codice ” legacy” già in partenza…)

    e pure codice brutto che *funziona*.

    e ci sono progetti (mozilla, google chrome eccetera) portati avanti professionalmente e capaci di produrre sw che funziona , lo so e non lo metto certo in dubbio .. (cont)

    Molte banche o istituzioni governative _pretendono_ una code review esterna o non, ma comunque fatta da terze parti anche per codice closed (e nemmeno Windows sfugge a queste regole), principalmente per motivi di sicurezza.

    (cont) così come sono a conoscenza del fatto che microsoft apra a terzi (enti governativi, societèà di sicurezza) il codice di windows

    il punto era un altro: un tester esterno che esamina il codice d un prodotto sw proprietario sotto NDA, in pratica è un collaboratore del team di sviluppo
    è assimilabile a un’ estensione temporanea di quest’ ultimo
    non certo al grande pubblico comprendente utenza attuale e potenziale, che continua a non poter leggere i sorgenti non avendone titolo nè bisogno (giacchè il sw proprietario non ha funzione referenziale, a differenza di quello open spesso additato a esempio didattico o base di partenza “obbligata” qualora si realizzino propri progetti – trascurando il piccolo dettaglio che qualunque sw preesistente, compreso un progetto open, quand’ anche funzioni, è implementazione di requisiti che possono essere anche molto diversi da quelli che ci si pone per il proprio…)

    Recentemente ad esempio abbiamo analizzato il codice di un vpn concentrator di una azienda leader, trovando 80 bachi exploitabili e una backdoor in meno di 10KLoC :-D

    tecnicamente come diecava Cesare in un’ altra occasione, una vulnerabilità non è un bug, se il sistema si comportava come previsto da specifiche di progetto in condizioni nominali – a parte ciò: apperò :-O

    Nessuno è obbligato a scrivere codice elegante e leggibile, purtroppo!

    su questo sono pienamente d’ accordo, “purtroppo” compreso

  • # 53
    Marco
     scrive: 

    “tecnicamente come diecava Cesare in un’ altra occasione, una vulnerabilità non è un bug, se il sistema si comportava come previsto da specifiche di progetto in condizioni nominali”

    Voglio ben sperare che nelle specifiche di un vpn server la parola “sicurezza” compaia qualche volta xD

  • # 54
    Pluto
     scrive: 

    “l’ umanità ha bisogno di benessere, quindi di strumenti che glielo garantiscano”

    Condivido pienamente. Ma le software house, in modo particolare le multinazionali che sembrano essere impersonali, non hanno alcun interesse a sviluppare del buon software o a pagare gli stipendi ai programmatori perché questi facciano un buon lavoro. Il loro interesse è solamente uno: soldi.

    Infatti si vuole delocalizzare la produzione di software in India perché la costa tutto meno.

    Il nuovo sistema operativo che ho comprato mi blocca la macchina, perché mai dovrebbe essere un problema di Microsoft, tanto l’ho già pagato molto di più di quello che vale. Microsoft ha già raggiunto il suo scopo.

  • # 55
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Sbagli, perché la fidelizzazione del cliente è un mantra fondamentale per un’azienda.

    Inoltre le aziende che tengono ai dipendenti, li pagano, e anche molto bene. Non a caso un posto a IBM, Google, Microsoft, ecc. (in nessun ordine particolare) è molto ambito.

    Poi è chiaro che, ove possibile, cerca di risparmiare: lo fa persino una famiglia, visto che deve fare i conti col bilancio…

  • # 56
    Pluto
     scrive: 

    Invece sbagli tu,

    Io ho gli straordinari pagati, ma molti miei amici no, praticamente sono trattati come schiavi.
    Molti hanno contratti a termine o a progetto, non hanno nessuna prospettiva per il futuro, si vive alla giornata.

    Molti mi confessano che verso la fine del contratto cercano di creare qualche casino nel codice solo per creare danno all’azienda.

    Tanto non ce ne sarebbe bisogno, non c’è nessun tipo di progettazione software, le cose devono funzionare in qulche maniera.

    Se sei fortunato lavori in un progetto che non serve a niente, serve solo ai capi per far vedere che loro hanno progetti attivi.

    La Microsoft può permettersi il bello e il cattivo tempo anche se mette sul mercato un sistema operativo che non funziona bene come dovrebbe e obbliga gli utenti a sborsare non pochi soldi per la nuova versione funzionante.

    Il alcune nazioni a per lo meno fatto degli sconti per gli studenti, in Italia no, non ho ancora capito perché.

    Per fortuna che esiste la pirateria.

    L’open source per me e come l’orto, si basa sulla passione non sui soldi.

  • # 57
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Stai generalizzando un caso particolare. Non sono tutte così le aziende.

    Poi il fatto che in azienda si scriva software senza nessuna progettazione mi fa capire che si tratta di una realtà ben lontana dai canoni.

    Inoltre, che io sappia, Microsoft rilascia gratuitamente delle licenze agli studenti.

    E poi non sei costretto ad aggiornare sempre. La pirateria è un crimine e uno che parla di open source ritenendola, però, legittima non sa quel che sta dicendo.

  • # 58
    Pluto
     scrive: 

    I miei amici lavorano in realtà diverse e mi raccontano situazioni simili.

    Ammetto però che non è un campione rappresentativo, quindi ho una visione parziale della realtà.

    Vorrei molto, almeno una volta nella vita, andare a lavorare in una realtà diversa da quelle che ho visto o sentito, come quelle che hai citato tu, solo per rendermi conto di persona della dirversità.

    Ho perso la speraza che questo possa mai avvenire.

    Microsoft ha rilasciato una versione studenti di Office, e infatti quella l’ho comprata, ma non del sistema operativo.
    In Francia e in Germania anche il sistema operativo ha una licenza studenti. Perché? Gli Italiani sono più brutti?

    Comunque sono costretto ad aggiornare, perché Microsoft rende incompatibili le nuove versioni con le vecchie.

    Ad esempio, Internet Explorer 9, richiede per forza Vista perché
    usa la GPU.

    Io neanche ce l’ho la GPU, devo comprare Vista e anche una nuova scheda grafica per usare Internet Explore 9?

    Questo esempio non vuole essere esaustivo di tutti i casi possibili

  • # 59
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Mi spiace per i tuoi amici, ma non è così ovunque. E parlo per esperienza diretta, ovviamente.

    Sulle diverse politiche di Microsoft non ti so dire.

    Non sono d’accordo sugli aggiornamenti, perché è possibile farne a meno. Sul mio ThinkPad R50 continua a girare XP Pro, sul suo hd da 20GB, e non sento il bisogno di cambiare s.o. per quel che ci faccio.

    Poi non esiste solo IE: alternative ce ne sono diverse.

    Questo per dire che spesso è possibile evitare di aggiornare.

  • # 60
    Pluto
     scrive: 

    Allora sei molto fortunato, buon per te.

    Io, al più posso dire che sono passato davanti al GooglePlex.

    Per fortuna che nel campo dei browser il mercato si e mosso e ci sono delle alternative.

  • # 61
    Pluto
     scrive: 

    Chissa perché ho l’impressione che comunque il tuo sia un caso po’ elitario.

  • # 62
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Eppure la mia azienda non è nemmeno configurabile come media impresa (anche se ci siamo vicini). ;)

  • # 63
    j
     scrive: 

    Molti mi confessano che verso la fine del contratto cercano di creare qualche casino nel codice solo per creare danno all’azienda.

    quindi per una ripicca contro l’ azienda sarebbero disposti a penalizzare gli utenti (quelli che in ultima analisi subiscono le conseguenze di bug e ritardi dati da “casini nel codice”)?
    al di là dellle pesanti conseguenze a cui un comportamento del genere può esporli sul piano legale, è alquanto scorretto per non dire criminale…

    Ammetto però che non è un campione rappresentativo, quindi ho una visione parziale della realtà.

    se lo ammetti fai già un primo passo, il successivo dovrebbe essere avere contatti con altri professionisti (magari di ambiti in cui il prodotto non è tale, non “esiste” proprio se non è testato, funzionante e conforme alle specifiche di progetto – tipo automotive, segnalamento ferroviario, sistemi RT,..) e sentire altre campane

    Se sei fortunato lavori in un progetto che non serve a niente, serve solo ai capi per far vedere che loro hanno progetti attivi.

    i progetti oltre ad essere attivi devono anche avere una certa rilevanza nell’ ottica del business della società, e devono produrre dei risultati a scadenze prefissate
    già capita spessissimo che vengano chiusi dei progetti importanti che pure sforano delle deadline (per non parlare di quando si chiude o si ridimenziona un progetto cruciale e nei tempi, solo perchè mancano i soldi), le probabilità che un progetto privo di scopo venga chiuso quanto prima (e il responsabile licenziato) sono ancora più alte
    lavorare in un progetto del genere può sembrare una fortuna nell’ ottica dello “schiavo sfruttato dai padroni” che aspira al cosiddetto “posto di lavoro di tutto riposo”, quello in cui non c’è bisogno di imparare e seguire regole, convenzioni e metodologie che appaiono solo che tediose (quando in realtà possono arricchire la competenza e la professionalità dello sviluppatore) – ma in realtà non è una gran fortuna, tutt’ altro

    Per fortuna che esiste la pirateria.

    che un programmatore prenda a propagandare il free sw dopo averne abbracciato la filosofia può avvenire (previo abbandono, non giustificabile ma comprensibile, del giusto distacco e del pragmatismo che si addirebbero a un buon professionista) ma nessuno che lavori nel campo del SW si sognerebbe di giustificare l’ utilizzo a scrocco, del lavoro di altri del suo campo o magari proprio
    un programmatore che giustifichi la pirateria non esiste proprio, è un ossimoro

    Ad esempio, Internet Explorer 9, richiede per forza Vista perché usa la GPU.
    Io neanche ce l’ho la GPU, devo comprare Vista e anche una nuova scheda grafica per usare Internet Explore 9?

    sbagli prospettiva
    IE9 ( o meglio la funzione di reneder via GPU) è introdotto non per constringere l’ utente sprovvisto di gpu ad aggiornare un sistema funzionante e facente le proprie funzioni
    nasce per consentire a chi è dotato di GPU (già che le GPU programmabili esistono da un po’ di anni e ad oggi 2010 sono praticamente ubique) di sfruttarla attraverso l’ offloading

  • # 64
    Pluto
     scrive: 

    “quindi per una ripicca contro l’ azienda sarebbero disposti a penalizzare gli utenti”

    Non solo, anche i colleghi che devono riprendere in mano il codice dopo di loro vengono penalizzati. Comunque non credo che siano perseguibili penalmente, perché semplicemente generano un codice difficile da leggere, non ottimizzato e privo di commenti. E’ un reato?

    “contatti con altri professionisti”

    Ai ai, la vedo male da questo punto di vista, comunque grazie per il consiglio.

    “i progetti oltre ad essere attivi devono anche avere una certa rilevanza nell’ ottica del business della società, e devono produrre dei risultati a scadenze prefissate”

    Purtroppo non è detto che un progetto che non serve a niente non porti soldi, esistono anche queste cose, ne sono il primo ad essere dispiaciuto.
    Te lo dico perché ne ho sentite di cotte e di crude.

    “posto di lavoro di tutto riposo”

    Ognuno è libero di costruire la propria vita come meglio crede, non trovi?

    “che un programmatore prenda a propagandare il free sw dopo averne abbracciato la filosofia può avvenire”

    Io assolutamente non diffondo il free software, uso quello che ho a disposizione, alcuni programmi open rispondono pienamente alle mie esigenze. Dietro non c’è nessuna ideologia di voler per forza usare il free software a tutti i costi.

    “o magari proprio
    un programmatore che giustifichi la pirateria non esiste proprio, è un ossimoro”

    Si sono un programmatore. La pirateria per un programmatore sarà anche un ossimoro ma io la vedo piuttosto come una valvola di sfogo o un’arma se preferisci.
    Qualcuno mi vuole ingannare, e io inganno a mia volta. Pari.
    Office l’ho comprato, non mi sentivo preso in giro in quel caso, c’era una licenza apposta per me.

    “a chi è dotato di GPU”

    Alla fine acquisterò una GPU, salta fuori che è colpa mia perché non ho un computer aggiornato. Ma si può?

  • # 65
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Sì che si può: si chiama progresso. E nessuno ti obbliga ad aggiornare il tuo PC, come ti ho già detto: non è che si debba seguire per forza la moda o il trend corrente. Ci si può benissimo accontentare di quello che si ha.

    Quanto al presunto inganno, ma di che parli? Qualunque software è un prodotto: se ti piace lo compri, altrimenti amen. La terza via, il furto, è e rimane un REATO. Mi spieghi dove starebbe l’inganno, cortesemente?

    Infine se è provato che un dipendente ha agito in malafede nei confronti dell’azienda, quest’ultima gli può fare causa e rivalersi su di lui. Non pensare che i programmatori siano immuni soltanto perché il software è un prodotto “intangibile”.

  • # 66
    Pluto
     scrive: 

    Ci si accontenta di quello che si a fin tanto che quello che si ha fa quello che deve fare.

    Se un bel giorno ti vengono a dire che per guardare la posta elettronica devi cambiare tutto il pc perché è il progresso e devi sborsare 500 euro per fare la stessa cosa che ai fatto fino a quel momento li, qualche dubbio ti viene.
    Soprattutto se il tuo stipendio non supera i 900 euro al mese.

    Comunque, di hardware me ne passa sempre tra le mani, prima o poi troverò
    un nuovo pc senza spendere molto.

    Quel sistema operativo che non se ne può fare a meno ha un costo troppo alto.
    Un po’ come l’auto, si pagano tante tasse sopra e tutti ce l’hanno.
    Però in altre nazioni Europee fanno degli sconti e invece in Italia no, e non si capisce il perché, è qui l’inganno.

    Anche sfruttare la gente pagandola uno stipendio da fame e senza nessuna prospettiva per il futuro è un furto, solo che non è un reato perché non c’è nessuna legge che dice questo.

    Poi in Italia neanche le tasse si pagano e c’è l’equo compenso su tutti i supporti digitali.

    Se capiti nella categoria dei deboli puoi star sicuro che qualche legge è contro di te, ma non è detto che questa legge sia giusta, quindi la pirateria potrebbe anche non essere un reato.

    Se riescono a provare che sono i mala fede si, ma non preoccuparti, i miei amici, da questo punto di vista sono peggio di me. Le studiano di notte come si suol dire.

  • # 67
    Pluto
     scrive: 

    Puoi vederla in un altro modo.

    Paghi 900 un programmatore per 3 mesi. Non pretenderai che venga fuori un programma scritto bene, ottimizzato e che funzioni, vero?

  • # 68
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @Pluto:

    Ci si accontenta di quello che si a fin tanto che quello che si ha fa quello che deve fare.

    Se un bel giorno ti vengono a dire che per guardare la posta elettronica devi cambiare tutto il pc perché è il progresso e devi sborsare 500 euro per fare la stessa cosa che ai fatto fino a quel momento li, qualche dubbio ti viene.
    Soprattutto se il tuo stipendio non supera i 900 euro al mese.

    Se non ce la fai, NON rubi. O vuoi dirmi che andresti a rubare al supermercato “perché non ce la fai”?

    Quel sistema operativo che non se ne può fare a meno ha un costo troppo alto.
    Un po’ come l’auto, si pagano tante tasse sopra e tutti ce l’hanno.

    Non sei obbligato a comprare Windows: di buone alternative, anche gratuite, ne esistono.

    La pirateria non ha nessuna giustificazione.

    Però in altre nazioni Europee fanno degli sconti e invece in Italia no, e non si capisce il perché, è qui l’inganno.

    Non c’è nessun inganno: sono politiche della casa madre di cui non conosciamo le fondamenta.

    Ma ciò NON autorizza il furto dei suoi prodotti.

    Anche sfruttare la gente pagandola uno stipendio da fame e senza nessuna prospettiva per il futuro è un furto, solo che non è un reato perché non c’è nessuna legge che dice questo.

    Non è affatto vero: ci sono i contratti di categoria. Se rilevi delle irregolarità, basta denunciare.

    Poi in Italia neanche le tasse si pagano

    Le tasse le pagano, ma i soliti fessi: quelli che non possono evadere.

    Purtroppo il governo in Italia non ha mai preso delle misure drastiche nei confronti dell’evasione.

    Personalmente procederei alla completa confisca dei beni di chi sorprendei a evadere, e almeno 10 anni di carcere duro senza sconti.

    Perché il male che fanno alla società è enorme. Specialmente alle fasce più deboli.

    e c’è l’equo compenso su tutti i supporti digitali.

    Un’autentica porcata. Purtroppo.

    Se capiti nella categoria dei deboli puoi star sicuro che qualche legge è contro di te, ma non è detto che questa legge sia giusta, quindi la pirateria potrebbe anche non essere un reato.

    La pirateria al momento E’ e rimane reato.

    Se le leggi non stanno bene, è il popolo che deve darsi da fare eleggendo rappresentanti che si adoperino per l’interesse comune.

    Se riescono a provare che sono i mala fede si, ma non preoccuparti, i miei amici, da questo punto di vista sono peggio di me. Le studiano di notte come si suol dire.

    Non pensare che il mondo sia pieno di fessi: loro possono studiarci anche di notte, ma se capitasse a me di avere a che fare con gente simile sta tranquillo che li inchioderei al muro.

    Così gli passerebbe la voglia di fare i furbi.

    Puoi vederla in un altro modo.

    Paghi 900 un programmatore per 3 mesi. Non pretenderai che venga fuori un programma scritto bene, ottimizzato e che funzioni, vero?

    Sì, altrimenti vai a fare un altro lavoro.

    Il codice che ho sviluppato è sempre stato di buona qualità (limitatamente alla mia esperienza: è chiaro che oggi programmo meglio rispetto a 20 anni fa), anche quando mi pagavano 400€ al mese (e con una famiglia da mantenere, bambina piccola inclusa).

    La professionalità prima di tutto. Altrimenti, come dicevo, puoi fare altro.

    E la professionalità, se hai gli attribuiti e ti sai fare valere, poi paga. Sta tranquillo.

  • # 69
    Pluto
     scrive: 

    “Non sei obbligato a comprare Windows: di buone alternative, anche gratuite, ne esistono.”

    tipo? Linux lo uso già per alcune cose, per altre mi serve per forza Windows, posso farti degli esempi se vuoi.

    “Non c’è nessun inganno: sono politiche della casa madre di cui non conosciamo le fondamenta.
    Ma ciò NON autorizza il furto dei suoi prodotti.”

    Sono ingannato anche quando la casa madre, per sua stessa ammissione, dice che Vista non è stato un sistema operativo molto fortunato, e nonostante tutto mi fa pagare a prezzo pieno il nuovo sistema operativo.
    Sono io che mi sento ingannato e voglio essere ripagato.

    “Non è affatto vero: ci sono i contratti di categoria. Se rilevi delle irregolarità, basta denunciare.”

    E’ per quello che adesso ho un contratto a tempo indeterminato. Comunque i nuovi contratti non è che ti danno gran che: se il minimo sindacale è quello li, non sperare che ti venga dato di più. I contratti a progetto sono usati non come inserimento al lavoro ma come mezzo per diminuire il costo del lavoro.

    “Così gli passerebbe la voglia di fare i furbi.”

    Cosa vuoi che ti dica, gli consiglierò di cambiare atteggiamento, almeno di ammorbidire le loro posizioni o di usare la situazione contingente a proprio vantaggio.

    “La professionalità prima di tutto. Altrimenti, come dicevo, puoi fare altro.”

    Anch’io la pensavo così, ma poi o visto che non ero ricambiato per i miei sforzi, adesso invece vedo che mi pagano gli straordinari e quindi ho ricominciato a dare un po di fiducia.
    Non ho intenzione di cambiare tipo di lavoro, la programmazione mi piace molto.

  • # 70
    Pluto
     scrive: 

    Per avere dei programmatori motivati bisogna dargli un minimo di prospettiva, può anche andare al di la della semplice paga.

  • # 71
    Pluto
     scrive: 

    “E la professionalità, se hai gli attribuiti e ti sai fare valere, poi paga. Sta tranquillo.”

    E’ che ho perso la speranza.

  • # 72
    j
     scrive: 

    Se un bel giorno ti vengono a dire che per guardare la posta elettronica devi cambiare tutto il pc perché è il progresso

    i protocolli POP ed SMTP non esistono da ieri, così come client che li implementino (che pure la gente ha usato e in certi casi usa ancora, per quanto spartani)

    ora, se l’ evoluzione da quelle spartane applicazioni testuali (che pure giravano su sistemi di gran lunga meno potenti degli attuali), agli attuali outlook e thunderbird (visuali e integrati con il sistema operativo in cui girano e le altre applicazioni) può essere progresso, un’ ipotetico passaggio a qualcosa che implementi le stesse funzionalità (quindi lo stesso tipo di interazione con l’ utente e altri programmi, gli stessi identici protocolli di rete, ecc) richiedendo più potenza di calcolo di quanta gli attuali pc (capaci di far girare software davvero complesso) possano fornire, sarebbe solo frutto di cattiva progettazione dell’ applicazione o del runtime su cui questa si basi

    quindi, dal momento che non è plausibile che pop ed smtp scompaiano *domani*, sarà ancora possibile sviluppare applicazioni meno pesanti di quelle per le quali dovresti “cambiare tutto il pc” – che peraltro ogni dieci anni dovresti cambiare comunque (giacchè i componenti elettronici non durano in eterno anche se fatti funzionare in condizioni nominali – per dire, i condensatori sulla scheda madre cominciano a perdere anche prima) e sostituire con qualcosa sul mercato in quel momento…

    e devi sborsare 500 euro per fare la stessa cosa che ai fatto fino a quel momento li, qualche dubbio ti viene.

    questo è un punto portato avanti spesso, ma basato su una premessa sbagliata – da un lato, se per una certa attività hai usato con soddisfazione una determinata applicazione fino al giorno prima, nulla ti impedisce di continuare a usare quella (sull’ hw di cui disponi) quand’ anche ne esca una nuova con requisiti hw maggiori, che la faccia apparire “vecchia” (in senso relativo, perchè il sw di suo non invecchia, non si guasta col tempo)
    l’ unico caso in cui sei oggettivamente costretto a cambiare macchina è nel caso di cui sopra, quando il tuo pc attuale smette di funzionare – in qualunque altro caso è per una tua libera scelta probabilmente dettata da mutate esigenze ( maggiore potenza per svolgere più attività, maggiore “bellezza” qualora ti rivolgi a componentistica per enthusiast/modder, giocare a giochi di maggiore realismo, ecc , sono tutte esigenze nuove rispetto al passato, se l’ hw precedente non le soddisfa più)
    d’ altra parte, per quanto intrinsecamente pesante e mal progettata possa essere un’ applicazione per la quale è richiesto hw aggiornato, è quasi certo che implementi funzionalità, modalità operative, algoritmi che le precedenti non implementavano ( caso lampante, i videogiochi)
    quindi no, non si tratterebbe affatto di “fare la stessa cosa di prima”, nè un utente interessato a usarla ha le stesse esigenze di prima

    Poi in Italia neanche le tasse si pagano e c’è l’equo compenso su tutti i supporti digitali.

    che è un’ insensatezza sotto ogni punto di vista, ma non giustifica l’ uso “a scrocco” del lavoro mio o altrui
    nè ottiene nulla sotto il profilo pratico – finchè si continuerà a parlare di pirateria come lotta alle multinazionali, si continuerà a dare ragione a chi vede nel download abusivo un mancato acquisto della merce che vuole vendere (merce che la gente desidera, quindi di qualità sufficiente, e che scaricata per principio o per ripicca, quindi non di costo eccessivo) – cioè chi ha spinto e ottenuto che fosse approvata una normativa del genere

    il messaggio che la musica (per dire) costi troppo resta inascoltato perchè trasmesso nel modo sbagliato, il download abusivo resta illegale, e le sanzioni si inaspriscono sempre di più, se è questo che si vuole ottenere…

    Puoi vederla in un altro modo.
    Paghi 900 un programmatore per 3 mesi. Non pretenderai che venga fuori un programma scritto bene, ottimizzato e che funzioni, vero?

    puoi vederla in un altro modo.
    sei assunto in prova da un’ azienda che ti dà fiducia magari sulla base del tuo curriculum in cui vanti determinate conoscenze, ma poca esperienza sul campo
    non cerchi di dare un’ impressione di te migliore possibile a coloro da cui dipende la scelta se assumerti a tempo indeterminato (che non è comunque detto che avvenga, ci possono essere molti fattori avversi, non ultima la congiuntura e la possibilità effettiva dell’ azienda), se possibile migliore, nei fatti, anche rispetto a quanto apparirebbe dal tuo curriculum?

    tutti (compreso il sottoscritto) si parte dal basso, fa parte dell’ ordine delle cose – solo che al termine dei 3 mesi un programmatore serio ha delle chance di essere confermato per altri 3 mesi/ assunto a tempo indet. (certo, poi può non avvenire per molti fattori, non ultimo la crisi economica e le condizioni dell’ azienda), su uno che abbia dimostrato competenze (magari di progettazione, code quality, testing… ) superiori a quanto le sue mansioni temporanee richiedevano, non è da escludere che l’ azienda possa voler scommettere affidandogliene altre più elevate e retibuite
    ma un programmatore che avrà lavorato male, sicuramente non verrà assunto, costituendo un peso anche per chi lo ha assunto in prova e quindi avrà tutte le ragioni per toglierselo di torno (nè puoi pretendere che non lo faccia)

  • # 73
    Pluto
     scrive: 

    Per me un pc di 10 anni può anche andare bene, basta che l’hw sia ancora funzionante.
    Per lo meno fino a questo momento non ho avuto grossi problemi a parte gli hard disk.

    Sullo stesso hw ho fatto girare diverse versioni di linux, ma non posso dire lo stesso di windows, per quello ho sempre avuto bisogno di aggiungere qualcosa in più. Immagino sia dovuto per l’interfaccia grafica, perché per il kernel non penso cambi moltissimo tra una versione e l’altra di windows.

    Ti posso raccontare la mia esperienza, avevo un contratto a tempo determinato che sapevo fin da l’inizio che non sarebbe continuato. Poi e successo che la mia azienda aveva sbagliato una cosa sul contratto, io glielo fatto notare e volevo mollare a metà il progetto.
    A quel punto mi è stata offerta la possibilità di un contratto a tempo indeterminato (che mi spettava di diritto per l’errore di cui sopra).
    Ho accettato.
    Non so per quale motivo mi hanno fatto questa offerta, forse mi ritengono bravo o perché ora mai ero troppo dentro al progetto e l’azienda non poteva cambiare in quel momento.

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