di  -  martedì 21 luglio 2009

“China bans use of virtual money for trading in real goods”Con questo piccolo annuncio da parte del governo cinese, il mondo dei videogiochi online ha percepito un fremito.

Da quando esistono gli mmo esiste il fenomeno dei gold seller, ovvero ragazzi o adulti della zona, in genere, asiatica che a fronte di qualche dollaro al giorno sono disposti a passare ore e ore nei giochi online per racimolare soldi e oggetti da rivendere ai ricchi giocatori dei paesi occidentali.

Talvolta le condizioni di lavoro sono altamente disumane ma comunque il fenomeno risulta una fonte di reddito di tipo ‘alternativo’ che produce un giro di affari di proporzioni miliardarie nel mondo.

Ora, di fronte a questo annuncio le cose dovrebbero in qualche maniera cambiare… o forse no?
La prima domanda che sorge spontanea è se il divieto si applica anche ai server esteri: un giocatore cinese può collegarsi ad un server americano di World of Warcraft e vendere lì i gold avendo, ad esempio, un account paypal?

Questo bloccherà in qualche maniera un eventuale fenomeno illegale?

Il testo parla di “virtual money for real goods”: se invece venisse venduto online un oggetto raro di un mmo?

La sensazione è che questo annuncio sia dovuto più al proliferare di aziende come la Tencent QQ che ha creato, praticamente, una valuta parallela allo yuan cinese generando un traffico alternativo di beni, servizi e QQ coin entrando a conti fatti in concorrenza con la valuta nazionale.

Il governo cinese afferma che, data la piccola dimensione del fenomeno sia meglio operare d’urgenza, sfruttando un momento il cui l’economia reale del paese possa ancora non esserne influenzata: tutti numeri in proporzione, ovviamente!

4 Commenti »

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  • # 1
    Wolf01
     scrive: 

    Ma… stiamo scherzando?
    Cioè stiamo dicendo che non è possibile pagare una maglietta ad un amico usando una borsa d’oro raccolta in WoW.
    Cioè che differenza fa tra denaro reale e virtuale?
    Per far su denaro virtuale non mi sono forse sbattuto a far qualcosa?
    Se poi il venditore si accontenta di una cosa inesistente in cambio di un bene materiale saranno c**** suoi?

    Scusate, riguardo la parentesi del traffico di beni virtuali, ma se uno vuole farsi pagare per le 36 ore passate a farmare boss per cercare un oggetto raro, e poi c’è anche gente che lo vuole comprare perchè dovrebbe essere illegale? A parte il fatto che NON si può vendere l’oggetto di per se perchè proprietà della software house in quanto è una parte del gioco, uno è libero di vendere il proprio tempo come, dove e per fare quello che vuole.

  • # 2
    majowski86
     scrive: 

    Qui non si tratta di un privato che farma 36 ore i boss per fare qualche dollaro.. Ci sono delle società spesso e volentieri dietro che sottopagano deine di giocatori per giocare e raccattare soldi virtuali, e non solo epr WOW, ma anche per Guild Wars.. è questo fenomeno che vogliono combattere, non di certo uno che vende una maglietta in cambio di soldi su wow.

  • # 3
    mario
     scrive: 

    beh anche su second life c’è una moneta virtuale, con tanto di borsa bid e offer, come una moneta reale.
    tale moneta è sia acquistabile che incassabile tramite carta di credito, paypal o bonifico.
    per esempio io a volte faccio il dj su second life, vengo pagato in lindens dollar che poi cambio nel borsine del loro sito web e incasso direttamente in euro tramite paypal.

  • # 4
    Luca222
     scrive: 

    @majowski86
    Sono contrario al provvedimento, dovrebbero punire gli sfruttatori per, appunto, sfruttamento.
    Se ci sono degli sfruttatori che sfruttano le persone per riempire dei bidoni d’acqua che facciamo, aboliamo i bidoni d’acqua?
    Il fatto è che è un commercio che il governo cinese non può controllare e invece vogliono poter controllare tutto.
    Vendere soldi virtuali per soldi reali è un servizio, come il programmatore che si fa pagare per qualcosa di immateriale.

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