di  -  mercoledì 29 aprile 2009

user_generated_content.jpg Chi segue questo blog è abituato a leggere analisi inevitabilmente negative che polemizzano intorno ala bolla vuota del web 2.0: vuota perché priva di contenuti, vuota perché priva di contributi da parte degli utenti, vuota perché tutte le idee che hanno rinnovato il web, nel bene e nel male, negli ultimi anni non hanno un modello di business sostenibile.

La lenta morte dei sistemi di relazione passa per i servizi più popolari, che lentamente si trasformano per assecondare un uso lineare e votato all’inutile trastullo, vista l’enorme richiesta manifestata dall’esplosione di Twitter.

Passa per tutti quei servizi basati sul contributo che da una parte sono soltanto contenitori di plagi e dall’altra cercano di monetizzare qualcosa stringendo accordi con le industrie dei contenuti e dell’intrattenimento.

Non solo. Alla ricerca disperata di riquadri pubblicitari efficaci per cercare di monetizzare l’elettricità che tiene “vivi” i server hanno meccanismi che guidano l’utente ad esprimere schematicamente le proprie preferenze spingendo l’advertising mirato ad un nuovo livello.

Credevamo di avere potenti strumenti di comunicazione, mentre ci stiamo confermando ancora una volta (e più che mai) carne da macello. Chissà magari fanno bene quelli che diffidano da ciò che è gratis.Ripresomi dalla sbornia del web 2.0 e dei social network che, ahimé, ho subito anch’io, sono ritornato al web “old style” fatto di forum di discussione, newsgroup e blog dove a quanto vedo è ancora possibile conoscere, confrontarsi e legare. Ciò però non toglie un problema fondamentale: presupponendo che, al di là della deriva che sta trasformando il web in un servizio sms e tv on demand, siano stati fatti dei passi avanti da un punto di vista concettuale, come si possono sfruttare gli strumenti che il web ha maturato fino ad oggi?

Quello che si può notare sempre più in rete è che c’è un distacco sempre più ampio tra quello che avviene in rete e la realtà. La frase appena scritta è da maneggiare con cautela: quello che accade nei monitor lo si riesce a vedere come un’estensione della realtà solo se si sa cosa si sta maneggiando, eppure, nonostante i miei lunghi trascorsi davanti ai computer (ho cominciato con un MSX) trovo sempre meno contatti con la mia vita.

Il fallimento dei social network generalisti sta avvenendo per mano degli utenti che non riescono e non vogliono utilizzare strumenti tanto complessi e tanto ambiziosi come il vecchio Facebook e Google friends connect, ma in fondo non sono da biasimare. Sono (erano) strumenti che richiedono un certo periodo di apprendimento e che comunque non hanno funzionalità tali da invogliare la migrazione da altri servizi.

Le realtà più interessanti sono molto più piccole, meno conosciute ma con modelli di business alle spalle decisamente più sensati, anche se non sempre hanno dimostrato di funzionare.

Esistono tanti piccoli progetti che mirano a costruire una community attiva dietro ad un chiaro obiettivo. In passato abbiamo anche trattato un paio di progetti di questo tipo: SquadraMia.it vuole acquistare una vera squadra di calcio e farla amministrare attraverso il sito da tutti i soci che partecipano (anche economicamente) all’acquisto.

Gli appassionati di motori ricorderanno Project SpitWheel, patrocinato tra gli altri dalla Caterham, che ha l’ambizioso obiettivo di arrivare a produrre l’auto sportiva definitiva, discussa, proposta e progettata completamente dalla community online.

Entrambi i progetti presi in esempio dalla loro parte hanno un modello economico più concreto e realistico, fatto di partner non solo commerciali ma persino industriali o del contributo diretto e volontario da parte di tutti i partecipanti, ma soprattutto hanno un obiettivo da perseguire.

L’ostacolo principale è forse dovuto al fatto che sono molte più le persone disposte a pagare 55 euro al mese per guardare la Juventus dal divano di casa piuttosto che spenderne sessanta e prendere parte attivamente alla gestione di una vera squadra. Detto questo non è un caso che il web si stia spostando verso il modello della tv on demand.

Il passaggio dalle parole ai fatti ad ogni modo dovrebbe essere l’evoluzione naturale dei servizi e delle community che popolano la rete.

8 Commenti »

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  • # 2
    david
     scrive: 

    facebook è come irc degli anni 90… un luogo di cazzeggio dove trovare la tipa per fare sesso virtuale o anche reale..e non è cosi difficile ^_^

    condivido l articolo, il web 2.0 è vuoto e inutile… molto meglio i vecchi blog, forum e se proprio hai una irrefrenabile voglia di condividere piccoli pensieri c’è twitter per esempio…

    si poi per carità c’è chi veramente ha usato facebook per trovare un vecchio amico, ma sono rarità, il mezzo (facebook) si prestava a essere distorto e naturalmente gli utenti lo hanno fatto :)

  • # 3
    The3D
     scrive: 

    ma da dove nasce questa equazione per cui web 2.0 = social networks (facebook)?

  • # 4
    phabio76
     scrive: 

    La risposta al titolo del post: si, certamente, il Web 2.0 lo trovo utile da anni.
    Perchè considero Web 2.0 Gmail Gdocs Greader, Delicious, Digg, Flickr, Lastfm, Youtube, Wikipedia, Ebay…
    La parola chiave è “condivisione”, progetti come Steam e lo stesso Appstore seguono questa filosofia.
    Considerare Facebook (e i social-network in generale) un “sottoinsieme del web per sottosviluppati” è un altro discorso, per certi aspetti anche opinabile.

  • # 5
    Paolo
     scrive: 

    Il web 2.0 è solo un termine, una etichetta con la quale hanno fatto forum internazionali, articoli su giornali, trasmissioni tv….ma è sempre è solo web.
    E’ un modo per fare pubblicità, soldi, ma la vera gente di internet non ci casca.

  • # 6
    Enrico Pascucci (Autore del post)
     scrive: 

    The3D, Facebook se vogliamo rappresenta un po’ la sintesi di tutto quello che si può largamente riscontrare in tutti i servizi che prevedono la creazione di contenuti da parte degli utenti e al possibilità di metterli in relazione.
    Contribuzione degli utenti basata sul plagio, scarso sfruttamento degli strumenti messi a disposizione e modello economico di sostentamento ancora da inventare.

    Ma non è che ce l’abbia a morte con Facebook, anche perché ci perdo del tempo quotidianamente.

  • # 7
    Massive
     scrive: 

    concordo con phabio76 (…considero Web 2.0 Gmail Gdocs Greader, Delicious, Digg, Flickr, Lastfm, Youtube, Wikipedia, Ebay…), ma non tutti i Social Network sono inutili, ad esempio: http://www.intelligentpeople.com/it/

  • # 8
    Andrea
     scrive: 

    “Quello che si può notare sempre più in rete è che c’è un distacco sempre più ampio tra quello che avviene in rete e la realtà.”

    Stai scherzando vero? Vorrei capire su quali basi fai questa affermazione.

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