di  -  lunedì 30 marzo 2009

La crisi economica globale ha costretto parecchie aziende a cercare un modo per tagliare i costi del settore IT, molte di queste si sono appoggiate a soluzioni Open Source per risparmiare.

Il tutto si è tradotto, per le aziende il cui business ruota attorno a Linux in un incremento del giro d’affari.

Il caso più eclatante è quello di Red Hat, uno dei più grossi Linux vendors, che giovedì ha rivelato i guadagni riguardanti lo scorso anno; e con 652 milioni di dollari incassati ha mostrato una crescita del 25 per cento rispetto a due anni prima. E lo stesso CEO di Red Hat, Jim Whitehurst, ha dichiarato che la recessione mondiale ha contribuito al successo dell’azienda.

“La nostra abilità nel dimostrare il valore reale di risparmio ai nostri clienti ci ha consentito di raggiungere nuovi traguardi” ha dichiarato Whitehurst.

Per quanto riguarda il settore desktop, durante l’ultima Open Source Business Conference di San Francisco, Whitehurst, riporto tutto il suo scetticismo, infatti la posizione dominante di Microsoft non permette ad altri SO di emergere. Inoltre il problema è anche economico, in quanto attualmente non c’è un vero business model per le distro Linux su desktop.

Sicuramente i 652 milioni di Red Hat non sono niente paragonati ai miliardi di Microsoft, ma trovare qualche azienda che ha trovato nella crisi globale una spinta per i propri guadagni è sicuramente un’ottima cosa.

9 Commenti »

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  • # 1
    Paganetor
     scrive: 

    il mercato è pieno di aziende che, per un motivo o per l’altro, prosperano durante i periodi di crisi ;-)

    Per quanto riguarda la posizione dominante di Microsoft, ritengo che si sia arrivati a questo punto grazie a MS e per colpa dei competitors… se Redhat riuscisse a realizzare un prodotto “simil Windows” (non solo graficamente, ma con compatibilità, versatilità e, non ultimo, costi interessanti) potrebbe pensare di approcciare il mercato desktop. Per ora non lo fanno perchè non sono sufficientemente “appetitosi” per l’utente finale, che vede in Windows l’unica soluzione per i PC di casa (al limite Apple, ma i costi rendono la mela morsicata una soluzione valida solo per chi ne apprezza il valore di mercato e di brand)

  • # 2
    syd
     scrive: 

    Dal lato desktop è difficile convincere l’utente a comprare le soluzioni a pagamento RedHat o SuSe quando Ubuntu è gratuito e funziona meglio ;) Ho provato Ubuntu 8.10 e promette bene in termini di usabilità per l’utente finale. Linux si diffonderà sempre di più anche anche nei desktop, ne sono certo.

  • # 3
    Fer
     scrive: 

    Premetto che uso Linux dal lontano ’92…
    Secondo me esistono troppe distribuzioni Linux per desktop. Solo le più “importanti” sono una decina, spesso con differenze difficili da apprezzare per i più.
    Packet manager incompatibili tra loro, librerie con versioni successive che portano incompatibilità con applicazioni precedenti, supporto problematico per certi dispositivi, Nautilus contro Konqueror, KDE contro Gnome, GTK contro QT etc.

    Tutto questo può ancora funzionare sui server, dove grazie al costo della licenza e della subscription l’utente è tutto sommato tranquillo (in ufficio usiamo da anni Red Hat Enterprise Server) e i software vendor possono contare su una piattaforma stabile per la quale sviluppare e offrire i propri prodotti; ma sul fronte desktop la confusione per l’utente meno esperto (e non solo) regna sovrana.

    Per me, se si vuole offrire una reale alternativa a Windows bisogna uscire dalla logica “cantinara” del “chiunque fa come gli pare” e fare uno sforzo di standardizzazione serio: unire le risorse, fondere progetti simili, pianificare piattaforme di sviluppo comuni e dare all’utente e agli sviluppatori (che non sono tutti ragazzotti con molto tempo libero: c’è anche chi può investire risorse in progetti impegnativi) la possibilità di poter contare su un sistema coerente e stabile e su un supporto a medio/lungo termine che sia affidabile e credibile, anche a pagamento.

    Fino ad allora, da questa frammentazione incredibile, da questo proliferare di proposte a volte di breve vita (quante distribuzioni Ubuntu-based sono uscite negli ultimi 2 anni per i soli netbook?), continuerà a guadagnare solo Microsoft purtroppo.

  • # 4
    syd
     scrive: 

    logica “cantinara” del “chiunque fa come gli pare” ? Mi pare che invece, a parte cose di nicchia, per il desktop gli standard sono due e per di piu’ riescono anche a convivere bene insieme.

    Vediamo:
    – esiste un kernel Linux (uno solo, ovvio con vari adattamenti per i diversi hardware, ma e’ normale)
    – esistono due desktop manager: Gnome (i.e. Nautilus e GTK) e KDE (i.e. Konquerror e QT)
    – Gestori di pacchetti…mi pare che alla fine sono due: debian e rpm.

    Due framework, non “chiunque fa quello che gli pare”. E’ vero sarebbe meglio averne uno solo, ma fondere KDE e Gnome la vedo difficile e non porterebbe a nulla di buono…

    Un discreto supporto all’hardware in Linux già c’è…il resto è colpa dei produttori.

    D’altra parte, parliamoci chiaro, se l’Open Source non portasse a degli standard non avrebbe successo nemmeno sui server.

  • # 5
    Emiliano
     scrive: 

    Non la giudico propriamente una bella notizia, spiego subito perché:

    1) Dal 2000 in poi, RH (il nome commerciale è proprietario e bisogna pagare per usarlo… ;) ha assunto un atteggiamento verso i competitor, gli sviluppatori e gli utenti finale, non molto diverso da quello di Microsoft. Una prova tangibile, secondo, me è l’enorme diffusione di Ubunto che in moltissimi ambiti ha assunto il ruolo che una volta era della suddetta innominabile

    2) I tagli dei costi colpiscono il mercato del lavoro… vale a dire noi che leggiamo gli artuicoli di AP! Tutto questo risparmio, finisce per essere applicato soprattutto sui nostri stipendi (per chi ha uno stipendio; per i professionisti, le cose spesso stanno pure peggio…)

    Ciao a tutti

  • # 6
    minatore
     scrive: 

    Io uso Fedora e sicuramente non mi metto ad usare ubuntu. Il fatto che le aziende preferiscano prendere un linux a pagemento come red hat non lo vedo cosi’ sbagliato. In fondo il pagamento che viene richiesto ha dei vantaggi di tornaconto come assistenza tecnica e modifiche in caso di bug ecc per annullarli (cosa che invece microsoft non fa, fa pagare e basta). Se poi un aziende non vuole pagare perchè come dite voi deve preferire una distro gratis sugli altri pc metterà CentOs. Suse la vedo come una cosa cosa un po a parte diversa dagli altri linux ha vantaggi e svantaggi serve ad aziende con richieste diverse e anche li se non si vuole supporto tecnico c’è opensuse. Ubuntu col cazz che lo metterei in azienda si certo avrei dei server con debian ma perchè mettere ubuntu? perchè è moderno?

  • # 7
    Tasslehoff Burrfoot
     scrive: 

    > Sicuramente i 652 milioni di Red Hat
    > non sono niente paragonati ai miliardi
    > di Microsoft, ma trovare qualche azienda
    > che ha trovato nella crisi globale una
    > spinta per i propri guadagni è sicuramente
    > un’ottima cosa.

    Certamente, se poi i margini di redhat servissero anche a effettuare maggiore debug per evitare figuracce come con la rhel 5.2 sarebbe anche meglio…
    Io in una sola installazione ne ho beccato due certificati e documentati anche su bugzilla.redhat.com.
    1) resize dei filesystem dopo aver aumentato la dimensione di un volume logico con LVM che non funziona a volume montato :\
    2) mod_proxy+ajp su apache 2.2.3 che funziona come mia nonna alla maratona di new york.

    I consigli del supporto di redhat network?
    1) aspettare rhel 5.3? :\
    2) usare mod_jk (ormai morto) “che funziona a differenza di mod_proxy+ajp”, parole testuali scritte dallo specialista redhat sul tracking del bug aperto sul supporto.

    Scusate ma a fare margine così ce la fa anche il mio gatto :\

  • # 8
    j
     scrive: 

    @syd

    questo è solo quello che appare all’ esterno, la realtà è che se si osserva appena più da vicino si corre il rischio di notare che esistono differenze ( e incompatibilità), al di là di quelle pure non indifferenti, tra i package manager o desktop environment impiegati
    o vuoi dirmi che il package di una certa applicazione pacchettizzata per mandriva o per red hat può essere installato tranquillamente sotto debian o ubuntu integrarsi perfettamente e funzionare alla prima? o non piuttosto si incorrerà in problemi di vario tipo, dai path alle dipendenze passando per eventuali modifiche apportate all’ applicazione dalla distribuzione stessa per la propria versione locale?

    >

    questo è quello che, purtroppo, spesso si vuole credere…
    un produttore di HW deve avere una convenienza economica effettiva, a dedicare risorse allo sviluppo e debug di driver ad hoc (anche i programmatori mangiano e quindi vogliono essere pagati), anche per sistemi operativi minoritari (per linux sul desktop siamo ottimisticamente intorno al 4%)
    e se c’è di mezzo proprietà intellettuale di terzi o propria che può essere compromessa, il danno può essere molto più grave dell’ eventuale vantaggio che darebbe l’ apertura all’ utenza open source, o affidare all’ esterno lo sviluppo del driver
    quindi per una società non è detto che sia plausibile divulgare le specifiche affinchè siano individui esterni, in nessun modo legati allo sviluppo e progetto dell’ hw in questione, e magari nemmeno aventi esperienza *nell’ ambito* dello sviluppo di HW di quel tipo (ad es, schede grafiche), per di più spesso noti solo per il loro nickname, a scriverlo…

    il fatto è che dal punto di vista di molta utenza (non necessariamente “ignorante”) il principale riferimento resta il produttore stesso dell’ HW, nè d’ altra parte è accettabile che per sfruttare un certo dispositivo, supportato a partire da una certa versione del kernel e non in precedenza, sia necessario un aggiornamento invasivo del sistema installato (magari perfettamente funzionante), che sostituisca kernel E driver correnti ( e, a volte porti con sè i bug e le regressioni del nuovo kernel, non ancora scoperti nè risolti)

    la verità è che i produttori di HW contano (perchè generano introiti anche nel mercato mainstream, contrariamente al SW open source, “commodity” per definizione), come pure i produttori di applicazioni professionali di terze parti ( il supporto alle quali, soprattutto quelle applicazioni che il mondo professionale ha riconosciuto come standard, è usato per valutare l’ OS, siccome questo solitamente non si installa per l’ OS in sè ma per farvi girare delle applicazioni che consentano di svolgere un’ attività – a meno che il sistema operativo non sia uno strumento ma un fine, e non lo si usi per ammirare il cubo rotante di compiz e poco altro…) – lavorare *per* loro è tipicamente uno dei modi per far sì che una piattaforma software si affermi (quantomeno per microsoft ha funzionato, )
    si avrebbe tutto il vantaggio a uniformare la piattaforma verso un singolo set di specifiche di librerie e api, definite e *stabili* (almeno per finestre temporali di durata a loro volta non ambigua e almeno per quanto riguarda la piattaforma mainstream x86) – si è invece scelto di lavorare *contro* di loro ( http://www.kroah.com/log/linux/stable_api_nonsense.html ) ma anche contro gli utenti (permettendo che la piattaforma -al di là del kernel- si sviluppasse in un modo largamente disorganizzato, divenendo con il tempo sempre più complessa e sempre meno *consistente*, gestibile e compatibile con sè stessa) e come risultato ci si ritrova nel 2009 con un sistema ancora snobbato da ihv e isv, ma anche dagli utenti finali a 18 anni dalla sua comparsa

    è facile dare la “colpa” alle sole società produttrici, con la loro “ingiustificabile” ritrosia ad abbracciare la filosofia del free software, oppure agli utenti, sempre troppo “ignoranti” o troppo “condizionati da Microzozz e da Office” e illudersi di possedere un sistema perfetto per tutti …
    molto più difficile è aprire gli occhi sui problemi, come le inconsistenze, stranezze e inutili complessità nascoste sotto la luccicante superficie del DE, che a volte rendono difficile e laboriosa (anche per un utente volonteroso) un’ operazione che di suo sarebbe semplice e rapida in altri OS (o in un ambiente progettato da zero e cum grano salis)…

  • # 9
    j
     scrive: 

    “Un discreto supporto all’hardware in Linux già c’è…il resto è colpa dei produttori.”

    al posto di
    >>

    avevo usato una tag che uso spesso nei post su blospot ma che wordpress mi ha tagliato via sorry

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