di  -  mercoledì 24 settembre 2008

Possedere un computer richiede l’incredibile sforzo di… doverlo usare (tranne se vogliamo impiegarlo come soprammobile, ma generalmente non è questo il fine, a parte per i pezzi d’antiquariato). Sembra una cosa lapalissiana, ma è tutt’altro che banale. Un computer senza software da farci girare è una scatoletta vuota; un corpo senz’anima; un soprammobile, appunto, perché non si può usare.

Agli utenti si presentano generalmente due scenari: farselo in casa se si è capaci, o sfruttare il lavoro di altri programmatori che hanno pensato bene di coprire delle particolari esigenze realizzando delle apposite applicazioni.

Quando ci si approccia a questo fantastico universo nemmeno ci si pongono tutti questi problemi: il software c’è già, qualcuno l’ha realizzato e noi ne godiamo i frutti. Come? Pagandolo naturalmente: il software viene venduto e… ha un prezzo! Questa concezione cambiò radicalmente quando nelle mie mani finì un dischetto “strano”. Un fish diskgratuito!

Già, perché fino ad allora gli unici programmi che erano “gratuiti” erano di due tipi: quelli che aveva prestato l’amico smanettone di turno (e immediamente copiati; tipica mentalità degli anni ’80, complice l’assenza di adeguata legislazione in materia), oppure quelli che arrivavano dal più vicino Niwa Point (negozio di hardware che era anche specializzato nel “fornire” copie).

Fu quindi una meraviglia scoprire che qualcuno metteva a disposizione dei dischi con programmi liberamente utilizzabili, senza pagare un centesimo (anzi, una lira ai tempi) o, al più, facendosi pagare i costi (irrisori) per la sola riproduzione e la spedizione.

Fred Fish con Dave Haynie

Questo personaggio si chiamava Fred Fish (nella foto è a sinistra; a destra invece c’è un mostro sacro, una divinità venerata dagli amighisti, Dave Haynie) e in breve tempo divenne un’icona della comunità Amiga. Era un programmatore e ha anche collaborato al progetto dello GNU Debugger, ma ha speso buona parte della sua vita alla promozione e distribuzione di software gratuito e/o libero.

Già, il software gratuito e/o libero. Oggi termini come software libero e licenza sono ben noti e diffusi, ma in un’epoca in cui la norma era rappresentata dal dischetto da comprare (per chi aveva l’onestà di farlo) e infilare nel computer l’avvento del software gratuito (addirittura a volte corredato dai sorgenti) era decisamente un’anomalia, qualcosa fuori dal comune.

Sì, perché c’era gente che rilasciava il proprio lavoro senza chiedere nulla in cambio; al limite di venire citato se veniva riutilizzato da qualcun altro, oppure ne continuava a detenere il copyright. Di questi programmi spiccavano sicuramente quelli che venivano chiamati public domain che non ponevano alcuna restrizione al loro utilizzo: potevano essere copiati, ma anche modificati, inclusi nelle proprie applicazioni e addirittura venduti senza alcun limite.

Software realmente libero, appunto, e non a caso, perché oggi per software libero s’intende generalmente quello che sottostà alle quattro “libertà fondamentali (formulate da Richard Stallman della Free Software Foundation) che, però, ad un’attenta lettura, tanto libere non sono, visto che prevedono degli obblighi.

In ogni caso e comunque la si voglia pensare (dato il tema particolarmente “caldo” e “sentito” chi gravita nel mondo dell’informatica si sarà fatto una sua idea in merito), grazie ai fish disk la comunità Amiga venne a contatto con un’altra tipologia di distribuzione del software che fu particolarmente apprezzata e che tanti proseliti ha fatto.

Fred è morto lo scorso anno, ma ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’informatica e un posto d’onore nel cuore dei tanti affezionati che ancora oggi continuano a sentirsi amighisti. Grazie Fred.

21 Commenti »

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  • # 1
    Arunax
     scrive: 

    Bell’articolo, complimenti. Un unico appunto, di carattere “filosofico”: è vero che la licenza GPL di Stallman impone degli obblighi, ma questi obblighi sono del tutto volti a proteggere la “libertà” del software da “ingerenze esterne”. Malgrado tutti i possibili difetti delle licenze GNU (non condivido molto la filosofia degli integralisti del free software), non si può dire che il software GPL non sia libero!

  • # 2
    Anonimo
     scrive: 

    La libertà di Stallman è bella e perfetta solo sulla carta perchè nella pratica è attualmente impossibile essere indipendenti dal software chiuso.
    Ci sono troppi vincoli da accettare per potersi considerare veramente liberi.

    Poi per carità, nel medioevo c’erano quelli che si autoflagellavano credendo così di avvicinarsi al paradiso, come dire che ognuno è libero di farsi il male che ritiene opportuno.

  • # 3
    Cesare
     scrive: 

    @Arunax: sì, mi rendo conto, ma per tutelare delle libertà… se ne uccidono altre. :D

    Questo ponendo anche delle forti limitazioni. Ad esempio, immagina che mi trovi davanti un utente che ha Ubuntu installato nel suo PC.
    Gli posso chiedere di fornirmi i sorgenti di TUTTE le applicazioni coperte da GPL. A causa della licenza è costretto a fornirmeli, altrimenti la violerebbe e… gli potrei pure fare causa. :D

    Se poi quell’utente non ha l’ADSL, ma soltanto un modem 56Kb, praticamente è rovinato. :D

    Come vedi l’utente in questione s’è giocato parte della sua libertà.

    Un’applicazione public domain, invece, è realmente libera: non pone nessuna spada di Damocle sulla testa degli utilizzatori, perché ne possono fare quello che vogliono, e nessuno verrà mai a bussare alla loro porta per chiedergli conto e ragione di quel software.

    L’utente, quindi, conserva integralmente la sua libertà. Anzi, ha acquisito in più quella di poter utilizzare un nuovo strumento, senza null’altro in cambio. :D

    Spero di essere stato chiaro. :)

  • # 4
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    non è un caso che ad oggi e da più parti si definisca BSD come la licenza Free per eccellenza…

  • # 5
    federico
     scrive: 

    @Cesare
    “Questo ponendo anche delle forti limitazioni. Ad esempio, immagina che mi trovi davanti un utente che ha Ubuntu installato nel suo PC.
    Gli posso chiedere di fornirmi i sorgenti di TUTTE le applicazioni coperte da GPL.”

    FALSO!

    la GPL impone di fornire i sorgenti SOLO in caso di ridistribuzione del programma.
    Io posso prendere un programma coperto da GPL, modificarlo e usarlo internamente alla mia azienda rispettando la GPL.

    SE E SOLO SE lo distribuisco esternamente devo fornire anche i sorgenti.

    Sarebbe meglio informarsi di cosa si parla, prima di prendere certe cantonate!

  • # 6
    Cesare
     scrive: 

    Chiariamo una cosa allora. Se ricevo una copia di Ubuntu ho il diritto ad avere anche il sorgente di tutte le applicazioni GPL oppure no?

  • # 7
    federico
     scrive: 

    Sì. (anche se comunque è sufficiente la semplice pubblicazione su sito web/ftp, non è necessario mettere i codici sorgenti su ogni supporto distribuito).

    Ma tu hai detto una cosa ben diversa, cioè che:

    “[..] un utente che ha Ubuntu installato nel suo PC. Gli posso chiedere di fornirmi i sorgenti di TUTTE le applicazioni coperte da GPL. A causa della licenza è costretto a fornirmeli, altrimenti la violerebbe e… gli potrei pure fare causa. :D”

    E questo è falso.

    Per cui
    “Se poi quell’utente non ha l’ADSL, ma soltanto un modem 56Kb, praticamente è rovinato. :D

    Come vedi l’utente in questione s’è giocato parte della sua libertà.”

    E’ una conclusione sbagliata basata su presupposti errati.

    Visto che chi distribuisce il software deve avere un’infrastruttura di qualche tipo, richiedergli di rendere disponibili anche i sorgenti non mi sembra una condizione così onerosa come per un normale utente con modem 56k.

  • # 8
    Cesare
     scrive: 

    OK, quell’esempio è sbagliato, ma quindi è sufficiente che mi venga fornito un url da dove scaricare i sorgenti, o chi mi ha fatto la copia ha l’obbligo di fornirmeli?

    Io vorrei capire i termini (e relativi vincoli) precisi della licenza.

  • # 9
    peppe
     scrive: 

    Naturalmente basta l’url.
    In ogni caso per evitare paranoie di qualunque tipo basta leggere

    http://www.gnu.org/licenses/old-licenses/gpl-2.0.txt

    I “limiti” posti dalla gpl non danneggiano in alcun modo l’utente. Limitano il distributore affinché questi non possa danneggiare né l’utente finale, né l’autore originale del codice.

    P.S. i fish disk contenevano anche software shareware, quindi non proprio 100% libero da vincoli ;) .

  • # 10
    Pio Alt
     scrive: 

    Se non siamo uomini liberi è perchè non sappiamo bene cosa sia la libertà.
    .
    Se libertà fosse fare qualsiasi cosa si desidera, dovremmo far cambiare anche il terzo principio della termodinamica :-)
    .
    Fuori dalla libertà ci tiene il principio di indeterminazione di Heisenberg: non si può essere liberi e contemporaneamente sapere cosa sia la libertà.
    :-)

  • # 11
    Cesare
     scrive: 

    @peppe: ci sono tre grossi limiti in quella licenza:
    – anche l’output di un programma GPL deve sottostare alla stessa licenza se è considerato un’opera (sicuramente ci rientrano i compilatori);
    – se il prodotto GPL è commerciale, devono essere forniti anche i sorgenti;
    – non è possibile utilizzare brevetti.

    Per quanto riguarda i fish disk, questi includevano anche freeware e shareware, ma mi sono focalizzato su quelli public domain (quelli “realmente liberi”, appunto), come puoi vedere. ;)

  • # 12
    Luca
     scrive: 

    Bell’articolo, grazie. Ne approfitto per far notare che lo spirito di Fred Fish è ancora vivo nel mondo amiga. Basti vedere la ricchezza di siti come Aminet (http://www.aminet.net/) o OS4Depot (http://www.os4depot.net) donde si possono scaricare letteralmente migliaia di programmi di qualità e totalmente liberi

  • # 13
    peppe
     scrive: 

    @cesare: Ho capito male (quasi sicuro ;) ) o mi stai dicendo che qualunque cosa compilata dal gcc è sotto la GPL? O_o
    Sarebbe grandioso, visto che mezzo mondo è stato compilato da toolchain basate su gcc! Mi vengono in mente tutti i giochi per ps2, tutte le applicazioni per Symbian, tutto il software per OS X o iPhone…

  • # 14
    Cesare
     scrive: 

    @Luca: grazie del link e delle informazioni. :)

    @peppe: francamente mi piacerebbe fosse fatta più chiarezza in merito, perché nella licenza si parla di output del programma come di “opera” che ricade nei termini della licenza stessa.

  • # 15
    federico
     scrive: 

    La GPL può in effetti sembrare un po’ ambigua: “Il risultato dell’esecuzione di un programma coperto da questa Licenza è a sua volta coperto da questa Licenza solo se il risultato stesso, a causa del suo contenuto, è un’opera coperta da questa Licenza.”

    Comunque le FAQ chiariscono questo punto:
    ( http://www.gnu.org/licenses/gpl-faq.html#GPLOutput )

    “copyright law does not give you any say in the use of the output people make from their data using your program. If the user uses your program to enter or convert his own data, the copyright on the output belongs to him, not you.”

  • # 16
    Cesare
     scrive: 

    Grazie per il link. Subito dopo ho notato questo:

    In what cases is the output of a GPL program covered by the GPL too?

    Only when the program copies part of itself into the output.

    Che è decisamente esplicativo.

    Comunque leggendo un po’ la FAQ ho notato che la GPL impone veramente troppe limitazioni. Ho trovato anche un testo che ne parla approfonditamente: http://opensource.mit.edu/papers/vetter2.pdf e continuo a rimanere dell’idea che troppa libertà viene sacrificata sull’altare della GPL.

    Per chi rilascia software open source il mio consiglio è di affidarsi a licenze meno restrittive, come la BSD. ;)

  • # 17
    Alessandro Cereda
     scrive: 

    Ah che ricordi!!! Avevo tantissimi dischi di Fred Fish. Fu un vero innovatore in tempi in cui trovar eil software non era molto facile. Ricordo benissimo le sue compilation tutte utilissime e con programmi public domain che meritavano un posto d’onore !
    Ricordo bene quegli anni a cavallo tra ’80 e ’90 le giornate passate a programmare e giocare, le idee , le intuizioni….era un mondo affascinante!
    Oggi i moderni pc non stimolano le stesse emozioni, sono senz’altro più veloci e completi ma mancano di quel senso di umanità che univa tutti noi utilizzatori di Amiga.
    Ho avuto il 500, 1000 (bellissima macchina) e il 2000 apparecchi che affascinvano al solo sguardo.
    Che bei tempi…. grazie per l’articolo ..vado ad asciugarmi la lacrimuccia ;-)

    Alessandro

  • # 18
    ale.b
     scrive: 

    anche secondo me la vera licenza open source e’ la bsd.
    se io voglio distribuire del codice open source uso la bsd cosi chiunque lo usa per farci quello che gli pare: cosi e’ libero nel vero senso della parola.
    la gpl impone tutte quelle limitazioni per impedire alla fine che il codice gpl venga utilizzato all’interno di software non gpl, quindi commerciali.
    ma anche se lo fanno… cosa me ne frega? se distribuisco un programma liberamente uno lo riutilizza come gli pare, altrimenti non serve a niente.

  • # 19
    dema
     scrive: 

    Non sono d’accordo con ale.b, per il semplice motivo che se io produco un software per svolgere una funzione, che fa il suo dovere alla grande, e lo pubblico gratuitamente… dopo un altro lo inserisce in un suo software e lo usa a scopo di lucro, non è giusto nei miei confronti, perché io ho rinunciato ad un potenziale guadagno in nome di un ideale, e lui invece ci guadagna sopra.
    Esempio, mettiamo il caso che io inventi un codificatore audio che comprime meglio di wma, mp3 e compagnia varia… lo pubblico liberamente,
    Apple lo prende e lo integra in iTunes, con una bella dose di DRM, e poi vende questa versione come iTunes PRO, per avere più spazio nel tuo iPod.
    A me darebbe parecchio fastidio…

    Ognuno sceglie il modello di licenza che fa al caso suo, e a mio avviso avere la possibilità di scegliere tra diversi livelli di tutela non fa che facilitare i publisher ad affidarsi a questi modelli.

  • # 20
    Cesare
     scrive: 

    La scelta della licenza è assolutamente personale: nessuno ti sta obbligando a seguire la strada del public domain, BSD o similari.

    C’è gente, invece, a cui non interessa il profitto e che vuol rilasciare gratuitamente e senza alcun vincolo le opere del proprio ingegno.

  • # 21
    La comunità open source prenda le distanze da Richard Stallman! - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] quarto di secolo il concetto di software “libero” (sebbene esistessero già da tempo iniziative simili, anche se […]

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