di  -  giovedì 10 gennaio 2013

I PowerPC sono una della famiglie di microprocessori più conosciute e apprezzate, ma il cui percorso nell’ultimo periodo è diventato molto travagliato.

Nati per volontà di Apple, Motorola e IBM, consorziate per definirne specifiche e linee guide, si sono contrapposte principalmente a Intel nel settore desktop nelle intenzioni di Apple e Motorola, per seguire poi anche altre strade: server (naturale dominio, visto che sono frutto di un adattamento della famiglia POWER di IBM), supercomputer, embedded e perfino nelle console di recente.

Il periodo di splendore era dovuto al fatto che i CISC, incarnati dagli x86 di Intel e dai 68000 della stessa Motorola, arrancavano nei confronti dei RISC, che potevano contare su prestazioni e consumi decisamente migliori a parità di risorse (transistor) impiegati.

I progressi della tecnologia e gli immensi finanziamenti alla ricerca di Intel principalmente (e in misura minore da AMD, che però ha portato grandi contributi) nel settore dei CISC ha contribuito ad assottigliare sempre più questo margini, fino a portare in primis al dominio di x86 in ambito prestazionale già verso la fine degli anni ’90, per poi attaccare quello dei consumi.

Obiettivo, quest’ultimo che prosegue tuttora, ma che mieté la prima “vittima” già nel 2005, con Apple che annuncia l’abbandono dei PowerPC, e il passaggio agli x86, di cui abbiamo già parlato in quest’altro articolo.

A supportare questi processori rimangono, quindi, Motorola, che nel frattempo ha staccato la divisione microprocessori facendola confluire nella neonata Freescale, e IBM, che da sempre porta avanti quella che, in fine dei conti, rimane la sua creatura.

IBM ha fornito anche in licenza qualcuno dei suoi core, come ad esempio i 440 e 460, a varie aziende che lavorano nel campo delle soluzione embedded, fra le quali s’è distinta APM, poi divenuta AMCC, ma che da qualche tempo ha deciso di abbandonare i PowerPC (interrompendo anche qualche progetto interessante, discusso in un altro articolo) concentrandosi sugli rampanti ARM.

Altre realtà di un certo rilievo sono aziende come Xilinx, impegnate sul fronte degli FPGA, ma che propongono core PowerPC già sintetizzati e/o personalizzabili per i loro dispositivi, in modo da permette di non partire completamente da zero, ma potersi affidare a un elemento estremamente importante, nonché complesso, già a disposizione. In ogni caso si tratta di ambiti altamente specializzati, dove il core PowerPC funge sostanzialmente da microcontrollore.

In precedenza c’è stato anche il tentativo di P.A. Semi, che ha realizzato un nuovo core PowerPC interamente progettato in caso, il PA6T (analizzato brevemente in quest’articolo), ma a seguito dell’acquisizione da parte di Apple tutte le risorse sono state convogliate nella realizzazione dei SoC ARM di Apple, “uccidendo sul nascere” anche questo progetto (che però era stato pensato per ambiti embedded, e militari).

E’ di qualche giorno, però, la notizia più clamorosa, che riguarda Freescale, la quale in un’intervista riporta che:

The more recent change has been to ARM, which Freescale has embraced with full force after Motorola fought it for years.
[…]
We still do have products based on other architectures, but virtually 100 percent of our research and development is directed toward 32-bit ARM-based (chips).

Il concetto penso sia ben chiaro: di fatto Freescale sta abbandonando i PowerPC. Non può, infatti, esserci alcun futuro per un’architettura, se non vengono investiti soldi e risorse nella sua ricerca e sviluppo.

Con ciò Freescale non smetterà affatto di produrre chip basati su PowerPC, ma si delinea un quadro ben preciso e, peraltro, ben noto. Infatti tuttora quest’azienda produce core basati sulla vecchia famiglia 68000, alcuni dei quali adattati per poter fungere meglio da microcontrollori, ma da anni ormai non v’è alcuna evoluzione per questa famiglia. Si tratta, insomma, di prodotti presenti a catalogo, e che vi rimarranno finché continuerà la richiesta, ma nulla di più.

Possiamo, dunque, affermare che con questa dichiarazione di Freescale si sia definitivamente chiusa l’era dei PowerPC, poiché l’unica realtà che rimane a portare avanti questa famiglia è sostanzialmente IBM, la quale però aveva già i suoi POWER, da cui sono stati tirati fuori i PowerPC, che tuttora sviluppa in perfetta linea di continuità con la sua storia.

Non c’è nessuna novità per IBM, che continua per la sua strada, come ha sempre fatto, focalizzando la sua attenzione su server e supercomputer, e mettendo a disposizione il suo know-how ed esperti per progetti che possano portare a decine di milioni di pezzi, come le console appunto, della quale è stata fornitrice delle CPU per tutte e tre della precedente generazione, anche se per quella nuova sembra che soltanto Nintendo col Wii U continuerà sulla stessa linea (monta un’evoluzione di quella del Wii), mentre dalle voci che circolano da tempo Sony e Microsoft dovrebbero puntare, invece, su x86.

A questo punto è chiaro che le realtà che abbiano fatto affidamento sull’evoluzione dei PowerPC più “consumer“, portata avanti soltanto da Freescale, dovranno necessariamente rivedere i loro piani e pensare seriamente di affidarsi alle due realtà rimaste, ARM e/o Intel, se vogliono assicurarsi un futuro florido.

19 Commenti »

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  • # 1
    Sisko214
     scrive: 

    E da ciò, se ne deduce, che anche i pochi nostalgici che pensavano ci sarebbe stata una New Amiga, dovranno cedere alla realtà dei fatti.
    Seppur qualcuno avrà l’ardire di fare il porting di AmigaOs su Arm, sarà comunque solo un pallido tentativo di riportare in vita qualcosa di ormai anacronistico.
    Amiga è morta ormai da 15 anni, resterà sempre nei nostri cuori, ma lasciamola riposare in pace.

  • # 2
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Considerato l’ambiente, credo che AmigaOS 4 “morirà” PowerPC.

    Qualche speranza c’è per MorphOS, il cui team non mi sembra così chiuso e integralista, ma finché il mercato PowerPC offrirà macchine da utilizzare, non penso che si muoveranno.

  • # 3
    Giacomo
     scrive: 

    Hanno fatto decisamente il loro tempo, è giusto che vengano pensionati, alternative moderne ce ne sono.
    @ Sisko214 un problema che riguarda un centinaio di persone in tutto il mondo non è un problema.
    Il mondo va avanti, i nostagici restino pure all’emulazione che ormai può soddisfare qualunque necesità.

  • # 4
    amig4be
     scrive: 

    beh visto che ovviamente parliamo della solita ristretta cerchia di masochisti fanatici neo amighisti, come detto il problema resta tutto loro a causa dei costi molto elevati e all’isolamento ormai estremo dell’architettura powerpc nonché la sua scarsa utilità in ambito desktop.

    D’altronde tutto il resto è colonizzato da Aros, quindi l’unico modo in cui si può perpetrare la loro stirpe è divenire una sorta di setta con tanto di comandamenti sacri tra i quali l’impiego dell’architettura PPC.

    E’ impensabile un loro cambio di rotta, anche davanti al più tangibile dei crepacci… continueranno a pagare migliaia di euro per dei catorci inutili, scovando sempre qualche cpu in questi cataloghi residui :-)

  • # 5
    andres
     scrive: 

    A me paiono conlusioni troppo nette (leggevo su AW.net che Freescale dichiarava di voler far coesistere e sviluppare le due architetture per almeno altri 10 anni).
    E, ad ogni modo, puoi ascoltare un’intervista di ormai 1 anno e mezzo/2 anni fa ad uno dei programmatori di Hyperion, in cui dichiarava chiaramente come l’eventuale piano B, se necessario, fosse il passaggio ad x86 (scartando ARM).

  • # 6
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Le due architetture coesisteranno, ma Freescale ha deciso di spostare tutte le risorse di ricerca & sviluppo sugli ARM, come ha scritto a chiare lettere. E questo significa la fine dei PowerPC, appunto.

    L’intervista non la conoscevo. Comunque visto che PowerPC è “ufficialmente” morta come architettura, dovrebbero pensare seriamente di passare al piano B. ;)

  • # 7
    andres
     scrive: 

    Io credo che gli AmigaOne rimarranno basati su PowerPC per diversi anni a venire, visto che ci sono comunque disponibili soluzioni molto più performanti delle CPU dei modelli attuali.
    A medio/lungo termine, se a livello di architettura POWER in generale non ci dovessero essere soluzioni praticabili, passeranno a x86/x64, o ad ARM (in quell’intervista lo scartava, ma le cose sono cambiate e cambieranno molto nei prossimi anni).
    Ovviamente, sempre se avranno le risorse per farlo.

  • # 8
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    POWER è inaccessibile, come ben sai: è di proprietà di IBM, e li usa per server.

    Rimarranno soltanto le soluzioni attualmente in commercio o che saranno finalizzate a breve. Dunque basate sul core e6500, per quelle migliori, che non è certo il massimo…

  • # 9
    amig4be
     scrive: 

    Chiaro, tireranno avanti finché non si estinguerà la generazione di nostalgici che mediamente viaggia verso la mezza età :D

    Quindi praticamente il dogma os4 resterà in piedi a vita (quella degli adepti) denominando di volta in volta amigaone qualche ferraglia power pc che subirà il porting di un os notoriamente ristagnante.

    Questa è la (triste) vicenda denominata Amiga NG; credo sia superfluo parlare di piano b quando quello A è già di per se Abbastanza chiaro.

  • # 10
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @andres: non ha senso continuare coi PowerPC soltanto perché ce ne sono di discreti già disponibili, quando sai già che questa famiglia non verrà più sviluppata.

    Ha molto più senso pensare subito a un porting verso una famiglia che può garantire ben altra solidità.

  • # 11
    floriano
     scrive: 

    il più potente powerpc come sta messo rispetto al più potente arm (che dovrebbe essere l’Exynos 5250 che dovrebbe essere ai livelli di un attuale celeron e comunque inferiore a un i3)?

    ps il più potente sta nella xbox360???
    http://it.wikipedia.org/wiki/PowerPC

  • # 12
    floriano
     scrive: 

    P-Cubed la piattaforma tipo raspberrypi basata su powerpc

    http://www.raspberrypi.org/phpBB3/viewtopic.php?f=62&t=22082

    ps. con questo giocattolino amiga può rivivere?

  • # 13
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Non ricordo bene adesso, ma mi sembra che il core utilizzato non fosse pienamente compatibile coi s.o. AmigaOS/like basati su PowerPC, causa mancanza di istruzioni e/o FPU non conforme allo standard PowerPC.
    In ogni caso si tratta di core molto scarsi a livello prestazionale, dunque da scartare.

    Per rispondere al tuo precedente commento, a livello di singolo core / thread, il PowerPC messo meglio e che è possibile acquistare è un G4, che Freescale dovrebbe ancora offrire in un SoC per mercati embedded. Ma si tratta di chip con uno o due core, se non ricordo, e che non verranno più sviluppati.

    I core più moderni sono gli e6500, ma hanno prestazioni single core/thread decisamente inferiori rispetto a un G4 (a parità di clock), perché possono eseguire al massimo 2 istruzioni (out-of-order) per ciclo di clock, contro le 4 del G4.
    Il vantaggio rispetto ai G4 è che sono disponibili con un numero elevato di core per singolo chip (anche 16, mi pare), per cui, sapendoli sfruttare, avrebbero una buona potenza di calcolo sicuramente superiore al miglior chip G4. Solo che nessun s.o. AmigaOS/like supporta più di un core…

    Rispetto al miglior ARM attuale (core Cortex-A15), credo che un PowerPC e6500 di pari clock dovrebbe essere leggermente inferiore.

    La CPU della XBox 360 (e della Playstation 3) è equivalente all’incirca a un G5 a 1,6Ghz, che era la CPU PowerPC più performante (ma non più disponibile), e quindi mediamente superiore ai G4 (tranne per i modelli entry-level, perché i G5 sono nati per scalare in frequenza, e quindi a frequenze basse possono avere prestazioni inferiori a un G4 di pari frequenza).

  • # 14
    Massimo M.
     scrive: 

    Lavorando come firmwarista nel settore embedded è da tempo che l’industria guarda a freescale in ambito ARM tra gli altri cometitor. Dichiarato ormai morto lo sviluppo ad 8 e 16 bit (articolo letto un po’ di tempo fa su una rivista dedicata) i sistemi freescale ARM hanno “dato in omaggio” un sistema operativo da 40-50.k euro. Questo nello sviluppo fa la differenza eccome!
    Tolto il compilatore cui si appoggia freescale (codewarrior che non capisco come faccia a chiedere un solo euro per la licenza) mi sono pentito di aver scelto Texas. Ormai tutti, ma prioprio tutti, si sono spostati su ARM per i sistemi embedded.
    Un mio conoscente, un hardwarista puro – senza conoscenze di programmazine è riuscito a realizzare il programma che le serviva. COsa non troppo difficile ma che ha raggiunto lo scopo: con un s.o. realtime AGGRATIS … tutto gli è sembrato facilissimo!

  • # 15
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Lo credo bene, avendo la pappa (e che pappa!) pronta. :D

    D’altra parte in un mercato dominato ormai da ARM, mi sembra ovvio che bisogna differenziare l’offerta, offrendo agli utenti servizi / funzionalità a valore aggiunto. Bene ha fatto Freescale ad aver avuto questa ottima intuizione.

  • # 16
    massimo m
     scrive: 

    una domanda a Cesar o altri in asolto: nessuno trova Codewarrior (ora lo uso su un vecchio sistema a 16 bit) assolutamente INUSABILE?

  • # 17
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Non l’ho mai usato, ma non ne ho sentito parlare bene, per cui non posso dire altro.

  • # 18
    Mauro
     scrive: 

    Il POWER RISC sembra godere di buona salute in IBM, ma nei server. Che quello di Freescale dedicato al PC sia morto può interessare solo ai nostalgici di Commdore, Amiga e dintorni.
    AD meglio avrebbe fatto a pubblicare qualcosa anche sull’attuale produzione IBM.
    Consumi e costi per prestazioni ad esempio, e le attuali tecnologie litografiche.
    Da quando non c’è più il PowerPC non vi è più un puntuale confronto con il x86 x64.
    Sembra che per i server sia venuto a mancare ogni interesse, ma anche lì il confronto continua.

  • # 19
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    L’articolo ha un ben preciso argomento di cui parlare. Non m’interessa dell’attuale produzione di IBM, che eventualmente farebbe parte di un apposito articolo per il nuovo argomento. ;)

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