di  -  venerdì 2 settembre 2011

Da diversi mesi avevo deciso di preparare una serie di post per ripercorrere i 10 anni di MacOS X, anche in virtù dell’uscita di Lion.

Ora a questi due fattori se ne è aggiunto un terzo che rende improrogabile l’argomento: l’addio di Steve Jobs al ruolo di CEO di Apple, annunciato tra il 24 e il 25 agosto 2011 a Borse chiuse per evitare ripercussioni sulle quotazioni azionarie.

Nei prossimi post ci concentreremo su MacOS X  che trova le sue radici nel rientro di Jobs in Apple con l’acquisizione di NeXT, avvenuta il 20 dicembre del 1996.

MAC OS X: da PinkOS a Rhapsody, una strada tutta in salita verso Mac OS X

Cominciamo quindi il nostro viaggio  partendo, leggete bene, da Windows 95!

Infatti Microsoft con l’uscita del suo gioiellino e grazie ad una campagna marketing senza precedenti, riesce a mettere nell’angolo tutti i possibili competitor e generare molta attesa negli utenti.

Windows 95 diventa rapidamente leader del mercato ed i vari tentativi di Apple di realizzare un OS per contrastarne l’avanzata si rivelano un disastro: da PinkOS, frutto di una joint venture tra IBM ed APPLE (abortito nel 1995) a Copland, sviluppato interamente da APPLE ed abbandonato a  due anni dall’annuncio ufficiale (1996) anche se, alcune sue parti, vengono integrate nei vari aggiornamenti di System 7, che raggiunge velocemente la release System 7.6.

Uno screenshot di Copland

Ovviamente Gil Amelio (CEO di APPLE nel periodo di riferimento) è ben conscio della necessità di realizzare un nuovo sistema operativo e tenta una strada completamente diversa: acquisire Be Inc, produttrice del popolare BeBox e, soprattutto, di BeOS. Come raccontato nel post “Apple Be-Plan”, Be inc era stata fondata a settembre del 1990 da Jean-Louis Gassée, per 9 anni presidente del settore R&D di Apple e Steve Sakoman, direttore dello sviluppo delle CPU e delle linee di produzione di Apple II, Macintosh e Newton.

Gil Amelio

L’accordo di acquisizione raggiunge lo stadio finale ma si blocca per questioni economiche: APPLE offre 120 milioni di dollari mentre Be ne chiede 200, nonostante i “soli” 20 milioni di dollari totali degli investimenti sostenuti dalla società. La lunghezza della trattativa, anche se non del tutto naufragata, spinge la casa di Cupertino a considerare l’adozione di sistemi operativi terzi come Solaris e, addirittura, Windows NT.

In questa fase di incertezza e di panico, rispunta Jobs, precedentemente uscito (e non “licenziato” come spesso si è scritto) da Apple, che chiama Amelio e gli offre il proprio OPENSTEP e la piattaforma tecnologia di NeXT. Le due società raggiungono un accordo di acquisizione ed il 20 dicembre del 1996 APPLE acquista NeXT per 427 milioni di dollari.

Dopo l’acquisizione Amelio commenta l’accordo con la storica frase:

We choose Plan A instead of Plan Be” [Abbiamo scelto il Piano A invece che il Piano Be], con ovvio riferimento a Be Inc.

APPLE comincia così lo sviluppo di Rhapsody, il suo nuovo OS NeXT-based, la cui roadmap  porta al veloce rilascio di due developer release, la prima a settembre del 1997 e la seconda a maggio dell’anno successivo.

 

Rhapsody è lo sguardo rivolto verso Intel

Rhapsody guarda già al futuro: la piattaforma x86 di Intel. Infatti Apple è ormai convinta che i Power PC stiano per segnare il passo e decide di strutturare il futuro Mac OS X in modo da poter funzionare anche sulla piattaforma Intel. Unica eccezione è la cosiddetta “Blue Box”, componente dedicato alla compatibilità con i vecchi applicativa System X, disponile solo su PPC (di contro la “Yellow Box” è il componente dedicato al software nativo per il nuovo OS)

Nel frattempo, sempre nel 1997, viene rilasciato Mac Os 8 (non System 8) che fa proprio il File System HFS+ e aggiorna la GUI, permettendone una più ampia personalizzazione.

Il 16 settembre del 1997 Steve Jobs viene nominato CEO ad interim e, pochi mesi dopo, al WWDC del 1998, annuncia che APPLE è pronta a rilasciare il nuovo Mac OS X. Una curiosità: per Jobs il 16 settembre sembra una data del destino: infatti lascia Apple il 16 settembre del 1985 e vi ritorna, come detto, il 16 settembre del 1997.

Jobs ai tempi della nomina a CEO (1997)

Il vecchio sistema Apple comincia ad essere indicato come “Classic”, quando il 16 marzo del 1999 viene presentato Mac OS X Server 1.0 e una developer preview della Desktop edition denominata Darwin 0.1.  E’ interessante notare come BigA abbia adottato una strategia tipica del mondo Unix: i fork. Se infatti MAC OS X Server è diretta derivazione di Rhapsody, la versione desktop (alias Darwin) è derivata da un suo fork.

Inoltre i sorgenti di Darwin sono rilasciati sotto la licenza APSL (Apple Public Source License) e sono, praticamente, una versione minimale di MacOS X  senza l’interfaccia grafica, i programmi e le librerie proprietarie.

Hexley la mascotte ufficiale di Darwin che evidenzia il suo legame a BSD

Fino al rilascio ufficiale di Mac OSX vengono rilasciate quattro Developer Preview e, proprio con una di queste, al MacWorld Expo del 2000, Jobs dimostra con una applicazione difettosa chiamata BOMB, che il Mac OSX si comporta egregiamente in situazioni anomale, terminando il task che causa problemi ma lasciando il sistema e le altre applicazioni funzionanti. Se ciò oggi può sembrare normale, non lo era affatto su Mac OS 8/9 che costringevano al riavvio del sistema, mentre i sistemi Microsoft erano in grado di comportarsi in modo decisamente più valido.

Il 13 settembre del 2000 viene rilasciata la versione beta (acquistabile a 29.95$), decisamente limitata nelle funzionalità, mentre l’attesa della release definitiva termina il 24 Marzo del 2001: nasce Mac OS X.

MacOS X Beta

MacOS X Beta CD

Si chiude così il nostro primo post dedicato all’evoluzione di Mac OS X. Nel salutarvi approfitto di AppuntiDigitali per ricordarvi che il 17 settembre si terrà ad Avellino l’Olivetti Day, prima giornata tematica dell’evento Comunicando dedicato alla storia dell’informatica. Tutti i dettagli su comunicando.storiainformatica.it.

16 Commenti »

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  • # 1
    Antonio Barba
     scrive: 

    Curioso come se la siano “tirata” con BeOS per 200 milioni, mentre ne abbiano spesi più del doppio per acquisire la NeXT. Tra l’altro, se non erro, la NeXT era in perdita mentre Be Inc. aveva una prospettiva più rosea.

  • # 2
    Gennaro Tangari
     scrive: 

    Beh, si è vero … l’hanno pagata quasi il doppio, ma si sono portati in casa un sistema operativo su base UNIX con un ambiente di sviluppo, che per quanto poco diffuso, era molto apprezzato all’epoca e tra i vari asset anche quel WebObjects (all’epoca molto stimato … in pratica il primo application server per il Web) che è oggi alla base dell’iTMS.

    Insomma … a ben vedere la NeXT non è stata strapagata, se ci metti dentro anche l'”acquisizione” di Steve Jobs :-)

  • # 3
    Ciano
     scrive: 

    @Antonio Barba
    Magie di Steve :)

  • # 4
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    E’ interessante notare che già a fine anni ’90 Apple volesse abbandonare i PowerPC per passare agli x86 della “odiata” Intel.

    Sappiamo, dalle dichiarazioni del CEO di FreeScale, che all’epoca era un manager di IBM, che l’operazione è stata soltanto rimandata perché quest’ultimo propose a Jobs il G5.

  • # 5
    Don Luca
     scrive: 

    Bellissimo articolo, molto interessante e affascinante.

    Aspetto trepidante i seguiti! :)

  • # 6
    Uebmaestro
     scrive: 

    “Rhapsody guarda già al futuro: la piattaforma x86 di Intel.”

    Questa frase mi ricorda un commento di David Haynie (ingegnere capo alla Commodore, prima che andasse a gambe all’aria) in una delle sue ultime interviste pubblicate riguardo il futuro della piattaforma Amiga. Anche loro stavano pian piano spostandosi su “commodity” hardware. Chissà cosa sarebbe potuto…

    @Cesare di Mauro
    A quando altri articoli sulla piattaforma Amiga? Noi siamo qua, eh :-)

    @Barba
    Credo che quando ci sono queste grandi acquisizioni, il valore della vendita sia una cifra calcolata in modo che “faccia effetto”: fra esborso reale, promesse di pagamento, acquisto di azioni, valore stimato delle proprietà intellettualli, ecc. ecc. (non me ne intendo, quindi resto nel vago) non sai mai davvero quati siano i bigliettoni tirati fuori.

    u.

  • # 7
    alex
     scrive: 

    bah, da questa storia si capisce chiaramente che alla fin fine non è la tecnologia a vincere ma i fuffari

    non so a che livello fosse nextstep, ma ricordo le prime versioni di macos x ed erano un pugno nello stomaco

    ho usato anche beos per sfizio, anni fa, ed era tutta un’altra storia

    morale della favola? pensate a fare i soldi non il software migliore, tanto il mondo va avanti a fischi e pernacchie

  • # 8
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Uebmaestro: ho un po’ di roba da smazzarmi, e poi devo rimettere in piedi l’ambiente di lavoro che utilizzavo per poter parlare delle problematiche che ho incontrato, e di come le ho risolte.

    Quindi servirà ancora un po’ di pazienza per i prossimi articoli sul tema Amiga. :|

  • # 9
    firo
     scrive: 

    Non conosco nulla di BeOS, ma sulle potenzialità dei NeXT ricordo ancora qualche pagina pubblicata su MCMicrocomputers…..senza contare che Tim Berners-Lee utilizzò un NeXT CUBE per la prima pagina in HTML.
    Che dire….il caro Jobs ha un nome che è una condanna: sa fare bene i suoi “lavori” ! ! !

  • # 10
    Shin_Shishi
     scrive: 

    Si NEXT è il primo che ricordo con il lettore/masterizzatore per CD ! Comunque può essere che abbiano speso più del doppio anche per far tornare Steve Jobs in Apple… ? Sinceramente di BEos avevo letto qualcosa su MCmicrocomputer all’epoca e non mi era sembrato granchè rispetto a NEXT.

  • # 11
    Shin_Shishi
     scrive: 

    Perdonatemi il doppio post ma, come amighista anch’io sono in religiosa attesa di qualche bell’articolo, per il miglior computer del 900′ ovviamente IMHO !

  • # 12
    Hal2001
     scrive: 

    Avendoli usati (ai bei tempi) entrambi, vi assicuro che BeOS e OpenSTEP erano i migliori sistemi operativi sul mercato.

  • # 13
    Sisko212
     scrive: 

    Si concordo… BeOS era tutta un altra storia… ricordo benissimo la velocità incredibile, il vero multitasking preempitive, neanche paragonabile alle prime versioni di OsX…. anche adesso se ne cercate i “resti” opensource, che mi pare si chiamasse openbeos o haiku ora… e li rapportate a 10 e passa anni fà, potete rendervi conto di quanto migliore fosse, rispetto, alla ciofega di OsX 10.1 e 10.2 che uscì poco dopo di cui ricordo benissimo anche la difficoltà a gestire le stampanti condivise su appletalk…
    E hanno avuto il coraggio di pagare NeXT il doppio di BE…. bha.. che schifo…. secondo me ha giocato un pò anche il fatto che l’ideatore di Be fosse francese puro… fosse stato americano forse la cosa sarebbe andata diversamente.

  • # 14
    ondiz
     scrive: 

    Mi ricorda molto l’iniziativa di saggiamente.com

  • # 15
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    @ondiz: e vero, involontariamente ho usato lo stesso termine “felino”.
    Sicuramente è il tema è stato trattato anche da altri blog/giornali online, ma il taglio dell’articolo è diverso e lo sarà anche nei prossimi post. Saggiamente.com, in modo completo e dettagliato, racconta le peculiarità versioni per versioni, il mio intento invece è evidenziare aneddoti e retrospettive di quello che è accaduto.

    Grazie della segnalazione. FP

  • # 16
    Monz
     scrive: 

    Avete notato nello screenshot di Copland l’errore di ortografia “BALCK & White”? Eheheh

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