di  -  venerdì 27 maggio 2011

Nella nostra rubrica non potevamo non ripercorrere la storia del Disk Operating System, visto che quest’anno compie ben 30anni.

Gli Albori

Era il luglio del 1981 quando Microsoft, allora nota quasi esclusivamente per il Basic,  fa un investimento da molti ritenuto folle e quasi incomprensibile: per circa 50.000 dollari acquista i diritti di uno sparuto sistema operativo prodotto dalla Seattle Computer chiamato 86-DOS (o anche SCP-DOS e Q-DOS).

La stessa Seattle Computer, piccola società costituita da giovani appassionati di microcalcolatori,  è inizialmente convita di aver fatto un grande affare, visto il basso costo di sviluppo sostenuto.

Il sistema era stato interamente realizzato dal giovane programmatore Tim Paterson basandosi sul kit hardware Intel pensato per fornire alle aziende un sistema di pre-produzione i8086 e acquistato da SCP per iniziare la realizzazione di sistemi personal basati sulla nuova architettura. Il nome inziale Q-DOS (Quick and Dirty DOS), stava a rappresentare la sua scrittura veloce (2 mesi circa) e non proprio perfetta ma “sporca”.

Figura 1 – Tim Paterson

Paterson realizza il Q-DOS ispirandosi al CP/M e clonandone i comandi e le API del sistema, ma decide di gestire in modo diverso la cache del disco, facendo sincronizzare automaticamente i dati, mentre il CP/M obbligava l’utente ad effettuare manualmente la sincronizzazione dei dati tra disco e cache, caratteristica che rendeva il sistema più veloce ma rischiava di far trovare gli utenti meno attenti con file completamente corrotti. Anche il file system scelto è diverso: si preferisce il FAT per compatibilità con le precedenti soluzioni SCP e Paterson dota il proprio OS di uno specifico comando Copy.

L’acquisto di Microsoft è conseguente  alla scelta di IBM di realizzare il Personal Computer ed alla sua ricerca di un sistema operativo per tale calcolatore. Inizialmente Big Blue si rivolge al leader in fatto di sistemi operativi per computer personal, ovvero la Digital Research di Gery Kildall. Digital R. vanta un numero impressionante di installazioni del proprio CP/M, sia per quantità assolute sia per numero di sistemi eterogenei supportati.

Figura 2 – Gary Kildall

I colloqui con Kildall sono molteplici, ma le società non riescono a raggiungere un intesa, alimentando le ipotesi sul perché del fallimento di tale accordo, come, ad esempio, l’aneddoto secondo il quale Kildall avrebbe disertato l’incontro decisivo per occuparsi del suo hobby preferito: il volo.

La motivazione più plausibile è che, in realtà, Digital Research chiedesse una royalty troppo alta per pre-installare il proprio sistema sui nuovi Personal Computer (circa 250$) e rifiutasse assolutamente l’idea di cedere il sorgente ad IBM, che invece voleva averne il completo controllo.

Fatto sta che IBM, stanca di dover continuare a discutere con Kildall, si rivolge a Microsoft, con cui ha già degli accordi relativamente al Basic. Gates promette a IBM lo sviluppo rapido di un sistema CP/M like ad un costo irrisorio per copia (circa 60$) al patto di mantenerne i diritti. Quest’ultimo punto è stato fondamentale per la strategia di Microsoft: fino ad allora il software era considerato un accessorio dell’hardware e nessuno si sognava di investire somme ingenti in tale settore, ne tanto meno di pensare ad un modello di business basato su di esso.

IBM accetta, ma la vera questione è che la Microsoft non ha alcun sistema operativo da offrire a Big Blue. E qui nasce lo spirito che ha un po’ caratterizzato tutta la storia del colosso di Redmond (e che lo caratterizza anche ora, basti pensare all’acquisizione di Skype): acquisire quello che non si ha, ma che è necessario avere.

Allen è infatti a conoscenza del lavoro fatto dalla Seattle Computer e Microsoft riesce a firmare un accordo di acquisizione per la licenza commerciale e relativa personalizzazione dell’86-DOS (10.000dollari una tantum e 15.000 per ogni OEM a cui il sistema sarebbe stato venduto), senza far trapelare il nome di IBM e come il sistema verrà utilizzato.

Così il Big di Redmond si mette al lavoro sul sistema operativo e pianifica la road-map per l’introduzione dell’ “IBM Personal Computer DOS 1.0″ (ovvero l’MS-DOS con revisione IBM) che avviene nell’ottobre 1981. Ad aprile dello stesso anno, per lavorare più velocemente sul sistema e rispettare le scadenze, la società di Gates assume lo stesso Paterson, che riesce agevolmente ad adattare il sistema in modo da funzionare sul più modesto i8088, scelto come CPU per la primissima versione del PC IBM.

Figura 3 – Dal Q-DOS all’IBM/MS DOS

Dal canto suo, congiuntamente a Microsoft, IBM sottopone il sistema operativo ad un ampio programma di revisione qualitativa che porta alla luce circa 300bug e costringe i propri ingegneri a riscrivere parte dell’OS stesso, marchiando il PC-DOS con copyright congiunto IBM e Microsoft.

Come detto, a luglio del 1981 Microsoft acquista definitivamente il Q-DOS e ad Agosto del 1981 nasce il PC-DOS 1.0.

Gates vende il DOS che non ha a IBM

(il viewer integrato non riesce a visualizzandolo)

 

Nel prossimo post analizzeremo i primi step evolutivi fino alla versione 4 e le mosse dei concorrenti con i DOS “alternativi”.

11 Commenti »

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  • # 1
    phabio76
     scrive: 

    Ciao,
    (Ri)segnalo un’estratto di Triumph of the Nerds che mi sono tradotto per la gioia di voi tutti:
    http://www.wemedia.it/blog/2010/08/il-trionfo-dei-nerd-parte-5/

  • # 2
    Carlo
     scrive: 

    Sarebbe bello potrebbe aprire l’immagine e leggere cosa sta scritto nel control flow.

  • # 3
    Felice (Autore del post)
     scrive: 

    @Carlo, puoi visionare l’immagine su storiainformatica.it

  • # 4
    blackshard
     scrive: 

    Bello quando l’informatica era fatta di idee e di genialità. Oggi metti 1000 programmatori pagati a quattro soldi dietro un progetto e ti realizzano (male) qualunque cosa.

  • # 5
    Antonio Barba
     scrive: 

    wow :-)

    quella parte della storia informatica l’ho saltata completamente… sono passato da un Amiga 500 con WB 2.1 direttamente al 486 con Windows 95

  • # 6
    Carlo
     scrive: 

    Mio dio, con che italiano spaventoso ho scritto.
    Grazie Felice per l’immagine.

  • # 7
    Flare
     scrive: 

    In effetti poteva essere interessante vederla ingrandita. L’ho trovata più grande qua:
    http://www.winhistory.de/more/bilder/dosskizze.jpg

  • # 8
    Giovanni
     scrive: 

    Interessanti questi “ritorni” su argomenti anche già ampiamente dibattuti ma che concedono comunque l’opportunità di interventi e approfondimenti secondo altri punti di vista. Questa volta l’argomento è dedicato, diversamente da altre occasioni, ad un vero argomento principe: questa introduzione sulle origini, poi, è proprio un classico assoluto del dibattito RC!

    Vedo comunque che questi argomenti sono abbastanza apprezzati seppure manchi spesso un vero e proprio dibattito. Nemmeno io ho potuto, per motivi anagrafici, vivere in prima persona gli eventi di questo post; in compenso ero già pienamente “operativo” anche in ambito MS-DOS già nel momento appena successivo (1985) e probabilmente, oggetto del prossimo.

    Bisogna anche considerare che al tempo, le informazioni reperibili erano molto molto più rade, spesso avvolte in un alone leggendario o di “sentito dire” e spesso molto filtrate dalle esigenze commerciali delle aziende. Spesso si trattava infatti di ri-letture da parte delle stesse aziende e magari rivolte alla stampa specializzata. Purtroppo anche quest’ultima era piuttosto rada mentre le competenze tecniche dei divulgatori giornalistici era il più delle volte indecente e ancora più inaffidabile!

    in ogni caso fa sempre bene ricordare e rispolverare tutti questi argomenti, prima che spariscano del tutto quelli che hanno ricordi diretti. Condivido l’onestà intellettuale di @Barca, che nonostante le già dimostrate competenze informatiche, con la massima correttezza non esita a dichiararsi
    un po’ estraneo all’argomento, ma incuriosito. Meno apprezzabile gli atteggiamenti di chi invece, a volte è successo su questo blog, vorrebbe trasformare luoghi comuni o proprie elucubrazioni o teorie, per letture e interpretazioni storicamente corrette.

    Saluti

    PS: buon RC con http://www.jurassicnews.com

  • # 9
    phabio76
     scrive: 

    Per i veri appassionati di storia informatica il testo di riferimento in assoluto è HACKERS di Steven Levy.

  • # 10
    flameman
     scrive: 

    dos si appoggiava parecchio al bios
    di cui ibm ne includeva listato completo
    allegato alla documentazione tecnica
    che accompagnava il corredo acquisto
    di un 8086/80286 ibm-pc

  • # 11
    Gennaro Tangari
     scrive: 

    Mah, veramente mi pare che lo scoglio più grosso per creare i cloni IBM fu quello del BIOS visto che fu necessario un lavoro di reverse enginering riuscito per primo, se non erro, alla Compaq.

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