di  -  giovedì 7 aprile 2011

Un anno e mezzo fa, su queste pagine, criticavo la troppo facile analogia fra Android e Windows, secondo la quale l’OS mobile di Google si avvierebbe a marginalizzare iPhone e tutte le altre piattaforme “chiuse” in ambito smartphone.

A mio avviso – malgrado le similitudini – il parallelo non era del tutto appropriato per alcune semplici considerazioni che brevemente riassumo:

  • il concetto di OS mobile “aperto” non nasce con Android ma con Symbian; se l’integrazione HW/SW di iPhone ha guadagnato quote proprio ai danni dell’aperto Symbian, non è automatico che Android inverta la tendenza;
  • per chi usa il terminale e per chi ci sviluppa software, un parco terminali Android frammentato fra dotazioni hardware diversissime, rischia di compromettere la user experience;
  • anche il modello “app store”, leitmotiv del mondo mobile da alcuni anni a questa parte, su dispositivi eterogenei rischia di produrre un’esperienza non uniforme delle applicazioni.

Il pezzo si concludeva quindi con questa frase:

Dal momento che, per fare concorrenza a iPhone, bisogna offrire facilità d’uso e compatibilità col parco applicazioni, il successo di Android non può non essere legato al controllo che Google riuscirà a mantenere sull’hardware.

A un anno e mezzo di distanza, dopo i recenti dati di Comscore che vedono Android in fortissima crescita negli USA, la questione è ancora aperta e merita una ripresa.

Vale la pena di ricordare che a dicembre 2009 il primo Nexus era ancora di là da venire. Oggi, memori dell’epopea del Nexus One e col Nexus S da poco in vendita, intuiamo meglio il ruolo dei terminali brandizzati Google: non tanto fare concorrenza ai partner, quanto fissare un “reference design”, mettere una bandierina sullo stato dell’arte, invitando implicitamente i produttori che mirano alla fascia alta ad adeguarsi.

Nel mentre tuttavia anche i prezzi dell’entry level sono crollati: a 100 € oggi si porta a casa un terminale Android con GPS, WiFi, fotocamera etc., il che avvantaggia anche se non elimina, il problema dell’uniformità dell’hardware Android sollevato nella precedente analisi. Rimane in effetti una forte variabilità in ambito display, CPU, GPU e nella qualità dei singoli componenti hardware integrati.

L’ampliamento della base utenti Android, a cui certo contribuisce la disponibilità di terminali a basso costo, impone a chi sviluppa applicazioni un dilemma: adattarsi ai terminali di fascia bassa a costo di sottoutilizzare l’hardware dei più accessoriati, o viceversa sfruttare al massimo l’hardware escludendo una cospicua fetta del proprio mercato potenziale? Quello della frammentazione rimane dunque un problema, per gli utenti e anche per gli sviluppatori, come mostra una recente indagine di Wired.

Sempre a proposito di frammentazione, mentre Google sconta le conseguenze della mancanza di controllo sulle applicazioni inserite nell’Android Market, Amazon vara il proprio Android app store, con applicazioni selezionate e la promessa di un livello qualitativo minimo garantito – nel frattempo la startup BloomWorlds si prepara a lanciare un app store “family friendly” con contenuti adatti al pubblico più giovane.

Peraltro molti vedono nel futuro di Amazon un dispositivo Android personalizzato con accesso predefinito ai marketplace di Amazon, fra cui l’app store, in altre parole un “walled garden” piantato nel bel mezzo dell’ecosistema “aperto” Android.

Il frenetico ritmo di crescita di Android, (particolarmente negli USA) basta dunque a decretarne lo status di Windows del mondo mobile? Ma soprattutto, legittima a pensare che le piattaforme integrate verticalmente – innanzitutto iPhone ma anche WebOS, in parte MS+Nokia, Blackberry – seguiranno la sorte del Mac, dell’Amiga e di tutto quanto negli anni ’80 e ’90 non fosse IBM compatibile?

La risposta va divisa in due parti: la prima riguardante il rapporto fra hardware e sistema operativo, la seconda sul rapporto fra OS e applicazioni.

Relativamente al primo aspetto, quando la potenza di calcolo e la durata della batteria non saranno più risorse scarse per eccellenza, quando insomma anche gli smartphone da 100 € avranno CPU quad core a consumo pari a zero, accelerazione grafica, display hi res e tutti i frizzi e lazzi immaginabili, il dilemma di cui sopra sarà risolto: si potranno sviluppare applicazioni di alta qualità, sapendo di poter raggiungere un pubblico vastissimo. La domanda è: quanto manca al raggiungimento di questo rapporto ottimale fra consumo energetico e potenza di calcolo?

Circa il rapporto fra OS e applicazioni, il maggior vantaggio di Android – la sua “apertura” – ne giustifica sì una forte crescita, ma al prezzo di una serie di problemi che ad oggi non mi sembrano prossimi ad una soluzione, non ultimo quello relativo alla diffusione di malware. E se pure fosse l’approccio “curato” di Amazon a decretarne la soluzione, non sarebbero certo le virtù della piattaforma “aperta” a trionfare.

A fronte di questi dubbi mi pare che la questione Android 2011=DOS/Windows 1980-90 vada a dirimersi da sé come piuttosto infondata. Anche in vista di un dettaglio non proprio secondario: Microsoft è diventata il colosso che conosciamo impilando lauti guadagni per ogni copia venduta in bundle dai partner OEM. Le economie di Android mi paiono al contrario molto più indirette e, soprattutto, ancora tutte da dimostrare.

11 Commenti »

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  • # 1
    Lindowsiano
     scrive: 

    La forza di Windows sui PC e’ stato il fatto che Windows gira ovunque (al contrario di OS X), la forza di Android (alias Linux) sul mobile sara’ anche questa (al contrario di iOS).
    Windows ha vinto allora anche per il prezzo ed il modo di fare economia (accordi con i produttori di hardware).
    Android vincera’ in futuro anche per il prezzo ed il modo di fare economia (accordi con i produttori di hardware).

    Android pecca (come Windows inizialmente) di un’interfaccia bellissima (come lo sono quelle di Apple), ma con il tempo si sistemera’.

  • # 2
    dabemo
     scrive: 

    Non posso che concordare, bell’articolo.
    C’è anche un’altro indicatore che si può aggiungere a quelli citati per dimostrare la tesi dell’articolo.
    I maggiori guadagni nella vendita di app sono su piattaforma iOs. Gli utenti android, pur in numero maggiore nel campo dei telefoni (minore se si considerano anche ipod touch e ipad), comprano molte meno app degli utenti iOs.
    Questo comporta che le maggiori software house, la maggior innovazione e creatività, sia indirizzata verso lo sviluppo per iOs, non verso Android su cui si magari un porting in seguito con minor qualità.
    Nel caso di Windows, il successo del s.o. ha fatto si che il software fosse sviluppato per Windows, in questo caso invece il discorso è proprio opposto, lo sviluppo è fatto per iOs.
    E’ il software che ha sempre fatto la differenza nel successo di un s.o. fin dall’inizio dell’elettronica e le software house vanno dove sono possibili i maggiori guadagni.

  • # 3
    Jorio
     scrive: 

    C’è ancora troppo da smanettare con Android…

    Android sta a Windows XP come iOS (e le versioni future di Android, spero) sta a Vindows 7.

    E’ un pregio e un difetto insieme.

    Proprio oggi son riuscito a risolvere un problema su Ideos… non si riusciva più ad installare nulla. Così ho dovuto accedere via pc alla scheda SD, con il debug USB abilitato, e cancellare il file temporaneo smdl2tmp1.asec nella cartella android.secure per ripristinare la possibilità di installare qualcosa.
    Ecco, è un sistema per smanettoni. Se si impalla qualcosa, devo portarlo da uno che ha le basi.

  • # 4
    floriano
     scrive: 

    magari si possono mettere delle restrizioni sulle modifiche come ha fatto mozilla con iceWeasel (invece di firefox).

  • # 5
    Marco
     scrive: 

    “Microsoft è diventata il colosso che conosciamo impilando lauti guadagni per ogni copia venduta [..] Le economie di Android mi paiono al contrario molto più indirette e, soprattutto, ancora tutte da dimostrare.”

    E’ proprio questo il punto di forza di Google: con Android si garantirà un monopolio di fatto per quel che riguarda l’advertising online per i prossimi lustri, non ha bisogno di ricorrere a modelli di business così “obsoleti”.
    La dimostrazione pratica arriverà dalla pubblicazione dei bilanci ;-)

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Marco
    Non intendevo tanto entrare nella sostenibilità di Android quanto piuttosto mostrare un altro spunto per cui il parallelo con Windows non regge. Non so tu, ma a me, da consumatore e piccolo ingranaggio della grande ruota del web marketing, un monopolio di Google anche nel settore mobile non mi rende affatto allegro…

    Circa le mirabili e progressive sorti del modello di business, il 14 aprile si racconterà solo una parte della storia. L’altra la si legge dai bilanci degli OEM partner di Google.

  • # 7
    Marco
     scrive: 

    “non mi rende affatto allegro”

    Eh, nemmeno a me.

  • # 8
    Alex del viero
     scrive: 

    Al momento Android sembra essere davvero la grande speranza del mobile e personalmente devo dire che mi piace abbastanza.
    Penso pero’ che nel mondo mobile i capovolgimenti possono essere molto piu’ repentini e improvvisi che non sui desktop.
    Il desktop e’ nato come macchina per lavoro , costosa e con programmi professionali molto complessi.
    Da tutto cio’ derivavano aspetti importanti come durata nel tempo , rendita, possibilita’ di aggiornamento ecc
    Il mobile x molti e’ puro intrattenimento, un po di internet, facebook , qualche giochino e ogni 2 anni (massimo) si cambia modello.
    Da questo traggo che il consumatore e’ molto meno interessato

  • # 9
    Alex del viero
     scrive: 


    a cosa gira sopra il suo ultimo fotocaffephontofonino…
    basta che funzioni bene per un po e se nn e’ molto soddisfatto
    ci riprende qualcosa su ebay e ne compra un altro!

  • # 10
    Cristian
     scrive: 

    Mi piacerebbe vedere cellulari in cui l’aggiornamento del sistema operativo non dipenda dai singoli produttori ma sia unico per tutti gli smartphone.
    Utopia?
    Si e no.
    Esistono varie guide non ufficiali per diversi modelli per avere android 2.3 in cellulari fermi a 2.1, quindi basta solo volerlo.

  • # 11
    Arunax
     scrive: 

    La potenza di calcolo non è già più oggi “risorsa scarsa” su uno smartphone, anche su quelli dal prezzo più basso (tranne per quanto riguarda i giochi naturalmente); il consumo energetico lo rimarrà ancora per lungo tempo a meno di grandi innovazioni nel campo delle batterie, perché è una richiesta in contrasto con la richiesta di maggiori prestazioni (è sempre più impegnativo ridurre i consumi dei chip). In questo senso l’integrazione verticale offre e continuerà a offrire un vantaggio che è però inversamente proporzionale al numero di prodotti per cui è sviluppato un software (se i modelli di iPhone fossero venti il lavoro di ottimizzazione sarebbe estremamente più complesso).

    La frammentazione di Android è solo l’altra faccia del fatto che Android è pensato per funzionare su una gamma di dispositivi molto più ampia di iOS, a partire dal fatto che si basa pesantemente su una macchina virtuale. Google fa soldi sulle ricerche e sull’advertisement mobile (anche da iPhone), di conseguenza il suo primo interesse è fare sì che più persone possibili usino smartphone. La frammentazione in un certo senso è necessaria per raggiungere questi obiettivi: non tutti possono permettersi un iPhone, e anche quelli che possono permetterselo potrebbero voler scegliere un prodotto diverso. L’ unica somiglianza fra Android e Windows secondo me sta proprio qui: entrambi non puntano ad una specifica fascia di utenti, ma sono costruiti in modo da cercare di accapparrarne il più possibile (per obiettivi diversi, però, visti i due differenti modelli di business).

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