di  -  giovedì 16 settembre 2010

Un buon giovedì pomeriggio a voi, amanti del retrogame e lettori di Appunti Digitali.

Mi scuso innanzitutto per il buco editoriale ma è un periodo di transizioni personali importanti con carico di lavoro estenuante annesso e non ce l’ho proprio fatta a pubblicare in tempo.
Avevo iniziato e correndo forse l’avrei finito ma la prospettiva di rischiare di scrivere frettolosamente mi ha convinto a desistere e posticipare.

Due settimane fa abbiamo iniziato insieme un piccolo viaggio. Un appuntamento a puntate le quali ripercorreranno le tappe dell’esperienza giapponese che ho avuto la fortuna di vivere quest’estate, più precisamente nella metropoli per eccellenza del Sol Levante, ovverosia Tokyo.

Ho molto riflettuto sui vostri al solito preziosi feedback ed incrociandoli con le mie impressioni generali ho pensato che la formula del diario fosse un’idea piuttosto semplice per tenere traccia dei vari spostamenti ed argomenti da trattare e comunque simpatica da proporre.
Però rispetto ai post cui siete abituati mi piacerebbe inserire un numero maggiore di allegati visuali rispetto al solito.
Si dice che un’immagine vale più di mille parole. Ed io ho dato fondo alla mia fantasia fotografando una media di 100 scatti al giorno (con alterni risultati ma d’altra parte sono un neofita e non pretendevo certo la Luna da me stesso).
Fate queste premesse, partiamo, se poi l’esperimento sarà piaciuto allora proseguiremo sulla falsariga.

Dove eravamo rimasti? All’arrivo nella terra promessa direi.
Come tutte le grandi capitali mondiali, Tokyo usufruisce di più scali aereoportuali. Narita, il nostro, viene utilizzato soprattutto per i voli internazionali-intercontinentali, mentre Haneda (il secondo principale) tratta in gran parte i voli interni (o domestic flights per chi ama la dicitura anglosassone) e le rotte asiatiche in generale.
L’atterraggio, ore 6pm locale, è stato tranquillo come tutto il resto del tragitto. Qualche piccolissima turbolenza che però è comprensibile sulle 18 totali.
Il personale, amabile, sfoggiava una padronanza linguistica da fare invidia (dico solo che prima di partire gli idiomi elencati ammontavano a qualcosa come venticinque totali) quindi mi sento di consigliare Emirates come compagnia anche per il discorso bagaglio cui abbiamo accennato la volta scorsa e che sarà protagonista ahimè nel finale.

Come avete potuto constatare dalla foto della prima puntata il tempo atmosferico non era eccelso ma nel complesso non ci è quasi mai mancato il sole (croce e delizia nostra).
Integrando il capitolo viaggio, mi permetto di dare questo consiglio, riciclato dall’esperienza dell’anno scorso di mio fratello.
Quando vi troverete a scegliere il volo, dovrete tenere presente lo scalo di partenza (e quindi quel discorso sul non fare la sfacchinata per raggiungere la destinazione perché non ne vale la pena), i bagagli ed anche l’orario di arrivo.
Perché direte voi?
A meno che non si tratti di una lunga permanenza (e in tal caso beati voi), il jetlag può essere un problema. Quanto il vostro corpo riesca ad abituarsi al cambio di fuso orario potete saperlo soltanto voi ed è molto soggettivo.
Un modo per ridurne l’impatto è quello di non andare a dormire subito, ma di rispettare lo scorrere della giornata per abituarvi prima possibile al nuovo bioritmo.
Atterrare quindi nel tardo pomeriggio o serata vi consentirà molto più facilmente di resistere alla stanchezza ed alla tentazione di riposarvi immediatamente.
Viceversa, arrivando presto è vero che idealmente potreste avere più tempo utile da dedicare a voi stessi ed alla vostra meta ma potreste risentirne nel proseguo della vacanza.
La fascia che va dalle 17:00 alla sera tardi, soprattutto nei giorni feriali è abbastanza tranquilla ed abbiamo avuto la sensazione, camminando dal gate all’uscita, di avere quasi l’aereoporto in tasca.
Abituato alla confusione di Heathrow per esempio è stata una sensazione molto strana in effetti.

Lo so l’immagine in qualche modo fa ridere ed ha anche quello scopo perché comunque trattasi di vacanza ed almeno personalmente il mio obiettivo era quello di rilassarmi e divertirmi scoprendo un Paese sconosciuto ai miei occhi.
Fornisce però al tempo stesso due principi cardini della società giapponese (sempre precisando nell’ottica-Tokyo): la pervasività della tecnologia, presente ovunque ed il grande rispetto per tutte le persone, indipendentemente da quale sia il loro credo, orientamento sessuale, peculiarità fisiche e via discorrendo.
Il bagno tutto fare è una costante (lo trovate nelle case, albergo, locali pubblici…) ed una delle storie che i viaggiatori sono soliti raccontare. Il mio contributo l’ho dato.

Risolto il capitolo volo restava un piccolo ma non trascurabile dettaglio. Come si arriva a “casa”?
Qui ci sono varie soluzioni papabili. Va fatta una doverosa premessa: Narita è una città che fa parte della prefettura di Chiba, inglobata in quella che molti definiscono la Grande Tokyo e che comprende altre tre prefetture: Tokyo in primis, Kanagawa e Saita.
Per quanto quindi si possano concettualmente e fisicamente definire un unico enorme agglomerato urbano, bisogna ricordarsi che stiamo parlando di spazi e quindi tempi molto dilatati rispetto alle nostre abitudini.
Ha quindi senso cambiare linee di metro/treno? Secondo noi no. La macchina non l’avevamo, il taxi era proibitivo quindi restava una validissima opzione.
La navetta. Ci sono passaggi continui di linee che collegano direttamente il centro di Tokyo e proprio l’aereoporto.
Completate le operazioni di ingresso nel Paese (quindi le solite dichiarazioni di non portare oggetti pericolosi, contenuto nei bagagli consono alle leggi locali ecc.), con un’ora e mezzo di ulteriore spostamento ci siamo trovati nel bel mezzo di Shinjuku, il quartiere che mi avrebbe dato un alloggio dove riposare le mie stanche membra.
All’andata ma soprattutto al ritorno (visto che ero da solo e che sembravo un albero di Natale dalla quantità di bagagli in mio possesso) garantisco che ha fatto tutta la differenza del mondo, almeno per me.
Costo: 3000 yen. Opinione nostra: assolutamente ben spesi.

L’hotel mi ha accolto a braccia aperte e dopo aver elargito il dovuto ci siamo subito diretti verso la dimora di mio fratello, ovverosia Ebisu, una zona residenziale piuttosto famosa che fa parte del quartiere di Shibuya.
Apro una parentesi “monetaria” visto che abbiamo appena parlato di soldi.
Il cambio attualmente è il peggiore da quando esiste l’Euro. Amen. Quando si pianifica un viaggio secondo me bisogna fare i conti con le contigenze del momento e se lo si progetta da mesi il rischio di essere sfortunati esiste e non ci si può fare granché.
Tradotto: rinunciare o decidere una vacanza in base al cambio non è probabilmente la scelta migliore (sicuramente non era un’opzione nel mio caso).
Il tenore di vita in Giappone è alto,  anche se molto meno alto rispetto al boom degli anni ’80-’90, prima che la crisi asiatica si facesse sentire.
Ergo vi troverete in situazioni per cui spendere sarà d’obbligo.
E’ altrettanto vero però che, soprattutto in una metropoli come Tokyo (dove la scelta è ampia), potete risparmiare pur divertendovi, mangiando bene, girando ecc.
Vedremo come nel proseguo.

Detto questo, per esperienza personale, lasciate perdere il cambio in loco. Ho sentito persone consigliare di effettuare il cambio valuta ad esempio direttamente in aereoporto.
Bene, al ritorno mi sono trovato costretto a spedire dei bagagli (poi vi racconterò la disavventura) e le tasse da me pagate sono state di gran lunga superiori a quelle che la mia banca ha imposto.
Quindi rivolgetevi al vostro istituto di credito, come prima scelta.
Il cambio in yen (la moneta giapponese) può essere fatto sia portando contante sia dal vostro conto personale e le tempistiche sono ridicole: uno o due giorni lavorativi.
Il Giappone è uno dei Paesi più sicuri al mondo, con un tasso di criminalità pari quasi a zero.
Ecco perché i giapponesi sono soliti girare anche con molto contante addosso. Se preferite evitare le fluttuazioni del cambio pianificate all’incirca quanto andrete a spendere nel vostro soggiorno e cambiate di conseguenza.
In ogni caso la vostra salvezza si chiama “carta di credito”. Se già non ne siete in possesso, meglio optare per la VISA o al limite Mastercard (le più diffuse al mondo). L’American Express è per esempio molto meno accettata. Non sempre vi sarà possibile effettuare pagamenti con la carta, per esempio ad Akihabara alcuni negozi non lo prevedono.
In generale però, un po’ come per gli Stati Uniti, non dovreste avere problemi.
Potete usare la carta anche per prelevare contante, fate attenzione però agli addebiti salati che ogni circuito applica, solitamente non inferiori al 4%.
Ecco perché ha senso cambiare molto contante prima di partire.

Torniamo a noi. Ebisu dicevamo.

Questa foto non ritrae granché del quartiere. Il protagonista è viceversa mio fratello in versione pseudo bandito con tanto di Honda taroccata Ferrari.
Forse avrete visto il penultimo Fast&Furious alias Tokyo Drift. In caso contrario non vi siete persi certo un pezzo di storia del cinema. E’ però sintomatico di una passione molto giapponese non solo verso le macchine ma per il cosiddetto “tuning”, cioè la personalizzazione del mezzo attraverso modifiche meccaniche o estetiche.
Questa non è un gran esercizio di stile, quanto più un simpatico omaggio al nostrano cavallino.
Se volete vedere lavori fatti a regola d’arte allora il vostro obiettivo si chiama Osaka, la città che alcuni definiscono la patria dei “truzzi” nipponici.

Ovviamente dopo il viaggio, le scarpinate, i bagagli e quant’altro non potevamo non nutrirci.
Usciti dall’appartamento del fratellino ci siamo diretti in una delle tante tavole calde presenti a Tokyo.
La catena se non ricordo male mi pare fosse la famosa Matsuya.

E a dirla tutta non abbiamo mangiato affatto male.
Il cibo, qui fotografato, constava di immancabile porzione di riso condita con verdure e pezzi di carne stufata, brodo vegetale (la ciotola nera accanto alla bottiglia verde), verdura cruda in particolare semi di soia e salsine a scelta.
Costo totale 680 yen, circa 6 Euro.

Poco vero? In generale, a seconda ovviamente delle vostre preferenze di cucina, locali e quartieri, è possibile pranzare o cenare anche con meno di 10 Euro a testa.
Questo perché in primis non si paga da bere, in secondi anche il coperto è spesso e volentieri gratuito.
Come direte voi?
Eh sì. Se voi non chiedete bevande particolari (alcoliche o bibite tipo Coca-Cola e affini) e scegliete acqua o la bevanda nazionale cioè il thé verde, non vi verrà chiesto mezzo yen in più di quel che spendereste con la vostra portata.
Non solo, finito il bicchiere potete riempirlo a mo di self-service oppure lasciare che gli inservienti lo facciano per voi.
Questa è la normalità in Giappone. Evidentemente siamo abituati male noi, visto che l’acqua è un bene credo di tutti.

Un’altra splendida consuetudine è quella di indicare sempre il costo dei vari piatti anche all’ingresso dei locali con menu o liste appiccicate sulle vetrate. Nessuno rischio di “sOla”, tipica dei posti turistici italiani ma non solo. Venezia, Roma, Firenze. Tanto una volta nella vita sarà capitato anche a voi ne sono sicuro.

Conclusa la serata, mi sono diretto nuovamente verso Shinjuku-Sanchome.
Conoscendo la mia scarsa attitudine all’orientamento (io stesso mi definisco un po’ come il Ryoga, conosciuto personaggio di Ranma, della situazione) mi sono fatto istruire per bene sulle linee e la direzione della metro. Ci torneremo su questo capitolo, non vi preoccupate.
Arrivato incredibilmente sano e salvo era la volta di tornare all’ovile e riposarsi.

La camera, come già anticipato, seppur non enorme (ma tenete sempre presente che siamo a Tokyo e gli spazi sono generalmente pochi) si è rivelata calda, accogliente e spaziosa per le mie esigenze.

Una menzione particolare va al bagno, direi, “minimalista”.

Nei giorni subito seguenti all’arrivo in realtà non c’è tantissimo da raccontare.
Complice la stanchezza del viaggio e la tracheite del povero fratellino, abbiamo limitato le nostre camminate ai quartieri limitrofi di Shinjuku e Shibuya, dedicandoci sia allo shopping sia alla vita notturna che la capitale giapponese ha da offrire.

Ripartiremo da qui la prossima settimana. Non mancate.

32 Commenti »

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  • # 1
    matt
     scrive: 

    argh!!! l’interesse nel racconto era un crescendo esponenziale e ci lasci sul più bello :)
    sono stato anche io in giappone a maggio e ci sarei tornato appena ho rimesso piede in italia. troppo bello il giappone.

  • # 2
    aeternal
     scrive: 

    L’aspettavo da tempo, cominciavo a chiedermi se fosse finito con la prima parte o meno, ad ogni modo direi interessantissimo :D
    Mi permetto di chiederti una piccola cosa. Avevo fatto una qualche ricerca tempo fa e finii per sbaglio in un sito in cui elencava diverse cose da NON fare in giappone. Ad esempio dare la mancia, che è considerato quasi oltraggioso. Come anche, in caso una persona inciampi o cada, dar loro aiuto o comunque aiutarli a rialzarsi. Poichè questo significherebbe accrescere ulteriormente la vergogna dell’individuo. Oppure mai donare un solo fiore ad una persona, perchè questa usanza è riservata alle persone in lutto. O anche infilzare il cibo con le bacchette poste verticalmente, poichè anche questo deriva da un’usanza funebre.

    Mi chiedevo dunque se tu, con la tua esperienza, ti sei trovato in situazioni quantomeno insolite. O se bene o male eri già partito con cognizione di causa e quindi hai evitato a priori. O ancora se hai qualcosa, magari in un prossimo appuntamento, da consigliarci in proposito, sia da evitare sia, perchè no, da fare per dimostrare quantomeno di rispettare la loro cultura.

    Scusami per la curiosità, ma sono davvero curioso :D
    Andrebbe bene anche in un prossimo appuntamento, non c’è bisogno di rispondere qui, non c’è fretta :)
    Grazie mille comunque.

  • # 3
    radoen
     scrive: 

    Bellissimo resoconto! mi piace la scelta del “diario” aspetto la seconda puntata.

    PS sono avanti i jappo però…

  • # 4
    [D]
     scrive: 

    Certo che i giapponesi per quanto riguarda i bagni sono strani. Si passa dalla cabina di controllo del grande mazinga ad un coso che ricorda il residence del film di Pozzetto quando fa il contadino in trasferta. Quella cosa che si vede sullo sfondo del secondo bagno è una doccia o una vasca per nani ?
    Come mai dici che i taxi sono proibitivi ? Da quelle parti si sono coalizzati per renderci il servizietto che i nostri fanno ai loro turisti quando vengono a Roma ?
    Ma poi ancora, si riesce veramente ad associare il gusto del the verde a qualcosa di solido ?

  • # 5
    FedNat
     scrive: 

    Bene Jacopo, ottimo resoconto.

    Immancabile la foto del bagno giapponese! Ovviamente l’ho fatta anche io :-)

    La cucina giapponese gia’ mi manca, e’ molto buona e, come detto da Jacopo, spesso economica.
    P.S. Il brodo vegetale dovrebbe essere misoshiru, zuppa di miso. In Giappone te la portano molto spesso, a colazione, pranzo e cena. Secondo me e’ ottima.

    @ aeternal

    La mancia non si usa in Giappone e potrebbe risultare offensiva in certi casi.
    Infilare le bacchette verticalmente nella ciotola di riso viene fatto durate il pranzo rituale dei funerali e quindi e’ da evitare.
    Le altre due non le sapevo.

    Aggiungo un altro paio di cose da non fare in Giappone:
    – Passarsi il cibo tra commensali da bacchette a bacchette (anche questo si fa nei funerali)
    – Soffiarsi il naso in pubblico

    Attendo fiducioso le prossime puntate

  • # 6
    bolkonskij
     scrive: 

    @Jacopo Cocchi

    Questo perché in primis non si paga da bere, in secondi anche il coperto è spesso e volentieri gratuito.
    Come direte voi?

    in secundis… ;-)

  • # 7
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Evitate anche di dire “cin cin” quando brindate. :D

  • # 8
    Valerio
     scrive: 

    Veramente un bel racconto! Ottimo anche per spezzare la routine di articoli a tema (ovviamente ^^”) informatico.

    Sono curioso proprio di sentire la parte più tecnica del viaggio, la foto finale con Yodobashi Camera sullo sfondo promette bene…. :-P

  • # 9
    imayoda
     scrive: 

    ottima qualità narrativa :)
    sto sognando giapponese :)

  • # 10
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    x matt

    abbiate fede, un lavoro dovrebbe essere finito in questi giorni e quindi avrò più tempo da dedicare a me ed a voi naturalmente :)

    x aeternal

    lo so, è scocciato tantissimo anche a me non pubblicare lo scorso giovedì. Spero che gli altri lettori non si siano persi per strada…
    Per quanto riguarda il discorso usanze e così rispondo anche agli altri commenti, secondo me va fatto un discorso un po’ più ampio che qui accenno poi magari ne parlerò più avanti.
    Quello che scrivono le guide sono una cosa, la pratica è un’altra.
    Gran parte delle cose da non fare io le ho trovate nella Lonely Planet (che magari avete acquistato anche voi).
    Se vivete in Giappone è un conto, da turisti un altro.
    Ad esempio il fatto di soffiarsi il naso…i giapponesi lo ritengono come una cosa da non fare perché espellendo il muco in qualche modo vi private di un pezzo della vostra anima (se ho interpretato male correggetemi pure).
    Ma noi siamo comunque occidentali e francamente mi fa molto più schifo tirare su col naso quando invece dovrei soffiarmelo.
    In metro l’ho fatto un paio di volte e nessuno ci ha fatto caso.

    Paese che vai usanza che trovi, si dice.

    Sulle bacchette aggiungo anche questo. Un altro gesto funebre è quello di infilzare le bacchette sì ma tenendole poi in verticale.

    Ripeto, se la questione è viverci allora poi gesti in teoria non consoni alle tradizioni locali vengono in qualche modo automaticamente meno. Da turista trovo molto più rispettoso non sporcare, salutare e ringraziare sempre con l’inchino (dato che lo fanno i giapponesi per primi), seguire qualche piccolo rituale quando visitiamo i templi ecc.
    Mi rifaccio più ad una questione generale di civiltà, poi ognuno è libero di comportarsi come crede.

    Situazioni particolari in questo senso direi di no a parte una in ascensore che però commenterò a parte.

    x D

    ahah è sia una doccia che una vasca per nani :)
    io usavo solo la doccia, decisamente più pratica.
    Per quanto riguarda il taxi no non è affatto proibitivo, l’ho scritto nell’altra puntata mi pare.
    Ho scritto qui che il viaggio dall’aereoporto all’hotel in taxi sarebbe stato proibitivo.
    Un’ora e mezzo di viaggio in taxi in qualsiasi Paese tra i più ricchi del mondo costa un rene.
    Ecco perché abbiamo scelto l’altrettanto comoda navetta.

    Thé verde con qualcosa di solido? Mmm non saprei. Prova a spiegarti megli perché forse non ho capito bene cosa vuoi dire.

    x bolkonskij

    hai ragione. Chiaramente un refuso (sennò verrei appeso dalla mia insegnante di latino). Purtroppo il tempo per rivedere la bozza è pressoché zero.
    Segnalate comunque errori o passaggi che non tornano così li correggo. Grazie ancora

    e grazie a tutti per i complimenti. Non so se la lettura risulti sufficientemente scorrevole (io ci provo) ma mi fa piacere che l’idea del diario piaccia.
    Nelle prossime puntate le foto saranno anche di più, così da non appesantire troppo il racconto e darvi qualche pausa “riflessiva”.
    Al prossimo giovedì :)

  • # 11
    aeternal
     scrive: 

    Per quanto mi riguarda puoi continuare così, ti prende veramente la storia :D

    I miei piani futuri sarebbero di fare il master in giappone, per questa ragione direi piuttosto che ci vivrò. E il discorso era che in quanto, pur sempre estraneo, personalmente trovo giusto seguire la cultura del popolo, o quanto meno in pubblico. Per il semplice fatto di non mancare di rispetto. E’ una cosa in cui credo. Ma grazie comunque per le risposte, le ho apprezzate :)

    Aspetto con ansia la prossima puntata :D

  • # 12
    LMC
     scrive: 

    @D

    I taxi in giappone partono da una quota fissa (che non ricordo… circa 5 euro) che ti permette di fare i primi chilometri. Se rientri in questa quota, o poco piu’, possono essere anche considerati a buon mercato.
    Il problema sorge quando il tassametro comincia a scattare, perche’ lo fa ad una velocita’ vertiginosa!

    … e mi raccomando, giu’ le mani dagli sportelli!!

    Saluto

  • # 13
    banryu
     scrive: 

    Bellissimo proseguio dello scorso appuntamento.
    Mai stato in Giappone e più in generale in oriente, anche se l’ho sempre sognato e ne ho letto molto.

    Mi piace molto questo diaro di viaggio, e, ti dirò, il fatto di dover attendere un certo lasso di tempo tra un appuntamento e il successivo non mi dispiace affatto, anzi.

    Infine, mi unisco ad aeternal nel richiederti se puoi raccontarci anche quello che sai circa i comportamentali da evitare e quelli invece “raccomandati” nelle varie situazioni sociali.

    Complimenti per lo stile, anche io lo trovo appassionante!

  • # 14
    [D]
     scrive: 

    \i giapponesi lo ritengono come una cosa da non fare perché espellendo il muco in qualche modo vi private di un pezzo della vostra anima\

    -_- e quando devono espellere altro, lì non se ne va un pezzo d’anima ? -_-

    \Thé verde con qualcosa di solido? Mmm non saprei. Prova a spiegarti megli perché forse non ho capito bene cosa vuoi dire.\

    Mi faccio di The verde quasi tutti i giorni e per quanto lo apprezzi come \tisana\ rilassante (c’è chi dice che sia invece un eccitante ma per come sono fatto ci vuole ben altro a darmi la carica) non riesco ad immaginarmi di mangiare qualcosa e di tenerlo come bevanda \da cibo\ neanche con i biscottini come fanno gli inglesi.

    \Il problema sorge quando il tassametro comincia a scattare\

    Il tassametro va a tempo giusto ? Che razza di traffico c’è a Tokyo ? Tanta gente, tante auto ma tutte ben organizzate o come da noi dove spesso scatta il verde e non ci si può muovere perchè il furbo di turno è rimasto intrappolato nel mezzo dell’incrocio con somma gioia del tassista ?

    \… e mi raccomando, giu’ le mani dagli sportelli!!\

    Sono elettrificati ?

  • # 15
    c4os
     scrive: 

    [D]
    no, sono automatici xD
    e se li forzi rischi di rompere il sistema di chiusura automatico con annesso rimprovero del tassista

  • # 16
    LMC
     scrive: 

    @D

    Il traffico a Tokyo rispetto a quello a cui siamo abituati qua (poi se sei di Roma, non ne parliamo) semplicemente non esiste. Hanno anche li i loro intasamenti, ma niente di paragonabile.
    Le auto rispetto all’enorme massa di gente sono molto poche, li la macchina è un lusso. I mezzi pubblici sono semplicemente spettacolari ed è quello il mezzo di elezione per il tokyese. L’auto, non te la vendono nemmeno se non hai un posto auto dove metterla (in strada, in linea di massima, non si parcheggia), girano solo in condizioni impeccabili e per fare benzina ci metti MINIMO mezz’ora. E’ intesa in tutta altra maniera rispetto a qua. Poi il giapponese segue le regole, sempre. Col rosso non si passa, fine del discorso, può essere anche l’una del mattino in periferia con strada deserta, ma non si passa. E non si passa nemmeno finche l’incrocio non è sgombro e nessuno si azzarda a suonare.

    Una curiosità, li usano qualche particolare accorgimento nel fare le strade. Sono estremamente silenziose, non si sente il casino che si avverte qua, quando ci passa un’auto.

    Scusa la prolissità, ma si potrebbe fare un trattato sul traffico di Tokyo!

    Saluto

  • # 17
    [D]
     scrive: 

    “L’auto, non te la vendono nemmeno se non hai un posto auto dove metterla”

    Come da noi, uguale preciso XD
    Qui sono capaci di venderti il suv da 20 metri poi sta a te trovare dove metterlo, fosse anche in equilibrio su una ruota sopra un bidone dell’immondizia (dannata forza di gravità…)

    “I mezzi pubblici sono semplicemente spettacolari ed è quello il mezzo di elezione per il tokyese.”

    Chissà se anche da loro s’inventano tante boiate riguardo gli Euro N delle auto o se utilizzando i mezzi pubblici effettivamente riescono a ridurre l’inquinamento.

    “per fare benzina ci metti MINIMO mezz’ora.”

    Questa non l’ho capita. Se hanno un traffico tanto scorrevole e ci sono così poche macchine come si fa ad impiegare così tanto tempo per travasare un po’ di liquido ?
    20 minuti di inchini al gestore del distributore prima ed al distributore poi ?

    “Col rosso non si passa, fine del discorso,”

    Se qualche reazionario qua se ne uscisse con una simile trovata gli darebbero tutti del nazista… sic…

    “E non si passa nemmeno finche l’incrocio non è sgombro e nessuno si azzarda a suonare.”

    Rispetto naturale delle regole o vigili inca..osi ?

  • # 18
    LMC
     scrive: 

    @D

    Rispetto delle regole a livelli ossessivi.
    Il giapponese agli occhi di un occidentale sembra un idiota per il rigore con cui segue regole e regolamenti. Detto da uno cui piaci considerarsi una persona assolutamente corretta.

    Discorso benzina.
    Come dicevo li l’auto è vissuta in maniera completamente differente. Non esiste ferrmarsi alla pompa fare 30€ e pagare e andare. Li arrivi e vieni accolto da tre, quattro omini guantati, che ti aprono lo sportello e ti invitano ad accomodarti nella saletta d’aspetto dove hai a disposizione riviste, giornali, ti offrono un caffè su un comodo divano, mentre loro oltre a fare benzina, ti controllano i liquidi, gli danno una pulita, ti gonfiano le gomme, puliscono i vetri… Questo al costo della sola benzina. E ovviamente inchini a profusione per averli onorati di aver scelto la loro pompa :)
    Li l’auto è un lusso e un vezzo, se hai fretta di arrivare da qualche parte prendi la yamanote.

    E niente blocchi del traffico, targhe alterne, domeniche ecologiche. Se puoi permetterti un lusso, hai anche il diritto di godertelo in maniera totale.

  • # 19
    [D]
     scrive: 

    “ti offrono un caffè su un comodo divano, mentre loro oltre a fare benzina, ti controllano i liquidi, gli danno una pulita, ti gonfiano le gomme, puliscono i vetri…”

    Se un gestore provasse a fare qualcosa del genere da noi verrebbe subito guardato con sospetto perchè sicuro ci scapperebbe il bidone classico che il carburatore è da cambiare o il filtro dell’olio è partito.

  • # 20
    L
     scrive: 

    non mi pare proprio che l’auto sia un lusso, difficile trovare qualcuno senza, semplicemente il treno e’ di gran lunga piu’ veloce dell’auto…

  • # 21
    max69
     scrive: 

    dovresti raccontare le tue impressioni sulla tazza del wc giapponese :) oppure una mattina presto in metropolitana quando si può dormire praticamente inpiedi :)

  • # 22
    djfix
     scrive: 

    l’altr’anno era con un cambio migliore e si spendeva veramente poco per quasi tutte le cose quotidiane (cibo, viaggiare…); direi i 15 giorni più belli mai vissuti…viaggiato parecchio e quindi stancanti da quel punto di vista ma ormai a casa è divenuto un rito il dedicare delle serate a mangiare giapponese (a casa ovviamente con una bella scodellona di Ramen dal costo di 1,50 euro…).

    non vedo l’ora di ritornarci il prossimo anno a settembre 2011!!!

  • # 23
    LMC
     scrive: 

    @L

    Dei giapponesi che ho conosciuto nessuno ha l’auto.

    Se i 45 milioni di abitanti della grande Tokyo avessero tutti la macchina non ci sarebbe più spazio per loro.
    A Tokyo il lusso più grande è lo spazio, molti non hanno l’auto non perché non possano permettersela, ma perché non saprebbero dove metterla :)

    Saluto

  • # 24
    [D]
     scrive: 

    “dovresti raccontare le tue impressioni sulla tazza del wc giapponese :) ”

    Già vero, cos’è tutta sta console comandi che hanno vicino che fa tanto star trek ?

  • # 25
    L
     scrive: 

    @LMC

    Se ci sono tante case produttrici di automobili, un motivo ci sara’…

    Inoltre la quantita’ di auto vendute in Giappone non e’ paragonabile a quelle vendute in Italia.

  • # 26
    LMC
     scrive: 

    @L

    Come vuoi te :)

  • # 27
    L
     scrive: 

    @LMC

    e’ quello che dice il mercato, con questo non metto in dubbio che tu abbia i tuoi motivi per crederla diversamente.

  • # 28
    LMC
     scrive: 

    @L

    Non vorrei continuare una discussione che mi sembra abbastanza sterile…
    Io non credo diversamente, sono stato la e ho visto con i miei occhi :)

    Quanto alle imparagonabili quantità di auto vendute in Giappone, devo dirti che in realtà sono decisamente paragonabili ai numeri italiani. Vendono circa il doppio di auto all’anno, rispetto all’Italia, con una popolazione circa doppia. Non sono solo paragonabili, sono pressoché uguali.

    Saluto

  • # 29
    L
     scrive: 

    in Giappone si vendono in media oltre 5.000.000 di auto all’anno, mentre in italia si arriva a stento ai 2.000.0000. Ammettendo anche che ci sia il doppio della popolazione c’e` uno scarto di 1.000.0000 e passa di auto, il che la dice lunga sul fatto che tali veicoli siano “solo” un vezzo o un lusso.

    detto questo posso solo immaginarmi che tu abbia conosciuto gente “giovane” tra i 20~40 anni di eta’.

    Saluti

  • # 30
    Ventresca
     scrive: 

    Jacopo a quando il reportage parte 3?

  • # 31
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    domani pomeriggio :)

  • # 32
    Alex
     scrive: 

    Non leggo tutti i commenti, rispondo al post
    sono un frequentatore del giappone:

    Per il cambio: fino due anni fa era una pacchia 160 yen per un euro (anche 168) tutto era economicissimo) fate conto:
    il nintendo ds l’ho pagato 100 euro mentre ora costa al cambio 150 euro!

    Per i soldi: in giappone non si usa il nostro bancomat Cirrus/Maestro (in europa uso solo il bancomat (come atm che come pagobancomat), sia in paesi euro che non euro: ha fronte di una commissione di due euro si ha il cambio del giorno senza commissioni)

    In Giappone potete prelevare tranquillamente yen presso gli ATM degli uffici postali, i quali hanno fanno un accordo con le banche europee. Gli ATM delle banche accettano solo carte di credito con commissione dal 2% al 5 %

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