di  -  venerdì 23 luglio 2010

A tutti coloro che alla fine di luglio non sono ancora alle prese con ombrelloni, sdraio e lettini, in questo nuovo venerdì dedicato ai nostalgici dell’informatica che fu, oggi desidero proporre un’interpretazione atipica del nostro appuntamento settimanale.

Credendo molto nelle lezioni della storia come chiave di lettura del presente – e a volte del futuro – vorrei individuare quello che, a mio parere, rappresenta un passaggio cruciale nella storia della rete relativamente all’annoso tema dei contenuti.

Il titolo di questo pezzo avrà lasciato perplesso qualcuno, che magari si sarà chiesto: “ma come, la rete non si paga già?”. Una domanda estremamente appropriata, che ci porta dritti dritti al tema di oggi.

Molto prima che il World Wide Web venisse concepito, alcune funzioni essenziali erogabili da una rete di computer erano già pienamente operative: e-mail, time sharing commerciale (una sorta di cloud computing ante litteram), scambio file, forum di discussione, finanche la messaggistica istantanea.

Oltre che dal marasma di università, centri di ricerca, privati cittadini e piccole aziende al comando di BBS, queste funzioni, o un sottoinsieme di esse, venivano erogate al pubblico da aziende di medio/grande dimensione, il cui core asset era per l’appunto una rete proprietaria. Una rete che, tramite software e protocolli sviluppati ad hoc, rappresentava a tutti gli effetti un microcosmo.

Gli “abitanti” di ciascun microcosmo erano in relazione fra loro ma chiusi alla possibilità di interagire con utenti di altre reti. La relativa numerosità della base utente di ogni comunità, l’enorme (rispetto al panorama mediatico esistente) varietà di contenuti, spazi di discussione e servizi di comunicazione interpersonali disponibili già nei primi anni ’80, bastavano infatti – almeno negli USA – per vedere in questi servizi the start of the information age – definizione di Isaac Asimov al lancio del servizio online The Source.

Centinaia di migliaia di utenti americani, già negli anni ’80, assieme al quotidiano e al canone per la TV via cavo, pagavano un abbonamento a Compuserve o The Source per accedere a tutti questi servizi online, oltre a sobbarcarsi i costi a tempo per la connessione dial-up.

In una prospettiva storica, l’arrivo del WWW, la rete delle reti in cui ogni “microcosmo” poteva confluire interconnettendosi e rendendosi più o meno interoperabile, rappresentò nei primi anni ’90 un cambio di paradigma enorme.

Per un’azienda come Compuserve, all’epoca già un colosso con molte centinaia di migliaia di utenti, il WWW rappresentò da subito un dilemma: rimanerne fuori, scommettendo sulla sua futura irrilevanza? O piuttosto scegliere di confluirvi progressivamente? Ma con quale strategia, con quale prospettiva economica? Malgrado tutte le incertezze, fu preferita la strategia di una progressiva confluenza e, nel 1997 Compuserve iniziò migrando i suoi forum in HTML.

L’idea era quella di far leva sull’enorme popolarità del marchio Compuserve per rendere il servizio “un gateway di accesso alla rete Internet” (come recitava la home page del sito nella seconda metà degli anni ’90) e dirottare parte dell’utenza verso servizi premium che la piattaforma storicamente era in grado di erogare.

L’ambizione di Compuserve e aziende analoghe era dunque quella di, quanto più possibile, “essere Internet” ossia concentrare tutto il meglio della rete in un contenitore più o meno recintato e, soprattutto, in parte remunerato – un paradigma questo che abbiamo in seguito avuto modo di osservare col boom dei portali generalisti, prima che il search li spazzasse via.

Questo passaggio avvenne tuttavia a spese di uno sconvolgimento del modello di business e di una revisione al ribasso delle aspettative di guadagno, a fronte di un “calderone Internet” che cresceva a ritmi multipli, attirando masse enormi di utenti, complice un’onda anomala di hype mediatico.

Uno dei problemi più significativi del Web della prima ora, non estraneo alla sua natura anarchica e alla sua crescita caotica, era però una patologica sfiducia dell’utenza verso la sicurezza delle transazioni economiche, laddove servizi come Compuserve potevano vantare una ragguardevole esperienza nell’erogazione di servizi a pagamento all’interno delle proprie reti e una posizione privilegiata rispetto agli utenti, già abituati a girarle pagamenti in cambio di servizi.

Quest’ultima considerazione rappresenta un passaggio cruciale nell’evoluzione del WWW e di Internet nel suo complesso: tecnologie nate e cresciute dietro ai nobili principi dell’accessibilità dell’informazione, della rottura dei presupposti filosofici e tecnologici del broadcast, dell’interconnessione dei centri di conoscenza, della condivisione della cultura, ma intrinsecamente poco vocate alla creazione di valore.

Se infatti all’alba del Web i servizi di Compuserve non potevano vantare su contenuti e servizi Web – in cui confluiva ogni anno un numero vertiginoso di operatori professionali – una superiorità in termini di qualità e varietà, la rete imponeva il peso dei suoi numeri e della sua crescita senza offrire in cambio una prospettiva concreta di sostenibilità economica. Come supporre che la mancanza di sostenibilità economica non avrebbe un giorno influenzato la qualità complessiva della rete libera e gratuita?

La perdurante latitanza della sostenibilità economica, la sperimentazione di modelli di business acrobatici, sancirono in effetti un fondamentale “corollario” della rete: quell’abitudine generale dell’utenza alla gratuità, rimasta indenne – a differenza dei conti di molte aziende e dei sogni di molti visionari della prima ora – alla bolla della new economy.

Del cambiamento di scenario imposto dal Web, il declino di Compuserve & affini è dunque un simbolo. Il simbolo della fine dell’epoca in cui i contenuti rappresentavano un costo distinto rispetto alla connettività. Un passaggio da cui consegue direttamente un decennio di tutto gratis e, a seguire, la via tutta in salita di ritorno a forme di remunerazione diretta per chi produce contenuti.

20 Commenti »

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  • # 1
    Paolo
     scrive: 

    E speriamo che non ritornino.

  • # 2
    goldorak
     scrive: 

    Interessante citare il caso di Compuserve.
    Qui a pochi passi da noi, in Francia per tantissimi anni ci fu il Minitel, un rete digitale di servizi integrati (a pagamento ovviamente) accessibile tramite un terminale testuale indistruttibile preso in affitto da France Telecom.
    Cetinaia, Migliaia di azienda avevano il loro spazio su questa rete proprietaria. Da chatlines erotiche alle cose piu’ varie. Chiunque poteva ordinare tramite questo terminale articoli dal suo fornitore di fiducia (per le aziende), un progenitore del B2B.
    La presenza del Minitel era cosi’ capillare milioni di utenti, che quando Internet fece la sua comparsa le autorita’ politiche vollero in qualche modo “frenarne” l’espansione per mantenere in vita il Minitel. Il resto e’ storia come si dici. Internet vinse, ma tutt’ora il Minitel sopravive, sennon tramite il terminale fisico sicuramente usando la rete internet come proxy.
    Tutti i servizi restano accessibili, ma sempre a pagamento.
    Quindi e’ un po’ ironico prendere l’esempio degli usa come paese in cui una infrastruttura di rete si e’ sviluppata, quando gia’ in europa decenni prima la gente normale usava servizi digitali in modo cosi’ semplice come fare una telefonata (con i costi dell’epoca) . ^_^

  • # 3
    goldorak
     scrive: 

    http://en.wikipedia.org/wiki/Minitel

    per farvi una idea di questa istituzione telematica francese. ;)

  • # 4
    amsoft
     scrive: 

    E senza andare in Francia, per l’Italia basta citare il Videotel.

  • # 5
    goldorak
     scrive: 

    @amsoft : certo, ma in nessun paese il videotel si e’ sviluppato in maniera cosi’ capillare ed e’ durate cosi tanto tempo come in Francia.
    Altri paesi hanno avuto il minitel, ma per tutti loro sono stati dei fallimenti epocali. Un servizio sperimentale come il videotel italiano non si puo’ confrontare con un servizio usato da decine di milioni di persone. La cogli la differenza no ?

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ goldorak
    Il caso di Minitel è a sua volta molto interessante, ce l’ho già in scaletta. La citazione del caso Compuserve è stata incidentale per parlare di qualcosa di più generale che la sua ascesa e declino. A Minitel avrei intenzione di dedicare un pezzo a sé stante.

  • # 7
    the solutor
     scrive: 

    Che fatica nel 98 quel primo mese di connessione GSM in cui mi è toccato sborsare 6000 lire/ora per connettermi prima di trovare un workstation…

    Ma che bei tempi…

  • # 8
    the solutor
     scrive: 

    workaround (non workstation) mannaggia a quando mi tocca usare un browser della mutua al posto di opera…

  • # 9
    erameglioallora
     scrive: 

    bei tempi gli anni 90.
    L’informatica era una cosa seria, non cerano quelle str…te di facebook, msn e simili. i giochi erano innovativi e ogni anno la grafica migliorava, i componenti hw ancora di piu.
    Cera il canone su internet, ma alla fine si viveva benissimo anche senza (a casa)
    Bastava recarsi in un ufficio o scuola per navigare quei 15 minuti una volta alla settimana, e si era soddisfatti…

    Io sono stato una “vittima” di questa internet selvaggia post 2000, ho perso anni dietro a forum , videogiochi, tornei online e balle varie. Poi HO CAPITO…..che stavo sprecando la mia vita..

    E non dite che voi sapete regolarvi, perchè a passare da mezzora al giorno a 3-4 ore dietro un forum (o vidoegioco) il passo è breve..
    ad esempio su hwupgrade.it ci sono dei soggetti che sono sempre connessi e rispondono sempre a tutte le ore nei vari forum.
    Se questa non è dipendenza….raga aiutateli…

  • # 10
    goldorak
     scrive: 

    @Alessio di Domizio : non vedo l’ora di leggere il tuo articolo sul Minitel.
    Il Minitel era un grande sistema, sicuro affidabile e molto semplice da usare (poteva essere usato senza alcun problema anche da “vecchietti” ). Un sistema piu’ democratico di cosi’ si muore. Peccato che avesse come difetto la tariffazione a tempo, molto onerosa tanto che ci potevi stare connesso solo per pochi minuti (mordi e fuggi) pena vederti arrivare una bolletta astronomica.
    E ovviamente il fatto che il sistema fosse tarato per gestire informazioni testuali, quindi la multimedialita’ era decisamente out. E anche con questi difetti e’ un testamento alla sua affidabilita’ e user-friendliness che venga ancora usato (sempre meno e meno ovviamente). Ma il declino e’ stato molto lento e questo qualcosa la dice. Spyware ? Malware ? Virus ? Totalmente ingnoti in quella rete.
    Ma ovviamente perdevi la “liberta'” che cera in un sistema eterogeneo e caotico come internet.

  • # 11
    caffeine666
     scrive: 

    Eh si le reti si pagavano… e la stessa internet… con l’abbonamento Telecom da 600.000 lire anno,sara’ stato il 95 o giu di li con il velocissimo modem 14.400 regalatomi da mia zia, padre passare poi alla supervelocissima ISDN, con il quale per un periodo nel 97 giocando a diablo online, collegato sulla doppia linea a 128kbps feci arrivare una bolletta da un milione e mezzo di lire…. allora internet era moooolto diversa… i portali la facevano da padrone… excite e altavista dominavano sulle ricerche… irc era il mezzo di chat piu’ usato, e icq che gia’ nel 98 aveva funzioni che Windows live messenger nel 2010 non ha (la visibile list…. e gia’ supportava videochiamata etc…)
    icq… dopo 12 anni ricordo ancora il mio numero a memoria….c’era poi il travagliato e allora innovativo odigo… ( permetteva di chattare con altri utenti presenti sulla stessa pagina web…)
    La meta’ fine anni 90… iniziava la rivoluzione internet… verso il 2000 iniziavano le connessioni gratis(tipo telecom clubnet) poi le flat a tempo (tipo libero sogno) poi la BBB telecom (ua’ e quanto si pagava per 256kb… penso di essere stato uno dei primi pazzi…) e poi la fine… internet si e’ riempita di tutto… e ci ritroviamo oggi con 12enni che dopo aver letto una pagina di Wikipedia professoreggiano in giro (io a 12 anni nel 96 cercavo solo di imparare…ricordo le nottate su mirc, poco dopo le prime prove di linux passate al telefono con un amico hacker di Firenze, che mi aiuto’ a ricompilare il mio primo kernel per telefono ad una vecchissima redhat…e lui usava la slackware tutta testuale…)…i siti che piu’ erano pacchiani piu’ sembravano fighi… i frame, immagini dappertutto, sfondi di colori assurdi… attualmente con un front plage fai di molto meglio anche senza conoscere una riga di HTML…
    sinceramente sono fiero di aver vissuto la nascita della attuale internet, mi dispiace non poter aver vissuto i tempi precedenti alla http://www... ma purtroppo non ho avuto modo… ma ricordo una cosa… in quei tempi c’era molto piu’ rispetto, molta piu’ umilta’ i niubbi volevano apprendere inveve di attegggiarsi a portatori di verita’ dopo aver letto un paio di nozioni qui e li’

  • # 12
    paparappapà
     scrive: 

    bhe dopo una valanga di luoghi comuni, speriamo che l’alzheimer faccia rapidamente il proprio corso.
    negli anni 90 studiavamo già il Java e i linguaggi moderni, state all’età delle pietra.. l’informatica oggi è una cosa seria tanto quanto lo era negli anni 40.
    dateve na regolata prima di far uscire voce dalla pancia.

  • # 13
    TheKaneB
     scrive: 

    @erameglioallora: Ricordo ancora quando facevo 6 chilometri con la vespa per andare a navigare la mia oretta (prenotata qualche giorno prima) nell’internet point, messo gratuitamente a disposizione dalla centrale Enel del mio paese… :D

    Per quanto riguarda i tizi uberconnected, che sono fisiologicamente in simbiosi con internet non mi preoccuperei più di tanto. Se la teoria di Darwin è corretta, questi tizi non escono mai di casa, ergo non hanno vita sociale, e se ce l’hanno è mediata dalle chat e dai social networks. Questo mi porta ragionevolmente a pensare che non si riprodurranno, perciò i loro geni “difettosi” per fortuna sono destinati ad estinguersi… XD

    Darwin rulez :D

  • # 14
    paparappapà
     scrive: 

    cmq è splendido anche questo articolo, ben congeniato anche nelle risposte del blog, leggendo tra le righe, ma poi neanche troppo tra le righe , l’argomentazione è sempre la stessa:
    si presume che i servizi a pagamento sono migliori di quelli gratuiti.

    adesso un articolo che parla di amiga, uno che parla di eolico ( no l’eolico adesso è argomento scottante uhuhuh ), uno su qualche novità tipo l’ipad, poi l’ennesima tirata a favore del software blindato e via così.. tanto qualche pollo che risponde c’è sempre.

  • # 15
    urza
     scrive: 

    io sono d’accordo con i nostalgici: adesso è davvero tutto troppo semplice.

    ma cos’è migliorato davvero? non è forse meglio impegnarsi un po’ sulle cose? caffeine666: io sono uno slackware fanboy :).

  • # 16
    Al
     scrive: 

    Non dimentichiamoci poi il primo MSN (che sta per Microsoft Network), che inizialmente fu concepito come alternativa alla caotica e non remunerativa Internet. In Windows 98 (mi pare) era persino incluso il client di accesso.

    In Italia ci fu il (tardivo) tentativo ibrido, peraltro morto subito, di Italia On Line.

    Comunque ogni tanto rimpiango Fidonet, mi sembra che dentro ci fosse un mondo più civile ed intelligente (in realtà è solo perchè si era in pochi ‘eletti’ con interessi comuni) ma tutto sommato credo con Internet che sia andata bene così, anche se il nodo della remuneratività dei contenuti resta.

  • # 17
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ parappa
    Ti domanderei innanzitutto di correggere questo tono saccente e strafottente, se non ti è di eccessivo incomodo.

    In merito delle tue critiche, qui ognuno porta la sua visione e la sua competenza e perciò convivono punti di vista e opinioni molto diverse, mi pare un dato lampante.

    Dopodiché se ritieni di avere qualcosa di interessante da dire e/o un punto di vista che non ritieni sia sufficientemente rappresentato in AD, scrivimi una mail in privato e ne parliamo.

  • # 18
    Antigoriu Masudda
     scrive: 

    Bei tempi… (sospirone nostalgico)…

    Ricordo ancora le prime connessioni in rete realizzate grazie ad un Commodore 128 (espanso a 256 K) e due floppy disk drive modello 1571 per la gestione di dischetti da 5,25 pollici…

    (sospirone gigantesco)…

    Inutile dire che si entrava in rete soprattutto per i giochi e per… ehmmm… lasciamo stare…

    (sospirone megagalattico)… ma esiste una emoticon per i sospiri?

    Adesso ci si può connettere con un semplice cellulare… ma il fascino degli anni 80… resta unico…

    Ora vado a tuffarmi nelle acque tiepide e cristalline del Poetto (Cagliari)… con questo vento di maestrale ho la sabbia perfino nelle narici…

    Ciao a tutti e buon week end!!!

  • # 19
    Antigoriu Masudda
     scrive: 

    **** COMMENTO OFFENSIVO MODERATO ****

  • # 20
    o rango
     scrive: 

    Concordo con paparappapà, non è che una volta fosse tutto oro e ora tutta fuffa.
    Grazie a nostro signore il grande Flying Spaghetti Monster anche oggi c’è gente che senza pavoneggiarsi sui forum si spacca a fare ricerca per componenti che saranno i mattoni della rete o degli elaboratori dei prossimi 40 anni, o si scervella su codice che sarà il nostro pane per i prossimi 10.
    Esattamente come 20 o 30 anni fa.

    Certo però che ogni epoca ha il suo mood, e caro paparappapà non credo ci sia niente di male nel rimpiangerlo e chiacchierarne un po con chi lo ha vissuto.
    Mi piacciono parecchio gli articoli di Nostalgia informatica, li trovo ben fatti e ben scritti e ci passo volentieri un po della mia vita online.

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