di  -  lunedì 21 gennaio 2008

General MotorsUna soluzione…

Nel padiglione della General Motors GM al NAIAS (North American International Auto Show) di Detroit, la novità più importante non è stata un’automobile ma un carburante: il buon vecchio etanolo.

Il problema principale dell’etanolo è da sempre rappresentato dalle risorse dalle quali estrarlo; attualmente esso può essere prodotto solo tramite “rottura chimica” utilizzando coltivazioni ricche di zuccheri come ad esempio il mais e la canna da zucchero.

Questo ovviamente rende l’etanolo estremamente costoso, dipendente dall’agricoltura ed estraibile esclusivamente da cibo: un assoluto controsenso dal punto di vista della sostenibilità.
Esso rappresenta sì un buon, se non ottimo, carburante dalle elevate prestazione ma, purtroppo, gli elevati costi di produzione annui lo rendono un prodotto fuori mercato.

Un nuovo approccio sviluppato dalla Coskata Inc. dell’Illinois e chiamato “Cellulosic Ethanol Production”, promette invece di produrre etanolo in maniera economica, sostenibile ed efficiente, da (virtualmente) qualsiasi cosa che abbia origine organica; la lista è lunga e comprende anche la ‘monnezza comune: copertoni, scarti di coltivazione, liquami, rifiuti domestici, urbani, industriali ecc…

 

L’approccio di estrazione di GM inizia, più o meno, in maniera tradizionale mettendo i vari scarti organici in un grande tritatutto; ll composto che ne fuoriesce viene esposto a del plasma che fa fermentare il tutto rilasciando gas carbonico. Il gas sale in aria dove batteri anaerobici naturali “mangiano” le molecole del gas stesso e allo stesso tempo espellono etanolo e vapore acqueo. Questo mix a sua volta sale e viaggia attraverso una serie di tubi dotati di una speciale membrana separante.
Il raccolto finale è acqua pura ed etanolo puro.

GM, che da tempo è promotrice di studi per lo sviluppo di energie alternative (solare, idrogeno…) sta pianificando di finanziare aggressivamente Coskata e di sviluppare questa tecnologia innovativa. Mentre molte altre ricerche in questo settore sono ancora in fase di sviluppo, General Motors annuncia che un impianto pilota inizierà a produrre carburante già prima della fine del 2008 e per il 2011 sarà attivato un impianto su larga scala, capace di produrre da 50 a 100 milioni di galloni d’etanolo per anno. Praticamente: l’1% dell’attuale produzione mondiale di etanolo.

Da quanto dichiarato, il prezzo di produzione per gallone di carburante sarà approssimativamente 1 dollaro ma verosimilmente, con tasse e altri costi arriverà, sul mercato a 2 dollari.
Inoltre Coskata dichiara di essere in grado di produrre più di 100 galloni di etanolo da una tonnellata di materiale secco, usando solamente un quarto dell’acqua attualmente utilizzata nel normale processo di estrazione dell’etanolo.

Fonte: www.usatoday.com

5 Commenti »

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  • # 1
    paolo c.
     scrive: 

    Era ora!!! Anche la GM ha capito che non serve solo produrre macchine 5000 di cilindrata ma pensare anche all’ambiente,anche perchè inquinando di meno si possono fare comunque buoni affari. Speriamo sia la volta buona, attendiamo fiduciosi.

  • # 2
    Domenico
     scrive: 

    Vorrei dire a tutti che non è corretto chiamarli né rifiuti né immondizia. Nella direttiva sui RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) si parla di MATERIE PRIME SECONDE.

    Questo per far capire quanto siano importanti.

  • # 3
    Lanfi
     scrive: 

    Nell’articolo non si dice un’altro dei vantaggi dell’etanolo che vorrei ricordare: è un carburante sostanzialmente compatibile con i motori attuali. Sopratutto se miscelato con una piccola parte di benzina…qui non si parla di costosissimi motori elettrici o fuell cell o altro. E ciò renderebbe molto appetibile l’idea anche per colossi come Cina e India…

  • # 4
    Peter
     scrive: 

    La procedura chimico-biologica descritta mi sembra quantomeno fantasiosa e non dice cosa resta del pattume: non c’è da credere che tutto finisce in etanolo e acqua pura… In realtà molte discariche chiuse hanno già tubi di captazione del metano che si forma naturalmente dalla fermentazione (di solito è semplicemente bruciato) che può essere trasformato in carburanti liquidi. Bisogna stare attenti alle fantastiche trasmutazioni del pattume! C’è il caso famoso di un certo ingegner Rossi di Lacchiarella che negli Anni 80 aveva un brevetto per trasformare rifiuti oleosi industriali in carburante. Ha raccolto rifiuti industriali per anni in enormi serbatoi che poi ha lasciato alla collettività.

  • # 5
    stefano odorico (Autore del post)
     scrive: 

    Nulla di fantastico. La ricerca e’ gia’ in fase avanzata ed online si possono trovare numerosi saggi scientifici sull’argomento. Esistono molte tecniche che permettono di estrarre “carburanti” da materiali di scarto; quella da me descritta e’ solo una delle molteplici possibilita’ pero’, in questo caso, la cosa piu’ interessante e’ che a muoversi per prima e’ stata una azienda leader come la GM.

    Per le componenti di scarto non organiche, non trasformabili percio’ in etanolo e acqua, la relazione della Coskata prevede varie soluzioni di smaltimento, tra tutte: i “geopolymer blocks”. Mattoni.

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