di  -  mercoledì 26 novembre 2008

Ludic@ 2008Domenica 23 novembre si è conclusa la tre giorni organizzata dalla Solar Energy Group, in collaborazione con svariati partner e sponsor del settore.
Il Datchforum (ex FilaForum, ex Forum di Assago ex-qualcuno-me-lo-sono-dimenticato) ha ospitato questa nuova manifestazione milanese dedicata al gioco in generale.
Un contenitore di vari eventi al proprio interno, divisi tra convegni, tornei e uno spazio dedicato ai giochi da tavolo e interazione col pubblico.
Non potevano mancare fenomeni di successo come Magic, ma è stata interessante la commistione di giochi moderni ai vari backgammon, dama, scacchi; un modo per avvicinare i ragazzi ai divertimenti di altre epoche in cui il computer non era neanche un sogno.
Una menzione particolare va al talk “Fascino Retro” e allo stand messo in piedi dai ragazzi di GamesCollection di cui parleremo in modo più approfondito nella consueta rubrica settimanale dedicata al retrogaming.

Il programma delle conferenze è stato redatto con dovizia e meticolosità e si è rivelato estremamente ricco di spunti. L’intera giornata di sabato ha visto il “monopolio” del primo appuntamento dell’IVDC, acronimo che sottointende l’Italian Videogames Developers Conference (quello che vorrebbe essere l’equivalente italiano della GDC).
Una frequenta accusa mossa al panorama italiano è che questo genere di confronti siano in realtà più fumo che arrosto dove “i soliti quattro gatti” se la cantano e se la suonano.
E’ effettivamente un dato di fatto che in Italia non ci sia una corrispondenza tra il consumo di prodotti legati all’entertainment video ludico ed il suo sviluppo; mancano i publisher di un certo livello e senza un budget adeguato non si può certo pretendere di competere con i giganti anche solo europei.
Detto questo, il fatto che sia stato necessario chiudere la sala delle conferenze perché il pubblico era troppo dimostra quanto l’interesse in realtà esista e se non si comincia, seppur in piccolo, non si andrà mai da nessuna parte.
Pacifico.

La presenza di ESL e di Progaming ha voluto sottolineare, da parte degli organizzatori, l’importanza di creare anche in Italia una cultura sportiva nell’ambito dei videogiochi. La Corea è lontana anni luce e non solo perché si è mossa in tempi non sospetti, ma vale lo stesso discorso fatto in precedenza.
Se non si inizia in qualche modo, non ci si può aspettare di poter competere ad alti livelli in un prossimo, speriamo, futuro.
I nomi altisonanti presenti come sponsor, tra cui Asus, Intel, Enermax, Ubisoft solo per citarne alcuni, sono un segno tangibile della volontà di coinvolgere giganti del settore dell’hardware e intrattenimento collegato ai computer e console.

Dove si può migliorare? La parte logistica ha probabilmente lasciato un po’ a desiderare, con un’organizzazione di stand e spazi che davano a volte l’impressione di essere messi lì più per tappare dei buchi che per un’idea precisa dietro questo disegno.
I servizi rivolti alla stampa dovrebbero essere potenziati, con una corposa sala interviste e maggiore presenza di ospiti internazionali (ed è una considerazione incrociata, sia per l’IVDC, sia per i top-gamer, che rappresentanti dei produttori HW).
Ed anche commercialmente, inserendo magari veri e propri stand per la vendita di gadget, ci sono gli spazi per rendere la manifestazione più completa a 360°.
Ma come è stato anticipato nel titolo, la buona volontà c’è stata così come le migliori intenzioni da parte dello staff organizzatore.
Pianificare tre giorni di evento subito ad una “prima nazionale” non è certo operazione priva di rischi; sarebbe stato molto più semplice limitarsi ad un giorno o il solo weekend e al tempo stesso però non avrebbe regalato uguali soddisfazioni.
Un in bocca al lupo quindi agli appuntamenti futuri, nella speranza che le iniziative come Ludic@, Videogiocando (di cui abbiamo parlato) e le altre che si susseguiranno in giro per l’Italia possano aprire gli occhi sul videogioco come fenomeno socio-culturale di massa degno di attenzione da parte dei media e della gente comune.

5 Commenti »

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  • # 1
    Ale
     scrive: 

    Io c’ero :D
    Certo che alcuni interventi sono stati parecchio interessanti, altri deludenti… davano l’impressione di gente che fosse stata portata lì contro la propria volontà. Pochi (e primo fra tutti Andrea Pessino) sono riusciti a trasmettere vero entusiasmo, il messaggio che il mondo dei videogiochi è passione e dedizione, prima che “un lavoro”.

    Alcuni, nonostante la bella facciata e dei video spiritosi, sembravano pensare esclusivamente al soldo portato da questo business: un’impressione che ha lasciato l’amaro in bocca a chi, come me e gli amici con cui ero lì (di cui uno ha fatto una domanda molto lunga ed articolata), vede un proprio possibile futuro in questo campo.

  • # 2
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Premesso che in tutti i contesti a qualsiasi livello, gli interventi non possono essere tutti soddisfacienti (anche perché quel che interessa a me può risultare a te noioso :)), due sono gli elementi essenziali: passione e competenze.
    Per la prima non v’è dubbio ci sia. In Italia a partire dal fenomeno del retrogaming, la comunità magari è frammentata o dispersa nei vari centri, capoluoghi più o meno piccoli, ma da sempre l’interesse per il videogioco esiste e resiste mi verrebbe da dire.
    Il problema è che a questo non è sempre corrisposto il secondo punto.
    Il grosso degli sviluppatori in realtà lavora all’estero e per ovvii motivi dialoga con gli altri addetti ai lavori esteri in manifestazioni estere.
    Manca insomma da una parte il coordinamento e dall’altra proprio la “forza lavoro”.
    Per cui negli anni passati la critica era che questi meeting fossero più che altro la solita roba trita e ritrita e condita da spottoni commerciali che ok possono interessare ma più l’utente finale di uno sviluppatore o di un ragazzo che vuole intraprendere questa carriera.
    La speranza è con IVDC le cose cambino.
    Pessino è senz’altro una delle figure che ha dato lustro all’Italia con la sua Ready At Dawn (e mi è dispiaciuto non intervistarlo personalmente); SWHouse però fondata all’estero e i perché li sappiamo tutti.
    Magari tra qualche anno le cose saranno diverse.

  • # 3
    ido
     scrive: 

    Ora, chiamare Scacchi, Dama, Backgammon e i boardgames giochi di un’altra epoca quando i pc erano sogno, sembra una grande esagerazione.

    Il mondo ludico non è fatto solamente di pc e di consoles, anzi, esiste un forte parco di utenza di giochi ed eventi ludici che non utilizzano microprocessori come supporto fondamentale per il divertimento.

    Ludica, come altri eventi di questo tipo, dovrebbe essere l’occasione per aprirsi ad altre forme di gioco, e non un modo di confrontarsi fra geeks e nerd di altre epoche.

  • # 4
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Hai frainteso il senso della frase.
    “Di un’altra epoca” nel senso che nascono in un’epoca in cui non c’erano i computer e nemmeno si pensava ad inventarli (Backgammon ha qualcosa come 4000-5000 anni alle spalle, a seconda della variante considerata).
    Non che sia antistorico giocarli oggi.
    Una manifestazione che si chiama “Ludica” è evidente debba essere un contenitore del gioco in generale.

    E se poi pensassi stupidamente il contrario e che invece il target debba essere solo quello dei videogiochi avrei scritto qualcosa come “Tra i punti negativi/le note stonate il fatto di mescolare gli Scacchi ai tornei di PES”.

  • # 5
    Dimensione “retro”: perché collezionare i flop ha un fascino particolare - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] anticipato nel resoconto di ieri su Ludic@2008, il nostro appuntamento settimanale prenderà spunto dallo stand preparato ad hoc dai ragazzi di […]

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