Last.fm: scegli e ascolta una canzone, è gratis

Last.fmFin dai tempi in cui Pandora.com era accessibile nella vecchia Europa, vado interrogandomi su quanto la web radio possa fungere da parziale antidoto al download illegale di mp3.

Dopotutto un servizio che mi consenta di ascoltare in streaming i miei artisti preferiti e, come faceva Pandora, mi faccia anche conoscere nuova musica, mi fa già perdere interesse per l’idea di scaricare migliaia di mp3, la maggior parte dei quali ascolterei una volta l’anno.

Con la scelta di rendere le canzoni individualmente riproducibili in streaming, in più gratuitamente, last.fm – acquisita nel 2007 da CBS – sembra procedere nella direzione giusta: una direzione che conduce ad un nuovo modello di business – assolutamente credibile – per la distribuzione musicale, basato sui profitti derivanti dall’advertising e da plausibili sottoscrizioni.

Ad aderire all’iniziativa sono quattro pesi massimi del mondo musicale – Universal Music, Sony BMG, EMI e Warner Music – che metterenno, assieme a una miriade di produttori indipendenti, il proprio catalogo a disposizione degli utenti del più famoso social music network.

Già, ma con l’iPod come la mettiamo? Il bello della musica nel ventunesimo secolo è potersela portar dietro ovunque: per questo oggi c’è ancora bisogno di possedere un file “fisicamente”.

Tuttavia, col broadband distribuito via wireless in arrivo, potremmo arrivare presto a player multimediali capaci di interfacciarsi direttamente con servizi di streaming musicale – magari proprio con last.fm. A quel punto, potendo costruire direttamente le playlist in remoto, a cosa serviranno più quintali di mp3? Volendo fare un parallelo, quanti di voi hanno continuato a scaricare video musicali, grandi goal, video di auto/moto etc. dopo l’avvento di Youtube?
Concludendo, lo scenario “wireless” dà ancora più senso alla strategia del nuovo acquisto di CBS, che comunque, già ora rappresenta una svolta rispetto alle diatribe “1.0” – l’ultima in Spagna – scatenate dalle solite lobby, per costringere i cittadini a pagargli lo stipendio.

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