ADblock è un componente aggiuntivo per vari browser, che consente di disattivare la pubblicità visualizzata dai siti web visitati.
Molti utenti lo usano per motivi tecnici – maggior leggerezza specie su configurazioni più lente – perché infastiditi da formati invasivi – overlayer, interstitial etc. – ma anche perché ritengono un loro diritto non riconoscere ai contenuti di cui fruiscono quel minimo vantaggio economico che deriva all’editore dalla visualizzazione di qualche banner web.
In un momento in cui il paid content si avvicina a diventare realtà, perlomeno per alcuni contenuti, la scelta di …
Da qualche mese a questa parte sento pronunciare con crescente insistenza la formula “engagement di influencer”. Vorrei oggi soffermarmi sui significati che leggo dietro questa ennesimo, sgradevole, anglicismo.
Per influencer s’intende un personaggio che, a qualunque titolo, si ritiene abbia presa su un pubblico interessante. Usando una formula un po’ vecchio stile, parleremmo di un opinion leader. Che sia Ashton Kutcher, Oprah Winfrey o qualcuno di quei figuri la cui popolarità è cresciuta con le sole logiche presenzialiste (Lele Mora docet) ben note ai tempi del “web 2.0″, l’influencer è un …
Wave è l’ultima novità lanciata da Google in beta preview, ed è il caso di non sottovalutare il significato di queste due parole: stiamo parlando di un prodotto ancora nelle sue fasi embrionali di sviluppo, fasi tanto delicate che il team australiano che lavora al progetto sta lentamente diffondendo gli inviti all’anteprima.
Centomila gli account attivati in tutto il mondo, ed è stato subito caccia all’invito. Confermate le aspettative che quelli di BigG avevano da tempo fissato molto in alto, come ci ha raccontato Enrico a giugno di quest’anno: …
“Non domandare all’oste se ha buon vino”: lo si sa fin dai tempi dei romani, eppure qualcuno ha trovato il modo di dimenticarsene ultimamente, e la rete si è riempita di (ben poco) “genuine raccomandazioni” prezzolate.
La FTC ha dato ieri seguito all’intenzione manifestata qualche settimana fa, di normare il business creatosi attorno alle peer recommendations, ovverosia alle recensioni commissionate a blogger e altri “dilettanti”, in cambio di emolumenti o del prodotto recensito.
L’intervento di un’autorità federale di alto profilo come la Federal Trade Commission, mi pare indichi che negli USA …
Per quella che ormai possiamo considerare una serie, intitolata “È giusto pagare… ?”, entriamo nel nocciolo della questione editoriale, prendendo in considerazione la figura del giornalista professionista.
Si tratta di una professionalità che da qualche anno a questa parte è sotto un fuoco incrociato di critiche, fra cui l’attribuzione di gravi responsabilità sullo stato di salute delle democrazie occidentali, e della democrazia italiana in particolare.
Anche in questo caso darò sul tema una mia lettura personale, come sempre senza pretesa di esaustività e aperta a contributi e critiche costruttive. Altri contributi sul …
La domanda nel titolo, in cui parafraso uno degli ultimi titoli di Cesare, è a mio avviso una di quelle che induce a vivisezionare le abitudini, a togliere la spunta dalla casella “scontato” di un comportamento, attitudine, stile di consumo, a guardare cosa c’è, o c’è rimasto, dietro.
Esprimerò sul tema il mio personale parere, senza alcuna pretesa di esaurire l’argomento. Ogni contributo, come sempre, è gradito.
In estrema sintesi, sono due le “colonne” su cui si poggia la mia decisione di remunerare l’editore di contenuti tecnici: imparzialità e competenza. Sull’imparzialità c’è …
Ne abbiamo parlato e riparlato, a proposito di Twitter, a proposito dei nuovi geni del marketing che vendono pagine su Facebook come se si trattasse di un asset valutabile e vendibile, di un benchmark di qualche rilevanza. Del resto già un paio d’anni fa Tagliaerbe sul suo blog, ci ha raccontato di come, i soliti ignoti, usassero offrire, al sempre nutrito manipolo di sprovveduti, commenti in vendita per i loro scintillanti quanto irrilevanti esperimenti all’insegna del “web 2.0? me too!”.
Ecco che Mashable ci svela l’ultimo tassello …
Il web sociale nasce con il cosiddetto web2.0. Secondo alcuni il web2.0 non ha niente di innovativo, è sempre lo stesso web. Prima c’erano i newsgroup, oggi c’è Friendfeed o altri sistemi di microblogging.
Questo è in parte vero, ma esiste una sostanziale differenza tra il web 1.0 ed il web sociale; il primo non hai mai avuto alcuna possibilità di uscire dai laboratori informatici e dai garage degli smanettoni.
Solo con il web2.0 Internet entra nella società, e ne diventa parte integrante, come ad esempio con Facebook prima e Twitter …






