Per la libertà di espressione e l’esercizio della professione giornalistica si annunciano tempi duri.
Con i canali tradizionali di comunicazione, da sempre oggetto dell’attenzione di gruppi di potere politico ed economico, che si preparano a convivere con regole draconiane, in molti – anche fra gli autori ed editori di stampa e TV – vedono in Internet una via di fuga, uno strumento troppo fluido per rimanere impigliato nelle pur fitte reti normative che vanno delineandosi.
Mentre qualcuno (vedi p. es. Il fatto quotidiano 11/6/2010 p. 3), con l’ausilio di server localizzati su …
Social networking e applicazioni mobile con funzioni di geolocalizzazione ci sottraggono ogni giorno piccole fettine di privacy. Questo pezzo parte da una domanda molto semplice: sappiamo dove stiamo andando?
È ormai chiaro (se servisse, un mediagramma di Matt McKeon aiuta a schiarirsi le idee) che Facebook, per aumentare la sua appetibilità pubblicitaria, sta rendendo accessibili a chiunque – anche e soprattutto a terze parti con scopi commerciali – la gran parte dei dati che conserva sugli utenti.
Mesi fa sostenevo che la sostenibilità economica di Facebook passasse per la trasformazione del Grande …
La settimana scorsa ho pubblicato il primo della serie di articoli riguardanti il talk “Internet is Freedom” tenuto da Lawrence Lessig venerdì 12 marzo alla camera dei deputati Italiana. Nella precedente puntata abbiamo visto come nella visione di Lessig la nostra società è attraversata da profonde differenze generazionali che rendono le esigenze dei giovani spesso inconciliabili con i modi di pensare di chi attualmente si trova a legiferare. Questo è soprattutto visibile in realtà relativamente giovani come quella di internet.
Per capire cosa è internet prima bisogna capire cosa non è. …
Venerdì scorso c’è stato un interessantissimo intervento alla Camera dei Deputati italiana di Lawrence Lessig (per chi non lo conoscesse è il fondatore e amministratore delegato di Creative Commons) intitolato “Internet is Freedom” riguardante lo stato attuale di internet e di tutto ciò che ci gira intorno.
In questi giorni sono state pubblicate diverse opinioni riguardo all’evento ma quasi nessuno è entrato nel merito della presentazione vera e propria. Specifico prima di tutto che i lettori che comprendono bene l’inglese possono saltare a piè pari questa serie di articoli (salvo magari …
Non voglio aggiungere questo pezzo al fiume di “prime impressioni” che sta inondando la rete relativamente a Google Buzz, un lancio – mi azzardo a prevedere – che non cambierà la storia delle telecomunicazioni per come le abbiamo conosciute finora.
Vorrei soffermarmi sulle implicazioni di un dettaglio piuttosto significativo, particolarmente in un momento in cui inizia a sollevarsi – era giusto ora – una certa consapevolezza relativamente alle implicazioni dei social network sulla sfera della privacy.
Stando alle dichiarazioni di uno dei relatori, in Google Buzz, ogni singolo buzz è per default …
Alcuni cambiamenti avvengono in maniera quasi impercettibile, se non ci si ferma un attimo a riflettere, eppure spesso sono proprio questi cambiamenti quelli più significativi per un settore e talvolta per l’intera società, perché si radicano inconsapevolmente, divenendo la norma, il corso naturale delle cose.
E’ il caso di Internet, di come si stia evolvendo verso una fruizione sempre più orientata al real time. Dall’email siamo passati all’instant messaging, e dietro la porta si affaccia Google Wave, che potrebbe essere una sintesi delle due cose, tanto per fare un esempio.
Facebook, Twitter, …
Ricordate uSocial, l’azienda che vendeva amici, “fan”, follower etc. in Facebook o Twitter a pochi centesimi l’uno?
Pochi giorni fa è emerso un dato piuttosto allucinante: uSocial ha dichiarato di controllare ben 60 milioni di utenti Facebook, ovverosia un 17% abbondante dell’intera base utente del più famoso social network.
Quel che più interessa, la stessa Facebook, lungi dal bannare l’agenzia e tutti gli utenti che, per un paio di centesimi di euro, si prestano al suo gioco, ha assunto una posizione accomodante: dopo una iniziale notifica di cease & desist, secondo l’articolo …
Uno degli argomenti più curiosi dei social network, per quanto macabro, è la morte degli utenti che lo popolano.
Nessuno infondo si è mai posto la questione, per quanto di iniziative bizzarre ne siano state intraprese. Fin’ora gli account di persone decedute sono rimasti appesi nel limbo della rete e c’è persino chi si è preso la briga di censirli e raccoglierli in apposite pagine web. Facebook ha deciso di affrontare la questione.
Considerata la difficoltà nel far sparire le proprie tracce di sé, quando si è ancora vivi e attivi nelle …






