Qualche giorno fa mi sono deciso ad approfittare dell’offerta di Microsoft, ormai con le ore contate, aggiornando quindi i miei due PC (desktop e sub-notebook). Il processo è filato tutto liscio e sul desktop, in particolare, avevo già quasi tutto funzionante nel giro di un paio d’ore (il sub-notebook ha richiesto circa il doppio del tempo, avendo un hardware decisamente inferiore) , anche se, al solito, è rimasto qualcosa da sistemare manualmente per driver o applicazioni.
Nella fase finale dell’installazione mi era stata chiesta l’e-mail relativa all’account di Microsoft (ex Live), …
Solo qualche giorno fa, 30 big spender del mondo advertising hanno pubblicamente biasimato la decisione di Microsoft di attivare di default la funzione Do Not Track in IE10.
La funzione DNT segnala al sito visitato l’intenzione del visitatore di non condividere i propri dati con soggetti terzi quali servizi di analytics, network adv, piattaforme social: un sistema unificato (ma opzionale per chi dovrebbe recepirne le conseguenze) per eseguire l’opt-out dalla pletora di servizi che raccolgono e aggregano dati sugli utenti Internet per analizzare i trend ed eventualmente servire advertising contestuale.
Lavorando nel …
Avevo chiuso lo scorso pezzo su Facebook affermando che, dopotutto, le fonti USA da cui mi approvvigiono di notizie avevano fatto bene a non esprimere opinioni precoci sui primi giorni di scambi del titolo. La più grande quotazione della storia del Nasdaq, la prima dopo lo scoppio della bolla delle dotcom, meritava perlomeno un giudizio ponderato.
Dopo il sostanziale collasso dei primi giorni, le azioni di Facebook ondeggiano fra un -27% e un -30% rispetto al prezzo stabilito per la IPO ($ 38). La capitalizzazione di mercato del social network per …
Mentre Facebook percorre gli ultimi passi in direzione una IPO miliardaria, con prospettive e numeri da far tremare le vene ai polsi della concorrenza, Google, che è poi la concorrenza, si muove nella sfera social con risultati ambivalenti. Se Google+ rappresenta di gran lunga il più convincente tentativo di Google in ambito social, i suoi numeri sono ancora molto lontani da quelli di Facebook.
Inoltre l’integrazione di G+ nei risultati della ricerca, fattore chiave per la crescita del social di Google, mette in discussione il primato della rilevanza fra i criteri …
Come se non bastassero già i problemi e le critiche che si porta dietro, a dare man forte alla (purtroppo) non poco piacevole situazione del cloud computing è arrivata una notizia, pubblicata qualche giorno fa in una delle nostre testate, che rischia di mettere alla berlina questa tecnologia.
In sintesi, grazie al famigerato Patriot Act gli Stati Uniti possono obbligare qualunque azienda nazionale, o che operi nel suo territorio, a rivelare i dati di qualunque utente, anche se le informazioni risultino memorizzate su server fuori dai confini nazionali. Il tutto senza informare …
È di poche ore fa la notizia – commentata qui da The Daily Beast e qui da Techcrunch – secondo cui Facebook avrebbe commissionato alla celebre azienda PR Burson-Marsteller una campagna volta a generare allarme attorno alla privacy dei servizi di Google.
Nella fattispecie USA Today – la testata che per prima ha intercettato e coperto la questione – racconta che un popolare blogger sarebbe stato contattato da un uomo di Burson che gli avrebbe offerto un pezzo fatto e finito sui pericoli per la privacy posti dal servizio Social Circle …
Quello che è appena cominciato, è da più parti indicato come l’anno degli smartphone, quello in cui la percentuale di telefoni cellulari “normali” sarà un minoranza rispetto ai telefoni intelligenti.
Personalmente devo dire che finora non ho ancora trovato molto utili gli smartphone, tant’è che possiedo ancora un cellulare classico, forse perché ancora non ho visto delle applicazioni realmente funzionali per il singolo.
E dire che per lavoro invece, sto sviluppando un software proprio per dispositivi Android! Da osservatore quale sono, vedo molti colleghi con l’ultimo ritrovato tecnologico tra le mani, che …
Come si rifletteva in un precedente contributo, il caso Wikileaks può essere considerato uno spartiacque nella storia del web, un momento in cui sono divenuti molto chiari i limiti di un sistema culturale che si voleva in qualche modo estraneo alle logiche che hanno nei lunghi decenni dominato i mass media.
Così non è, e mentre ancora si attende la formulazione di un capo di accusa nei confronti di Julian Assange, il dipartimento di giustizia USA ordina a Twitter di fornire tutti i dati relativi allo stesso Assange, al soldato Manning, …
La tematica dell’identità è da sempre una delle più delicate del mondo online: da un lato la tracciabilità di un individuo espone a potenziali macroscopiche violazioni del diritto alla privacy, dall’altro la difficile rintracciabilità dell’identità reale agevola comportamenti fraudolenti anche gravi.
La proposta di legge in questione (consultabile qui), entrata in vigore ad inizio anno nello stato della California, si affianca alla normativa contro le frodi derivanti da furto d’identità per tutelare un aspetto più delicato ma nondimeno potenzialmente molto pericoloso: l’impersonamento di identità altrui.
Una fattispecie la cui pericolosità fu messa …
Non è un mistero che il valore monetizzabile dell’individuo nello scenario 2.0 sia sempre più focalizzato sulla sua capacità di produrre dati – laddove in precedenza era proporzionale alla semplice esposizione a un messaggio, le cd. eyeballs.
Una produzione di dati che avviene in modo attivo – post, commenti, tweet, status update – o passivo – autorizzando terze parti al tracciamento di percorsi di navigazione, clic etc.
Funzionalmente a questo scopo, il ruolo delle piattaforme 2.0 che vanno proliferando negli ultimi anni è – al di là delle parvenze sociali e giocose …