Quando parliamo di Sun e di Oracle difficilmente possiamo pensare all’eredità della prima presa in consegna dalla seconda: troppo diverse le finalità e le azioni, con l’azienda di Redwood votata a batter cassa cercando di capitalizzare il più possibile il portfolio di strumenti e proprietà intellettuali della ex casa di Santa Clara.
Una recente notizia sembra, però, accomunarle nuovamente, all’insegna di un ritorno al passato in quella che all’apparenza si prospetta come una difesa di uno dei gioielli di famiglia, il linguaggio di programmazione Java che, nel bene e nel male, …
Come mi piace ripetere, il mondo è pieno di sorprese per chi non ha memoria. Il tablet per esempio: un oggetto su cui da decenni i produttori si scervellano, alla ricerca di un metodo di interazione uomo-macchina più intuitivo di quello mediato da tastiera e mouse.
Il debutto della GUI su personal computer, l’interazione dell’utente con oggetti più o meno autoesplicativi rappresentati da icone, rappresenta in questo percorso un punto di grande accelerazione: le precedenti interfacce a caratteri potevano prestarsi ad un input touch-based, ma solo limitatamente a funzioni ben determinate, …
Una pioggia di entusiasmo ha invaso la rete e le legioni di entusiasti utenti Apple, allorquando, ieri l’altro, è arrivata l’attesa notizia del fatidico sorpasso: il market cap (il valore delle azioni circolanti), di Apple ha superato quello di MS.
Senza nulla togliere all’importanza del traguardo raggiunto da Apple e al “miracolo” attuato da Jobs al suo rientro, il market cap è un indicatore molto legato alla fiducia degli investitori, un fattore cui non è estranea anche una certa componente “emotiva” e che non esaurisce la capacità di un’azienda di produrre …
In un precedente articolo in cui riportavo delle riflessioni su una notizia riguardante il plugin ODF di Oracle per Microsoft Office, è stata sollevata da un lettore (commento #13) la presunta mancanza di (piena) aderenza allo standard da parte del filtro di importazione realizzato da quest’ultima per la versione 2007 del suo noto pacchetto.
Si tratta di un’accusa che circola da tempo nei confronti della casa di Redmond, che a questo punto merita di essere analizzata e sviscerata alla luce del draft ufficiale dell’ODF (che trovate qui) e delle critiche che …
Che la politica di Oracle sia decisamente diversa da quella di Sun, penso sia fuori discussione e ormai l’avranno capito tutti. D’altra parte da un’azienda votata al lucro cosa ci si dovrebbe aspettare, se non pensare principalmente ai propri interessi e, di conseguenza, a quelli degli azionisti?
Non sorprende, pertanto, l’ultima mossa della casa di Redwood, la quale sta cercando di capitalizzare in tutti i modi l’acquisizione dell’ex colosso di Santa Clara con operazioni che, a seconda di come le si veda, possono far storcere il naso o imprimere un ilare …
La “dottrina Google” sulla Cina, sembra non riscuotere molte adesioni fra i colossi tecnologici americani. Dopo che Microsoft ha fatto capire che a mollare la Cina non ci pensa proprio (fonte: Reuters) così come MySpace, e Twitter che starebbe preparando lo sbarco (qui una nostra analisi), anche Facebook starebbe valutando l’ingresso nel mercato cinese, senza alcuna pregiudiziale “etica”, come sostenuto nel commento dei resposabili del social network circa la notizia diffusa da Marketwatch qualche giorno fa:
We are interested in China, just as we are many other countries, and while we …
12,5 Kg di peso, nei primi anni ’80, erano sufficienti per definire un computer “portatile” – benché la dicitura “trasportabile” rendesse meglio l’idea. Se poi questo computer era anche pienamente IBM compatibile, e consentiva dunque l’esecuzione dei più popolari software di produttività (word processor, fogli di calcolo, database) sviluppati per la piattaforma business per eccellenza, il PC IBM, era legittimo parlare di una rivoluzione copernicana.
In questa nuova avventura nel colorato mondo del retrocomputing, la macchina del tempo ci trasporterà come per magia nel 1982, anno di introduzione del Compaq Portable, …
Breve, esplicativo ma controverso, il video con cui un product manager di Internet Explorer 8 confronta i due browser con l’ausilio di Fiddler – un programma di web debugging – per dimostrare che Google manda una richiesta ad ogni pressione di tasto verso google.com, mentre IE8, grazie alla separazione della barra di ricerca da quella degli URL, non invia alcuna informazione durante la digitazione nella barra degli URL.
Il trucco c’è e non è sfuggito ad ArsTechnica: in Chrome la barra degli indirizzi corrisponde effettivamente a quella della ricerca, per cui …






