C’era una volta una schiera di barbuti accademici, scienziati o semplici hobbisti, che diedero vita alla seconda rivoluzione informatica fra la metà e la fine degli anni ’70, acquistando computer venduti in kit di montaggio, personalizzandone le componenti, imparando a decodificare l’output su pannelli a led rossi e a gestire l’input tramite nastri perforati.
Questa ristretta casta sciamanica usava ritrovarsi in incontri fissi per confrontare le proprie scoperte e condividere i propri progetti. La destrezza col saldatore era uno dei prerequisiti fondamentali per appartenere a questa élite, dal momento che gli …
Sarebbe in realtà meglio parlare di “geolocalizzazione”, la parola magica che va di moda al momento e che molti stanno cercando di avvicinare alle persone e alle cose.
Prossimamente Firefox sarà in grado di capire dove siamo e gli sviluppatori potranno fornire esperienze di navigazione appositamente progettate in base alla location, i motori di ricerca hanno da tempo iniziato a proporre risultati di pertinenza maggiore rispetto al luogo fisico (dichiarato o rilevato) in cui si trova l’utente, e qualcuno inizia ad affacciarsi nei cosiddetti “servizi di prossimità” ovvero servizi elettronici (o …
Una delle promesse più grandi della prossima generazione di web è la possibilità di portare offline le applicazioni e fare il sincronismo appena si torna in rete; esiste già Google gears ed è inserito in un limitato numero di progetti (Zoho e Remember the milk giusto per citarne un paio), Mozilla con il suo Prism sta pensando a come rendere indipendenti le applicazioni web dal broser, Adobe ha rilasciato il suo AIR che fa qualcosa di simile. Ma non tutti sono d’accordo con questa via.
Quante volte ti è capitato di lavorare su una postazione di lavoro diversa dalla solita e di avvertire una sensazione di smarrimento, perché sei costretto ad usare applicazioni diverse da quelle a cui sei abituato ed affezionato?
Una soluzione c’è, ed è tuttaltro che avveniristica. Nessun sistema operativo web oriented, non è necessario neppure connettersi ad Internet. E’ sufficiente aver installato una piccola suite di applicazioni sul pendrive; trenta mega nella versione lite, ottanta circa per quella standard e la penna usb diventa un ufficio mobile.






