di  -  giovedì 28 febbraio 2008

cellphone In Giappone i cellulari sono molto potenti, hanno grandi capacità di calcolo, connessioni veloci e schermi ad alta risoluzione. In Giappone esistono inoltre delle tariffe flat, grazie alle quali si possono inviare enormi quantità di sms ad un costo fisso.

Queste sono le pre-condizioni che hanno portato alla diffusione dei Keitai – i romanzi scritti e letti sul cellulare – ma da sole non ne spiegano l’enorme successo: tale da renderli, una volta stampati, dei best-seller da centinaia di migliaia di copie vendute.

Rin è il nome dell’autrice If you, poi c’è Mika con Il cielo dell’amore. Le autrici di maggior successo sono prevalentemente ragazze ventenni, mentre il pubblico non supera l’età dei 25 anni.
I romanzi sono scritti in forma di sms sequenziali, con un periodare estremamente sintetico e sincopato, descrizioni essenziali, caratterizzazione dei personaggi scarna, in linea con le possibilità offerte dallo strumento e con i gusti dei giovani lettori del genere.

In Giappone si discute se i romanzi per cellulari possano essere considerati un vero e proprio genere, e ci si chiede se un romanzo scritto su un computer, ma con la forma e lo stile di un romanzo per cellulari, abbia diritto a far parte di questo genere.

Quanto conta lo strumento con cui si scrivere per parlare di genere letterario?
E questo genere potrebbe mai attecchire in Europa e in Italia?

6 Commenti »

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  • # 1
    Paganetor
     scrive: 

    speriamo non arrivino qui da noi: già il gergo da sms è la morte della lingua italiana, se poi devono farci stare un “romanzo” siamo a posto!

    piuttosto, dateci i librofonini!!!!

  • # 2
    BrightSoul
     scrive: 

    ti bombardano di sms e quello sarebbe il romanzo? Ma almeno sono interattivi in qualche modo, tipo le storie a bivi di Topolino?

  • # 3
    Kota
     scrive: 

    “Keitai” non vuol dire “romanzo per cellulari” in giapponese.
    “Keitai” e’ la contrazione di “Keitai Denwa” che vuol dire “telefono portatile” o, come si usa chiarmarlo comunemente in Italia, “Cellulare” o “Telefono cellulare”.

    I romanzi per i cellulari si chiamano “Keitai Shousetsu” (携帯小説) o piu’ comumente (ma impropriamente) in caratteri latini “Keitai Shosetsu”.

    Ecco il primo link tirato fuori da google cercando “Keitai shosetsu” che ne parla:
    http://qn.quotidiano.net/2007/06/04/15346-boom_romanzi.shtml

  • # 4
    raffaele
     scrive: 

    …in giappone usano le e.mail non gli sms…

  • # 5
    Ilruz
     scrive: 

    @Kota – in italia, il terminale vulgaris viene anche definito “telefonino”, forse perche’ la tendenza e’ farlo sempre piu’ piccolo.

    L’invio di un romanzo tramite SMS, per quanto piccolo, mi sembra estraniante: se mi mandassero la Divina Commedia via sms li manderei a cag@re subito dopo “aver smarrito la diritta via”. Se potessi invece scaricare dei testi sul mio inseparabile blackberry – cure oculistiche a parte, non mi spiacerebbe leggere qualche romanzo, di qualche collana periodica. Se qualcuno si prendesse la briga di fare degli audiolibri, sarei il primo cliente!

    Forse il titolo e’ inesatto – da quanto ho letto in giro, a fronte di un abbonamento di circa un euro, puoi accedere ad una libreria molto vasta di testi.

    Peccato che la gran parte degli utenti fruisca solo di contenuti stile “fotoromanzo scritto”. Il successone del momento si chiama “Deep Love”, preceduto da “Cielo D’Amore” – e il mio livello di insulina mi vieta l’abuso di sostanze cosi’ smielate.

  • # 6
    markk0
     scrive: 

    Considerate il fatto che si parla di un paese dove con il cellulare ci si fa di tutto: si paga il biglietto della metropolitana, si acquistano bibite dai distributori automatici, ecc., ecc., ecc.

    Qui da noi, grazie alla crassa ignoranza che pervade gli italioti, si guardano con sospetto i distributori automatici che danno il resto (che usavo già in Germania negli anni ’80) e vogliamo giudicare gli altri?

    Suvvia…

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