di  -  martedì 26 febbraio 2008

L’argomentazione alla base delle cause intentate dalla RIAA contro utenti americani di piattaforme P2P, secondo cui è sufficiente rendere disponibile del materiale protetto per essere accusabili dell’infrazione del copyright, è stata contestata da un giudice federale de Connecticut.

Per procedere contro gli accusati – è questo il parere del giudice Janet Bond Arterton – è infatti necessario produrre prova fattuale del trasferimento del suddetto materiale verso terze parti, la qual cosa, oltre a non essere stata dimostrata dalla RIAA in sede processuale, appare tecnicamente difficile su larga scala. È a questo punto prevedibile un effetto domino su tutti i processi analoghi con cui la RIAA terrorizza da mesi madri di famiglia, ragazzini, anziani e via discorrendo.

Malgrado questo episodio, non tutte le speranze sono perdute per gli acrobatici paladini della creatività musicale.

La “soluzione finale” del caso è affidata ad un eventuale provvedimento legale che consenta il monitoraggio del traffico su larga scala, il che non appare del tutto improbabile se si considera la resistenza che le autorità USA da sempre oppongono a provvedimenti a garanzia della privacy – non ultimo il celebre caso avente come protagonista la tentacolare NSA, caso che il governo cerca di zittire con un’estemporanea immunità retroattiva.

4 Commenti »

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  • # 1
    Ilruz
     scrive: 

    Sull’argomento e’ stato detto sicuramente di tutto e di piu’ … ma … a che servirebbe un monitoraggio del traffico? le connessioni criptate esistono da sempre, e se non volessi rivelare il contenuto delle mie trasmissioni, c’e’ piu’ di un modo per farlo.

    Credo invece che andremo incontro ad una revisione dei “volumi” di traffico, con abbonamenti diversi divisi per soglie.

    Poi, pensateci bene, il passo successivo e’ breve: qualche anno fa, venne deciso che i supporti registrabili avrebbero dovuto pagare un “equo compenso” perche’ potenzialmente in grado di copiare media protetti dal diritto d’autore. L’importo del pizzo imposto e’ proporzionale al volume di dati copiabile.

    Sicuramente nel tempo devono aver trovato una scappatoia legale per evitare di applicarla a TUTTI i supporti; se cosi’ non fosse gli attuali dischi di taglia > terabyte dovrebbero pagare una tassa sul macinato superiore al valore dell’intero computer dove sono installati.

    Sono pero’ ragionevolmente sicuro che la stessa soluzione sia applicabile a “pacchetti” di mb trasferiti, dove gli ISP si rendano disponibili piu’ o meno “spintaneamente” a fornire misure del traffico. Gli ISP stessi, in particolare quelli le cui infrastrutture sono sature, potrebbero decidere di avvallare la richiesta … innescando un circolo virtu/vizi-oso in cui chi ci rimette e’ solo l’utente.

    Mala tempora currunt.

    G.

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    L’ho scritto anche in un articolo linkato, allo stato attuale la crittografia rappresenta l’assicurazione sulla vita per il P2P. Sta di fatto che ad oggi client con supporto integrale per la crittografia del traffico non sono ancora diffusi. Certo che già mettere in piedi un’infrastruttura per il monitoraggio a livello di contenuti è una bella impresa. Chi la paga?
    Per quanto concerne l’equo compenso, ne stanno studiando l’applicazione anche su HD e penne USB.
    Infine limitare il traffico è un’impresa dura in tempi di convergenza: come fai a rendere fruibile lo streaming (tipo iTunes movie rental) se limiti il traffico?

  • # 3
    n1
     scrive: 

    Io lo dicevo che alla fine sarebbe miglio un contratto con i provider che preveda libertà di scaricare contenuti a pagamento e p2p senza filtri o paura di sanzioni.
    Ovviamente ad un costo maggiore che verrà versato nelle casse della RIAA/SIAE.
    Anche se poco sarebbe diverso da niente senza contare che invoglierebbe chi pensa ancora di andare in negozio.
    Ecco si, poveri negozianti che campano sulla vendita diretta di soft e media, anche se oramai è solo questione di tempo…

  • # 4
    Giuliano
     scrive: 

    Pensare al copyright mi fa pensare come sia strano il mondo…a occidente ci fanno credere che viviamo in democrazia e libertà, mentre questo non è vero in quanto siamo costretti a subire ingiustizie. In Italia paghiamo pure tasse sulle intenzioni ed è assurdo. Conosco paesi, che ci vengono dipinti come non liberi,in cui scaricare un film o musica non è illegale ma è fornito da chi fornisce la connessione.

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