di  -  martedì 20 aprile 2010

“Quello scrigno fatato contenente sogni a pagamento”, così un vecchio saggio definiva il cinema. Chi ama davvero questa irrinunciabile forma d’arte sa che il cinema in qualche modo fa parte della sua vita. Probabilmente ha scandito, e forse determinato, le fasi più importanti e inciso in qualche modo sulle scelte che hanno cambiato il corso degli avvenimenti.

Chi scrive è un grande appassionato di cinema. Quasi tutte le sere, fino a poco tempo fa, le riempivo con un film più o meno d’autore: insomma, i vari Kurosawa, Lumet, Leone, Hitchcock, ma anche Leterrier, Travis, Segal. Il cinema è cinema, va vissuto in quanto tale, non importa se stai vedendo un grande capolavoro o un flop colossale, sei impegnato nella visione e devi aspettare fino all’ultimo minuto per formulare il tuo giudizio. Premettendo che in questo blog voglio semplicemente trasmettere la mia esperienza e non dare una visione oggettiva, vorrei dire con parole mie cosa intendo per cinema.

Devi essere disposto a sospendere il tuo giudizio sul mondo. Seguire quello che vuole dire l’autore e scandire tutti i passaggi. Viverli in qualche modo e capire perché quell’autore è arrivato a quella determinata conclusione e quali sono state le esperienze che lo hanno portato a determinare quel giudizio. Per una volta non importa dare un giudizio personale, l’importante è condividere quell’esperienza, anche solo per un attimo.

Nell’ultimo mese ho visto pochissimi film, se non proprio nessuno. E mi sto chiedendo perché sono arrivato a questa forma di insofferenza verso il cinema. Ci sono stati momenti della mia vita in cui ho accantonato il cinema, ma è dipeso da altri fatti personali, che ho individuato. Adesso invece sono più in difficoltà nel capire il perché del nuovo distacco dal cinema.

Ritengo che l’insofferenza dipenda principalmente dal mio lavoro, ovvero quello di redattore di videogiochi. Ultimamente, i prodotti dell’industria videoludica sono cambiati visceralmente e sono pensati per soddisfare un altro tipo di esigenza rispetto ai videogiochi di qualche anno fa. L’allargamento delle prospettive e il coinvolgimento di un pubblico più ampio hanno cambiato radicalmente i videogiochi, con il principale risultato di un maggiore avvicinamento al mondo dell’arte.

Alcuni tipi di inquadrature, i piano sequenza, i movimenti della telecamera, il modo in cui è gestita la colonna sonora, i momenti emozionali e le stesse emozioni trasmesse dagli attori virtuali, riescono a rimpiazzare quella necessità d’arte che era colmata dal cinema. Non che i videogiochi siano destinati a prendere il posto del cinema né che stanno per diventare film, ma semplicemente stanno prendendo la strada che li renderà un media di intrattenimento diverso sia dai film sia dai videogiochi prima maniera.

Probabilmente tutto parte da Metal Gear Solid 4, un prodotto che è molto difficile definire come videogioco. Ha una storia di grande spessore, decisamente superiore alla media dei film hollywoodiani. Una storia che è raccontata in maniera magistrale e attraverso le emozioni dei suoi protagonisti. Certo, il capolavoro di Hideo Kojima sacrifica troppo il gameplay sull’altare della narrazione.

D’altra parte equilibri ben definiti e funzionali in quest’ottica non sono stati raggiunti da nessun videogioco. Ad esempio, Uncharted 2 è un gioco che punta moltissimo sulla narrazione, ma che probabilmente resta ancorato a un’idea di gameplay che sta per essere superata. Uncharted 2 si rivela un’esperienza frammentaria, perché troppo spesso offre un livello di sfida troppo alto per il tipo di prodotto che vuole essere. Non è una critica, perché Uncharted 2 è uno dei migliori giochi del 2009, ma semplicemente lo prendo come esempio per contrapporlo a Mgs 4.

Heavy Rain è un altro prodotto cruciale. Qui il gameplay, nel modo classico in cui lo intediamo, è praticamente assente. Il confine tra videogioco e film è sensibilmente spostato verso il secondo medium. Probabilmente, come Mgs 4 e Uncharted 2, ma da un altro punto di vista, neanche Heavy Rain raggiunge il giusto equilibrio tra videogioco e film.

Sicuramente ci sono stati grossi passi avanti con la next-gen rispetto ai videogiochi vecchia maniera. Tomb Raider o DooM, ad esempio, erano videogiochi e basta: niente arte, niente emozioni, niente cinematograficità. Però nascondevano i prodromi di un grande cambiamento. Dalla fine degli anni ’90 ad oggi l’industria risulta stravolta: se a quei tempi raggiungere il milione di copie vendute era un traguardo sensazionale, adesso vendere meno di 3 milioni è un insuccesso, e ci sono giochi che superano agilmente la quota delle 10 milioni di copie vendute.

Avatar ha superato la quota di 2,7 miliardi di dollari di incassi in tutto il mondo, stabilendo il nuovo record di incassi per un film. Ma Modern Warfare 2 non è molto dietro; secondo Npd solamente negli Stati Uniti ha incassato 1,5 miliardi di dollari. Non ho dati precisi (perché purtroppo nel mondo dei videogiochi non ci sono ancora statistiche accurate come nel cinema), ma se si tengono in considerazione i costi di produzione dei due prodotti, l’utile si riduce considerevolmente.

Avatar è costato 500 milioni di dollari e ha avuto bisogno di una campagna di marketing colossale, che ha coinvolto anche gli esercenti che hanno dovuto rinnovare la tecnologia dei loro impianti per consentire la giusta fruizione del film. In confronto, il marketing di Modern Warfare 2 è stato molto meno dispendioso e i costi di produzione una minima parte (ci aggiriamo sui 50/60 milioni di dollari).

Gli incassi di Modern Warfare 2 sono la prova schiacciante che i videogiochi interessano una fascia di utenza sensibilmente più grande rispetto al passato, e che coinvolge anche chi non è più giovane. Perché? Torniamo al discorso precedente sugli equilibri, ormai precari, tra videogiochi e film. La campagna single player di Modern Warfare 2 ha qualcosa che non c’era in passato, offrendo un livello di tensione che semplicemente non è paragonabile a quello che offrono altri tipi di media di intrattenimento.

L’interazione con il mondo e l’interazione con l’emozione scaturita dal conflitto, così come le propone Modern Warfare 2, raggiungono livelli inesplorati. Ed è qui che i videogiochi riacquistano una propria indipendenza da qualsiasi altro media di intrattenimento: nell’interazione.

La coesistenza tra questo tipo di interazione con il mondo e la presenza degli elementi cinematografici di cui abbiamo parlato in precedenza rendono questo prodotto unico, e giustificano il suo successo commerciale. Semplicemente la gente vuole fare questo tipo di esperienza militare (bisogna considerare che tanti altri produttori, oltre che la stessa Activision, hanno fiutato l'”affare”, ed è per questo che ci saranno sempre più prodotti come Modern Warfare).

Altri due titoli che vanno citati sono Mass Effect 2 e Final Fantasy XIII. Sono due prodotti che compiono un taglio netto rispetto ai precedenti capitoli dei franchise a cui appartengono. Il gameplay è semplificato e grandissimo spazio è dato alle sequenze cinematografiche. Mass Effect 2 è notevole sul piano delle inquadrature e dei movimenti di telecamera, assolutamente cinematografici, e probabilmente è il primo gioco che raggiunge la qualità di un buon film da questo punto di vista.

Final Fantasy XIII raggiunge un livello artistico nei disegni e negli scenari che sinceramente non riscontro in nessun film. I creativi di Square Enix hanno potuto usare dei mezzi che sono inimmaginabili nel mondo del cinema, visto che hanno ricreato da zero in grafica renderizzata sia gli scenari che i personaggi. Sia Mass Effect 2 che Final Fantasy XIII hanno inoltre colonne sonore di qualità cinematografica, usate secondo espendienti che provengono dal mondo del cinema.

Quello che manca è ancora un certo spessore nelle storie. Di Uncharted 2 ne parliamo tutti come un capolavoro, e lo è per certi versi, ma ha una storia terribilmente banale, e lo stesso discorso lo si può fare per Mass Effect 2 e per Modern Warfare 2. Ci siamo sul piano emozionale, anche se servono ancora certi accorgimenti, ma siamo lontani come spessore delle storie. In questo caso ci vogliono autori di esperienza, quelli che hanno avuto una crescita tormentata per capirci, e che vogliono riversarla in un media artistico.

La goccia che fa traboccare il vaso nel calderone videludico è il trailer di Crysis 2, in cui si trasmettono mille sensazioni, anche su fatti di attualità (richiamo all’11 settembre) e in cui emozioni, musiche e inquadrature ricalcano perfettamente quello che vediamo al cinema. Oltretutto ritroviamo l’eroe che non si arrende mai se non quando raggiunge lo scopo (classico cliché hollywoodiano).

Spero di essere riuscito a trasmettere le mie idee, e quanto sia importante per me la fruizione di questi contenuti artistici. Ribadisco che sono mie personali sensazioni che non vogliono avere niente di oggettivo: ognuno nella propria coscienza può fare questa riflessione e scegliere il media artistico che maggiormente gli dà gratificazioni.

Chi ha letto questo pezzo nella sua interezza sarà portato a commentare “oh, quanto sei bravo Rosario, hai perfettamente colto nel segno”, oppure “Rosario hai sbagliato completamente, hai una visione delle cose completamente distorta”. Piuttosto, consiglio di rileggere il terzo paragrafo del pezzo. È quello che avete fatto.

24 Commenti »

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  • # 1
    KoD
     scrive: 

    Mi sento di citare GTA 4, altro titolo molto cinematografico e sicuramente meno “gioco” rispetto ai predecessori.

    Personalmente apprezzo la coesistenza di questo nuovo trend (che adoro) con i giochi vecchio stile e mi auguro che entrambi possano evolvere senza predominare sull’altro.

  • # 2
    elevul
     scrive: 

    No, più che altro mi viene da commentare tl;dr, nonostante l’abbia effettivamente letto tutto (in varie tranche)… :asd:

  • # 3
    saggioWeb81
     scrive: 

    ciao,
    credo che la tua insofferenza verso il cinema sia piu che altro un’insofferenza verso le ultime uscite che in effetti sono film mediocri.

    Ti consiglio ti rivederti qualche classico, diciamo dagli anni ’70 in poi, ci sono parecchi titoli ancora attuali …

    Un vg pur essendo un capolavoro è troppo limitante dal punto di vista sociale, ormai le LAN sono morte e online su WAN dilaga la maleducazione ed i cheattoni..

    Un film valido o cmq un film piacevole o divertente coinvolge di piu nell’ambiente familiare (°-°).. Soprattutto nelle serate in cui si è stanchi, non cè niente di meglio che un buon film rilassante.

  • # 4
    Nenco
     scrive: 

    Non hai citato i trailer di red dead redemption!

  • # 5
    Gianluca
     scrive: 

    Sono d’accordo con te,
    ho 36anni eda quando ho scoperto il pc nell’autunno 2004 guardo sempre meno la tv, e vado meno al cinema.
    L’ultimo film che ho visto assieme ad un mio compagno multiplayer è stato Green Zone. Mentre lo guardavamo facevamo riferimenti a Battlefield, il rumore delle radio, il fumo, le luci il suono delle armi…tutto come nel videogioco, ma senza interazione.
    La telvisione, quella cornice di immagini fatica sempre + ad attirare la mia attenzione, dopo i primi 5 minuti di tg cambio canale la lascio funzionare come una radio intanto che faccio altro e poi accendo il pc…

  • # 6
    davide
     scrive: 

    condivido in parte la parte sull’evoluzione dei vg di questa generazione ( anche se avrei citato anche Assassin’s Creed 2, grandissimo capolavoro che secondo me sta spanne sopra a uncharted, e che ti permette di rivivere nell’italia dei Borgia, di Leonardo delle esperienze che immedesimano mille volte più che un film…

    Sul lato cinema, invece, proprio con questa nextgen siamo arrivati ai massimi delle possibilità di vedere e sentire un film a casa propria con il blu ray, con un esperienza migliore del cinema ( ovviamente avendo a disposizione un bel tv full hd e un sintoamplificatore hd): sto riscoprendo nuovamente capolavori del passato, che avevo già visto o in vhs o alla tv o al cinema, ma che proprio grazie all’avvento dell’alta definizione si possono apprezzare esattamente nella visione voluta dal regista, mi riferisco a film del calibro de Il Padrino, Balde Runner, Via col Vento, Biancaneve e i 7 nani, Alla scoperta del West, Il bello il brutto e il cattivo , i goonnies, black hawk down ecc ecc

    Per un appassionato di cinema non c’è mai stato un periodo migliore, certo è necessario spendere molto ( per mettere su un impianto audio/video degno di nota) , ma alla fine tutto è più che ripagato per chi ama i film.

    A questo punto ti suggerisco a vedere in blu ray Black Hawk Down, e poi fammi sapere se non ti ha coinvolto emotivamente più di Call of Duty:MW2…

  • # 7
    Capitan Lkl
     scrive: 

    Sono 3 anni che non guardo un film in sala, sostanzialmente per due motivi: l’abbrutimento totale dello spettatore tipico e la pochezza stessa della quasi totalità delle uscite recenti. I film che mi interessano li guardo a casa, generalmente roba vecchia o qualche uscita recente “minore”; mi vanno bene anche sul 14″, se il film mi aggrada non ho bisogno di guardarlo su uno schermo alieno da 5000″ in 30D, con audio infini-fonico. Anzi, ad esser sincero, credo che parte di coloro che utilizzino impianti fantascientifici per gustarsi l’ennesimo seguito del seguito del seguito del seguito, remake o reboot, lo facciano per compiacersi della qualità dell’immagine e del sonoro (a prescindere dal film stesso).

    Discorso videogiochi. Videogiocatore di vecchissima data, anni interi passate in sala giochi… ho iniziato a perdere l’interesse per i giochi quando hanno perso la loro identità e iniziato a scimmiottare altri media, anche per guadagnare una parvenza di dignità agli occhi di coloro che, tempo fa, guardavano con superiorità chi impugnava un joystick. Non disprezzo un gioco che ha “inquadrature e sequenze cinematografiche”. Semplicemente, non mi interessa: l’inquadratura cinematografica la voglio in un film, non altrove. Intrecci complicati, trame profonde, coinvolgimento emotivo posso trovarli nei libri. E’ un discorso mio: non mi piace il videogioco (o il fumetto) che scimmiotta il cinema e viceversa. Ogni mezzo ha la sua grammatica, i suoi tempi.

  • # 8
    phabio76
     scrive: 

    Quoto Capitan Lkl.
    Dopo il preambolo iniziale mi aspettavo conclusioni diverse.
    Al massimo un videogioco può essere cinematograficamente bello quanto un mediocre film d’azione.
    Il discorso può reggere (reggeva) solo per le avventure grafiche dove l’azione è in secondo piano rispetto alla storia, all’ambientazione ecc..

  • # 9
    aste
     scrive: 

    il pubblico oggi è molto simile al pubblico degli anni 50-60, sembra che ci sia una voglia smodata di divertimento nella gente, ed infatti i films con incassi migliori sono “stupidate” da vivere con leggerezza, onestamente spero che anche il teatro torni ad essere vissuto dal popolo, più ortaggi e meno impellicciate farebbero bene al movimento teatrale.
    un film biografico su Heidegger sarebbe un valido oppioide per il pubblico generalista…

  • # 10
    Dustmybroom
     scrive: 

    Quello che i videogiochi ed il cinema condividono non è genericamente il fruitore a cui si indirizzano, ma la sua capacità di immedesimazione.

    Al pari di altre tipologie di stimolo (arte, scrittura), chi si pone di fronte ad un film o ad un videogioco mette in gioco la propria capacità di ‘vivere’ in qualche modo il messaggio che riceve.

    Questo peculiare stato mentale può essere innescato da un film, da un videogame, da un libro, e stante l’abissale differenza tra loro sul piano degli effetti l’uno può riuscire a supplire, consolare, compensare, saziare l’altro.

    Perdere la propensione ad immedesimarsi è cosa ben più grave: anche io mi sono sentito abbandonato nella giungla più in Lost Patrol che in tanti film sul Vietnam, ma non mi sembra di averne avuto una esperienza meno nobile rispetto ad un film, in fondo :)

  • # 11
    alex del viero
     scrive: 

    tutto molto interessante … pero’ anche io che non
    sono un videogamer (lo so vi obrobrio!) guardo sempre meno tv e films in generale.
    Io semplicemnte ho dato la colpa al fatto che la TV FA SCHIFO e i films ,mediamente 9 su 10, sono penosi.

  • # 12
    RickTheSnake
     scrive: 

    @capitan LKl: non sono del tutto d’accordo. o meglio, imho sarebbe il caso di tracciare una linea tra cosa si puo’ definire scimmiottamento e cosa ispirazione, influenza, e non ultime, logiche di mercato. in questo senso l’arrivo del wii trovo abbia fatto benissimo all’industria: sebbene all’inizio alcune software house abbiano tentato di convertire ogni genere di gioco ad un gameplay piu’ casual, credo che l’esperienza sia loro servita a rendersi conto che il pubblico odierno è molto piu’ stratificato che in passato, e non solo verso il “basso”. così possiamo trovare un modern warfare che chiaramente scimmiotta i film di guerra in maniera plateale producendo però solo un buon film d’azione interattivo, e un mass effect 2, che pur rimanendo nei binari della “average” space opera in quanto a temi trattati e plot, alza di molto l’asticella della narrazione interattiva tentando di proporre personaggi caratterizzati in modo eccellente e dando modo al giocatore di creare il “proprio” mass effect 2, come già successo nell’ottimo dragon age. questa possibilità dei videogiochi, ovvero permettere al giocatore di dare forma alla propria storia e perciò viverla molto piu’ intensamente rispetto a uno script predefinito(e qui mi permetto di legarmi al discorso di Dustmybroom), è imho il vero potenziale del medium videogioco e il primo vero passo del medium verso la completa maturità e indipendenza da cinema e letteratura, oltre che dallo status di semplice passatempo. e difatti trovo altamente fuorvianti e poco significative quelle recensioni che ancora tentano di chiudere storia e gameplay in compartimenti stagni come se l’uno potesse fare a meno dell’altro. e con questo non intendo dire che TUTTO il medium debba confluire in una sola “scuola”: amo beat hazard e CoD 4 in multiplayer tanto quanto dragon age o mass effect, e anzi spero che l’industria riesca a mantenere questa varietà senza sacrificarla sull’altare dell’innovazione, e viceversa.

  • # 13
    Cipolino84
     scrive: 

    Ciao a tutti.

    Sono d’accordo sul post di rosario…anche se è (e sarà)
    impossibile far diventare un media come i videogiochi alla stregua di un film,questo perché la narrazione deve essere correlata al
    gameplay ed un gioco essendo tale non può e non deve rinunciare alla sua parte più importante cioè il gameplay, dunque ben vengano trame articolate ed appassionanti ma senza rinunciare o scendere a compromessi di giocabilità. Ho visto heavy rain devo ammettere che è
    un bel gioco ma sacrifica troppo il gameplay per la struttura narrativa al punto tale da renderlo quasi noioso.

    P.S: Rosario cmq ti consiglio anzi consiglio a tutti di vedervi qualche film di Shinya Tsukamoto o Park Chan-wook, in particolare del primo “tetzuo the iron man” perla assoluta del mondo cinematografico,sensazioni così sono davvero rare da trovare in qualsiasi media.

    BY HARD CORE PC GAMER.

  • # 14
    Ciriacus
     scrive: 

    Perfettamente d’accordo con l’autore.
    Addiritura abbiamo avuto quasi fasi simili, in cui in tempi diversi ci sono stati allontanamenti e riavvicinamenti al mondo del cinema o della tv.
    Voglio citare una mia frase che mi è uscita proprio naturalmente all’uscita della sala dove avevo appena visto AVATAR, “mah…per me mass effect 2 o friday night lights” in un modo o in un altro mi hanno dato di più…..
    Ovvero, quello che prima cercavo e trovavo esclusivamente in un film magari in un cinema adatto, ora mi capita di ritrovarlo videogiocando di notte nel week end o facendo una maratona di telefilm (con una bimba piccola tutta la mia parte “giocosa” si riduce alla notte).
    In fondo anche ai tempi del videogioco di Blade Runner provai sensazioni simili.
    Quello che mi fa ancora arrabbiare moltissimo, è che di un bel film posso parlarne con tante persone e confrontarmi tranquillamente, mentre per tutte le emozioni, le critiche, i confronti su videogiochi o telefilm o qualsiasi altra forma d’arte che mi richiama quello che una volta era esclusivo appannaggio dei film, trovo pochissime persone in carne ed ossa per un bel confronto costruttivo e finisco ad usare forum e internet….e penso di perderci qualcosa…

  • # 15
    Dustmybroom
     scrive: 

    Anche Roger Erbert (noto critico cinematografico) si è pronunciato sul rapporto tra l’arte e i videogiochi, negando a questi ultimi ogni possibilità di appartenervi.

    Forse dobbiamo risalire a monte, e capire se davvero per arte abbiamo il dovere di intendere qualcosa di non interattivo.

    Ogni forma d’arte è un messaggio, e spesso l’arte ammicca al proprio fruitore lasciandogli margine per le proprie emozioni, la propria interpretazione, il proprio ‘sentire’.
    E’innegabile che si tratta però di partecipazione che non ‘interagisce’ con l’opera d’arte stessa…e questo avviene nel cinema, nella scrittura, nella pittura e genericamente in tutte le arti figurative.

    Come a dire: la partecipazione del fruitore è innegabile, ma nell’arte puramente definita non è ‘attiva’, ma intima, personale, sine motu. Qualora invece ci sia, è intrattenimento.

    Tutto ciò ha un senso logico, non si può negare.

    Ecco cosa sconvolge dei videogiochi quando proviamo a considerarli forma d’arte: la loro richiesta di un intervento attivo, sia decisionale che cinetico, che sembra contrastare con il canone classico di arte come fonte intoccabile, incorruttibile, universale proprio perchè immutabile nel suo rapporto funzionale ma indipendente rispetto al fruitore.

    Molti artisti si stanno indirizzando verso una forma di partecipazione attiva alle proprie opere d’arte (molte installazioni nei musei del mondo vanno in questa direzione), ma in termini puramente filosofici forse dovremmo avere l’onestà di concludere che è uno stato ‘irregolare’ quello di Rosario che sente sazia la propria fame cinematografica in virtù della scorpacciata di videogame.

    Lana caprina e sesso degli angeli a parte, se è vero che Rosario (ma non è mica il solo, anzi!) ha supplito con i videogames la sua voracità cinefila, vuol dire che una certa fungibilità tra le due categorie c’è…e questo è un fatto, a dispetto di ogni filosofia… :)

    E’ un pò come definire la categoria ‘cibo': se c’è qualcosa che mi nutre e che mi sazia…vorrà dire che posso chiamarlo cibo, no? Rosario…al massimo hai un disturbo alimentare, insomma :)

  • # 16
    Rosario Grasso (Autore del post)
     scrive: 

    Siamo noi che stabiliamo cosa è arte e cosa non lo è. Non c’è filosofia, è una cosa immanente, dimostrabile fattivamente.

    Ringrazio tutti coloro che mi hanno dato dei consigli sulle cose da vedere. Spero di riuscire a vedere tutto ;)

  • # 17
    biffuz
     scrive: 

    Non ho giocato a nessuno dei giochi che hai citato né credo che lo farò mai perché non sono il mio genere, ma decido di fidarmi del tuo giudizio. Il mio genere è il fantasy, e posso citare quello che secondo me è il miglior gioco in questo genere: World of Warcraft – Wrath of The Lich King. Non ho mai visto un gioco fantasy in cui storia, ambientazione e musiche fossero così belle. Il trailer, conoscendo anche la storia che c’è dietro, è talmente bello che mi ha quasi fatto piangere.
    E poi tutti si chiedono perché ha tutto ‘sto successo e nessuno riesce a prenderne il trono malgrado tutti i concorrenti siano tecnicamente migliori.

  • # 18
    Ciriacus
     scrive: 

    Perfettamente d’accordo con l’autore. Addiritura abbiamo avuto quasi fasi
    simili, in cui in tempi diversi ci sono stati allontanamenti e riavvicinamenti
    al mondo del cinema o della tv. Voglio citare una mia frase che mi è uscita
    proprio naturalmente all’uscita della sala dove avevo appena visto AVATAR,
    “mah…per me mass effect 2 o friday night lights” in un modo o in un altro mi
    hanno dato di più….. Ovvero, quello che prima cercavo e trovavo
    esclusivamente in un film magari in un cinema adatto, ora mi capita di
    ritrovarlo videogiocando di notte nel week end o facendo una maratona di
    telefilm (con una bimba piccola tutta la mia parte “giocosa” si riduce alla
    notte). In fondo anche ai tempi del videogioco di Blade Runner provai
    sensazioni simili. Quello che mi fa ancora arrabbiare moltissimo, è che di un
    bel film posso parlarne con tante persone e confrontarmi tranquillamente,
    mentre per tutte le emozioni, le critiche, i confronti su videogiochi o
    telefilm o qualsiasi altra forma d’arte che mi richiama quello che una volta
    era esclusivo appannaggio dei film, trovo pochissime persone in carne ed ossa
    per un bel confronto costruttivo e finisco ad usare forum e internet….e penso
    di perderci qualcosa…

  • # 19
    Capitan Lkl
     scrive: 

    @RickTheSnake: Le logiche di mercato costituiscono la più grossa zavorra alla maturazione del mezzo; almeno secondo me. Mi limito a prendere atto, però: è ovvio che il fine ultimo del videogioco è vendere e incassare tanto, quindi sarebbe inutile urlare alla creativà che se ne frega di tutto, alla rivoluzione e così via. Un’altra zavorra pesantissima è data dal fatto che, probabilmente, la situazione attuale va bene sia a chi i videogiochi li fa, sia a chi ne usufruisce. Nel mio piccolo, lo vedo nei miei amici; sostanzialmente se ne infischiano di qualsiasi discussione del genere, prenotano i titoli (come se poi non se ne trovassero sugli scaffali a centinaia), bruciano una Xbox e ne ricomprano altre due, comprano l’edizione speciale e non usufruiscono dei contenuti aggiuntivi inclusi. Ogni tanto, hanno qualche rigurgito di polemica, ma passa subito e corrono a prenotare Gears of uncharted warfare 4 e sono di nuovo felici (o non hanno mai smesso di esserlo).

    Per il videogioco moderno auspicherei una maturazione personale mirata ad allontanarsi dai binari del cinema. Non ho nessuna ricetta miracolosa da offrire, se avessi idee meravigliose in merito, probabilmente sarei un game designer di successo. Sono chiacchiere così, tra noi. Può darsi che si possa narrare una storia fantastica con un videogioco, ma se si tratta di far andare avanti delle sequenze con questa o quella sequenza di pulsanti, non c’è alcuna maturazione del mezzo. Stiamo guardando un film e abbiamo una possibilità limitata di alterarne le situazioni, sempre rimanendo nel recinto costruitoci intorno dagli sviluppatori.

    Discorso arte/non arte. Un discorso già affrontato per il fumetto. E’ arte o non arte? Nei fumetti, alcuni hanno raggiunto la pace dei sensi chiamandoli graphic novel o libri. Dopo interminabili discussioni condotte nei salottini a numero chiuso del web, che non hanno giovato nè alla loro autostima, nè alla qualità e alla percezione comune del fumetto. A me non interessano le definizioni, interessa la sostanza.

    P.S.: Qualche mese fa, avevo aperto un thread simile nel forum di un famoso sito di videogiochi; un’utenza più specifica, non matura come quella solita di Appunti Digitali, ma neanche al livello di asilo nido tipico di altri forum o newsgroup. Ebbene, quasi 200 messaggi, dei quali circa 5 in topic; per il resto, scaramucce varie.

  • # 20
    redsith
     scrive: 

    Guardate che i videogiochi non si sono mica inventati niente.
    Lavoro proprio per le cinematiche dei videogiochi e in questo momento sto facendo camera layout per un gioco AAA che uscirà l’anno prossimo. Indovinate su che libri studio? Film direction shot by shot, cinematic motion, the visual story, tutti libri sul cinema, perchè quello che facciamo è cinema. C’è una sceneggiatura una regia e tutto il resto. Sono spezzoni cinematografici inseriti all’interno di un vg, nient’altro. Quindi non farei tutta questa distinzione tra i due media.

  • # 21
    Giulio
     scrive: 

    Caro autore, non hai citato Half Life, il primo della serie ovviamente. Come mai?

  • # 22
    Cipollino84
     scrive: 

    Che i videogiochi siano una forma d’arte non c’è alcun dubbio.
    Non c’è alcun dubbio anche che siano una forma d’arte diversa dalla cinematografia,o da un libro.

  • # 23
    Robert
     scrive: 

    A me è piaciuto Max Payne solo per la storia..e pure Myst

  • # 24
    mede
     scrive: 

    in generale l’articolo è interessante anche se impostato su una tua percezione, c’è comunque una riflessione. tuttavia sono rimasto deluso dall’analisi sull’accostamento videogioco/film che secondo me è poco approfondita è un argomento che è pieno di altri spunti di riflessione a mio avviso, soprattutto per chi è esperto di media e dei loro metodi di comunicazione, ma soprattutto si poteva andare oltre all’accostamento film/videogioco e paragonare il videogioco anche a altri media, anche se non era l’argomento stretto dell’articolo.

    diciamo che nell’articolo sembra che i videogiochi abbiano raggiunto solo oggi la maturità narrativa dei film copiandone il linguaggio audiovisivo. è una considerazione errata, mentre lo leggevo io pensavo a alone in the dark, al primo resident evil, ai primi tentativi di realizzare dei cartoni animati interattivi, pensavo ai primi metal gear piuttosto che al quarto, ma soprattutto pensavo alla profondità dei temi trattati in final fantasy 7 per esempio. giochi non proprio dell’ultima generazione che hanno benedetto gli scaffali anche più di 10 anni fa. l’ultima generazione di videogiochi sta cercando di copiare e prendere molto dalla cinematografia perchè è un linguaggio riconoscibile al grande pubblico in maniera immediata e non solo dai vecchi giocatori e soprattutto adesso può farlo con un impianto tecnico che lo rende verosimile e d’impatto. ma la realtà dei fatti se vogliamo, è che un videogioco è e dovrebbe essere qualcosa di diverso da un film, e se vogliamo possiamo sostenere tranquillamente che un videogioco è molto ma molto di più di un film. in esso c’è la possibilità di dare i dettagli come in un romanzo, inserendo ben più di una trama principale. il vantaggio del film è che dura 2 ore, ma da un lato è un vantaggio dall’altro è un grosso limite. tra un film e un videogioco c’è la stessa differenza che c’è tra una foto e un filmato. che è un po’ il limite che ha il cinema nei confronti dei romanzi da cui trae spesso ispirazione.

    il fatto è che il linguaggio espressivo dei videogiochi è così vario che è poco riconoscibile e tutto sommato è troppo giovane per avere una sua identità, per il cinema invece la situazione è diversa.

    un videogioco fatto bene è molto più complesso di un film a mio avviso, perchè oltre alla narrazione e la trama, che condividono ci sono altri aspetti propri del gioco che richiedono altrettanta cura.

    un tempo c’erano dei pionieri che hanno dimostrato che si, era possibile portare nel videogioco le stesse emozioni che si provavano sullo schermo della TV (ed anche di più), la suspence in resident evil, la profondità dei personaggi e della trama, ecc. dopo tutti questi anni molti artisti hanno potuto convergere e seguire un percorso di specializzazione e oggi sono disponibili le maestranze necessarie per realizzare videogiochi a livello professionale così come per il cinema all’inizio era un lavoro da pionieri mentre adesso più o meno si lavora tutti allo stesso modo ognuno con competenze precise…

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