di  -  martedì 2 ottobre 2007

New York Stock ExchangeAnche se non siete soliti frequentare le piazze finanziarie vi sarete accorti a suon di servizi in TV e titoli di giornali che in questo periodo le cose non vanno propriamente bene. C’è una crisi nata da mutui americani che si è ripercossa in tutto il mondo. Quando anni fa mi sono affacciato alla Borsa c’erano fior di dispense in edicola che spiegavano come cosa e quando farlo. Avevo amici e colleghi che passavano il tempo a guardare gli indici azionari salire e scendere, e guadagnavano anche con pochi scarti di punto percentuale. C’era molta improvvisazione, certo, ma un po’ di basi servivano comunque.
Cosa è cambiato negli ultimi tempi, a parte il numero elevato di persone che si sono scottate le dita in Borsa? Esatto! la potenza di calcolo e storage dei computer moderni, siano essi desktop o mainframe, e la velocità dei collegamenti internet, la banda.

Quest’ultima è importante per i trader affinché arrivino prima su un pacchetto con un prezzo goloso e da quel che ne so c’è addirittura un fiorente mercato di immobili nelle vicinanze dei server di Piazza Affari dove le maggiori società di trading cercano ad ogni costo di piazzare le loro macchine, per avere una manciata di microsecondi di vantaggio sulla concorrenza.
La capacità di elaborazione dei processori moderni (benedetta legge di Moore!) o la proliferazione dei core possono ad esempio dimezzare il tempo che impiega un software a fare una previsione tenendo conto dei dati dell’ultimo mese. Oppure a parità di tempo impiegato usare il doppio dei dati (due mesi).


Non è del tutto vero che il futuro non è prevedibile sulla base del passato, la cosa importante è avere abbastanza dati storici da valutare – meglio ancora averli tutti – ed essere più veloci nel farlo. Ecco che il crollo del costo medio dello storage per Gigabyte diventa un altro fattore decisivo nel computo delle operazioni borsistiche.
Se non ci credete, sappiate che secondo  questa ricerca americana a fine 2006 il 33% degli scambi finanziari statunitensi saranno stati decisi da un software. Nei prossimi anni si dovrebbe arrivare al 50%

Il mercato finanziario quindi è sempre più in mano di mainframe e algoritmi, che promettono di lavorare di più e meglio degli esseri umani, più velocemente e tenendo conto di più fattori. Parafrasando una nota massima di Einstein potremmo dire che “Dio non gioca a dadi, ma i computer giocano in borsa”. Ma se tutti i maggiori player finanziari del pianeta si dotano di hardware e software sempre migliori e più performanti, tutti quanti vincono? Questo è ovviamente impossibile, quantomeno nel medio/lungo periodo; la Borsa non è un posto in cui tutti possono arricchirsi all’infinito. La mia paura è che eventi come quello di questi giorni siano il risultato di fasi di espansione in cui la tecnologia ha portato alle piazze finanziarie una illusione di beneficio, che deve prima o poi correggersi a scapito di qualcuno. Di chi non ha a disposizione questi software.
Fino alla prossima release dell’algoritmo di previsione del mercato, montato sul nuovo otto-core con 32Gb di Ram…

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