di  -  martedì 6 aprile 2010

Siamo arrivati alla quarta e penultima puntata della serie di articoli riguardanti il talk “Internet is freedom”. In questa parte del discorso tenuto al parlamento Italiano, Lawrence Lessig ha cercato di spiegare come troppo spesso i comportamenti delle persone sono dettati da una visione “estremista” della realtà.

Sono stati presentati i temi affrontati in precedenza (copyright, giornalismo e trasparenza) in una tabella analizzando come in generale ci siano due correnti di pensiero che guardano esclusivamente ad una delle due colonne.

Gli estremisti che vedono solo la parte sinistra della tabella credono che internet ci insegni che dobbiamo modificare radicalmente la nostra società. Sono contenti del fatto che il copyright sia pesantemente sotto pressione. Ci sono addirittura correnti di pensiero che vorrebbero abolirlo, ritenendolo una inutile restrizione sulla libertà di cui non abbiamo bisogno. Nel contesto del giornalismo affermano che i blog sono più che sufficienti, che non c’è bisogno del grande giornalismo di inchiesta e che gli appassionati possono soddisfare tutti i nostri bisogni. Circa la trasparenza e la crescente critica nei confronti dei governi sostengono che è soltanto conseguenza della corruzione che realmente esiste in quegli ambiti.

Ci sono però anche gli estremisti che guardano esclusivamente la colonna destra della tabella. La battaglia riguardo alle tematiche del copyright, del ridimensionamento del giornalismo e della trasparenza ha portato persone a suggerire contromisure fuori dalla realtà che semplicemente porterebbero alla morte di internet.

Il fatto è che questi estremisti rifiutano semplicemente di riconoscere l’esistenza dell’altra sponda. Vedono il problema come un grande “aut aut” in cui internet può evolvere in “anarchia” o in uno “stato totalitario”. Lessig afferma che questo è un errore. Bisogna trovare un qualche modo per mediare gli interessi. Un modo per promuovere internet e per non dimenticare allo stesso tempo l’importanza del giornalismo, del copyright e della fiducia nelle istituzioni. Bisogna accettare la realtà che internet è qui per rimanere. Dobbiamo celebrare la rete ma dobbiamo anche capire come minimizzare i danni che questa grande invenzione sta in qualche modo portando.

In che modo?

Secondo Lessig bisogna svincolare il copyright dal concetto del controllo del modo in cui la propria opera viene utilizzata e concentrarsi di più sul compenso per il lavoro fatto. Suggerisce di compensare in qualche modo i danni provocati dal file sharing. Queste idee esistono da un decennio e per esempio sono contenute nel libro di William W. Fisher Promises to keep: technology, law, and the future of entertainment e nel programma elettorale del partito verde tedesco che propone una “tariffa culturale tutto incluso” per alzare le entrate atte a compensare i danni provocati dl p2p agli artisti.

Per il problema del giornalismo Lessig si rifà al testo The Death and Life of American Journalism di Robert W. McChesney in cui si afferma che va riconosciuta la necessità del supporto pubblico per i beni pubblici, compreso il giornalismo di inchiesta. Questo obbiettivo può essere conseguito tramite fondazioni come pro publica o attraverso realtà governative come nel caso della National Public Radio. Bisogna trovare un complemento a quello che il mercato propone come è sempre stato fatto dal governo Americano.

Per quanto riguarda il bisogno di trasparenza e fiducia nelle istituzioni è necessario rimuovere quello che secondo Lawrence è la causa della sfiducia. Passare da un finanziamento privato per le elezioni pubbliche ad un modello di finanziamento pubblico. Bisogna rendere i finanziamenti così piccoli che nessuna persona possa ragionevolmente credere che una scelta è stata fatta per soldi. Rendere impossibile l’equazione “soldi uguale risultati”.

In tutti e tre gli ambiti si può arrivare ad accettare e celebrare internet trovando un modo per appianare e minimizzare i danni. Attualmente però sia da parte degli attivisti che dei governi mondiali non si è vista una volontà di adottare un approccio bilanciato. L’estremismo regna.

Per esempio tornado al diritto d’autore viene citato Jack Valenti, ex presidente dell’ MPAA che ha chiamato la guerra del copyright come la sua personale “guerra al terrorismo”. Lessig afferma che i terroristi di Valenti non sono altro che i nostri figli.

I fondi pubblici al giornalismo sono stati tagliati negli Stati Uniti credendo che il mercato privato potesse fornire tutto il necessario. Cosi come per i finanziamenti ai partiti privati che portano i membri del congresso a spendere tra il 30 e il 70% del proprio tempo a raccogliere soldi per essere rieletti. La corte suprema quest’anno ha addirittura affossato la possibilità di imporre un limite alle aziende per quanto riguarda l’appoggio finanziario ai partiti. Praticamente le corporation possono spendere tutto quello che vogliono per appoggiare o opporsi ad un determinato candidato facendo passare sempre di più l’idea che i soldi “comprano i risultati”.

Secondo Lessig questi piccoli esempi ci fanno capire che viviamo in un epoca di estremismo dilagante da cui in qualche modo bisogna uscire.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Come fatto in precedenza ho deciso di non mettere considerazioni personali all’interno dell’articolo per non tradirne in qualche modo il contenuto. Negli altri casi ho espresso la mia idea nei commenti ma questa volta faccio un strappo alla regola visto che alcune delle cose esposte mi hanno colpito in modo particolare. Mi sono fermato a ragionare su alcuni concetti che osservavo in ottica leggermente diversa, soprattutto per quanto riguarda la politica ed il sistema di finanziamento ai giornali. Questa idea diversa è data probabilmente dal fatto che in Italia viviamo una situazione normativa molto distante da quella Americana. È stato però interessante constatare che quelle che credevo potessero essere soluzioni applicabili per migliorare la nostra realtà, altrove sono causa di forti contraddizioni.Questo non fa che rafforzare in me l’idea che ho sempre avuto che non esistono soluzioni assolutamente valide e che l’unico modo per affrontare al meglio questi problemi è ampliare i propri orizzonti senza pregiudizi di sorta.

8 Commenti »

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  • # 1
    caffeine666
     scrive: 

    riguardo il giornalismo.

    sono convinto che al giorno d’oggi il giornalismo VERO, soprattutto in italia sia sempre piu’ assente.
    il 90% dei giornali cartacei e dei giornalisti moderni, non fa altro che riciclare notizie.
    era 10 anni fa, che gli inviati speciali, andavano veramente in loco a trovare le notizie, e in alcuni casi rischiavano addirittura la vita…
    gli inviati speciali di oggi, spesso non sono neanche tali… spesso neanche ci vanno nel luogo della notizia…

  • # 2
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @caffeine666
    Ti consiglio, se non lo hai già fatto, di leggere l’articolo della scorsa settimana (http://www.appuntidigitali.it/8264/internet-e-liberta-il-giornalismo-e-la-trasparenza/) in cui è stato analizzato il problema del giornalismo in maniera più circostanziata. In generale sono d’accordo con te ma dobbiamo anche avere la freddezza di capire come siamo arrivati a questa sconfortante realtà che descrivi.

  • # 3
    lucusta
     scrive: 

    …c’e’ un errore di fondo: mettere in relazione la realta’ americana con le realta’ degli altri paesi… improponibile.
    le differenze sono notevoli, non solo per quanto riguarda l’italia (anche sta’ vivendo un momento triste nell’ambito delle liberta’ individuali), ma anche per il resto d’europa, in cui si assiste al dibabbito acceso nei paesi nordici, ad una specie di totalitarismo in francia e spagna, all’oscurantismo in uk, e alla quasi indifferenza della germania… e parliamo solo di europa, poi ci sono gli eccessi australiani, gli opportunismi cinesi, l’irrefrenabile corsa dell’indocina, e non si salva nemmeno l’africa, da cui si recuperano molte importanti materie prime che succhiamo per alimentare il nostro modo di vivere…

    l’america, in pratica, e’ il baluardo del non senso, e Lawrence Lessig non ne ha che evidenziato alcuni aspetti, tra’ l’altro puntando, con estrema cautela, il dito sul vero problema delle varie societa’ che popolano il nostro piccolo mondo: le aziende.
    multinazionali, lo indica il nome stesso, presenti in piu’ nazioni, o meglio in tutto il mondo; pronte a perseguire il loro unico scopo: massimo rendimento dal nulla.
    ed il vero problema, non per fare il “no global”, e’ proprio il fatto di essere presenti in tutto il mondo, facendo viaggiare ingenti quantita’ di denaro per assicurare la loro presenza, che, ripeto, esiste solo per guadagno privato.

    in ogni paese esistono associazioni dei vari aspetti industriali e finanziari, che si adoperano per ottenere migliori condizioni operative (quindi maggiori guadagni), verso i vari governi, manipolando la politica dei vari paesi interni ,e di esempi “locali” li abbiamo subiti negli ultimi tempi anche in italia (vedi proposta di legge antipedofilia del parlamentare carlucci, il decreto bondi), ma anche a livello mondiale (ACTA); e questi non sono che gli esempi su argomentazioni piu’ vicine al popolo; quanti di questi “inserimenti” ci sono stati nel campo dell’energia, del commercio, della distribuzione dei beni primari (acqua, medicine, cibo) sono passate in sordina all’attenzione dell’opinione pubblica?

    bene, visto che in ogni paese esistono queste associazioni di categorie, e che i membri di queste associazioni sono principalmente delle multinazionali, piu’ o meno presenti in tutti i paesi, e che le politiche operative e le strategie di questi aziende sono pilotate tutte dal proprio organo dirigenziale (cda), quando si ritrovano gli stessi membri del cda sulle sedie di diverse aziende, o sulle sedie del potere pubblico, diventa difficile non pensare che il nostro modo di vivere non ne sia altamente influenzato, in funzione del massimo rendimento di queste.

    in italia, al popolo ed almeno per ora, farebbe storcere il naso sapere che nelle poltrone di comando del proprio paese si trovino in realta’ i burattinai a capo di queste aziende, ecco perche’ in realta’ ci sono soggetti facilmente manipolabili, in america, invece, e’ quasi lecito, come e’ lecito che il privato sovvenzioni apertamente un politico per arrampicarsi sulla scala del potere.
    ecco la prima reale differenza, ma e’ solo concettuale, perche’ essere direttamente seduti sulla poltrona, o manovrare la persona che si e’ riusciti ad inserire porta al medesimo risultato: piegare le regole a proprio beneficio.

    a questo si aggiunga poi che l’informazione e’ ormai in mano alle multinazionali, quindi, anche con la massima liberta’ operativa che puo’ dare l’editore, e’ difficile assumere dei contestatori nella propria azienda; l’informazione pubblica invece e’ succube del potere politico, perche’ “un giorno crescero’, e da seppellitore di notizie diventero’ politico, e mi serviranno appoggi”… (mia personale idea sul perche’ di alcune azioni giornalistiche).

    non e’ vero che non esiste piu’ il giornalismo d’inchiesta, ma e’ assolutamente vero che la societa’ sta’ cambiando, e che gli “stupidi veri giornalisti che non si curano delle conseguenze” ne stanno rimanendo sempre meno, ed a volte li ammutoliscono (non e’ solo il caso mediatico delle ultime elezioni regionali), sia se usano i media instaurati, sia se usano i nuovi media (decreto romani: sulla rete si possono trovare varie testate giornalistiche indipendenti, che seguono la notizia passo passo, ma prima o poi finira’).

    sono quindi le regole che ostacolano la crescita culturale, regole fissate dal popolo, o meglio dal disinteresse che questo mostra (in ogni parte del mondo) nel votare i propri rappresentanti, che hanno il compito di stilarle… ma puo’ una regola essere ottimale per tutto se chi la scrive e’ contaminato?

    non so’, ci perdiamo solo in chiacchere, quando i vari gruppi delle multinazionali sono operativi 24/24 365/365 da N/E/S/O.

  • # 4
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @lucusta
    Ti ringrazio per il lungo commento.

    in italia, al popolo ed almeno per ora, farebbe storcere il naso sapere che nelle poltrone di comando del proprio paese si trovino in realta’ i burattinai a capo di queste aziende, ecco perche’ in realta’ ci sono soggetti facilmente manipolabili, in america, invece, e’ quasi lecito, come e’ lecito che il privato sovvenzioni apertamente un politico per arrampicarsi sulla scala del potere.
    ecco la prima reale differenza, ma e’ solo concettuale, perche’ essere direttamente seduti sulla poltrona, o manovrare la persona che si e’ riusciti ad inserire porta al medesimo risultato: piegare le regole a proprio beneficio.

    Naturalmente concordo con il fatto che le realtà prese in considerazione sono estremamente eterogenee (e l’ho scritto anche in calce all’articolo). Mi rendo conto che queste entità mastodontiche spostano gli equilibri in maniera sostanziale anche da noi ma credevo che una maggiore trasparenza in questo campo potesse in qualche modo rendere il processo di scelta più consapevole. Mi sono parzialmente ricreduto osservando le grandissime contraddizioni a cui un modello del genere porta.

    sono quindi le regole che ostacolano la crescita culturale, regole fissate dal popolo, o meglio dal disinteresse che questo mostra (in ogni parte del mondo) nel votare i propri rappresentanti, che hanno il compito di stilarle… ma puo’ una regola essere ottimale per tutto se chi la scrive e’ contaminato?

    Regole ottimali non ce ne sono. Se si parte da questo presupposto realistico e si cerca di conoscere al meglio ed informarsi riguardo all’ambito specifico, magari ci si tappa il naso davanti alla “contaminazione” di cui parli e si fa una scelta.

  • # 5
    lucusta
     scrive: 

    si, emanuele, ma la mia domanda e’ la seguente: qual’e’ il limite ultimo prima di arivare ad una consapevolezza oggettiva?

    non sto’ parlando esclusivamente della rete internet, dell’informazione o delle strutture correlate a questi due basi essenziali della crescita culturale, ma della consapevolezza di quello che si sta’ vivendo.
    ad esempio: tutti i tedeschi sono da emarginare perche’ c’e’ n’e’ stato uno che ha scritto pesantemente la storia della nostra cultura recente? erano consapevoli coloro che appoggiavano la politica di costui, e per questo sono colpevoli in egual misura per i crimini commessi? e per ultimo, erano crimini?
    la storia la scrive chi vince, e non solo le grandi guerre, ma anche quelle piccole e insospettabili (P2P vs Major per citare quelle di oggi e piu’ asssimilabili all’ambito della testata).

    la mia non ne’ una consapevolezza complottistica (farei parte senno’ di uno dei due schieramenti citati nell’articolo), ma l’osservazione delle manipolazioni che si stanno operando sul “nuovo mondo”.
    al tempo ci fu’ la rivoluzione americana, oggi come si definirebbe una rivolta situata in un contesto extraterritoriale, che e’ un substrato dei vari territori, in cui ogniuno ha le proprie regole e detta le proprie imposizioni?

    il problema e’ essenzalmente questo.. il numero non fa’ la forza: il popolo della rete ha assimilato concetti di liberta’ estranei alle regole vigenti sul proprio territorio di appartenenza, e l’unico modo che le multinazionali hanno per “guidare” queste regole e’ di deviare la strada pian piano per i loro scopi, unificando a livello mondiale i concetti che vogliono imporre: oggi urbani in italia, domani hadopi in francia, dopodomani controllo a livello del singolo in uk e cosi’ via.
    e per dominare i cambiamenti si usano organi di garanzia istituzionali (ampiamente suscettibili dal potere temporale) dandogli in mano i proxy antiterrorismo, proxy piazzati con il consenso unanime del popolo per il terrore ignettato in allarmismi senza senso (chiunque conosce minimamente la rete sa’ benissimo che se un terrorista non vuole farsi rintracciare in rete ha 1000 modi per farlo, ed un proxy non ferma nemmeno un ragazzino di 10 anni).

    e’ l’abitudine al peggio il nostro problema, perche’ ci evita la consapevolezza, e ci evita di pensare ad una soluzione…
    ci dovrebbe essere cultura e scolarizzazione per riuscire a comprendere modifiche oggi che porteranno ad enormi limitazioni domani, ma… tanto in italia diamo piu’ soldi alle parificate (alcune multinazionali) che al pubblico, in modo che solo una piccola parte della popolazione ha i mezzi per comprenderle, e visto che vengono tirati su’ come piccole leve del sistema instaurato, risulterebbe difficile far comprendere l’essenza del discoro:
    ci stanno togliendo qualsiasi liberta, per il solo scopo di incrementare i propri guadagni…

    ignorantia docet.

    PS
    grazie per lo sfogo

  • # 6
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    Ma infatti quelle leggi di cui parli sono proprio quelle che sostanzialmente ucciderebbero la rete. Sono pensate spesso da persone che non comprendono pienamente (a volte per niente) la realtà sulla quale vogliono legiferare… la “colonna di destra della tabella”.

    A volte mi è anche capitato di pensare che in fondo è meglio così. Il fatto che certe alte sfere non comprendano bene quello che hanno di fronte gli permette tutto sommato di fare meno danni di quanto potrebbero.

    Quello di cui parli tu riguardo all’indipendenza delle nuove idee dal territorio è proprio quello di cui parla Lessig nella primissima parte del suo discorso in cui ribalta la vecchia situazione di contrapposizione territoriale con quella generazionale:

    http://www.appuntidigitali.it/7794/internet-e-liberta-generazioni-a-confronto/

    In questa ottica c’è sempre la speranza che qualcuno interpreti i cambiamenti in maniera positiva. In alternativa purtroppo bisognerà aspettare che i “dinosauri” si estinguano.

    grazie per lo sfogo

    Beh… ogni tanto c’è bisogno anche di sfogarsi. ;-)

  • # 7
    lucusta
     scrive: 

    …un’altro pezzettino di liberta’ individuale se ne e’ andato:
    la camera dei lord inglese ha approvato le simil hadopi oggi.

    una piccola confessione:
    avevo un amico che lavorava in irlanda; li riusciva a malapena a trovare gli ultimi film con lingua in italiano ( diceva che sentir parlare tutto il giorno in iralandese o inglese e poi anche la sera davanti alla TV, dopo un po’ lo rendeva idrofobo!).
    avrebbe dovuto prendere i film sugli store on line, ma essendo fanatico del trash italiano, non e’ che ne trovasse molti….
    nella pratica, io li prendevo qui, in maggior parte nelle edicole, li rippavo, e glie li mandavo sul PC (che mi lasciava opportunamente aperto con un ftp).
    io non sono fanatico del trash italiano anni ’70 ’80, e visto che la cara TV italiana ci bombarda con i bolliti ripassati (almeno fino a qualche tempo fa’, ora sono solo “spettacoli” dal vivo), non ci tenevo proprio a riguardarmeli; non ne ho visto nemmeno uno di queli che mi chiedeva…
    quando e’ tornato in italia gli ho portato una 50ina di dvd a casa.

    ora, questa e’ pirateria informatica o e’ adempimento delle proprie liberta’ personali?
    vorrei una risposta.

  • # 8
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @lucusta
    È proprio in quello che dici tu che si capisce quanto poco queste realtà vengono considerate… ci si divide tra chi vorrebbe rendere il tuo comportamento paragonabile a quello di un ladro di automobili (spot che gira nei cinema da tempo) e chi vorrebbe poter prendere tutto senza dare in cambio niente. Il tutto dimenticandosi di quella enorme zona sfumata che in entrambi i casi rimarrebbe “scottata” da una virata in una qualsiasi delle due direzioni estreme.

    Se la risposta te la dovessi dare io ti direi che hai fatto il tuo dovere di buon amico. Personalmente per me tanto basta. ;-)

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