di  -  venerdì 8 febbraio 2008

TafazziIl content filtering sul traffico Internet – quel sistema che i discografici vogliono portare in ogni ISP, per filtrare selettivamente i contenuti protetti da diritto d’autore – diventa inefficace quando, su larga scala, al flusso di dati viene applicata la crittografia: è questa una sorta di assicurazione per la futura prosperità del P2P.

Lo ha capito anche il boss della RIAA, Cary Sherman, che è così giunto ad alcune stupefacenti conclusioni: se in prospettiva il filtraggio dei contenuti a livello di ISP non può reggere, perché non portarlo direttamente sui client – dove gli eventuali contenuti protetti verrebbero fruiti in chiaro?

Si pone tuttavia un lievissimo problema, che nemmeno al sagace Sherman sfugge: come convincere gli utenti ad installare di loro spontanea volontà, un sistema che trasformerebbe il loro PC in una succursale della RIAA? Non sarebbe come chiedergli di sputarsi in un occhio? Anche a lui dev’essere tornata in mente quella vecchia storiella del virus albanese.


Questo ci porta alla “soluzione finale”, logica conseguenza delle elucubrazioni di Sherman: utilizzare un sistema di verifica lato utente – leggasi spyware – che vincoli l’accesso a Internet (non so più se a questo punto la i maiuscola sia necessaria) all’installazione di un software client che provveda al filtraggio. Oppure convincere i produttori di OS a integrare nativamente il suddetto spyware. O magari, mi permetto di aggiungere, convincere le religioni di tutto il mondo ad includere la pirateria nelle rispettive liste dei peccati capitali, il che dopotutto rappresenta la soluzione più plausibile e civile fra quelle elencate.

Per chi volesse allietare il primo venerdì di Quaresima con i lazzi del dott. Sherman, ecco qui l’articolo originale su Ars Technica e il video su Public Knowledge.

8 Commenti »

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  • # 1
    Paganetor
     scrive: 

    a casa mia quella della RIAA si chiama “ubriachezza molesta”…

    capisco il problema della pirateria, ma non è concepibile la soluzione da loro ideata! Certo, ci sarebbero pochi argomenti per controbattere nel momento in cui ci dicessero “Ma voi non siete quelli dell’ “equo compenso” e della Siae? E allora di cosa vi lamentate!”

    siamo già abbastanza con sedere per terra, quanto margine avremmo per opporci a una simile iniziativa?

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Si tratta di avidità mista ad ottusità. Ormai la discussione sulla tutela delle opere protette è arrivata a livelli demenziali. Invece di occuparsi di costruire un modello di business sostenibile dopo la rivoluzione Internet/mp3, le lobby discografiche cercano da sempre di ostruirla a favore del loro modello basato sulla vendita di CD a caro prezzo.
    In questo modo hanno ottenuto il brillante risultato di farsi sorpassare da una serie di altri soggetti – Apple in primis – e prepararsi un futuro da fornitori dei distributori online, nel nuovo scenario della distribuzione. Bell’affare.

  • # 3
    Tudhalyas
     scrive: 

    Complimenti per l’articolo!

    La RIAA ogni giorno che passa ne spara sempre una più grossa…

    Spero vivamente che non si verifichi mai l’ultima delle ipotesi, ovverosia l’inclusione nativa in ogni OS del suddetto “spyware anti-copia”. Tuttavia la cosa potrebbe avere anche risvolti positivi: sarebbe veramente la volta buona in cui la stragrande maggioranza degli utenti si deciderà a passare a sistemi operativi aperti come Linux.

  • # 4
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Se devono trasformare i nostri computer in qualcosa di più utile ai loro scopi che ai nostri, tanto vale che ce li comprino loro, e ci paghino pure l’elettricità, no?

  • # 5
    ReDeX
     scrive: 

    Trusted Computing mi pare ovvio, i signori della riaa sono tra i sostenitori di questa tecnologia.

  • # 6
    Andrew
     scrive: 

    ma l’idea di abbassare i prezzi dei contenuti originali non viene mai a nessuno?……

  • # 7
    USA: cade la tesi accusatoria della RIAA - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] questo episodio, non tutte le speranze sono perdute per gli acrobatici paladini della creatività musicale. La “soluzione finale” del caso è affidata ad un […]

  • # 8
    File sharing: giù del 70% con gli avvertimenti degli ISP - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] Non a caso proprio la neutralità degli ISP è nel mirino di recenti provvedimenti legislativi, volti alla responsabilizzazione dei provider rispetto ai contenuti veicolati. Il che apre un altro problema di non poco conto: come discernere l’uso legale del P2P da quello illegale? È possibile fare di tutt’erba un fascio, specialmente nel momento in cui sistemi come bit torrent prendono piede per un uso generalista? E poi, anche nel caso di un content filtering lato ISP generalizzato, come contrastare la migrazione a piattaforme P2P crittografate? […]

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