di  -  giovedì 25 marzo 2010

Microsoft Encarta

Nel corso degli anni 90, periodo che personalmente identifico come il preludio alla diffusione di massa dell’informatica, è nata un’interessante tipologia di applicazioni chiamata “enciclopedia multimediale”. Sono certo che moltissimi di voi avranno avuto a che fare con i vari Omnia ed Encarta: ogni anno usciva una nuova versione con un maggior numero di lemmi, immagini, fotografie e contenuti multimediali in generale.

Già in quell’occasione furono ben evidenti le potenzialità di un’organizzazione dei contenuti non basata semplicemente su un indice, ma su collegamenti ipertestuali che coinvolgevano non solo testo, ma tutto il materiale disponibile sui CD-ROM prima e sui DVD dopo. Non è un caso che sempre nello stesso periodo nacque il concetto di “ipermedia” proprio per porre l’accento sulla natura non strettamente testuale delle informazioni legate tra loro.

Marzo 2009, Microsoft annuncia ufficialmente che il suo progetto Encarta, una delle principali enciclopedie multimediali, volge al termine sia nella versione online, che in quella su supporto ottico. L’azienda di Redmond ha giustificato questa sua decisione imputandola alle differenti modalità con cui le persone oggi ricercano le informazioni, oltre naturalmente alla concorrenza subita da iniziative come Wikipedia che meglio abbracciano lo spirito collaborativo del web 2.0.

Dalla nascita e dal declino di questa forma di diffusione della cultura vorrei lanciarmi in alcune riflessioni legate all’evoluzione che hanno subito le enciclopedie nel corso degli ultimi 10-15 anni ed al loro futuro.

Con l’avvento del CD-ROM, un supporto che consentiva di immagazzinare un’enorme, per l’epoca, quantità di dati, il passaggio dal supporto cartaceo a quello digitale non rappresentò di fatto una grande innovazione di contenuto, bensì di vettore. In altri termini: sui CD-ROM trovavamo bene o male i lemmi della versione cartacea, al più arricchiti con fotografie in alta risoluzione e video, ma l’approccio editoriale era il medesimo.

Oggi, nell’epoca della multimedialità sempre più portatile, accessibile e in alta definizione, che futuro possiamo immaginare per le care vecchie enciclopedie multimediali?

Il passaggio dal supporto fisico alla consultazione online è stato il primo traguardo. Aggiungiamo a questo fattore il dilagante fenomeno della connessione internet always on ed otteniamo molteplici possibilità di divulgazione tra le quali vorrei soffermarmi sugli eBook ed il web.

Personalmente non vedo un grande futuro nell’eBook come formato per le enciclopedie. Benché, infatti, ritenga che possa esserci un qualche vantaggio, soprattutto in termini di concentrazione, nella linearità con cui gli eBook presentano i contenuti, sono di fatto innegabili i vantaggi di una consultazione di tipo ipertestuale al punto che, come detto in precedenza, già le vecchie enciclopedie su CD-ROM ne fornivano un pallido supporto.

Naturalmente gli eBook supportano i collegamenti di tipo ipertestuale, ma questa caratteristica non è al centro della loro fruizione essendo nati con l’obiettivo di emulare su schermo la lettura di un libro.

Ciò che reputo più credibile è la diffusione di un approccio maggiormente web centrico che, ad oggi, è letteralmente detenuto da Wikipedia. Con la diffusione di dispositivi mobile sempre più evoluti è molto probabile che la divulgazione delle enciclopedie venga affidata al web sia sottoforma di siti internet, che di applicazioni mobile che hanno l’obiettivo di mostrare su schermi di piccole dimensioni contenuti difficilmente fruibili dai classici portali internet. Chi possiede un iPhone o uno smartphone Android già conosce applicazioni come Wapedia e Wikipanion che assolvono al compito appena descritto.

E cosa possono fare coloro che vogliono usufruire dei potenti mezzi tecnologici per consultare qualcosa di diverso da Wikipedia? Per questi che potrei ironicamente definire audaci e retrogradi cercatori di conoscenza esistono alternative come ad esempio il portale Treccani o la Garzantina Universale disponibile per iPhone.

In realtà quest’ultimo quesito evidenzia un altro grande problema da cui non si può prescindere quando si parla di Wikipedia: l’attendibilità e l’autorevolezza dei contenuti, una problematica che in parte è stata già sviscerata dal buon Alessio in un altro post e di cui sono certo discuteremo ulteriormente in futuro.

14 Commenti »

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  • # 1
    Diogene
     scrive: 

    In effetti ci sarebbe parecchio da dire sull’attendibilità di Wikipedia, soprattutto quella italiana. Normalmente fa un buon lavoro, ma più volte ho trovato non imprecisioni, ma vere assurdità, talvolta colpa anche di traduzioni grossolane, da parte di qualcuno evidentemente poco ferrato sull’argomento, da non accorgersi dell’errore. Guardando la cronologia, ho visto che certi errori erano rimasti lì da tantissimo tempo e nel frattempo erano stati copiati in giro per Internet: anche se Wikipedia non è una fonte, molti la trattano come se lo fosse. Poi c’è il problema dei vandali e degli “utenti problematici”, ma anche delle edit war, passando da quelli che se si corregge si arrampicano sugli specchi o viceversa quelli che si danno delle gran arie e editano “ad minchiam”, convinti di avere la verità in tasca e trattano gli altri come merde.

  • # 2
    Caterpillar
     scrive: 

    Non avete menzionato l’ottima GeDea De Agostini! (felice possessore)
    Amo internet, tuttavia una bella encliclopedia a casa ci vuole comunque.

  • # 3
    D
     scrive: 

    Wikipedia va bene giusto per un’infarinata veloce sull’argomento, 5 minuti non di più. Se poi si vogliono le informazioni giuste e complete si deve girare al largo.

    Wikipedia sta al titolone da prima pagina come un’enciclopedia seria all’articolo nella sezione cultura del giornale.

    Francamente non sono d’accordo con l’idea di microsoft e DeA di aver chiuso le loro enciclopedie. Il fatto che molta gente si accontenti di leggere i titoli senza approfondire non può tagliare le gambe a chi invece vuole di più e adesso si trova costretto a tornare ai tomi pesanti svariati kg

  • # 4
    goldorak
     scrive: 

    Certo le enciclopedie cartacee non spariranno del tutto ma ormai e’ chiaro che se il problema dell’attendibilita’ degli articoli su wikipedia e altri sistemi simili viene superato beh non si torna piu’ indietro.
    Ad esempio nel wiki inglese, ci sono articoli molto ben fatti (sopratutto nelle scienze)che rivaleggiano con quelli delle enciclopedia classiche, Treccani, Universalis, Britannica etc…
    Ma quando si vanno a toccare temi di storia, filosofia, diritto, politica e letteratura beh li’ la qualita’ diventa veramente altalenante e preoccupante per non dire altro. Penso che la wikipedia italiana, francese e tedesca soffrano piu’ o meno degli stessi problemi di quella inglese.
    Ci sono punte di eccellenza ma anche abissi profondi.
    L’uso di citazioni e fonti primarie negli articoli e un inizio di soluzione (ma ce’ la tendenza in alcune sezione ad avere centinaia di citazioni come se il numero in qualche modo aumentasse la qualita’ dell’articolo).
    L’altra soluzione ma che e’ di difficile attuabilita’ e’ avere un sistema per cui gli autori firmino gli articoli (con Nome e Cognome e qualifica).

  • # 5
    D
     scrive: 

    “L’altra soluzione ma che e’ di difficile attuabilita’ e’ avere un sistema per cui gli autori firmino gli articoli (con Nome e Cognome e qualifica).”

    Ma poi servirebbe sul serio ?
    Se Stephen Hawking redasse una voce sull’astronomia saremmo tutti d’accordo a dargli il massimo punteggio d’autorevolezza ma il mondo è pieno di pinco pallino che sono riusciti a racattare una laurea da qualche parte. Servirebbe in seguito un sistema in grado di stabilire il valore dell’università d’origine in modo da valorizzare o meno l’intervento di chi contribuisce. Se poi l’università avesse dei trascorsi non proprio lindi, si rischierebbe di degradare anche chi magari è valido.

    Alla fine dentro wikipedia scorre il pensiero che la storia la determinano le sensazioni dei singoli invece che i fatti ma d’altro canto c’è l’idea che alcuni personaggi o meglio movimenti politici siano gli unici a possedere una visione giusta della storia.

  • # 6
    magilvia
     scrive: 

    A me fanno ridere tutti questi commenti dove si denigra l’affidabilità di wikipedia e si esaltano le enciclopedie standard. Ma perchè credete che gli “autoroni” delle enciclopedie abbiano la verità in tasca? E che se anche ce l’avessero non c’è nessun poter politico o economico a pilotare le varie voci? Ma per piacere.
    E comunque anche se sono sicuramente d’accordo sul fatto che l’affidabilità di wikipedia non è certo del 100% (soprattutto di quella italiana) io devo ancora trovare qualcuno di questi detrattori che mi porti anche un solo esempio di voce grossolanamente sbagliata. La sfida è ancora aperta…

  • # 7
    D
     scrive: 

    “Ma perchè credete che gli “autoroni” delle enciclopedie abbiano la verità in tasca?”

    Intanto si spera che, dal momento che tali enciclopedie venivano pagate, queste fossero scritte da gente almeno qualificata per farlo, poi rimane sempre il fatto che le voci venivano ricontrollate più e più volte prima di finire pubblicate.

    Questo ovviamente non metteva al riparo dagli errori, ma qualsiasi enciclopedia che si rispetti presenta su migliaia di pagine, giusto una manciata di errata corrige. Se wikipedia dovesse organizzarsi allo stesso modo, gli errata sarebbero pari alla dimensione stessa dell’enciclopedia proprio a causa della mancanza di controllo su chi scrive.

  • # 8
    Giulio
     scrive: 

    A me l’enciclopedia su cd/dvd piaceva un sacco… E’ anche vero, però, che non l’ho più comprata (e nemmeno scaricata… se site così maliziosi).

    Il principale problema di Wiki e degli errori, secondo me, sta nel fatto che i collaboratori sono comunque una esigua minoranza. In che senso? Nel senso che gli utenti vanno a vedere tipicamente cose di cui sanno poco, per informarsi, e quindi non sono i ngrado di vedere gli errori… Al contrario non andranno a consultare voci su cui sono preparati (perché non gli serve).

    Premetto che errori grossolani su Wikipedia non ne ho mai trovati (di solito confronto gli articoli con quelli della Piccola treccani che ho a casa e con altre fonti online se la cosa di cui ho bisogno necessita di approfondimento), ma questo non significa che non ci siano.

    Che dire… Io ritengo che non si possa affidare tutta la responsabilità del contenuto agli autori e agli amministratori. Sta anche a noi utenti il compito di confrontare con altre fonti ed, eventualmente, correggere o segnalare. Se però Wikipedia viene intesa a uso e consumo di persone che non hanno voglia di ragionare con la loro testa (es. studentelli ignoranti che stampano la pagina web e portano quella come ricerca) allora il suo sviluppo è solo un danno.

  • # 9
    TizioIncognito
     scrive: 

    A D:
    Ma se wikipedia è così piena di errori non dovresti avere problemi a citare delle pagine errate così come ti ha chiesto magilvia.

    Invece di criticare wikipedia quando si trova qualcosa di sbagliato perché non la si corregge?

    Le varie enciclopedie online hanno chiuso perché anche se più affidabili non le guardava più nessuno o comunque pochi e un’azienda non si può permettere di spendere soldi per una manciata di utenti.

  • # 10
    zap
     scrive: 

    Wikipedia richiede uno sforzo da parte del lettore dato che contiene sia ottime voci che emerite schifezze. Bisogna saper distinguere. Non può essere in nessun modo trattata “in blocco”: nè osannata nè cassata.

    Contrariamente all’idea comune che sia adatta ad una consultazione veloce, è vero l’esatto opposto: va presa, confrontata, letta e riletta, con un occhio anche alla cronologia ed alle discussioni.

    Ci si trova anche materiale introvabile altrove. Tutto sta all’intelligenza di chi legge.

  • # 11
    piero_tasso
     scrive: 

    Conosco i meccanismi e le insicurezze intrinseche in Wikipedia per “esperienza interna”, così come ho avuto più di un’occasione di mettere alla prova le vecchie Treccani e simili, da buon topo di biblioteca :-)

    Secondo me il problema dell’affidabilità di Wikipedia (che c’è tutto) non si combatte introducendo meccanismi restrittivi (es: il nome e cognome obbligatori per gli autori, o simili), anche se alcuni sistemi (tutt’ora in sperimentazione) possono essere utili;
    il problema va affrontato aumentando negli utenti la consapevolezza che le fonti (anche quelle più autorevoli) vanno criticate e verificate. E questo vale anche per alcune criticabilissime voci della Treccani, per intenderci.

    È poi una questione di target. Wikipedia resta eccellente per un uso quotidiano non professionale, e per l’uso professionale (intendo attività di studio e ricerca, ad esempio) è utilissimo come base di partenza – ma non molto più.
    D’altra parte qualsiasi persona faccia ricerca sa che non può limitarsi a quello che dicono Wikipedia e la Treccani, che vanno entrambe consultate ma poi criticate ed approfondite.

    Son convinto che vere e proprie istituzioni del sapere, come la Treccani appunto, trovino nelle biblioteche, nelle università etc il loro “mercato” ideale, dove non c’è Wikipedia che tenga: le “vecchie” enciclopedie hanno ancora un ruolo importante.

  • # 12
    D
     scrive: 

    “Ma se wikipedia è così piena di errori non dovresti avere problemi a citare delle pagine errate così come ti ha chiesto magilvia.”

    Perchè citare le pagine quando si può agire direttamente per correggerle ? Peccato che neanche mezz’ora e qualche ignorante pedante affetto da manie convulsive di protagonismo fa sparire tutto ripristinando la situazione errata di prima.

  • # 13
    marco
     scrive: 

    Sarà.

    Per quanto riguarda una moderna e aggiornata enciclopedia, anche se Wikipedia non è la legge, è comunque un’ottima guida alle informazioni e sicuramente la uso più spesso dell’enciclopedia di carta che però ha il vantaggio di essere molto più piacevole da leggere, digressiva, con un ritmo differente.

    Ma se devo cercare una parola su un vocabolario, sfoglio, e con piacere, il mio Devoto – Oli di carta, non c’è internet che tenga.

  • # 14
    scienziato pazzo
     scrive: 

    Imho Wiki è per moltissimi argomenti insostituibile,completa e sempre aggiornatissima.Ovvio che se si scende nel tecnico o si pretendono i dettagli diventa paragonabile a una rivista specializzata, con qualche imprecisione sempre dietro l’angolo.

    P.s: E’ il mio primo post in questo fantastico blog, che leggo quotidianamente. I miei complimenti a tutto il team di appuntidigitali !

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