di  -  martedì 23 marzo 2010

La settimana scorsa ho pubblicato il primo della serie di articoli riguardanti il talk “Internet is Freedom” tenuto da Lawrence Lessig venerdì 12 marzo alla camera dei deputati Italiana. Nella precedente puntata abbiamo visto come nella visione di Lessig la nostra società è attraversata da profonde differenze generazionali che rendono le esigenze dei giovani spesso inconciliabili con i modi di pensare di chi attualmente si trova a legiferare. Questo è soprattutto visibile in realtà relativamente giovani come quella di internet.

Per capire cosa è internet prima bisogna capire cosa non è. Lessig afferma che non si può cercare di capire internet analizzandone una sua particolare applicazione così come non si può capire l’importanza della stampa analizzando un particolare libro e non si può capire l’importanza del mercato analizzando uno specifico prodotto. Internet non è una applicazione, internet “rende possibile” così come lo fanno il mercato o la stampa. Internet è una architettura che rende possibile innovazione imprevista e non programmata. La domanda che ci si può porre è:

Che tipo di innovazione?
Se le persone fossero tutte semplicemente buone allora l’innovazione sarebbe di conseguenza buona. Non serve certamente un professore per capire che lo scenario appena proposto è assolutamente irreale… la nostra società è piena di “buoni” e “cattivi”. In questa semplice spartizione Lessig etichetta come innovazioni buone applicazioni quali Google, Facebook, iTunes o lo stesso youtube e come cattive virus, spam, zombie botnet e malware.
L’errore però che Lawrence evidenzia imputando anche a se stesso è quello di “tifare per internet” focalizzandosi su tutto quello che c’è di buono e dimenticandosi dell’altra faccia della medaglia.

Secondo Lessig è giunto il momento di ricordare sia quello che c’è di buono che ciò che non lo è nell’ottica di capire come internet diventerà la società in cui vivremo. Le aree che verranno analizzate nel dettaglio sono:

  • Il copiright
  • Il giornalismo
  • La crescente ricerca di trasparenza all’interno della nostra società

In questa puntata verrà riportata la visione di Lessig su come internet abbia cambiato nel bene e nel male l’industria del copiright.

COPIRIGHT

Internet ha favorito innovazione in diversi ambiti, l’innovazione ha creato enorme diversità. Diversità che hanno permesso ad un molto più ampio spettro di culture commerciali di avere successo rispetto al passato.

Questo fenomeno è quello che Chris Anderson, direttore di Wired USA ha chiamato “coda lunga” (consiglio di leggere la definizione su wikipedia per capire bene di cosa si tratta).

Oltre al lato puramente commerciale Lessig afferma che internet permette agli appassionati (persone che producono esclusivamente per amore dell’arte) di esprimere la propria creatività in maniera estremamente semplice.

Per rimarcare l’importanza di internet in questo ambito Lawrence racconta ciò che successe nel 1906 quando il compositore John Philip Sousa si presentò al congresso degli Stati Uniti d’America per scoraggiare l’avvento di quelle che lui chiamava “macchine parlanti” (giradischi) che secondo lui avrebbero rovinato il processo di sviluppo artistico della nazione. John Philips Sousa nell’appassionato discorso ricordò che quando era un ragazzo di fronte ad ogni casa nelle sere d’estate si ritrovavano gruppi di giovani ragazzi intenti a cantare le canzoni della tradizione o quelle più moderne mentre adesso poteva sentire soltanto il suono di queste che definiva macchine infernali giorno e notte.

Il timore di John Philip Sousa si è rivelato estremamente fondato per quanto riguarda le tecnologie del ventesimo secolo. Tecnologie come il vinile e la trasmissione televisiva ci hanno trasformato in quelle che Lessig definisce “passive patate da divano”.

Può essere ritenuto valido il monito di John Philip Sousa anche per quanto riguarda le tecnologie del ventunesimo secolo?

Lessig porta come esempio questa performance su youtube:

http://www.youtube.com/watch?v=QjA5faZF1A8

Il filmato è stato visto più di 70 milioni di volte ed ha ispirato molte altre persone che hanno dato una propria interpretazione del Canone in RE di Pachelbel. Tra gli altri esempi citati c’è anche un video musicale della canzone dei Phoenix Lisztomania che è stato rigirato e remixato da moltissime persone (ho messo solo 3 esempi ma ce ne sono molti di più).

http://www.youtube.com/watch?v=qtRQsCgYmtc

Non è forse questo tipo di interazione quella a cui John Philip Sousa si riferiva quando parlava dei ragazzi che si riunivano a cantare canzoni? La sola differenza è il luogo di incontro: una volta era l’angolo di una strada o un cortile mentre adesso è una piattaforma digitale libera

Questo genere di creatività secondo Lessig è diretta conseguenza dell’architettura stessa della piattaforma e delle regole che permettono la libertà all’interno della piattaforma. Se le vecchie regole applicate ai media venissero portate in internet il processo creativo a cui si assiste non potrebbe più esistere. Lessig spiega che ogni minuto su youtube vengono caricati 20 ore di filmati e afferma che una qualsiasi regolamentazione che coinvolge l’autorizzazione preventiva porterebbe inevitabilmente alla chiusura di siti di questo tipo.

Fino a questo punto sono stati analizzati solo i lati positivi ma come detto all’inizio bisogna analizzare anche l’altra faccia della medaglia. E questo è senza dubbio il caso del fenomeno della pirateria p2p. Lessig afferma chiaramente e senza mezze misure che la pirateria provoca danni enormi. Afferma per esempio che non serve credere ai dati catastrofici e secondo lui infondati della RIAA che proclama perdite nell’ordine dei 12 Miliardi di dollari per rendersi comunque conto che sebbene il mercato della musica digitale ha avuto un incremento del 940% quello dell’industria musicale è calato globalmente del 30%.

E mentre secondo lui sarebbe un abuso utilizzare i poteri politici per proteggere una specifica industria, è perfettamente appropriato che un governo si preoccupi per il danno agli artisti. Questo tipo di pirateria secondo Lessig ha quantomeno danneggiato alcuni artisti e questo è assolutamente un male.

Invitandovi a discutere sul contenuto di questa parte del talk vi do appuntamento alla prossima puntata.

11 Commenti »

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  • # 1
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Un altro lato negativo è rappresentato dalla violazione della privacy. Un altro, anche peggiore, dalla pedopornografia e in generale dalla proliferazione della pedofilia.

  • # 2
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    Un altro lato negativo è rappresentato dalla violazione della privacy

    Questo problema secondo me si può “mitigare” facendo capire chiaramente alla gente le condizioni riguardo alla privacy e fornire dei mezzi adeguati per proteggerla in caso fosse necessario.

    Un altro, anche peggiore, dalla pedopornografia e in generale dalla proliferazione della pedofilia.

    Ovviamente è una realtà che esiste ed ovviamente è una realtà negativa ma credo che non sia un argomento semplice da analizzare. Ho letto a riguardo opinioni molto distanti tra loro di diversi esperti del settore e sinceramente non sono riuscito a formarmi un’idea a riguardo. Cercando di valutare argomenti così delicati ci si trova ad essere coinvolti dall’inevitabile ondata emotiva che provocano e spesso in questo stato non si riesce a valutare bene ogni aspetto. Sarebbe interessante avere uno scambio di opinioni con chi conosce in maniera approfondita la problematica.

  • # 3
    Vincenzo
     scrive: 

    Vorrei ricordare che né la pedopornografia né la pedofilia sono fenomeni causati od incentivati in maniera diretta da internet.
    Con questa logica qualsiasi mezzo di distribuzione, allora, incentiverebbe questi fenomeni. Internet, in questa ottica, sarebbe solo uno dei più veloci (e “””forse”””” meno controllato).
    Ma il mezzo non ha per sua natura connotazioni “morali” tali da giustificare affermazioni che mettono in relazione i fenomeni di cui sopra a l’esistenza stessa di Internet.
    Inoltre questi fenomeni sono estremamente complessi ed è quantomeno superficiale analizzarli senza tener conto che la loro diffusione e/o accettazione dipende dalle culture e quindi varia nel tempo e nello spazio.
    Cerchiamo di “spararle” come al bar, magari…

  • # 4
    n0v0
     scrive: 

    x Cesare di Mauro

    e credi che la pedofilia sia una colpa di Internet?

    tutti i problemi che vengono fuori sulla rete altro non sono che problemi della vita reale esaltati dal mondo virtuale. Ma la loro origine è la prima, non la seconda.

    Internet li amplifica solo perché è più efficiente nell’ aspetto comunicativo e interattivo (in senso lato).

    Ma se vogliamo risolvere tali questioni dobbiamo necessariamente e assolutamente andare a cercarle ed estirparle alla loro radice nel mondo vero, non online.

  • # 5
    n0v0
     scrive: 

    x Cesare di Mauro

    e credi che la pedofilia sia una colpa di Internet?

    tutti i problemi che vengono fuori sulla rete altro non sono che problemi della vita reale esaltati dal mondo virtuale. Ma la loro origine è la prima, non la seconda.
    Internet li amplifica solo perché è più efficiente nell’ aspetto comunicativo e interattivo (in senso lato).

    Ma se vogliamo risolvere tali questioni dobbiamo necessariamente e assolutamente andare a cercarle ed estirparle alla loro radice nel mondo vero, non online.

  • # 6
    Al
     scrive: 

    Avevo già sentito il discorso di Lessig via Youtube e non posso che ammirare la moderazione e la ragionevolezza delle idee espresse.

    Ti ringrazio comunque dell’articolo in quanto, rileggendolo tradotto ho potuto meglio capire alcune cose che mi erano sfuggite.

    Il problema, come diceva Lessig nel seguito del suo discorso, sono gli estremisti, sia quelli del copyright (che vorrebbero farti pagare anche se canti ad una festa tra amici) sia gli ‘autoriduttori proletari’ (un vecchio termine sessantottino), spesso semplici furbastri che, in nome di una strana libertà, vogliono solo avere tutto gratis.

  • # 7
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Si parlava di lati positivi e negativi, e io ne ho semplicemente AGGIUNTO un altro paio.

    Cosa non vi è chiaro di ciò? E perché saltate a conclusioni così affrettate?

  • # 8
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    Ti ringrazio comunque dell’articolo in quanto, rileggendolo tradotto ho potuto meglio capire alcune cose che mi erano sfuggite.

    L’intento era proprio quello. Volevo in qualche modo rendere accessibile il contenuto ai non anglofoni e sono contento che il lavoro sia stato apprezzato. ;-)

  • # 9
    Nat
     scrive: 

    Direi che il succo pienamente condivisibile dell’intervento e’ che:
    Il mezzo come tale non e’ ne buono ne cattivo, ma e’ l’uso che se ne fa che puo’ avere queste valenze.
    Quindi gli aspetti negativi dell’uso del mezzo internet dove dovrebbero essere ricercati? Nelle persone, negli utenti come sempre.

    Io non sono completamente daccordo sulla catalogazione dei programmi che definisce “buoni” Google, Facebook, iTunes, Youtube. Sono anch’essi mezzi, ma di fatto possono essere protagonisti di vicende positive e negative, a seconda di come e da chi vengono usati. Certo, indubbiamente lo scopo x cui sono stati creati e’ sicuramente + vicino all’offrire un servizio piuttosto che a creare danni come un malware.

    Il fatto che certi mali si sviluppino piu’ facilmente in rete che altrove, dipende dalle potenzialita’ del mezzo e non da suoi presunti influssi negativi. Forse e’ una cosa banale, ma nel modo in cui spesso vengono approcciati, ho la sensazione che questa distinzione non sia assolutamente chiara; almeno da parte di molti legislatori.

  • # 10
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    Il fatto che certi mali si sviluppino piu’ facilmente in rete che altrove, dipende dalle potenzialita’ del mezzo e non da suoi presunti influssi negativi. Forse e’ una cosa banale, ma nel modo in cui spesso vengono approcciati, ho la sensazione che questa distinzione non sia assolutamente chiara; almeno da parte di molti legislatori.

    Diciamo che il mezzo amplifica quello che nel mondo di tutti giorni è fortemente attenuato da “limiti fisici”. E questo lo fa sia nel bene che nel male. Il fatto è che qualcuno pensa che si possano in qualche modo ricreare i limiti del mondo reale sul web e questo secondo me è un approccio sbagliato.

  • # 11
    Nat
     scrive: 

    @Emanuele Rampichini

    Si senza dubbio trovandosi in un ambiente diverso e’ necessario ricercare soluzioni nuove e calate nella realta’ specifica. Inutile illudersi di poter trasferire pari pari le regole del mondo reale in rete. E’ necessario ovviamente ricercare i medesimi principi di giustizia, eguaglianza, rispetto, ecc. ma il lavoro da fare e’ complesso, in molti casi bisogna rivedere completamente certi concetti e certe problematiche nell’ottica dei limiti e delle opportunita’ del mondo della rete.
    Il discorso della tutela della proprieta’ intellettuale ne e’ un caso eclatante. Per quanto sia giusto e necessario tutelarlo, l’approccio adottato fin ora non si e’ assolutamente evoluto ed adattato al nuovo mezzo, mostrando di fatto le sue falle e le sue ingiustizie.

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