di  -  venerdì 19 marzo 2010

Apprendo da La Stampa che Telecom sarebbe in procinto di entrare nel mondo e-reader, con un dispositivo brandizzato, associato a una piattaforma di distribuzione e un sistema di pagamento.

Obiettivo per nulla celato di Telecom, è quello di traghettare l’editoria cartacea italiana verso il “nuovo mondo” digitale, offrendo a tutti un “sistema standard” (formati? dominio de facto? non è chiaro a cosa si riferisca esattamente con queste parole l’AD di Telecom Bernabè) e “condizioni estremamente vantaggiose”.

In questi termini, l’idea di Telecom ha senso ed è perfettamente coerente con il gioco “al ribasso” avviato da Apple con il lancio di iPad: un ribasso che chiaramente riguarda le quote trattenute dal vettore, a vantaggio di autori ed editori.

Individuo tuttavia due ordini di problemi nell’approccio di Telecom, il primo comune a tutto il mercato e-reader, il secondo prettamente politico.

Partiamo dal presupposto che nessuno vuole portarsi dietro dieci dispositivi per accedere a dieci bouquet diversi di informazioni: non esistendo una piattaforma standard di contenuti premium, le piattaforme (e-reader+store) che non raggiungono una massa critica sono destinate alla marginalità.

La rilevanza di una piattaforma e-reader per un editore è fortemente dipendente dalle vendite: se la contraerea di Apple ed Amazon riuscisse a relegare l’e-reader di Telecom ad una nicchia, come convincere gli editori nazionali a non abbandonare la barca?

C’è un secondo problema, ed è proprio del mercato editoriale nazionale, al 99% risalente a gruppi di potere, spesso politicamente schierati. Anche la galassia Telecom rientra in questo ambito e, ad oggi, appare abbastanza lontana per esempio da quella Mediaset – Mondadori, che legittimamente potrebbe puntare su un suo e-reader e comunque con riluttanza accetterebbe di vedere i suoi contenuti in un e-reader magari marchiato Olivetti – nome riecheggiante i “days of wine and roses” della sinistra italiana.

Una nota riguardante il “formato standard” che rappresenterebbe uno dei punti di forza di Telecom: esiste dal 2007, si chiama EPUB, è sviluppato dalla International Digital Publishing Forum (IDPF), supporta il DRM.

Sembrerà strano ma, se questo formato non domina il mercato dei contenuti premium, non dipende dall’assenza di dispositivi che lo supportino quanto, piuttosto, da decisioni “politiche”, legate all’influenza dei più popolari produttori di e-reader. Già, perché ogni produttore ama giocare la sua partita in casa, col pieno controllo del suo dispositivo, coi suoi lock-in sul formato.

La decisione di abbracciare un formato standard per i contenuti premium potrebbe derivare solo dalla volontà collettiva degli editori, che in teoria avrebbero il potere per dettare le loro condizioni ai produttori di e-reader anche sul fronte formati.

Le solite reciproche diffidenze e rivalità – che, beninteso, non appartengono alla sola Italia – impediscono anche a questa ovvia innovazione di farsi strada, lasciando che il mercato sia dominato dai lock-in dei più grandi produttori di e-reader.

Quali sono dunque le chance di successo dell’operazione Telecom? A mio avviso risiedono nell’integrazione del dispositivo con la filiera di servizi che TI già eroga a una grossa fetta del pubblico italiano, e in qualche accordo che di certo Bernabè ha nel taschino.

Il mercato non ha bisogno di standard aperti perché già ce li ha e non li usa. E forse non ha nemmeno bisogno di un altro e-reader dato che ce n’è già a bizzeffe, di chiusi e di aperti, e non solo Apple o Amazon, o Android o Microsoft.

11 Commenti »

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  • # 1
    Ilruz
     scrive: 

    Ma … non capisco: il vantaggio di un documento elettronico e’ proprio quello di poter essere “tradotto” in molti formati. Il PDF e’ stato una panacea per molti mali; basterebbe oblligare il “produttore di testi” a rendere disponibili i file nel solo formato PDF, in modo da costringere i produttori di ferraglia a creare il loro converter PDF->formato-mio-piu-bello-del-tuo: piu’ che una questione di formati, a mio avviso sarebbe una questione di interfacce.

    Forse mi son spiegato male, ma non capisco il comportamento autolesionista di un editore che adottasse il formato A o B o C, quando esiste il PDF. Sarebbe come stampare i libri sulla plastica, invece che sulla carta: un suicidio anche economico!

  • # 2
    mede
     scrive: 

    sono un po’ confuso dal fatto che nella notizia mi sembra di intuire che veicolerebbe notizie? dunque i giornali?


    gioco “al ribasso” avviato da Apple con il lancio di iPad: un ribasso che chiaramente riguarda le quote trattenute dal vettore della notizia, a vantaggio di autori ed editori.

    forse è un refuso? non ho capito bene..

    comunque gli auguro tanta fortuna, se davvero riescono a far leggere gli italiani… direi che con le attuali statistiche dei consumi e dei lettori non capisco come si possa essere così ottimisti su un prodotto del genere che di fatto è troppo limitato e costoso, avrei dubbi che la gente se lo metterebbe in casa anche a 50euro, piuttosto si comprano 3 cellulari, figurati poi se comprano i libri.

  • # 3
    Sèvero
     scrive: 

    Il PDF è diventato un formato di fatto non uno standard, tanto e vero che Adobe la mamma del PDF ha creato un sw specifico invece per la generazione di documenti EPUB e non vedo il PDF come un formato adatto agli EBook.

    Ciao

    Sèvero

  • # 4
    goldorak
     scrive: 

    Finquando non ci sara’ la possibilita’ di comprare un e-reader qualsiasi, con la possibilita’ di comprare contenuti nel negozio virtuale che uno ritenga piu’ vantaggioso questo mercato non decollerai mai. Come dice bene Alessio di Domizio, e fuori da ogni logica dover comprare uno specifico e-reader vincolato ad una determinate piattaforma di distribuzione. E come se io dovessi avere in casa 100 diversi scaffali, ogniuno potendo ospitare i libri comprati soltanto in una determinata libreria.
    Io l’avevo detto tempo fa, finche’ questa liberta’ non arriva vedremo lo stesso problema che ci fu con la musica digitale.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ goldorak

    e fuori da ogni logica dover comprare uno specifico e-reader vincolato ad una determinate piattaforma di distribuzione.

    Direi che lo è fino a quando non emerge un leader, un unico punto di accesso alla maggioranza dei contenuti (premium) che t’interessano.

  • # 6
    mad_hhatter
     scrive: 

    questo significa che l’unica via nella distribuzione digitale di contenuti è la frammentazione massima per cui il sistema non decolla, oppure l’oligopolio?

  • # 7
    goldorak
     scrive: 

    @ Alessio di Domizio : la questione del leader in questo caso e’ irrilevante. L’hardware dev’essere disaccopiato dal negozio virtuale. Tu la musica che compri su Itunes, non sei obbligato a sentirla soltanto su hardware marchiato Apple dico bene ?
    E per arrivare a questo e’ stato necessario che il DRM musicale sparisse. Se non succedera’ la stessa cosa per l’editoria sta sicuro che rimarra’ un mercato legale di nicchia, mentre la stragrande maggioranza delle persone interessate andranno per altre vie.
    Io un giornale lo posso comprare in un edicola qualsiasi, al supermercato, in negozio etc… Laddove conviene a me. Perche’ dovrei abbandonare questa liberta’ per essere vincolato ad un unico negozio virtuale ? La concorrenza la abbandoniamo ?
    No no. L’esperienza musicale insegna, e Sony ne sa qualcosa.
    Non a caso i suoi e-reader sono tra i piu’ “liberi” del mercato.
    Che succede se ci sono libri di autori che non pubblicano sulla piattaforma leader ? Devo comprare 2-3 e-reader diversi ?
    Vedi e’ una cosa che non funziona ne ora ne mai. Ma ce’ gente convinta del contrario. Si illudono e alla lunga pagheranno le conseguenze delle loro scelte idiote.

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ mad hatter
    Le strade sono due: o gli editori fanno fronte comune e si fanno promotori del supporto di formati aperti (anche se protetti da DRM), dopodiché i produttori di dispositivi possono solo adeguarsi, oppure cedono i contenuti premium a una piattaforma come iTuneso o simili.
    Il primo caso non mi pare particolarmente probabile per i motivi esposti nel pezzo, dunque temo che si finirà nel secondo. In questo secondo caso, con le piattaforme dominanti che propongono di fatto un lock-in, si confronta con la necessità dell’utente di usare un solo dispositivo, non uno alla volta. È questo che ci conduce all’oligopolio, ma si tratta di una conseguenza, non di un requisito per il funzionamento della distribuzione digitale di contenuti.

    @ goldorak
    Sì ma devi riuscirci a convincere gli editori a fare a meno del DRM… Ti faccio notare che il DRM è sparito dalla musica acquistata (o almeno, da una buona parte) solo dopo che è emerso un chiaro leader nel mercato musicale. Non aspettarti che Apple o Amazon si facciano promotrici dell’abbandono del DRM in una fase in cui il mercato è ancora da farsi. Quando qualcuno avrà il 90% dell’installato allora sì, si potrà prendere il lusso di fare propaganda anti DRM, non prima. Né lo faranno gli editori, i quali viceversa le tenteranno tutte per tenersi il “tafanario” parato.

  • # 9
    Lorenzo
     scrive: 

    @ilruz

    il PDF non è un formato adatto agli ebook reader visto che non è reimpaginabile in dipendenza delle dimensioni dello schermo o delle preferenze personali…al massimo puoi fare uno zoom ma capirai bene che non è la stessa cosa.

    Al limite, questo sì, con ebook reader con schermi da almeno 10″ anche il PDF diviene un formato utilizzabile, ma gli aggeggi con schermi così grandi costano come una palazzina in centro.

  • # 10
    Lanfi
     scrive: 

    Ecco, di tutto quello che Telecom poteva tirare fuori in questo momento, un e-reader è propri la cosa più inutile in assoluto.

    Complimentoni.

  • # 11
    Giacomo
     scrive: 

    se vogliono lanciare ognuno il proprio lettore va benissimo, ma che li diano in regalo o in comodato gratuito, perché se credono di poterli vendere possono continuare a sognare!

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