di  -  mercoledì 24 marzo 2010

Come promesso, per gli amanti della fotografia c’è in serbo una gradita sorpresa. Conscio dei miei limiti come fotografo e desideroso di ampliare gli argomenti trattati, spaziando dalla mera tecnologia alla tecnica fotografica ed alle sua applicazioni sul campo e consapevole di avere molte lacune in questo specifico contesto, ho cercato aiuto altrove, contattando un paio di persone che, per quanto ho avuto modo di constatare, reputo molto competenti in materia. Uno dei due ha accettato con entusiasmo l’invito e, pertanto, ho il piacere di annunciare che, da questo momento, mi aiuterà nella stesura degli articoli relativi alla fotografia digitale ed alle tecnologie ad essa dedicate, integrando l’esposizione di tipo strettamente tecnologico con interventi più strettamente connessi alla fotografia come scienza, arte e mezzo di espressione. Questa collaborazione potrebbe essere il preludio all’apertura di una rubrica, su AD, dedicata alla fotografia in tutti i suoi aspetti. Ma questo dipenderà, soprattutto, dalla disponibilità della persona che mi accingo a presentarvi. Si tratta di un utente molto noto nel forum di fotografia digitale di Hardware Upgrade, conosciuto con il nick di IHPatriota, al secolo Matteo Fossati a cui lascio volentieri la parola per un post introduttivo e di presentazione. Yossarian

Dopo aver raccolto con entusiasmo l’ invito di Yossarian per coadiuvarlo nell’approfondimento delle tematiche fotografiche eccomi qui a scrivere il mio primo articolo, questo è il primo di una serie di appuntamenti in cui andremo ad approfondire alcuni aspetti della fotografia non guardandoli solo con l’occhio dell’esperto di tecnologia ma cercando di tradurre il tutto nella pratica quotidiana con la speranza di dare qualche spunto di riflessione utile da ricordare prima del fatidico click dell’otturatore.

Partirei dall’inizio o meglio dall’inizio dell’avvento del digitale cercando di far emergere differenze e rivoluzioni più o meno evidenti che il passaggio dalla pellicola al digitale  ha comportato , sorvolo sui più semplici ed immediati (ovviamente parlo dei vantaggi legati al risparmio di tempo e denaro per arrivare in mano ad un prodotto finito , la possibilità di poter rivedere immediatamente lo scatto , rifarlo o condividerlo in punta di click in tempo reale con tutto il mondo ecc..ecc..) ed andiamo a vedere come nella realtà il cambiamento sia stato ben piu’ profondo innescando una reazione (per alcuni molto dolorosa) che ha portato ad uno sconvolgimento dell’ intero settore , sia consumer che professionale .

Una delle più importanti questioni in gioco è la qualità globale del nuovo sistema digitale.I produttori si sono divisi in possibilisti e scettici e a distanza di più di dieci anni si puo’ dire che in ordine si siano trasformati in aziende affermate ed aziende in forte crisi (quando non chiuse o assorbite come Minolta).

A dispetto dell’era della pellicola dominata dal formato 35mm (che ricordo essere di derivazione cinematografica e non creato ad HOC per la fotografia), il digitale ha creato una moltitudine di nuovi formati per i sensori, l’introduzione dei formati più piccoli ha permesso alle aziende di entrare nel mercato e diffondersi a costi “relativamente” contenuti (la mia prima digitale Olympus Camedia  D-340L l’ ho pagata oltre 1 milione di lire) in attesa che i tempi fossero maturi per riuscire a produrre un prodotto qualitativamente in grado di competere con la pellicola.

Ad oggi si può dire che l’obbiettivo è stato raggiunto (mi riferisco in particolar modo alle DSLR) o perlomeno che le differenze restano risibili alle basse sensibilità mentre il digitale è qualitativamente migliore alle alte sensibilità, ma avremo modo di approfondire il discorso in un altro articolo con test specifici.

Il connubio poi tra foto in formato digitale e lo sviluppo di software di elaborazione delle immagini sempre più avanzati ha allargato il limite creativo al di là di quanto potesse essere immaginabile a tal punto da cambiare anche il modo di approcciare la fotografia.

Nello still life in studio è ormai prassi consolidata non solo il riprendere i soggetti uno per volta per poi montarli successivamente al PC ma anche di sovrapporre con diversi metodi di fusione dei layer lo stesso oggetto ripreso con diversi tipi di illuminazione (come la foto in testata dell’ articolo che di fatto è un’ insieme di 4 fotografie diverse).

Il tempo che una volta si impiegava per allestire il set fotografico e costruire dei mock up  ora lo si passa al pc a montare i diversi scatti. L’implementazione di queste nuove tecnologie ha quindi spostato parecchio in avanti il limite consentendo al fotografo un maggiore campo d’azione limitato unicamente dalla sua creatività ed immaginazione.

Il digitale è quindi sicuramente il grande protagonista della fotografia moderna anche se secondo me qualcosa nel passaggio rischia di andar  perso.Oggi abbiamo a disposizione un sempre maggiore quantità di immagini, ogni occasione è buona per portarsi a casa diversi Gbyte di materiale ma frequentando i forum tematici ci si rende facilmente conto che c’è parecchia meno attenzione nella composizione e nella realizzazione delle fotografie stesse.

Io la chiamo “sindrome da rigore a porta vuota” ovvero trovarsi davanti ad infinite chance creative per poi “perdersi” in errori estremamente banali.Da una parte la possibilità di poter riscattare quasi all’ infinito a costo zero comporta una minore attenzione rispetto a quando si impressionava il rullino , inoltre c’è l’ errata convinzione di poter sempre recuperare ogni genere di errore elaborando lo scatto in postproduzione.

Per quanto si abbiano a disposizione una infinità di strumenti software per sviluppare e ritoccare gli scatti trovo opportuno consigliare di partire sempre con una fotografia ben scattata , una piccola accortezza in fase di scatto rende il lavoro di postproduzione meno importante , meno invasivo e generalmente sempre più efficace e naturale.

La migrazione verso il digitale della fotografia ha poi “trasformato” in fotografi parecchi appassionati dell’ IT (e questo non puo’ che farmi piacere) anche se sempre più spesso noto un interesse morboso unicamente verso i parametri qualitativi delle fotografie come la resa del dettaglio o la quantità di rumore ad ISO (ormai a sei cifre) che all’immagine di per se stessa.

L’analogico viveva di stampe , raramente in formati “importanti” mentre oggi tutte le valutazioni si fanno a monitor spesso analizzando minuziosamente gli scatti con ingrandimenti al 100% (ed oltre) su monitor normalmente oltre i 20″.In queste condizioni rumore , aberrazioni , micromosso, morbidezza ecc..ecc..vengono amplificati in modo importante rendendo praticamente impossibile non trovare difetti in qualsiasi lente o macchina fotografica anche la più moderna professionale.

Questo atteggiamento innesca una pericolosa corsa (sopratutto per il portafogli) verso la perfezione tecnica che però non necessariamente significa avere per le mani uno scatto significativo ed emozionante.

Ogni tanto è meglio fermarsi e ricordare che fotografia è un mezzo di comunicazione  , secondo me la fotografia è il miglior modo per poter “raccontare” la propria vita , le proprie esperienze e le proprie emozioni , con semplicità , forza ed immediatezza.Seppur l’ aspetto tecnico sia molto stimolante ed interessante c’è da prestare attenzione a non perdere di vista il senso per cui si vuole congelare un istante della propria vita con in mano un apparecchio fotografico.

Nella prossimo articolo , dimenticata questa introduzione,  andremo ad analizzare come tecnicamente le case costruttrici hanno affrontato il passaggio verso il digitale iniziando dai sensori e di conseguenza  parlando di ottiche , di profondità di campo e di tridimensionalità , sia dal punto di vista tecnico sia analizzando l’ impatto che i diversi approcci hanno sul risultato finale.

31 Commenti »

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  • # 1
    Notturnia
     scrive: 

    Non so se il passaggio al digitale sia stato un male od un bene.. io Fotografavo con una Zeiss con ottiche Zeiss con la pellicolla.. Ektaprof64 e affini.. fino alla 25 ma più di norma la 32 e la 64 (diapo di norma).. solo che per fare uno scatto mi preparavo.. sapevo che lo avrei potuto verificare solo qualche settimana dopo e che era venuto male era sprecato.. che avevo speso soldi e ottenuto zero risultato.. tenevo le pellicole in frigo e speravo di non avere brutte sorprese..

    Era un mondo molto più romantico ..

    Con l’avvento del digitale ho perso all’inizio questa gioia di fare le foto.. ne scattavo anche 10 alla volta.. non mi ponevo più il problema di come veniva o meno perchè alla peggio poi ci pensava il Lightroom a sistemare le cose..

    3 anni fa mi sono seduto a guardare i miei vecchi album e mi è subito balzato all’occhio l’errore commesso in 6 anni di digitale..

    non stavo facendo foto.. stavo imbrattando pixel..

    Da allora sono tornato ad usare la macchina fotografica come se fosse analogica.. a pellicola.. evito se posso di fare solo perchè serve la foto.. faccio solo se credo che venga bene e curo di più la costruzione.. torno a lavorare di apertura etc.. ho comprato altri obbiettivi per iniziare a fare di nuovo fotografie.. vedo una cosa però.. mi veniva più facile fare una foto con la vecchia Zeiss tutta manuale che adesso 12 anni dopo con una digitale.. mi sento imbarbarito dal mezzo..

    Ho notato una cosa mio malgrado.. per fare buone foto con la digitale (almeno a me personalmente.) serve una macchina digitale di livello.. sennò non riesco a vedere nella foto quello che cercavo e che avevo visto..

    Il digitale credo che sia maturo e abbia aperto moltissime opportunità e non vedo l’ora di prendere una 7D o una 5D per tornare a sentirmi a casa.. ma vedo che ha anche permesso a molti di “adagiarsi” e di non fare più quelle belle foto di una volta.

    Il fatto di poter sistemare le cose dopo e degli zoom a tutto spiano hanno tolto molto della costruzione dello scatto prima di premere il tastino.. e questo non è una colpa del digitale ma di chi lo prende e lo usa in modo “sbagliato”

    p.s. bell’articolo

  • # 2
    Massimo
     scrive: 

    Straquoto quanto detto da Notturnia. Anche io col digitale ho perso addirittura la voglia di fare foto. Peccato perchè ho ancora delle dia in freezer, ormai scadute da anni ma che un giorno userò (Velvia 50 …). Per un viaggio in Russia avevo comprato anche una custodia per pellicole in piombo!
    La foto col digitale ha perso un po’ del suo fascino e così fotografo di meno, la prima reflex arrivata in Italia è lì che grida vendetta. Ormai non vale più nulla e non ho fotografato alcunchè di interessante. Magari un domani farò di meglio ….

  • # 3
    yossarian
     scrive: 

    innanzitutto faccio i mie complimenti a Matteo per il suo esordio su AD.
    In secondo luogo, aggiungo anch’io qualche considerazione. Mi sono accostato piuttosto tardi alla fotografia anche se ho avuto modo di vivere la transizione da pellicola a digitale. Posso quotare i due interventi precedenti circa il fatto che con il digitale, avendo la possibilità di scattare a ripetizione, verificare immediatamente il risultato, utilizzare centinaia di funzioni presenti sulla macchina e poter elaborare, anzi, trasformare completamente le foto, in un secondo momento, con programmi di fotoritocco, sia diventato molto più semplice “imbrattare pixel” anzichè scattare foto, tanto poi le cose si possono sempre aggiustare in post produzione. Però è anche vero che questo è frutto solo del nostro atteggiamento mentale e non di una realtà oggettiva. I principi su cui si basa la fotografia digitale e quelli su cui si basa quella analogica sono gli stessi. Cambia il mezzo, lo strumenot che viene impressionato ma non necessariamente la tecnica. E chi è stato un bravo fotografo con la pellicola può esserlo anche con ccd e cmos, al di là dell’aspetto romantico. Personalmente non mi reputo un fotografo perchè conosco poco di tecnica fotografica e non credo di avere un gran senso artistico; non lo sono col digitale ma no lo sarei stato neppure con l’analogico. Però mi piace scattare e il digitale mi dà la possibilità di vedere subito se i miei scatti sono validi, almeno dal mio punto di vista ed eventualmente correggere gli errori. Questo non farà di me un fotografo, ma mi permette di acquisire una certa padronanza dei parametri di base della fotografia e mi consente di imparare a conoscere meglio la mia macchina fotografica.

  • # 4
    Matteo Fossati (Autore del post)
     scrive: 

    Mi fa piacere leggere che avete gradito l’ articolo , non nascondo che ho avuto un po’ di ansia essendo abituato a scrivere nei forum dove siamo tutti alunni senza nessuno in cattedra , cercherò di mantenere uno spirito discorsivo e di confronto non fosse altro che la fotografia essendo molto “personale” non puo’ vivere di dictat e verità assolute.

    Riguardo allo scattare a raffica io ho preso l’ abitudine di non ricontrollare ad ogni scatto il mio lavoro ma di investire quel tempo per guardare dentro al mirino cercando di eliminare eventuali errori prima che si palesino sull’ LCD.

    Puo’ sembrare follia ma essendomi adagiato anche io sul digitale (parlo quindi da utente “scottato” dalla digitale mania)con questo sistema ho ripreso confidenza ed ho trovato il coraggio di prendermi una Nikonos V per la fotografia subacquea , sogno irragiungibile di quando ho iniziato ad andare sott’acqua (visti i costi all’ epoca proibitivi) e che da qualche anno mi sta dando grandi soddisfazioni , seppur devo riconoscere che ogni volta che ritiro i rulli dal laboratorio mi tremano i polsi per la paura di non essermi portato a casa nulla.

    Il digitale ha un po’ fatto perdere quella sensazione di ansia che si trasforma o in delusione o in euforia una volta aperta la fantomatica “busta” con negativi e provini ma d’altra parte come ha ben ricordato Yossarian (che ringrazio pubblicamente per l’ opportunita’ che mi ha dato) noi siamo sempre gli stessi e dobbiamo fare il possibile per non cedere alla pigrizia di non fare click a “vanvera”.

  • # 5
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Ho uno fotocamera digitale, ma non sono assolutamente un fotografo: la uso per lo più per le classiche foto di famiglia.

    Ciò non toglie che mi piacerebbe scattare belle foto, e il fatto di poterne scattare a ripetizione può dare una mano e sembrare una discreta soluzione, ma tante volte mi capita di “perdere l’attimo”.

    Sono lì che vedo la scena e mi sembra buona, vado per premere il pulsante e… la foto viene scattata dopo 1-2 secondi. Nel frattempo la scena è cambiata e le mie imprecazioni arrivano all’altra parte del globo.

    Ecco, questa è una cosa che mi dà particolarmente fastidio delle macchinette digitali (penso sia un problema di quelle più commerciali, anche se nel 2004 spesi circa 400€ per la mia Canon S50, se non ricordo male).

    Va bene essere delle schiappe, ma la tecnologia non dovrebbe mettere i bastoni fra le ruote.

    Con le analogiche, invece, non ricordo tutto questo ritardo fra il momento in cui premevo il pulsante e quello in cui veniva effettivamente scattata la foto.

  • # 6
    Don Luca
     scrive: 

    Bellissimo articolo, complimenti! ^^

    Anche io non sono un fotografo ma spesso rimango a bocca aperta davanti a una bella foto scattata da qualche utente su deviantart e, ammetto, provo una certa invidia. :P
    Magari grazie ai tuoi articoli riuscirò a capirci qualcosa di più e forse, un giorno, riuscirò anche io a fare degli scatti “decenti” con la mia digitale compatta!

  • # 7
    Notturnia
     scrive: 

    @Cesare.. si quel problema non sussiste nelle reflex digitali..
    le piccolette che ho a casa per i party sono drammatiche.. hanno quasi 2-3 decimi di ritardo sullo scatto.. la reflex quasi non si nota il ritardo..

    non è una questione di mettere i bastoni fra le ruote.. le piccoline non hanno altre possibilità.. devono switchare fra il diplay e il cmos per la foto e perdono tempo.. le reflex non hanno questo problema.. alzano lo specchio e fanno la foto.. questione di millesimi di secondo..

    passa ad una reflex anche piccola di casa canon o nikon (non me ne voglia sony e le altre.. ma io sono rimasto ai vecchi tempi :-D) e vedrai che non perderai attimi..

    in un viaggio a praga ho usato una 40D per 3 giorni e quando usavo la raffica pareva di fare i film :-D

  • # 8
    Matteo Fossati (Autore del post)
     scrive: 

    Approfondiremo il discorso dell’ autofocus , ad ogni modo il lag nelle compatte è dovuto al sistema di messa a fuoco per contrasto direttamente sul sensore.

    Le reflex hanno un sistema di messa a fuoco con sensore dedicato che lavora in TTL nel sottospecchio , è piu’ sensbile in bassa luce e sensibilmente più veloce.

    Le moderne reflex con Live View quando lavorano per contrasto sul sensore sono anche loro lente all’ inverosimile.

  • # 9
    Luca-BH
     scrive: 

    Il mio “in bocca al lupo” a Matteo, la cui competenza e disponibilita’ ho imparato a conoscere sul forum di HwUP! :)

  • # 10
    Fede
     scrive: 

    Al di la delle opinioni molto soggettive di alcuni, a mio avviso il passaggio dalla pellicola al digitale è stata una vera rivoluzione, per i seguenti motivi:

    1- La superba qualità degli scatti digitali rispetto a quelli a pellicola è indiscutibilmente superiore, non a caso negli osservatori astronomici è già da un bel pezzo che hanno abbandonato le pellicole sostituendole con i sensori digitali. In particolare il salto di qualità in condizioni di scatto con scarsissima illuminazione … confrontate scatti digitali ad alti ISO con quelli effettuati con pellicole sensibilissime ad alti ISO … negli scatti digitali la grana (insomma il rumore) è fortemente meno invadente e persino le compatte entry level commerciali offrono meglio delle pellicole sensibili; a proposito degli ISO, nelle fotocamere digitali è possibile cambiare sensibilità ad ogni scatto, mentre nelle fotocamere a pellicola occorreva cambiare rollino insomma nelle vecchie fotocamere a pellicola si parlava solo delle coppie tempo-apertura, invece in quelle digitali si parla delle triplette tempo-apertura-ISO.

    2- Il fatto di poter visualizzare immediatamente gli scatti effettuati è oggettivamente un enorme vantaggio perché ad accezione di alcune situazioni di scatto è sempre possibile ripetere lo scatto senza doverci preoccupare di sprecare costosi rollini; questo a mio avviso stimola maggiormente la volontà di provare, sperimentare e migliorare i propri scatti liberando la fantasia e la creatività, perché appuntono non ci sono rollini che si sprecano e non ci sono limiti al numero di foto che si vogliono effettuare. La macchina fotografica digitale è anche un’ottimo strumento per gli autodidatti della fotografia, infatti con l’avvento delle fotocamere digitali la fotografia è diventata un’arte di massa perchè non bisogna attendere lo sviluppo dei rollini e la stampa, non bisogna spendere nulla l’unica spesa è quella dell’acquisto della fotocamera, inoltre mediante il computer e semplici software di fotoritocco ogniuno può applicare effetti speciali alle proprie foto e a costo zero (prima bisognava rivolgersi a laboratori specializzati comportando anche dei costi …)questo fatto stimola ancora di più la creatività …

    Per quanto riguarda il discorso sulla post produzione al computer, a mio avviso ci si dovrebbe sempre sforzare a migliorare le inquadrature, le esposizioni e cercare di ottenere il meglio dalla propria fotocamera digitale al costo di dover ripetere gli scatti perché i software non fanno miracoli (ad esempio scatti sovraesposti bruciano particolari della foto che nessun software di fotoritocco è in grado di recuperare); insomma la storia di scattare come capita tanto ci pensa il computer a rimediare gli errori non regge proprio …

    Se proprio ci si annoia con le fotocamere digitali compatte totalmente automatiche esistono modelli di compatte prosumer che offrono anche le impostazioni manuali, dando la possibilità soprattutto di apprendere la tecnica e comprendere i concetti di esposizione e inquadratura … Ad ogni modo qualunque sia il tipo di fotocamera digitale in possesso, tutto dipende da chi scatta, insomma le foto le fa il fotografo (diletante, amatoriale o professionista) e non la fotocamere digitale … in particolare le fotocamere digitali compatte di fascia alta (insomma le cosiddette prosumer) se si sanno usare con impegno e passione offrono molte sofddisfazioni personali e accreccoscono l’interesse per la fotografia, poi è ovvio se non c’è interesse nulla si ottiene …

  • # 11
    Fede
     scrive: 

    @ Cesare Di Mauro

    Il problema della lentezza delle fotocamere digitali di cui hai fatto cenno è tipico delle fotocamere digitali compatte ma non delle reflex digitali, d’altra parte nelle compatte digitali vengono adottati sensori piccolissimi, ottiche relativamente buie, l’autofocus si basa sul rilevamento del contrasto e non sul rilevamento del contrasto di fase ben più veloce e questo per contenere i costi (altrimenti costerebbero come delle reflex)e sia per contenere le dimensioni delle compatte stesse (altrimenti che compatte sarebbero?).
    Insomma le compatte non sono adeguate per scatti tempestivi come quelli che si presentano in situazioni sportive e la dimesnione dei sensori è la maggior causa di questi limiti perché a parte il discorso dell’autofocus i sensori delle compatte digitali producono più rumore dei sensori montati nelle fotocamere reflex ( APS-C e Full Frame) ed in situazioni di scatto in cui è richiesta una tempestiva risposta della fotocamera inevitabilmente occorre ridurre drasticamente i tempi di posa (qundi compensare con una maggior apertura) e compensare con l’elevazione della sensibilità del sensore (alzare gli ISO), ma l’innalzamento della sensibilità comporta più rumore nello scatto finale (anche se ho già scritto che le migliori pellicole facevano molto peggio al confronto …). D’altra parte c’è anche il discorso che chi fotografa per Hobby o per passione non fa un uso professionale della fotografia e raramente ha l’esigenza di pretendere tempestiva risposta dalla propria fotocamera e comunque se lo desidera può sempre acquistare una reflex digitale i cui costi in questi ultimi anni sono scesi vistosamente anche se 600/700 euro non sono mica pochi soprattutto in questo periodo di crisi finanziaria …

  • # 12
    Matteo Fossati (Autore del post)
     scrive: 

    Concordo su quasi tutto ad esclusione dell’ ultima parte.Le prosumer hanno si impostazioni manuali ma a causa dell’ architettura stessa della macchina fotografica (sensore piccolo e lente con lunghezze focali grandangolari) permettono il controllo in un range piuttosto ristretto (causa diffrazione) e con variazioni e gestione della profondità di campo nettamente inferiori a qualsiasi DSLR.

    La questione comunque sarà discussa nel prossimo articolo ;).

  • # 13
    Fede
     scrive: 

    @ Matteo Fossati

    Sicuramente la qualità degli scatti effettuate con reflex digitali è superiore a quelli effettuati con compatte digitali e non ho scritto il contrario, tuttavia se si sfrutta bene una compatta prosumer tenendo ben presente i suoi limiti si ottengono decisamente degli ottimi risultati, forse non hai letto il mio commento rivolto a Cesare Di Mauro perché lì parlo proprio dei limiti delle compatte e quindi comprendendo anche acnhe le compatte prosumer.
    Ci sono poi moltissimi fattori che rendono una foto bella o brutta, riuscita bene o male ecc … per esempio l’inquadratura fa la differenza ed è indipendente dal tipo di fotocamera che si usa perché non ha nulla a che fare con i limiti della fotocamera, dipende essenzialmente dal modo di vedere la realtà da parte di chi scatta e dai sui gusti estetici e stilistici, per esempio per l’inquadratura non è sufficente limitarsi a rispettare la regola dei terzi (che poi è una regola che non riguarda solo la fotografia ed era applicata dai migliori artisti Italiani come Caravaggio, Leonardo ecc.e cc. e discende direttamente dalla matematica al riguardo delle sezioni auree), c’è la questione dell’equilibrio nell’immagine, la questione della direzione degli sguardi, la questione di cosa sarebbe meglio mettere a fuoco ecc. ecc. .
    E poi dipende molto dalla stampa della foto e soprattutto dalla dimensione di stampa, sui display dei computer anche gli scatti effettuati con le reflex digitali sembrano avere evidenti difetti se inganditi al 100%.
    Io sono appassionato di fotografia e posseggo sia una reflex digitale e sia una compatta digitale prosumer, inoltre essendo appassionato di grafica (ma non solo, attualmente lavoro proprio nel settore della grafica professionale digitale) provvedo tutto da me, insomma le stampo io le foto con una stampante fotografica e stampo sempre su carta fotografica nel formato A4 e ti assicuro che mostrando alcune stampe di scatti che ho effettuato con la compatta digitale questi sono stati scambiati per scatti effettuati con una reflex digitale non tanto perché risultano scatti professionali ma per la totale esenzione di difetti indipendentemente dal fatto che gli scatti siano stilisticamente belli o brutti (questo sta agli altri giudicare)

  • # 14
    Davide
     scrive: 

    Si concordo con matteo fossati, la compatta l’ho sempre dietro ma non mi dà troppe soddisfazioni, la reflex è decisamante un altra cosa. E per quanto se ne venga a dire pur avendo due reflex e una compatta la macchina con la quale mi son trovato meglio a scattare foto è la telemetro G2 di un mio amico (a pelicola).
    Il neo della pellicola è che mancano (almeno in piemonte) laboratori che si dedichino in modo consono alla stampa, la grana delle pellicole è buona ma la stampa avviene in digitale con scansioni del negativo da schifo e stampe da schifo.
    Basta andare dietro negli anni prendere qualche fotografia dall’alboom di quelle ancora sviluppate decentemente (non quelle attuali con scritto digital paper), scannerizzarle e si vede quale è ed era la potenza della pellicola.
    Specie nelle foto di architettura, monumenti ecc… la pellicola può dare molto che il digitale non può fare.
    Per quanto riguarda il professinista (chi fotografa per lavoro) molto comodo e utile il digitale specie l’uso del digitale per montaggi still life ecc… Ma per l’artista che pensa di esporre a qualche mostra fotografica, per chi vuole un alboom di matrimonio ben fatto e duraturo, chi fa foto che in sostanza debbano restare alla storia, viaggi che non rifarà più, la pellicola è prefaribile la pellicola.

    Commercialmente e giustamente si punta a far credere che il digitale sia il meglio del meglio, che bisogna comprare delle ottiche stabilizzate a caro prezzo, che bisogna usare zoom che fan tutto da 50mm a 300mm che il corpo macchina deve avere tanti bei megapixel e tanti tanti punti di messa a fuoco…

    Le belle foto le fanno le buone ottiche (sovente fisse), sovente il cavalletto, con luce scarsa, di notte con pose lunghe meglio la pellicola che il più professionale corpo macchina. Lo stabilizzatore è utile per seguire i soggetti in movimeto ma l’aggiunta di lenti in on obiettivo stabilizzato non giova sicuramnte al contrasto.
    I punti di messa a fuoco idem servono a poco, le miglior foto si fan mettendo a fuco e diaframmando in manuale fate voi…

  • # 15
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Grazie a tutti per le risposte.

    Vorrei soltanto precisare che non sono un professionista, per cui non vado a ricercare il dettaglio tecnico, ma per me immortalare il sorriso, QUEL sorriso in quel preciso momento dei miei figli vale più di uno scatto di Helmut Newton. :D

    Detto ciò, leggo con attenzione articoli e commenti a riguardo, perché li trovo estremamente interessanti e utili.

    Un’altra cosa che mi ha mandato in bestia con la mia macchinetta è stata la cronica impossibilità di scattare foto notturne: mi sono venute sempre mosse! Uno spettacolo orribile.

    A posteriori, leggendo qua e là, ho capito che, essendo di notte, la poca luce necessita di più tempo per essere immagazzinata (scusate la rozzezza della descrizione, ma spero che renda bene :D), per cui le vibrazioni causate dalle mie mani hanno contribuito all’infausto risultato.

    Considerando che difficilmente uno con la famiglia si può portare dietro anche un treppiedi (sono sicuro che anche se avessi un SUV non troverei posto perché sarebbe tutto occupato :D), magari qualche articolo che spieghi meglio il problema e dia qualche consiglio sarebbe utile. :)

  • # 16
    Fede
     scrive: 

    @ Cesare Di Mauro

    Per gli scatti notturni in condizioni di scarsissima illuminazione non esistono macchine fotografiche che permettono di scattare a mano libera restituendo risultati almeno accettabili, non c’è nulla da fare … occorre esporre con tempi lunghi (si tratta di secondi e non di frazioni di secondo), occcorre aumentare gli ISO e occorre quanto più possibile aprire il diaframma (dipende molto dall’effetto che si vuole ottenere per esempio se si vuole la radiosità delle scarse luci presenti nella scena bisogna piuttosto chiudere il diaframma che aprirlo) … ma soprattutto occorre che il corpo della fotocamera stia fermo e stabile, quindi occorrerebbe disporre di un cavalletto o di un appoggio di fortuna, a dir la verità io non ho il cavalletto (e mi darebbe fastidio portarmene uno dietro, non sopporto i fardelli) e in tutti gli scatti notturni che ho effettuato sono sempre riuscito a trovare un appoggio per la fotocamera, peccato che qui non posso postare qualche scatto, ad ogni modo se andate nel sito http://www.clikon.it e inserite il nome utente FanNikon ne vedrete alcuni perchè ovviamente non ho pubblicato tutte le mie foto

  • # 17
    Fede
     scrive: 

    @ Davide

    Non sono daccordo su quello che dici, le fotocamere digitali offrono molto di più delle fotocamere a pellicola, ti ricordo nuovamente che nei laboratori di ricerca astronomici sono anni che usano le fotocamere digitali, puoi immaginare in condizioni difficili in cui scattano (scarsissima luce, spesso bassissima nitidezza ecc. ecc.); insomma se fosse come dici te come mai nei centri di ricerca astronomici non usano le pellicole invece dei sensori digitali?

  • # 18
    Fede
     scrive: 

    Tornando agli scatti notturni … do un piccolo consiglio …
    Cercate sempre un appoggio di fortuna se non avete un cavalletto (cosa molto propabile per i non professionisti della fotografia) disattivate sempre il sistema automatico di stabilizzazione dell’immagine (qualora la fotocamera digitale ne fosse provvista)e soprattutto usate l’autoscatto impostando un tempo di ritardo lungo (per esempio in una qualsiasi compatta digitale i tempi tipici di ritardo dell’autoscatto sono 2/3 secondi e 10 secondi e in questo caso io imposterei un tempo di ritardo di 10 secondi) questo serve perché anche se il corpo della fotocamere digitale è stabile grazie all’appoggio di fortuna la pressione sul pulsante di scatto inevitabilmente imprime alla fotocamera delle vibrazioni dei micro movimenti e senza l’autoscatto le foto verrebbero mosse viceversa con un tempo lungo di ritardo dell’autoscatto si darebbe tempo alla fotocamera di stabilizzarsi dopo la pressione del pulsante di scatto.
    Ovviamente ci sarebbe da parlare delle impostazioni di scatto della fotocamera ma l’argomento sarebbe molto vasto tanto da richiedere un tutorial …

  • # 19
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Intanto ti ringrazio delle spiegazioni e dei consigli, che spero di riuscire a mettere in pratica.

    A questo punto aspetto un bell’articolo sull’argomento, visto che, a quanto sembra, ce n’è parecchio da parlare. :P

  • # 20
    yossarian
     scrive: 

    @ Davide

    sulla diatriba tra pellicola e sensori digitali se ne sentono di tutti i tipi: c’è chi sostiene che la pellicola abbia maggior gamma dinamica e maggior fedeltà cromatica e chi attribuisce le stesse qualità al digitale. Neppure sulla risoluzione equivalente esiste accordo (chi parla di 8 MPixel sufficienti ad eguagliare la pellicola, chi dice che ne servono 35 in formato ff e 70 per le MF).
    Queste ed altre questioni saranno argomenti di questa rubrica e avremo modo di discuterne tutti insieme. Diciamo che quella che, fondamentalmente cambia, tra pellicola e digitale, è la risposta in frequenza, molto più lineare per ccd e cmos e, di conseguenza, molto meno simile al comportamento dell’occhio umano. Quindi ci sarà da distinguere tra valutazioni soggettive e analisi oggettive.

    @ Cesare
    se vuoi scattare di notte a mano libera, cerca, come dice Fede, un appoggio di fortuna, usa ISO ali (quindi meglio una reflex) e, possibilmente, ottiche stabilizzate per guadagnare qualche stop.

  • # 21
    Fede
     scrive: 

    @ yossarian

    La questione dei Megapixel in confronto con la pellicola mi è totalmente nuova …

    senza togliere nulla ai futuri articoli al riguardo mi preme fare un breve discorso sui MPixel, in questi ultimi due/tre anni si è visto un’accesa competizione dei produttori di fotocamere digitali a chi riuscisse ad affrire il maggior numero di Mpixel (fotodiodi) nei sensori dei propri prodotti, questo è avvenuto soprattutto nelle compatte digitali, e purtroppo in termini di strategie del Mercato il parametro MegaPixel è stato fatto passare come il discriminante per stabilire quale sia la fotocamera digitale migliore (insomma si è diffusa l’idea per la stragrande maggioranza dei meno esperti che una fotocamera con più MegaPixel è superiore ad una con meno MegaPixel).

    La questione dei MegaPixel e strettamente legata alla stampa finale degli scatti effettuati …
    in particolare alla risoluzione di stampa e all’uso che se ne fa delle stampe.
    Per esempio con una fotocamera digitale da 7/8 MegaPixel (ormai introvabile nel metrcato almeno che non ci si rivolga all’usato)
    si possono stampare tranquillamente foto nel formato A4 pieno ad alta risoluzione il che vuol dire che per la stragrande maggioranza dei fotografi (dilettanti o amatoriali) 7/8 megaPixel sono più che sufficienti, se poi si vogliono stampare delle foto POSTER allora sarebbe meglio salire con i MegaPixel ma non credo che un normale utilizzatore di macchine fotografiche digitali abbia una simile necessità;
    Viceversa soprattutto nel settore delle compatte digitali la crescita dei MegaPixel è piuttosto un male che un bene per il fine di scattare foto di qualità ed al momento dell’acquisto di una fotocamera andremme considerato non solo il parametro Megapixel ma anche la dimensione del sensore, sarà quindi migliore la fotocamera che a parità di megaPixel avrà il sensore più grande o quella che a parità di dimesnsione del sensore avrà meno MegaPixel.
    Questo fatto spiega il perché le reflex digitali a parità di MegaPixel in termini di qualità degli scatti sono superiori alle compatte digitali infatti montano sensori APSC che sono enormi rispetto a quelli montati nelle compatte, se poi si va su fotocamere digitali per uso professionale i sensori montati sono grandi come le pellicole 35 mm (insomma le così dette full frame). Per esempio le reflex Nikon con sensore APSC sono quelle che offrono i migliori scatti rispetto alle reflex digitali di Brand concorrenti con sensori APSC perché in realtà i sensori APSC montati nelle fotocamere Nikon sono leggermente più grandi (il famoso formato DX di Nikon).

    Mi fermo qui perché l’argomento sarebbe troppo vasto per poterlo sviscerare sotto forma di commento, a chi desidera meditare sulla questione dei megaPixel fornisco un dettaglio …
    Risulta sperimentalmente che l’occhio umano ad una distanza di 25 cm non riesce a distinguere più di 4 punti in un segmento di retta lungo un millimetro, quindi …. bla bla bla …. insomma fate un po di calcoli e vi rendete conto che per un uso normale i MegaPixel che ci offrono i sensori delle fotocamere digitali attuali sono assolutamente sovrabbondanti e nelle compatte digitali la crescita dei megaPixel va a discapito della qualità degli scatti.
    Vi chiedete come mai il prodotto di punta delle compatte digitalui di casa Canon ossia la PowerShot G11 monta un sensore di analoghe dimensioni (1/1,7 pollici) di quello montato sul precedente modello di punta PowerShot G10 ma con molto meno megaPixel (nella G10 circa 14 megaPixel nella G11 circa 10 megaPixel)?
    Sembrerebbe una regressione di Canon ma in effetti è assolutamente un vantaggio per la qualità degli scatti.

  • # 22
    Fabio FLX
     scrive: 

    La diatriba digitale/analogico è vecchia come il cucco, ma dà sempre spunti per parlare.
    Il numero di megapixel non è un dato sufficiente per definire la qualità del sensore (e quindi della fotocamera) perché la sua valutazione dipende da fattori di maggior rilievo come il rumore causato dall’alimentazione del sensore, la distanza tra i fotodiodi, la loro disposizione, il numero di strati filtranti, il materiale ecc.
    Le reflex digitali tendono a considerare tutti questi fattori, e il più visibile non è il numero di megapixel ma la grandezza del sensore, da cui una maggior distanza tra i fotodiodi. Tale fattore è talmente determinante che chiunque può distinguere foto scattate con una reflex e con una compatta a parità di megapixel.
    Per quanto riguarda le foto notturne, per chi scatta con impostazioni automatiche consiglio di agire sulla compensazione di esposizione (di solito rappresentata nei menu dalla sigla “AE” con valori che vanno da -2 a +2) che deve essere abbassata a -1 o -2.
    Questo perché il sensore non è calibrato sulla realtà come la pellicola, quindi bisogna fargli capire se la scena è più o meno buia di una scena mediamente illuminata. In caso contrario cercherebbe di illuminarla troppo (e quindi male) con l’ulteriore conseguenza di aggravare l’effetto mosso.

  • # 23
    Fede
     scrive: 

    Per rendere l’idea di cosa comporta l’aumento dei megapixel (fotodiodi) in un sensore mantenendo costante la dimensione del sensore, vi espongo un esperimento concettuale statistico per analogia …

    immaginate in una giornata di pioggia di voler raccogliere l’acqua piovana con una baccinella ma lo volete fare alle seguenti condizioni:

    La baccinella sarà chiusa da un tappo con molti buchi (tipo il colino per intenderci)

    Bene a queste condizioni raccoglierete nella baccinella un certo quantitativo di acqua piovana a fine giornata

    In un giorno piovoso successivo decidete di ripetere l’esperimento con la stessa baccinella e alle stesse condizioni ma con il tappo che presenta un maggior numero di fori e quindi ovviamente i fori saranno necessariamente di diametro inferiore perché la baccinella è la stessa usata nell’esperimento precedente quindi ha le stesse dimensioni e dunque anche il tappo forato a colabrodo ha le stesse dimensioni;
    A fine giornata vi renderete conto che nonostante l’aumento del numero di fori, avete raccolto un quantitativo di acqua piovana inferiore a quello raccolto nell’esperimento precedente.

    Nei giorni piovosi successivi ripeterete l’esperimento aumentando sempre di più il numero di fori nel tappo ma contemporaneamente constaterete di raccogliere sempre più meno acqua

    E’ chiaro che in quello che ho scritto per analogia la pioggia rappresenta la luce che colpisce i sensori digitali, la baccinella rappresenta la fotocamera digitale ed i fori del tappo rappresentano i Pixel del sensore (fotodiodi).
    Qualcuno mi risponderebbe si ma l’esperimento non è valido perché la pioggia altro non è che un flusso di particelle (molecole d’acqua) mentre la luce è un’onda elettromagnetica …
    Ma io rispondo che la luce ha sia carattere corpuscolare (si pensi alla teoria fotonica) e sia carattere ondulatorio e quindi statisticamente si comporta sui sensori digitali come la pioggia insomma un raggio di luce incidente sulla superficie di un sensore ha meno probabilità di centrare la cavità di un fotodiodo (pixel del sensore) piccolo ripsetto alla propabilità che avrebbe di centrare la cavità di un fotodiodi di dimensioni maggiori.

  • # 24
    Fede
     scrive: 

    Dall’esperimento concettuale illustrato nel precedente mio commento si deduce anche il fatto di quanto sia importante la qualità dell’ottica della fotocamera (obiettivi) non a caso i produttori di fotocamere digitali in alcuni modelli adottano nell’ottica lenti a bassa dispersione (si pensi alle arcinote lenti in vetro ED delle ottiche Nikkor).
    Tanto per riparlare delle compatte … proprio per la loro ragione di esistenza nel mercato generalmente montano ottiche mediocri rispetto alle ottiche montate nelle fotocamere digitali reflex, e quelle che montano le migliori ottiche magari abbinate a sensori leggermente più grandi di quelli normalmente adottati in questa fascia di prodotti (tipicamente 1/1.7 di pollici, sporadicamente 1/1.6 di pollici e raramente 2/3 di pollice) hanno costi maggiori, mentree la filosofia delle compatte è la tascabilità e i ridotti costi.

  • # 25
    Fede
     scrive: 

    @ Fabio FLX

    Sono daccordo su quello che dici ma avrei evitato il suggerimento di agire sulla compensazione dell’esposizione (staratura dell’esposimetro) in negativo perché non sempre bisogna agire così e il discorso sarebbe molto lungo ed è per questo che non ne ho fatto cenno, fornisco piuttosto un esempio di sitauzione notturna in cui occorre compensare in positivo l’esposizione esattamente l’opposto di quello che tu hai consigliato …

    Immaginati una calda notte estiva con la luna piena e il suo forte chiarore, poi immaginati di voler immortalare la scena in controluce rispetto alla radiosità della luna, se compensi in negativo otterresti una foto con una palla bianca centrale priva di dettagli e tutto intorno il buio più totale, se invece compensi in positivo non solo salteranno fuori dettagli della superfice lunare ma salteranno fuori anche il resto dei dettagli presenti nella scena ripresa

  • # 26
    Fede
     scrive: 

    Rtornando al discorso dei megapixel di una fotocamera in relazione alle dimesnioni e risoluzione di stampa, paradossalmente anche con i cellulari si possono scattare e stampare foto stupende di dimensione 10×15 cm (il classico formato rettangolare a cui siamo abituati tutti), io ho un vecchio cellulare Motorola RAZR V6 Maxx con fotocamera da 2 MegaPixel che scatta delle foto stupende e tutte quelle che ho stampato nel formato 10×15 mostrandole nessuno ha creduto che sono state scattate con il cellulare (a dir la verità ho anche altri modelli di cellulare più recenti sempre con fotocamera da 2 MegaPixel ma gli scatti ottenibili da questi a mio avviso per diretto confronto non reggono il paragone con quelli ottenibili con il V6 Maxx).
    Ovviamente anche per i cellulari provvisti di fotocamera vale lo stesso discorso fatto per le fotocamere compatte digitali, oggi sono in vendita cellulari anche con 8 MegaPixel ma diffidate della qualità di scatto che essi offrono sono caratteristiche esibite solo per vendere il prodotto insomma i soliti specchietti per le allodole

  • # 27
    yossarian
     scrive: 

    @ Fabio FLX
    infatti i parametri che influenzano la qualità sono molteplici e, approposito di rumore, c’è anche da valutare la tecnologia utilizzata per il sensore; ogni tipo di sensore, infetti presenta delle vulnerabilità ad alcuni tipi di rumore, tanto che è possiblie capire di che tipo di senore si tratta semplicemente facendo un’analisi delle componenti del rumore.

    @ Fede

    Le nikon non ff non hanno sensori con formato più grande: è canon che li ha leggermente più piccoli degli altri (1,6 anzichè 1,5 come fattore di crop); in quanto alla pulizia ad alti iso dipende da tanti fattori, non ultimo la tecnologia del sensore. Un ccd avrà sempre più rumore di un cmos ad alti iso e a parità di densità a causa dei disturbi dovuti all’alimentazione (molto maggiori) e al fatto che hanno maggior peso alcune componenti di rumore con pattern di tipo randonm (che sono ineliminabili)

  • # 28
    Fabio FLX
     scrive: 

    @yossarian:
    Esatto, ma attento a dire certe cose perché i meno edotti in materia potrebbero capire che i CMOS sono meglio dei CCD a prescindere. Purtroppo alcuni cercano di trarre il massimo delle nozioni dal minimo delle conoscenze, e sul sito dove faccio supporto ho sentito spesso “sparare” deduzioni del genere.

    @fede:
    Certamente, ogni situazione vuole la sua impostazione. Il mio suggerimento è riferito a semplici scene con bassa illuminazione, dove si tende -sbagliando- a volere più luce di quella reale.

    PS: Un discorso a parte andrebbe fatto per il flash. Dall’inutile sfolgorio degli stadi all’utile uso in piena luce (tipo nei controluce in spiaggia al sole)…

  • # 29
    yossarian
     scrive: 

    @ Fabio FLX

    infatti ho parlato solo di contenimento del rumore ad alti ISO; il fatto che i cmos siano superiori in alcuni campi non significa che siano meglio in assoluto per tutte le condizioni di impiego.

  • # 30
    Fede
     scrive: 

    @ yossarian

    Be da quello che mi risulta il formato APS-C standard ha le dimensioni proprio dei sensori che monta Canon e molti altri marchi, quindi rispetto al formato standard il formato DX di Nikon (e quindi anche di Sony perché è la Sony che fornisce i sensori a Nikon) è di fatto leggermente più grande.
    Per quanto riguarda il rumore, nei sensori CMOS e CCD si sovrappongono vari tipi di rumore che hanno origini da questioni diverse comunque è giusto quello che dici. Ad ogni modo il rumore negli scatti digitali è fortemente contenuto rispetto al rumore presente in scatti con pellicole ad ISO alti e questo è uno dei tantissimi vantaggi che offrono le fotocamere digitali rispetto a quelle a pellicola.
    Il giudizio andrebbe comunque fatto piuttosto sulle stampe delle foto che nella visualizzazione di queste sullo schermo del computer, in particolare se si aumenta la risoluzione di stampa e dunque si riduce la dimensione della foto magicamente il rumore tende a sparire (semplicemente perché l’occhio umano con i suoi limiti non riesce a distinguerlo ad una normale distanza di lettura) ed oggi siccome il numero dei MegaPixel offerti dalle attuali fotocamere digitali è dell’ordine dei 12 MegaPixel e più roba da permettere stampe ad alta risoluzione della dimensione di un foglio A3 (420×297 mmm) questo comporta che le foto dalle dimensioni in stampa di un foglio A4 (297×210 mm) appaiono quasi prive di rumore o al limite è accettabile, se poi si stampa nel classico formato 100×150 mm il rumore sparisce del tutto. Insomma in stampa le foto effettuate con compatte prosumer di qualità sono quasi indistinguili dalle stampe di foto effettuate con una reflex. E’ tutta una questione di dpi e se si ritiene che il rumore nello scatto sia eccessivo basta ridurre la dimensione di stampa e quindi aumentare la risoluzione per attenuarlo.
    Per aumentare la risoluzione di stampa dei propri scatti in Adobe Photoshop basta aprire il menu Immagine->Dimensione Immagine e nella finestra che appare prima di cambiare i “dpi” deselezionare l’opzione “RICAMPIONA IMMAGINE” e poi impostare i dpi voluti … in quella finestra di dialogo si evince anche il fatto che aumentando i dpi la dimensione della foto in stampa si riduce e viceversa diminuendo i dpi aumentano le dimensioni in stampa della foto.
    Se non mi volete credere provate e ve ne convincerete

  • # 31
    Fede
     scrive: 

    un po di matematica …

    i dpi di una foto stampata non sono altro che il numero di pixel in un pollice; siccome un pollice vale 25,4 mm, quanti megapixel mi occorrono per stampare a 300 dpi una foto di dimensione A4? be il calcolo è semplice:

    un A4 è grande 297×210 mm che in pollici sarebbero (297/25,4)x(210/25,4) ossia circa 11,67 x 8,3 pollici e dunque moltiplicando per 300 dpi si ottengono i megapixel necessari ossia 3501×2490 pixel insomma basta una fotocamera digitale da circa 8,5 MegaPixel, come vedete i megapixel messi a disposizione dalle attuali fotocamere digitali sono sovrabbondanti perché normalmente la classica stampa di una foto è di 10×15 cm, e pochissimi stampano o fanno stampare foto delle dimensioni di un foglio A4 o addirittura un foglio A3 (io faccio eccezione perché mi piacciono i grandi formati e siccome le foto me le stampo per conto mio mi limito al formato A4 perché la stampante fotografica che uso al massimo supporta il formato A4 + dunque anche per me 12 e più megapixel sarebbero sovrabbondanti)

    Considerate che stampare a 300 dpi è già una risoluzione elevata, difficilmente nelle editorie si stampa a risoluzioni maggiori.

    Ora vediamo come varia la dimensione di stampa al variare della risoluzione

    è chiaro che i megapixel sono costanti indichiamoli con NP, per semplicità usiamo solo una dimensione la larghezza L della foto in mmm inoltre indichiamo con DPI la risoluzione, allora avremo

    NP=(L/25,4)xDPI

    risolvendo la precedente equazione rispetto alla lunghezza in mm si ottiene:

    L= (NP/DPI)x25,4

    insomma la lunghezza in mm della foto è inversamente proporzionale alla risoluzione dpi ad esempio se raddoppia la risoluzione la dimensione in stampa della foto dimezza e viceversa se raddoppia la dimensione di stampa dimezza la risoluzione.

    adesso scopriamo quale sia la minima risoluzione per avere comunque una ragionevole qualità di stampa:

    Già ho scritto che sperimentalmente si è trovato che l’occhio umano senza difetti visivi alla distanza di 25 cm non riesce a distinguere più di 4 punti in un segmento lungo un millimetro
    il che vuol dire che già 5 punti non vengono distinti, vediamo dunque a quale risoluzione corrispondiono i 5 punti, be il calcolo è semplice basta calcolare quanti punti cadono in un pollice ossia in 25,4 mm:

    5×25,4 mm = 125 dpi (molto più bassa della risoluzione di 300 dpi)

    vediamo quanto sarà grande una foto scattata con una tipica fotocamera digitale da 12 MegaPixel ossia circa 4000×3000 punti alla risoluzione di 125 dpi:

    sarà larga (4000/125)x25,4 = 812,8 mm ossia 81,28 cm
    sarà alta (3000/125)x25,4 = 609,6 mmm ossia 60,96 cm

    Insomma verrebbe fuori una foto delle dimensioni di un poster che osservato a 25 cm di distanza da un occhio senza difetti visivi non si riuscirebbero a distinguere i singoli punti di stampa

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