di  -  martedì 16 marzo 2010

Anche questa settimana parliamo di mobilità sostenibile, con particolare attenzione alle fasi di transizione che ci stanno portando verso città meno caotiche e dall’aria più respirabile. Un tema che verrà trattato anche all’Expo Milano 2015 e una voce che pesa come un macigno sui piani a lungo termine delle Case automobilistiche: dobbiamo ridurre la quantità di gas serra immessi nell’atmosfera ma, soprattutto, assicurare una qualità di vita elevata anche alle generazioni del futuro, salvaguardando l’ambiente.

Una transizione che pone, proprio entro il 2015, un tetto alle emissioni medie delle automobili commercializzate in Europa entro 130 g/km di Co2. Un valore che si ricava dal numero di vetture vendute, le motorizzazioni installate e le emissioni rilevate in fase di omologazione: praticamente i costruttori che hanno i maggiori ricavi con GT, SUV e vetture con propulsori obsoleti sono obbligati a rivedere le loro strategie e “rinverdire” la loro gamma, per esempio adottando motorizzazioni ibride o sistemi di arresto motore quando la vettura è ferma nel traffico.

Questa “classifica virtuosa” ha visto Fiat Group Automobiles rimanere saldamente al primo posto per il terzo anno consecutivo (fonte Jato Dynamics), con un valore medio già oggi inferiore ai 130 g/km, davanti a Toyota, Peugeot e Renault (tutte oltre questa soglia, anche se di poco). Una classifica che la dice lunga sull’attenzione del gruppo torinese nei confronti dell’ambiente (anche se occorrerebbe valutare l’impatto ambientale dei complessi industriali) e che porta in dote una tecnologia unica nel suo genere: il sistema Blue&Me eco:Drive.

Fiat Blue&Me TomTom

Preannunciato già nel 2004 sotto forma di partnership con Microsoft, il Blue&Me è nato con l’intento di avvicinare l’elettronica di consumo (un mondo in costante e tumultuosa evoluzione) con quello automotive, strettamente legato a piani industriali e rigide economie di scala che non permettono “cambi di rotta” repentini quanto quelli delle nuove tecnologie.

Il Blue&Me ha in parte aggirato il problema con un firmware ampiamente aggiornabile e caratteristiche che vanno oltre l’intrattenimento di bordo: grazie al connettore USB è possibile scaricare dati di “telemetria” (mi perdonino i puristi del termine) riguardanti le emissioni inquinanti della vettura. Questo sistema, chiamato eco:Drive, ha vinto numerosi premi e, grazie al sito www.fiatecodrive.com insegna agli automobilisti come “guidare meglio”.

Fiat Blue&Me USB port

Come funziona? Mentre si ascolta la musica presente nel nostro lettore Mp3 preferito, collegato alla presa USB della vettura, l’apparato di bordo fa l’upload di alcuni dati statistici, piccoli files, che “loggano” giri motore, consumo istantaneo e accensione di alcune “appliances” di bordo (per esempio l’aria condizionata) stimando tramite algoritmi complessi la quantità di Co2 emesse allo scarico.

Questi dati, una volta inseriti sul sito, offrono all’automobilista una fotografia del suo stile di guida, fornendo utili consigli per migliorare i consumi e le emissioni inquinanti.

Luis CilimingrasI risultati sono stupefacenti, ma non sarò io a dirlo: ho avuto l’occasione di intervistare Luis Cilimingras, responsabile del progetto eco:Drive in Fiat. Tramite le sue parole scopriremo quanto si può davvero fare per l’ambiente semplicemente seguendo le indicazioni offerte dal sito www.fiatecodrive.com:

Blue&Me è nato dopo circa 3 anni di gestazione (l’accordo risale al 2004), qual è stata la “sfida” tecnologica principale? Usabilità/ergonomia, integrazione dei sistemi, costi?

Come accade per tutti i sistemi/prodotti innovativi, tutti gli aspetti citati e altri ancora sono stati oggetto di sfide impegnative. In assoluto però la sfida maggiore è stata (e continua a essere) quella di far dialogare due mondi molto distanti: l’elettronica di consumo e l’automobile. Prima di Blue&Me non si era mai riusciti ad avvicinare questi mondi in maniera veramente utile e facile per il cliente, a un costo competitivo. Le aziende coinvolte nel progetto (Fiat Group Automobiles e Microsoft, con Magneti Marelli come integratore), pur leader nei rispettivi campi, hanno dovuto misurarsi e apprendere “sul campo” le metodologie di sviluppo che hanno permesso di rendere Blue&Me un vero e proprio successo di mercato.

Il sistema eco:Drive si collega all’interfaccia Can Bus della vettura per misurare i dati di consumo ed emissioni: Di quali dati fa uso, quali parametri analizza?

Principalmente consumo istantaneo, giri motore e velocità, ma analizza anche tanti segnali contestuali come temperatura esterna, attivazione aria condizionata… Poi tutto viene analizzato dai nostri “complessi” algoritmi che valutano la situazione di guida e ne misurano l’efficienza.

Ci sono statistiche che indicano lo scostamento tra i dati di targa (g/km di Co2) dei veicoli Fiat e quelli effettivamente generati dagli utenti di eco:Ville? In altre parole quanto “non siamo bravi” a guidare? Quanto si può ancora fare?

Innanzitutto va segnalato che tutti i dati sono salvati anonimamente, quindi le statistiche vengono fatte su campioni aleatori. Dai dati raccolti vediamo che il concetto di consumo “medio” non esiste, molto dipende dalle situazioni di guida e l’abilità del guidatore. I dati “ufficiali” sono fatti sulla base di un ciclo dell’unione europea e quindi sono del tutto validi in quel contesto. Nella realtà (con traffico, luci accese, aria condizionata…) i consumi (e quindi le emissioni ndr) vanno dal 10% sotto i valori omologativi al 50% sopra, la fetta più popolata di guidatori si situa all’incirca del 25% sopra. Nei nostri dati vediamo che chi s’impegna può ridurre dal 5 al 20% i consumi, in funzione delle caratteristiche del viaggio. Vediamo anche che quando queste “tecniche” di guida si imparano, il risparmio si mantiene nel tempo, e non impattano la velocità media dei viaggi. In altre parole il driver riescono a guidare più efficientemente.

Fiat eco:Ville software

In quali paesi eco:Drive ha avuto la sua maggiore diffusione?

Per ovvi motivi, l’Italia è il Paese con più eco:Driver, ma anche in Germania, Regno Unito e Francia il sistema ha avuto tanto successo. Per esempio, nel Regno Unito ci sono più di 8 mila utenti e il sistema ha vinto diversi premi

http://www.autoexpress.co.uk/carreviews/new_car_awards_2009/239425/fiat_ecodrive.html

http://www.fiatgroupautomobilespress.com/index.php?method=cartelle&action=zoom&id=4590

Che evoluzione ha avuto il sistema Blu&Me nel corso degli anni? Quanto è cambiato dal 2007 a oggi? In altre parole, ci sono stati degli aggiornamenti software che hanno introdotto nuove funzionalità?

Il sistema si è molto evoluto. Negli anni abbiamo lanciato il Blue&Me Map, con un navigatore portatile integrato, il Blue&Me Nav, con la navigazione integrata nel display, l’anno scorso Blue&Me Tom Tom e quest’anno a Ginevra abbiamo annunciato l’integrazione con gli smart-phone di Nokia. Fra questi nuovi prodotti abbiamo lanciato nuove release di software con nuove funzionalità come SMS reader o eco:Drive, e anche aggiornamenti per migliorare la compatibilità con i nuovi telefoni. Blue&Me è un sistema aperto che permette successivi aggiornamenti e l’integrazione con i nuovi device che sviluppa l’elettronica di consumo con sempre più celerità.

Fiat eco:Drive Fleet software

Il lancio del sistema eco:Drive Fleet apre nuovi scenari di utilizzo: quanto differisce la versione Fleet da quella comunemente installata sulle automobili “consumer”?

La versione fleet permette al fleet manager di vedere l’aggregazione di tutti i dati delle singole vetture, e quindi monitorare semplicemente le emissioni di CO2 e il costo del carburante, il chilometraggio delle macchine a noleggio… Non si può ridurre quello che non si misura. Poi, in futuro si può pensare anche al monitoraggio della salute delle automobili, la manutenzione… Ribadiamo che il sistema è offerto gratuitamente alle aziende che hanno vetture Fiat dotate di Blue&Me.

Uno sguardo al futuro: che evoluzione avrà il sistema eco:Drive? Ci sono in programma iniziative su social media o abbinate agli smart-phone di ultima generazione?

Sicuramente questi due temi ci interessano molto. Gli smart-phone in quanto offrono la possibilità di migliorare l’esperienza del cliente e aumentare ulteriormente l’efficienza di guida. I social media perche permettono la diffusione del sistema e delle sue logiche.

È ipotizzabile l’arrivo di eco:Drive anche su vetture di altri marchi, in primis Chrysler?

È in fase di valutazione: si tratta di una delle numerose attività che stiamo portando avanti per integrare sempre più i prodotti e i servizi di Fiat Group Automobiles e quelli di Chrysler.

L’intervista si conclude qui, ma sono certo che si aprono nuovi scenari di dibattito: rispetto ai dati di targa parliamo del 25% in più di emissioni per una guida errata, un valore che (vedendo il bicchiere mezzo pieno) se azzerato e rapportato su larga scala potrebbe davvero fare la differenza sul problema dei gas serra.
…O forse non basta ancora?


14 Commenti »

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  • # 1
    biffuz
     scrive: 

    Molto interessante… posso anche usarlo per dimostrare che non è colpa del mio stile di guida se i freni della mia Punto sono storti dopo solo 2000 km (come mi sono sentito dire) ma erano stati montati male in fabbrica?

  • # 2
    Flare
     scrive: 

    Alla domanda a fine articolo risponderei: “no”. In realtà è uno sforzo encomiabile, che spero continui in questa direzione. Ciò che invece trovo insufficiente è puntare alla quantità di CO2, secondo me troppo dipinto come il mostro. A parte che il gas serra più importante su questo pianeta è il vapore acqueo, sul totale di CO2 prodotta annualmente, quella di origine umana è una percentuale minima ed è tutto da dimostrare che la sua influenza sul clima non sia trascurabile (non sto dicendo comunque che bisogna fregarsene). Trattasi poi di un gas NON tossico (anzi è quello che il verde respira, facendo parte della fotosintesi clorofilliana), a differenza di altre emissioni sicuramente dannose per la nostra salute e quella di altri esseri viventi. Dunque è su queste ultime che vorrei vedere più attenzione.

  • # 3
    arkanoid
     scrive: 

    Con la gamma di veicoli fiat è normale che sia tra i primi come emissioni, non ha a listino quasi nessuna macchina sportiva e quelle che ha vendono poche migliaia di unità l’anno.

  • # 4
    nenco
     scrive: 

    @flare,
    ma se la terra si sta scaldando non credo sia colpa del vapore acqueo, quello c’è sempre stato, o sbaglio?

  • # 5
    housello
     scrive: 

    @nenco: sì, c’era già prima dell’uomo, infatti l’uomo non era ancora presente ai tempi delle varie glaciazioni e surriscaldamenti.
    Poi non capisco perché continuino a menarla così tanto sull’impatto ambientale delle emissioni delle automibili, che avrà un’incidenza inferiore all’1% rispetto a quello di disboscamenti, industrie e urbanizzazione selvaggia…

  • # 6
    droid
     scrive: 

    un piccolo appunto i dati di targa di emissione co2 etc, sono ideali, visto che sono calcolati su un percorso standard, dove non ci sono mancate accensioni, non ci sono sgassate…nsomma piu che dire quanto non siamo bravi, dice quanto è sola il discorso euroX

  • # 7
    ob
     scrive: 

    oltre ad inquinare ricordiamoci che è dai tempi della creazione, o di quanto tempo fà poreferite, che un essere vivente chiouso in una scatola metallica è un essere vivente in catene.
    E per di + siamo chiusi svariate ore nel ferro per fare molte volte piccole distanze bloccati nel traffico respirando questi scarichi che non credo facciano proprio bene…

    E grazie a tutte queste scatole metalliche non posso nemmeno far scendere un figlio a giocare nel verde o muovermi con la bici altrimenti rischio di essere investito..

    ma si le auto non contano, facciamone tante, poi costruiamo le strade doppie dato che non c’entrano più nelle grandi città…

  • # 8
    capra
     scrive: 

    @flare, come succede spesso quando si parla di inquinamento, hai detto una mezza verità, meno di mezza.
    il vapore acqueo (l’umidità o le nuvole) ha il suo potere climalterante, tuttavia la concentrazione di co2 ha raggiunto ormai quota 380ppm rispetto ad un valore massimo di 250ppm misurato negli ultimi 100.000 anni (per carotaggio del ghiaccio nel polo sud), e questo è strettamente legato al riscaldamento globale degli ultimi 50 anni.

    @nenco, non dire cose che non sai. dici “avrà un’incidenza” sapendo già che non sai la verità.
    il settore trasporti incide per circa 1/4 sulle emissioni globali di CO2, e percentuali maggiori se consideri i maggiori inquinanti come CO e NOx, questo perchè un motore a combustione interna ha molte più difficoltà e inquinamenti specifici (per unità di combustibile) di una qualsiasi caldaia (anche di una centrale a carbone!)

  • # 9
    capra
     scrive: 

    @droid, non fare confusione, le fasce EuroX non riguardano la CO2, ma solo gli altri inquinanti (NOx SOx CO HC e PM), questo è il motivo per cui anche la lamborghini gallardo può essere EURO5.
    per quanto riguarda i test per quantificare i consumi di CO2, posso darti ragione, sono abbastanza ridicoli, tuttavia sono uno standard! grazie a questo andrebbero utilizzati per confrontare una macchina con un’altra. tuttavia non ho ancora capito come vengono valutati i motori con sistema stop-start, perchè nel test standard, sono previsti dei tempi in cui il motore resta al minimo senza carico, avvantaggiando così di tanto, forse troppo, i motori con questo sistema (visto che si spengono!!!).
    il dubbio m’è venuto leggendo dei dati riguardanti, se ricordo bene, una certa mercedes con motore diesel 2.0L e consumi dichiarati di 105gCO2/km… o hanno fatto l’invenzione del secolo, o sono stati tanto furbi!

  • # 10
    Flare
     scrive: 

    @capra: non dico mezze verità. Nell’atmosfera terrestre c’è solo un 0.03% di CO2, mentre la percentuale di vapore acqueo varia a seconda di diversi fattori, ma globalmente è molto di più. Il fatto che il biossido di carbonio abbia ugualmente un contributo significativo è dovuto al semplice fatto che come gas serra è molto più efficiente dell’acqua allo stato gassoso (e non dimentichiamo che ci sono anche altri gas che contribuiscono, come il metano); tuttavia nel complesso risulta una sua responsabilità minoritaria dell’effetto serra globale, con percentuali fra il 9 e il 26% massimo. Puoi trovare molte fonti con questi valori in rete, qualcosa su Wikipedia, ma era così già nei testi di divulgazione scientifica pre Internet, come “Atmosfera: istruzioni per l’uso” di Piero Angela e Lorenzo Pinna (che pure sposa le tesi di Al Gore).

    Devi poi distinguere fra produzione di CO2 antropogenica e naturale. Prova ad informarti quanta ne viene prodotta naturalmente e quanta dall’insieme delle attività umane, si parla di stime di anche 20 volte la produzione umana. Il settore trasporti incide molto sulla produzione globale… umana, se vogliamo dire una verità intera ;)
    Ripeto che non dico che sia tutto da prendere alla leggera, né dico che gli effetti della quantità di CO2 emessa dell’attività umana siano sicuramente irrilevanti, ma non così accertate (e sicuramente non così catastrofiste) come lo si fa credere. L’unica argomentazione a favore è che la natura non riesca a controbilanciare del tutto l’attività umana nel riassorbimento della CO2 emessa e che resti un disavanzo annuale, tuttavia l’emissione e l’assorbimento di CO2 naturali non sono costanti e dipendono da molteplici fattori. Il clima e la biosfera sono un sistema complesso. La storia climatica dimostra evidenti instabilità, anche a breve termine in epoca storica.
    Infine non dimentichiamo poi che siamo bruscolini, rispetto a quella fornace nucleare di un milione e quattrocentomila Km di diametro che abbiamo dietro l’angolo (da un punto di vista cosmico) e le basta poco per farsi sentire. Gli astronomi non tanto tempo fa hanno notato effetti anche sugli altri pianeti, come Giove. A proposito, avete presente il minimo di minimo di Maunder?
    http://www.astronomia.com/2009/05/12/ma-che-caldo-fa/
    Insomma mi pare che di controversie ce ne siano diverse e che la cosa non sia così certa e sicura come si vuol far credere.

    Invece respirare prodotti tossici (non CO2) della combusione credo non ci siano tanti dubbi che faccia male alla salute.

  • # 11
    andres
     scrive: 

    Articolo interessante, ma il prodotto mi sembra francamente il solito, inutile palliativo…
    Nel mio futuro, sempre meno auto e sempre più bicicletta…

  • # 12
    housello
     scrive: 

    @capra: dove hai trovato quel dato?

  • # 13
    Lorenzo
     scrive: 

    bah, secondo me questa storia delle emissioni da ridurre nel campo automotive è una “tassa” che dobbiamo pagare ai produttori (che devono vendere sempre nuovi modelli e quando non c’è l’esigenza da parte consumatore si crea di fatto un obbligo).

    sarei curioso ad esempio di sapere quanto incidono percentualmente le emissioni di un auto in tutta la sua vita rispetto al costo in termini di emissioni per la sua produzione.
    Ammesso poi che le emissioni umane abbiano davvero una rilevanza nel quadro generale dei cambiamenti climatici (cosa per altro tutta d dimostrare ed in questo senso nell’ultimo anno qualcosa di perlomeno sospetto è trapelato) e che tra queste il CO2 sia davvero uno dei principali responsabili credo si potrebbe fare molto di più per l’ambiente obbligando tutta la catena produttiva a rispettare degli standard più efficienti.
    Se devo pagare qualcosa di più preferisco pagrlo una tantum quando davvero ho bisogno di un auto nuova (che magari appunto costerebbe di più per i costi sostenuti dall’aziienda produttrice) e non perchè ogni 2 per 3 i governi decidono che la mia autovettura è il pericolo pubblico n°1 per l’ambiente.

  • # 14
    Francesco
     scrive: 

    Secondo me’ una macchina che non inquina e’ una macchina non prodotta e venduta. qui’ si fa’ solo marketing per auto che consumano 130 mg invece di 160, ma la cura non serve se se ne vendono 10 volte di piu’.
    la cura vera e’ stroncare il trasporto privato dalle citta’ incentivando altre forme (bici fino a 3/4 km in pianura) e bus/metro/treni per distanze maggiori. inoltre per chi non deve muoversi per forza il telelavoro e’ la cosa migliore. forse vado fuori tema. l’umanita’ andra’ fuori tema quando finisce il petrolio…

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