di  -  martedì 16 marzo 2010

Venerdì scorso c’è stato un interessantissimo intervento alla Camera dei Deputati italiana di Lawrence Lessig (per chi non lo conoscesse è il fondatore e amministratore delegato di Creative Commons) intitolato “Internet is Freedom” riguardante lo stato attuale di internet e di tutto ciò che ci gira intorno.

In questi giorni sono state pubblicate diverse opinioni riguardo all’evento ma quasi nessuno è entrato nel merito della presentazione vera e propria. Specifico prima di tutto che i lettori che comprendono bene l’inglese possono saltare a piè pari questa serie di articoli (salvo magari tornare sulle nostre pagine per discutere attraverso i commenti) e godersi direttamente la presentazione a questo indirizzo.

Spero comunque che il lavoro fatto possa essere utile a tutti i non anglofoni che altrimenti sarebbero tagliati fuori dalla fruizione dei contenuti esposti. Ci tengo a precisare che questa non vuole essere in alcun modo una “traduzione rigorosa” quanto piuttosto un racconto informale del talk. Essendo svariati gli argomenti toccati ho deciso di dividere la trattazione in più puntate per non mettere troppa carne al fuoco.

GENERAZIONI

La prima storia che Lessig racconta è un parallelo tra due sue esperienze avvenute in Bulgaria in due momenti storici distanti tra loro. La prima risale al 1982 quando da studente di college attraversò l’Europa dell’est ed in particolar modo luoghi della vecchia Unione Sovietica. Durante il viaggio compiuto nel 1982 portava comunemente con se quelli che definisce “Tokens of the West” (gettoni dell’Occidente, principalmente sigarette e gomme da masticare) da regalare agli abitanti delle zone che visitava.

Nell’ultima tappa lungo il suo itinerario vide dei bambini in un parco giochi e regalò loro una gomma da masticare. I bambini non avevano idea di cosa si trattasse, a dimostrazione di quanto quelle popolazioni fossero tagliate fuori dal resto del mondo occidentale. La seconda esperienza risale al 2005 anno in cui tornò in Bulgaria per un convegno in un centro culturale a Sofia (Red House – Centre for culture and debate).  Di fronte a se trovò una platea di giovani assolutamente simili ai ragazzi della stessa età che vivevano in qualsiasi altra parte del mondo e che addirittura erano meglio informati riguardo alle problematiche di internet rispetto a quanto non lo fossero alcuni suoi colleghi all’università della California o a Stanford.

La seconda storia riguarda una conferenza ospitata dalla Viacom (una delle più importanti multinazionali dei media) a cui Lawrence è stato invitato nel 2003 per parlare di “Tecnologia e protezione del copyright”. In quell’ambiente era conosciuto come l'”anarchico del copyright” e la sua partecipazione fu più simile a quella di un Cristiano buttato a combattere con i leoni al colosseo che quella di un oratore invitato ad esporre le proprie idee. Sumner Redstone (uno dei top leader di Viacom) lo rimproverò ferocemente su quanto fossero fondamentalmente mal concepite le sue idee. Quello che però lo colpì fu ciò che successe dopo il suo intervento. Venne chiamato in disparte da un piccolo gruppo di giovani amministratori di una divisione musicale della Viacom che gli dissero in tono scherzoso:

“Questa è la Cina. Aspettiamo finché non muoiono, dopodiché prenderemo il controllo.”

La terza storia riguarda una sua esperienza in Francia. Nel 2001 Lessig iniziò una collaborazione con un gruppo di giovani studenti francesi circa le problematiche riguardanti software libero e cultura libera. Nel 2009 venne chiamato a parlare ad un convegno ad Avignone di fronte ad una platea di leader dell’industria culturale francese e al ministro della cultura dell’attuale governo. L’intervento di fu parecchio gradito in generale, tuttavia il presidente della manifestazione gli disse che sebbene ritenesse la sua presentazione una delle più brillanti mai viste era in totale disaccordo con i contenuti. Lessig rimase totalmente stupito da quella frase. In accordo con l’idea che si era fatto della Francia e dei suoi problemi durante l’esperienza con gli studenti nel 2001, credeva di aver detto cose abbastanza ordinarie e ampiamente condivisibili. Sicuramente non si sarebbe mai aspettato che qualcuno potesse essere in disaccordo su tutta la linea.

Spinto dalla volontà di comprendere le motivazioni di quella frase decise di presenziare ad un incontro all’università di Avignone tra 300 studenti francesi e i leader dell’industria culturale. Durante l’incontro gli studenti fecero domande ai leader riguardanti il mondo di internet. Domande che per lui erano ovvie riguardo le potenzialità e le capacità del mezzo internet. Uno per uno gli studenti vennero corretti, richiamati e accusati di fraintendere cosa fosse il futuro e addirittura uno dei leader disse:

“È il mio lavoro difendere i vecchi costumi che stanno scomparendo”

Al che uno studente vicino a Lessig commentò:

“È sempre stato il sogno dei dinosauri.”

Le tre storie servono ad evidenziare che le divisioni che vediamo nel mondo attuale non riguardano più le Nazioni come in passato ma le generazioni.

Come potete vedere nel grafico, Lessig vuole farci notare quanto nell’era di internet siano culturalmente più vicini ragazzi distanti migliaia di chilometri rispetto a persone che vivono nella stessa nazione ma appartenenti a generazioni diverse.

Nella sua visione, alla luce di questo gap che si è venuto a creare, se le vecchie generazioni legifereranno in materia di Internet ponendo le loro idee e convinzioni al centro, le leggi prodotte saranno irrimediabilmente in profonda contrapposizione con le esigenze dei giovani.

Lessig conclude questa prima parte del suo intervento affermando che la legge della natura gioca a sfavore delle vecchie generazioni. Non riusciranno a sconfiggere le nuove generazioni e l’unica domanda intelligente che dovrebbero porsi è:

Vogliamo essere ricordati come i “dinosauri” di un epoca che sta morendo?

9 Commenti »

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  • # 1
    Cael
     scrive: 

    se l’intervento, come credo, si è tenuto in inglese dubito fortemente che più di un 5% dei parlamentari abbia capito qualcosa, tenendo presente che la maggior parte non sa parlare neanche correttamente in italiano.

  • # 2
    Flare
     scrive: 

    Speriamo che non prenda il sopravvento anche la sindrome del quoto e il linguaggio da SMS :P Scherzi a parte, tutto vero: il mondo sembra più “piccolo”. Una parte di me è quasi tentata a pensare ad una Internet che unisce le genti, un’altra mi ricorda invece l’altra faccia della medaglia, come sia facile diffondere falsità, bufale, teorie (infondate) del complotto; ma anche i “troll”, che mi sembra stiano dominando sempre più gli spazi d’incontro, i “flame” e altri comportamenti di chi in Internet dà il peggio di sé, senza inibizioni. Arroganza e mancanza di rispetto o di sensibilità per gli altri prenderanno il sopravvento anche loro? Per non parlare di chi pensa che la propria libertà non debba tenere conto di quella altrui.
    Non so voi, a me Internet piace moltissimo, è uno strumento meraviglioso, ma ammetto che i suoi utenti, specialmente i ragazzini, i “nativi digitali”, talvolta mi destano qualche preoccupazione.

  • # 3
    Flare
     scrive: 

    P.S.: naturalmente c’è gente inqualificabile di ogni età, ma noto una tendenza “sgradevole”.

  • # 4
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    Una parte di me è quasi tentata a pensare ad una Internet che unisce le genti, un’altra mi ricorda invece l’altra faccia della medaglia, come sia facile diffondere falsità, bufale, teorie (infondate) del complotto

    Il fatto è che questo avviene da tempo (sempre?) anche nei media tradizionali con la differenza che nell’altro caso una “bufala certificata” è praticamente impossibile da smontare se non con mezzi economici ingenti. Il punto è che su internet è tanto facile creare bufale quanto lo è smascherarle e questo lo rende uno strumento estremamente democratico.

    Per il discorso dei troll/gente inqualificabile per me basta scegliere bene luoghi e compagnia (come nella vita reale d’altro canto)… internet è grande e c’è spazio per tutti!

  • # 5
    marco monetti
     scrive: 

    Il gap generazionale è sicuramente uno dei parametri essenziali, ma credo che, fondamentalmente, il tentativo di mantenere certi privilegi da parte dei “dinosauri”, sia frutto dell’incapacità di concepire il nuovo come un’opportunità.
    Sono un uomo di quasi quarant’anni, uno che l’informatica l’ha praticamente vista nascere. Probabilmente i ragazzi oggi usano qualunque apparato informatico/hi-tech con una rapidità superiore, ed hanno anche doti di accesso alle e di sviluppo delle informazioni più basate sull’intuito e sull’immediatezza di lettura.
    Queste qualità non li rendono migliori, ma solo diversi. La teoria è sempre meno oggetto di studio, e la pratica impera in svariati campi dello scibile, a livello di apprendimento, ma ciò non costituisce progresso: semplicemente cambiamento.
    Se noi “vecchi” impareremo qualcosa dalle nuove generazioni, e saremo disposti a metterci in discussione, legislativamente e scientificamente, il gap si potrebbe chiudere a fisarmonica, e ci potremmo regalare l’opportunità di renderci conto dell’inutilità di una contrapposizione che ci vedrebbe perdenti, muovendoci verso un futuro comune, migliore per tutti.

  • # 6
    Flare
     scrive: 

    Vero anche quello Emanuele. Infatti ci sono “luoghi” come AD in cui le discussioni in genere riescono ancora ad essere abbastanza civili, ma c’è da dire che in forum che prima frequentavo, il clima è peggiorato con l’aumentare degli iscritti e ora preferisco starci alla larga, anche dove i moderatori fanno il possibile. Ho visto più di una volta, in questi anni, dei bei “luoghi” venire guastati dai troll, che alla fine allontanano parte dell’utenza che di certe cose non ne ha tanta voglia e nei casi estremi restano per lo più solo i troll.
    Sull’altro argomento hai ragione, in linea di massima concordo. Però penso che prima in politica potevi avere i giornali di destra e quelli di sinistra e potevi dire che la verità stava nel mezzo. O da una parte avevi la “Macchina del Tempo” o attualmente “Voyager”, ma dall’altra c’era “Quark” e “Ulisse” (che non saranno perfetti, ma restando nel discorso mass media…).
    In Internet, per ogni “debunker” vedo invece un gran numero di siti e blog di coloro che scrivono la prima cosa che passa a loro per la testa o per sentito dire, senza reale fondamento, e innumerevoli copia&incollatori acritici a seguito.
    Per dire, prova a cercare “gemmoderivati” con Google e guarda quanti siti critici trovi. Perfino con una cosa come le cosiddette scie chimiche, nella prima pagina mi pare si salvi quasi nulla e talvolta è difficile tenere coi piedi a terra anche le pagine di Wikipedia che trattano certi argomenti.
    Anche prima magari la maggior parte della gente poteva credere a cose poco fondate, ma ora nella piazza Internet chiunque diventa autorevole, il che significa “l’ho letto su un sito in Internet” e si pensa che debba essere vero, anche se poi quel sito l’ha scritto il tuo vicino che ne sa quanto te.
    Insomma quel che voglio dire è che non è tutto oro quel che luccica. Io spero che si diffonda anche una mentalità meno passiva e gli sbufalamenti, ma quando vado al bar e sento la maggior parte della gente che ha letto in Internet che non siamo mai stati sulla Luna, mi prende lo sconforto.

  • # 7
    arkanoid
     scrive: 

    NOn ho avuto modo di visionare il filmato e lo farò. Leggendo, mi viene da dire una sola cosa: Ehbé?
    E’ da sempre così, ognuno nella sua vita costruisce qualcosa e vorrebbe che gli altri lo apprezzassero. Non ci vuole certo internet per capire ciò.
    Adesso a scuola si insegnano le guerre come se fossero utili a qualcuno solo perchè c’è gente nelle alte sfere che rifiuta l’idea di presente e di futuro in quanto tale e slegata da ciò che altri hanno deciso.

  • # 8
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    Se noi “vecchi” impareremo qualcosa dalle nuove generazioni, e saremo disposti a metterci in discussione, legislativamente e scientificamente, il gap si potrebbe chiudere a fisarmonica, e ci potremmo regalare l’opportunità di renderci conto dell’inutilità di una contrapposizione che ci vedrebbe perdenti, muovendoci verso un futuro comune, migliore per tutti.

    Sarebbe altrettanto stupido da parte nostra non riuscire a riconoscere quanto di buono ci sia in persone che vengono bollate superficialmente come “dinosauri”. È anche compito di noi giovani cercare di far comprendere le nostre ragioni e provare a discuterne costruttivamente.

    @Flare
    Io sono convinto che l’autorevolezza di chi scrive è indipendente dal media. Quella va guadagnata sul campo. Che poi il campo sia un giornale, una rivista, un blog, una chiacchierata al bar o un comizio politico la sostanza rimane sempre la stessa. In questo ambito su internet come negli altri luoghi appena citati la cosa che non dovrebbe mancare mai al lettore è un atteggiamento sempre critico e attento.

  • # 9
    Giuliano47
     scrive: 

    Capito qui per caso.
    Condivido quasi appieno il bell’intervento di Flare.
    Perche’ quasi? Per la frase che ha scritto: “la verita` stava nel mezzo”.
    Strano che qui inciampino in molti. L’originale latino e': “In medio stat virtus”. Virtus, non veritas.
    La verita` e’ una sola. Puo’ essere in centro, ma anche tutta ad un estremo. Non si fa la media delle opinioni, per stabilire qual essa sia.
    Per rimanere quasi in tema, ed in tema di verita`, autorevolezza delle fonti, ecc…, ai miei tempi (io sono un dinosauro) si pensava di fare nelle scuole un esperimento didattico interessante: imparare a leggere i giornali. Si sceglie una notizia, la si legge sull’Unita`, sul Corriere, sul Secolo XIX, si osservano le differenze, i commenti, si impara a leggere fra le righe.
    Peccato che non se ne sia fatto nulla.
    Allora forse non avremmo gente che dice acriticamente che ha letto una tal roba in Internet e che quindi essa e’ vera e non avremmo lo sconforto di Flare su tanta miscredenza sulle imprese lunari.
    Io sono un dinosauro perche’ vidi in diretta televisiva il primo sbarco lunare :-)
    Auguri di buona discussione a tutti.

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