di  -  martedì 2 marzo 2010

I videogiochi che offrono una consistente componente multiplayer, e che quindi creano facili opportunità di confronto, sono solitamente i più giocati nel corso del tempo. Penso ai vari World of Warcraft, Starcraft, Call of Duty, Counter-Strike, solo per citarne alcuni. Il tipo di impegno che i giocatori dedicano a questi prodotti è sano? Ci sono delle controindicazioni? Perché alcune persone sembrano dipendenti da questi videogiochi?

L’approccio a un videogioco, a mio parere, è sano quando si gode dei suoi aspetti artistici, dell’ambientazione e del mondo alternativo che offre, della collaborazione con gli altri giocatori nell’individuare la giusta tattica e nel mettere in pratica fattivamente le stesse tattiche.

Diventa malato nel momento in cui si cerca nei videogiochi quella competizione che è naturale nell’essere umano e che, per altri motivi, non si trova nella vita reale. Trasporre questo senso di competizione dalla realtà al gioco altera il modo di approcciarsi agli altri e provoca la dipendenza.

C’è un area del cervello che si chiama striato ventrale che nel momento in cui viene attivata provoca una sensazione di piacere. Molto spesso, purtroppo, quest’area viene attivata proprio quando si ottiene una competizione per il soggetto positiva, che ovvero lo fa sentire migliore dell’altro soggetto con cui ha un confronto. Se nella vita reale questo confronto può riguardare vari fattori sociali, nel videogioco riguarda appunto la realtà virtuale e lo status che è stato raggiunto nella virtualità.

Perdurare nel tempo questo tipo di confronto “irreale”, dunque, attiva lo striato ventrale in maniera tradizionale, consegnando la stessa sensazione di gratificazione. Si arriva quindi a uno stato in cui si perdono di vista gli elementi portanti del videogioco, quelli legati all’artisticità e al mondo di gioco di cui abbiamo parlato prima, per dare spazio esclusivamente alla competizione.

In questo senso i videogiochi, sopperendo ad una necessità che non si riesce a soddisfare nella vita reale, provocano un tipo di dipendenza simile a quella delle sostanze stupefacenti, all’alcool, al sesso.

“Il problema provocato dai videogiochi è il risultato della società in cui viviamo oggi”, ha detto Keith Bakker, fondatore e direttore del centro Smith & Jones di Amsterdam, che si occupa di uso compulsivo dei videogiochi. “L’ottanta per cento dei ragazzi che abbiamo avuto nella nostra clinica erano vittime di bullismo e si isolavano a scuola. Molti dei problemi che presentavano erano risolvibili con pratiche comunicative di vecchia tradizione”.

Alla luce di questo ragionamento, i videogiochi possono essere considerati pericolosi? Come in tutte le cose, la discriminante è il tipo di uso che se ne fa. Anche i film di Hollywood, da questo punto di vista, allora sarebbero pericolosi perché trasmettono l’idea di una società migliore di quello che effettivamente è, con il loro insistere sul finale sempre buono e giusto.

Una cosa fondamentale è recepire correttamente ciò che l’autore vuole trasmettere con il videogioco che propone, e valutare questo messaggio in base alle proprie esperienze. Faccio un esempio: Modern Warfare 2 è un gioco contro la guerra, in cui i protagonisti fanno di tutto per sconfiggere il male e far cessare la guerra stessa.

C’è una sequenza in cui il giocatore può liberamente aprire il fuoco sulla folla inerme, ma il fatto che il gioco metta l’utente di fronte a una scelta (ucciderli o non premere sul grilletto?) lo porta a ragionare su quello che sta facendo. Secondo gli autori, quindi, Modern Warfare è un modo per ragionare sul vero senso della guerra.

C’è un film, The Hurt Locker, che propone il tema della dipendenza dalla guerra insita nell’animo umano, una dipendenza che è simile a quella dei videogiochi, perché scaturita dall’innata tendenza dell’essere umano a creare la competizione. Secondo diversi studi, c’è un legame tra la tendenza alla guerra e la ricerca del sesso, ed è legato al tendere alla competizione e all’attivare l’area del cervello che genera la sensazione di piacere.

I produttori di videogiochi sfruttano il malessere sociale di alcune persone e quindi fondano la loro strategia di guadagno sulla dipendenza? Purtroppo stiamo andando nella direzione per cui molti giochi multiplayer sono fondati sull’acquisizione di esperienza e sul concedere dei distinguo estetici o prestazionali a coloro che hanno giocato di più. I più bravi hanno vantaggi che sono ben evidenti a tutti i giocatori.

Un gioco come World of Warcraft punta in maniera marcata su questo aspetto. Ma questo è l’unico modo per affrontare World of Warcraft? È necessario sentirsi il giocatore più forte del server per poter godere degli aspetti positivi di World of Warcraft?

Come abbiamo detto prima questo MMOG offre una straordinaria ambientazione e un mondo da esplorare, e ha tanti elementi artistici nel design e nelle storie. Sono questi gli elementi su cui Blizzard dovrebbe puntare di più e sono questi gli elementi che dovrebbero spingere il giocatore a continuare a giocare, prestando sempre attenzione a non incorrere nella dipendenza.

29 Commenti »

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  • # 1
    Don Luca
     scrive: 

    Rosario quest’articolo è estremamente interessante e spiega in maniera molto esaustiva le cause che portano alla dipendenza da videogioco, in particolare in ambito multiplayer.
    Questo ragionamento va benissimo per i giochi come starcraft, call of duty e simili ma, mi dispiace dirlo, è totalmente, completamente errato per ciò che concerne i MMORPG come, appunto, World of Wacraft.

    Il videogioco, pure in multiplayer, anche in casi di Team Deathmatch degli sparatutto e affini, tende a isolare il singolo e non offrire alcuna fonte di comunicazione (se non quella “base”) mantenendo viva la competizione per essere il primo della squadra.

    Inutile dire che negli MMORPG moderni il discorso è completamente diverso.
    Perchè giochi come World of Warcraft inducono dipendenza? Perchè c’è una forte, fortissima componente sociale che porta l’individuo a conoscere altri giocatori, collaborare, giocare insieme, condividere esperienze fino al suo culmine: entrare a far parte di una gilda.

    Il “lupo solitario” in un WoW non va, ti assicuro, da nessuna parte.

    Nei MMORPG non esiste il concetto di diventare il più forte del server (il caso PvP verrà discusso a breve) ma il concetto di progress come gilda: non conta il singolo, ma conta l’insieme.
    Tu non puoi andare a fare un raid da 25 persone con 25 individui che fanno come gli pare: c’è bisogno di coordinazione, di aiuto, di serietà e attenzione, non c’è spazio per l’eroe, per il singolo ed in questo riflette molto la realtà nella quale viviamo.

    Dove sta il problema della dipendenza in questo genere di giochi? L’impegno che tu ti prendi nei confronti della gilda alla quale appartieni.
    Questo era argomento di discussione quotidiano nella mia gilda di WoW e dopo mesi e mesi di discussioni noi siamo arrivati a questa conclusione.
    WoW (così come altri MMORPG) è un gioco e va preso come tale… ma non è un gioco dove giochi in solitario e puoi fare come ti pare, è un gioco dove fai parte di una comunità e hai dei DOVERI verso quella comunità che fai parte, primo fra tutto il RISPETTO verso gli altri giocatori in quanto esseri umani.
    La tua gilda mette delle regole affinchè oltre a divertirsi tutti insieme e fare caciara (ti giuro, io conosco gente che usa WoW solo come Messenger… passa più tempo a chattare che a giocare) si faccia anche PROGRESS, si vada avanti, si abbattano i boss e si completino i raid per portare lustro e gloria alla propria gilda.
    Tu nel momento in cui accetti di diventare parte di una gilda, ti sei preso un IMPEGNO e devi RISPETTARLO nel RISPETTO degli altri giocatori coi quali giochi, i quali ti fanno favori e ti aiutano quando ne hai bisogno.
    E’ come far parte di una squadra di calcetto, nè più nè meno: ci sta il mister/allenatore (Guild Master) che dirige la squadra (gilda) e tutti i giocatori devono allenarsi per poi giocare le partite e vincere (raid). Se non ti alleni, fai come ti pare, non sei attivo, vieni buttato fuori.
    Ed è GIUSTO che vieni buttato fuori, perchè in una gilda regna la MERITOCRAZIA: puoi anche essere un giocatore fortissimo e capace ma se vieni ai raid solo quando te pare e te ne vai a metà raid perchè ti stai annoiando, tu in raid non ci entri più, si prende anche la peggior sega di tutto il server ma che è COSTANTE.
    Da qua deriva la ovvia dipendenza, anche perchè (questo imho) il piacere che si prova ad aver “pulito” un intero raid con la propria gilda dà una soddisfazione che nessun call of duty o altro gioco multiplayer “isolante” potrà mai regalarti.

    Poi c’è il discorso PvP (Player versus Player) dove effettivamente è il singolo che conta ma anche qua, spesso lo si fa per portare importanza alla gilda alla quale si appartiene ed in ogni modo, arene a parte, tutti gli eventi PvP degli MMORPG puntano al gioco di squadra, alla comunità piuttosto che al singolo… e poi se non hai una gilda dietro che ti aiuta a vestirti, farti incantare la roba e darti gemme buone, in PvP non vai da nessuna parte, quindi si torna al discorso di cui sopra.

    Infine c’è la parte puramente sociale: a forza di giocare con le stesse persone si forma un legame, un’amicizia e si arriva al punto che giustamente si vuole rompere la barriera virtuale e incontrarsi “in real”… così si organizzano i raduni di gilda dove la gente viene da tutta Italia per stare insieme, ridere e divertirsi, raccontare le proprie esperienze, ricordare le “niubbate” di alcuni giocatori che magari hanno fatto incazzare come bestie i GM e via dicendo… questo è molto molto molto bello :) e porta molti individui che hanno difficoltà a comunicare e inserirsi nella società a socializzare con altre persone e “rompere il ghiaccio”, sbloccarsi da quello stato isolato.
    Così uno alla fine magari si ritrova a loggare non per forza per giocare ma anche solo per sentire gli altri gildani, come va, cosa fanno, com’è andata a finire la storia con quella ragazza, se si sono messi insieme e via dicendo… alla fine continui a giocare anche perchè non puoi più fare a meno di quelle persone perchè ti sono rimaste nel cuore e hai passato insieme a loro momenti indimenticabili… in game e in real :)

    Da un giocatore di WoW sin dai tempi della beta e che solo da pochi mesi ha smesso (mantenendo però i contatti con tutta le gente che ho incontrato ^^ ).

  • # 2
    Rosario Grasso (Autore del post)
     scrive: 

    Spero che sia chiaro che non voglio stroncare definitivamente World of Warcraft e non voglio criticare la gente che ci gioca. Dico solo che bisogna stare attenti al tipo di approccio che si istaura con il gioco.

    La componente sociale è importantissima in questo tipo di gioco e sicuramente è un elemento positivo. Però non esisterebbe se non fosse associata al ruolo che ci si è costruiti nel mondo virtuale, e questo ruolo esiste perché si è creato un rapporto, che può essere di superiorità o inferiorità ma sempre competitivo, con gli altri pg.

  • # 3
    Don Luca
     scrive: 

    No no assolutamente, ma infatti non è che sto difendendo WoW e il suo genere dicendo che te stai cercando di stroncarlo e/o criticare i suoi giocatori.
    Se per caso si evince qualcosa di simile dal mio post allora chiedo perdono perchè non era assolutamente quello che volevo dire :)

    Quello che ho espresso nel mio commento è che l’analisi fatta dagli esperti per quel che riguarda l’effetto dipendenza da videogioco è sbagliata (imho, ovviamente, da parte però di un giocatore accanito di MMORPG :P) nel contesto MMORPG perchè più che una corsa ad essere il migliore e ad essere più forte degli altri è una “corsa collettiva” a migliorare insieme.
    Se quello che te dici nel tuo commento fosse vero (spero tu sappia a grandi linee come funziona un MMORPG :P) allora ogni volta che si abbatte un boss ogni giocatore si scannerebbe con gli altri per avere quel “pezzo epico” da mettersi addosso e diventare più forte, ma non è così: il pezzo viene dato al più meritevole (tornando appunto al discorso della meritocrazia citata nel mio precedente commento), ovvero a coloro che sono più presenti e attivi nella gilda e, successivamente, viene dato a quello messo peggio, che ha bisogno di pezzi buoni per dare un miglior contributo al raid.
    Se così non fosse si creerebbe un enorme divario dove i più forti diventano ancora più forti e i deboli non possono più partecipare ai raid perchè non abbastanza forti quindi non si avrebbero più abbastanza persone per andare avanti.

    Se proprio vogliamo metterla sul campo competitivo, allora si può dire che la competizione non è tra i giocatori (o almeno non direttamente) ma bensì tra le gilde, quindi c’è una corsa al miglioramento dei singoli per poi dare un contributo migliore ma anche in questo caso non si rientrerebbe nel caso esposto nel tuo post.

  • # 4
    Wilfrick
     scrive: 

    mmm…
    io non trovo nemmeno la competizione fra gilde a dir la verità.
    Non potendo essere un giocatore costante a causa del lavoro e della famiglia ho sempre avuto difficoltà a crearmi un ruolo importante in gilda, anche se ho sempre trovato disponibilità, tuttavia il sapere di non poter “dare” mi portava al “dovere” di non chiedere, pertanto me ne andavo sempre a fare missioni in “solo”. Quando sono entrato in gilda con italiani sono stato “assalito” dalla generosità: ero un 80 novello, mi hanno “analizzato” in due secondi ed hanno cominciato a costruirmi vestiti, a portarmi in dungeon per droppare items, a disincantare ed incantare le mie cose, a darmi millemila info per migliorare, senza mai stancarsi…. insomma, senza chiedere niente si sono tutti messi d’impegno per alzarmi di livello, ed io lì che un po’ non capivo il perchè di questa cosa, un po’ non sapevo come reagire e come poter ringraziare. Proprio di competizione non ne vedo, ma non solo con i membri della gilda, ma anche verso gli altri. Pure nei pvp, non c’è mai l’aspetto di essere contro qualcuno di ben definito, ma si è solamente contro gli avversari, indipendentemente dalla gilda a cui fanno parte, sempre e solo per poter guadangnare punti honor per poi comprare gear più potenti, mai però per essere i migliori. Basta chiedere a chiunque si incontra qualche informazione, come ad esempio come poter avere un certo item che vedi nel suo inventario e subito si riceve la risposta, sempre disponibilità ho trovato.
    Più competizione invece ho visto in giochi meno impegnativi come i browser game della game forge (ikariam, ecc), lì si che c’è sempre la voglia di essere i migliori, “l’odio” verso le altre alleanze, la voglia di “massacrare” e costringere al ritiro dal game gli avversari. Quante volte ho sentito la frase: “l’ho costretto a “deletare”” e fra me e me mi chiedevo: “ma quel poveraccio magari ha impiegato mesi a costruirsi le sue città, e tu godi ad averlo costretto a cancellare il suo account???”.
    Fa pensari il perchè certi game come wow, dove c’è molta violenza visibile, in realtà portino ad un comportamento di reciproco aiuto, mentre invece altri game più fumettosi (come appunto ikariam o wildguns) tirino fuori i peggiori sentimenti.

  • # 5
    Notturnia
     scrive: 

    non ho mai giocato a WOW ma gioco da 5 anni a EVE-ONLINE
    devo dire che non sono completamente daccordo con l’articolo..

    uno dei principali motivi per cui molti dei conoscenti che ho in eve gioca è la presenza delle persone.. è come una chat evoluta dove olrte a giocare si parla..

    capita spesso di passare ore e ore a fare praticamente niente se non parlare in chat.. o parlare davvero viste le potenzialità del gioco si puo’ usare il microfono..

    anche in eve c’è una componente PVP e anche li ci sono scariche di adrenalina e chi vuole gioca ad eve per fare il pirata.. etc..

    è un ecosistema molto più complesso di eve.. e non lo dico io ma chi gioca ad entrambi e molte riviste di settore che dal 2003 ad oggi premiamo eve come miglior mmorp al mondo

    posso dire che la competizione in eve è notevole.. se penso alle corporazioni e alle alleanze e al fatto che è attivo da 7 anni e che l’universo è veramente esteso e molte zone sono protettorati di alleanze..

    eppure non conosco molti che ci giocano per i motivi dell’articolo.. di norma quel tipo di persone dopo un po’ abbandonano.. in eve si cresce lentamente.. ci si evolve tramite skills da imparare.. alcune anche per 60 e più giorni ..

    ci sono sicuramente dei giochi online che possono dare asuefazione.. non lo dubito.. ma credo anche che per il 99 e rotti % della gente non sia che una valvola di sfogo.. un luogo dove ci si puo’ sentire difersi o meglio liberi di creare una vita alternativa..

    il problema avviene nel caso in cui non si riesca a separare la cosa dalla realtà (RL nei giochi) ma questo è un caso che coglie una minima percentuale di gente..

    il peggio l’ho visto quando ci sono ragazzini di 13 anni che prendono il gioco come una guerra.. dove bisogna uccidere e dominare il prossimo.. ikariam non ne è un esemplare come viene detto.. ne ho visti di peggio.. ikariam è comunque regolamentato e ci sono i go che possono intervenire..

    cmq non credo siamo i giochi online.. sono le persone.. sono loro che usano un gioco online dove centinaia di migliaia di persone interagiscono per sfogarsi olrte il lecito.. anche io ho ucciso qua e la qualche ladro in eve.. e ci si becca un bel peggioramento dei punti relazione con la polizia.. anche se si era autorizzati a difendersi.. il gioco penalizza chi si comporta contro le leggi.. ovunque esso lo faccia.. il gioco di per se aiuta a comprendere certi meccanismi ovvi ai più.. e le corporazioni.. quelle fatte bene.. la maggior parte.. composte da persone.. aiutano gli “sbandati” a redimersi.. cosa che in 5 anni mi è capitato di fare alcune volte.. difficile per me additare un gioco anzichè una singola persona..

  • # 6
    Viger
     scrive: 

    secondoo me l’articolo non è centrato suol punto fondamentale del discorso, adesso non so quale sia la tua esperienza nel settore, ma io visto che lavoro nel settore della salute mentale e dipendenze patologiche da circa 10 anni posso dire che, molte volte si cerca di focalizzare l’attenzione sulla droga quando invece ci si dovrebbe focalizzare sulla persona che ne fa uso; mi spiego meglio, è posssibile affermare che non tutti gli utilizzatori di cocaina siano dei tossicodipendenti, ma invece è possibile affermerare che chi usa cocaina e lega a questo uso una certaa tipologia di vissuto, di sensazioni, di emozioni ecc ecc ha una alta percentuale di probabilità di divenire un tossicodipendente.
    come l’articolo tende a definire, quei casi di dipendenza da videogiochi affrontati nel centro olandese, sono legate ad esperienze particolari , e cioè l’isolamento sociale del ragazzo e la fuga dalla realtà, quindi è possibile affermare che questa tipologia di dipendenza non dipende dal videogioco, ma dipende principalmente dalla società che circonda il ragazzo (partendo quindi dai genitori per arrivare al mondo sociale con cui il ragazzo si rapporta), poi ovviamente è possibile dire che un videogioco molto estraniante aiuti questo passaggio di isolazione, ma comunque non è mai il videogioco a procurare dipendenza, magari aiuta a favorirla, ma questo procedimento deve essere coadiuvato da precise sofferenze sociali.
    quindi tenderei a togliere che è la competizione a favorire questo passaggio, essa non centra praticamente niente, più che altro sarebbe più sensato dire che il senso di riscatto che si prova affrontando altre persone favorisce l’immedesimazione nel ruolo e l’estraniamento sociale, proprio perché a monte del problema è presente una forte sofferenza sociale e di non identificazione in essa.

  • # 7
    Rosario Grasso (Autore del post)
     scrive: 

    Viger, quello che hai detto è esattamente ciò che voglio dire io.

    L’impossibilità di avere delle gratificazioni sociali nella quotidianità viene rimpiazzata con le gratificazioni che si ottengono nella virtualità.

  • # 8
    Antonio
     scrive: 

    Personalmente sono d’accordo con Viger e non con l’articolo.

  • # 9
    Alessandro
     scrive: 

    Bell’articolo, complimenti davvero all’autore.

  • # 10
    floc
     scrive: 

    il discorso e’ molto semplice: chi e’ insoddisfatto della realta’ si rifugia nella fantasia dove spesso vince solo chi resta + collegato. E questo vale a wow, a ogame e a modern warfare (in parte). Escludendo naturalmente il sano gioco in piccole dosi.

    (per la cronaca… ex player sia di ogame sia di modern warfare, quindi non parlo per partito preso)

  • # 11
    Roberto Carboni
     scrive: 

    Si, forse dall’articolo non era chiarissimo ma credo che Rosario volesse dire proprio questo. Alcuni tipi di gioco sono una fuga dalla realtà laddove l’individuo sente che la realtà fa schifo.
    Il meccanismo messo in atto dalle case produttrici del gioco, Blizzard o chi per lei, di fidelizzare i giocatori costringendoli al maggior tempo di gioco possibile, non fa che amplificare l’effetto.
    Qualcuno ricorda gli strali contro il primo mmorpg alienante della storia? Io appartengo ai tempi di Ultima Online (eh, lo so, ho qualche annetto sulle spalle) e nonostante la grafica d’altri tempi e il PvP quantomeno discutibile, si registravano casi di dipendenza.
    L’individuo odierno cerca evasione dalla realtà: TV, alcool, droghe, sesso, mmorpg.
    A differenza degli altri metodi però i mmorpg possono anche essere utilizzati in modo intelligente, come un buon libro o un buon film.

  • # 12
    Raiden
     scrive: 

    Sottoscrivo il fatto che l’articolo sia molto interessante e che costituisca un ottimo spunto da cui iniziare una discussione, poichè questo mi sembra lo scopo dell’autore: fare più provocazione che informazione (beninteso, non c’è nulla di male). Il mio pensiero comunque differisce largamente da tutto quanto è stato scritto finora, per un semplice motivo: ci si basa sul presupposto che la cosiddetta “realtà virtuale” di un gioco (sia esso multiplayer o massively multiplayer) sia qualitativamente inferiore a quella “reale”. Non è così. Va accettato che il progresso tecnologico ha permesso, per chi lo sa e lo vuole sfruttare, di creare un nuovo strato di “realtà” che va a sovrapporsi a quella che comunemente viene detta “vita di tutti i giorni”, dove l’unica differenza tra l’una e l’altra è nel modo di rapportarsi e comunicare con le persone che incontri. Questo può essere o meno influenzato dalle caratteristiche del/dei giochi a cui uno partecipa (carri armati e sangue piuttosto che orsetti e arcobaleni) ma non è diritto di nessuno giudicare quell’ambiente come meno naturale e meno appropriato della “vita reale”, è solamente diverso. Chi gioca ha comunque a che fare con un mondo, un sistema di regole e altri individui che compongono una società parallela, del tutto analoga a quella che esiste quando sei scollegato da internet. Negare questo fatto equivale a dire che chi non vuole suicidarsi è dipendente dalla vita e pertanto malato.
    Associare questo tipo di “dipendenza” a quella data da droga, tabacco e alcool è scorretto, poichè a ognuno di questi è conseguente un disagio non solo individuale, ma della società intera (guida da ubriachi, reazioni incontrollate, fumo passivo), mentre nel caso dei videogiochi il disagio, se esistente, non può essere altro che individuale e dovuto a fattori quasi esclusivamente esterni piuttosto che al gioco in sè: se i genitori, gli amici e la scuola non ti hanno insegnato che è sbagliato picchiare un uomo è come se nel manuale di istruzioni di WoW ci fosse scritto che è giusto regalare un oggetto epico al tuo nemico mortale. E’ questione di regole e di contesto. Se uno non è in grado di adattarsi non è colpa del gioco, ma di ciò che gli è stato insegnato.

  • # 13
    Massimo
     scrive: 

    Parlo per esperienza. Io ho passato 2 anni in World of Warcraft (2005-2006). Giocavo su un server francese perchè capivo bene quella lingua e ho fatto parte di una gilda abbastanza potente.
    Era tutto molto appassionante, ma con il tempo le 4 serate alla settimana in cui dovevi garantire la presenza iniziavano ad andarmi strette. Da li.. il passo a gioco-lavoro era breve.
    Io sono appassionato di videogiochi e mi scocciava anche il fatto che uno ad uno mi stavo perdendo tutti gli altri, perchè ”world of warcraft” mi cannibalizzava il tempo.
    Sono riuscito ad uscirne, ho comprato in un botto una quindicina di giochi che mi ero perso e con il tempo, senza fretta e senza ”timbrare cartellini” mi sono gustato il tutto.
    Sono stato molto contento della mia scelta, anche se ammetto che WOW mi ha regalato momenti molto molto belli.

  • # 14
    AndreaG.
     scrive: 

    Fortuna che non gioco a Wow…. a me già crea dipendenza CSS figuriamoci se provo WOW!!! :D

  • # 15
    BrightSoul
     scrive: 

    ok, sei al round decisivo, con un colpo ti buttano per terra a vital 0 (ancora non sconfitto) e ti lanciano una fireball sicuri che dovrai pararla per forza e quindi crepare per il chip damage che ne consegue.
    A quel punto, nello stesso frame in cui ti rialzi (una finestra di 1/60 di secondo) lanci una Ultra che va oltre la fireball e gli togli sia la dignità di lottatore che tutto quel quarto di energia che gli era rimasto. PRICELESS.
    Chiunque conosca questi momenti si chiede: perché NON esserne dipendenti?

    Il problema nasce quando sei completamente risucchiato tanto da non provare più alcuna emozione, un po’ come alla fine succede in tutte le altre dipendenze. E’ da questo che devono tirarti fuori, se non ce la fai da solo.

  • # 16
    Benedetto
     scrive: 

    Sono sempre molto scettico quando si associa la parola “dipendenza” a un videogioco. La dipendenza psicologica non ha niente a che vedere con la dipendenza fisica da una qualsivoglia sostanza (droghe, alcool, tabacco). È lo stesso ragionamento di condanna applicato alle droghe leggere, che “causerebbero” dipendenza psicologica. Ok, andiamo a chiedere a un tossicodipendente che siamo dipendenti da WoW.

    Sono effettivamente un po’ deluso dalla qualità dell’articolo; solitamente su Appunti Digitali si trovano espressioni di qualità decisamente superiore.

    P.S. Niente di personale contro l’autore. Tra l’altro, non gioco a Mmorpg, al limite qualche partita a Toulouse.

  • # 17
    Don Luca
     scrive: 

    @Raiden

    mi hai dato degli spunti di riflessione veramente profondi… devo mettere insieme un pò di idee che mi sono scaturite leggendo il tuo commento :)

    @BrightSoul

    Le madonne che ho tirato su street fighter 4 non lo so neanche io… c’ho perso pomeriggi interi! Non vedo l’ora che esca il Super così tornerò a chiudermi xD

  • # 18
    Viger
     scrive: 

    @benedetto:
    in effetti la dipendenza psicologica è molto più grave di quella fisica; la differenza tra droghe leggere/pesanti non avviene tra la distinzione se riesce ad innescarsi una dipendenza psicologica o no, la distinzione viene fatta analizzando i valori di forza della molecola all’interno del prodotto (la cannabis non trattata ad esempio ha una bassa forza di innescare una dipendenza fisica, rispetto all’eroina), ad esempio vorrei citare ciò che disse Cancrini su questo argomento, “la cocaina di per se non dà una dipendenza fisica, ma è il legame di uso che crea una dipendeza, questo legame viene chiamato dipendenza psicologica e rappresenta tutto il vissuto del tossicodipendente, le cause che lo hanno portato ad utilizzarla ecc ecc.”
    Quello che voglio dire è che la dipendenza in generale deve o dovrebbe essere attribuita non alle sostanze, ma alla persona che ne fa uso, al suo contesto familiare ed infine al suo contesto sociale (tipo una matriosca dove la più piccola è la persona, e via via se ne aggiungono altre (famiglia, amici società). ed e quello che secondo me nella seconda parte dell’articolo viene sottolineato. Il videogioco di per se non è pericoloso, ma se osserviamo il comportamento della società, se analizziamo come siano formati i legami all’interno delle famiglie, se analizziamo come i ragazzi stessi siano diventati molto vunnerabili poiché la società ed in primis la famiglia, non riescano più a formarli, supportarli, dargli le basi per un equilibrio psichico; allora riscontreremo che anche un videogioco può portare ad una dipendenza.

  • # 19
    lollino
     scrive: 

    Scusate il commento flammosso, ma abbiamo capito tutti che don Luca é un WOW addicted :)

    Tornando IT trovo che quanto abbia detto in merito al paragone fra starcraft/cod vs WOW sia totalmente errato. Per me (che gioco a starcrafte e a cod ma mi sono sempre tenuto lontano da wow) é vero proprio il contrario: Wow può dare dipendenza perchè ci sono tanti obiettivi a lunga scadenza da raggiungere, che inevitabilmente ti tengono attaccato al pc a farmare e a rifare sempre le stesse quest un sacco di volte.
    Starcraft invece da quando hanno tolto la ladder (adesso ci sono le leghe e i server tipo iccup ma é roba di nicchia) non ha più nessun obiettivo, se non quello di vincere il game del momento che se dura più di 30min può già essere considerato sfiancante, data la velocità del gioco.
    Stessa cosa per COD4, dove una volta raggiunto il livello 55 non hai più niente da fare. Quindi entrambi i giochi fungono bene come valvola di sfogo momentanea, ti fai un paio di partite senza patemi e obiettivi da raggiungere, quando il game é finito puoi tranquillamente andartene a dormire senza alcun impegno di sorta dettato da gilde raid e altre cose tipicamente da wow.

    E faccio notare che l’aspetto sociale é molto presente in starcraft, anche lì mi capita di loggare solo per chiaccherare; su cod é impossibile perchè non vi è lobby ma solo game.

  • # 20
    Benedetto
     scrive: 

    @Viger

    Se attribuiamo la dipendenza alla “persona”, si evince come qualsiasi “attività” possa indurre dipendenza (videogiochi, lavoro, libri, uncinetto…). Quindi, a che pro parlarne in un contesto videoludico?

  • # 21
    Viger
     scrive: 

    @benedetto
    guarda che la dipendenza si attribuisce alla persona e non alla sostanza, anche perchè un tossico non si fa solo di una sostanza, ma è per il 99% delle volte un pluriassuntore, cioè assume più sostanze, e di sicuro non lo si cura solo togliendogli la sostanza dal corpo, ma ci vogliono anni e anni di terapia riabilitativa se non anni di psicoterapia. come già detto milioni di volte, tutto è legato alla persona, alla sua salute psichica.
    parlarne in un contesto videoludico, consiste nel dire che è possibile avere una dipendenza da videogiochi, e non che i videogiochi portino ad una dipendeza, e per possibilità si intende una probabilità minima legata a certi contesti; ma questo non vuol dire che chi lavora nel settore sanitario-sociale non debba essere pronto a queste possibilità.
    Per precisione, che io sappia ne esistono veramente pochi di centri specializzati in questo settore di dipendenza, credo che non superino neanche un centinaio in tutto il mondo, quindi è possibile affermare che il numero dei casi è relativamente molto basso, anche se tendenzialmente in aumento.

  • # 22
    Nicola
     scrive: 

    Salve,
    le vorrei intanto fare i miei più sinceri complimenti per l’articolo: è sicuramente un dibattito di attualità. Sono d’accordo con lei su tutta la linea: per come la vedo io il fattore discriminante non è preferire ad un sabato sera in discoteca una partita a WoW o ad altri giochi con gli amici (cosa che io stesso ho fatto ogni tanto), ma l’attaccamento quasi maniacale che si ha verso il videogioco X.

    Dal mio punto di vista una dipendenza è un qualcosa che emerge quando si è privati di quel particolare oggetto e/o sensazione: non sono uno psicologo e non ho certo la capacità di indagare a fondo nelle cause sociali e nelle conseguenze sul singolo individuo. Solo in un punto non mi trovo d’accordo: su cosa un videogioco multi-player debba offrire.

    In un videogioco, come in quasi tutte le altre attività, ci deve essere (oltre a tutto il resto, sia chiaro) un qualcosa che ci possa portare in competizione con gli altri: tutto questo non per farci sentire i migliori e/o darci soddisfazione che ci sono precluse nella vita reale, ma perchè credo che di sua natura l’uomo sia un essere oltre che sociale sempre in competizione con gli altri e soprattutto se stesso. Insomma, non posso certo paragonare un videogioco ad un evento catartico, ma credo che anche il videogioco debba in qualche modo spingerci alla collaborazione con altre persone per migliorare se stessi.

    In questo senso credo che vada premiato chi passa più tempo degli altri, pur concedendo la possibilità a chi, per varie ragioni ha meno tempo, di potersi divertire comunque: chiaramente non si deve esagerare come in tutte le cose.

    Qualora subentrasse la dipendenza, allora si che si dovrebbero prendere misure, se necessario, drastiche. Non posso paragonare videogiochi come WoW al fumo: se inzi a fumare e continui, diventi dipendente, idem per l’alcool o droga o qualunqua altra cosa possa entrare in circolo nel nostro organismo presa a grandi e continuate dosi. Non potendo farmi “dosi” di WoW o qualunque altro titolo, il piacere (come nel gioco d’azzardo a mio parere) è puramente mentale, come è già stato scritto: in questo caso si, ci si dovrebbe limitare, ma, al tempo stesso, credo che non ci si debba sentire estraniati da una società che vede in chi non si omologa agli altri un diverso o uno spostato, solo perchè gioco a WoW.

    Parlando di me, ora sono da sette mesi in Erasmus in Romania: finisco il 26 Marzo, sono sempre stato un accanito giocatore di WoW e anche io ho passato (come per altri titoli Partendo da SimCity 2000 a Europa Universalis 3) le mie nottate, tuttavia è da settembre che il mio account è congelato: con me ho il MacBook Pro che è perfettamente in grado di far girare WoW ma ho come sentito dentro di me che per WoW era il tempo di entrare a far parte dei miei bei ricordi, come è stato per tantissime altre cose. Ecco così, dovrebbe essere un videogioco, al pari di un buon libro o di un’ubriacatura con gli amici (o qualunque altra cosa ci piaccia): qualcosa che non deve essere la regola ma solo l’eccezione che ci possa regalare qualche momento di relax.

    La ringrazio ancora per l’articolo, molto bello.

  • # 23
    Nat
     scrive: 

    Mi trovo daccordo in parte con il punto di vista dell’articolo e piu’ in particolare con quanto dice viger nei suoi commenti.
    La dipendenza puo’ essere legata a qualsiasi attivita’ che per il soggetto rappresenti una fonte di gratificazione e/o di fuga da una situazione (non per forza da tutta la realta’) che percepisce insopportabile ed inaffrontabile.

    Quindi trovo molto giusto pensare alla cura della dipendeza (anche da quella dei videogiochi), identificando le cause e intervenendo su queste in primis. Se non vengono risolte le cause, il fattore scatenante della dipendenza rimane e potrebbe semplicemente manifestarsi in un’altra modalita’.

    Ritenere i meccanismi di dipendenza mentali meno potenti di quelli fisici mi sembra al quanto azzardato, anzi temo che quelli mentali siano mooolto piu’ complessi e di difficile soluzione, senza contare che cmq sono presenti anche nelle dipendenze “fisiche”.

    WoW e simili sono forse piu’ legati ai casi di dipendenza, per il fatto che offrono una relazione con persone reali; il che, probabilmente, rappresenta il surrogato di rapporti sociali gratificanti, di cui ha bisogno chi e’ soggetto a questa forma di dipendenza. A mio parere non sono quindi questi giochi a creare dipendenza, hanno semplicemente al loro interno meccaniche di relazione con il prossimo, che sono ricercati da coloro che necessitano di questo tipo di gratificazione; sostitutiva delle esperienze dolorose della realta’. Quindi approcciano questi giochi con una concezione e un’aspettativa diversa da quella del giocatore “puro” (che gioca x svago e divertimento).

  • # 24
    Notturnia
     scrive: 

    p.s. credo che la “dipendenza” di cui si parla nei giochi sia proprio il relazionarsi con il prossimo.. e per questo lo si puo’ anche trovare pari pari nei forum.. nelle chat.. e in internet in generale.. non solo nei giochi..

    i giochi hanno solo il vantaggio di essere più aggredibili come soggetti..

    ma a chi non è mai capitato di entrare X volte in una chat/forum etc e vedere che c’è sempre una persona presente che non manca mai ?..

    non è forse anche questa dipendenza ?

    concordo con il fatto che i giochi non siano la dipendenza ma il trastullo di un “dipendente”..

    viene sfruttato da chi cerca in un gioco quello che esso sente servirgli.. a prescindere dal gioco..

  • # 25
    majin
     scrive: 

    quoto notturnia, cmq è appurato che un mondo virtuale cosi vasto come qeullo dei mmorpg può creare una vita sociale parallela piu di altri generi di VG. però se uno è malato (psicologicamente fragile_/depresso/scazzato/esaurito/avete capito insomma) si aliena con qualunque genere di vg, gioco da tavolo, slot machine..
    persino gli hobby o le attività sportive amatoriali sono nocivi se portati all’eccesso..

    per questo che dico sempre cazzeggiate , lavorate poco,giocate poco, poco sport, poco alcool, trombxxx tanto!!

  • # 26
    mavala
     scrive: 

    Grossissimo errore, qui si parla di dipendenza causa da un videogame. I videogiochi non sono sostanze chimiche che causano dipendenza. E’ passione. Passione a volte smisurata per via del fatto che World of Warcraft ha incarnato i sogni di generazioni di giocatori da tavolo e non. Ecco perchè le persone ci impazziscono davanti. Alcuni possono farlo perchè hanno la stoffa da hardcore gamer, altri finiscono per subirlo come in tante altre cose. Ci sono persone che possono giocare tanto perchè hanno tanto tempo a disposizione, non hanno e non sono portati ad avere problemi di tipo visivo/percettivo come cali della vista, epilessia, problemi di postura e tutto cio che PUO’ (non necessariamente deve) apparire in quei soggetti che giocano svariate ore per lunghi periodi. Questi privilegiati si chiamano HARD CORE GAMERS. Sono in pochi e hanno stoffa. La differenza fra loro e il casual è come quella che c’è fra un pilota e un qualunque automobilista. Se l’automobilista si mette a fare il pilota… o ha la stoffa o subisce.
    In conclusione, se avete le palle e il tempo per giocare a Warcraft fatelo. E’ la migliore esperienza di gioco che potrete mai avere nella vostra vita. Se non potete… inutile lamentarsi che il gioco causa dipendenza come se parlaste di una droga perchè la morosa vi ha lasciati o perchè non riuscite a lavorare e giocare bla bla bla.
    E’ un videogioco per pochi al quale giocano in molti. Punto.

  • # 27
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    praticamente gli hardcore gamers sarebbero tipo i supereroi della marvel… LOL questa mi mancava

  • # 28
    Irene
     scrive: 

    Ho trovato questo forum un po vecchiotto ma provo a parlare qui dei miei problemi perché vi vedo molto preparati e non so più con chi parlare… Vorrei capire da voi appassionati di multiplayer come si fa a 42 anni ad amare così tanto la propria console da non riuscire più a vivere il mondo reale.. Da non riuscire neanche ad apprezzare una splendida bambina che ti chiede di dedicarle del tempo.. E che a soli 3 anni dice “basta papà di giocare con i tuoi amici! Gioca un po con me!”… “Si amore dopo”.. E quel dopo non arriva mai perché quando stai lì e ti cali nel gioco.. Ridi urli litighi… Ci sei tu il tuo gruppo e nessun altro… Le ore volano e per te sei sempre stato lì un paio d ore.. Anche quando nn ceni e ci passi la notte.. Perché più stai lì e meno sonno hai.. E tua moglie, con cui prima parlavi uscivi e condividevi tante cose, ora vede solo le tue spalle mentre stai chino su quella maledetta console… E diventa un piacere quando x qlc motivo non ci sei… Almeno io e la mia bambina possiamo parlare e giocare in pace senza quel sottofondo.
    Ho provato con le buone con le minacce di divorzio.. Adesso inizio ad essere stanca e sto alzando il muro ma mi dispiace che una console.. Un gioco… Possa sfasciare una famiglia..
    Potete aiutarmi a capire?
    Grazie

    Irene

  • # 29
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Mi spiace molto per la tua situazione, che non è certo un caso isolato di questi tempi.

    Non sono uno psicologo, ma penso che tuo marito abbia sviluppato una dipendenza, e come tale vada curata con l’aiuto di uno specialista.

    Prova a convincerlo ad andare assieme in qualche centro di aiuto per le famiglie, lasciando però la bambina da qualche parte, perché non dev’essere coinvolta in questa situazione.

    Non lasciarlo solo ad affrontare questi problemi: il tuo aiuto gli sarà importante.

    Ma più importante sarà per lui capire quale valore dare al gioco e quale alla famiglia.

    Ti auguro di ritrovare la serenità che vi manca.

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