di  -  venerdì 26 febbraio 2010

Il concetto di fuga da un luogo ostile anima i sogni da cui ci si sveglia con un po’ di batticuore, le fantasie che ci tenevano assorti fra le file di banchi del liceo durante qualche lezione particolarmente indigesta, oltre ad alcuni fra i più avvincenti film d’avventura.

Poche trame come quelle incentrate sulla fuga riescono a trasmettere quella suspance che rende un sogno o un film memorabile a distanza di anni. Corridoi, passaggi segreti, nemici in agguato, trappole, la superiorità schiacciante delle forze avversarie nel loro stesso quartier generale: se questi elementi bastano a mantenere incollati a un televisore, perché non dovrebbero bastare a mantenere incollati a un monitor per qualche ora?

Dev’essere questa la domanda che si sono posti gli sviluppatori della mitica iD Software quando hanno deciso di riprendere la trama dei precedenti Castle Wolfenstein (1981) e Beyond Castle Wolfenstein (1984) della Muse Software, per creare quello che molti considerano l’antesignano del genere sparatutto in prima persona in 3D.

In questa nuova puntata della rubrica dedicata al culto della dietrologia tecnologica, ci occuperemo per l’appunto del titolo che ha portato alla ribalta la iD Software ed aperto la strada a saghe leggendarie come Doom e Quake: Wolfenstein 3D (1992).

Già dal title screen è evidente il senso della missione: ricorrere ad ogni espediente, compresa l’imboscata, la fuga strategica, l’attacco a viso aperto, per fronteggiare il nemico in casa sua, con armi e risorse molto limitate, da soli contro tutti.

A giocare la parte dei cattivi, sono i nemici più bi-partisan che la storia del ventesimo secolo ci abbia regalato ovverosia i perfidi nazisti, sulla cui identità non è possibile confondersi neppure ascoltando le varie frasi esclamate dai nemici al momento di esalare l’ultimo respiro.

Protagonista dell’azione è il soldato alleato William “B.J.” Blazkowitz, americano di origine polacca, che come ogni polacco durante la seconda guerra mondiale, è molto motivato a fare strage di coloro che ritenevano con disprezzo, la propria terra madre “territorio non germanizzabile”.

Se gli elementi base della trama sono piuttosto semplici, è nell’esecuzione del progetto che troviamo l’elemento che rende il titolo memorabile. A partire, per l’appunto, dalla quasi inedita prospettiva tridimensionale in prima persona, resa possibile dalla potenza elaborativa messa a disposizione dai PC, Macintosh, Acorn Archimedes (il porting per Amiga avverrà a Commodore già defunta, nel 1999, grazie al lavoro di sviluppatori indipendenti sul codice sorgente rilasciato da iD), oltre che dalle console su cui il gioco venne trasportato.

Tutto ha inizio dalla cella dove il nostro BJ è stato imprigionato: un soldato morto e la pistola con sole 16 munizioni spiegano chiaramente l’antefatto, pur non dando alcun avviso della lunghezza e complessità della missione che ci aspetta, specialmente ai livelli di difficoltà più tosti.

Il gioco consta infatti di 6 missioni in totale: la prima disponibile gratuitamente assieme alla versione shareware del gioco – un fattore che diede una fortissima spinta alla diffusione del gioco – altre due nella versione full a pagamento, e ulteriori 3 disponibile nel mission pack Nocturnal Missions.

Ogni missione si compone di 8 livelli più quello finale con il boss, e un livello segreto, a cui si accede attraverso un passaggio nascosto nei corridoi labirintici di uno dei primi 8 livelli.

L’ambientazione – per i parametri dell’epoca – è resa con ampio sfoggio di dettagli e decorazioni, a partire da ovvi ed espliciti riferimenti a simboli nazisti che molti guai hanno comportato tanto in fase di esportazione del gioco, quanto nella conversione – celebre il sequestro della versione per Atari Jaguar e l’eliminazione di ogni riferimento al partito nazista nella versione Nintendo.

Il gameplay alterna momenti frenetici come l’assalto ad assembramenti nemici, alla quiete dei lunghi corridori vuoti, regalando un livello adrenalinico straordinario.

L’azione è corroborata dalla velocità del motore grafico, capace di regalare ottimi frame rate anche su configurazioni PC basate su CPU 386 a 33Mhz e l’assoluta fluidità con sistemi 486, sempre con scheda grafica VGA.

Assolutamente memorabili sono poi i boss di fine missione, equipaggiati con armamenti improbabili quanto devastanti e accompagnati da ricche schiere di scagnozzi. Altrettanto indimenticabile è la mitragliatrice a 6 canne, con la proverbiale fiammata dalla bocca di fuoco, capace di esaurire l’intera scorta di munizioni in una manciata di secondi – ma vuoi mettere che gusto?

Magnifico nella sua semplicità, è il “momento catartico” finale, con un orizzonte di cielo azzurro e foreste dietro l’ultima porta che, dopo ore di corridoi e stanzette, viene accolto dal nostro eroe con un urlo di liberazione – rigorosamente accompagnato da quello del giocatore.

Per tutto quanto detto, più infinite altre chicche che scoprirete solo armandovi di DOSBox o altro emulatore, Wolfenstein rappresenta una pietra miliare del genere FPS, il vero e proprio “anno zero” di una generazione di giochi nonché la consacrazione di geni come John Carmack e John Romero, che molti altri capolavori regaleranno al genere FPS.

Pur non concedendo molto alla strategia, a cui si preferisce un approccio “spara a tutto quel che si muove”, il gioco è ricco di pathos oltre ed è in grado a tutt’oggi di regalare ore di divertimento e un tasso di ri-giocabilità elevatissimo, grazie anche all’abbondanza di passaggi e livelli segreti e a livelli di difficoltà che impongono un uso sempre più oculato di medikit e munizioni disponibili, ai livelli aggiuntivi sviluppati dalla stessa iD e dalla una vastissima community di appassionati, senza contare i sequel ufficiali che arrivano fino al 2003.

Non a caso gli ultimi porting del gioco sono recentissimi, e includono piattaforme come iPhone, Playstation, Xbox 360 e Windows Mobile.

Saremo mai abbastanza grati alla iD Software per questo capolavoro e i successivi? Mentre me lo chiedo, continuo a sperare che questo pezzo di storia dell’industria videoludica – acquisita recentemente dalla Zenimax, già titolare del marchio Bethesda – riesca a dimostrare che il  talento della id Software è ancora materia di sola nostalgia….

28 Commenti »

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  • # 1
    Vincent
     scrive: 

    Girava bene anche su un 286

  • # 2
    Mauro
     scrive: 

    quanti ricordi.
    ricordo che per avere una fluidità decente dovevo rimpicciolire (+ e -… non ricordo) l’area dello schermo utile.
    e poi barra spazio a manetta per cercare i passaggi segreti.
    se penso a quante (migliaia di) ore ho giocato a ‘sti giochi… so’ ragazzi! :)

  • # 3
    lakar
     scrive: 

    Mitico Wolfenstein 3D! Ho giocato a tutte e 6 le missioni!
    Bello il finale del terzo dove si affrontava Hitler in persona munito di esoscheletro robot e che quando moriva dava l’ultimo saluto a Eva!

    Comunque le richieste hardware nell’articolo sono eccessive. Io giocavo fluido con un 386sx 25MHz.

  • # 4
    User
     scrive: 

    Confermo per il 286 a 20 MHz.

  • # 5
    User
     scrive: 

    Confermo per il 286, 20 MHz.

  • # 6
    Andrea R
     scrive: 

    Mitico, a me il genere non è piaciuto da Doom in poi, ma Wolfenstein l’ho apprezzato.
    In quegli anni anche Dune 2 e Master of Magic avevo installati. I videogiochi erano meglio allora che adesso.

  • # 7
    Calavera
     scrive: 

    Che bei ricordi! Sul 286 con wolfenstein e sul 386 con Doom… Ricordo che Doom lo giocavo piccolo come un francobollo!!!

  • # 8
    Majinga
     scrive: 

    Bello, il mio primo gioco 3D.
    L’ho rigiocato recentemente, dopo averne scoperto il port per GBA. A dire il vero il gioco mi è membrato davvero semplice, pochi nemici e tanti medikit. Forse la versione per GBA è stata semplificata, perché io me me lo ricordavo più difficile.

  • # 9
    gtangari
     scrive: 

    Interminabili partite su un 286 da 10Mhz (l’indimenticato IBM PS/1 per la cronaca)

  • # 10
    Flare
     scrive: 

    “Ultima Underworld: The Stygian Abyss”, un’altra vecchia gloria, fu rilasciato poco prima e aveva un motore grafico molto più sofisticato, che stupiva all’epoca (venne usato poi anche per il primo System Shock), ma aveva richieste hardware relativamente alte. Wolfenstein 3D in confronto era velocissimo. A parte il 3D e alla data d’uscita, i due giochi erano molto diversi (il primo era un RPG, il secondo aveva un gameplay molto elementare), ma ogni tanto ho sentito parlare dell’influenza di UW su Wolfenstein 3D. Io giocai però anche ad un gioco simile, in 3D in prima persona, ancora precedente: Catacomb 3D, con una grafica EGA a 16 colori, sempre di iD Software. A sua volta fu preceduto da Hovertank 3D, ma sicuramente fu Wolfenstein la pietra miliare del genere FPS, il primo grande FPS, come da titolo.

  • # 11
    hito81
     scrive: 

    mitici giochi anni ’90 , grafica semplice, giravano ovunque dai 386 ai pentium I, divertenti e ironici, ci si divertiva anche in single player.

    poi troppi cloni, troppi titoli, giochi pallosi , 80000 gdr e rts che si clicca peggio che su photoshop, multiplayer a pagamento e modalita single player ormai diventata inutile …

    inizia l’era dei bimbiminkia , finisce l’era dei nerd smanettosi.

  • # 12
    Difensore
     scrive: 

    Confermo per il mio (attualmente ancora esistente e funzionante)
    286 AT 12,5 Mhz
    40 MB HHD
    1 MB RAM

  • # 13
    Benedetto
     scrive: 

    Se non sbaglio, sia Catacomb che Hovertank sono creature di John Carmack e John Romero. Uscite quando lavoravano per Softdisk.

  • # 14
    drago
     scrive: 

    ma io mi domando, allora con 12,5 mhz si faceva girare un gioco che se anche semplice era notevole, ora ci vogliono pc con 4 gb di ram e processori quad core da 6000 mhz con schede video che da sole sono 1000 volte più potenti di un intero 286 o 486
    non è strano ? in proporzione questi dovrebbero pure farci alzare dalla sedia e proiettarci nel game

  • # 15
    D
     scrive: 

    L’unica cosa che proiettano è il portafogli nel cesso

  • # 16
    MorrisOBrian
     scrive: 

    ID Software per sempre nel mio cuore!! Per chi dice che il gioco è semplice e ci sono tanti medikit… è vero giudicando con gli occhi di adesso. Se si pensa a quanto è pionieristico Wolfenstein queste considerazioni passano in secondo piano. Voglio dire che adesso tutti hanno familiarità con gli FPS, all’epoca side-strafing e circle-strafing manco sapevi cosa erano e forse munizioni e medikit non erano abbastanza :) Chiaramente con i titoli successivi questi accorgimenti sono migliorati… Doom è un prodotto veramente maturo in questo senso. Chiedo all’autore e alla redazione altri articoli come questo su Doom/Doom II e Quake… sarò un nostalgico ma queste sono pietre miliari, giochi immortali.

  • # 17
    stetteo
     scrive: 

    Bellissimo gioco, ci ho giocato fino a a un anno fa anche se ha la mia età.

  • # 18
    devilpg
     scrive: 

    mi ricordo che lo vidi per la prima volta (credo in anteprima) alla fiera di Roma… ci giocai dal 1993 con il regalo per il diploma di terza media, un Amd 386sx 40Mhz con tasto turbo, 1MB di RAM Tzeng ET4000 ed effetti audio da beeper del pc.
    Ci giocai molto e con fluidità

  • # 19
    SteveJK
     scrive: 

    Beh, Alessio, devo dire che ti è sfuggito indicare che su STEAM è stato fatto un’ottimo porting per PC (intendendo gli ultimi sistemi operativi windows) e che è possibile acquistarlo a 4,99€ (a meno che non si aspetti qualche settimana “fortunata” e si acquisti scontato, oppure incluso in un pacchetto giochi).

    http://store.steampowered.com/app/2270/

  • # 20
    mede
     scrive: 

    ci giocavo su un 386 portatile, con l’uscita VGA era a colori, ma l’audio non lo avevo.
    a quei tempi i giochi o giravano o non giravano per una certa macchina, non come adesso che devi perdere una giornata per capire a quale risoluzione è meglio giocare e comunque ha sempre degli scatti sporadici.

    giochi fantastici che risulterebbero praticamente ingiocabili per gli standard odierni, sia questo che il successivo doom ancora si giocavano solo con i tasti, lo “strafe” era una cosa abbastanza complicata e lo facevano solo i giocatori esperti

  • # 21
    Benedetto
     scrive: 

    Mi pare che lo strafe ci fosse già in Wolf3D. Utilissimo per cercare passaggi segreti sull’intera superficie di un muro “sospetto”.

  • # 22
    mede
     scrive: 

    si ma non era come oggi che ce l’hai di default lo strafe, allora invece dei normali destra e sinistra che usavi per girarti dovevi premere shift o qualche altro tasto di modifica, dunque non potevi girarti e “straffare” contemporaneamente. per i segreti mi mettevo a 45° rispetto al muro e premevo avanti e spazio in continuazione…

  • # 23
    Mauro
     scrive: 

    Ci giocavo con mio papà (ai tempi andavo alle elementari, 7 o 8 anni), si era fatto dare in ufficio le mappe complete di tutti i livelli (paginate e paginate in ascii con non mi ricordo quali lettere per indicare le varie tipologie di nemici, tesori eccetera). Io facevo da “navigatore” e lui sparava, ogni tanto ci scambiavamo i ruoli e faceva ammazzare un po’ di nazisti a me.

  • # 24
    Andri
     scrive: 

    Bello, ci ho perso un bel pò di ore… i maledetti passaggi segreti erano duri da trovare… oppure arrivavi alla porta del passaggio di livello e scoprivi che nn ti si apriva :D

  • # 25
    Nemo1883
     scrive: 

    Vero, sul 286 girava alla grande !

  • # 26
    matrobriva
     scrive: 

    Grande… è il mio videogioco preferito… che emozione quando ho ucciso Hitler! per non dire di quando ho trovato il mio primo livello segreto! Splendido!

    —–
    MATROBRIVA
    matrobriva@libero.it
    http://digilinux.altervista.org
    http://ilwolfatore.altervista.org

  • # 27
    Mav85
     scrive: 

    Girava alla grande su 286 ma non in full screen!

    Olivetti M250E all’epoca :)

  • # 28
    Pai Fei
     scrive: 

    Articolo ben scritto. Concordo in ogni aspetto.

    Ne aprofitto per segnalare a chi fosse interessato che ho iniziato una serie su YouTube chiamata Facciamo un salto indietro…agli anni 90 dedicata ai capolavori di un tempo.

    Spero di vedervi presto.

    http://www.youtube.com/playlist?list=PL3M2blmNI4zuvhMauKESziFlputXBjUvd

    Pai

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