di  -  venerdì 19 febbraio 2010

Nella prima metà degli anni ’80, prima del boom dei cloni e il relativo crollo dei prezzi a livelli “taiwanesi”, prima dello standard de facto DOS-Intel e poi Wintel, il mercato informatico era un fortissimo fermento: una pletora di aziende di medie o piccole dimensioni competevano sul mercato a fianco dei big, spingendo l’innovazione a velocità impressionante.

Effetto collaterale di questa competizione, cui non era ovviamente estranea la lotta sui prezzi, era – oltre alla direzione “anarchica” delle evoluzioni, una forte instabilità del mercato e una marcata tendenza alla mortalità delle piccole aziende che vi partecipavano. Congiuntura quest’ultima, accelerata dalla discesa in campo del PC IBM e del mercato dei cloni cresciuto sotto l’egida di Microsoft.

Quella che racconteremo in questa nuova puntata della rubrica dedicata al big bang dell’industria informatica, è una storia che si svolge proprio nel periodo tratteggiato. La storia è quella di Adam Osborne, fondatore della Osborne Computer Corporation, un’azienda la cui ascesa e il cui declino sono divenuti l’emblema del caos primordiale della Silicon Valley nei primi anni ’80.

L’epopea di Adam Osborne, “imprenditore seriale” ante litteram, non inizia né termina con la OCC: nel corso di questa succinta panoramica esploreremo anche le mosse di Osborne nel mondo dell’editoria specializzata e la sua avventura nel campo del software.

Leggendo credo converrete con me nel ritenere Osborne forse non l’archetipo dell’imprenditore – imperatore stile Jobs o Gates, nondimeno un personaggio di prima grandezza, il cui percorso ha attraversato alcuni dei grandi “bivi” della storia informatica.

Come molti imprenditori della Silicon Valley, Osborne attorno alla metà degli anni ’70 frequenta assiduamente l’Homebrew Computer Club. In quel periodo è già attivo sul fronte editoriale, con una piccola casa editrice che pubblica testi divulgativi sui temi dell’informatica.

I testi della Osborne&Associates (1972-1979) affrontano temi complessi con un linguaggio adatto al crescente pubblico di hobbisti, e ottengono una buona popolarità sul mercato: nel 1979 la MCGraw-Hill acquisisce la Osborne&Associates per 3 milioni di dollari – niente male per un business iniziato 7 anni prima con una spesa di $ 5000.

Osborne, forte di una buona reputazione nella Silicon Valley e di un’ampia rete di contatti, compie il grande passo verso il mondo dell’hardware: assume Lee Felsenstein, altro frequentatore abituale dell’Homebrew Computer Club, nonché creatore del popolare Sol-20 (basato su Intel 8080), con l’obiettivo di progettare un computer trasportabile di basso costo, nel cui business case gioca un ruolo fondamentale il bundling di software di produttività – una scelta di “scuola IBM”.

Nel 1981 l’azienda fondata da Osborne diventa Corporation e l’Osborne 1 debutta alla National Computer Conference, riscuotendo grandi successi. Al prezzo inferiore ai $ 2000, l’Osborne 1 include software per un valore di $ 1500, grazie ad accordi fra l’azienda e varie software house.

Come si vede nella figura, il computer si presenta con un layout orizzontale e la tastiera a fare da coperchio. Chiuso somiglia dunque ad una voluminosa valigia, di dimensioni tuttavia idonee al trasporto in aereo come bagaglio a mano – da cui la definizione di computer “trasportabile”.

Il peso dell’unità è rilevante – oltre 10 Kg – e il monitor integrato a fianco dei lettori floppy è molto sacrificato, con una dimensione di soli 5″. Ciononostante le vendite, che iniziano a luglio del 1981, sono sorprendenti, al punto da sovraccaricare pesantemente la capacità degli impianti produttivi – Osborne nel frattempo lavora anche come editorialista per Infoworld (qui alcuni suoi contributi).

Malgrado alcuni difetti produttivi, che costringono al richiamo di oltre 100.000 unità, l’azienda va a gonfie vele e gli investitori giubilano: a meno di un anno dal lancio del primo sistema, Osborne prevede vendite totali per oltre 250 milioni di dollari.

La concorrenza non tarda a svegliarsi, ed arriva presto sul mercato con un sistema che, ad un prezzo molto competitivo, ripara al principale deficit dell’Osborne 1: la dimensione del display. Il competitor si chiama Kaypro II, un sistema ben noto agli appassionati di retrocomputing, ed offre, ad un prezzo più basso dell’Osborne, un display da 9″.

La risposta di OCC, il modello Executive, non convince la clientela: il successore del famoso Osborne 1 costa più del Kaypro e offre un display da soli 7″. Come sottolinea il popolare columnist Bob Cringely, questa banale constatazione sfata il mito del cd. “effetto Osborne”, ovverosia l’azzeramento delle vendite dovuto all’annuncio troppo anticipato di modello successivo.

L’effetto Osborne, secondo questa versione dei fatti, consisterebbe piuttosto nell’errore di fidarsi troppo del proprio brand, pensando di poter imporre alla clientela un prodotto tecnicamente inferiore a un prezzo superiore a quello della concorrenza, ma anche questa facile conclusione andrebbe arricchita di analisi sulla situazione produttiva e finanziaria della OCC che non abbiamo modo di svolgere in questa sede.

Con i magazzini ancora pieni di Osborne 1, gli ordini dell’Executive che non decollano, alcuni problemi produttivi, risorse insufficienti da dedicare al successore dell’Executive, OCC si trova anche ad affrontare l’ira degli investitori circa alcune irregolarità contabili e, contemporaneamente, la necessità di attuare forti tagli di prezzo.

Massicci licenziamenti precedono la bancarotta, dichiarata nel settembre del 1983 a fronte di una situazione finanziaria divenuta insostenibile: a poco più di due anni dalla nascita, la OCC chiude i battenti, avendo alle spalle una crescita senza precedenti e un declino altrettanto fulmineo. È il lato violento della Silicon Valley, quella “sottile linea rossa” che separa il successo dal fallimento in un contesto ipercompetitivo.

L’avventura della Osborne Computer Corporation, qui raccontata con un volo radente, rappresenta un formidabile case study circa le prima fasi dell’industria informatica, ed è oggetto di un interessantissimo libro scritto a quattro mani dallo stesso Osborne assieme al celebre editorialista John C. Dvorak: Hypergrowth: The rise and fall of the Osborne Computer Corporation.

L’avventura imprenditoriale di Adam Osborne, com’è il caso per molti famosi imprenditori americani, non si ferma tuttavia con il fallimento di OCC. Prosegue, questa volta in ambito software, con la fondazione della Paperback Software International Ltd. (1984), un’azienda specializzata nella realizzazione di software office a basso costo.

L’azienda acquisisce una certa fama con VP-Planner, uno spreadsheet visualmente molto simile a Lotus 1-2-3 e ricco di funzioni aggiuntive fra cui la gestione di semplici database, proposto sul mercato ad una frazione del prezzo di 1-2-3.

In un quadro legislativo del tutto indeterminato circa il copyright in ambito software, Lotus denuncia la Paperback Software nel 1987, adducendo come motivazione le similarità visuali e d’interfaccia di VP-Planner rispetto al suo prodotto.

La causa si conclude due anni dopo a favore di Lotus – malgrado il programma della Paperback non includesse una sola riga di codice sorgente Lotus – con il ritiro di VP-Planner, cui segue l’abbandono di Osborne da ogni incarico presso l’azienda.

Si tratta di un precedente epocale nella storia del software, che mette in una diversa prospettiva anche la questione QDOS-CP/M trattata a proposito di un altro grande pioniere dell’industria, Gary Kildall.

Interessante peraltro ricordare che lo stesso 1-2-3 è un equivalente funzionale di Visicalc (di cui abbiamo parlato qualche settimana fa), il primo spreadsheet nella storia informatica.

A pochi anni dalla conclusione della causa contro la Paperback, nel 1992, Osborne torna in India – la terra della sua prima infanzia – dove passa, fra grossi problemi di salute, gli ultimi anni della sua vita. Morirà a Kodaikanal nel 2003, generando il solito codazzo di “coccodrilli”.

Diversamente dalle leggende metropolitane – che gli intitolano la “tipica fesseria” dell’imprenditore hi tech – la sua figura, presente in tutti crocevia della “preistoria” informatica, rimane eminentissima, oltre che di grande ispirazione per chi nel passato cerca ancora chiavi per comprendere il presente e gettare uno sguardo al futuro.

Ricordiamolo dunque con questo straordinario aforisma, di qualche valore anche per aspiranti imprenditori e, più in generale, per il tessuto economico nazionale, che ancora associa il fallimento all’infamia: “The most valuable thing you can make is a mistake – you can’t learn anything from being perfect.”

32 Commenti »

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  • # 1
    D
     scrive: 

    Che spettacolo il depliant pubblicitario riportato in alto con il tipo che si atteggia a figo nonostante vada in giro con un parente prossimo di una radio a manovella della seconda guerra mondiale.
    Riguardo all’effetto Osborne credo che la Apple di oggi non vada molto distante, quello che la salva è semplicemente il fattore moda che comporta il possesso dei suoi dispositivi cosa che evidentemente ai tempi non era sufficientemente marcata.

  • # 2
    andrea
     scrive: 

    @ D

    mi permetto di rispondere al tuo OT su Apple… pensare che sia solo moda significa sottovalutarla, Apple innova realmente, chi pensa che Apple è solo moda è abituato a valutare i prodotti IT dalla lunghezza della lista di feature che però per l’utente non hanno alcuna importanza. Per intenderci per gli utenti il multitouch dell’iPhone vale molto più delle mille mancanze \da nerd\, l’unibody vale più di una firewire in più che non useranno mai.

    fine OT

  • # 3
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Chiudiamolo subito questo OT per favore. Non ha senso ripetere sempre le stesse cose. Ognuno faccia coi suoi soldi quel che crede.
    Il prossimo commento OT sarà moderato.

  • # 4
    D
     scrive: 

    Scusa tanto ADD ma allora non venire a tirare in ballo cose come “l’effetto Osborne” perchè è evidente che se si deve generare una discussione su quello, si vanno a cercare gli esempi che più si avvicinano ai giorni nostri ed apple, ti piaccia o no, è la migliore rappresentante di quella politica.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ d

    Se hai letto bene il post, ti rendi conto del fatto che nessuna delle teorizzazioni dell'”effetto osborne” proposta è ritenuta plausibile. La prima perché smentita dai fatti, la seconda perché non tiene conto di una situazione molto più complessa in cui l’azienda si trovava.

    Invece tu parti dall’assunto che Osborne abbia voluto alzare il prezzo per fare uno sberleffo ai suoi clienti – chissà poi perché, dal momento che è stato il primo a promuovere l’aggressività del prezzo in qualunque cosa abbia fatto – e subito tiri il parallelo con Apple per buttare dentro le frasi che solo su AD hai ripetuto un milione di volte.

    Quale sarebbe quindi l’intento “costruttivo” di questo tuo intervento?

  • # 6
    D
     scrive: 

    “Invece tu parti dall’assunto che Osborne abbia voluto alzare il prezzo per fare uno sberleffo ai suoi clienti ”

    Davvero ho pensato a quello ? Ma tu pensa…

    A dire il vero ho pensato a qualcosa di diverso e cioè la Osborne ha cercato di parare l’inadeguatezza del suo prodotto facendo peso sul fatto che loro erano stati gli “inventori” del portatile e che quindi gli si doveva una certa fedeltà. Invece il mercato allora come oggi ha dimostrato di essere una gran meretrice e li ha spediti due metri sotto terra.
    Se in questo momento mi faccio un giretto sul sito di apple, oggi 19 febbraio 2010 trovo ancora fresca come una rosa la pagina dedicata al mac book pro dove si cantano le lodi e la superiorità dei processori core 2 duo e della GeForce 9400M (che giusto per non dimenticare è alla base di ION in carica sui netbook, i famosi piece of junk secondo il reparto marketing di Cupertino) e dove di fatto si cerca di far passare che se Apple ha deciso che tutt’oggi quello è il non plus ultra della tecnologia, allora questa affermazione è cosa buona giusta in quanto sua.

    Dimmi cosa cambia da quello che aveva cercato di fare la Osborne.

    Macchina inadeguata (senza offesa ma i 5 pollici di monitor si commentano da soli senza tirare in ballo il Kaypro, 250 milioni di dollari di ordinazioni non ci dicono effettivamente se chi lo aveva comprato lo usava sul serio o si atteggiava sulla porta dell’ascensore come il tipo della pubblicità) –> “patch” attraverso il marchio.

    Come mai tutt’oggi non esiste più una Osborne ? Perchè ai tempi il mondo dell’informatica cercava ancora di mantenere una parvenza di serietà e concretezza, adesso è materia da negozio di elettrodomestici, “dopo i forni a micronde giri a sinistra, superi la fila delle lavatrici, poi a destra”.

  • # 7
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ D
    L’unico problema è che non mi hai spiegato cosa ti porta a ritenere che:

    “la Osborne ha cercato di parare l’inadeguatezza del suo prodotto facendo peso sul fatto che loro erano stati gli “inventori” del portatile e che quindi gli si doveva una certa fedeltà.”

    Il resto della filastrocca lo conosco a memoria ma senza la parte precedente, come si suol dire, “cade il pezzo”.

  • # 8
    D
     scrive: 

    E che carta avrebbe dovuto giocare secondo te ?
    Dal punto di vista tecnico si tratta di una macchina abbastanza normale: z80, 64KB di Ram, doppio floppy da 5 pollici (potevano almeno sforzarsi di crearne una versione slim, invece hanno infilato di peso quello dei sistemi desktop, a vedere tutto il pacchetto non sembra neanche un prodotto industriale ma uno di quei computer autocostruiti a partire da un kit), monitor crt (ma qui probabilmente si possono perdonare visto che non mi pare esistessero alternative su lcd), non neppure dotata di particolari capacità di espansione interna anzi si direbbe nessuna.
    A quei tempi c’era una corsa all’innovazione sfrenata che la osborne aveva semplicemente interpretato con un “prendi il tutto, mettilo in scatola e cucici una maniglia sopra”. Tolto l’entusiasmo del primo momento non rimaneva niente.
    Più ci penso e più vedo le stesse cose che caratterizzano apple che alla fine rimane da sola a cantarsi le lodi (i fanboy non fanno testo visto che si comportano come dei droni soggiogati ad un’unica mente, ripetendo a pappagallo quello che riporta il reparto marketing).

  • # 9
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ d
    Però non hai risposto alla mia domanda. Te la pongo in maniera più precisa: quali dati tecnici, letture nel merito, opinioni di esperti, dichiarazioni dei soggetti direttamente coinvolti, ti portano a concludere quello che dici?

    Basta aprire wikipedia per scoprire che l’Osborne Executive aveva il doppio della RAM (128 vs 64KB), una CPU più veloce (Z80 a 4mhz vs 2,5mhz) del Kaypro, e che lo schermo da 7″ dell’Execuitive aveva una risoluzione migliore (80×25) del 9″ del Kaypro (80×24), tanto per dirne una.

    Il che non tiene ancora conto di quella che era la situazione finanziaria della Osborne e il margine di cui avevano bisogno per tenere aperta la baracca, pagare stipendi e remunerare gli investitori, più le passività per l’invenduto di Osborne 1 e altre mille cose.

    Ma che te lo dico a fare? Tu senza nemmeno prenderti la briga di aprire Wikipedia, hai già la verità in mano… Sei pronto a tirare un parallelo fra la Dyane 6 alla tonaca del Papa pur di portare il discorso sul rapporto qualità/prezzo dei computer Apple.

  • # 10
    nelchael81
     scrive: 

    Quel tizio col pc della Osborne sta facendo o’sborone

  • # 11
    D
     scrive: 

    “e che lo schermo da 7″ dell’Execuitive aveva una risoluzione migliore (80×25) del 9″ del Kaypro (80×24)”

    E’ meglio uno schermo piccolo ad altissima risoluzione o uno più grosso con una risoluzione più bassa ? Per una colonna in più, 2 pollici di diagonale in meno non sono giustificabili. La stessa MC ai tempi ironizzava su un incremento di vendite degli occhiali.

    “Ma che te lo dico a fare?”

    No, che perdo tempo IO a commentare la cosa con uno che realizza gli articoli basandosi su wikipedia spacciandola per “opinioni di esperti”.

  • # 12
    Don Luca
     scrive: 

    @D

    Almeno Alessio si prende la briga di fornire delle fonti, te neanche quello.

    Quello che purtroppo non si comprende è che dai tempi dei pentium MMX si è sviluppata la psicosi della corsa all’ultimo ritrovato tecnologico, all’ultima nuova feature, una gara a chi ce l’ha più lungo, e, se da una parte abbiamo i fanboy di quella o quell’altra casa produttrice di hardware, dall’altra abbiamo i nerd (i quali, ahimè, una volta erano estremamente ben informati, erano persone autorevoli nel contesto informatico, ora invece si sta sviluppando un fenomeno di nerdismo ignorante) sempre alla ricerca di quel prodotto che faccia 20000 cose insieme non riconoscendo che poi lo si userà sempre e solo per quelle 4 solite cose… è in questo ambito che interviene apple con la sua filosofia “it just works”: sondaggi di mercato, ricerche e attenzioni rivolte agli utenti, alle loro vere esigenze, a ciò che effettivamente usano eliminando il superfluo e mettendo tutto in un involucro “attraente” perchè anche l’occhio, imho, vuole la sua parte (e qua ci sono anche i vari modder a darmi ragione, con tanto di neon e tubi fluorescenti dentro ai loro midi-tower con pannello in plexiglass).
    Ed ecco quindi nascere prodotti come i macbook, semplici, essenziali, se vogliamo, che “funzionano”: si preferisce dare priorità alla stabilità e la sicurezza, usando componenti ben collaudati dei quali si conoscono le potenzialità (per molti leggasi anche “vecchi”) piuttosto che buttarsi a capofitto su una nuova piattaforma dalle prestazioni sicuramente superiori ma non altrettanto ben “conosciuti” (e tra l’altro pure questo è parzialmente vero… si basti pensare al processore custom che aveva il macbook air).
    Questo è il prezzo della sicurezza di un prodotto che sai che funzionerà… non sicuro al 100% perchè a questo mondo nulla è certo, ma è paragonabile ad un allin preflop a texas hold’em con coppia di assi… sicuramente meglio di qualsiasi altra combinazione esistente, ma non infallibile.
    E ripeto, questo si paga… nulla viene regalato.

    Se proprio vogliamo fare un parallelo (sempre inappropriato imho, ma almeno già più vicino all’effetto osborne) mi verrebbe da citare il caso Playstation 3, dove la Sony ha messo nel mercato una macchina dalle grandi potenzialità ma difficilmente sfruttabili, quindi in netta inferiorità rispetto al suo antagonista X360, ponendola per di più ad un prezzo molto alto rispetto alla concorrenza facendo affidamento principalmente sul brand Playstation. Ad ogni modo, le potenzialità di PS3 finalmente pian piano stanno venendo in superficie, quindi la inferiorità prima o poi sarà destinata a sparire e il parallelo perderà senso.

    P.S.: @D

    donde evitare la ricorrenza delle solite frasi fatte, spero non ti offenderai se te ne brucio subito alcune:

    “Ma ti paga la Apple per fare tutta questa pubblicità?” –> no, semplicemente sto riportando dei dati di fatto ponendoti come fonte una risorsa che spero considererai attendibile: la mia, visto che sono cresciuto durante il boom informatico dell’home computing e mentre i miei amici da bambini giocavano con i power rangers io smanettavo con qbasic sul 286 di papà e leggevo le riviste del settore con estremo interesse.
    “Esistono soluzioni molto più avanzate a prezzi inferiori” –> verissimo, ma infatti nessuno ci obbliga a comprare apple, ma chi non ha esigenze di smanettamenti estremi può vedere in apple una valida alternativa, più stabile e sicura.
    “Apple è la moda, per questa vende tanto” –> la moda cambia, si aggiorna, vira verso diversi panorami e la Apple sta durando troppo per essere una moda… forse perchè non lo è?
    “Apple ti obbliga a fare solo ciò che lei vuole” –> ciò che “lei vuole” è ben scritto e documentato, quindi basta informarsi per non avere brutte sorprese, ma questo non solo con la Apple, ma per qualsiasi cosa: una volta che conosci i limiti decidi.

    …e tante altre che ora, essendo l’una e mezza di notte non mi vengono in mente… almeno se proprio senti l’impellente bisogno di ribattere dovrai inventarti qualcosa di nuovo; sia mai che l’ennesimo flame sulla Apple possa portare a qualcosa di costruttivo.

    P.P.S.: chiedo scusa ad Alessio per aver imbrattato il suo articolo con questo immenso OT, ma veramente non se ne può più di vedere e leggere le stesse cose ancora e ancora e ancora, motivo per il quale ormai non seguo quasi più HWUpgrade e mi sono rifugiato qua in AD sperando di trovare un ambiente più solidale e costruttivo (cosa che effettivamente, salvo rare eccezioni, ho trovato :) ).

  • # 13
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ d
    Tu hai fatto un’affermazione, io ti ho chiesto di dimostrarla, tu non sei riuscito ad andare oltre il tuo buon senso e una evidentemente scarsa conoscenza della questione, quando ti sarebbe bastata una ricerca su Google per capire che avevi sbagliato indirizzo e numero civico.

    Il tutto, per inciso, non per parlare di Osborne ma per portare il discorso sulle critiche ad Apple che vai ripetendo da quando frequenti questo sito.

    Tutto questo ti porta a concludere che la persona disinformata o informata superficialmente sia io?

    Smetti pure di commentare, fa’ quel che ti pare: nessuno ti trattiene qui.

    @ Don Luca
    Ribattere non è il modo di chiudere l’OT…

  • # 14
    ravescat
     scrive: 

    Quoto Don Luca su tutto tranne che per un particolare: all’epoca del nostro mitico 286, subito dopo da me sostituito dal 386 con coprocessore matematico, non c’erano i power ranger, ma Ken e BOB che facevano il filo a Barbie e Big Jim per i guerrafondai :)

    p.s.e mi riferisco @ D: ma perchè bisogna sempre cercare di istigare flames inutili in tutti gli articoli? cavoli non si può prendere un articolo, leggerlo e dire semplicemente: “Complimenti bell’articolo – si me lo ricordo – cavoli mai sentita questa roba – personalmente non lo trovo interessante”, sempre a tirare fuori Ap Vs Ms , Ps Vs Xb, Wi Vs Li, Nv Vs At ??
    Tra poco tirete fuori pure Ferro da stiro elettrico Vs caldaietta a vapore pur di dire che 1 lavora melgio e fa di più dell’altro e metterete qualche link con immagini di test dove 1 fa più pieghe per secondo dell’altro…
    Ma daiii

  • # 15
    ravescat
     scrive: 

    pp.ss. e poi chiudo, a me l’articolo è piaciuto tanto e complimentoni all’ autore

  • # 16
    Francesco Cuccuini
     scrive: 

    Ricordo nella prima metà degli anni 80, un Olivetti identico alla “valigia” in foto.

    Era un M21, M25, M…?

    Saluti

  • # 17
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Ciao Francesco,
    si tratta dell’M21:
    http://www.baldi.it/pcm21.htm
    Occhio però che parliamo di una macchina x86 per DOS e CP/M. I modelli Kaypro e Osborne citati sono macchine Z80 ed eseguono solo CP/M.

  • # 18
    neutrino76
     scrive: 

    bellissimo articolo…..solo che queste cose mi riportano a mente il fallimento della Commodore…sigh!……Cmq tanto di cappello a questi signori che hanno aperto la strada dell’informatica di massa. Avevano il coraggio di sperimentare e di imparare dagli errori. Oggi è il piattismo e il grigiore + totale…..

  • # 19
    goldorak
     scrive: 

    @neutrino76 : questo e’ il rovescio della medaglia di un mondo che si e’ assoggetato da solo a Windows. Gli inizi dell’era informatica di massa erano interessanti, movimentati, pieni di novita’ perche’ cera differenza nelle scelte hardware.
    E gli sviluppatori non si facevano problemi a fare porting del loro software sulle piu’ bizarre architetture.
    Oggi noi paghiamo lo scotto delle scelte idiote degli OEM che per un guadagno su breve distanza (quello in cui il mercato pc raddoppiavo ogni x anni, oggi non e’ piu’ cosi’), hanno reso di fatto Windows IL MONOPOLISTA e loro gli OEM hanno visto i loro margini sull’hardware rasentare lo zero. Perche’ che senso ha innovare sul hardware se poi tutto e’ vincolato alle scelte di Windows ?

  • # 20
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Sicuro che le scelte “idiote” siano soltanto degli OEM?

    Sulla concorrenza che ha fatto di tutto per suicidarsi, nulla da dire? ;)

  • # 21
    Simon71
     scrive: 

    Ottimo articolo, interessante…Si me li ricordo quei tempi, li ricordo molto bene, ma mi sento di fare una doverosa precisazione..
    Allora, cos’ come oggi NON si dava tanta importanza all’Hardware, come è giusto che sia. Ricordo ancora un giorno di inverno del 198…E chi se lo ricorda, forse l’85 oppure l’84…Davanti alle vetrine di un noto rivenditore milanese, con i nostri nasi stampati, e le bocche spalancate, della serie: “i bambini fanno ohhhhh!!!” Davant a noi c’era un computer con una strano logo multicolore: era una mela morsicata….Era il Macintosh, il “computer con la grafica” come lo chiamavamo…Con quello strano aggeggio denominato Mouse attaccato…Ci sembrava fantascienza…a noi….a noi che nelle nostre case smanettavamo con i Commodore64 e gli Spectrum….
    Ecco, il software…Chissenefregava poi di cosa c’era dentro!!!
    Si sa in seguito l’informatica che piega prese, ed oggi forse l’unica azienda che orgogliosamente continua a ribadire “it’s all a matter of software” è proprio Apple…
    Perché quello che ti fa fare “ooohhhh” anche a 40 anni alla fine non è l’Hdd da 2 TB o i 16 giga di Ram o la CPU Quadcore….E’ quello che ti permette di sfruttare il tutto…
    Saluti

  • # 22
    Al
     scrive: 

    @ Cesare Di Mauro

    Quoto al 100%.

    Uso Computer dagli anni ’80 ed ho seguito tutta la storia.
    Di certo M$ è stata brava e molto spregiudicata, ma i concorrenti che, pur con prodotti migliori, si sono suicidati sono stati pari a M$ in testardaggine.

    Vi faccio alcuni esempi di prodotti, alcuni dei quali esistono ancora, ma che ormai non possono più scalfire il predominio di Microsoft:

    – Lotus
    – Ami Pro
    – Wordperfect
    – Novell
    – Desqview
    – DR
    – dBase
    – Apple (si è salvata dagli errori fatti negli a cavallo del ’90 per miracolo, paradossalmente grazie anche a soldi di Bill Gates)

    Sarebbero bastate alcune fusioni intelligenti per realizzare un suite di programmi o sistemi operativi largamente superiori a Office e Windows, ma non si sono messi mai d’accordo.

    – Non parliamo poi del mondo UNIX, i cui attori (SCO, Sun, HP etc..) si rifiutarono per anni di realizzare uns Sistema comune ed interfaccia grafica amichevole per il loro Sistema Operativo.

  • # 23
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Simon71: fino al giorno prima del passaggio di Apple agli (ex) odiati x86 di Intel, il Mac era “all a matter of hardware and software”.

    Il giorno del passaggio è diventato “all a matter of software”.

    Jobs: un uomo, una coerenza. :D

  • # 24
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cesare
    Dimentichi il passaggio da Apple Computers Inc. ad Apple Inc. Per Apple la politica delle “mani libere” rispetto all’HW è stata sempre centrale, e credo sia una scelta saggia. Chissà che un giorno non si arrivi a una gamma Apple al 40% ARM based con CPU che si sono sviluppati in casa :-)

  • # 25
    Don Luca
     scrive: 

    @Alessio:

    Magari… al di là della delusione personale verso l’iPad, la scoperta che montava un processore sviluppato da Apple mi ha veramente stampato un sorriso sul volto che avrebbe messo paura a uno squalo! Però dubito che useranno ARM se non forse per un improbabile “netbook” o notebook di ridotte dimensioni e consumi. Io spero veramente che sviluppino un loro processore x86 (un’altra architettura sarebbe un suicido poichè tutto il software mac si è appena spostato ad Intel).

    “Cesare Di Mauro scrive:
    Sicuro che le scelte “idiote” siano soltanto degli OEM?

    Sulla concorrenza che ha fatto di tutto per suicidarsi, nulla da dire? ;)”

    Concordo pienamente.

  • # 26
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Quella di progettare i microprocessori in casa è un’ottima mossa che condivido. Poi questo permetterà ad Apple un maggior controllo e customizzazione.

    Non vedo soluzioni x86 all’orizzonte, per un banale motivo: non ha le licenze e mai le avrà da Intel, che non ha interesse ad avere un altro concorrente.

    ARM è una buona soluzione, ma lo vedo bene per soltanto per sistemi embedded e low-end/low-power, come netbook a basso costo.

    Il problema di quest’architettura è che è rimasta ancorata saldamente ai 32 bit, e non ci sono prospettive per una versione a 64 bit, ormai necessari per indirizzare più di 3GB (oltre al RAM c’è sempre da tenere in considerazione lo spazio per il firmware, l’I/O, e la memoria video che diventa sempre più grande).

  • # 27
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ goldorak
    A me non pare che si possa parlare di scelte idiote. Il mercato business tradizionalmente “bloccato” da IBM diventava a portata di tutti: chi non si sarebbe tuffato a pesce? Bada: chi lo ha fatto bene (Compaq) si è regalata un decennio abbondante di “spari”.
    Sono dell’avviso che a partire dal reverse engineering del BIOS del PC IBM fino ad oggi, sia tutto andato avanti più o meno in modo automatico. Il “peccato originale”, se di questo si può parlare, è da ascrivere all’ingenuità di IBM e null’altro.

    @ Cesare
    Non sono molto d’accordo nemmeno sulle strategie suicide dei competitor. Non tanto Commodore su cui conveniamo al 100%, quanto per quelle decine di AST, Apricot, e la stessa IBM con PS/2, che hanno cercato di introdurre qualche elemento di novità all’interno di un’architettura che si evolveva per progressivi “rattoppi”, andando per questo incontro al fallimento. È quella dittatura della compatibilità, che come dicevo risale al “peccato originale” di IBM, che ha avuto l’esito di rendere l’innovazione unidirezionale, buttando fuori dal mercato chiunque non fosse in grado di ottenere economie rilevanti dall'”inquadramento” nello schema tracciato da IBM nei primi anni ’80.

    @ Don Luca
    La progressiva pressione verso il mobile e la progressiva crescita della potenza di calcolo disponibile ad architetture ARM, mi fa immaginare un mercato molto diverso di qui a qualche anno. Intendiamoci: la sostituzione del laptop da 17″ da cui scrivo non è fattibile nel prossimo futuro, anche perché Intel non se ne starà con le mani in mano.
    In tutti quei dispositivi di nuova generazione saltati fuori nell’ultimo biennio, e nelle rispettive evoluzioni, vedremo ARM giocare il ruolo da protagonista che ha sempre giocato nei dispositivi mobile, e Intel a inseguire.
    Nella misura in cui questi dispositivi riusciranno a riassumere – in forza di una mobilità aumentata da dimensioni contenute e consumo energetico ridottissimo – molte delle funzioni d’uso comune (scrivere email, mostrare presentazioni, accedere a web app etc.), lo scontro Intel-ARM diverrà ancor più frontale, e il vincitore sarà tutt’altro che scontato.
    Il fatto che Apple, dall’acquisizione di PA-Semi in poi, stia scommettendo su una visione ARM-centrica, significa qualcosa per l’intera industria, qualcosa che ad Intel non piace affatto.

    Per quello che riguarda una licenza x86 ad Apple, mi pare non abbia molto senso, né tanto meno ne esistono i presupposti.

  • # 28
    Don Luca
     scrive: 

    Vero… mi ero scordato che giustamente la licenza x86 è saldamente in mano a Intel xD
    Secondo me il problema principale dell’ARM, se vogliamo intenderlo come “mancanza di applicazione” nei computer d’oggi, non è tanto dovuto alle limitazioni che comportano i 32 bit (sinceramente, cosa ce ne facciamo di più di 3 giga di memoria su un prodotto che non mira alle prestazioni ma solamente alla adattabilità e al risparmio energetico?) ma proprio alla potenza computazionale molto limitata… non vorrei dire castronerie ma mi pare che persino il più scarso degli atom andava meglio.
    Forse la Apple dovrebbe prendere ARM e “aggiornarlo” in qualche modo, farne una versione più spinta che gli consenta di rivaleggiare la Intel con i suoi x86.
    Ovviamente sono castelli campati per aria però chissà… in un futuro magari…

  • # 29
    Flare
     scrive: 

    Erano aggeggi molto affascinanti. Mi ricordo un simile computer “trasportabile” della Commodore, l’SX64, che produsse pochi anni dopo. L’avevano in un negozio dalle mie parti.
    http://oldcomputers.net/sx64.html
    Purtroppo una buona idea non basta per mantenere il successo.

  • # 30
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Alessio Di Domizio: non mi riferivo alla concorrenza “in casa”, dei PC più o meno compatibili, ma realtà come Commodore, Atari, Acorn, e la stessa Apple. Il management ha commesso troppi sbagli e ha portato il PC ad essere il dominatore del mercato.

    @Don Luca: infatti non a caso parlavo di macchine low-power / low-cost. Per queste non servono CPU a 64 bit, e ARM va benissimo. Anzi, mi sembra la soluzione migliore.

    Ma mettendo da parte questo segmento, non vedo spazi per questi microprocessori.

  • # 31
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cesare
    Sicuramente non sono mancati errori strategici in casa Commodore – Atari forse un po’ meno – Acorn ed Apple. Credo però che un mercato come quello PC IBM compatibile avrebbe comunque marginalizzato ogni produttore di piattaforme chiuse, indipendentemente dalla correttezza delle proprie strategie.

    Quando hai una fascia di prodotti su cui 10 produttori, ciascuno grande come una Atari o una Commodore, si scornano, che entrano nelle case ed uffici di tutto il mondo con il biglietto da visita di IBM, come produttore alternativo il massimo a cui puoi ambire è una nicchia di qualche punto percentuale: non sarai mai competitivo sui costi, particolarmente se adotti hardware proprietario, e ti ritroverai con il software richiesto dal 90% del mercato, che sulla tua piattaforma non gira.

    In altre parole la mia ipotesi è che, dal momento in cui il reverse engineering del BIOS IBM è avvenuto senza conseguenze legali, la marginalizzazione delle piattaforme alternative ne sia conseguita più o meno automaticamente.

  • # 32
    mirko zanellato
     scrive: 

    comunque ha perfettamente ragione D nel primo post, ormai la apple non vende più innovazione, ma solamente il suo marchio, e molti pecoroni dietro a spendere soldoni alla apple e mac, quando ormai la concorrenza vende prodotti migliori e con prezzi più bassi, solo che oggigiorno fa figo girare con un apple,guardiamo quello che offre esempio iphone e un android, iphone, batteria fissa, non ha linguaggio flash, nasce con tagli di memoria fissi, non puoi aggiungere nessuna microsd come espansione, costa ben 700,00 €, prendiamo uno smartphone qualsiasi con android all’interno, batteria sostituibile, compatibile al 100% con linguaggio flash, stesso schermo capacitativo dell’iphone, stesse caratteristiche anche,espandibile con microsd fino a 32 gb e non è brandizzato, a dimenticavo costa molto ma molto meno ;-) se avete soldi continuate a fare i pecoroni e comprate apple :-)

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