di  -  venerdì 25 gennaio 2008

Canon digitalIn questi giorni nella blogosfera spagnola si sta consumando una vera e propria rivoluzione pacifica e sapientemente organizzata, per contrastare il “canon digital”: la versione spagnola dell’italiano equo compenso.

Se da noi, infatti, l’equo compenso, cioè il balzello che si paga su ogni supporto CD o DVD vergine, è cosa data per scontata e che ha visto proteste cadute nel vuoto, in Spagna la mobilitazione è, invece, di proporzioni enormi.

Sono già state raccolte in poche settimane oltre 2 milioni di firme ad una petizione contro l’introduzione del canon digitale e su Facebook sono comparsi tre gruppi con migliaia di iscritti ciascuno, il tutto con lo scopo di interessare il Governo e fermare questa iniziativa che porterebbe milioni di euro nelle casse della SGAE (al SIAE spagnola) viziando il mercato e danneggiando consumatori ed aziende.

Già, come si nota in Italia ad essere danneggiati non sono solo i consumatori che pagano di più i supporti vergini, ma anche le aziende che sono costrette a chiudere perché sempre più spesso l’italiano compra all’estero, risparmiando. Sopravvive, dunque, solo chi lavora nell’illegalità, mentre la trasparenza viene punita.

Uno scenario triste e assurdo che si aggrava se si pensa alla causa di tutto questo. L’equo compenso è il compenso che viene pagato a SIAE per l’eventuale violazione del diritto d’autore che il possessore del supporto vergine potrebbe commettere: un mostrum giuridico.

Interessanti sono le proposte degli attivisti spagnoli, che non si limitano a dire “no” senza avanzare proposte alternative. Oltre alla radicale richiesta di non implementare l’equo compenso si chiede, laddove questo non fosse possibile, a distribuire il ricavato non agli intermediari (SGAE) ma direttamentea gli artisti, e comunque indicando al consumatore, nel prezzo di vendita, l’importo della tassa. Infine, a rigor di logica, è chiesto che sia abolita qualsiasi tecnologia anticopia, perché incompatibile con una tassa sulla copia.

Mi pare che questi attivisti, a cui va tutta la mia solidarietà, stiano dando un’ottima lezione sia di come si conduce una protesta seria, sia di come internet è oggi uno strepitoso e straripante strumento per fare valere diritti prima calpestati silenziosamente.

8 Commenti »

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  • # 1
    Rubberick
     scrive: 

    fortuna che era specificato nelle prime righe, dal titolo pensavo fosse una protesta contro la nota ditta

  • # 2
    andrea
     scrive: 

    in Italia siam gli unici che non muovon il culo, mai..

  • # 3
    AlessioF
     scrive: 

    Si, in italia non sappiamo protestare, o meglio non siamo uniti per neinte e i politici snobbano tutto e diminuiscono di un fattore 100. Si qualcuno muove il culo, ma pochi. Vedi grillo chi ha protestato per il wimax? 140.000…

  • # 4
    Negadrive
     scrive: 

    L’Italia è proprio un paese di santi: si pensa sempre che sarà il santo di turno a muovere il culo per noi.

    Sì, anche Grillo: lui forse sperava di dare l’esempio, da cittadino qualunque, non da capo di un movimento (“io sono solo un comico”), ma poi nei commenti al suo blog ogni tanto si leggono vari “Grillo aiutaci”, “Grillo qui”, “Grillo là”, … appunto.

  • # 5
    Giulio
     scrive: 

    Dire che sopravvive solo chi gioca con l’illegalità è errato. Di fatto, come cittadino dell’Unione, posso comprare quel che voglio dove voglio (al di là di quelli che vendono dvd sotto banco e sotto casa ovviamente). Quindi altro che illegale. Io la roba la prendo dove voglio, ne ho tutto il diritto (e per inciso, io personalmente non ho mai preso dvd all’estero, ma non che se mi capita rinuncio, sia chiaro).

  • # 6
    Saro
     scrive: 

    L italia è sempre la cara e vecchia repubblica delle banane… Cmq la cosa più interessante della protesta spagnola è l ultima parte, cioè l alternativa, sarebbe interessante inserire magari una tassa sui prodotti vergini ed eliminare ogni forma di divieto di duplicazione, si pagherebbe cioè una tassa sulla duplicazione… Ovviamente sta cosa avrebbe pro e contro però è davvero interessante e secondo me a lungo andare potrebbe dare risultati positivi…

  • # 7
    marino
     scrive: 

    ma bene…evviva l’italia e la siae.
    per quanto ne concerne, i miei dvd e cd vergini li andrò a comprare ancora più di buon gusto all’estero come faccio da quando esiste la legge che prevede di devolvere quella assurda percentuale alla SIAE per quanto riguarda i supporti vergini.
    buona fortuna ai spagnoli, e spero che la loro dura lotta li porti a qualcosa, non come qua, che alla fine si PAGA SEMPRE e sia ha ZERO IN CAMBIO

  • # 8
    Francesco Federico
     scrive: 

    Giulio, quando ho parlato di illegalità mi riferivo alle societò, non al consumatore che, ovvimente, ha il diritto di acquistare dove vuole, anche fuori dalla UE.

    La mia frase intendeva sottolineare la difficoltà a sopravvivere, nella trasparenza e legalità, per le aziende italiane che vogliono immettersi nel commercio di supporti CD/DVD vergini in Italia.

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