di  -  lunedì 15 febbraio 2010

Per la rubrica Energia e Futuro, questo lunedì proseguiamo con un post dove non verranno affrontate particolari tecnologie per la produzione di energia, bensì riprendiamo un argomento trattato parecchi mesi fa agli albori di questa rubrica… andremo pertanto a parlare della produzione e della richiesta di energia nei casi reali.

ENERGIA – PRODUZIONE E RICHIESTA

Quando si parla di fonti energetiche e di tecnologie per la produzione di energia spesso ci si concentra sui dati di targa degli impianti, ovvero sulla potenza nominale e (ma questo spesso nei media passa in secondo piano, come evidenziato anche nel precedente post) sul numero di ore equivalenti di funzionamento o sull’energia producibile annualmente.

Questi dati risultano utilissimi per compiere valutazioni globali sulla produzione di energia e sul contributo globale al soddisfacimento della richiesta di energia, ma poco dicono in relazione alle necessità di seguire le richieste di energia delle utenze.

Nel post Capire l’energia: il fabbisogno (e nei successivi 1 e 2) abbiamo già parlato della necessità di produrre l’energia secondo una “curva della richiesta” che varia giornalmente (anche se con variazioni meno marcate) e soprattutto su base stagionale e questo post non vuole essere una ripetizione di post precedenti, ma vuole invece rappresentare un richiamo a quei temi nel momento in cui abbiamo affrontato, nello scorso post, una importante discussione su Energia e Potenza.

Come appena detto l’energia deve venire prodotta al momento della richiesta, e si può riflettere su quanto sia variabile la richiesta pensando all’assoluta imprevedibilità dell’accensione di utenze elettriche durante la giornata dando uno sguardo alla curva nera del seguente diagramma (già utilizzato nel post Capire l’energia: gli impianti idroelettrici ed un “caso reale”):

Trascurando le altre curve si individua una quota sempre presente di richiesta durante l’intera giornata, ed una parte restante che in maniera più o meno accentuata varia presentando comunque due picchi distinti di consumo.

Nel diagramma le grandezze sono espresse in MW e sono quindi le potenze effettivamente impegnate dalle utenze al 20 dicembre 2006 (dati del gestore elettrico).

La produzione di energia elettrica viene suddivisa in vari impianti in funzione delle rispettive caratteristiche peculiari (esposte in maniera più ampia nei post precedentemente indicati):

  • Impianti termoelettrici a vapore (tradizionali, geotermici o nucleari, gli ultimi non presenti in Italia) principalmente per il carico di base, ovvero per la quota costante durante il giorno
  • Impianti termoelettrici a turbina a gas in ciclo semplice e combinato principalmente per seguire la richiesta durante i picchi
  • Impianti idroelettrici e piccole turbine a gas a ciclo semplice per le richieste “istantanee” delle utenze

Alla luce di quanto esposto nell’ultimo post sulle problematiche della produzione delle varie tecnologie a produzione discontinua (per loro stessa natura), è evidente come una loro introduzione nello scenario energetico nazionale (anche in virtù di una rete che non risulta adatta a logiche di tipo smart-grid) crei non pochi problemi nel momento in cui tale quota diventasse significativa, essendo il sistema di produzione in parte basato sulla predittività della richiesta elettrica in modo da consentire di portare a regime gli impianti più grossi, ed in parte sul “just in time”.

Con questi spunti invito tutti ad una discussione costruttiva nei commenti in quanto l’introduzione delle tecnologie quali solare ed eolico nello scenario elettrico verrà trattata in seguito, lo scopo di questo post è favorire la riflessione sui problemi, non innescare una guerra tra pro e contro di una qualsiasi tecnologia

Vi aspetto come sempre lunedì prossimo

30 Commenti »

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  • # 1
    gluca86x
     scrive: 

    Come al solito ottimo post su un tema fondamentale, come è appunto l’approvviggionamento energetico del nostro Paese, rapportando la semplice matematica della produzione alle opinioni superficiali di chi parla delle fonti rinnovabili solo per sentito dire. Il problema della discontinuità è serio e qualcuno, poi “zittito” nel senso che i giornalisti hanno taciuto sulla cosa varie volte, ha provato a porre seriamente il problema ad esempio dell’eolico. In Italia, a causa della sua morfologia del territorio, ampiamente circondato dal mare, con i suoi influssi che si sentono anche nell’entroterra, è quasi impossibile già solo avere un’idea precisa della direzione del vento, senza contare l’intensità che poi è ciò che in realtà produce la potenza. La gatta da pelare c’è ed effettivamente non si può basare il futuro di una grande nazione solo sul sentimentalismo ambientale e su variabili che più aleatorie della metereologia si muore. Stessa cosa il solare. Immaginate che magari ad agosto ci sia un black out nazionale perchè è arrivata una perturbazione imprevista che ha coperto completamente qualche parco solare… Penso che davvero sia il nucleare l’unica vera alternativa al petrolio, al momento attuale, per la produzione energetica del Paese. L’idroelettrico è allo stremo e in estate infatti, a causa della carenza d’acqua negli invasi, la produzione cala. Eolico e solare sono estremamente pulite ma troppo casuali per fornire energia a standard da paese del G7 e non da terzo mondo. Le fonti energetiche convenzionali si cerca appunto di sostituirle, almeno in parte. Resta il nucleare. Secondo me l’unico impiego del solare sarebbe per uso “privato”, cioè per creare energia in loco da usare al posto di quella della rete, in modo tale da calmierare i picchi di richiesta diurna a seconda dei propri usi. Se ho richiesta uso la “mia” energia, altrimenti la cedo. Se non ne produco uso quella della rete. Alcune fabbriche hanno pensato a questa strategia e per loro è una scelta vincente perchè si svincola il rischio pesante della variabilità delle condizioni meteo dal bilancio totale. Mi spiego meglio: se avessimo un parco solare di qualche centinaio di megawatt, quindi bello grosso, quanto una centrale convenzionale, avremmo che in caso di nuvole sulla zona, al sistema nazionale verrebbe a mancare nell’ora di punta una centrale (ipotizzando quindi di usare il solare come fonte alternativa per seguire i picchi diurni). Magari poi nel resto d’Italia non c’è una nuvola ma che lì invece ci sia quella fantozziana… che succede? Abbiamo mezzo paese ko per colpa di una nuvola? Sarebbe meglio allora che la stessa potenza fosse distribuita, in tranche molto più piccole, nelle varie zone del paese. Spesso il tempo varia pesantemente anche nel raggio di pochi chilometri, quindi avere piccoli impianti a macchia di leopardo non cambia il computo totale dell’energia prodotta ma aiuta a ridurre i rischi di un calo della produzione causa nuvole. Stessa cosa per l’eolico: non possiamo sapere a priori quanto vento ci sarà al giorno. Quando si impiantano centrali eoliche so per certo che ci vogliono degli studi con centrale metereologica messa lì qualche anno prima, per capire la direzione e l’intensità dei venti durante l’anno, nel corso degli anni per stimare statisticamente l’ammontare di energia producibile. Tuttavia però è difficile capire poi se tale energia possa essere inserita nelle statistiche di produzione fissa giornaliera o per soddisfare i picchi di consumo. Che ne sappiamo se magari di giorno per mesi non vuol tirare un alito di vento e poi di notte scatenarsi un putiferio? Anche in questo caso, secondo me, la soluzione potrebbe essere avere impianti relativamente piccoli dove la loro produzione è un “più” rispetto al resto della produzione convenzionale che magari, può seguire picchi di richiesta più smorzati.
    In parole povere solare ed eolico in piccoli impianti produttivi localizzati però dovunque sul territorio (solare ad esempio sui tetti di ogni casa che tanto non dobbiamo vincere il premio per la tegola più bella), capaci di smorzare le richieste locali e quindi di alleggerire le richieste verso la produzione “dinamica” convenzionale, ma mai e poi mai basare un piano energetico di massa su queste fonti troppo variabili.

  • # 2
    Luca
     scrive: 

    Mi chiedo una cosa: eliminati gli enormi sprechi (rete elettrice obsoleta, edifici energeticamente poco efficienti, abitudine ad un consumo scellerato da parte della maggioranza della popolazione, ecc…) e puntando su tecnologie a basso consumo che riducano ulteriormente il fabbisogno energetico, a quale consumo medio giornaliero potremmo arrivare?
    Non sarebbe meglio rispondere a questa domanda prima di pensare ad aumentare la produzione?
    (la diversificazione è un altro discorso)

  • # 3
    Riccardo
     scrive: 

    Complimenti per l’approccio, una volta tanto scientifico, fondamentale per un argomento che spesso è affrontato con “sentimentalismo” come dice gluca86x e tantissima ignoranza.
    A integrazione del post precedente vorrei far notare come il nucleare potrebbe benissimo coprire la quota di base della richiesta, andando a sostituire i grandi impianti a carbone. Per loro natura infatti le centrali nucleari non sono modulanti, ma devono funzionare in modo costante a piena potenza, per avviare un reattore sono necessarie anche settimane.
    L’eolico ha un altro problema che ne limita fortemente l’utilizzo, ovvero la costanza della frequenza dell’energia prodotta (50 Hz), che è fondamentale per l’integrazione nella rete.

  • # 4
    Aesyr
     scrive: 

    @gluca86x
    Credo che tu giunga però troppo frettolosamente alla conclusione della necessità del nucleare: il punto fondamentale delle fonti discontinue è che serve anche una tecnologia di accumulo in coppia – come ad esempio il ripompaggio a monte delle centrali idroelettriche a qualcos’altro.
    Tali tecnologie oggi non sono del tutto disponibili, ma questa è una direzione che non può essere scartata a priori.

  • # 5
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    Grazie a tutti per l’apprezzamento… ora alcune considerazioni sui commenti:

    @ gluca86x

    In effetti giungi ad alcune conclusioni forse un pò frettolosamente, ma credo di capire che in un commento non si può nemmeno scrivere un post, pertanto si argomenta meno… d’altronde i miei precedenti post illustrano pregi e difetti in maniera ampia delle tecnologie solari ed eoliche

    @ luca

    Sarebbe bello ridurre i consumi, ma considerato che ognuno dovrebbe fare la sua parte dubito fortemente che si otterrebbe un risultato… non si può nemmeno pretendere che il miglioramento dell’efficienza lo paghi lo Stato, siamo noi a risparmiare successivamente e siamo noi a dovere cambiare modo di utilizzare l’energia, è una questione principalmente culturale e quando si tratta di queste cose divento fortemente scettico sulle reali possibilità “massive” di un cambiamento… d’altronde la produzione non si aumenta per decreto legge… ma per richiesta delle utenze, e sono “venditori” al pari di altri che producono ciò che noi necessitiamo… se aumentasse la richiesta di un bene qualsiasi i produttori non penserebbero certo a dire alla gente di cercare di utilizzarlo meglio, ma glielo venderebbero e basta

    @ Riccardo

    Hai ragione sul nucleare, infatti ho indicato “Impianti a Vapore” in quanto rientrano in quella categoria, e ne acquisiscono pregi e difetti

    @ Aesyr

    Verissimo ciò che dici, ma il ripompaggio a monte si fa (ne parlavo proprio nei post linkati), solo che in Italia la risorsa idroelettrica è al limite, altre tecnologie ad oggi non rappresentano una valida alternativa… e non dimentichiamo (e qui si ritorna al post di lunedì scorso) che noi consumiamo energia e che dobbiamo produrla… le fonti come il solare e l’eolico ad oggi richiedono un uso di territorio ancora troppo elevato per poterle considerare come risorse su cui contare in maniera massiva (ma ciò non esclude che la continua ricerca porterà dei miglioramenti)

  • # 6
    contro!
     scrive: 

    Il problema alla base di tutto è comunque culturale…
    Si fa la guerra allo stand-by, si mettono lampade fluorescenti, apparecchi intelligenti, e poi tutti a casa col climatizzatore, boiler elettrico e stufetta elettrica per sopperrire a impianti di riscaldamento inefficenti…
    e comunque cari lcommentatori, se il nucleare non passa come alternativa c’è il carbone!!!

  • # 7
    Cesare
     scrive: 

    simone,come posso contattarti privatamente?

  • # 8
    Mech
     scrive: 

    Ciao, ho letto l’articolo e i commenti e pensavo che il fine ultimo non è trovare una nuova “fonte” di energia, ma il risparmio economico; questo perchè la produzione di energia ha un costo, quindi calmierando questo costo si apportano benifici a tutto il Paese.
    Per assurdo potremmo essere un Paese ricchissimo (che ne so, l’Arabia) che potrebbe permettersi di bruciare petrolio e sprecare energia a go-go; chi me lo farebbe fare di andare alla ricerca di altre fonti di energia quando io non ho problemi in questo senso?

    Detto questo l’Italia ha una conformazione che la favorisce per la produzioni di energia alternative quali solari termiche, eoliche, geotermiche, maree, ecc ecc.

    Se il costo economico dell’energia dall’atomo è dato da molti fattori quali la materia prima, la sua lavorazione e lo stoccaggio, l’impiego nelle centrali, la costruzione delle stesse e la loro manutenzione, il trasporto e il trattamento delle scorie, lo stoccaggio definitivo dei residui, non è che forse questa energia nucleare alla fine ci costa di più che per assurdo, il petrolio, il gas o il carbone?

    Se come dice Rubbia, per fornire energia ad 1/3 dell’Italia sono sufficenti centrali solari termiche che occupano l’area di 14 centrali nucleari e sapendo anche che queste costano una frazione di quelle nucleari, e che necessitano oguna di meno di 2 anni per essere costruite e cominciare a produrre, non è alla fine questo atomo veramente è una presa in giro?

    Per utilizzare una centrale solare termica non dobbiamo acquistare materie prime da “bruciare”, non dobbiamo stoccare nulla, la possiamo costruire in poco tempo e perfino nei pressi dei centri abitati, non ha particolari problemi di sicurezza, è smantellabile, non lascia residui sul posto, è relavivamente low-tech, non necessita di personale ultra-specalizzato, ecc ecc

    Certo, di contro ne devo costruire di più e risentirò gli effetti del clima, ma ricordiamoci che producono energia anche con le nuvole e i sali fusi restano in temperatura anche dopo diversi giorni di buio.
    Siamo il paese del sole, a Natale al sud c’è gente che fa il bagno, per 9 mesi l’anno avremmo energia in abbondanza a costi irrisori, mentre per i restanti 3 mesi si continuerebbe ad andare con le fonti tradizionali.

    Qualcuno non di parte ha già stilato un prospetto dei costi/benefici delle due soluzioni per permettere agli italiani di scegliere correttamente?

    Io non credo…

  • # 9
    ilruz
     scrive: 

    Mmm, questo fotografa l’attuale – dire che la soluzione a tutti i nostri mali sono le centrali nucleari … e’ un po’ affrettato.

    es: quante ne servirebbero? dove potrebbero essere costruite (e mi riferisco alla immane quantita’ di acqua che consumano)? dove stoccheremo o bruceremo le scorie? e … domanda molto prosaica; in quanto tempo pensiamo di avviare la prima, promesse del governo di turno a parte?

    Dico questo perche’ la mia azienda costruisce centrali, anche nucleari, e tra volerne una, e metterla in funzione, vi assicuro che passa veramente tanto …. ammesso di NON avere problemi di soldi:P : il bilancio piu’ ragionevole in questo campo e’ costituito dalle centrali turbogas; che sono modulari e i singoli moduli sono operativi relativamente in fretta. Per non parlare dell’eolico, campo in cui non riusciamo a stare dietro alle richieste, e non perche’ siano tutti improvvisamente diventati ecologisti, ma perche’ l’eolico conviene proprio a chi lo compra!

    Cmq, che ne dite di parlare anche dello stoccaggio e della modulazione, oltre che della produzione? supervolani, batterie a carica rapida, batterie liquide (scalabili all’infinito), aria compressa, etc.

    Niente, preso singolarmente, e’ la soluzione definitiva; un po’ di tutto e’ l’ideale

  • # 10
    andrea
     scrive: 

    io credo che gli impianti solari (fotovoltaici e termici) debbano essere realizzati in maniera distribuita, essenzialmente per il loro gravissimo problema della discontinuità di produzione, ma questo è in parte ostacolato dalla configurazione della rete. Ora come ora , non è pensabile costruire centrali solari in sostituizione alle centrali a vapore.
    Bisogna investire nello smaltimento delle scorie (avevo letto un po di tempo fa della “trasmutazione” delle scorie, cioè trasformarle in altri materiali meno radioattivi) e nell’uso della geotermia (per adesso, il nucluo della terra è ancora molto caldo :-D ).
    Ovviamente un consumo meno indiscriminato è la strada più immediata oggi sfruttabile

  • # 11
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    Sono lieto di vedere che i commenti non sono “fondamentalisti” e che il post abbia stimolato il confronto educato… spendo due parole però su alcune cose che ho letto in essi…

    La produzione di energia ottenibile con il termodinamico è stata esposta in un mio precedente post, basandoci sull’energia prodotta e producibile si scopre che i dati di Rubbia non sono corretti… lungi da me criticare il grande fisico Italiano di cui dobbiamo andare fieri per le sue ricerche nel campo della Fisica, evidentemente c’è qualche imprecisione riportata dai media, o forse qualche pretestuosità nel volere presentare i dati a proprio uso e consumo… i dati riportati negli esempi di moderni impianti Spagnoli evidenziano l’enorme richiesta di superficie a fronte di una esigua energia elettrica prodotta in proporzione (pur con dati di potenza nominale degni di rispetto, ma qui ricadiamo nell’ambiguità che evidenziavo nel precedente post tra energia e potenza)… pertanto una riflessione è d’obbligo.
    Sui tempi necessari per una centrale nucleare così come per ogni altra opera in Italia pesano una miriade di incongruenze di legge, di competenze, proteste ecc. che impediscono ogni corretto svolgimento dei lavori e pesano moltissimo anche sul’arretratezza del paese nel campo delle infrastrutture…

    Per quanto riguarda l’eolico, allo stato attuale in Italia (e preciso… in ITALIA)è un business piuttosto sovvenzionato, è un affare per chi installa, ma non per il sistema energetico nazionale e per la produzione di energia…

    In nucleare non è la soluzione anche perché può operare in alternativa a centrali a vapore convenzionali (ad esempio a carbone), ma non può operare in sostituzione di gruppi turbogas che operano sopra il carico di base… poi si può sempre discutere sul modello di impiego ed accumulo dell’energia, soluzioni ne vengono proposte tante ma poi nei fatti sono poche quelle realmente affidabili… allo stato attuale per grandi quantità di energia l’unica soluzione realmente affidabile è l’accumulo nei bacini idroelettrici… il futuro porterà altre innovazioni, ma prima che siano valide su larga scala passeranno tanti anni e nel mentre qualcosa andrà fatta anche con quello che si conosce…

    Un’ultima cosa… prima che qualcuno lo dica… sarà necessaria anche una riforma della borsa energetica nazionale, altrimenti anche il nucleare non porterà benefici economici in quanto allo stato attuale il costo dell’energia risente in maniera marcata del costo dell’energia prodotta dagli impianti che operano non costantemente…

    Rubo l’ultima frase ad Ilruz… “Niente, preso singolarmente, e’ la soluzione definitiva; un po’ di tutto e’ l’ideale” compreso il risparmio…ma iniziamo a fare la nostra parte senza aspettare incentivi… a volte basta poco…

  • # 12
    gluca86x
     scrive: 

    buonasera. Sono consapevole della frettolosità del mio commento per arrivare alle conclusioni ma sono sempre di fretta e ho poco tempo da dedicare a scrivere su internet, pur essendo l’argomento di mio interesse, quindi l’argomentazione ne risente. In sostanza la questione la avete centrata meglio voi nei successivi commenti: numeri alla mano il sistema energetico non può fare affidamento su fonti incostanti e incontrollabili, sia come base che come produzione dinamica. L’idea secondo me più efficace sarebbe nucleare come base, turbogas come dinamica “media” e idroelettrico come dinamica di “fino”, per così dire. Ammetto di ignorare il fatto di ripompare l’acqua a monte degli invasi idroelettrici ma andando a logica penso si intenda usare l’energia prodotta in eccesso di notte, più a buon mercato comprandola dalla Francia nucleare, ad esempio, per riavere sostanzialmente la stessa energia di giorno ad in prezzo però più remunerativo registrando un attivo sul valore dell’energia prodotta. L’idea è ottima. Fatto sta che però le fonti eoliche e solari saranno difficilmente, causa incostanza di approvvigionamento, non solo la base, ma anche una quota significativa della percentuale energetica di un Paese industrializzato.

  • # 13
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    @gluca86x

    Infatti credevo di avere compreso che il tuo ragionamento voleva essere più articolato, anche se poi nel commento può essere apparso troppo “rigido”… il ripompaggio si pratica in Italia, è necessario in quanto l’idroelettrico esegue la “regolazione fine” della richiesta elettrica, ma proprio per questa sua importanza non può rimanere senza acqua, pertanto durante la notte si ripompa acqua a monte sfruttando una quota del carico di base prodotto, in quanto tra le 24 della notte precedente e le 5 del mattino risulta una richiesta di base inferiore a quella del resto della giornata (valido per il diagramma presente nel post e riferito ad una giornata ben specifica)… diciamo che si stabilisce il livello ottimale di carico di base che presenterà degli “sforamenti” rispetto al minimo carico di base sempre presente, e l’eccesso di produzione verrà consumato per il ripompaggio… queste spiegazioni vengono comunque presentate nei tre post che ho linkato, pertanto invito alla lettura di essi in quanto molto più chiari sul problema della regolazione

  • # 14
    marco
     scrive: 

    caro Simone, credo che, ragionando di fonti intermittenti, come solare e eolico, sia necessario introdurre il concetto di buffer locale. Tutta la gestione della rete-come-la-conosciamo-ora funziona praticamente senza accumuli, se non per il caso dei pompaggi nei bacini idrici, e per questo l’eolico -sopra una certa soglia- può dare grossi problemi. Se però ogni impianto si dota localmente di buffer basati su ultracapacitors il problema può essere fortemente contenuto.
    Chiedo scusa se dico cose ovvie: gli ultracap esistono e funzionano molto bene, non faccio nomi, ma già quelli attuali consentono decine di migliaia di cicli di carica e scarica, e sono praticamente riciclabili al 100% (è tutto alluminio). Il problema è per ora legato ai costi, ma devono ancora svilupparsi le economie di scala necessarie. Le densità di energia sono già molto interessanti (quelle di potenza sono da sempre il punto di forza dei condensatori), ma dovrebbero drasticamente aumentare con l’utilizzo delle nanotecnologie, in maniera analoga a quanto abbiamo visto nell’accumulo chimico.
    Pensare alle fonti intermittenti senza buffer locali non è possibile, se non per quote irrisorie del mix energetico nazionale. Introdurre i buffer può, al contrario, ribaltare molti luoghi comuni, e permettere di pensare diversamente la distribuzione e i rapporti tra produzione e consumo.

  • # 15
    Notturnia
     scrive: 

    ho visto in america i buffer fatti con container di batterie al litio che si ricaricano quando costa poco e scaricano quando costa di più.. ovvero si ricaricano quando non c’è esigenza di energia elettrica e cedono quando manca potenza alla rete..

    carini..

    noi in italia usiamo sistemi più efficienti.. le centrali di pompaggio.. che servono a fare quella che qui è definita “regolazione di fino” ovvero le punte e quelle regolazioni che si devono eseguire entro i 15 secondi .. anche se di norma per queste si usa l’idroelettrico in generale.. quella che si definisce Modulazione o Bilanciamento.
    Va da se che in una rete come la nostra, europea, siamo interconnessi e per questo le regolazioni fatti a livello capillare servono ad evitare i famosi black out.
    A prescindere da questo.. che era una precisazione forse inutile.. tengo a precisare che la nostra rete nazionale di trasporto (TERNA per intendersi) non ha bisogno di ammodernamenti come pensa Luca al commento #2.. le perdite di rete sono molto buone e gli impianti di trasformazione primaria sono eccellenti tanto che si usano tutt’ora ABB di 50 e più anni fa perchè erano in rame al 100% e non in alluminio e rame come quelli moderni.
    I vecchi ABB hanno rese anche dell’1% superiori a quelli moderni.. e se si pensa ai miliardi di kWh che vengono trasformati ogni giorno si capisce l’importanza.
    Che le reti locali siano poco recenti è possibile.. ma che siano da rifare per migliorarne l’efficienza questa la vorrei capire..

    Le fonti “intermittenti” quali il sole e il vento sono costate all’italia 2mld di euro in sovvenzioni nel 2009 e altri 3 nel 2010 per arrivare a quasi 9 l’anno per i prossimi 20 anni dal 2012 in poi.. tutti costi che dovremo sostenere nelle nostre bollette per molto tempo..

    questa è una cosa di cui si dimenticano in molti di dire..

    il loro beneficio ?.. quasi puramente di immagine visto l’impatto reale sui nostri quasi 300 TWh annui..

    circa la riforma della borsa energetica..
    la borsa energetica funziona sul Marginal price.. che vuol dire ? che il prezzo in ogni ora è definito in base ai costi richiesti dall’ultimo operatore necessario per coprire la quantità di energia che Terna stima necessaria nell’ora in questione.

    ovvero ?

    se mi servono 60 GW raccatto le offerte migliori per fare 60GW e le valorizzo al prezzo più alto di quelle selezionate.

    perchè ? perchè anche l’ultimo è giusto che venga pagato quello che gli serve per produrre e i primi saranno premiati allo stesso prezzo poichè sono più efficienti e avranno un maggior guadagno..

    questa l’idea di Bersani almeno..

    giusta o sbagliata che sia non è modificabile a meno di non introdurre sperequazioni di zona in giro per l’italia dove chi è più vicino alle centrali paga di meno perchè è più fortunato e chi è lontano e ha centrali scassate paga di più..

    in merito al nucleare.. come ha detto oggi il praton di Sorgenia il nucleare non porterà un beneficio economico come sperato (nota mia.. dal momento che siamo in italia e le cose costeranno più di quello che si potrebbe visto che andranno messi a tacere molti bastiancontrari con cose superflue e si allungeranno i tempi..) .. il vero beneficio lo si avrà grazie all’azzeramento delle emisioni di CO2 e quindi al ridocco impatto ambientale e .. dulcis in fundo.. al ritorno economico derivato dai certificati bianchi e dalle minori multe (leggasi kyoto..)

    Ci servono tuttte le fonti attuali più il nucleare se vogliamo abbatere i costi, migliorare l’ambiente e ridurre le eventuali interruzioni di corrente (che sono già più basse degli standard europei e fra le minori al mondo..)

    il grid e tutto il resto è un idea vecchia.. 1978 se non erro.. abbandonata per i costi di sistema eccessivamente elevati e l’inutilità della cosa.. non vi sono reali benefici.. ci sono costi spropositati.. e chi li sostiene ?..

    va bene se uno vuole mettersi in isola pensare al proprio buffer per quando non c’è il sole o il vento.. ma non va bene per una città..
    anni fa la germania è rimasta al buio per la mancanza di vento.. hanno imparato la lezione.. ma costa tutelarsi da buchi di svariate migliaia di MW… costa più di quanto io vorrei vedere nella mia bolletta..

    c’è molto da fare in italia ma soprattutto nelle proprie case e nelle proprie convinzioni.. dopo di che .. forse.. anche fuori si potrà fare qualcosa.. ma la prima cosa da fare è a casa nostra.. con i nostri soldi.. e ce ne vogliono tanti.. per ottenere… cosa ?.. fate due conti..

  • # 16
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    @ marco
    In effetti ha già fornito Notturnia una risposta ai sistemi di accumulo, ma io vorrei aggiungere che le rinnovabili intese come eolico e solare potrebbero anche coprire una qota importante della “potenza nominale”, ma se si valutasse l’energia (trascurando l’aleatorietà della loro produzione) si resterebbe senza corrente, a meno di utilizzare territori enormi per esse… se si dà uno sguardo agli impianti termodinamici spagnoli si vede come per produrre l’energia globalmente consumata da una città… serva quasi una città in estensione di pannelli…

    @ Notturnia
    Grazie per il contributo tecnico, giusto un appunto… non vorrei sbagliarmi ma il patron di Sorgenia è un certo DeBenedetti, uomo d’affari molto noto, e vorrei non dire altro… sul nucleare… allo stato attuale, a meno di immagazzinare la CO2 da qualche parte (e non pensate la coca cola che tanto poi con le attività biologiche la rimettiamo in atmosfera :D) l’unica fonte che non ne emette è proprio quella… pur portandosi dietro i suoi problemi di cui discuteremo quando parlerò di nucleare… comunque senza una modifica alla borsa energetica non ci saranno i benefici che potrebbero esserci… giusta o sbagliata che sia allo stato attuale forse richiede una verifica

  • # 17
    ColaFish2
     scrive: 

    gluca86x scrive:

    “…Penso che davvero sia il nucleare l’unica vera alternativa al petrolio, al momento attuale, per la produzione energetica del Paese. ”

    Il nucleare, se conti l’intero ciclo di vita delle centrali e dei rifiuti è il modo più caro di produrre energia, è semplice ma sembra difficilissimo da capire.
    Parli di un paese circondato dal mare in cui la direzione del vento è difficilmente prevedibile ed hai ragione, ma nessuno ha mai pensato al moto ondoso? Un paese come il nostro lambito su tre lati potrebbe ricavarne parecchia energia( in modo costante).
    In merito alle curve di richiesta, credo che le reti nazionali siano interconnesse, in modo da distribuire eventuali surpus ed ammortizzare impennate improvvise nelle richieste. Prova ne è l’ultimo black out nazionale la cui causa ( ho seri dubbi in proposito) è stata attribuita all’interruzione di un collegamento con la Svizzera ( se non ricordo male).
    Infine, per citare una possibile alternativa non ancora sfruttata, potrebbero esser prese in considerazione le correnti a getto ( molto forti e costanti), l’unico problema è che soffiano a 10km sul livello del mare :D

  • # 18
    Notturnia
     scrive: 

    @Simone

    anche senza modifiche alla borsa i benefici ci saranno lo stesso
    solo il 67% dell’energia consumata in italia passa per la borsa il restante 33% è gestita con i patti bilaterali..
    se tieni presente che in quel 67% c’è quasi tutta la corrente del domestico ti renderai conto che oltre la metà dell’energia elettrica consumata dalle industrie è gestita dai patti bilaterali..

    gestisco il settore (nel mio piccolo) da oltre 10 anni e posso garantirti che, salvo rari casi, le industrie non comprano in borsa.
    quelli che comprano in borsa sono i broker che poi vendono ad alcune industrie e l’aquirente unico.

    la borsa sta bene così com’è tanto gli affari raramente si fanno li dentro..

  • # 19
    Notturnia
     scrive: 

    a parziale rettifica di quanto scritto da me si chiama System Marginal Price (ho scritto Marginal Price)

    Inoltre.. dei 978.271 MWh consumati ieri in italia 638.074 sono passati per la borsa e di questi solo 400.854 erano diretti ad altri operatori che non fossero l’Aquirente unico o estero o pompaggi notturni..

    Ovvero meno della metà.. il 40% circa.. sono volumi di borsa diretti a grossisti che rivendono l’energia o a quei rari casi di consorzi di acquisto o clienti di grandi dimensioni (acciaieri et simili) che possono andare a prendere direttamente in borsa l’energia..

    Lo stesso Aquirente unico compra 182 GWh in borsa e altri 109 GWh con patti esterni alla borsa per poter mediare meglio il prezzo.

    In definitica riconfermo che la borsa non necessita di modifiche al fine di avere miglioramenti di prezzo.

    Io stesso nel 1999-2000 compravo energia di EDF dalla francia a prezzo di nucleare per mediare con l’italia.. il prezzo medio italiano si aggirava sulle 75 lire/kWh (+ imposte trasporto tasse etc) contro le 35 lire /KWh di quello importato (sempre più imposte etc etc)

    Oggi il divario non è così grande ma se ci fosse il nucleare andrei a comprare direttamente a bocca di fonte e non in borsa.. salvo rari casi (crisi) la borsa non è il modo migliore per approvvigionarsi.. è come fare benzina dal distributore.. se poi andare in raffineria paghi molto meno ;-)

    di norma..

    Inoltre non vengono spiegati i costi aggiuntivi che sostiene chi compra in borsa e che peggiorano ulteriormente le performance..

  • # 20
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    @ Notturnia

    Parlando di benefici mi riferivo a “benefici per i cittadini comuni”, non tanto per le industrie… poi nel concreto non voglio insistere su benefici o meno… io mi sono riferito a spiegazioni datemi da persone che di questioni commerciali dell’energia erano più informate di me… comunque grazie del contributo, magari un giorno possiamo scrivere insieme qualcosa su come funziona la borsa energetica, credo sarebbe interessante

  • # 21
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    @ Notturnia

    Preciso che riferendomi ai “cittadini comuni” non voglio dire che le industrie non contino, anzi… la competitività passa attraverso costi dell’energia competitivi, ma i cittadini sono coloro i quali sono forse più sensibili ad ogni annuncio sull’installazione di impianti particolari e pertanto devono anche ricevere una giusta informazione

  • # 22
    Notturnia
     scrive: 

    @Simone

    non so quanto stiano facendo i cittadini comuni a parte lamentarsi..

    Domanda.. qua hanno risposto una decina di persone.. quanti quelli che hanno risposto hanno un contratto per casa sul libero mercato ? io l’ho fatto.. pago l’energia (sola generazione ) 0,066 €/KWh per 2 anni (prezzo fisso) .. molti pagano ancora 0,1 €/kWh (indicizzato sola generazione) ..

    i cittadini comuni stavano meglio quando c’era L’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica.. ma poi i cittadini comuni hanno votato per la sua vendita e privatizzazione.. da allora i cittadini comuni si sono lamentati della propria scelta (mal consigliati da chi governava allora probabilmente… ma hanno scelto loro..)

    Fatto sta che non so quanti stiano agendo attivamente e quanti no..

    Il FV ? ottimo fino a che durano gli attuali incentivi che da gennaio 2011 verranno finalmente massacrati.. ne parlavo 2 ore fa con un responsabile GSE mentre stavo pianificando il mio investimento in merito (e l’investimento di 1.5M € di un cliente).. ma quanti lo fanno pur sapendo che hanno spese pari a zero e solo benefici ? (il costo reale lo ha chi paga la “bolletta”)

    resto dell’idea che questo modo tutto italiano di introdurre FV e eolico è stato molto deleterio.. basta pensare a quanto paga il GSE per l’energia che viene ceduta da questi sistemi alla rete.. paga oltre il doppio del valore di borsa.. circa 3 volte il costo di produzione da metano.. offensivo per chi paga la bolletta.. il cittadino comune appunto..

    la competitività c’è già.. solo che non è in borsa ma nei patti bilaterali.. che chiunque puo’ sottoscrivere basta che voglia farlo.. aspettare la minestra pronta (l’AU tramite GME) non si puo’ più fare.. quello lo faceva l’ENEL nazionale.. quello che la gente comune ha detto di non volere più.. quindi ci si faccia “furbi” e si vada a cercare il contratto idoneo a risparmiare.. si puo’.. e si deve fare se si vuole trarre parte del beneficio del disastro fatto nel ’99 da Bersani..

    p.s. mi piacerebbe scrivere qualcosa ma di norma ho solo pochi minuti e fatico da staccare dai problemi dei clienti ;-) cmq la vita è lunga e io sono ancora giovane :-D spero

  • # 23
    Mario
     scrive: 

    Gli eventuali inconvenienti legati all’uso di fonti di energia rinnovabili (e gratis, qualcuno sembra dimenticarselo troppo spesso) a carattere discontinuo può essere facilmente risolto tramite i nuovi contatori elettronici, riducendo in tempo reale il limite di potenza disponibile; in quel caso se ho lavatrice e ferro da stiro acceso, smetterò di stirare o sospenderò la lavatrice. Soluzione molto migliore della costruzione di nuove centrali nucleari.

  • # 24
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    @ Mario

    A prescindere dal tipo di nuove centrali che verranno costruite (perché noi la corrente la richiediamo, non è che le fanno per divertimento), la logica di ridurre la potenza in funzione dell’energia effettivamente disponibile mi sembra quantomeno bizzarra, sto lavorando al pc, scende la sera e devo andare per forza dormire?… sto lavando e devo spegnere la televisione, sto ascoltando musica e devo spegnere la lavatrice… e magari chi fornisce servizi deve spegnere gli impianti, magari una sala server di un provider… ok il risparmio energetico, ma se dobbiamo tornare a più di 100 anni fa non sono proprio d’accordo… ma di sicuro quello è un passo che chi lo ritiene valido può attuare di suo già da ora, non è necessario che venga imposto a tutto, darà il suo piccolo contributo e risparmierà anche in bolletta…

  • # 25
    joe.vanni
     scrive: 

    @Notturnia
    Precisazione: nelle nostre bollette elettriche l’incidenza sulle incentivazioni dell’energia rinnovabile e pari a solo il 4%, mentre un 10% sono oneri di sistema dovuti alle vecchie centrali nucleari, mentre la voce Cip6 -contro le Direttive comunitarie- (http://recobo.ning.com/profiles/blogs/breve-storia-dei-cip6-e-dei) continua a finanziare gli inceneritori.
    Mentre dal 1992 al 2006 gli stessi soldi che ora vanno alle rinnovabili servivano per finanziare lo smaltimento degli scarti di raffinazione. In 15 anni di CIP6 sono stati regalati ai petrolieri qualcosa come 60 mila miliardi delle vecchie lire – soldi delle nostre tasche prelevati dalle bollette Enel (http://www.aspoitalia.it/archivio-articoli/41-lo-scandalo-cip6)
    Morale: la nostra bolletta costa fino al 45% in più di quella di altri paesi senza nucleare.
    È vero, in Italia gli impianti fotovoltaici sono pochi e costosi. Ma guardiamo la Germania –pur con poco sole- che in questo campo è n. 1 in Europa: ha una posizione di vantaggio, crea occupazione ed esporta in tutto il mondo.

  • # 26
    joe.vanni
     scrive: 

    @Simone (author)
    Le politiche di risparmio energetico dipendono principalmente dalla volontà politica (leggi ed incentivi) oltre che dalla informazione e dalla sensibilizzazione della opinione pubblica. È un po’ come la raccolta differenziata: posso raggiungere il 20 o il 50 o il 70% e quindi aver “bisogno” di pochi o tanti costosi e inquinanti inceneritori.
    Non intendo per l`elettricità fare rinuncie, alcuni esempi: illuminazione a LED (pubblica e privata). sostituire condizionatori con macchine ad assorbimento (che hanno raggiunto dimensioni “tascabili”) abolire boiler e radiatori elettrici (ce ne sono interi palazzi..); elettrodomestici solo di classe A; favorire le lavatrici con alimentazione di acqua calda. Tutto a costo zero, cioè finanziato con rate pari ai risparmi conseguiti.
    Ipotesi: se arrivassimo con una serie di interventi a tagliare i consumi dell`Italia del 30% (volendo si potrebbe fare anche di più..) l`Enel e gli altri produttori fatturerebbero 30% in meno; quante centrali, quanti posti e quante poltrone -magari di nomina politica- salterebbero? il fisco incasserebbe 30% in meno e a quel punto l`affare nucleare non avrebbe ragioni.. Ecco gli interessi inconfessabili in gioco.
    Entro quattro anni gli scenari saranno completamente rivoluzionati. Vale per solare, eolico, geotermico e altre fonti. Vale per i sistemi di accumulo come idrogeno e batterie al litio.
    Il fotovoltaico ad esempio, che produce di giorno quando c`è maggiore richiesta di energia, sarà competitivo con le fonti fossili e non avrà bisogno di incentivi.
    Quindi aspettiamoci quello che già ora sta succedendo in USA: tetti di centri commerciali (es. Wall-Mart), di campus universitari, aree di parcheggio, tetti di capannoni coperti di collettori che avranno rese del 15% per il fotovoltaico low cost o del 37% per il fotovoltaico a concentrazione.
    Per le centrali a carbone (come di altri impianti inquinanti) le emissioni di CO2 saranno convertite in carburante (http://www.carbonsciences.com/01/technology.html, http://www.algenolbiofuels.com/Algenol%20101%20Sept%202009.pdf,). Idem si potrà ricavare dalle biomasse di scarto e dai rifiuti (http://www.greencarcongress.com/2010/02/cellicctec2-20100216.html#more), e quindi avere carburante sufficiente per coprire il fabbisogno di autotrazione. Le centrali a combustibili fossili potranno essere mantenute per il carico di base. In questo contesto sarebbe utile che anche in Italia si cominciasse già ora a fare una rete intelligente “Smart Grid”
    In Italia ci saranno forti resistenze politiche ed economiche -unite alla scarsa ricerca- e tutto ciò arriverà con forte ritardo.

  • # 27
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    @ joe.vanni
    Perdonami ma condivido solo i principi ispiratori del tuo commento, ma non le modalità con le quali le cose andrebbero attuate… innanzitutto (come dimostrato ampiamente con i dati reali) il solare sia esso fotovoltaico o termodinamico non risponde in maniera adeguata alle richieste di energia massicce, ed inoltre richiede superfici per coprire i reali fabbisogni energetici di una città dell’ordine di grandezza della città stessa, inoltre chi vuole fornire il suo contributo al risparmio energetico deve FARLO, non aspettare sempre l’incentivo statale, ciò che spenderà oggi lo risparmierà negli anni… perché è vero che è prima di tutto una questione culturale, e per questo motivo deve scaturire dalla precisa volontà della gente… non si deve per forza fare tutto “alla regola d’arte”, ma quando si compra qualcosa si deve scegliere il prodotto più valido anche in termini di consumi, ogni piccolo passo personale rappresenterà comunque un passo importante…

    Per tutte le tecnologie di cui parli… ben vengano, ma ti assicuro che non le vedrai domani… chi fa ricerca conosce la differenza tra un annuncio e la realtà, le cose sembrano sempre prossime, ma i reali problemi non sono mai così facili come si crede… dico questo perché per quanto l’Italia sia arretrata sulla ricerca, e visto che il mio lavoro è fare ricerca conosco bene i problemi (ed avendo lavorato anche all’estero credo di potere fare dei paragoni), soprattutto per gli scarsissimi investimenti delle aziende, prima ancora che del pubblico… ma se anche noi fossimo e restassi così arretrati le tecnologie verrebbero sviluppate lo stesso dagli altri paesi… quindi globalmente non sarebbe un grande limite il nostro…

    Un’ultima parola… gli USA faranno ampio uso di pannelli sui capannoni e sui tetti inutilizzati, ma è notizia di qualche giorno fa che verrà riavviato il programma di energia nucleare americano… forse anche loro si sono fatti 4 conti sull’energia…

  • # 28
    joe.vanni
     scrive: 

    @ Simone (author)
    Attualmente le politiche di risparmio energetico -intese come miglioramento di efficienza- sono più una necessità che una scelta ideologica o “romantica”, che non ha altre alternative di impatto immediato per la lotta all`inquinamento e ai cambiamenti climatici. Oltre guadagnare energia si risparmiano anche tanti soldini.
    Ammettiamo per assurdo di fare le centrali nucleari , che entrerebbero in sevizio tra 10-15 anni.
    Nel frattempo dove la prendiamo l`energia per 15 anni? E come la mettiamo con l`inquinamento con livelli fuorilegge in tante città e nella pianura padana; Chiudiamo il traffico e andiamo a piedi? Non si fa prima riducendo i consumi e le emissioni? Vivo a Torino, seconda città più inquinata d`Italia, non è bello.. Se un buon padre di famiglia si preoccupa ella salute dei suoi figli, uno Stato dovrebbe curarsi seriamente della salute dei suoi abitanti. Non si tratta di sovvenzioni, perché alla fine è un risparmio per il sistema sanitario e per tutte le nostre tasche se ci sono meno tumori e meno patologie da inquinamento. E poi si parla tanto di rilanciare l`economia, quale modo migliore..
    Quanto alla ricerca e alle tecnologie verdi noto ritmi di progresso esponenziali con nuovi attori come la Cina e con multinazionali di altri settori (es. IBM, Samsung) che continuano a scendere in campo.
    I biocarburanti con i nuovi processi che estraggono carburante dalla cellulosa e quindi da tutta la pianta o da scarti di biomasse, sono divenuti convenienti e non necessitano di sovvenzioni; a riprova GM, Ford e Crysler continuano a sfornare modelli “flex-fuel” . Sarà interessante fare il punto della situazione tra un anno, anche per le altre tecnologie.
    Obama col ritorno al nucleare sta facendo un compromesso coi repubblicani per far passare la legge sul clima e riforma energetica, legge in favore delle rinnovabili. http://www.zeroemission.tv/Objects/Pagina.asp?ID=8285
    http://www.animatedsoftware.com/environm/no_nukes/nukelist1.htm#GA
    A trent`anni dall`incidente di Three Mile Island che ha bloccato la costruzione di centrali nucleari, se è vero che le oltre cento centrali nucleari americane chiuderanno entro dieci anni per fine vita, riuscire a costruirne dieci nuove significherebbe per il nucleare americano passare dal 20% attuale ad un contributo del 2%. Ad un costo salatissimo per il contribuente americano (70% del costo dei reattori, 54 miliardi di dollari, con preventivi mai rispettati). Ma ad ora non esistono progetti che abbiano superato i requisiti di sicurezza (per impatti aerei, soprattutto); gli ultimi progetti sono stati bocciati ad ottobre dalla Nuclear Regulatory Commission. In più non hanno ancora risolto il problema del sito nazionale delle scorie.
    Gli USA hanno grandi territori disponibili per le rinnovabili, tuttavia è comprensibile che una potenza nucleare debba mantenere una minima presenza nel nucleare.
    P.S. nel secondo link c`e l’elenco delle centrali nucleari USA con anno di costruzione, tipologia, potenza e relativi incidenti gravi , è impressionante..

  • # 29
    joe.vanni
     scrive: 

    @ Simone (author)
    Attualmente le politiche di risparmio energetico -intese come miglioramento di efficienza- sono più una necessità che una scelta ideologica o “romantica”, che non ha altre alternative di impatto immediato per la lotta all`inquinamento e ai cambiamenti climatici. Oltre guadagnare energia si risparmiano anche tanti soldini.
    Ammettiamo per assurdo di fare le centrali nucleari , che entrerebbero in sevizio tra 10-15 anni.
    Nel frattempo dove la prendiamo l`energia per 15 anni? E come la mettiamo con l`inquinamento con livelli fuorilegge in tante città e nella pianura padana; Chiudiamo il traffico e andiamo a piedi? Non si fa prima riducendo i consumi e le emissioni? Vivo a Torino, seconda città più inquinata d`Italia, non è bello.. Se un buon padre di famiglia si preoccupa ella salute dei suoi figli, uno Stato dovrebbe curarsi seriamente della salute dei suoi abitanti. Non si tratta di sovvenzioni, perché alla fine è un risparmio per il sistema sanitario e per tutte le nostre tasche se ci sono meno tumori e meno patologie da inquinamento. E poi si parla tanto di rilanciare l`economia, quale modo migliore..
    Quanto alla ricerca e alle tecnologie verdi noto ritmi di progresso esponenziali con nuovi attori come la Cina e con multinazionali di altri settori (es. IBM, Samsung) che continuano a scendere in campo.
    I biocarburanti con i nuovi processi che estraggono carburante dalla cellulosa e quindi da tutta la pianta o da scarti di biomasse, sono divenuti convenienti e non necessitano di sovvenzioni; a riprova GM, Ford e Crysler continuano a sfornare modelli “flex-fuel” . Sarà interessante fare il punto della situazione tra un anno, anche per le altre tecnologie.
    Obama col ritorno al nucleare sta facendo un compromesso coi repubblicani per far passare la legge sul clima e riforma energetica, legge in favore delle rinnovabili. http://www.zeroemission.tv/Objects/Pagina.asp?ID=8285
    A trent`anni dall`incidente di Three Mile Island che ha bloccato in USA la costruzione di centrali nucleari, se è vero che le oltre cento centrali nucleari americane chiuderanno entro dieci anni per fine vita, riuscire a costruirne dieci nuove significherebbe per il nucleare americano passare dal 20% attuale ad un contributo del 2%. Ad un costo salatissimo per il contribuente americano (70% del costo dei reattori, 54 miliardi di dollari, con preventivi mai rispettati). Ma ad ora non esistono progetti che abbiano superato i requisiti di sicurezza (per impatti aerei, soprattutto); gli ultimi progetti sono stati bocciati ad ottobre dalla Nuclear Regulatory Commission. In più non hanno ancora risolto il problema del sito nazionale delle scorie.
    Gli USA hanno grandi territori disponibili per le rinnovabili, tuttavia è comprensibile che una potenza nucleare debba mantenere una minima presenza nel nucleare.

  • # 30
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    @ joe.vanni

    Le centrali americane sono piuttosto datate, quelle nuove ho dei seri dubbi che si limiteranno alla stessa potenza, altrimenti sarebbe un non senso… per il resto il discorso sui 15 anni di buco energetico vale a maggior ragione per le rinnovabili, che come esposto in una lunga serie di post con i numeri, allo stato attuale non sono assolutamente in grado di produrre energia in maniera comparabile ad impianti tradizionali di pari potenza nominale… forse tra 15 anni…

    Ricerche se ne fanno a quintalate, ci lavoro nella ricerca, ma da qui ad avere ad uno stadio funzionale le cose annunciate ce ne passa…
    Una nota sui biocarburanti… inquinano allo stesso modo dei combustibili fossili, non ci facciamo ingannare dalla parola BIO, dentro c’è idrogeno e carbonio anche in quelli… l’unica differenza è che sono rinnovabili

    Ora una parola sul risparmio energetico… quello va fatto a prescindere, solo che mi aspetto che ognuno faccia la sua parte perché è facile lamentarsi ma poi siamo sempre tutti lì a prendere la macchina anche solo per andare all’edicola distante 100m, facile dire di migliorare l’isolamento degli edifici quando poi gestiamo il riscaldamento in maniera discutibile (non sto dicendo che tu lo faccia… è un discorso generale)… è vero, migliorare un’abitazione costa, ma siamo noi a viverci dentro ed a risparmiare in bolletta, quindi mi pare stia a noi prima ancora che allo Stato darci da fare… e comunque non dimentichiamo i consumi dell’industria, si può risparmiare ed ottimizzare quanto si vuole in ambito civile, ma in industria è molto più complesso

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