di  -  mercoledì 10 febbraio 2010

Non voglio aggiungere questo pezzo al fiume di “prime impressioni” che sta inondando la rete relativamente a Google Buzz, un lancio – mi azzardo a prevedere – che non cambierà la storia delle telecomunicazioni per come le abbiamo conosciute finora.

Vorrei soffermarmi sulle implicazioni di un dettaglio piuttosto significativo, particolarmente in un momento in cui inizia a sollevarsi – era giusto ora – una certa consapevolezza relativamente alle implicazioni dei social network sulla sfera della privacy.

Stando alle dichiarazioni di uno dei relatori, in Google Buzz, ogni singolo buzz è per default pubblico, ovverosia visualizzabile e consultabile da chiunque, dunque disponibile per la ricerca locale – che coincidenza!

Chiaramente l’opzione è disattivabile – devo capire ancora bene come, purtroppo non è ancora attivo sulla mia mailbox – ma il ricorso a un sistema opt-out mi lascia piuttosto perplesso, particolarmente dal momento in cui stiamo parlando di dati georeferenziati, che possono condurre non solo all’autore, ma al luogo da cui “buzza”.

Il problema non è tanto rilevante per gli utenti più consapevoli, ma può rivelarsi molto grave per tutti coloro che già in Facebook hanno dimostrato di non avere alcuna cognizione del problema privacy – epico il caso della donna che aggiorna il suo status pubblico con un messaggio molto intimo diretto al suo amante.

Malgrado queste legittime preoccupazioni, tutti i social network spingono per far emergere sempre più dati degli utenti verso la sfera pubblica, in modo da rendere disponibile un flusso d’informazioni sempre più ampio e spuntare accordi più ricchi coi colossi della ricerca.

La georeferenziazione dei dati aggiunge un ulteriore elemento di criticità a questo scenario, rischiando di trasformare gli utenti meno smaliziati in inconsapevoli “antenne” del grande buzz informativo in tempo reale, dal quale poche aziende si preparano a ricavare fortissimi guadagni.

Cosa ci riserva il futuro? Un incremento di consapevolezza da parte dell’utenza, o piuttosto la trasformazione de facto della privacy nel sinonimo di “qualcosa di losco” – come lasciò intendere Eric  Schmidt qualche mese fa?

12 Commenti »

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  • # 1
    Valerio
     scrive: 

    Non vorrei sembrare scortese, ma questo articolo che senso ha?
    “– devo capire ancora bene come, purtroppo non è ancora attivo sulla mia mailbox – ” magari scrivere qualcosa con un pelo di contenuto e meno polemica quando lo si sarà provato :D

  • # 2
    Michele
     scrive: 

    scusami, da me buzz è attivo, due considerazioni:
    – c’è scritto ENORME se vuoi postare pubblico o privato. Proprio grande, e a fianco di ogni messaggio che scrivi. A confronto la versione vecchia di facebook (quella senza lucchettoni nel form dei messaggi), da impostare in oscuri pannelli di controllo era impossibile.
    – non piace la georeferenziazione? disabilitatela. Fin’ora c’era Latitude, nessuno se lo filava e nessuno se ne è lamentato. Tante storie per che cosa?

    Poi leggo che molti si lamentano del fatto che non si può disabilitare: in fondo a ogni pagina di gmail c’è da sempre un micropannello di controllo che recita “Gmail view: standard | turn on chat | turn off buzz | older version | basic HTML Learn more”.
    E’ difficile? non credo.

  • # 3
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    La polemica non è contro buzz, sul quale attendo di farmi un’idea precisa, quanto piuttosto sulla spinta di tutti i social network a rendere pubblica una parte sempre più consistente dei dati degli utenti.
    La scelta opt-out di Google in questo senso ha una valenza “politica” che con il post ho inteso sottolineare, senza pretendere di esaurire l’argomento.

  • # 4
    Michele
     scrive: 

    “quanto piuttosto sulla spinta di tutti i social network a rendere pubblica una parte sempre più consistente dei dati degli utenti.”
    Sono social network, appunto. Puoi metterci dati falsi, puoi disabilitarli.
    Io son del parere che, se uno non riesce a leggere e impostare correttamente quello che c’è da impostare, che disattivi tutto e buonanotte.
    E queste polemiche sui gestori cattivi: non sono operazioni di beneficenza. Io ho 7 giga di spazio email, logico che qualcuno debba pagare per offrirmeli. Quindi?

  • # 5
    nk02
     scrive: 

    se non fosse pubblico, dal mio android phone non vedrei i buzz di tutti quelli vicino a me :)

  • # 6
    floc
     scrive: 

    @author:
    “La polemica non è contro buzz, sul quale attendo di farmi un’idea precisa, quanto piuttosto sulla spinta di tutti i social network a rendere pubblica una parte sempre più consistente dei dati degli utenti.”

    da un social network nato da un motore di ricerca… cosa ti aspetti? :) e’ da sensibilizzare l’utenza, non c’e’ da prendersela con chi offre il servizio. Che poi l’utenza sia pecora e’ un altro discorso ma li’ sono fatti loro

  • # 7
    Roberto
     scrive: 

    Credo e spero che l’utenza di gmail sia differente dall’utenza di facebook. I miei \amici\ di facebook che pensano che facebook sia internet hanno una casella hotmail nella maggioranza delle volte o legata al provvider nel resto dei casi.

    comunque non vedo il problema… se la gente comincia a mettere il gatto nel forno a microonde per scaldarlo… mica è un problema di chi produce forni!

  • # 8
    Valerio
     scrive: 

    Concordo con Michele e Roberto.
    Facebook sta facendo una grossissima opera di disinformatizzazione ed abuso, gente che lo usa come client mail o crede che la mail siano i messaggi interni (con sopraggiunto spam per mail per altro), chi crede che facebook sia internet, siamo pieni di usi inpropri di tale mezzo.

  • # 9
    elios
     scrive: 

    cavolo!!

  • # 10
    Al
     scrive: 

    Forse sarà l’età ormai avanzata, ma se io voglio far conoscere i miei pensieri agli amici li chiamo e basta.

    Per me tutta questa smania ‘social’ non è altro che una sorta di egocentrismo maniacale che non dà e non porta nulla.

    Il web 2.0 è come la Corazzata Potemkin … secondo Fantozzi.

  • # 11
    Valerio
     scrive: 

    CVD, ecco un esempio di ciò che intendevo sopra: facebook è un servizio, web2.0 una serie di strumenti tecnici, tu hai appena detto che la fiat Punto fa schifo e la verniciatura elettrostatica è una cagata pazzesca.

  • # 12
    luca
     scrive: 

    Non capisco perchè ogni volta che si parla di Facebook o di social network in generale partono la polemica sulla fine della privacy. Nessuno mi ha puntato una pistola alla testa e mi ha detto che devo postare le mie foto personali e renderle disponibili a tutti. E insita in ogni persona la necessità di comunicare qualcosa di loro. Non è egocentrismo. Come ogni cosa va usata conoscendo il suo funzionamento (cosa indispensabile) per raggiungere gli obiettivi auspicati. Non vedo perchè in questo non possono essere compresi obiettivi di business.

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