di  -  mercoledì 23 gennaio 2008

web_30.jpg L’invasione dei concetti di collaborazione e condivisione, che si sono affermati grazie anche a tecnologie chiave come l’XML, rendono il web 2.o una realtà consolidata. Myspace, Facebook, Youtube, Wikipedia, i blog e gli aggregatori, sono solo alcuni esempi di successo.

 

Ora che tutti possiamo contribuire con estrema rapidità e facilità alla conoscenza, abbiamo il problema di tenere organizzate queste informazioni, e lo stiamo già facendo: servizi come del.icio.us, ovvero di social bookmarking, servono esattamente a quello e allo scopo sono appositamente stati inventati i tag, che permettono un’indicizzazione più elastica dei post o degli articoli.

L’XML ha permesso di creare strumenti come i feeds, che permettono di separare il contenuto (la conoscenza) dal contenitore (un sito web, che sia un blog o qualsiasi altra cosa). I lettori di feeds, ci permettono di aggregare tutti gli articoli e le notizie pubblicate dalle fonti che più ci interessano e delle quali ci fidiamo, mentre i tag filtrano i documenti, alla ricerca di quello che ci interessa. Tutto questo è fantastico ma ha dei limiti, che sono giù stati risolti; dobbiamo solo aspettare che le soluzioni vengano adottate in massa. Nel seguito i dettagli sulle novità che ci attendono.

 

RDF è un acronimo che sta per Resource Description Framework, vale a dire un metodo per descrivere efficacemente i contenuti, del web e non. Mi spiego meglio: l’evoluzione della catalogazione delle risorse ci ha fatto abbandonare le categorie (che concettualmente sono uguali alle cartelle di Windows) in favore dei tag, che sono più elastici dato che permettono di raggruppare un’informazione sotto diversi nomi quando è il caso. Qual’è però il limite dei tag?

 

I tag sono semplici parole non contestualizzate che se usate per reperire documenti da più fonti possono generare molti risultati inutili (rumore) poiché ogni documento può intendere la stessa parola in un contesto diverso. Inoltre attribuendo numerosi tag ad ogni documento si tende ad aumentare il volume dei risultati per ogni tag richiamato.

 

L’RDF aggiunge un significato preciso ai tag e amplia le possibilità di organizzazione della conoscenza ben oltre le capacità di questi. I tag si trasformano in proprietà, che a loro volta possono assumere un valore. Una proprietà potrebbe essere il nome dell’autore, la data in cui il documento è stato scritto, la lingua, la materia trattata e infinite altre cose. Non c’è un certo numero di proprietà predefinite da rispettare, ma ognuno è libero di creare un struttura in base alle proprie esigenze. C’è da aspettarsi però, com’è giusto che sia, che in futuro verranno identificati delle regole standard per rendere le realtà del web interoperabili tra loro e per fare in modo che possano essere indicizzate da appositi servizi, al pari dei lettori di feed che usiamo oggi.

 

Qui entra in gioco SPARQL, che di recente è stato approvato dal W3C e quindi può ora essere definito uno standard per il web. L’RDF serve solo alla definizione della semantica, ma da solo non può far molto. Si deve poter effettuare delle ricerche all’interno tra le proprietà di tutti i documenti indicizzati, e per fare questo (e fare in modo che in futuro questo compito potrà essere svolto da un calcolatore) serve un linguaggio creato appositamente allo scopo.

 

Grazie a SPARQL si potranno creare ad esempio software e servizi web, che come i nostri attuali lettori di feed, aggregano le notizie che vogliamo, ma in modo molto più evoluto, mirato ed efficace. Ci permetteranno, continuando sulla stessa linea di esempi, di cercare gli articoli scritti nei siti web in lingua italiana, scritti da una determinata persona, in un determinato periodo, che parlano di una determinato argomento.

 

L’utilizzo di SPARQL e RDF migliorerà l’esperienza dei social network, si renderà uno strumento efficacissimo per i motori di ricerca e permetterà la creazione di servizi che ora neanche immaginiamo.

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