di  -  mercoledì 3 febbraio 2010

Ogni anno facciamo su Hardware Upgrade una classifica con i 10 migliori giochi dell’anno. Sono i lettori, attraverso i voti sul forum, a sancire i vincitori, e quest’anno al primo posto troviamo Dragon Age Origins. Si tratta di un classico gioco di ruolo pensato inizialmente per il PC. Per certi aspetti Dragon Age Origins non ha recepito gli ultimi cambiamenti che stanno coinvolgendo il mondo dei videogiochi, e questa può essere una cosa positiva.

Ultimamente stiamo riscontrando nei videogiochi due tendenze predominanti: fase di narrazione molto nutrita, e quindi storie più complesse e con temi più universali raccontate bene dal punto di vista artistico e cinematografico, e semplificazione delle meccaniche di gioco. I videogiochi di oggi, e penso a Uncharted 2 e Modern Warfare 2, sembrano dei film. BioWare con Dragon Age ha fatto una cosa diversa, visto che ha ricreato un mondo all’interno del quale il giocatore può interagire come vuole, piuttosto che limitarsi a raccontare una bella storia in stile cinematografico e, magari, lasciando poca libertà decisionale ai giocatori.

La libertà concessa al giocatore, la possibilità di modificare le vicende e di cambiare il mondo sono quindi gli elementi principali di Dragon Age. Il tutto senza compromettere le meccaniche da gioco di ruolo classico, visto che il gameplay del titolo di BioWare è assolutamente di spessore.

Anzi, c’è la brillante possibilità di modificare al volo il livello di difficoltà e di fare in modo che i personaggi gestiti dall’IA assumano un atteggiamento automatico. Si può stabilire, ad esempio, chi cattura le attenzioni dei nemici, chi cura, chi attacca dalla distanza e così via. Il gioco parte per essere giocato da un pubblico esperto, ma si può adattare a diversi tipi di giocatore. Un prodotto, insomma, completo che sicuramente merita la posizione di gioco dell’anno.

Il sondaggio sui migliori giochi, del resto, esprime di per sé questo cambiamento, visto che c’è stata una sfida all’ultimo voto tra Dragon Age Origins, fedele alla vecchia impostazione, e Modern Warfare 2, molto più vicino al nuovo modo di intendere i videogiochi.

Tuttavia, i due elementi di cui parlavo prima, narrazione e semplificazione, sono ormai decisamente ricorrenti. Non si tratta tanto di PC vs console come ho alluso provocatoriamente nel titolo, quanto di “old-gen” vs “next-gen”. I media cinema e videogiochi si stanno incontrando e l’uno assume le caratteristiche dell’altro, cercando di adattarle alla propria impostazione di base.

In questo momento sto lavorando su Mass Effect 2 e su Final Fantasy XIII, due giochi che incarnano perfettamente quanto sto dicendo. I titoli delle rispettive serie che li hanno preceduti appartenevano a tutti gli effetti al genere dei giochi di ruolo, mentre questi ultimi capitoli perdono moltissimo della vecchia impostazione.

Mass Effect 2, ad esempio, è privo dell’inventario, ha un sistema di gestione delle energie vitali più simile a Call of Duty che al suo predecessore, si possono usare le armi a prescindere dalla classe del personaggio, c’è una componente action veloce e dinamica quanto quella di Gears of War.

Inoltre, lo sviluppatore, ancora BioWare, ha curato in maniera molto attenta le indquadrature, il montaggio delle sequenze, le espressioni dei personaggi e tutti i momenti cinematografici. È un’esperienza di esplorazione di un intero universo di fantascienza che semplicemente non ha precedenti né al cinema né nei videogiochi. Un gioco che sta già raggranellando valutazioni giustamente d’eccellenza, pur perdendo quella complessità da rpg che aveva il predecessore.

Stesso discorso lo si può fare per Final Fantasy XIII. Anche questo è un gioco ampiamente “action oriented”, con meccaniche innovative, oltre che guidato sul piano della narrazione, con una grande storia alla base. Tutto questo, come vedremo nell’articolo che pubblicheremo su Hardware Upgrade nei prossimi giorni, svilisce alcune componenti classiche dei giochi di ruolo come l’esplorazione e l’interazione con i personaggi non giocanti e con le città. Il giocatore, infatti, deve quasi sempre spostarsi da un punto A a un punto B predeterminati, e non ha libertà di esplorazione.

Final Fantasy XIII, ma come i predecessori del resto, è un grande gioco più per il sistema di combattimento e i fattori legati alla narrazione che per la complessità del gameplay o per gli elementi da puro rpg. In realtà anche in questo caso si tratta di un’evoluzione della struttura di gioco che, se da una parte scontenterà i fan della serie originale, dall’altra fornisce un gameplay innovativo impreziosito da una storia coinvolgente e narrata in maniera sublime.

In definitiva, riteniamo poco sensato parlare di “consolizzazione”, perdonatemi il termine, dei videogiochi, in quanto si tratta più di un ampliamento delle modalità di narrazione, oltre che di gameplay più universali pensati per attiare una fascia di utenza che cresce sempre di più. D’altronde, a mio modo di vedere, si avrà l’equilibrio giusto solo quando gli sviluppatori riusciranno a integrare bene le due esigenze: narrazione e interazione con il mondo virtuale.

18 Commenti »

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  • # 1
    Riuzasan
     scrive: 

    Rosario, non posso che concordare.

    Il problema sono tutti quei giocatori come me che in Oblivion (per fare un esempio) vedono il massimo del gameplay possibile.

    Purtroppo questi moderni cine-game scriptati al 90% possono andare bene ad un giocatore che ama poco i RolePlaying games … ma a chi piace un RPG danno un senso di vuoto.

    Ad esempio Mass Effect 2 è un capolavoro … e lo confermo, lo sottoscrivo a due mani … ma rispetto al primo è una balia che accompagna un bimbo nel paese delle meraviglie: mentre rispetto a Fallout3 sembra un bellissimo laserdisc.

  • # 2
    RickTheSnake
     scrive: 

    sono ampiamente d’accordo con l’articolo, e aggiungo: un anno fa temevo per la sorte del videogioco come lo intendiamo noi giocatori di lungo corso, in balia dei tentativi di “casualizzazione” (chi ha detto prince of persia?), ma dopo gli ultimi sei mesi, sono decisamente piu’ ottimista. in particolare, credo che l’industria stia prendendo la via piu’ virtuosa e fruttifera sia per loro che per noi clienti, quella della diversificazione. ora che il mercato non è piu’ composto da un solo tipo di giocatori ma da piu’ fasce demografiche con gusti molto differenti, un’offerta variegata è il miglior scenario possibile. trovo che bioware sia a conti fatti lo studio che meglio ha compreso questa logica: laddove mass effect due anni fa tentava di mischiare le tipiche meccaniche rpg con il genere action, cercando di fondere generi diversi con l’obiettivo di puntare ad un pubblico allargato, nell’ultimo anno ci ritroviamo con due giochi estremamente differenti, dragon age e mass effect 2.il primo è un rpg vecchio stile ma con tutte le “comodità” di piu’ recente invenzione in ambito gameplay, specificamente orientato ad un pubblico piu’ adulto e con una cura straordinaria infusa nella caratterizzazione dei personaggi oltre che nel gameplay. il secondo invece si spoglia di gran parte della “pelle” da rpg e prende definitivamente la strada dell’action mainstream, pur mantenendo un vasto e profondo impianto narrativo a scelte e la struttura a quest tipica degli rpg. in questo modo risulta accessibile a fasce di pubblico piu’ giovani (per quanto buona, la caratterizzazione dei personaggi è imho inferiore a quella di dragon age)che amano l’action, e tuttavia le introduce a certe meccaniche rpg che potrebbero in futuro portarle ad interessarsi a prodotti come DAO. per converso, gente come me che con gli anni è diventata sempre piu’ selettiva e allergica alle minestre riscaldate (qualcuno ha detto modern warfare 2?)si ritrova un prodotto completo,di qualità straordinaria, realizzato con evidente cura e, perchè no, amore per la propria creazione, con un impianto narrativo di buon livello e che punta ad alzare al massimo l’asticella della qualità per convincere i clienti, piuttosto che far leva su pubblicità e sul semplice brand, cosa che visto il successo del primo ME potevano benissimo permettersi di fare guadagnandoci soldi sonanti.
    alla luce di tutto questo, ho premiato entrambi i prodotti acquistando le limited edition. del resto, se il mercato non premia la qualità, non ci si puo’ certo stupire del fatto che i giochi vengono fatti con lo stampino, no?

    PS: scusate l’imponente wall of text, ma lo spunto di rosario era troppo interessante per lasciarmelo sfuggire, è così difficile al giorno d’oggi discutere un po’ senza finire dentro un flame con fanboy tredicenni :D

  • # 3
    Notturnia
     scrive: 

    adoro DAO.. se non fosse che ha qualche incompantibilità con W7-64bit sarei molto più felice.. spero che i nuovi DLC che stanno arrivano (16 marzo se non erro) estendano un pò il raggio di azione..

    mi spiace che, a differenza del suo predecessore Baldurs gate, e altri giochi attuali (sacred 2 per esempio) non sia possibile vagare per la mappa senza locazioni fisse e non sia possibile incontrare negli stessi posti nemici a differenza di tempo.. in fin dei conti la prole oscura si sta espandendo e io fatico a trovarli :-D

    ma il gioco interattivo è molto più bello del semplice mira e uccidi.. qua c’è anche da discutere e riflettere.. prendere posizioni e subirne le conseguenze affettive e nel plot..

    lo vedo perchè sia io che la moglie ci giochiamo su due pc diveri (mannaggia manca il multiplayer..) e io e lei ci troviamo a fare le stesse missioni con dialoghi e sequenze differenti perchè ci siamo portati dietro un quartetto differente..

    questo mi fa piacere.. e spero che si evolva un po’.. sarà che sono vecchio ma sono questi i giochi che mi piacciono.

  • # 4
    RickTheSnake
     scrive: 

    pure io adorerei poter girare per ferelden come in un mondo aperto, ma bisogna anche considerare lo sforzo tecnico ed economico che richiederebbe, e se la possibilità di girare in un ambiente free roaming deve portare a un drastico livellamento verso il basso della varietà degli ambienti e minore rifinitura nel complesso, allora preferisco il modello attuale. un esempio di questo rischio è imho fallout 3, dove è evidente il riciclo di materiali e level design dei dungeon, dopo venti ore di gioco si è già visto tutto e vagare per una landa sempre uguale a sè stessa diventa abbastanza noioso. e non credo sia un caso che le ambientazioni piu’ interessanti e curate siano quelle dei DLC, dove è evidente come il team dovendo lavorare su, diciamo, “superfici” piu’ ridotte si è potuto concentrare sulla rifinitura del lavoro. parlando del discorso narrativo, il fatto che l’esperienza cambi in modo piuttosto marcato a seconda delle scelte dell’utente è imho veramente straordinario per quanto riguarda l’immersività del gioco, il fatto che la mia avventura in dragon age sia davvero “mia”, modellata in certa misura dalle mie scelte, è a mio parere la vera innovazione che porta il videogioco a un livello narrativo piu’ complesso e completo del cinema. per la prima volta possiamo davvero dire che seppur con qualche binario, è l’utente a creare la sua storia, bioware rulez. :D

  • # 5
    Arunax
     scrive: 

    Sono d’accordo sulla tua interpretazione generale, ma – come mi capita spesso – non sul tuo confronto fra Mass Effect 1 e 2 e Dragon Age.

    Dragon Age non si fa fatica a definirlo: è un gioco di ruolo classico (anche se di grandissimo respiro). Rientra facilmente nei canoni usuali degli RPG di BioWare: una trama solida e sviluppata, tante sottoquest, un mondo da esplorare anche se non in completa libertà come in Oblivion. Non a caso una delle sue principali fonti d’ispirazione (auto-ispirazione in effetti…) è evidentemente Baldur’s Gate 2. Sono assolutamente d’accordo sul giudizio di DA.

    Quando leggo però che Mass Effect 2 perde in “componente RPG” rispetto a Mass Effect 1, davvero mi chiedo cosa la gente intenda per componente RPG. Del resto definire cosa sia un RPG non è proprio semplice, quando mettiamo in questa categoria Dragon Age e Final Fantasy – due giochi che non riesco proprio a vedere cosa abbiano in comune se non il nome del genere.

    Se per RPG intendiamo tabelle, inventari, “tiri di dado” nascosti (stile Baldur’s Gate o Neverwinter Nights), allora già in Mass Effect c’era pochissimo di RPG – solo l’inventario, la cui gestione fra l’altro io trovavo piuttosto frustrante. Se invece intendiamo “gioco di ruolo” in senso letterale – e questo è il senso che io preferisco – ME 2 secondo me è avanti su tutti i fronti: il grado di immedesimazione, di realismo delle relazioni con gli altri personaggi, di influenza sul mondo di gioco, è eccezionale. Molto superiore a tanti altri giochi, forse persino a Dragon Age. Il sistema di dialogo è eccellente e molto più immersivo di quanto non accada di solito. E’ vero che una buona parte del gioco è action (come del resto anche in ME1), ma io personalmente non riesco a vedere come questo “semplifichi le meccaniche RPG”.

    Poi è chiaro che se per RPG intendiamo un gioco in cui abbiamo di fronte, oltre a una trama solida e dialoghi ben costruiti, anche una serie di battaglie da affrontare in modo tattico, allora non c’è storia: Dragon Age da questo punto di vista è infinitamente “più RPG”. Secondo me a ben vedere la differenza principale fra i due titoli è proprio questa. La convergenza videogiochi-cinema di cui parli nell’articolo io infatti la vedo anche in Dragon Age, con la sua storia sì aperta ma anche densa di colpi di scena, con battaglie coreografiche, dialoghi profondi, personaggi eccezionalmente ben costruiti.

    In sostanza, entrambi i giochi sono bellissimi – benché diversi nello stile – ma secondo me sono tutti e due assolutamente degni di essere chiamati RPG! Come del resto tutti i titoli BioWare a cui abbia giocato (cioè tutti da Baldur’s Gate in poi) con l’eccezione di Neverwinter Nights, che è secondo me il meno riuscito in assoluto…

  • # 6
    Nicola
     scrive: 

    concordo con Riuzasan,
    purtroppo oggi i giochi sono business quindi nascono per essere multicompatibili sia a livello di piattaforme ma sopratutto a livello di gusti.

    Io però sono ancora convinto che prima o poi il pubblico anche quello “nuovo” capirà che i video-panettoni alla lunga stancano è solo questione di tempo imho

    ciaoo

  • # 7
    Notturnia
     scrive: 

    Nicola.. non credo che sarà facile..
    per molti non è una cosa importante che ci sia la trama..

    io per esempio sto aspettando Diablo 3 .. pechè voglio vedere come finisce la storia (se finisce..) ma molti lo vivranno come uno spara a tutto quello che si muove..

    quanti leggono le note e i testi di Dragon Age ?..

    quanti hanno letto il diario di Caridin e hanno sofferto per i poveretti sotto il suo martello ?.. etc..

    non molti secondo me seguono queste storie.. la maggior parte è più curiosa dell’estetica nuova che del plot.. (vedi crysis…)

    a me piace il plot.. io vengo dal vecchissimo Dune (su 80286 :-D)

    buon proseguo a tutti

    p.s. baldurs era mastodontico -.-”

  • # 8
    marco pedrana
     scrive: 

    Sono d’accordo sul fatto che le dinamiche di gioco si semplifichino e che nell’ottica di un’immedesimazione di gioco questo sia un bene.

    Non credo che ciò sia sempre correttamente implementato: centinaia di pagine di note nei giochi Bioware, Bethesda o Black Isle sono a mio parere, infatti, più un’ostacolo all’esperienza di gioco (in quanto mediano tra essa e l’utente).
    Ma in linea di massima, un avvicinamento dell’utente all’esperienza stessa, a mezzo dell’alleggerimento o dell’ergonomia dell’interfaccia, credo sia positivo e soprattutto, vale per tutti i tipi di gioco, non solo per gli RPG.

    Non sono invece affatto d’accordo sulla dichiarazione che i giochi siano meglio raccontati negli ultimi tempi rispetto ad anni fa: a giocar a Dragon’s Age o a uno qualsiasi dei giochi Bethesda da Morrowind in avanti, e anche (so di essere in minoranza) da Baldur’s Gate ai suoi successori, mi sento trattato come un bambino idiota dalla produzione.

    Siccome non ritengo i bambini degli idioti, devo ritenere superficiali i narratori: per accontentare tutti mi sembra scrivano storie appesantite da banalità di genere, da schemi ripetitivi, da personaggi riciclati all’infinito.

    L’ultimo RPG che mi desse l’impressione di essere tale (ma poi che cos’è un gioco di ruolo esattamente?) senza né essere un “dungeon crawler” né una generica avventura scritta coi piedi, è stato Temple of Elemental Evil, che con tutti i suoi difetti, tuttavia è stata un’ esperienza di gioco accattivante e sorprendente.

  • # 9
    marco pedrana
     scrive: 

    Scusate solo una precisazione;

    credo che una buona storia non debba né per forza essere universalistica quanto a larghezza a respiro (in quanto ciò non la trasforma automaticamente in epica) né cercare di soddisfare tutti, in quanto probabilmente è più interessante per un fruitore doversi muovere per andare verso la storia che aspettare che la storia vada verso di esso.

    Secondo me questa è una riflessione che, a prescindere dai dati di vendita, i designer potrebbero proficuamente fare.

  • # 10
    Notturnia
     scrive: 

    In DAO non sei costretto a leggere le note ne altro.. se vuoi puoi fare le missioni e basta.. il grosso delle missioni è facile.. ma alcune richiedono un briciolo di impegno per essere fatte.. il ponte nelle prove di andraste.. le vocazioni nel circolo.. etc..

    e leggere la storia che ci sta dietro aiuta a comprendere il mondo che è stato creato..

    io preferisco entrare nell’immagine del mondo del gioco piuttosto che starne fuori e vederlo come gioco preferisco “viverlo” quelle ore che ci gioco..

    se non ha un buon spessore non riesco ad entrare nella parte..

    poi.. è tutta mia la cosa.. sono vecchio :-D ma è da quando avevo 10 anni e giocavo con il pc che mi piace far finta di essere nella storia e non giocare ad un videogioco.. e se la trama e il background sono vuoti è deprimente.. è come leggere il riassunto di un libro.. DAO invece è un libro.. adatto anche a chi preferisce le cose facili e non legge le 300 e passa note..

    ma a me è piaciuto leggere le storie dei vari personaggi che ho incontrato e pensare ai 400 anni di storia appena trascorsi.. mi pareva di essere nel signore degli anelli a Moria quando ero ad Orzammar..

    questo mi piace di DAO.. si puo’ farsi prendere dall’ambientazione grazie anche alle sfaccettature della storia e alle cose che si trovano attorno a te..

  • # 11
    Fabio
     scrive: 

    Allora non ero l’unico “pazzo” a preferire il primo ME.. quando lo ho scritto su un altro forum mi son beccato una caterva di insulti…

  • # 12
    Flare
     scrive: 

    Una volta la non-linearità di un gioco era un punto a favore, come la libertà e molteplicità di interazioni col mondo virtuale, le scelte che si potevano fare. Oggi sembrano cose da evitare. Si semplifica il più possibile, la strada è a tappe obbligate e le scelte sono quelle dell’autore. Il giocatore si dimentica del suo arbitrio e resta passivo ad un destino preconfezionato: questo per me è molto poco RPG. In un RPG come lo intendo io, una parte del gioco, del divertimento, è invece “cosa farei io in quella situazione”. Dei recenti mi era piaciuto Fallout 3, anche se non amo molto le sparatorie, altra cosa che sta diventando standard. Quando vedo qualcuno alla PS3, cambiano i giochi, ma si vede al 99% un fucile in vista in prima persona. Sembra che se non hai in mano un fucile, non puoi interagire con un mondo virtuale. Scherzo un po’, ma è evidente il predominio dei FPS.

    Gran parte dei titoli attuali sono in effetti l’evoluzione dei film interattivi. Durano poche ore, non hanno pressoché rigiocabilità. Dead Space era bello, da una parte: trattandosi di dover sopravvivere in un’astronave piena di mostri, c’era poco da scegliere, ma era lo stesso coinvolgente. Però eravamo all’estremo: segui la linea blu per completare l’obiettivo e procedere al prossimo. Ancora un po’ e ti diceva dove sparare.

    Vedere la tendenza a rimuovere le componenti RPG nei sequel dei giochi chiaramente non mi entusiasma. Va bene che è più facile definire una trama, però… è un altro tipo di divertimento, in effetti più simile all’andare al cinema. Sembra che i giochi siano sempre più pensati per un pubblico con poco tempo e poca voglia di riflettere: il computer non è più qualcosa per geek come 20-30 anni fa, che apprezzava anche videogiochi ben distinti da quelli che riempivano le sale giochi: giochi di ruolo, strategici, ecc. Ora è bello che i PC li abbiano tutti, ma è evidente che l’utente medio è cambiato molto. Non solo, ma il PC stesso sta diventando un mercato sempre più marginale nei videogames, rispetto alle console, praticamente l’attuale sala giochi da salotto (scusate il gioco di parole).

  • # 13
    Notturnia
     scrive: 

    Flare, prova Dragon Age.
    non sarà il migliore ma è certo che non ti dovrebbe deludere..
    niente linee blu da seguire.. io ho ancora delle quest che non so dove cavolo si completano e chi diamine ha quel cavolo di sestante :-D

    e l’ho già giocato due volte solo per vedere come si comportano i personaggi nelle stesse situazioni.. avere o non avere Shale quando sei davanti a chi l’ha creata fa cambiare il plot.. etc..

    molte scelte durante il gioco ti fanno cambiare le cose.. è come se tu avessi la possibilità di fare il Dungeon master e raccontarti la storia.. con in più il supporto visivo.. sei un regista e non uno spettatore.. cosa che dovrebbe essere normale in un rpg..

  • # 14
    michele
     scrive: 

    Comincia a diventare stretto l’effetto tra cinema e giochi…narrazione…..tutto taglio da film ai videogiochi…e sembra che con queste macchine riescano a dare veramente questa impressione…quando giochi a uncharted 2 bhè pensi di guardare un film interattivo…stessa cosa per mass effect 2…..il fatto di avere gameplay semplici e immediati e una narrazione profonda è ciò che veramente è cambiato…

    si ff7 aveva una grande narrazione e gia allora un discreto impatto di tipo cinematografico ma aveva anche 200000 cose nascoste…un rpg teoricamente infinito con materia e summon da collezionare cioè io dico…..che quello che manca a questo final fantasy è tutto ciò che di fatto è una cosa che possa essere realizzata meglio nel seguito online…..

    dico è next gen avere un mondo alla bioware o alla fallout che è si quanto vario e profondo ma statico…

    non è che le mappe il gould saucer il ciocobo le quest nella next gen non si sposino di più con un mondo dinamico online?

    fare grosse mappe con tanti npc (scriptati) porta via tempo e risorse……
    per la next gen meglio giochi cosi affiancati da mmporg online dinamici e complessi per chi gli piace quel tipo di modo di giocare…

    sennò è giocare in old gen a grafica altissima dove sta l’innovazione?

  • # 15
    Notturnia
     scrive: 

    io preferisco mappe enormi e ben fatte e pagare anche 75 euro un videogioco che mi dura qualche mese e mi fa piacere usare che trovare giochi a 35 euro che sono finiti in 30 minuti..

    il gioco deve essere esteso ed estendibile..

    gioco anche a giochi online (eve-online) quando voglio mappe immense.. ma li il role-play sparisce.. o meglio.. lo devi creare tu assieme ad altre persone.. e non sempre è facile.. la gente si annoia a fare le cose.. mentre un npc non si annoia.. ma chi fa il gioco deve lavorarci su.. e visto il costo sarei felice lo facessero.. buona grafica e ottimo script.. questo voglio dai nuovi giochi.. ma temo che non incontri l’esigenza della massa di ragazzini che vengono dalle console..

  • # 16
    marco pedrana
     scrive: 

    mah! davvero non capisco…

    Non capisco come si possa ritenere Dragon’s Age un bel gioco:

    – ogni parte del gioco separata in tutto se non da labili quest dalle altre, dialoghi noiosi e irrealistici, (a parte alcune battute divertenti di Sten, ma non è difficile scrivere copioni per personaggi tanto stilizzati, prima o poi uno che piaccia a un particolare giocatore, lo imbrocchi…)
    A proposito di dialoghi, DAO è parecchi passi indietro a Mass Effect 1, dove il dovere dare solo l’input della motivazione al personaggio principale per poi sentire la sua voce articolarne il senso in frasi era molto più interessante, e favoriva l’attenzione del giocatore.

    – linearità dissimulata dal fatto che puoi o essere “uno dei buoni” o “uno dei cattivi”… woah! che varietà! e chi ha bisogno di essere originale? Puoi anche vedere un filmato finale diverso scelto tra una dozzina disponibili e che cosa si può voler di più?

    – mancanza di un vero antagonismo con una sorta di nemesi. mi si può rispondere che così è più tragicamente eroico il personaggio, in quanto lotta contro un oscuro destino: un signor Nessuno che decide che solo lui può salvare il mondo si imbarca in una spedizione fatta solo di quests e sidequests fino a una sorta di orgiastica battaglia finale contro un dragone anziché la definizione di eroismo, mi sembra la definizione di demenza.

    – modello di gioco e motore: pur con buone innovazioni rispetto a precedenti giochi, l’attrazione a creare “power builds” è presente e forte, tanto da smentire la premessa dell’articolo, cioè che si stiano producendo giochi più intelligenti in quanto le loro regole il loro motore siano meno visibili e più nascosti che in passato tutto in favore dell’immediatezza di gioco: è falso.
    A maggior ragione nel momento in cui un singolo giocatore gestisce più personaggi, creando una sorta di ulteriore livello di complicazione tra sé e l’azione.

    – svolgimento del gioco: dove stà il realismo in un mondo di gioco in cui, esaurite le quest relative a un ambiente circoscritto, quello rimane inerte e senza possibilità di interazioni proficue (o meno)?
    Per inciso, la grafica del mondo di gioco e l’impossibilità a un movimento più libero rendono datato a mio parere questo gioco quasi quanto Neverwinter Nights 1: le differenze sono cosmetiche.

    – ho già detto che la storia mi pare brutta e soprattutto pessimamente raccontata?
    E non mi si venga a dire che se uno vuole una bella storia allora legge un libro: tutto nella realtà può essere percepito come una storia, perché l’essere umano è un drogato di narrazione; raccontare male è peggio quindi che non raccontare affatto, in qualunque mezzo espressivo e di conseguenza in qualunque forma di intrattenimento.

    L’unico aspetto di valore, a mio parere, di questo gioco non ha nulla a che fare con lo scopo dello stesso, ma è semplicemente occasionale: ha una buona (non sorprendente, né particolarmente bella, né moderna) grafica, un buon movimento, un buon senso d’azione durante i combattimenti.

  • # 17
    Notturnia
     scrive: 

    @macro pedrana

    boh.. si vede che la mia versione di DAO è diversa dalla tua..

    io posso essere buono e cattivo.. e tante altre sfaccettature a seconda di come mi comporto.. basta vedere la quest ad orzammar per il nuovo re.. si puo’ mentire (cosa non da buoni) anche se fin li si è stati buoni.. o per gli schiavi nell’enclave..
    tanto che si possono perdere alcuni personaggi con cui si è.. tipo se dissacri le ceneri di andraste perdi leliana.. eppure non mi pare che tu abbia notato queste cose.. per te è solo buono o cattivo.. invece io vedo molte altre sfacecttature.. non come in baldurs.. dove però il sistema era rigido.. ma vedo molte alternative..

    il fatto che gli ambienti muoiano a fine quest è un difetto anche secondo me.. come ho scritto ma secondo me è l’unico..

    manca la voce del nostro personaggio.. questo è un peccato ma non rovina il gioco..

    il fatto che ci sia un plot da rispettare a grandi linee e che non ci sia un vero antagonista che scende in campo se non alla fine del gioco mi pare normale.. che succede se dopo 2 ore arriva l’arcidemone e lo uccidi ?.. finisce il gioco ?.. in ogni caso puoi seguire diverse strade per arrivare allo scontro finale..

    e non ricordo gdr o affini che non abbiano una “fine” predestinata.. giochi aperti di ruolo non ne conosco.. con un finale che non esiste… che scopo avrebbe ?.. quindi reputo normale che anche questo abbia un plot di massima attorno al quale si sviluppa una storia..

    ma a quanto pare non ti piace :-D

    gusti personali

  • # 18
    Enrico
     scrive: 

    “ampliamento delle modalità di narrazione” sto cazzo.

    Cerchiamo di non confondere la spinta del videogame verso una maggiore cinematicità con l’apporto pessimo che le console hanno dato al videogaming sotto il profilo della qualità.

    Ormai ho perso il conto dei seguiti di grandi e piccoli capolavori nati sul PC che una volta esportati su console si sono resi irriconoscibili nella loro mediocrità.
    (e uno dei tanti è il pessimo Oblivion e tutte le porcate successive della Bethesda, che qualcuno qui venera come se fossero prodotti decenti quando in realtà non hanno neanche un’unghia della qualità di Morrowind o dei primi due fallout).

    D’altronde basta vedere Dragon Age, come sono stati costretti a castrarlo e banalizzarne il gameplay sulla versione console.
    E’ l’esempio perfetto di come si sia contretti a scendere a compromessi qualitativi quando si vuole sviluppare su console. La differenza rispetto ad altri videogame, è che con DA la bioware ha sviluppato *separatamente* le due versioni, dando così a quella PC quella maggiore profondità\qualità\complessità che può permettersi. E i risultati si sono visti.

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