di  -  mercoledì 27 gennaio 2010

Pubblichiamo un guest post di Lorenzo Tosetto

Volare è diventata una comoda e piacevole consuetudine: l’aereo non è più quell’oggetto sospeso su chilometri di vuoto che fino ad un paio di generazioni fa faceva paura ai più (i miei nonni tutt’ora tremano all’idea di salire su un aereo). Oggi, in attesa del teletrasporto (chissà…), gli spostamenti aerei sono statisticamente più sicuri ed efficaci, quantomeno su distanze importanti.

Eppure la paura del volo non è scomparsa, bensì si è spostata: dalla macchina all’uomo. La paura ora inizia dall’aeroporto, non dal decollo. E’ opinione diffusa che 9/11 ha inaugurato una nuova era nel terrorismo globale, e non è solo la legge, ma anche la la scienza a dover far fronte alle nuove minacce.

Sono ormai anni e anni che vedere attraverso le persone e gli oggetti è possibile, seppur non con i nostri occhi, ma con la supereroica vista a raggi X, o con l’ancor più indiretto metal-detector. Gli ultimi sviluppi sociali, tuttavia, hanno mostrato come qualcosa di più “invasivo” sia necessario per assicurare un volo sicuro ai passeggeri e i terroristi alla giustizia.

Una risposta al problema giace circa 6 ordini di grandezza di lunghezza d’onda più indietro, in una stretta regione di frequenze compresa tra IR e microonde (1-10 THz), chiamato “THz gap”. Questa regione fa da “ponte” tra dominio elettronico (le frequenze operative dei dispositivi elettronici moderni raggiungono infatti il centinaio di GHz) e il dominio ottico (dove la generazione di onde elettromagnetiche – e dunque di fotoni – con frequenze superiori a 10THz è affidata a transizioni elettroniche).

Ad oggi questa regione non è completamente accessibile a causa della mancanza di una sorgente a semiconduttore funzionante efficacemente a temperatura ambiente, seppur risultati estremamente promettenti vengano dall’utilizzo dei Quantum Cascade Lasers inventati 15 anni fa.

La definizione di THz gap tuttavia non va confusa con il regime THz di cui parla Eleonora Presani in attualmente sfruttato per i body-scanner: quest’ultimo è infatti la cosidetta regione millimetrica MMW.

L’interazione della radiazione THz con la materia presenta molte caratteristiche che la rendono un ottimo candidato nel campo della sicurezza (aeroportuale e non). In primo luogo, molti oggetti come contenitori in cartone, vestiti, scarpe, borse, etc… sono quasi completamente trasparenti al THz, il che significa che è possibile vederne nitidamente il potenzialmente pericoloso contenuto.

Uno dei problemi legati al sottoporre una persona ai raggi X è il danno che questa radiazione può arrecare alla salute. E’ stato dimostrato, tuttavia, che la scansione al THz è estremamente meno pericolosa di quella X sia per l’operatore che utilizza il macchinario che per la persona scansionata, anche perché una dose minima di radiazione permette di ottenere un’ottimo contrasto nelle immagini.

Il terzo motivo, quello fondamentale, è che molti esplosivi semplici e composti, così come molte droghe illegali, hanno delle linee caratteristiche nel loro spettro THz. Questo significa, in parole povere, che osservando lo spettro di assorbimento THz è possibile riconoscere dei picchi tipici che costituiscono l’”impronta” di una particolare sostanza: alcuni esperimenti sono stati condotti per mostrare come il TNT, il C-4, l’RDX o le metanfetamine possiedono spettri di riflessione/trasmissione impossibili da confondere con quelli dei materiali coprenti come vestiti o contenitori.

Non solo: anche plastiche rigide e certi metalli risaltano inconfondibilmente negli spettri, rendendo possibile l’individuazione di impugnature o lame nascoste.
Come mostrato nell’immagine, la scansione al THz porta con sé grandi potenzialità per l’imaging, ovvero la ricostruzione tridimensionale dell’oggetto in esame, anche rispetto alle tecnologia utilizzata ora nei body-scanner con radiazione MMW: una minore lunghezza d’onda si traduce in una maggiore risoluzione spaziale. Si può anche notare come sia il giornale sia i vestiti siano completamente assenti se si guarda con “occhi al THz”.

E’ altrettanto chiaro come l’annoso problema della privacy non sia risolto. Bisogna tuttavia essere in grado di distinguere tra il temuto Grande Fratello che registra e legge le nostre tracce ed un lecito tentativo di salvare le vite di migliaia di persone. Tuttavia è qui che finisce il dominio della scienza ed inizia quello della legge (o, sempre più spesso, del buon senso): fino a che punto le precauzioni che stamo mettendo in atto sono davvero utili? Il rischio è quello della psicosi, che porta con sé la difficoltà nel focalizzare le vere problematiche, e che -inevitabilmente- va a favorire tutto quello che si vuole combattere.

14 Commenti »

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  • # 1
    ilruz
     scrive: 

    Il lato “privacy” di essere osservati da un operatore mi ha sempre lasciato perplesso. Se un dottore e/o un infermiere mi guarda le lastre … non mi pare un gran problema. Spesso i referti devono essere inviati ad assicurazioni, etc … e le guardera’ “chissa’ chi”. Ma francamente *chissenefrega*

    Se all’aereoporto un operatore guarda una scansione; personalmente non ci vedo proprio nessun problema; basta che non siano conservate o cedute a terzi. Di che abbiamo paura, che un operatore si faccia una risata guardando un seno cadente, o una pancetta incipiente? ma facesse pure :D

    Io credo che quella della privacy alle scansioni sia in realta’ un problema per pochissimi, es: penso a qualche religioso ordodosso, la cui religione vieta di scoprire il corpo, o che … anche se penso che anche loro presto o tardi una lastra se la saranno pure fatta …

    Mah, se da un lato sono scettico sull’efficacia reale di questi apparati, dall’altra mi domando – perche’ no?

  • # 2
    pek
     scrive: 

    ho letto un articolo secondo il quale in tedeschia han fatto una prova e non ha rilevato i componenti di una bomba…

    http://www.huffingtonpost.com/2010/01/23/full-body-scanner-fails-t_n_433286.html

  • # 3
    Megawati
     scrive: 

    @ilruz: il problema della privacy non è che ti vedono se hai l’uccello corto… è che ti vedono se hai l’uccello corto, lo scrivono in un DB nazionale/planetario, incrociano questo dato con le strisciate del bancomat/della carta di credito, con i biglietti che hai comprato, con le località dove sei stato e con il lavoro che fai, con le fatture che hai firmato e quelle che hanno fatto a te, con le tue dichiarazioni delle tasse… il problema della privacy è che tutte queste piccole cose si accumulano, si accumulano, e RIMANGONO IN ETERNO.

    E piano piano si può tracciare di te un ritratto sempre più preciso, che include, magari, il fatto che tu la casa dove abiti ora non avresti, in teoria, i soldi per pagarla… Taac accertamento fiscale!
    E questa è la meno “paranoica” delle alternative. Fossimo nell’Argentina degli anni ’70 o nell’URSS degli anni ’70 il problema lo vedresti in modo estremamente chiaro. (ma anche in Iran o in Cina oggi, per dire).

    Il pensiero “ma dai, qui da noi ‘ste cose non ci sono mica” che ovviamente hai, è consolatorio ma errato: queste cose non si fanno ORA, ma fra (mettiamo) 20 anni?? Te la senti di dire che fra 20 anni le cose saranno come ora? E in 20 anni, di dati su di te, se ne saranno accumulati parecchi… perché non pensare che “tanto è una cosa del futuro”: i DB di questo genere esistono già ora, vengono aggiornati già con i tuoi dati di ora, per pochi che siano.

  • # 4
    Lorenzo Tosetto
     scrive: 

    @pek: l’articolo che citi si riferisce ai body scanner che, come ho detto nell’articolo, sono basati su una tecnologia differente.

    @Megawati: non entro nel merito della violazione della privacy, su cui di fatto ognuno ha la sua idea (e di cui non ho le conoscenze per discutere a fondo), anche perché non è il centro del mio articolo. Vorrei solo dire che non tutti i mali son per nuocere, e l’accertamento fiscale che tu citi sarebbe solamente una manna dal cielo al giorno d’oggi.

    Vorrei però rispondere al “perché no” di “ilruz”, ribadendo (se ho capito bene cosa intendi) la conclusione del mio articolo (e, se non ricordo male, quello di Eleonora Presani che ho citato): è vero che una precauzione in più può esser meglio di una in meno, ma bisogna stare attenti a non andare completamente nella direzione sbagliata, rischiando di non vedere una soluzione più efficace.
    Chiedo scusa se invece non ho capito il tuo pensiero.

  • # 5
    ilruz
     scrive: 

    @Lorenzo
    Il mio “perche’ no?” era un “ben vengano”. Ho dei dubbi sull’efficacia; secondo me l’ultimo attentatore (che aveva dell’esplosivo nelle mutande, sotto il cavallo) quel sistema avrebbe avuto difficolta’ a rilevarlo.

    @Megawati
    Quelli che tu indichi sono pero’ trattamenti illegali, se trattenessero i dati biometrici all’aereoporto, potrebbero usarli per secondi fini – ma e’ una eventualita’! lo stesso vale per i medici, le assicurazioni, etc. In America molti medici prezzolati inviano alle assicurazioni copia delle tue analisi (!!!) quando scoprono qualcosa di grave – li da la privacy non esiste.
    Per l’uso ai soli fini della sicurezza; e’ uno scanner come un’altro – a me da molta piu’ noia essere “palpeggiato” da un operatore stanco e annoiato, perche’ il rilevatore di metalli e’ scattato per il ponte che ho in bocca – pensa quante chiappe deve strusciarsi ogni giorno per lavoro :P

    Qualche tempo fa mi e’ capitato di dovermi imbarcare con una intera valigia piena di elettronica, attrezzature video, etc. Una tipa mi ha passato una cartina dentro, poi l’ha messa in uno scanner e questo ha acceso una luce eloquente: “allarme bomba”. Senza fare una piega mi ha detto con un accento americano “ma lei trasporta degli esplosivi qui dentro?” io: “ma assolutamente no”. Ha messo la cartina dentro un’altro scatolotto “di decontaminazione”, ha rifatto il procedimento e “prego passi pure”. lol.

    P.S.la prossima volta che usi il bancomat, fai un bel sorriso per l’omino della digos.

  • # 6
    lS
     scrive: 

    SE UNO SI FA PIANTARE UNA BOMBA ALL’INTERNO DEL CORPO VIENE EVIDENZIATA A QUEI RAGGI ?

  • # 7
    v1
     scrive: 

    @IS: non ne sono sicuro, ma direi di no. sembra che la pelle sia opaca a questa radiazione. cioè la pelle la assorbe e le impedisce di penetrare più in profondità.
    però in una bomba ci dev’essere qualche pezzo di metallo, che è visibile ai raggi x o banalmente al metal detector.

  • # 8
    Lorenzo Tosetto
     scrive: 

    @IS & v1: non penso che questa radiazione sia in grado di penetrare la pelle, e del resto questo non è un affare facile, soprattutto per motivi di salute: i raggi X sono in grado di passare la pelle, ma sono dannosi per l’organismo. Dunque se vuoi impiantarti una bomba nel fegato penso tu possa farlo e puoi anche passare il body-scanner al THz. Se hai pezzi metallici, però, il metal detector, come dice “v1″ suona. Se non hai pezzi metallici boh, non suonerà.

    E’ chiaro che c’è sempre -e sempre ci sarà, penso- un modo per aggirare il problema. Tieni conto però delle difficoltà che immagino ci siano a farsi impiantare del C4 sottocute, ed arrivare visibilmente sani a prendere l’aereo.

  • # 9
    Flare
     scrive: 

    Fantozzi docet: faranno contenitori in pelle umana! :D

  • # 10
    Wolf01
     scrive: 

    @Flare: appunto, secondo me è una cavolata
    Bastano un paio di stivaletti di cuoio per nascondere una bustina con l’esplosivo?
    Metto su il “pastrano nero” entro con una katana di ceramica alla Blade? (la katana di ceramica non fa suonare il metal detector, e il cuoio del pastrano non fa passare le onde THz in quanto “pelle”)

    Quello che non capiscono è che creano solo psicosi.
    Almeno che mettano degli apparecchi finti fatti da FisherPrice così loro intanto giocano e a noi che ci passiamo dentro non fanno male…

  • # 11
    Lorenzo Tosetto
     scrive: 

    @Wolf01: non ho mai visto un aeroporto in cui non ti fanno togliere la giacca. Comunque non è che la pelle sia opaca completamente ai raggi THz, semplicemente questi non oltrepassano un certo spessore.
    Poi, come ho detto, il metodo infallibile non esiste, dunque se l’aereo lo vuoi far esplodere immagino tu in qualche modo possa farlo. Non per questo però bisogna allentare i controlli, perché personalmente sono più tranquillo se vedo che al check-in mi perquisiscono da cima a fondo e che vedere gente che passa a caso. Chiaro che il rischio psicosi c’è, superata una certa soglia…

  • # 12
    Giacomo
     scrive: 

    Come fatto notare da qualcun altro in altri forum, una volta che la soglia di sicurezza negli aeroporti si sarà alzata troppo, ecco che restano centinaia e migliaia di altri posti affollati dove è possibile entrare senza disturbi e senza controlli: stazioni, centri commerciali, cinema, metropolitane.. che facciamo, orwellizziamo l’intera società?
    A quando chip gps o tag rfid impiantati nel cranio?
    Ridicolo..

  • # 13
    Lorenzo Tosetto
     scrive: 

    @Giacomo: e quindi? Qual è la giusta misura?

  • # 14
    Giacomo
     scrive: 

    @ Lorenzo:
    la giusta misura resta quella che consente una ragionevole sicurezza senza offendere la libertà e la dignità delle persone, poiché in caso contrario si ottiene esattamente ciò che si prefiggono gli ispiratori del terrorismo e perché qualche centinaio di persone che saltano in aria in un cinema o in un centro commerciale non valgono meno delle medesime che saltano in aria tra le nuvole..
    poi ci sarebbe l’obiettivo utopistico di eradicare le cause che inducono qualcuno a farsi saltare in aria in nome di un ideale, ma so da me che per ora siamo nel mondo dei sogni..

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