di  -  giovedì 17 gennaio 2008

UK FlagUn commento di un lettore ad un mio recente articolo mi ha fatto riflettere sul fatto che oggi, per vivere appieno la rivoluzione digitale e gli strumenti partecipativi che il Web 2.0 ci mette a disposizione, è fondamentale conoscere l’inglese.

È un po’ una scoperta dell’acqua calda, ma troppo spesso si sottovaluta l’importanza di conoscere approfonditamente (e non a livello “scolastico”, come leggo su molti CV) la lingua inglese. Lo stesso Tambu si è recentemente posto alcune domande in un suo bel post sull’argomento.

Effettivamente l’impressione generale che ho degli italiani è di pigrizia nei confronti dell’apprendimento della lingua straniera più importante per il business. Certo, la scuola ha le sue gravissime responsabilità perchè dedica lo stesso numero di ore a latino e inglese, spesso l’inglese è male insegnato e così via. Tuttavia, di fronte all’importanza enorme di conoscere l’inglese ci si dovrebbe muovere da soli quando la scuola non lo fa.

Gli strumenti ci sono e sono pure tanti. Innanzitutto c’è Internet che, se usato frequentemente ed intelligentemente, è un’infinita risorsa di materiale in inglese utili per migliorare il proprio vocabolario. Per i più volenterosi c’è la tv satellitare che trasmette anche in lingua originale, cosentendo di effettuare un utilissimo esercizio di comprensione mentre, contemporanamente, ci si diverte.

Insomma, oggi Internet e inglese sono due competenze dalle quali non si può prescindere, qualsiasi lavoro si faccia e qualsiasi strada si voglia intraprendere. Arroccarsi in poco lungimiranti posizioni di chiusura è secondo me sciocco, come sciocco è voler a tutti i costi la “localizzazione” in lingua di qualsiasi prodotto. Come giustamente rilevava Tambu, in Italia un prodotto localizzato (non solo un film) quasi certamente non venderà.

Sono più fortunati di noi, ad esempio, gli spagnoli la cui lingua è sicuramente molto parlata nel mondo e apre ampie possibilità di interazione. Paesi come il nostro, invece, devono necessariamente conoscere alla perfezione l’inglese per relazionarsi con gli altri. Basti pensare che nel nord europa i ragazzi vengono abituati a studiare e conoscere la lingua inglese fin dalla più tenera età, perchè è ben chiaro che con la lingua madre andranno poco lontano.

Sicuramente ciò è dovuto al fatto che la maggioranza della popolazione, anche giovane, l’inglese non lo sa, ma è anche vero che chi lo sa in Italia non si attiva a mantenerlo e a migliorarlo. Il mio consiglio a chi vuole emergere dalla massa e distinguersi in questa fase così delicata è quello di studiare l’inglese e arrivare a conoscerlo come l’italiano.

10 Commenti »

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  • # 1
    kilang
     scrive: 

    Nei paesi scandinavi lo parlano pure i bambini.. I film in inglese mi hanno detto che non li doppiano nemmeno.. Li trasmettono coi sottotitoli. Qui nemmeno i giovani lo sanno bene..

  • # 2
    ardelo
     scrive: 

    Bè, ma la scuole proprio se ne fregano…io sono d’accordissimo con tutti questi discorsi, secondo me l’inglese dovrebbe essere insegnato fin dalle elementari nella stessa maniera con cui si insegna l’italiano….

    Ma con questa istruzione… sono al secondo anno di un istituto tecnico… 3 ore di inglese…e stiamo ancora facendo il futuro…che lo ho imparato in prima media.. mah… farò autodidatta, ma sicuramente la maggior parte dei ragazzi ha ben altro da fare il pomeriggio che farsi dei corsi di inglese…

    Poi c’è tutto un pregiudizio…io compro i giochi per pc in inglese, e i miei amici non li vogliono perchè li vogliono in italiano…(che di solito sono doppiati di schifo…)..mah…

  • # 3
    dj mtt
     scrive: 

    Se l’insegnamento dell’inglese venisse unito all’uso dell’informatica sarebbe meglio…gli studenti ne sentirebbero il bisogno e almeno uno basilare lo apprenderebbero e anche un periodo nel regno unito nn sarebbe male…qndo si sente il biosogno di un qualcosa lo si fa…da studente posso dire che l’apprendimento nelle scuole è troppo passivo cm tante altre materia…nn capiscono che bisogna rendere tutto + attivo…^_^

  • # 4
    battagliacom
     scrive: 

    non criticate subito la scuola e l’insegnante, oggi la mia prof d’inglese ci ha chiesto di andare a cercare una canzone in inglese su internet e impararla a memoria, ma soprattutto di poterla almeno parlare per migliorare le conversazioni.
    E per di più lunedì dobbiamo andare a vedere uno spettacolo teatrale in lingua inglese…giudicate voi.

    E non fate sempre di tutta l’erba un fascio.

  • # 5
    Negadrive
     scrive: 

    Basta vedere (l’esempio forse più lampante) quanti nei forum scrivono “quoto in pieno”, credendo evidentemente che “to quote” significhi “concordare” od “essere d’accordo”.

    E pensare che ci sono anche degli ottimi dizionari online al giorno d’oggi: http://www.wordreference.com/enit/to+quote

    @battagliacom: è vero che non va fatta di tutta l’erba un fascio (tra l’altro mia sorella è proprio un’insegnante d’inglese), ma al di là dei singoli insegnanti, è proprio il sistema scolastico a non essere efficace, secondo me: si consideri che il momento più adatto per imparare una lingua è la prima infanzia, mentre qui invece si inizia a studiare “seriamente” (per modo di dire) alle superiori (anche se devo dire che negli ultimi 20 anni almeno un certo miglioramento c’è stato). Mia madre andò in una scuola tedesca privata alle elementari: è praticamente bilingue. Per quanto si possano studiare le lingue in età adulta, non si impareranno più alla perfezione, anche se, impegnandosi, si potrà avere un risultato più o meno buono.

    Mi chiedo però se, di questo passo, l’inglese finirà davvero col diventare LA lingua. In Italia è stata la TV ad unificare la lingua, facendo sparire o quasi i dialetti locali, ora potrebbe essere Internet a farci parlare tutti inglese. Per le lingue “locali” (tento a sentirle così, ormai) la sopravvivenza potrebbe venire dai traduttori automatici (se un giorno diventeranno “intelligenti”), uniti ai software di riconoscimento e sintesi vocale (idea che è venuta a più persone, a giudicare dall’esperimento di Google, se non ricordo male). Oppure può darsi che l’inglese non rimpiazzerà mai l’italiano, nel modo in cui l’italiano ha fatto con i dialetti: in fondo l’italiano non era del tutto una lingua straniera, quindi potrebbe avere una maggiore resistenza culturale, chissà? D’altro canto le lingue artificiali come l’esperanto e l’interlingua non hanno attecchito come lingua comune e ora lo sta diventanto, di fatto, l’inglese. Perfino italiani e spagnoli non di rado si parlano in inglese.

  • # 6
    byzio
     scrive: 

    E io cosa dovrei dire? Sono in 2’superiore e gli unici anni che ho fatto inglese è stato alle elementari, ora faccio francese (lingua inutile). Riesco a capire qualche parola, ma non saprei mettere in piedi una frase, e questo mi scoccia molto. Spero prima (che poi) venga studiata fin da subito una lingua che ti faccia capire in tutte le parti del mondo…

  • # 7
    Wallpapers
     scrive: 

    Quanto hai ragione…

  • # 8
    Trucchi e Guide
     scrive: 

    Secondo me è fondamentale conoscere l’Inglese. Web 2.0 o no, nella vita di tutti giorni lo è.

  • # 9
    ofelia
     scrive: 

    Secondo me a scuola le ore di italiano dovrebbero essere invertite con quelle di italiano almento nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, poi nelle scuole di secondo grado si dovrebbe ritornare a fare più ore di italiano, per conoscerne la cultura letteraria e grammaticale. Così facendo secondo me si avrebbe una vera conoscienza dell’inglese che ci srve per andare avanti nel mondo, senza tralasciare o dimenticare la nostra cultura; la quale magari non è la più importante del mondo, ma solo per il fatto di essere la nostra cultura non può essere scordata.

  • # 10
    Michele Russo
     scrive: 

    L’inglese è fondamentale … ti da opportunità in cifra moltiplicata rispetto alle persone che non lo sanno … la tua mentre si apre a nuovi orizzonti … pensare in Inglese già ti cambia un pò la mente … è fondamentale per accedere a conoscenze avanzate in certi campi dove gli altri paesi sono molto più avanti di noi e per leggere testi di autori non italiani che a volte possono far la differenza nella nostra vita.

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