di  -  martedì 15 dicembre 2009

Quella espressa nel titolo, è una sintesi della tesi esposta da Eric Schmidt (CEO di Google) riguardo la privacy:

If you have something that you don’t want anyone to know, maybe you shouldn’t be doing it in the first place.

Si tratta di una tesi che riecheggia quella della NSA, espressa di fronte alle polemiche innescate dagli intensivi ed estesi controlli autorizzati dall’amministrazione Bush dopo gli attentati dell’undici settembre.

Mi rendo conto che il problema della privacy sia sconfinato nelle sue implicazioni e meriti un approfondimento che non ho lo spazio e le competenze per affrontare. Vi rinvio a questo pezzo del blog di Stefano Quintarelli per una interessante discussione sul tema.

Mi limito a una piccola osservazione: non mi riesce facile accettare la presupposta disonestà che la tesi del “nulla da nascondere, nulla da temere” implica. Il tema della sicurezza nazionale – è il caso della NSA – pone la questione sotto un’altra prospettiva e, se non la legittima a priori, la rende perlomeno degna di una seconda riflessione.

Essendo però l’interesse di Google nella privacy dei suoi utenti, legato a finalità privatistiche di lucro, non certo di sicurezza collettiva o di altra utilità sociale, trovo molto preoccupante la posizione di Schmidt.

Se l’accettazione di questo principio è il prezzo che mi si chiede per la fruizione dei servizi di Google, è forse il momento che inizi a valutare delle alternative. La domanda è: quanti utenti sono a conoscenza del fatto che l’uso dei servizi messi a disposizione da Google, implica l’accettazione di questo principio?

12 Commenti »

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  • # 1
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Per come ha esposto la cosa, è semplicemente agghiacciante.

    Fermo restando che sono un utilizzatore di alcuni servizi di Google e, avendo letto tutto il papello che propongono all’accettazione del medesimo, sono consapevole dei rischi e dei limiti, per cui non è stata una scelta “da ignorante”, ma fatta in piena coscienza.

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Giusto, ma al di là dei TOS, quella individuata da Schmidt è un’interpretazione della privacy che getta una luce sinistra sulla direzione che Google seguirà nel prossimo futuro. Tenteranno di mettere gli utenti davanti al “fatto compiuto” e poi cercare un settlement, replicando la procedura sperimentata con Google Books?

  • # 3
    Tudhalyas
     scrive: 

    E’ evidente che Google sta spianando la strada ad altre forme di violazione della privacy (per come la intendiamo oggi) che intenderà adottare o, meglio ancora, “far digerire” ai suoi utenti nei prossimi anni. Se l’azienda continuerà su questa strada, smetterò ben presto di usare qualsiasi suo servizio.

    La cosa che più mi delude è che fino a poco tempo fa Schmidt e soci descrivevano la loro politica aziendale con il motto “don’t be evil”… alla faccia!

  • # 4
    n0v0
     scrive: 

    […] quanti utenti sono a conoscenza del fatto che l’uso dei servizi messi a disposizione da Google, implica l’accettazione di questo principio? […]

    io!

    e infatti non li uso.. ;-)

  • # 5
    gabriele
     scrive: 

    Giusto criticare Schmidt, ma non sono sicuro che intendesse dire proprio quello che appare nella frase estrapolata dal contesto. L’intervistatrice, infatti, gli ha chiesto qualcosa del tipo: Le persone trattano Google come il loro più fidato amico, dovrebbero ? E lui ha detto “judgment matters”, cioè è importante agire con giudizio e, dopo la frase incriminata, ha aggiunto: ci sono delle leggi che dobbiamo rispettare, se il governo ce lo chiede noi dobbiamo dargli i dati.
    In altre parole se è vero che ha difeso la policy “anti-privacy” di google ha anche detto che ognuno deve pensare da sé. La cosa è certamente arrogante, vista la posizione di forza di Google, ma non è proprio da totalitarismo come sembrerebbe da questa frase.

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Diciamo che più che preoccuparmi quando estratta dal contesto, questa frase mi preoccupa quando inserita in un contesto ancora più ampio, che è quello dell’enorme volume di dati che custodisce google, dell’ambivalenza delle sue politiche sulla privacy, delle implicazioni preoccupanti dei TOS dei suoi google.

    Anche un passaggio successivo dell’intervista conferma questa preoccupazione:

    “If you really need that kind of privacy, the reality is that search engines – including Google – do retain this information for some time and it’s important, for example, that we are all subject in the United States to the Patriot Act and it is possible that all that information could be made available to the authorities.”

    La privacy mi spetta per legge, non è che ne ho “davvero bisogno”. I dati google li trattiene per finalità legate al funzionamento dei servizi – e sarebbe bene capire esattamente quali.
    Il fatto che Schmidt senta il bisogno di ricordare che, se le autorità richiedono i dati, loro li forniscono, da una parte è un’ovvietà – dal momento in cui ogni cittadino deve assoggettarsi alle leggi dello stato in cui vive.
    Dall’altra rimarca il peso di questa “terza” entità nella filiera della privacy che, al contrario dello stato, cui è delegato collettivamente il mantenimento della sicurezza, persegue interessi esclusivamente privatistici.

  • # 7
    Licenza di Google
     scrive: 

    Riporto per chi non l’ha letta (ovvero 99 utenti su 100) la licenza dei servizi di Google, in particolare la frase in grassetto che è quella piu controversa, poi ognuno trae le conclusioni che vuole:

    11.1 Lei detiene il copyright e qualsiasi altro diritto che lei già possiede sul Contenuto che lei trasmette, invia o visualizza su o tramite i Servizi. Accettando, inviando o visualizzando il contenuto lei concede a Google una licenza eterna, irrevocabile, mondiale, priva di royalty e non esclusiva a riprodurre, adattare, modificare, pubblicare, eseguire pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto che lei trasmette, invia o visualizza su o tramite i Servizi. Questa licenza ha come scopo esclusivo l’abilitazione di Google a visualizzare, distribuire e promuovere i Servizi e può essere revocata per determinati Servizi come definiti nei Termini Ulteriori di quei Servizi.

    11.2 Lei accetta che questa licenza comprenda un diritto per Google di rendere tale Contenuto disponibile ad altre società, organizzazioni o persone fisiche con cui Google ha rapporti per la fornitura dei servizi venduti, e per usare tale Contenuto in relazione alla fornitura di quei servizi.

    11.3 Lei riconosce che Google, nell’eseguire le procedure tecniche richieste per fornire i Servizi ai nostri utenti, può (a) trasmettere o distribuire il suo Contenuto su diverse reti pubbliche e con mezzi diversi; e (b) effettuare tali modifiche al suo Contenuto in quanto necessarie per conformare e adattare quel Contenuto ai requisiti tecnici di reti di connessione, dispositivi, servizi o strumenti. Lei accetta che questa licenza permetterà a Google di intraprendere queste azioni.

  • # 8
    Pier
     scrive: 

    Poco tempo fa ebbi modo di sollevare alcune perplessità, .. il destino di una tale mole di dati a livello globale possa comportare gestito da un’azienda che ha come scopo principale il profitto, non è un ente di stato. Ovvio che la società debba rispondere alle leggi di stato per ciò che riguarda la privacy, oltre che consegnare i dati di un utente in presenza di sospetto di terrorismo o di attività illecite, scontato, io mi riferisco all’enormità dei dati legalissimi che ogni giorno circolano, questi possono creare un immenso databese che in futuro, anzi nessuno mi dice che non lo stiano facendo anche ora, per scopi non chiari. Pensar male si fa peccato… ma a volte…

  • # 9
    Gas
     scrive: 

    Non capisco:
    la maggior parte delle persone che conosco utilizza serenamente Google e i suoi servizi, perfettamente a conoscenza del fatto che potenzialmente tutto quello che si scrive o si legge possa essere analizzato ed utilizzato per trarne profitto.
    In cambio ottengono servizi gratuiti, qualitativamente eccellenti e spesso anni luce avanti rispetto ai concorrenti.
    Mi pare sia uno scambio equo tra le due parti.
    Tutta questa attenzione alla privacy che “salta fuori” ogni qualche mese davvero non la capisco.. e nemmeno tutta questa paura nei confronti di Google.
    Soprattutto perche’ se qualcuno non e’ d’accordo con questa politica, e’ sufficiente che non usufruisca dei suoi servizi.

  • # 10
    Sabbia
     scrive: 

    Mi viene un dubbio, a questo punto:
    i famosi ed efficientissimi DNS che google mette a disposizione
    8.8.8.8
    8.8.4.4 – su quest’ultimo non ne sono sicurissimo
    Non hanno licenze di sorta, nè si deve firmare nulla, ma c’è qualcuno che sappia se sono monitorati o controllati dal nostro “G”(rande fratello)?
    Saluti

  • # 11
    Gas
     scrive: 

    @Sabbia
    Credo sia implicito che Google possa disporre dei log dei propri DNS e (ovviamente) farne cio’ che vuole.

  • # 12
    Gianni
     scrive: 

    La soluzione sarebbe semplice: utilizzare unicamente servizi forniti da società con sede in Unione Europea.

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