di  -  martedì 15 dicembre 2009

Nel giornalismo anglosassone esiste una netta distinzione tra quelle che loro chiamano news e views, ovvero i fatti e le opinioni.

Precisamente, ci sono giornali di fatti e giornali di opinioni: due modi distinti di vedere la realtà che vanno in due tipi di pubblicazione distinti. La distinzione tra cronaca e commento e quindi la separazione tra news e views è considerata, anzi, un cardine nel linguaggio giornalistico anglosassone. È così anche in Italia?

Le risposta è ovvia ed è no. La tradizione giornalistica italiana, da questo punto di vista, è inversa rispetto a quella anglosassone. I giornali cosiddetti omnibus, ovvero quelli che integrano views a news, si sono diffusi sin dal primo dopoguerra nella nostra nazione, e sono così radicati nel mondo del giornalismo italiano che ormai i lettori non avvertono più la mancanza di un sistema con news e views distinte.

Gli italiani comprano le testate giornalistiche di riferimento per leggere il parere del giornalista di turno, dando a quest’ultimo un potere straordinario: diventa così un “opinion leader” praticamente incontrastato.

Le testate giornalistiche di riferimento in Italia negli ultimi anni si sono dovute adattare ai due media che a turno le hanno scavalcate per numero di lettori/spettatori: prima la televisione e poi internet. Negli anni ’90 i giornali sono diventati lo specchio della televisione, ne hanno assunto le strategie di comunicazione e hanno attinto moltissime notizie da quello che succedeva in Tv.

Le parole d’ordine in questa fase erano “inconfondibile miscela di spirito alto e materia bassa”, “attenzione a tutto quanto è televisivamente popolare e popolarmente televisivo”, “apparente leggerezza e disponibilità al gossip”.

La mistura totale di news e views arriva con internet. L’approdo su internet delle principali testate ha sdoganato le ultime resistenze, creando degli ibridi praticamente perfetti, siti in cui è possibile leggere le ultime notizie di politica ma anche lustrarsi gli occhi con le procaci protagoniste del “jet set”.

Le prime non hanno necessariamente più rilevanza delle seconde, e sicuramente non sono le più cliccate. Questo approccio è stato premiato da un pubblico, quello internettiano, sicuramente differente rispetto a quello televisivo o giornalistico, che probabilmente non avrebbe potuto augurarsi di meglio.

Non solo non c’è più la distinzione tra cronaca e opinioni, ma non c’è più distinzione di genere. Tutto va bene in qualsiasi momento e in qualsiasi modo. Il principale risultato di questo cambiamento è stata la spettacolarizzazione dell’informazione e la sua serializzazione.

Cogne, Garlasco, Knox sono storie uguali a tantissime altre che accadono contemporaneamente nello stesso paese, ma catturano le attenzioni perché hanno i caratteri della spettacolarizzazione e perché possono essere facilmente serializzate, ovvero divise in puntate. Il punto è che non è possibile, pena l’alterazione della realtà, applicare questo metodo a tutti i tipi di fatti.

La separazione tra news e views nei paesi anglosassoni, invece, è inscalfibile, ed esiste dal momento della nascita del “vero” giornalismo, che risale al 1837 quando uno sconosciuto stampatore di New York, Benjamin H. Day, inziava la stampa del suo giornaletto New York Sun.

Il New York Sun dà molto spazio alle notizie locali, alla cronaca spicciola e a servizi sensazionalistici sugli eventi più scioccanti: per esempio, per rendere più accattivanti le notizie, Day incarica un suo reporter di trattare i casi giudiziari del giorno in chiave umoristica. Nasce così la figura del giornalista che va sulla strada a indagare con l’obiettivo di dare risalto alle notizie che altrimenti rimarrebbero avvolte nell’oscurità. Prima di quel momento i giornali erano praticamente delle agenzie di stampa dei rispettivi Governi.

In Italia la libertà di stampa è regolata dall’articolo 21 della Costituzione e dalla Legge sulla Stampa scritta dall’Assemblea Costituente nell’immediato dopoguerra. L’articolo 21 ribadisce che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, e poi specifica che: «Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili … La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni».

La nostra Costituzione prevede che ogni testata sia registrata al Tribunale. Non si può considerare come un limite alla libertà di stampa, visto che si tratta di una semplice procedura burocratica che il Tribunale non può respingere per motivi legati al contenuto degli stampati.

La parte che si riferisce alle manifestazioni contrarie al buon costume è, invece, un vero e proprio limite, anche se non si è mai capito cosa i Costituenti intendessero con buon costume. Infine, la parte “La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica” non è praticamente mai stata ascoltata (non intendiamo soffermarci su questo, però basta ricordare che negli anni ’80 l’associazione massonica P2 era praticamente alle spalle del Corriere della Sera tramite i fondi del Banco Ambrosiano senza che questo fosse noto in alcun modo).

«Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere», diceva Charles de Secondat, Barone di Montesquieu nel 1748. La separazione dei poteri giudiziario, legislativo ed esecutivo è il cardine dello stato di diritto.

La nostra Costituzione la tutela, ma scivola su alcune cose grossolane. Bisogna sempre pensare al periodo storico in cui la Costituzione è stata scritta e a chi l’ha scritta. Ci si spaventava di un possibile ritorno allo stato dittatoriale e i due partiti che sono usciti vincitori dalla guerra hanno dovuto accontentarsi l’un l’altro.

Risultato? Si è dato un potere sconfinato al Parlamento. I nostri parlamentari tutt’oggi eleggono il Presidente della Repubblica, un terzo dei giudici della Corte Costituzionale, 8 dei 27 membri del Consiglio Superiore della Magistratura, hanno un grosso legame con il Presidente del Consiglio dei Ministri che deve costantemente rivolgersi a loro per adeguare la sua visione a quella della “maggioranza” e hanno il controllo pressoché totale della Commissione di Vigilanza della Rai. L’Italia è l’unico paese democratico dove la politica ha un controllo diretto sull’informazione.

Quando il Parlamento si è arrogato il diritto di controllare la televisione pubblica? Nel 1975 quando, per garantire che più voci potessero arrivare agli italiani, si tolse il monopolio al partito allora dominante per darlo a tre partiti. Questa inaccettabile lottizzazione esiste ancora oggi. È possibile togliere questi poteri al Parlamento? Per come sono messe le cose oggi in Italia no, perché gli unici che possono cambiare la Costituzione sono coloro che non hanno interesse a cambiarla.

“Ci si spaventava di un possibile ritorno allo stato dittatoriale”, dicevamo qualche paragrafo sopra quando si parlava degli scarsi poteri dati all’Esecutivo. È vero, ma c’è un’altra contraddizione nella nostra Costituzione: non è stato pensato a un limite al numero di mandati né per il Presidente del Consiglio né per il Presidente della Repubblica.

Questo ha portato all’assurda situazione di oggi, in cui tutti sanno che c’è qualcosa che non va, ma nessuno può fare qualcosa per cambiare le cose. Sarebbe bastata una postilla per evitare quello che è successo dal 1946 a oggi.

Infine, riportiamo un pronunciamento, che di fatto sancisce una regola, della Corte di New York, e l’articolo 45 della Legge 69 del 3 febbraio 1963 che istituisce la professione del giornalista:

USA: «Giornalista è chiunque scriva per giornali, TV o programmi radiofonici, oppure, chiunque in un sito web esponga le sue idee, racconti la sua verità».

Italia: «Nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’Albo professionale».

30 Commenti »

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  • # 1
    Banjo
     scrive: 

    La risposta all domanda del titolo è: no.

  • # 2
    max8472
     scrive: 

    Bastavano le ultime 4 righe… :-D

  • # 3
    Furetto
     scrive: 

    Certo, il problema views vs. news è delicato e sarebbe opportuno tenere questi due aspetti separati. Purtroppo su questo problema è difficile legiferare ed è una cosa che o fa parte della tradizione giornalistica di un paese oppure no.

    Ma in Italia il problema è ancora più grave ed è la commistione tra informazione e gruppi economici. Tralasciando per un attimo il conflitto di interessi tra il Presidente del Consiglio e l’informazione, se analizziamo tutti gli altri attori del mondo dell’informazione si scopre che il 95% è al servizio di un potentato economico che ha notevoli interessi nel paese. E il 20% degli attori che guida l’80% dell’informazione è totalmente in mano a gruppi economici.

    E questo si è un aspetto che potrebbe, e dovrebbe, essere regolamentato. Purtroppo la commistione tra affari e politica rende questo aspetto simile al dilemma della costituzione enunciato nell’articolo: “gli unici che possono cambiare la Costituzione (leggi: lo status quo) sono coloro che non hanno interesse a cambiarla”

    Furetto.

  • # 4
    Gabriele
     scrive: 

    Le ultime 4 righe descrivono perfettamente l’atroce situazione dell’informazione italiana.

  • # 5
    Paganetor
     scrive: 

    con riferimento alla frase “Nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’Albo professionale” mi domando cosa si intenda con il termine giornalista…

    conosco gente che scrive e fa informazione per testate registrate, ma non sono tenuti a essere gironalisti…

  • # 6
    arkanoid
     scrive: 

    Il numero di mandati da quando è un problema?? Il problema è la mancanza di alternative.

  • # 7
    gluca86x
     scrive: 

    Articolo interessante che offre moltissimi spunti per una discussione. Innanzitutto parto dal fondo: la legge che regola il giornalismo in Italia non ha controparti non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo democratico e anche non. L’ordine dei giornalisti è stato voluto da Mussolini affinchè tutti coloro i quali volevano scrivere qualcosa fossero facilmente controllabili dal partito fascista. Quella legge infatti è un regio decreto, non una legge decisa in tempi repubblicani. Da qui si aggiunge un’altra domanda: perchè gli illustri padri costituenti non hanno abolito tale norma?

    La situazione in generale della stampa italiana è a dir poco tragica: come detto da te nell’articolo, caro Rosario, la carta stampata si è ridotta ad una parafrasi dei telegiornali serali in cui le notizie con un minimo di importanza occupano i primi 10 minuti e gli altri 20 sono tutte baggianate intrippa-tacchini. Il problema della televisione lo hai anche evidenziato tu, forse enfatizzandolo meno: perchè con tutti i differenti fatti di cronaca che accadono in contemporaneamente in Italia su 6 tg nazionali si sentono in tutti e sei le stesse notizie? I vari delitti mediatici sono poi la dimostrazione di come i giornalisti stessi delle tv in Italia non possano essere definiti tali: Cogne, Garlasco, Perugia… l’intera informazione di cronaca è versata su questi tre delitti negli ultimi 3 anni. Io sono nato e cresciuto in Calabria e praticamente ogni giorno al bar, dal barbiere, comprandolo in edicola, leggendolo dall’amico incontrato sul lungomare, leggevo, e leggo tutt’ora grazie all’edizione on-line, il giornale locale: Gazzetta del sud, Il quotidiano, Calabria ora o qualche altro. In calabria si legge di almeno uno-due omicidi a settimana, delitti di ‘ndrangheta e non, ma a nessun media nazionale paiono importare. Perfino le stragi compiute all’estero passano in sordina dopo una settimana. Penso che come da me fatti simili accadano anche dalle altre parti d’Italia. Magari non gravi come i vari delitti di mafia del meridione, gli attentati, le estorsioni, le minacce che ci sono e di cui si riesce a leggere nella stampa locale, ma di sicuri ben più importanti del gossip di cui si compongono i 2/3 dei tg nazionali. Tutta questa premessa per giungere alla domanda: chi è che decide quali notizie vanno pubblicate e quali non? E perchè se a livello nazionale ci sono così tante testate giornalistiche diverse, tra tv e giornali, si leggono solo i medesimi fatti di cronaca? Riguardo i tg mi si potrebbe rispondere che esistono limiti temporali all’edizione trasmessa in tv e occupare per 30 minuti il palinsesto di politica, più o meno obbiettivamente, e fatti di cronaca nera non è indicato, per non far venire la voglia di suicidarsi alla gente normale. Ma perchè anche i giornali, che non mi sembra hanno un limite temporale e non vanno di certo in bancarotta se stampano due pagine in più, sono peggio dei tg? Dico peggio perchè alcuni sembra esistano solo per inventare o cercare marciume da sbattere in prima pagina che nulla ha a che vedere con cronaca o notizie importanti. Certi giornali ultimamente sembra si siano trasformati in un’accolita di pervertiti che guardano solo filmini amatoriali a luci rosse alla ricerca di questo o quel personaggio. Ora mi domando: è davvero questo il giornalismo? Io sono giovane, ho 23 anni, ma sento sempre parlar bene di Indro Montanelli come giornalista. Non ho mai avuto modo di leggere un suo articolo o editoriale, ma so che ha fondato “Il Giornale”. Guardo ora questa testata e chiedo: qualcuno mi può dire se Indro Montanelli era un giornalista diverso o era uno in linea con quanto è ora quella testata? Da questa domanda e anche dalle mie considerazioni precedenti mi viene automatico pensare a quella famosa distinzione tra news e views: ma un giornalista non dovrebbe essere semplicemente un testimone di quanto accade, vede o raccoglie, lasciando al lettore la possibilità di farsi una sua opinione? Il giornalista non dovrebbe essere un trasportatore di fatti? Si può davvero definire come tale una persona che invece di riportare ciò che è accaduto in modo fedele alla realtà, pone un filtro rappresentato dal suo pensiero o quello altrui? Secondo me non possono essere giornalisti perchè se un medico ha il dovere di salvare vite e curare le persone un reporter, come dice il nome stesso, deve riportare i fatti, non elaborarli. Se vuoi essere giornalista, e definirti tale, non devi farcire con le tue opinioni o peggio distorsioni capziose, ciò che oggettivamente è accaduto. Purtroppo in Italia abbiamo dei telegiornali che non riportano affatto la realtà. Non si pone proprio il problema se quanto dicono è corretto o meno perchè non è la realtà delle cose. La realtà non è giusta o sbagliata, di destra o di sinistra. La realtà è oggettiva e come tale non deve essere piegata! E’ opinabile, ma è una cosa ben diversa. Quindi se si vuol essere giornalisti non si deve essere opinionisti, pur avendo libertà di maturare per sè un’opinione. Se così non fosse i giornalisti non sarebbero nulla di diverso da un dittatore mandante, giudice ed esecutore e come tali andrebbero fermati perchè detengono troppo potere in una società priva di coscienza come quella italiana. Gli imperatori romani basavano il consenso su panem et circenses. Ora sono diventate quelle che chiamo le 3 c: calcio, culi e cazzate. Dai queste al popolo ed è felice. Coloro i quali dovrebbero porre rimedio alla cosa sono appoggiati da una base da loro plagiata, sia a destra quanto a sinistra. Non stiamo qui a raccontar fandonie sul fatto che il plagio attraverso le fonti d’informazione sia unilaterale. E’ prova di quanto accaduto in questi giorni come il plagio avvenga su ambo i fronti estremizzando sempre ogni cosa e arrogando a sé la ragione suprema. Paradossalmente il potere democratico si è corrotto da solo, con il consolidarsi della convinzione che il potere che si ha, il voto, sia un fatto scontato. Il diritto di voto generalizzato ha portato alla nascita di un meccaanismo di autosostentamento di quella classe politica che detiene questo stato di cose. Più che parlare di cambiare politici bisognerebbe discutere di cambiare votanti! Chi non ha consapevolezza delle proprie azioni non dovrebbe avere il potere di decidere chi debba decidere. Ovviamente questo è quello che passa per la mia testolina, non pretendo che sia la verità assoluta e sono aperto a una discussione. Spero solo di non essere andato oltre il contenuto dell’articolo e di non averne scritto un altro…

  • # 8
    Rosario Grasso (Autore del post)
     scrive: 

    Concordo pienamente con te Luca, soprattutto nella parte in cui parli del fatto che i media italiani riportano sempre gli stessi fatti di cronaca.

    Solo un appunto: la professione giornalistica viene introdotta in Italia con la legge del 69, il Regio Decreto di cui parli tu in realtà non fu mai attuato.

  • # 9
    peolo
     scrive: 

    no. ovvio.

  • # 10
    gluca86x
     scrive: 

    Si, mi sono espresso male, Preciso: l’alter ego dell’attuale ordine dei giornalisti, istituito con legge 3 febbraio 1963 n. 69, stando a quanto riportato nel sito dell’ordine dei giornalisti, era stato creato da Mussolini nel ’25, col preciso intento di imbrigliare l’informazione. Riporto un link di wikipedia, conscio che non è mai attendibile al 100% proprio perchè wiki:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_dei_giornalisti

  • # 11
    gluca86x
     scrive: 

    Dimenticavo di chiedere: di cosa ti occupi di solito Rosario?

  • # 12
    Fabrizio
     scrive: 

    Finché l’editoria si sosterrà con il finanziamento pubblico, avremo quello che abbiamo avuto fino ad ora, cioè asservimento. Se vogliamo che le notizie siano il più possibile obiettive, ovviamente chi le scrive non deve dipendere dallo Stato e dai suoi poteri. Dico questo e sorvolo sul meccanismo con il quale vengono assegnate le cifre annuali per l’editoria.

    Per il discorso costituzionale, sono pienamente d’accordo, nel senso che è evidente che la nostra Costituzione, per quanto ben fatta, non è esente da difetti più o meno gravi: ciò nonostante, ogni volta che qualcuno tenta di fare modifiche (tra l’altro ben regolate dalla Costituzione stessa) viene ostacolato in ogni modo ed osteggiato al pari di un usurpatore della Libertà; e questo,ripeto, da sempre.

    Mai nessun partito che propone una bella legge di iniziativa popolare, oppure un referendum costituzionale, oppure che metta NERO SU BIANCO nel proprio programma l’intenzione di modificare la Costituzione… Vorrà dire qualcosa, no?

  • # 13
    AF
     scrive: 

    Questa premessa dell’articolo è falsa:

    “Nel giornalismo anglosassone esiste una netta distinzione tra quelle che loro chiamano news e views, ovvero i fatti e le opinioni.

    Precisamente, ci sono giornali di fatti e giornali di opinioni: due modi distinti di vedere la realtà che vanno in due tipi di pubblicazione distinti. La distinzione tra cronaca e commento e quindi la separazione tra news e views è considerata, anzi, un cardine nel linguaggio giornalistico anglosassone.”
    ————————

    Non è così, anche nel mondo anglosassone opinioni e fatti sono mischiati, non esiste alcuna “netta distinzione” fra di essi. E anche nel mondo anglosassone le “grandi firme” del giornalismo hanno un seguito spaventoso, fose molto più che da noi. Basti anche pensare al giornalismo televisivo, e alle varie Fox News, o a personaggi a dir poco discutibili come Glenn Beck della CNN o Bill O’Reilly della stessa Fox. Non dimentichiamoci la questione Iraq, con giornali come il New York Times che pubblicavano bugie vere e proprie spacciandole come verità assoluta. Noi italiani abbiamo il difetto di pensare sempre che all’estero siano meglio in tutti, mentre non è così. Non idealizziamo il mondo anglosassone perchè per quanto riguarda l’informazione son messi come noi, se non peggio.

  • # 14
    densou
     scrive: 

    finché esisteranno gli italioti….

  • # 15
    Pier
     scrive: 

    Un solo dato, l’Italia è al quarantesimo posto nella classifica che riguarda la libertà di informazione, davanti a noi c’è la Bulgaria, il Perù, le Mauritius, La croazia, il Salvador, il Paraguai e il Nabimbia…

    C’è da esserne orgogliosi….

  • # 16
    Pier
     scrive: 

    …aggiungo, inutile dire che ai primi tre posti ci sono i Paesi Scandinavi e al quarto il Canada…

  • # 17
    Rosario Grasso (Autore del post)
     scrive: 

    gluca86x wrote:

    Dimenticavo di chiedere: di cosa ti occupi di solito Rosario?

    Sono un redattore di Hardware Upgrade. Mi occupo di videogiochi.

  • # 18
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    Per quel che vale, dico la mia: la democrazia ha nella separazione dei poteri un cardine fondamentale, in assenza del quale parlare di democrazia è piuttosto fuorviante.

    La comunicazione è un potere, è il potere che crea ed alimenta il consenso: nella misura in cui la si mantiene vincolata a gruppi di potere riconducibili alla politica, o direttamente alla politica, si crea un cortocircuito che rimpiazza la democrazia con un sistema di consenso autoalimentato.

  • # 19
    Muffo
     scrive: 

    Complimenti per l’articolo e per la discussione: davvero molto interessante.

  • # 20
    Mike
     scrive: 

    Libertà di stampa? pura utopia in Italia. Laddove si censurano anche gruppi su facebook, non so proprio come si possa parlare di libertà di stampa….Ah state attenti, se qualcuno del regime legge questo articolo fa censura anche questo….:D

  • # 21
    autarchico
     scrive: 

    ma come fate a dire che non c’è libertà di stampa!! ma siete fuori?? se non ci fosse libertà di stampa il fatto l’unità la repubblica e persino alcunie trasmissioni televisime (annozzero in primis) non esisterebberò più! leggetevi la storia ai tempi del fascismo li non cera libertà di stampa e di opinione!! .. vabbeh non so nemmeno cosa mi scaldo a fare..

  • # 22
    Preve
     scrive: 

    Alessio di Domizio:

    “la democrazia ha nella separazione dei poteri un cardine fondamentale, in assenza del quale parlare di democrazia è piuttosto fuorviante.

    La comunicazione è un potere, è il potere che crea ed alimenta il consenso: nella misura in cui la si mantiene vincolata a gruppi di potere riconducibili alla politica, o direttamente alla politica, si crea un cortocircuito che rimpiazza la democrazia con un sistema di consenso autoalimentato.”

    Bellissimo pensiero. Riassume perfettamente uno dei concetti piu’ importanti da comprendere.

    Permettimi di riportarlo, ovviamente citandone la fonte

  • # 23
    Fabrizio
     scrive: 

    Caro Mike, mai sentito parlare di “apologia di reato”? Se vai in giro scrivendo che questo e quello devono morire, o che dobbiamo accoppare qualcuno, o che il fascismo è bello, ecc ecc, allora certo che si devono prendere provvedimenti, non trovi? Non è censura, te lo assicuro: se non mi credi, documentati su come funzionava la censura nel ventennio, oppure guarda la situazione attuale di Iran, Nord Korea, Cuba (purtroppo gli esempi non mancano)…

  • # 24
    densou
     scrive: 

    io di libri riguardanti sia l’utopia che la distopia ne ho letti fin troppi…. quindi caro Fabrizio, tieni presente (v. un classico esempio, Minority Report) una cosa è il pensiero, un’altra l’intenzione, e un’altra ancora l’agire.

    Non che si voglia difendere in toto tutti quei genere di gruppi su fessbook per carità, ma qui è altresì vero che basta un non nulla per fare girare le scatole a qualcuno.

    Tagliamola corto: ‘chi è causa del suo mal….’ e di certo è meno punibile (sulla carta presumo, poi agli atti non so, m’intendo di dritto come un avvocato di fisica nucleare) chi punta il dito contro TUTTI gli italiani (nessuno escluso, le ragione le sapete pure voi) invece di coloro che coniano gruppi ‘anti-nano da giardino’ o quant’altro. ;)

  • # 25
    Fabrizio
     scrive: 

    densou, anche io ho letto molto sull’argomento, ed ogni volta che penso a 1984 mi viene un brivido lungo la spina dorsale, ma questo non significa che qualunque sciamannato deve poter andare per il mondo a dire che si dovrebbe ammazzare quello o quell’altro, o no? Il solo fatto di avallare la violenza come risoluzione dei problemi dovrebbe farti rizzare le antenne…

    Non che io sia un pacifista, gli scenari internazionali sono cosa ben diversa da diatribe interne che riguardano singole persone, ma le guerre si iniziano anche così: vedi ad esempio il casus belli della Grande Guerra…

  • # 26
    Mike
     scrive: 

    @autarchico:

    Trasmissioni come annozero(e parlo da uno che segue e apprezza la trasmissione) sono un esempio all’ennesima potenza di come l’informazione sia fortemente influenzata dal potere politico, intrinsicamente faziose a mio avviso (malgrado si cerchi di mascherare quest’ultimo aspetto) e segno che in Italia l’informazione “libera” a 360 gradi come avviene in altri paesi non è contemplata. Non siamo certo ai livelli del governo cinese, ma senza ombra di dubbio le censure di discussioni/articoli/gruppi ecc sul chichessia potente di turno lasciano ben intendere che la nostra informazione è libera fintantochè parliamo delle tette della nuova gieffina e vorrai scusarmi se considero un forte limite quest’ultimo aspetto. In poche parole in Italia esiste la libertà di stampa finchè non si da troppo fastidio a chi comanda, tutto qui.

  • # 27
    densou
     scrive: 

    appunto Fabrizio, l’assassinio non serve come risoluzione dei problemi, questo è certo. Ma non puoi neanche ingabbiare una persona di cui sei conscio che odia, per dire, mezzo mondo sebbene non lo formenti ma non lo nasconda. (ovvero – sei più che sicuro che non muoverà mai un dito per rendere reale la sua immaginazione) Altrimenti la cosiddetta libertà si è già andata a far benedire per l’ennesima volta ;)

    1984 ? lol. Onestamente io preferisco situazioni ANCOR più paradossali (aka: estreme).

    Tra i miei preferiti:
    ‘Noi’ [di Yevgeny Zamyatin, da cui pure Orwell ha tratto ispirazione per 1984 ;) ]
    ‘Le meraviglie del Duemila’ (Emilio Salgari, nel suo piccolo ha reso davvero bene la situazione :o fortuna che scriveva solo avventure secondo alcuni ^^ bah)

  • # 28
    Fabrizio
     scrive: 

    densou, adoro 1984 proprio perché non è poi così paradossale (brrr :-)

    Per tornare a noi, è chiaro che nessuno denuncia chi dice roba tipo “io, a quelli lì, un mitra e tutti al muro” o roba simile: il problema è la specificità, la frequenza e la quantità delle minacce.
    Io mi ritengo un liberale, ma come sempre la libertà mia finisce dove comincia la tua, e questa linea è dibattuta fin dall’epoca ellenica… Infatti essa muta con il mutare della società.

  • # 29
    Massimo Frezza
     scrive: 

    Complimenti davvero, caro collega. Ti ho appena condiviso su Facebook+Friend Feed e continuerò a leggerti.

    Un caro saluto da Roma,

    Massimo Frezza

    (Caporedattore Binario Loco e Grow in Africa)

  • # 30
    Rosario Grasso (Autore del post)
     scrive: 

    Grazie Massimo,

    ho visitato i siti che hai segnalato. Anche quelli sono molto interessanti!

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