di  -  lunedì 17 dicembre 2007

AMD-ATIChe le sinergie possibili dopo la fusione fra ATI e AMD fossero ampie e molto interessanti è un fatto risaputo fin da quando la fusione è stata ventilata. Tuttavia il costo dell’operazione e la feroce battaglia dei prezzi scatenatasi con una molto rinvigorita Intel, hanno costretto la casa di Sunnyvale a una revisione in basso del proprio investimento in tecnologie innovative.Innovazioni come Fusion e Torrenza hanno dunque tardato ad arrivare mentre Intel ha riguadagnato il terreno perso e riaffermato una solida leadership prestazionale, che neppure la nuova generazione di CPU AMD sembra riuscire a rovesciare.

Uno dei primi segni di reazione di AMD/ATI arriva proprio in questi giorni a riaccendere un barlume di speranza: AMD Hybrid Crossfire. Dietro al nome pomposo si nasconde un’idea che ha il gusto dell’uovo di Colombo: abbinare la potenza di calcolo della scheda grafica integrata sulla piastra madre, con quella di una scheda video low-end, per affrontare applicazioni 3D normalmente fuori portata per ciascuno dei due elementi presi singolarmente.Questa soluzione, che, secondo le affermazioni del produttore, dovrebbe offrire livelli prestazionali sufficienti ad eseguire giochi recenti, garantisce benefici significativi anche al di fuori della modalità 3D: nel 2D infatti, opera esclusivamente la soluzione integrata, creando le premesse per un ottimo risparmio energetico rispetto a soluzioni di fascia media e alta, che sprecano moltissima energia anche in idle.

A pensarci bene il paradigma di Hybrid Crossfire ha perfettamente senso anche come innovazione architetturale generalizzata: se la scheda integrata gestisse in maniera esclusiva le operazioni 2D, potrebbe permettere di lasciar spenta anche una GPU hi-end durante il lavoro sul desktop, il che permetterebbe di abbinare anche la più mostruosa delle schede grafiche a consumi accettabili.Certo, affidare innovazioni di questa portata ad un solo produttore, per di più compresso dalla competizione di un titano, può restringere le prospettive di una buona idea ad una fascia marginale del mercato. È questa una grave conseguenza della progressiva diluizione degli standard PC: quei pochi che ancora resistono – spesso ostacolando evoluzioni radicali – ciascuno li “tira per la giacchetta” per bloccare clienti sui suoi prodotti. A questo gioco solitamente vincono sempre i pesi massimi, che finiscono così per dettare i ritmi dell’innovazione e rallentare il mercato.

Ecco perché ho guardato con grande ammirazione la rivoluzione di Athlon64, Opteron e Hypertransport. Ecco perché dopotutto, resto un fan delle piattaforme chiuse, molto più duttili di un ecosistema tecnologico rigido e basato su standard ammuffiti.

Fonte: AnandTech

2 Commenti »

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  • # 1
    Efrem
     scrive: 

    “Ecco perché dopotutto, resto un fan delle piattaforme chiuse, molto più duttili di un ecosistema tecnologico rigido e basato su standard ammuffiti.”

    interessante cambio di visione sull’argomento… non l’avevo mai vista da questo lato… ci rifletterò su…

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Considera che una piattaforma chiusa si presta per definizione a mutamenti tecnologici più rapidi: il produttore controlla tutta la parte più vitale dell’ecosistema e per questo può spingere sull’accelerazione dell’innovazione senza aspettare che altri si mettano d’accordo per l’approvazione di uno standard.
    Questo ovviamente non dà libertà totale ai produttori di piattaforme chiuse, nel senso che i loro ritmi di evoluzione sono comunque dettati dai cicli d’innovazione dei loro fornitori. Entro certi termini però possono decidere di adottare “in anteprima” soluzioni hardware che, nel mondo PC, richiederebbero di essere testate per mesi su un parco enorme di altri componenti nonché supportate da sistemi operativi che devono girare su qualunque hardware.

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